Mercati coperti della Spagna del Sud: la vita vera è qui

Nel nostro viaggio in Spagna dell’estate 2016 non abbiamo lasciato nessuna città senza prima essere entrati, aver visitato e possibilmente aver mangiato nel suo mercato coperto.

bouqueria

Il banco delle caramelle e della frutta candita, Mercat de la Bouqueria

I mercati coperti sono posti affascinanti. In realtà li abbiamo anche in Italia: passo davanti al Mercato Centrale di Firenze quasi tutti i giorni, per dire; del mercato coperto, del pesce, di Imperia, mia città natale, non ne parliamo neanche: ci sono entrata per la prima voltà l’estate scorsa, sono da prendere a schiaffi.

Nei mercati all’estero invece entro più che volentieri. E sarà che il primo mercato in cui per forza di cose siamo entrati, per via del nostro itinerario, è stato il Mercat de la Bouqueria di Barcellona, l’entusiasmo è stato tale che da lì in poi siamo entrati e abbiamo vissuto tutti i mercati delle varie città che abbiamo attraversato.

Ecco allora, città per città, i mercati della Spagna del Sud che abbiamo esplorato.

  • mercat bouqueriaBarcellona

Colori, più che profumi e odori: il Mercat de la Bouqueria colpisce per i banconi zeppi di frutta, verdura varia e variopinta; per i peperoncini che pendono qua e là; per i formaggi e i salumi; per i pesci e i fritti. Ormai è diventato il punto di riferimento per lo streetfood e di conseguenza è diventato molto turistico rispetto anche solo a una decina di anni fa. Tuttavia non perde il suo fascino, complice l’architettura modernista nella quale è realizzato e la decorazione in ferro battuto sull’ingresso, anch’essa modernista. La struttura è comune ad altri mercati coperti spagnoli: il cuore del mercato è sotto una struttura in ferro che ospita la maggior parte dei banchi, organizzati in corridoi più o meno regolari; questo complesso si trova all’interno di una piazza porticata che è parte integrante del mercato e che ospita principalmente ristoranti. Il Mercat de la Bouqueria è centralissimo, lungo la Rambla.

Altro mercato di Barcellona è il Mercat di Sant’Antoni: una bellissima e grande struttura modernista, più defilata rispetto al centro, ma ugualmente molto apprezzato dai barcelloneti: è anzi un mercato meno turistico e ancora autentico, dedicato principalmente agli abitanti del quartiere. Nell’estate 2016 era in ristrutturazione, pertanto ahimè chiuso. Nelle vie limitrofe, però, era attivo un sostituto del mercato,costituito da due stand coperti, uno dedicato all’abbigliamento e uno al cibo. Abbiamo pranzato a base di pesce in un ristorante/tapas-bar proprio all’interno di questo mercato: un’esperienza molto valida!

  • pesce in vendita al mercato di Tarragona

    pesce in vendita al mercato di Tarragona

    Tarragona

Anche il mercato coperto di Tarragona era chiuso per restauri nell’estate 2016: si tratta anche in questo caso di un edificio risalente ai primi decenni del Novecento. E anche a Tarragona il mercato è stato montato lì accanto, in una tensostruttura nella quale dall’abbigliamento al cibo si trova tutto. Non è turistico: il mercato si trova fuori dal centro antico della città, anche se non dista poi molto dalla Rambla, la lunga arteria cittadina che giunge quasi al mare. Notevole la sezione di mercato dedicata al pesce. È stato, nel corso del nostro viaggio, il primo incontro con i mercati del pesce.

  • Valencia

A Valencia ci sono più mercati coperti. Noi siamo stati al Mercado Central, nel cuore del centro storico, a due passi dalla Lonja de la Seda (l’antica borsa del commercio di Valencia). Edificio davvero grande, con belle vetrate colorate che illuminano l’interno. Per la sua posizione, è decisamente turistico: prova ne è la disponibilità di wifi! Anche qui abbiamo pranzato, a base di pesce, in uno dei tapas-bar; abbiamo poi preso, non contenti, un assaggio di salumi, formaggi e olive in altri banchini all’interno.

  • Il mercado central di Valencia

    Il mercado central di Valencia

    Malaga

Nel cuore della città, a due passi dal centro storico, il mercato coperto di Malaga è un’elegante struttura in mattoni rossi. Tra frutta, verdura, pesce, carne e spezie varie, salumi e formaggi, anche questo mercato ha saputo attirare la nostra attenzione. Anche qui abbiamo pranzato, in effetti, tanto per non perdere l’abitudine. Anche questo mercato ha una sezione tapas-bar e risale ai primi decenni del Novecento.

  • Tarifa

Anche la piccola Tarifa ha il suo mercato coperto. Piccino, rimane nascosto tra le viuzze della città vecchia. È in due parti: uno spiazzo coperto sul quale affacciano poche svariate botteghine, di cibo e di abbigliamento, e a parte il mercato del pesce, con due bei banconi appositamente dedicati. A Tarifa e in generale in questa zona sull’Atlantico è molto praticata la pesca del tonno: un’attività davvero millenaria, come documentano gli scavi archeologici della vicina città romana di Baelo Claudia, sulla spiaggia di Bolonia.

