Cosa fare a Pizzo Calabro: gita di un giorno sulla costa della Calabria tirrenica

Pizzo Calabro è un borgo di mare sul Tirreno, in provincia di Vibo Valentia. Famoso nel mondo per il tartufo di Pizzo, il gelato ripieno di morbido cioccolato fuso, in realtà ha più di un motivo per meritarsi una visita di un giorno. Scopriamo insieme cosa si può fare a Pizzo Calabro oltre ad andare al mare e a mangiare il tartufo.

Arrivare a Pizzo Calabro

Innanzitutto vediamo come arrivare a Pizzo Calabro.

Pizzo Calabro si trova lungo il percorso dell’Autostrada del Mediterraneo, A2, meglio nota come Salerno-Reggio Calabria. Se si arriva da Nord, da Cosenza, l’autostrada percorre l’interno della regione fino all’altezza circa di Nocera Terinese, dopodiché il paesaggio boschivo e montagnoso lascia il passo alla vista mare. Dal punto di vista paesaggistico l’Autostrada del Mediterraneo mostra davvero dei paesaggi notevoli e mutevoli: variegato è, del resto, il territorio calabrese.

A Pizzo c’è l’uscita dell’Autostrada (che, ricordiamo, è completamente gratuita e non ha caselli o sbarramenti ai singoli svincoli). Da qui bisogna percorrere ancora qualche km, dopodiché si raggiunge la cittadina di Pizzo, sul mare.

In alternativa, si può percorrere la via litoranea, attraversando uno dopo l’altro i borghi di mare che punteggiano la costa tirrenica (tra cui Diamante, Cetraro, Paola, Amantea, per citarne alcuni).

Itinerari culturali a Pizzo Calabro

Non esiste solo il mare, a Pizzo. E non esiste solo il tartufo, come si diceva in apertura. Pizzo Calabro ha un’interessante offerta culturale, unica nel suo genere. Due sono i monumenti di Pizzo che vanno assolutamente visitati: la chiesa di Piedigrotta e il Castello di Gioacchino Murat.

La chiesa di Piedigrotta

Immaginate di essere un marinaio, immaginate che la vostra nave abbia fatto naufragio durante una tempesta, immaginate di esservi miracolosamente salvato e di voler per questo ringraziare la Madonna che vi ha assistito.

chiesa di piedigrotta pizzo calabro
Pizzo Calabro, chiesa di Piedigrotta: la raffigurazione della Santa Messa

Questa è all’incirca la leggenda dietro la chiesa rupestre di Piedigrotta: nel 1630 circa una nave napoletana fece naufragio. I marinai, non potendo nulla contro la furia delle onde si riunirono nella cabina del capitano a pregare la sacra immagine della Madonna di Piedigrotta (Napoli). Riuscirono miracolosamente a raggiungere la riva a nuoto, e con loro giunse anche il dipinto. Lì scavarono nella roccia, come ex-voto, una piccola chiesa dove riporre la sacra immagine e poter pregare la Madonna per il miracolo della loro salvezza. Vi furono poi altre tempeste e il dipinto riscomparve in mare.

Fin qui la leggenda. La chiesina rupestre scavata nella roccia da metà del Seicento in avanti è meta di culto. Al suo interno è collocato un altare e il soffitto è affrescato anche con la scena del naufragio al quale scamparono i marinai napoletani. Gli affreschi purtroppo si conservano solo in parte, ma rendono l’idea di quanto questa piccola chiesetta in spiaggia fosse un luogo davvero importante per i marinai e per gli abitanti di Pizzo.

chiesa di piedigrotta pizzo calabro
Il soffitto affrescato della chiesa di Piedigrotta

Ma ciò che rende spettacolare questa piccola grotta artificiale è ciò che è stato fatto al suo interno a partire dal 1880. Un artista di Pizzo, Angelo Barone, infatti, decise di regalare alla chiesa le sculture che non aveva. Ma per farlo non scolpì marmo, granito o altre pietre: scolpì direttamente le pareti di roccia della chiesa. Creò così delle figure ad altorilievo, ma anche a tuttotondo, sfruttando proprio la roccia viva.

