Firenze ‘900: percorsi nella Firenze di inizio secolo -1) Giubbe Rosse e Piazza della Repubblica

La mostra “Toscana ‘900” mi ha ispirato particolarmente. Mi ha fatto riflettere sul fatto che siamo abituati a intendere Firenze come la culla del Rinascimento e basta. Ti pare poco? Potrebbe dire qualcuno. Certo che no, rispondo io, ma è limitativo e ingiusto. Firenze fu anche all’inizio del XX secolo una fucina culturale e artistica, un luogo di scambio di idee e di progetti, un luogo di confronto e di dibattito, un cantiere artistico e letterario aperto alle più sperimentali e alternative esperienze. È la Firenze dei Futuristi, dei Caffè Letterari, dei poeti e dei pittori; ma è anche la Firenze del Liberty e dell’Art Deco, e a seguire la Firenze dell’architettura fascista che, nonostante l’epoca storica che sottende, ha lasciato alla città monumenti notevoli.

La città anche oggi è ricca di suggestioni, suggestioni che però non sempre sono valorizzate da percorsi turistici. Spesso bisogna ricorrere al fai-da-te ed è questo che voglio fare in questo e nei prossimi post: proporre degli itinerari, o delle suggestioni alla scoperta della Firenze di primo Novecento: dapprima un percorso architettonico, e in un secondo tempo un percorso artistico, anche se magari le due cose spesso si compenetrano. Facciamo una bella cosa: partiamo, va’!

Un 'opera futurista sopra il bancone delle Giubbe Rosse

Un ‘opera futurista sopra il bancone delle Giubbe Rosse

Il posto migliore da cui iniziare, per entrare nello spirito del tempo e respirare l’aria densa di fermento artistico rivolto al nuovo e al moderno, bisogna andare al caffè letterario per antonomasia, il Giubbe Rosse. In una piazza Vittorio Emanuele (oggi Piazza della Repubblica) realizzata pochi anni prima al posto del ghetto e del mercato del pesce per donare alla città spazi degni di una capitale (Firenze fu capitale d’Italia dal 1865 al 1871)e poi di una città “moderna”, questo caffè si distingue dagli altri due che gli si aprono di fronte sull’altro lato, il Gilli e il Paszkowski, perché viene scelto dagli intellettuali di Primo Novecento per i propri incontri e le proprie bevute. Qui si infiammavano i futuristi, qui venivano i pittori fiorentini, primo tra tutti Ottone Rosai, qui si riunivano gli esponenti dell’Ermetismo, personaggi del calibro di Eugenio Montale, e in seguito di Aldo Palazzeschi; qui si scrivevano riviste, come Lacerba e manifesti letterari, qui si respirava aria di rinnovamento culturale. Il caffè ancora oggi mantiene questo ricordo del passato: alle pareti sono esposti dipinti di pittori contemporanei che hanno così lasciato traccia del loro passaggio, e sono affissi documenti dell’epoca, pagine di giornali, fotografie e quant’altro possa raccontare a chi oggi si siede ad un tavolino che quasi un secolo fa in quel preciso punto si sedeva Salvatore Quasimodo (per dire).

"L'antico centro della città da secolare squallore a vita nuova restituito"

“L’antico centro della città da secolare squallore a vita nuova restituito”

E allora sediamoci al tavolino, beviamoci un chinotto e una gazzosa, prendiamo un caffé, poi usciamo sulla Piazza: è solo alla fine dell’800 che si decide di intervenire massicciamente nel quartiere, di sloggiare il mercato del pesce (la Loggia del pesce verrà presa e spostata in piazza de’Ciompi, dov’è tuttora) per creare uno spazio degno di una città moderna, dove moderna sta per Nord Italia: e in effetti ci vedo un po’ di Torino o di Milano nella piazza così regolare, negli alti palazzi che la chiudono, con quell’arco la cui iscrizione riassume in modo netto l’idea alla base del progetto urbanistico e le scoperte riscontrate durante le demolizioni e le nuove costruzioni: L’antico centro della città da secolare squallore a vita nuova restituito, recita la magniloquente sentenza, raccontando della decisione di sgomberare il quartiere più povero e degradato del centro storico, il ghetto ebraico, e degli scavi archeologici che si resero necessari al momento di gettare le fondamenta di palazzi moderni; fu così che venne in luce l’antico foro della città romana, dunque la piazza principale della Florentia antica e immediatamente si vide come la nuova sistemazione urbanistica avrebbe ridato importanza ad un settore della città che nel corso dei secoli aveva perso la sua identità.