  • Un tonno xxl sul banco del pesce nel mercato centrale di Cadice

    Un tonno xxl sul banco del pesce nel mercato centrale di Cadice

    Cadice

Concludiamo in bellezza: il mercato centrale di Cadice è una struttura coperta in muratura all’interno di una corte sulla quale si aprono piccole botteghine. L’interno è quasi tutto votato al pesce. Ma non pesce qualunque: i tonni più grossi del mondo, molluschi e crostacei mai visti (e mai mangiati) prima! Gli anemoni di mare, per esempio: lo sapevate che si possono mangiare fritti? Il merato di Cadice non è certo architettonicamente rilevante, niente a che vedere con gli edifici modernisti di Barcellona e Valencia, ma la sua bellezza sta nell’estrema varietà di pesci in vendita e in esposizione.

I mercati sono spesso i luoghi più autentici delle città: guardando la merce in vendita si capisce cosa si produce, cosa si mangia e cosa è tipico in ogni singola comunità. E se alcuni di questi ormai sono molto turistici, altri mantengono ancora la loro autenticità, e proprio per questo sono bellissimi. Osservare la merce, guardare com’è esposta, chiedere che cosa c’è sul banco e cercare di capire la risposta è parte integrante del viaggio. Viaggiare non è solo visitare monumenti e musei, ma è anche socialità. E cosa c’è di più sociale di un mercato?

Gamberoni in posa per una foto di gruppo al mercato del pesce di Cadice

Gamberoni in posa per una foto di gruppo al mercato del pesce di Cadice

Amo molto i mercati. E voi? Vi piacciono? Li inserite nei vostri itinerari? Parliamone nei commenti!

La Basilica di Santa Croce e i capolavori restaurati dopo l’Alluvione del ’66

L'interno della basilica di Santa Croce

L’interno della basilica di Santa Croce

È una delle chiese più note di Firenze. Per me la sua facciata è in assoluto la più bella, merito anche di una piazza regolare, ampia, che le dona il giusto risalto. La piazza viene sfruttata spesso per manifestazioni, tra cui la più celebre è il Calcio Storico che ogni anno coinvolge i quartieri del centro in una sfida molto sentita tra le fazioni dei Bianchi, degli Azzurri, dei Verdi e dei Rossi e che culmina nella finale del 24 giugno, giorno del Santo Patrono.

All’interno di Santa Croce i Fiorentini possono accedere con biglietto gratuito, per tutti gli altri si accede solo con biglietto a pagamento.

Santa Croce è nota per le tombe e cenotafi di celebri personaggi italiani nel campo dell’arte, della letteratura e della scienza. Non a caso è nota come Tempio dell’Itale Glorie, grazie ad un verso de Dei Sepolcri di Ugo Foscolo: e infatti anche Ugo Foscolo vi è sepolto, e celebrato da un monumento lungo la navata. Così Foscolo si trova seppellito nella stessa chiesa che ospita le spoglie mortali (e relativi monumenti funerari) di Michelangelo (progettata dal Vasari), di Leon Battista Alberti, di Vittorio Alfieri (realizzata da Antonio Canova) e di Galileo e al cenotafio di Dante (le spoglie sono rimaste a Ravenna, che non le restituì mai alla città che esiliò il Padre della Letteratura Italiana). Passeggiando per la chiesa, poi, sul pavimento si incontrano molte altre tombe. Alcune avevano il corpo del defunto in rilievo, ma i passi di migliaia di persone nei secoli ne hanno levigato la superficie tanto da cancellare i tratti somatici.

Un particolare punto di vista, molto suggestivo, verso la cappella maggiore di Santa Croce

Un particolare punto di vista, molto suggestivo, verso la cappella maggiore di Santa Croce

Se è celebre per le tombe, Santa Croce è altrettanto celebre per le sue cappelle affrescate da grandissimi artisti. Giotto, innanzitutto: egli affresca le Cappelle Bardi e Peruzzi (a destra della Cappella Maggiore) con scene della vita di San Francesco (tema che conosce bene: il ciclo della vita di San Francesco nella Basilica Superiore di Assisi è suo) e di San Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista.

Proseguendo nella visita si incontra la Sacrestia. Qui è innalzato il Crocifisso di Cimabue simbolo dell’Alluvione. Nonostante il salvataggio reca ancora i tantissimi segni del fango. È un’opera colossale (alta 4 m) della fine del Duecento, e considerato che è dipinto come Christus Patiens, ovvero sofferente sulla croce, a vederlo così pare ancora più sofferente, o forse sono io a vederlo così. La sua collocazione in Sacrestia non è originale, ma qui è stato sistemato connun sistema di tiranti che possano immediatamente sollevarlo in caso di nuova alluvione.

Proseguendo, si entra nella Cappella Medici. Qui si trovano quattro capolavori anch’essi alluvionati, di autori notevoli, come il Bronzino, Francesco Salviati o Alessandro Allori. Tutte grandi pale d’altare cinquecentesche, erano esposte nel Museo dell’Opera di Santa Croce quando le sorprese l’alluvione. I restauri, lunghissimi, a cura dell’Opificio delle Pietre Dure, ci hanno restituito queste opere stupende.

Uscendo dalla Chiesa si accede al chiostro, nel quale al momento è allestita una mostra fotografica e documentaria sui giorni dell’Alluvione: le foto d’epoca sono drammatiche, i titoli dei giornali disperati e accorati. Ma sempre pieni di speranza e di buona volontà. Viene messo in risalto l’impegno degli Angeli del Fango, che in campo artistico e culturale diedero un apporto fondamentale al salvataggio dei nostri beni culturali.