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Pizzo, chiesa di Piedigrotta

Come in una chiesa normale, ai lati dell’ingresso sono state scolpite due acquasantiere. Procedendo nella navata centrale lo sguardo corre verso l’altare maggiore e le figure di santi scolpiti come grandi candelabri, le braccia levate in alto. Sulle pareti invece da una parte si trova San Francesco di Paola, il santo calabrese patrono dei naviganti; seguono poi il Sacro Cuore di Gesù e il Sacro Cuore di Maria.

Le raffigurazioni scultoree più suggestive si trovano nella navata sinistra, se così la si può definire: un gruppo scultoreo piuttosto animato raffigura una funzione religiosa, una messa in piena regola con tanto di altare e di immagine devozionale scolpita a rilievo, il prete che celebra, i fedeli e gli angeli.

Un’altra scena piuttosto animata è una sorta di presepe/natività: in primo piano la grotta di Betlemme e una teoria di personaggi tra cui si distinguono Gesù bambino, la Madonna, l’asinello e una serie di pastori adoranti; sullo sfondo è rappresentato un paesaggio e l’arrivo dei Magi a dorso di dromedario. Dall’altro lato della chiesa invece la scena potrebbe essere una pesca miracolosa: omaggio all’economia basata sulla pesca dei tonni di questa parte di costa calabrese.

Dopo Angelo Barone, fu il figlio Alfonso a continuare l’opera dopo il 1917. All’inizio degli anni ’60 atti vandalici distrussero alcune delle statue; la chiesa ridotta a macerie fu restaurata da un nipote dello scultore, scultore anch’egli, giunto dal Canada, il quale prese a cuore l’impresa del suo antenato e riportò la chiesa rupestre al suo splendore. Da allora la chiesa di Piedigrotta è tornata ad essere a tutti gli effetti un simbolo di Pizzo Calabro.

Chiesa di Piedigrotta: info pratiche

La chiesa di Piedigrotta si trova in riva al mare. Per raggiungerla occorre scendere una scaletta che dalla strada principale giunge in spiaggia. All’altezza della scaletta si trova un parcheggio a pagamento alla modica (si fa per dire) cifra di 5 euro. Decisamente troppi se il nostro scopo è solo visitare la chiesa. Se invece l’intenzione è di passare la giornata nella spiaggia antistante allora la spesa ci può stare. Ai 5 euro si aggiungono poi i 3 euro a persona di biglietto d’ingresso alla chiesa. Mentre sui 5 euro di parcheggio ho qualche lamentela da fare, niente da dire sui 3 euro dell’ingresso alla chiesa: che in questo modo, con gli introiti può essere manutenuta o quantomeno tenuta in ordine.

pizzo-spiaggia
Pizzo, la spiaggia antistante la chiesa di Piedigrotta

In alternativa al parcheggio, si può decidere di prendere a Pizzo un’apecar che fa servizio navetta dal borgo – che è a traffico limitato e non è vicinissimo alla chiesa; non conosco i prezzi del servizio, però.

Il Castello di Gioacchino Murat

In fondo al borgo di Pizzo, a chiusura della bella piazzetta/terrazza del paese, sulla quale affacciano le migliori gelaterie in cui gustare il tartufo di Pizzo, si trova il Castello.

