AGATHA CHRISTIE, Viaggiare è il mio peccato

Attirata più dal titolo, che potrebbe essere il titolo della mia autobiografia, che altro, mi sono imbattuta in un’opera di Agatha Christie che pochi conoscono, dato che non è un racconto giallo.

Agatha Christie per una volta infatti smette i panni della scrittrice di gialli. Protagonista questa volta non è Hercule Poirot, né Miss Marple, ma se stessa e suo marito, l’archeologo Max Mallowan.

E mette insieme le due cose che amo di più al mondo, ovvero l’archeologia e i viaggi. Nasce così un racconto di viaggio, biografico, scritto con una vivacità un’immediatezza, un’ironia infinita: un capolavoro, insomma.

Agatha Christie racconta le sue avventure in terra siriana, al seguito delle spedizioni archeologiche del marito, Mallowan, appunto, nei siti di Tell Brak e di Chagar Bazar. Con gusto aneddotico, attento alle piccole cose, ai dettagli, ai piccoli eventi quotidiani lontano da Londra, spesso la Christie si sofferma sugli strambi (ai suoi occhi) usi arabi, sulle differenze con i curdi e con gli armeni: con la sua ironia non lo mette in ridicolo, ma semmai mette in evidenza la diversità del modo di pensare rispetto agli europei.

Le spedizioni di Mallowan si svolgono prima della II Guerra Mondiale, in terre tuttora poco percorse dagli Europei, dove vivono popolazioni che difficilmente riconosciamo. I 70 anni che sono trascorsi hanno profondamente trasformato il Medio Oriente e chi lo abita, con tutte le conseguenze che purtroppo oggi vediamo.

Immagino Agatha Christie come una persona allegra, facilmente adattabile (tutto sommato) a situazioni scomode (come certe stanze in cui è costretta a dormire) pur se non rinuncia ad alcune abitudini occidentali (il té e la sua collezione di scarpe). Ha lo spirito dell’avventuriera, della viaggiatrice: lei incarna la persona che si adatta a vivere in un ambiente diverso dal suo, lo vuole conoscere, esplorare, vuole venire a contatto con la cultura, studia le tradizioni, osserva. Si nota l’affetto con cui parla di quella terra, che per un po’ di tempo è stata la sua seconda casa.

A noi lascia un bel resoconto, divertente e al tempo stesso ricco di informazioni: ci illustra uno spaccato della società siriana di provincia, con le sue abitudini e consuetudini; ci mostra come si svolgevano una volta gli scavi archeologici, parlando diffusamente della vita sul cantiere di scavo; ci trasmette infine, come sia bello poter lasciare la propria casa per andare a conoscere qualcosa di nuovo.

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