Il Cristo di Cimabue nella sacrestia della basilica di Santa Croce

Il Cristo di Cimabue nella sacrestia della basilica di Santa Croce

Infine si apre un breve spazio espositivo che introduce al Cenacolo. Qui è esposto l’altro simbolo dell’Alluvione in Santa Croce: l’Ultima Cena del Vasari. Restaurato anch’esso dall’Opificio delle Pietre Dure, il grande dipinto è appeso in modo da poter essere tirato su e messo in salvo in caso di allerta.

La storia di Santa Croce è legata all’alluvione. Ad oggi i danni sono stati sconfitti e riparati. Ma la paurache un evento così tremendo si possa ripetere è tale e tanta che ne troviamo menzione e riferimenti ovunque. La città non dimentica, Santa Croce tantomeno.

L'Ultima Cena del Vasari nel Cenacolo di Santa Croce

L’Ultima Cena del Vasari nel Cenacolo di Santa Croce

Il mare d’inverno. Speciale Calabria tirrenica

Non è la prima volta che dedico dei post al mare d’inverno. Per me ha un fascino particolare: quello che d’estate diventa proprietà del turismo di massa (me compresa), che viene a crogiolarsi al sole, invade le spiagge, le rive e le acque, d’inverno è un paesaggio a tratti selvaggio, in cui la natura si riprende, in parte, ciò che le appartiene. Il mare d’inverno non è mai quieto del tutto, riflette il cielo carico di nubi quando minaccia pioggia, non è mai sfondo di una foto, ma ne è protagonista. Per contro, i segni dell’uomo sono residui, sono sonnolenti, dormienti, in attesa, in letargo: degli stabilimenti balneari restano gli scheletri, le barchette dei pescatori sono ricoverate alla bell’e meglio, le palme che decorano i lungomare ondeggiano al vento.

il mare si scorge da dietro la recinzione dei binari

il mare si scorge da dietro la recinzione dei binari

Ho fatto pochi giorni fa un viaggio in treno lungo la Calabria tirrenica. Risalendo lo stivale, nel tratto da Paola a Diamante non ho potuto fare a meno di osservare incantata il panorama sul lato del mare. Sono luoghi, tra l’altro, che in parte conosco, visto che vi ho trascorso qualche giorno quest’estate (a Diamante ho dedicato questo post; su Paola e il Santuario di San Francesco ho scritto qui). Li ho quindi vissuti sia nel pieno della stagione viva e li ho attraversati ora, durante il loro letargo. Dal treno in corsa non è stato facile scattare fotografie, complice anche la luce bassa del cielo nuvoloso. Ho preso però pochi appunti sulla mia agenda appena inaugurata per il nuovo anno. Li riporto qui.

Lo scoglio della Regina, Guardia Piemontese

Lo scoglio della Regina, Guardia Piemontese

Giornata di non pioggia. Il mare promette tempesta, ma in realtà si trattiene: le onde si infrangono sugli scogli, ma già quando giungono a riva accarezzano appena la sabbia Le barche sono ricoverate qua e là in qualche rada. C’è anche un pattino lungo l’estuario quasi secco di un torrente.

Fuscaldo, Guardia Piemontese, Cetraro, Belvedere Marittimo, Diamante.

Un faraglione battuto dai flutti (è lo Scoglio della Regina, a Guardia Piemontese). La ferrovia scorre lungo il mare, si addentra ogni tanto nei centri abitati che si stendono paralleli alla linea di costa. Centri disabitati, meglio: sono tutte palazzine che si popolano d’estate, seconde case per il mare, che ora sono chiuse e sprangate, sonnolente, in attesa che torni la bella stagione.

Guarda le palme battute dal vento. Riconosco il porticciolo di Cetraro, riconosco Cittadella del Capo con quell’antica residenza oggi hotel di lusso a picco sul mare, vedo in lontananza Diamante: qui la ferrovia passa dietro il paese e mi stupisce vederlo così arroccato, con la chiesa che sporge: persino la sua fiancata è decorata da un murales, che vedo fin da quaggiù.

Dopo Diamante il percorso del treno si addentra nell’entroterra. Ogni tanto risbuca sul mare, ma ormai fa sera, ed è difficile riconoscere i luoghi. Ma mi rimane addosso la sensazione di bellezza incontaminata o restituita per qualche mese alla natura. L’uomo si fa da parte. Il mare, e ciò che interagisce con lui, trionfa. E osservare i luoghi nella stagione diversa da quella nei quali solitamente si frequentano me li fa sentire più veri, più vivi, me li fa conoscere di più.

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I Re Magi a Firenze

Lo so, la Befana è passata, passata è l’Epifania e tutte le feste si è portate via. Però voglio ancora dedicare un post alle feste, in particolare proprio alla festa del 6 gennaio. E vi parlo di ciò che avviene e che potete trovare a Firenze.

Dalla Cavalcata dei Magi che attraversa la città il giorno dell’Epifania alla Cappella di Benozzo Gozzoli a Palazzo Medici Riccardi, passando per gli Uffizi: ecco dove trovare i Re Magi a Firenze.

  • La Cavalcata dei Magi
La Cavalcata dei Magi a Firenze

La Cavalcata dei Magi a Firenze

Ogni anno il 6 gennaio Firenze festeggia l’Epifania con un grande corteo storico che attraversa la città: parte da Palazzo Pitti, attraversa l’Arno su Ponte Vecchio e risale il centro fino ad arrivare in chiesa, nella Cattedrale di Santa Maria del Fiore, fuori dalla quale è allestito un presepe; è la Cavalcata dei Magi, una tradizione che fu introdotta a Firenze proprio nel XV secolo, sotto i Medici. Esisteva allora la Confraternita dei Magi, chiamata anche La Stella (perché i Re Magi seguirono la stella) che ogni tre e poi ogni 5 anni organizzava una processione per le vie della città. I Medici erano molto devoti ai Magi, e forse è proprio in aperta reazione con la Signoria che quando essa decadde la Cavalcata dei Medici fu sospesa. Ha ripreso soltanto nel 1997. I Medici non ci sono più, ma c’è l’orgoglio tutto fiorentino per una tradizione che è davvero molto sentita. (la storia della Cavalcata dei Magi è raccontata molto bene qui).