Il Castello di Pizzo è stato protagonista, insieme a Pizzo, di un capitolo della storia dell’Italia preunitaria, ovvero dell’uccisione di Gioacchino Murat.

il castello di Pizzo
Il castello di Pizzo

Gioacchino Murat era stato, durante l’impero di Napoleone, re di Napoli. Sposato con la sorella minore di Napoleone, Carolina Bonaparte, fedelissimo dell’imperatore, fece una spettacolare carriera politica e militare divenendo in pochi anni da figlio di locandieri a generale dell’esercito napoleonico e re di Napoli nel 1808. A Napoli fu accolto calorosamente e fece grandi cose. Ma pochi anni dopo Murat tradì quell’imperatore che gli aveva dato tanto potere e con il quale i rapporti si erano deteriorati. Strinse un patto di alleanza tra l’Austria e il Regno di Napoli, pensando di trarne beneficio. Ma siamo alle porte del Congresso di Vienna. E proprio il Congresso di Vienna spazzò via il regno di Napoli di Murat per restaurare il regno borbonico antecedente.

gioacchino murat al castello di pizzo
I ritratti di Gioacchino Murat e della moglie Carolina Bonaparte nel Castello di Pizzo

Murat però non si perse d’animo, convinto com’era che i Napoletani fossero dalla sua parte, e si decise a riprendere il regno aiutato da un manipolo di suoi partigiani. Da Ajaccio dove si era rifugiato partì alla volta di Salerno, ma una tempesta dirottò la nave ed egli fu costretto a sbarcare ben più a sud, nel porticciolo di Pizzo. Qui ancora sperava in una risalita trionfale verso Napoli, ma fu invece arrestato e rinchiuso nel castello di Pizzo.

Nel castello di Pizzo si tenne un processo molto veloce, al quale Murat non volle neanche comparire come imputato, già sapendo che sarebbe stato condannato a morte. Così accadde e il plotone di esecuzione composto da 6 gendarmi lo uccise per fucilazione il 13 ottobre 1815.

Tutta la sua vicenda è narrata per iscritto nel “Viaggio in Calabria” di Alexandre Dumas. Lo scrittore francese, compiendo un viaggio dalla Sicilia fino a Napoli, dove si fermerà poi per qualche anno, giunto a Pizzo si dilunga nel raccontare, con il suo bello stile da romanziere, i fatti dell’arrivo e dell’arresto, le speranze, la disillusione e la disperazione dell’uomo che era stato re di Napoli e ora veniva condannato come traditore.

Per approfondire: Alexandre Dumas, Viaggio in Calabria

Nel Castello di Pizzo invece la vicenda di Murat è narrata per immagini: nel percorso di visita del castello si parte proprio dalle prigioni, dove furono incarcerati i compagni di Murat e Murat stesso. La ricostruzione è affidata a manichini vestiti con le uniformi francesi e napoletane dell’epoca. I pochi oggetti sono piatti in ceramica decisamente povera. I prigionieri più laceri e feriti sono sistemati su brande di fortuna: l’ambientazione fa capire in maniera molto semplice e immediata, alla portata di tutti, quali fossero le condizioni delle persone in attesa di giudizio e di condanna.

allestimento castello di pizzo
Castello di Pizzo. La ricostruzione di una delle celle di prigionia dei compagni di Gioacchino Murat

Dopo essere stati in gattabuia, aver percorso i corridoi stretti e aver visto le celle strette e ben poco luminose, si sale al piano nobile del castello, dove si sono consumati gli ultimi atti di vita di Gioacchino Murat.

Il primo salone che si incontra espone in realtà un ritratto di Murat e uno della moglie Carolina Bonaparte. Sopra una porta una lapide riporta una frase del racconto di Dumas relativo al processo e alla condanna.

Nella sala successiva è allestito il tribunale improvvisato, con i giudici incaricati di condannare Murat e la sedia, rimasta vuota, sulla quale avrebbe dovuto sedere l’imputato. Murat non si volle presentare e rimase nella sua cella in attesa del verdetto.

allestimento castello di pizzo
Castello di Pizzo. La ricostruzione del processo a Gioacchino Murat

La vediamo la cella, nella quale si fece confessare e scrisse una penosa lettera alla moglie e ai figli. Dopodiché, uscendo, ci troviamo proprio nel punto in cui il condannato a morte fu ucciso. Pare che abbia detto “Mirate al cuore, non al volto”, che una prima volta i soldati non riuscirono neanche a mirare bene tanto erano emozionati di fronte ad un tale personaggio. Ma infine la condanna venne eseguita e Murat fu ucciso da tre colpi di fucile.