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L’interno delle Poste Centralj

Nella nuova sistemazione dell’intero quartiere, dunque della piazza e delle sue adiacenze, i nuovi monumentali palazzi accolsero tra gli altri le Poste Centrali, tuttora magnificamente decorate, e il Gambrinus (oggi Hard Rock Cafè), splendido esempio di Liberty in Firenze. L’edificio delle Poste fu realizzato appositamente per la sua funzione ai primi del Novecento. A vederlo dall’esterno, è concepito come la continuazione uniforme dei palazzi porticati di piazza della Repubblica, anche se qui siamo ormai in via di Pellicceria, ma è l’interno la meraviglia: una corte interna che richiama i palazzi rinascimentali per i servizi al pubblico, coperta da una struttura in vetro e acciaio, pavimento marmoreo e pilastri in stucco. Nel centro della sala sono ancora disposti gli arredi originari in legno.

 

Dall’altra parte della piazza, passando sotto i portici, si arriva in fondo all’isolato verso Nord, chiuso dall’edificio del Cinema Caffé Gambrinus. Nonostante esso sia rimasto chiuso per lungo tempo e da qualche anno sia stato riconvertito in Hard Rock Café, ha mantenuto il prospetto originario e gli arredi della facciata. L’edificio esiste fin dal 1894 e si impose da subito come uno dei locali più eleganti della città. Nato dapprima come caffè, impreziosito da splendidi arredi interni, verso gli anni ’20 fu trasformato in cinema: tutt’ora rimane, nell’attuale Hard Rock, il palco, utilizzato per i live. L’attuale locale ha mantenuto in effetti tutte le decorazioni e gli arredi del Cinema Gambrinus, in un dialogo molto ben riuscito tra arti decorative novecentesche e le esigenze del brand Hard Rock Café.

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Il Cinema Gambrinus, oggi Hard Rock Cafè

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Palazzo Pola e Todescan

Di fronte, sempre su via Brunelleschi, fa angolo un edificio realizzato nei primissimi anni del Novecento: è Palazzo Pola e Todescan, il cui nome deriva dai “Grandi Magazzini, all’industria inglese, Pola e Todescan” che ospitava, specializzati nella vendita di articoli a buon mercato. Il palazzo continua la serie dei portici lungo via Brunelleschi, ma ha una sua precisa personalità rispetto agli altri che insistono sulla piazza: inserti in ceramica e teste femminili sull’angolo dell’edificio lo caratterizzano e gli danno una forte impronta modernista.

Dopo questo primo giro immersi nella Piazza del primo Novecento, non resta che ristorarsi in uno dei due bar storici, Gilli o Paszkowski, che dagli anni immediatamente seguenti alla ristrutturazione della piazza divennero i caffè di riferimento per i Fiorentini. Ancora oggi il Gilli conserva un arredo da Belle Epoque: pareti avorio, lampadario enorme in vetro di Murano e un grande orologio, che sta lì a segnare il tempo da più di cent’anni. Un bel modo di concludere il primo itinerario, davanti ad uno dei favolosi dolci della pasticceria, seduti ad uno degli eleganti tavolini, a guardar fuori, sulla piazza, la bella giostra che gira.

RIfocillatevi, perché l’itinerario del Liberty di Firenze sarà lungo e ci farà girare in lungo e in largo! 😀

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