Il corteo blocca il centro storico per qualche ora ma è uno spettacolo di tamburi, sbandieratori e sgargianti costumi rinascimentali: dame, cavalieri, paggi, rappresentano le antiche casate e gli antichi borghi e quartieri di Firenze. Gli abiti sontuosi delle dame sono meravigliosi, in tessuti di velluto e broccato, lasciano a bocca aperta. Gli abiti dei Signori sono ridicoli, visti con gli occhi di oggi, ma sono gli indumenti che indossavano banchieri, mercanti, nobili della Firenze del Cinquecento. Nel mezzo, a interrompere ogni tanto il lento procedere degli sfilanti, gruppi di sbandieratori si esibiscono nella loro nobile arte: al rullo dei tamburi fanno volteggiare le aste delle loro bandiere, disegnano coreografie, fanno volare il più in alto possibile i loro stendardi che poi tornano, miracolosamente, in mano loro.

La processione dei Magi nella cappella dei Magi di Benozzo Gozzoli in Palazzo Medici-Riccardi

La processione dei Magi nella cappella dei Magi di Benozzo Gozzoli in Palazzo Medici-Riccardi

  • La cappella dei Magi di Benozzo Gozzoli

La famiglia Medici era molto devota ai re Magi. Gli esponenti della famiglia partecipavano attivamente alle processioni del 6 gennaio. Per questo commissionarono all’artista Benozzo Gozzoli un’intera cappella in Palazzo Medici-Riccardi, un tempo la loro residenza in via Lata (oggi via Cavour), nella quale è raffigurata proprio la processione dei Magi. Realizzata nel 1459 e commissionata da Cosimo il Vecchio, questa processione raffigura proprio i rampolli della famiglia Medici, Giuliano e Lorenzo, ed è un racconto fantastico del viaggio dei Magi dalla città bianca di Gerusalemme fino a Betlemme. In un paesaggio ricchissimo di dettagli preziosi, i personaggi, che sono personaggi della famiglia Medici e della cerchia più ristretta, sono sontuosamente abbigliati. Lapislazzuli, oro e altri materiali preziosi arricchiscono la tavolozza del pittore che, avendo ricevuto una commissione tanto sontuosa, non bada a spese e realizza un capolavoro di magnificenza (una descrizione si trova qui). Si potrebbero trascorrere ore a guardare e a perdersi nel paesaggio e in ogni singolo dettaglio.

La visita della Cappella dei Magi di Benozzo Gozzoli in Palazzo Medici Riccardi è “aiutata” da una bella opera di realtà aumentata e racconto multimediale che consente di cogliere i vari elementi della narrazione del dipinto, che altrimenti andrebbero perduti senza una guida. Così veniamo invitati a soffermarci sui particolari, ad analizzare anche i singoli fiori, i drappeggi dei tessuti, a dare un nome ai personaggi rappresentati, a capire in sostanza cosa viene narrato sulle pareti della cappella: perché la processione dei Magi è un pretesto per la celebrazione della famiglia Medici, né più né meno.

L'adorazione dei Magi del Beato Angelico a San Marco, Firenze

L’adorazione dei Magi del Beato Angelico a San Marco, Firenze

  • La Cappella dei Magi a San Marco

Cosimo il Vecchio era solito recarsi nel convento di San Marco a pregare. Qui, aveva la sua cella preferita. Il convento di San Marco ha avuto tra i suoi monaci, un illustre frate, nientemeno che Fra Angelico, meglio noto come Beato Angelico (santo patrono degli Artisti): egli affrescò tutte le celle del convento con scene varie della vita di Cristo. Dedicò una cella all’Adorazione dei Magi. Indovinate qual era la cella preferita da Cosimo? Esatto, proprio la cella con l’adorazione dei Magi.

  • Adorazioni dei Magi agli Uffizi

Trasferiamoci agli Uffizi. Qui, nel Museo più importante di Firenze, per non dire d’Italia, sono esposte alcune importantissime Adorazioni dei Magi. Il soggetto era molto apprezzato sia dai pittori che dai committenti. Le scene di natività sono molto frequenti in ambito religioso e con la raffigurazione dei Magi si caricano di un valore in più, quello dell’uomo che è alla perenne ricerca di Dio. Dal punto di vista meramente artistico, poi, dipingere i Magi, re dell’Oriente, era occasione per i pittori per lanciarsi in favolose vesti e ambientazioni.

L'Adorazione dei Magi di Filippino Lippi, Uffizi

L’Adorazione dei Magi di Filippino Lippi, Uffizi

L’Adorazione dei Magi del Botticelli pone al centro della scena la sacra famiglia, mentre i personaggi di contorno, Magi compresi, si dispongono prospetticamente intorno ad essa. In questo modo, anche se i Magi sono in primo piano, davanti, ma volti quasi tutto di spalle, risalta la posizione centrale della Madonna col Bambino. Nei ritratti dei singoli personaggi si possono individuare i ritratti dei committenti del dipinto, la famiglia di Zanobi del Lama, che aveva commissionato la pala per la propria cappella privata in Santa Maria Novella. L’impostazione dell’opera di Botticelli fa da modello ad altre due natività, che si trovano sempre agli Uffizi: quella di Filippino Lippi e quella di Leonardo.