Il Castello, oltre a raccontare questo capitolo di storia dell’Italia preunitaria, è anche un bellissimo punto panoramico dal quale si vede da una parte il borgo di Pizzo, dall’altro la marina, ovvero la parte di borgo in riva al mare. Il centro storico di Pizzo infatti sorge in altura, un’altura quasi a picco sul mare. Il mare rimane piuttosto in basso rispetto al borgo e al castello. Da qui la vista spazia per km in direzione di Tropea.

Pizzo Calabro
Pizzo Calabro. La piazzetta vista dal castello

Il castello, in realtà, ha una storia ben più antica delle vicende ottocentesche che lo hanno visto protagonista. Il suo impianto originario risale infatti al 1300, quand’era poco più di una torre di avvistamento lungo la costa, necessaria per scongiurare gli assalti dei pirati saraceni. Fu poi ampliato nei secoli successivi e di fatto continuò ad essere utilizzato per scopi difensivi fino al XIX secolo, divenendo monumento storico nazionale nel 1892 proprio per i fatti legati a Gioacchino Murat.

Il castello di Gioacchino Murat: info utili

Per visitare il castello, e di conseguenza il borgo di Pizzo, occorre lasciare l’auto fuori dalle mura. Vi sono dei parcheggi non a pagamento. L’ingresso al borgo avviene dalla parte della chiesa di San Francesco di Paola e dell’annesso convento. La via principale del borgo dopo qualche centinaio di metri conduce nella bella piazzetta sulla quale affacciano le gelaterie in cui gustare il tartufo di Pizzo. Il Castello si trova proprio davanti a noi. L’ingresso al castello costa 3 euro a persona.

Dulcis in fundo: il tartufo di Pizzo

Beh, ce lo siamo meritato: dopo questo itinerario culturale che ci ha portato dapprima alla chiesa di Piedigrotta e poi al Castello di Gioacchino Murat è giunto il momento di ricompensarci. Il tartufo di Pizzo fa proprio al caso nostro.

tartufo di pizzo
Il tartufo di Pizzo originale

Il tartufo di Pizzo originale è un gelato alla nocciola spolverato di cacao che al suo interno nasconde un cuore di cioccolato fondente. La sua invenzione risale alla metà del Novecento a Pizzo. Pare che sia stato creato in una delle pasticcerie della piazzetta di Pizzo (quella che oggi si chiama Pasticceria Dante, dove tra l’altro l’ho mangiato anch’io!), ma in ogni caso le due pasticcerie che per prime avviarono la produzione sono la pasticceria Dante e la pasticceria Ercole, esattamente di fronte.

Oggi esistono numerose varianti del tartufo di Pizzo: quella che va per la maggiore è al pistacchio, che sta soppiantando il tartufo bianco. Tuttavia il tartufo originale è stato il primo gelato in Italia ad ottenere il marchio IGP (Indicazione Geografica Protetta): pertanto, chiunque si voglia cimentare nella produzione deve seguire il rigido disciplinare che ne regola la ricetta, gli ingredienti e la distribuzione.

E quindi, la cosa migliore che si possa fare a Pizzo Calabro, dopo aver visitato la chiesa di Piedigrotta, dopo aver percorso il borgo, visitato il castello e magari essere scesi alla marina è sedersi ad una delle pasticcerie della piazzetta e gustare il tartufo di Pizzo. Dulcis in fundo, come si suol dire.

19 risposte a "Cosa fare a Pizzo Calabro: gita di un giorno sulla costa della Calabria tirrenica"

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  1. Anche io ci sono stata quest’estate e non mi sono lasciata sfuggire né il castello né il tartufo. Sono invece stata nella chiesetta anni fa, durante un tour. Spettacolare tutto!

