Viaggio in Perù: esploratori nell’antica terra Quechua – 3/09/2012

Macchu Picchu, meraviglia del mondo

L’alba ci accoglie con una pioggia torrenziale cui non eravamo preparati. Per fortuna dura poco: alle 6 ha già finito. Per salire a Macchu Picchu ci armiamo del nostro zaino, l’unico bagaglio che  c’è stato concesso di portarci da Cusco, e prendiamo l’autobus che dalle 5.30 porta a ciclo continuo i visitatori lungo il percorso tortuoso che sale all’ingresso del parco. Quando arriviamo su c’è ancora poca gente.

Saliamo fino al cosiddetto “Posto di vedetta” o “capanna del custode della cella funeraria” da cui si gode il panorama classico, da cartolina, della città inca di Macchu Picchu, ai piedi della montagna Huayna Picchu, sulla quale sorge il tempio della Luna. Noi non scaleremo Huayna Picchu, ma sono molti i visitatori che invece arrivano al sito all’alba per poter salire lassù in cima e godere di un altro punto di vista. Ma a noi basta la vista classica: in primo piano sotto di noi il settore agricolo, a seguire il settore urbano diviso in due dalle ampie piazze centrali. Sul lato Ovest è un primo gruppo di abitazioni ed edifici su uno o due piani, segue il complesso del Tempio del Sole, quindi la piazza sacra e infine la piramide che sale all’Intiwatana; dall’altra parte da Sud a Nord è il tempio del Condor, l’edificio delle 3 facciate che dà sulla piazza e il quartiere industriale. In fondo è la montagna Huayna Picchu.

Restiamo a godere questo panorama per quanto? Un bel po’: il cielo è coperto, ogni tanto una nuvola più bassa delle altre passa sulla città rendendo ancora più irreale l’atmosfera. Saliamo sempre più su, di terrazza in terrazza, e arriviamo fino all’imbocco del sentiero per il ponte Inca: un ponte levatoio in legno che si può vedere solo da lontano da quando un tale c’è morto nel tentativo di attraversarlo. Il sentiero, lungo il pendio della montagna, è nella foresta, molto bello e per nulla faticoso. Ritorniamo al Posto di vedetta e prima di affrontare la visita della città inca, ci poniamo il problema di dove procurarci l’acqua in quanto, avendo dato retta alla Lonely Planet, che dice che è proibito portare acqua e cibi all’interno del sito, non ci siamo portati nulla, confidando di poter trovare qualcosa all’interno. Ciò che la Lonely Planet non dice è che forse è proibito davvero, ma dentro il parco la gente mangia tranquilla e beve dalla propria bottiglietta. Sgrunt. Inizia la ricerca, chiediamo ai guardiani che ci indirizzano al bar fuori dal parco. Così andiamo. Si può uscire e rientrare al parco quante volte ci pare, l’importante è esibire ogni volta il biglietto, che è giornaliero. Al bar l’acqua costa la bellezza di 8 soles (mentre il panino più scarso costa 25 soles, circa 8 €…), ma tant’è si piglia e ritorniamo dentro, a iniziare la nostra visita vera e propria.

Per far sì che la nostra visita non sia solo una passiva passeggiata tra le rovine, negli scorsi giorni abbiamo acquistato e studiato preventivamente, una guida semplice ed efficace su Macchu Picchu. In questo modo è stato più facile visualizzare e riconoscere i singoli edifici, complessi, spazi sacri notando i dettagli architettonici e strutturali e, perché no, concedendosi qualche foto artistica da qualche scorcio particolarmente poetico. O, perché no, qualche foto ricordo di quelle da cartolina, con uno dei lama che bruca sullo sfondo del parco archeologico..

Se si esclude la salita a Huaina Picchu, la visita al parco può occupare l’intera mattinata. Per chi sceglie di prendere una guida, la visita dura di meno, ma il bello del sito è che si può stare il tempo che si vuole. L’orario che ci lega è solo il trenino del ritorno, che per noi è alle 16.40. Prendiamo con calma il bus navetta che ci riporta ad Aguas Calientes e qui mezz’ora prima del treno andiamo in stazione.

Il viaggio del ritorno arriva fino a Poroy, la stazione più vicina a Cusco ed è, da Ollantayambo in avanti, al buio. A Poroy ci accodiamo ad una coppia di Italiani incontrati più volte nel corso del tour che, più astutamente di noi, hanno prenotato un taxi che li venisse a prendere. Tralasciando il fatto che il taxista cerca di farci il busco perché pensa che aver portato nello stesso posto 4 persone invece che 2 gli dia diritto a doppia riscossione, arriviamo a Cusco in tempo per cena. E dove andiamo, se non a Los Tomines, che ci aspetta a braccia aperte? E stasera lo faccio, ebbene sì, lo faccio. Ordino un cuy al horno. Cos’è un cuy? In Inglese si chiama Guinea Pig, è …il nostro porcellino d’India, un po’ più grosso, forse, ma comunque un animaletto che a vederlo dal vivo è così carino… e che cotto è davvero delizioso! Ed è un piatto tipico da queste parti, ok? Non sono un mostro!

Cuy al horno, piatto tipico peruviano

Questa è la nostra ultima notte a Cusco, domani si cambia totalmente: si va in Amazzonia!

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