Se nell’Adorazione del Botticelli la sacra famiglia si ripara sotto un rudere in pietra e sullo sfondo si trovano ruderi antichi, nell’Adorazione di Filippino Lippi la Sacra Famiglia è ricoverata sotto una vera e propria capanna; la scena è popolata da molti più personaggi ed è lasciato più spazio al paesaggio retrostante, tutto sommato abbastanza spoglio e attraversato da schiere di cavalieri.

L’Adorazione di Leonardo va considerata a parte: innanzitutto è incompiuta, motivo per cui noi ammiriamo soltanto il disegno preparatorio (dandogli però dignità di capolavoro compiuto!). Nella composizione di Leonardo la Madonna occupa il centro della scena. Intorno si dispongono i Magi e altri personaggi in adorazione. Sullo sfondo un edificio in rovina da una parte e una scena di battaglia a cavallo dall’altra; un albero alle spalle della Madonna divide in due il fondo. Un peccato che l’opera sia rimasta incompiuta. Ma Filippino Lippi sicuramente ringraziò quest’incompiutezza, visto che a lui fu commissionata l’Adorazione, in sostituzione di questa, abbandonata da Leonardo.

L'Adorazione dei Magi di Leonardo, Uffizi

L’Adorazione dei Magi di Leonardo, Uffizi

Un viaggio breve ma intenso per Firenze, alla ricerca dei segni dei Re Magi in queste ultime giornate di festa, a Epifania ormai conclusa. Tra arte e tradizione, Firenze non dimentica i 3 re che vollero a tutti i costi seguire una stella. Il Vangelo (solo quello di Matteo, tra l’altro) dedica loro poche righe. Ma la  fama che hanno avuto nei secoli è ineguagliabile, e continua ad essere celebrata.

 

2016, 2017, Maraina in viaggio e Liebster Award

Anno nuovo, vita nuova, recita un vecchio detto popolare. Per me credo invece che la vita sarà più o meno sempre la stessa. Anche se ammetto che l’imprevisto (positivo o negativo che sia) sta sempre in agguato.

Per esempio, proprio il 31 dicembre 2016, ultimo giorno dell’anno, uno degli ultimi post che ho pubblicato, dedicato al mio #bestnine2016 su instagram, ha registrato un traffico decisamente inatteso, decisamente troppo elevato per i numeri del mio blog. Ancora non so spiegarmi l’accaduto, e probabilmente non ci riuscirò mai, ma intanto mi godo questo momento di notorietà ☺.

Un’altra bella cosa che è successa ultimamente è la menzione al Liebster Award. Solitamente non bado a queste cose, che mi sembrano più delle catene che altro. Tuttavia, la menzione mi è arrivata da una blogger che stimo molto, Reporter in viaggio, e siccome in quest’anno ho stretto relazioni più approfondite con alcune blogger, penso che questo sia il momento utile per partecipare anch’io a questo “premio”.

Partecipo anche perché le domande poste da Reporter in viaggio sono tutt’altro che semplici e invitano a fare un bilancio e più di una riflessione. 