    1. Anche tu hai fatto una buona conoscenza di Pizzo allora! Per me, che pure frequento la Calabria da anni, è stata la prima volta che sono scesa così a sud nella regione.

  2. Non sono mai stata in Calabria e devo ammettere che nell’organizzare un viaggio non saprei veramente da dove iniziare. Il tuo mi sembra già un buon suggerimento con spunti culturali, e non solo, molto interessanti: ciò che amo quando viaggio

    1. Ti ringrazio. Io ormai sono un’affezionata frequentatrice della Calabria, eppure ogni volta scopro qualcosa di nuovo e di diverso. Non ero mai scesa così a sud, per esempio, e l’esperienza mi ha entusiasmato.

  3. mamma mia quella foto del tartufo, CHE FAME! Hai fatto benissimo a dedicarti alla Calabria e a Pizzo, che credo sia uno dei luoghi più belli in assoluto del sud Italia. Purtroppo conosco poco questa regione, ci sono stata solo una volta e mi sono fermata tra Gioiosa Ionica, Monasterace e Soverato. Il mare era bellissimo ma devo recuperare parecchio!

    1. Quest’anno ho rischiato di non andare in Calabria (il mio compagno è di giù, per cui è un appuntamento fisso in estate). Invece per fortuna, seppur a stagione finita sono riuscita a scendere. E sì, Pizzo è stata una bellissima scoperta, tra l’altro un fuoriprogramma nella nostra gita fuoriporta perché stavamo puntando direttamente a Tropea! Menomale invece che abbiamo fatto questa bella sosta!

  4. Che bella Pizzo! Ho avuto modo di fermarmi qui solo un giorno quindi non ho potuto visitare tutte le zone che hai riportato ma mi è piaciuta tantissimo. Ovviamente il tartufo di Pizzo non me lo sono fatto sfuggire! 😉 Prima o poi dovrò tornare in Calabria e fare un bel giro.

    1. Grazie a te! Sono strafelice di averti dato un buon suggerimento. Il mio compagno è calabrese ed è lui che mi ha fatto scoprire questa meraviglia. D’altro canto ci sono molti luoghi della Regione che anche lui non conosce ed è bello andare a scoprirli insieme, di volta in volta.

  5. Sono zone di Italia a me sconosciute, anche se il Tartufo di Pizzo Calabro l’ho sentito nominare diverse volte. Mi piacerebbe assaggiarlo, un’ottima ragione per una sosta.

  6. Siamo passati dalla via litoranea al nostro ritorno dal road trip siciliano, ma non abbiamo avuto modo di fermarci a godere di queste terre meravigliose. Ma passata la bufera credo proprio che mi dedicherò una decina di giorni alla scoperta della Calabria.

    1. Mi sembra un’ottima idea: la Calabria va scoperta con estrema calma e curiosità, abbandonando le vie principali e andandosi a perdere qua e là alla ricerca di dettagli unici…

  7. La Calabria è la prossima regione italiana che vorrei girare on the road. Ammetto che non mi aspettavo ci fosse molto da esplorare a Pizzo Calabro e probabilmente l’avrei saltata se non mi fossi fermata a leggere il tuo post. Salvo il post e sogno di andarci il prima possibile.

  8. Conosco pochissimo la Calabria e quindi ho letto con molta curiosità. Sarà una regione che visiterò appena possibile perchè ho scoperto che contiene moltissimi tesori, tartufi compresi!

  9. L’articolo contiene informazioni pratiche a me utili, dato che Pizzo Calabro è nella mia lista dei desideri – insieme a Tropea – da un bel po’! Leggendo trovo conferma che il posto è interessante sotto diversi aspetti: culturale, paesaggistico e gastronomico. Le foto della chiesa di Piedigrotta sono molto suggestive e trovandosi in riva al mare dev’essere uno spettacolo meraviglioso .

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