Tre passi per Firenze “tra le righe”

Sono sempre a caccia di nuovi aspetti di Firenze da conoscere. Ormai vivo in questa città da 5 anni, la frequento da 12 e, come dicevo anche nello scorso post, mi piace scovare sempre qualcosa di nuovo. Così, quando Yelp Firenze ha organizzato un tour di “Firenze tra le righe” in collaborazione con Tre passi per Firenze ho subito aderito con entusiasmo!

Tre passi per Firenze è il progetto di 3 guide fiorentine che hanno studiato un ricco programma di visite guidate particolari alla scoperta di dettagli di Firenze che in pochi conoscono. Si rivolgono ai turisti, sì, ma anche ai fiorentini stessi, che possono scoprire così qualcosa in più sulla loro città.

Il tour che abbiamo fatto domenica era dedicato alla Firenze letteraria, andando a toccare alcuni luoghi cari ad alcuni scrittori che hanno descritto Firenze nelle loro opere. Così ogni tappa del tour diventa l’occasione per leggere stralci di opere di autori dalle cui righe traspare l’amore per la città. E la città diventa un libro aperto…

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Il tour inizia in piazza Santa Maria Novella, dove una lapide ricorda che qui soggiornò Henry Wadsworth Longfellow, poeta statunitense che per primo tradusse in inglese la Divina Commedia, nella seconda metà dell’800. Di lui leggiamo una poesia dedicata a Ponte Vecchio, uno dei monumenti più noti e apprezzati da sempre di Firenze.

Ci spostiamo dentro al cortile di Palazzo Strozzi, dove ha sede il Gabinetto Vieusseux, un istituto culturale di Firenze che fu molto frequentato dagli intellettuali fiorentini e non tra la fine dell’800 e il ‘900. Esso fu fondato nel 1820 da Giovan Pietro Vieusseux con lo scopo di diffondere in Italia le riviste culturali, libri e periodici stranieri per far circolare più idee e dare nuovi apporti alla cultura nazionale. Tra i suoi direttori ebbe il poeta ligure Eugenio Montale, ed è di lui che leggiamo alcune righe, nelle quali confessa che pur amando il mare della sua terra natìa, Firenze è Firenze. E insomma, caro Montale, da tua conterranea posso affermare la stessa cosa!

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Montale richiama alla mente l’idea di caffè letterari e di fermento artistico nei primi decenni del Novecento. E allora ci trasferiamo in Piazza della Repubblica, davanti al Caffé Le Giubbe Rosse, che io amo particolarmente (e di cui ho parlato in alcune occasioni qui e qui): questo è il Caffè letterario per eccellenza di Firenze. Qui si incontrano futuristi, artisti e scrittori, vengono fondate riviste letterarie, si discute animatamente, verbosamente in tante circostanze, e ci si incontra per scambiarsi opinioni e manoscritti. Così fa Dino Campana che parte a piedi dalla sua Marradi, nel Mugello, per incontrare a Firenze Ardengo Soffici e consegnargli il manoscritto della sua raccolta di poesie “Il giorno più lungo”. Ma chissà cos’aveva per la testa Soffici, che si perde il manoscritto. Campana, disperato, riscrive daccapo le poesie, che ora andranno sotto il nome di “Canti Orfici” e saranno il suo capolavoro. E in uno dei suoi componimenti parla di Firenze, in una continua immedesimazione tra la città e le sue opere d’arte. Un altro frequentatore del Giubbe Rosse è Aldo Palazzeschi che, nell’incipit delle Sorelle Materassi regala una descrizione di Firenze che è da vero innamorato della città.

La lapide che ricorda la fiaba Il Porcellino di Hans Christian Andersen

La lapide che ricorda la fiaba Il Porcellino di Hans Christian Andersen

Ci spostiamo poco distante, presso la Loggia del Porcellino: non tutti sanno che alla statua in bronzo che tutti toccano nella speranza che porti fortuna Hans Christian Andersen dedicò una fiaba. Lo ricorda una lapide posta sulla loggia; nella fiaba un bambino una notte percorre tutta la città in groppa al Porcellino dando così l’occasione allo scrittore di descriverla nei suoi dettagli.

A Firenze, più precisamente in un hotel sull’Arno, l’attuale Hotel degli Orafi, è ambientato il romanzo di E.M. Forster “Camera con vista”, storia d’amore in cui Firenze è descritta come luogo di libertà rispetto alla Londra vittoriana da cui provengono i protagonisti.

Andiamo poi in Piazza della Signoria, davanti a Palazzo Vecchio che è stato cantato in una poesia da Pablo Neruda. Il palazzo dei Medici ha affascinato poeti e scrittori provenienti davvero da ogni parte del mondo, è il caso di dirlo. Poco distante da qui, in via dei Magazzini, nasce invece Vasco Pratolini. Lui è davvero il cantore di Firenze, che è sempre protagonista dei suoi romanzi, dei suoi racconti, sfondo di ogni storia che egli mette su carta. Come le Cronache dei poveri amanti, ambientata in via del Corno, una stretta e poco illuminata via dietro Palazzo Vecchio, una viuzza in cui non si decide mai di passare perché bruttina e anonima, ma che invece racconta una storia.

Uno scorcio di Via del Corno, Firenze

Uno scorcio di Via del Corno, Firenze

Vasco Pratolini ha scritto tanto di Firenze. Ci vorrebbe un intero tour dedicato ai luoghi di questo scrittore (e infatti c’è: lo trovate qui), ma in questo caso, dopo via del Corno ci trasferiamo in Piazza Santa Croce, dove si ambienta il romanzo “Il quartiere”.

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In piazza Santa Croce i riferimenti letterari non mancano, la stessa chiesa è definita il Tempio dell’itale glorie da Ugo Foscolo nel carme “Dei Sepolcri” perché al suo interno sono sepolti artisti, scienziati, letterati italiani. È uscendo da questa chiesa che Stendhal ebbe quel malore che da lui ha preso il nome (la Sindrome di Stendhal): il potere della bellezza che stordisce e dà le vertigini.

E la statua di Dante ci ricorda sempre chi è il maestro assoluto della letteratura italiana. Proprio a proposito di questa statua occorre sapere che a Giacomo Leopardi, in occasione di un suo soggiorno a Firenze, fu commissionata un’ode. Una lapide ricorda dove Leopardi era ospitato, durante i suoi soggiorni fiorentini, in via Verdi, quasi nascosta e pressoché illeggibile.

E su questa ultima curiosità si chiude il tour “tra le righe” di Tre passi per Firenze. Un tour che certo non è esaustivo, ma che dà un’idea di quanto la città sia stata per poeti e scrittori di ogni provenienza, fiorentini, toscani, italiani, ma anche inglesi, statunitensi e sudamericani fonte di meraviglia e di ispirazione.

E oggi più che mai mi rendo conto che Firenze è un libro da sfogliare…

Firenze è un libro

 

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