  1. Cosa rappresenta per te il viaggio? Si parte già subito con una domanda difficilissima! Viaggio è esperienza, è uscire di casa, è guardarsi intorno e saper scoprire ogni volta qualcosa di nuovo, anche in luoghi che ti pare di conoscere. Viaggio è curiosità e attenzione, è osservazione, è scoperta.
  2. Quali sono i tuoi libri di viaggio preferiti? Non ne ho uno in particolare, e non ho autori preferiti, anche se so che quando leggo Bill Bryson vado aul sicuro. Mi piace leggere le esperienze autobiografiche di personaggi che in qualche modo hanno fatto la storia o hanno partecipato a imprese di scoperta epiche; mi piacciono i resoconti di viaggi del passato, mi piacciono i racconti di donne. Tra tutti il mio preferito è Viaggiare è il mio peccato di Agatha Christie: la conosciamo tutti come autrice di gialli, e invece ha anche una favolosa verve narrativa quando racconta il suo viaggio in Medioriente al seguito del marito archeologo Max Mallowan. Di tutti i libri di viaggio che leggo parlo qui, nella mia biblioteca dei viaggi.
  3. Qual è il viaggio più bello di cui hai ricordo? Ce n’è tanti, e a ognuno sono legata per aspetti particolari. Ma credo sia giusto dire che il viaggio più bello sia stato quello in Australia: è stato il più lungo, nel corso del quale ho attraversato tantissimi ambienti naturali e antropici così variegati da non stancare mai. E poi ho nuotato con gli squali, vuoi mettere?
  4. In quale città del mondo ti piacerebbe vivere e perché? La lista è lunga, e solo quest’estate ho scoperto la piccola Tarifa, il punto più a sud d’Europa, incantevole cittadina di mare amata dai surfisti e collegata col Marocco. Ma in assoluto la mia città è Parigi, senza se e senza ma.
  5. Qual è il luogo che hai visitato che ti ha colpito di più  (nel bene e nel male)? Non ho dubbi: è Dubai. Città dai mille contrasti e dalle mille sfaccettature, città nota per le sue esagerazioni, come il Burj Khalifa, il grattacielo più alto del mondo, oppure l’arcipelago artificiale a forma di planisfero o l’altro arcipelago a forma di palma, per i suoi giganteschi mall e per i suo hotel di lusso, è anche una città ancora legata alla tradizione, nei suoi souk, nei suoi taxi sull’acqua, nelle sue moschee nella città vecchia. Mi ha colpito e l’ho amata, proprio per questo.
  6. Hai mai fatto un viaggio da sola? No. Il viaggio da sola ancora mi manca. Preferisco andare in coppia oppure in gruppetto di amici. Da sola esploro la mia città o il territorio, quello sì. Del resto, chi l’ha detto che il viaggio deve avere una meta distante centinaia o migliaia di km?
  7. L’attuale situazione internazionale o il rischio terrorismo influenzano le tue scelte di viaggio? Vorrei distinguere due cose: un conto è la situazione di reale guerra e pericolo in cui versano ahimè molti luoghi della terra. Il pensiero va alla Siria, ma molti sono i Paesi che versano in situazioni di guerra e di emergenza. In questi luoghi non andrei mai. Per una situazione di sicurezza mia, naturalmente, e di realismo. Nel dubbio controllare sempre il sito web di Viaggiaresicuri per sapere se e quanto un Paese è a rischio è la prima cosa da fare in questo caso. L’altra questione invece riguarda i Paesi europei nei quali ogni tanto avviene un attentato: ebbene, questo non mi intimidisce. Non smetterò di andare a Berlino perché c’è stato l’attentato ai Mercatini di Natale e non smetterò di andare a Parigi per via degli attentati. Anzi, a Parigi l’ultima volta ci sono stata proprio poco tempo dopo il Bataclan…
  8. Come documenti i tuoi viaggi? In genere, soprattutto per i viaggi più lunghi, redigo un diario piuttosto dettagliato che poi pubblico sul blog (lo so, ancora non ho pubblicato quello del viaggio in Spagna di quest’estate…); documento tutto con fotografie (ultimamente scattate con smartphone, ma spero quanto prima di passare alla fotocamera) e mi procuro depliant sul posto, che poi mi torneranno utili quando scriverò i post per il blog. In passato sono stata accusata di voler viaggiare solo per poterne scrivere sul blog. È un po’ esagerato, ma è vero che quando visito un posto nuovo cerco di capire come ne potrei scrivere.
  9. Il souvenir di un viaggio cui sei più affezionata? Uhm… credo che sia la riproduzione di una tenda beduina che mi procurai in Giordania dopo aver visto l’originale nel deserto del Wadi Rhum: mi ricorda un sacco di cose ed ha un posto d’onore in casa mia.
  10. Qual è la tua prossima meta? Non lo so ancora. Ho smesso da qualche tempo di fare viaggi intercontinentali, ahimè, e spero di tornare al più presto a farne. Non che l’Europa non mi dia soddisfazione, anzi. Ma mi manca il volo lunghissimo, il fuso orario sballato, un mondo totalmente nuovo che mi si para davanti. Ho una lista lunghissima di desideri, spero di riuscire ad esaudirne qualcuno prima o poi.

Queste le mie risposte. Ora  un paio di nomination, sennò non vale.

Nomino il blog A spasso per Firenze di Francesca e Love Cetraro di Laura, blog nei quali emerge fortissimo l’amore per le  città protagoniste dei loro post.

Le domande che pongo loro sono solo 5, e sono le seguenti:

  1. Cosa ti ha spinto ad aprire un blog dedicato alla tua città ?
  2. Cosa ti piacerebbe che fosse valorizzato nel tuo territorio? Ti piacerebbe poter dare il tuo contributo con il tuo blog?
  3. Di cosa preferisci parlare nei tuoi post?
  4. Se non scrivi della tua città, di cosa ti piace parlare?
  5. Secondo te cos’è il viaggio?

Concludo con un paio di buoni propositi: il 2017 vedrà finalmente su questo blog la pubblicazione del diario del viaggio in Spagna dell’estate scorsa. Chiedo scusa per questo grave ritardo, ma a mia parziale discolpa posso dire che alcuni highlights li ho già pubblicati come post a sé stanti nella categoria Spagna, e continuerò a farlo nel corso del tempo. Continuerò poi a pubblicare regolarmente, ogni 5 giorni, come mi sono imposta da calendario editoriale. Voglio dedicare più spazio agli approfondimenti culturali e riuscire a partecipare a qualche blogtour. E poi vorrei ampliare la cerchia dei miei lettori, trovando sempre nuovi argomenti che possano interessarvi. Che dite, pretendo troppo?

Buon anno a tutti, buon 2017! Che sia un anno di viaggi!

Calendari dipinti sui muri: il mio buon anno ad arte con i Cicli dei Mesi

Cercavo un’idea per il primo post dell’anno. Buon anno, anno nuovo, tempo di nuovi propositi, ma anche tempo di calendari. E per associazione di idee ho trovato il post ideale: calendari dipinti su muri. O meglio, più che calendari, i cosiddetti Cicli dei Mesi: la rappresentazione artistica dei mesi, gennaio, febbraio, ecc, in alcuni monumenti importanti d’Italia: luoghi bellissimi, da visitare assolutamente.

