Montecarlo (LU): il fascino del Medioevo

montecarlo luccaSe dico Montecarlo alla maggior parte di voi verrà in mente la meta per eccellenza del turismo di lusso, la Montecarlo del Principato di Monaco, quella del Gran Premio, del Casino, degli Yacht nel porticciolo e dei club esclusivi. E invece no, esiste un’altra Montecarlo, ben più piccola, più silenziosa, meno luminosa, ma non per questo meno interessante, anzi. È un borgo medievale in provincia di Lucca che, nonostante sia sconosciuto ai più, può vantare un legame con un’affascinante capitale europea: Praga. Possibile? Ebbene sì, e la chiave sta tutta nel nome: Carlo, quello stesso Carlo che dà il suo nome al famoso Ponte Carlo di Praga e che fu Carlo IV imperatore nel XIV secolo. Si narra infatti che in una guerra di Lucca contro Firenze che voleva conquistare il territorio della futura Montecarlo (che già esisteva, con tanto di fortezza sulla sommità) fu chiamato in soccorso il principe Giovanni di Boemia con suo figlio Carlo. Grazie al loro intervento il piccolo borgo, che all’epoca si chiamava Vivinaia, fu salvo e in onore di questo evento prese il nome di Montecarlo.

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Montecarlo vista dalla fortezza

Il borgo di Montecarlo si sviluppa in altura, su una collinetta che sorge nel bel mezzo della piana che da una parte ospita le serre per la floricultura di Pescia, e dall’altra arriva fin verso Lucca. Dalla sua sommità, occupata dalla fortezza di età medievale poi ampliata in epoca medicea, si gode di un panorama a 360° osservando il quale si può comprendere bene perché Firenze avesse un così spiccato interesse a conquistarla. La posizione strategica di questa collinetta ne faceva un luogo ambito per il controllo del territorio.

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La rocca

La rocca racconta tutto lo svolgersi della storia del borgo. È quasi interamente visitabile, e in essa si percorrono i secoli che dal Medioevo arrivano al Rinascimento e fino ai primi del Novecento. Il primo nucleo è costituito da 3 torri, due a pianta quadrata e una semicircolare più grande, la Rocca del Cerruglio, che si sviluppava su 5 piani, uno dei quali ancora oggi ospita un bel camino, ancora denso di fuliggine: immagino la dura vita degli armigeri, chiusi qui dentro, ma con l’occhio sempre volto al contado, a intravvedere i segnali di un qualche esercito nemico in arrivo. L’intera struttura aveva un impianto all’incirca triangolare.

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La rocca

Il territorio faceva gola ai Fiorentini i quali, a furia di insistere, alla fine conquistarono il territorio, Montecarlo compresa. All’epoca di Cosimo I De’ Medici la fortezza, della quale era evidentemente riconosciuta l’importanza strategica, fu notevolmente ampliata, e al primo impianto triangolare furono aggiunti nuovi corpi di fabbrica, tra cui una torre, sulla sommità della quale si può salire attraverso una stretta scala a chiocciola, denominata Torre di Cosimo, e tutto l’edificio che costituisce l’attuale ingresso alla fortezza. Se dalla Torre di Cosimo la vista spazia a 360° su tutto il territorio circostante, cosicché lo sguardo accarezza Pescia, Altopascio e si spinge fin quasi a Lucca da una parte e a Montecatini dall’altra, cercando di indovinare il nome della miriade di agglomerati di case che si individuano qua e là, l’edificio che costituisce l’entrata alla fortezza ha tutte le caratteristiche della caserma per le guardie: un camminamento di ronda, con finestre che guardano sul borgo e che consentono di vedere chi arriva fin sotto le mura, stanzoni dove presumibilmente gli armigeri vivevano, e sul lato interno, il camminamento di ronda che consente di apprezzare dall’alto la fortezza in tutta la sua superficie, dalla Rocca del Cerruglio al giardino all’Italiana che occupa lo spazio tra questo primo nucleo e la fortezza di età medicea. È sempre una piacevole scoperta varcare le mura di una fortezza o di un castello: non puoi mai sapere cosa di bello e di interessante si cela al suo interno, e sicuramente la rocca di Montecarlo, con le sue alte mura, dall’esterno non lascia presagire ciò che contiene.

Nel borgo di Montecarlo

Nel borgo di Montecarlo

Nel borgo, lungo le stradine in salita o a ridosso delle mura, il colore predominante è il rosso: il rosso dei mattoni, delle tegole, dei muri su cui si adagiano i raggi di sole più caldi, quelli del tardo pomeriggio, il rosso del campanile, che svetta in alto, ben visibile da chilometri di distanza. La via principale del paese è un susseguirsi di bei baretti e botteghine. Un borgo turistico, ma discreto, che comunque attira visitatori soprattutto stranieri, almeno a vedere le targhe delle auto parcheggiate fuori dalle mura. Alle mura, ancora saldamente al loro posto dopo 7 secoli, se un tempo era affidato il compito di preservare il borgo dagli attacchi nemici, oggi accoglie i viandanti attraverso le sue belle porte ad arco. Il paese in sé non è molto grande, e si attraversa velocemente da una porta all’altra. Alle mura oggi si addossano le case, con i loro bei giardinetti rigogliosi e i fiori alle finestre. Un borgo medievale che ha conservato intatto il suo piacevole fascino.

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