Alexandre Dumas, Viaggio in Calabria

Vista la destinazione delle mie ferie estive non potevo scegliere, per accompagnare le vacanze, racconto di viaggio diverso. Autore di tutto rispetto, poi, nientemeno di Monsieur Dumas, il quale ci racconta di un suo viaggio in Calabria nel 1835, viaggio che non vede nella Calabria la meta definitiva, quanto piuttosto una terra che lo scrittore francese decide di attraversare dovendosi recare dalla Sicilia a Napoli.

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Contestualizziamo la situazione: 20 anni dopo il Congresso di Vienna, 20 anni dopo la fine dell’occupazione francese del Sud Italia, 20 anni dopo che Gioacchino Murat, volendo riprendere la corona del Re di Napoli, viene invece condannato e ucciso come un volgare brigante, Dumas, sotto falso nome (Guichard) attraversa la regione insieme ad un amico pittore, Jadin, e al suo cane Milord. Anche se viaggia sotto falso nome, mantiene i diritti e i privilegi del suo alto lignaggio, cui in più di un’occasione ricorre per trarsi d’impaccio o per trarre beneficio in alcune situazioni. Altre volte, invece, le “signorie loro” si devono adattare all’estrema povertà e ruvidezza nei modi degli abitanti dei paeselli che attraversano e in cui pernottano.
Il racconto del viaggio non è proprio come ci si aspetterebbe. Ma, a pensarci bene, è in perfetto stile Dumas: non indulge in descrizioni dei luoghi (anche perché dice che in Calabria di monumenti da vedere non ce n’è!), mentre preferisce dare spazio al racconto di qualche aneddoto o di qualche episodio storico dei quali, poi, desidera visitare le locations; così accade ad esempio a Pizzo, dove vuole vedere i luoghi della cattura e poi della fucilazione di Murat. In tanti casi, lo ammette egli stesso, i racconti che ascolta e che riporta gli interessano particolarmente perché potrebbero diventare ottimi spunti per qualche sua opera letteraria. E le storie di briganti calabresi in effetti ben si prestano ad essere fonte di ispirazione, con quel misto di avventura, di fantastico che i racconti popolari hanno.

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Cosenza, vista del centro storico

Il viaggio di Dumas in Calabria è fortunatamente o sfortunatamente condizionato dal forte terremoto che colpì Cosenza e tutta la regione proprio nei giorni in cui lo scrittore intraprendeva la sua marcia. Dico sfortunatamente perché il terremoto è sempre una disgrazia, soprattutto quando, come in questo caso, distrugge intere città e uccide persone, ma dico fortunatamente dal punto di vista del Dumas “esploratore”, che ha modo di vedere situazioni, persone, di vivere eventi che non capitano spesso e che dunque racconta ai lettori con immediatezza e urgenza, anche se con un certo distacco, soprattutto da certe reazioni popolari, come la processione dei flagellanti a Cosenza per far finire lo sciame sismico, cui egli  partecipa come spettatore, e che osserva con la curiosità scientifica dell’antropologo (e anche con un po’ di snobismo tutto francese).
È un racconto di viaggio molto personale, in cui alla descrizione dei disagi dei pernottamenti in hotel si alternano i racconti oggettivi dei fatti storici e degli aneddoti. A proposito del terremoto riporta pagine non sue, nel desiderio di non voler dare informazioni errate.

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Coltello calabrese al Museo dei ferri taglienti di Scarperia, XIX secolo, contemporaneo al viaggio di Dumas

Lo definirei un racconto di viaggio non convenzionale, e una descrizione non convenzionale di una peraltro limitata porzione di Calabria. D’altronde, all’interno del viaggio di Dumas, la Calabria è solo una terra da attraversare: le poche tappe che fa ne sono la prova, anche se durante gli spostamenti a dorso di mulo nell’interno è portato dalla curiosità a fare una deviazione per andare nel paese di Vena, dove parlano una lingua tutta loro. Sono quasi convinta, anzi, che se non ci fosse stato il terremoto, questo racconto di viaggio sarebbe rimasto nella penna di Dumas. E credo, dopo averlo letto, che sarebbe stato un peccato.

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