Ciclo dei mesi 00.JPG
Di Maestro Venceslaohttp://members.tripod.com/dianapitocco/I%20Mesi.htm, Pubblico dominio, Collegamento

Cosa sono i Cicli dei Mesi? Tutti quanti noi abbiamo studiato fin da piccini filastrocche che ci insegnano che febbraio è breve, che marzo è pazzerello, che a luglio si miete il grano e che settembre è tempo di vendemmia: si tratta di poesie, e di illustrazioni, legate principalmente ai lavori agricoli e a ciò che vi ruota intorno, al ciclo delle stagioni in funzione delle attività dell’uomo. L’origine di questi cicli è piuttosto antica, e dal Medioevo in avanti vengono rappresentati in forma artistica, potremmo dire: esistono codici miniati bellissimi, come Les très riches heures du Duc de Berry, che mostrano castelli e contadi durante lo scorrere dei mesi, scandito appunto dai lavori agricoli e dalle attività dei ricchi nobili dell’epoca.

Palazzo schifanoia, salone dei mesi 01.JPG
Di SailkoOpera propria, CC BY-SA 3.0, Collegamento

Ma i cicli dei mesi potevano essere rappresentati anche in forma pittorica, a decorare le sale dei castelli medievali e rinascimentali. In Italia vi sono due bellissimi esempi: uno, medievale, è il Ciclo dei Mesi di Torre Aquila al Castello del Buonconsiglio a Trento; l’altro è il Salone dei Mesi di Palazzo Schifanoia a Ferrara.

Ciclo dei Mesi di Torre Aquila, Gennaio

Ciclo dei Mesi di Torre Aquila, Gennaio

Il ciclo dei Mesi di Torre Aquila risale alla fine del Trecento e ritrae la campagna e la montagna trentine dal punto di vista della vita nei campi e dei nobili. Le quattro pareti della sala quadrata della Torre sono completamente ricoperte dai 12 mesi, separati tra loro da una sottile colonnina e sono ricchissimi di dettagli: le vesti delle dame, i fiori in primavera, le case dei villaggi; tutto è rappresentato con estrema cura. L’autore, Maestro Venceslao, non si tira indietro dinanzi a nulla, è uno sperimentatore: è infatti rappresenta per la prima volta un paesaggio innevato nel mese di gennaio, con dame e cavalieri che giocano a palle di neve fuori dal castello. Nei vari mesi si alternano le attività del contado con le attività dei nobili: così se ad aprile la protagonista è la semina, rappresentata dai lavori nei campi con l’aratro, e dal villaggio sullo sfondo, così semplice nella sua rappresentazione eppure ricco di dettagli, a maggio invece le dame raccolgono fiori nei prati; a luglio invece i contadini mietono mentre, fuori dal castello un cavaliere corteggia la sua dama; a ottobre è tempo di vendemmia, a dicembre invece si fa legna e la si porta al castello. Un intero mondo è narrato con dettagli vividi, vivaci, e verrebbe voglia di saltarvi dentro!

Il Salone dei Mesi di Palazzo Schifanoia a Ferrara risale a quasi un secolo più tardi, al 1470, e fu commissionato da Borso d’Este per il suo palazzo. Purtroppo buona parte del ciclo pittorico è poco conservata, ma quei mesi che sono sopravvissuti mostrano una rappresentazione che è l’esaltazione del buongoverno di Borso d’Este i cui riflessi si vivono nella città e nel contado, e in più vi sono specifici riferimenti mitologici e astrologici. Ogni singolo mese è infatti tripartito, ovvero diviso su tre livelli: nella scena inferiore, più ampia c’è sempre una scena con protagonista Borso d’Este; nella fascia centrale, più stretta, è rappresentato il segno zodiacale del mese; nella fascia superiore, nuovamente ampia, c’è il trionfo allegorico di una divinità protettrice del mese, secondo le dottrine neoplatoniche in voga al tempo e l’astrologia.

Una delle scene con Borso d'Este nel Salone dei Mesi di Palazzo Schifanoia a Ferrara

Una delle scene con Borso d’Este nel Salone dei Mesi di Palazzo Schifanoia a Ferrara

Delle 4 pareti del Salone solo la Parete Est e quella Nord sono ben conservate. A Est si svolgono i mesi da marzo a maggio; a Nord i mesi da giugno a settembre; la parete Ovest è invece quasi completamente perduta, così come quella Sud è in pessime condizioni. Così a marzo Borso d’Este amministra la giustizia e va a caccia, con gli auspici del segno zodiacale Ariete e il trionfo della dea Minerva; a maggio i contadini svolgono i lavori nei loro fertili campi, con la guida del segno dei Gemelli e il trionfo del dio Apollo; ad agosto Borso d’Este parte per la caccia sotto il segno della Vergine e il trionfo della dea Cerere, mentre a settembre si svolge la vendemmia, il segno zodiacale è Bilancia e il trionfo rappresentato è quello del dio Vulcano.

A me personalmente i cicli pittorici dei mesi piacciono molto. Nel tardo medioevo si diffondono nell’area germanica dell’Europa e sono un tema molto sentito del cosiddetto Gotico Internazionale, una corrente artistica che a metà del Trecento arriva anche in Italia. Il Ciclo dei Mesi di Torre Aquila ha proprio i caratteri del gotico internazionale, con un’attenzione esagerata ai dettagli e l’interesse ad una rappresentazione quanto più completa e aderente al vero (la rappresentazione della neve, ad esempio) che implica una grande osservazione della realtà, anche se poi il fine è comunque celebrare simbolicamente il buon governo del signore che ha commissionato l’opera. Nel Salone dei Mesi di Palazzo Schifanoia invece si perde il motivo per cui si rappresentavano cicli dei mesi, ovvero l’attenzione alle attività agricole, per celebrare invece il Signore di Ferrara, Borso d’Este, colto nelle varie attività che contraddistinguevano l’uomo di governo. Inoltre, nel Ciclo di Ferrara, il riferimento allo zodiaco e alla mitologia classica conferisce a tutto l’insieme un alto valore simbolico, che non si trova invece in Torre Aquila.

Presepi fantastici e dove trovarli

Il presepe in piazza San Pietro in Vaticano, uno dei più famosi d'Italia

Il presepe in piazza San Pietro in Vaticano, uno dei più famosi d’Italia

Non so voi, ma io amo i presepi. Mi piace l’idea di poter costruire nuovi mondi, nuovi paesaggi, nuove situazioni. Mi piace osservare i dettagli dei personaggi disposti nello spazio, mi piace immaginare un racconto dietro le azioni che le singole statuine rappresentano: perché quelle pecore se ne stanno in disparte rispetto al pastore? Perché la gente in taverna sta a gozzovigliare? Non la vede la capanna lì vicino con la Madonna, San Giuseppe, il bue, l’asinello e il Bambin Gesù?

Una cosa mi è da sempre chiara: nei presepi la Sacra Famiglia non è la protagonista, ma la scusa per dare vita davvero a realizzazioni spettacolari, fantasiose, sfarzose.

Da quando San Francesco realizzò a Greccio il primo presepe vivente, l’Italia ha visto nascere una tradizione duratura e variegata di presepi. Tra tutti, sono notissimi gli artigiani di Napoli che in via San Gregorio Armeno hanno le loro botteghe zeppe di personaggi e di elementi architettonici e coreografici.

In questo post però non voglio parlare dei presepi napoletani, ma di altri particolarissimi presepi che si trovano sparsi per l’Italia, e voglio raccontare perché merita vederli.

  • Il Museo del Presepe di Imperia

Detto così sembrerebbe un museo dedicato ai presepi e invece è un museo dedicato a un solo grande presepe. Il Museo del Presepe di Imperia espone infatti le 113 statuine realizzate dallo scultore genovese Anton Maria Maragliano su commissione della famiglia nobile Berio di Porto Maurizio nel XVIII secolo. I personaggi sono abbigliati secondo il costume della Genova settecentesca, per cui l’interesse notevole di questa opera, oltre che il valore artistico intrinseco, è quello di fotografarci la società genovese del Settecento: Porto Maurizio all’epoca infatti era un possedimento della Repubblica Genovese. Un giro nel suo centro storico, il Parasio, vi farà vedere come era articolato questo borgo sul mare, con ricchi palazzi, chiese e conventi. Il Museo del Presepe si trova di fronte al Duomo di Imperia Porto Maurizio, proprio alle pendici di questo bel centro storico.

Il Presepe di Imperia, Anton Maria Maragliano

Il Presepe di Imperia, Anton Maria Maragliano

  • Il presepe nel bosco di Viganego Bargagli

Nel bosco di questo paesino dell’entroterra di Genova non ci sono gnomi o folletti fatati, né tantomeno il villaggio di Babbo Natale. L’unico villaggio che è ricostruito è quello del presepe che ricostruisce mestieri e ambientazioni di un paese della montagna genovese dell’800. Mulini, attività artigianali e della pastorizia: si racconta la vita dei pastori genovesi, rappresentando attraverso di essi i pastori che secondo la tradizione andarono a rendere omaggio a Gesù Bambino. L’ambientazione nel bosco, poi, rende tutto più magico. Il presepe si trova nel boschetto vicino alla chiesa parrocchiale del paesino di Viganego Bargagli.

Il presepe nel bosco di Viganego Bargagli. Credits: Genova24.it

Il presepe nel bosco di Viganego Bargagli. Credits: Genova24.it

  • Il presepe subacqueo di Peschiera del Garda

Ho avuto il privilegio di assistere qualche anno fa alle prime fasi dell’allestimento di questo presepe: i sommozzatori del Sub Club Peschiera si calano nelle gelide acque di un canale sul lago di Garda e posizionano le grandi figure, in metallo ma verniciate di vernice riflettente, e compongono il presepe. Si tratta di un’operazione complessa, che richiede calma e maestria. Questa pratica è piuttosto recente, il  Sub Club Peschiera infatti realizza il presepe dal 1980. È un presepe silenzioso, pacato come le acque del lago, luminoso come la stella cometa.

Un sub all'opera sul presepe sommerso di Peschiera del Garda

Un sub all’opera sul presepe sommerso di Peschiera del Garda

  • il presepe sommerso di Laveno Mombello

Anche il Lago Maggiore ha il suo presepe sommerso. Anche in questo caso si deve all’iniziativa di un Sub Club, quello di Laveno (VA), che dal 1979 colloca nelle acque antistanti la piazza principale di Laveno il suo presepe. Nelle prime edizioni c’erano solo le tre statue principali, Madonna San Giuseppe e Bambin Gesù, ma poi con gli anni si sono aggiunte le altre, fino ad arrivare a più di 40 statue che animano le acque di quest’angolo del Lago Maggiore. Le statue sono scolpite nella pietra bianca di Vicenza e sono collocate su piattaforme metalliche che vengono calate in acqua e sono illuminate di notte, perché si possa godere la vista anche in notturna.

La posa in acqua del presepe sommerso di Laveno. Credits: presepesommerso.it

La posa in acqua del presepe sommerso di Laveno. Credits: presepesommerso.it

 

  • Il presepe della Basilica dei SS. Cosma e Damiano, Roma

Lungo via dei Fori Imperiali, tra la Basilica Emilia e la Basilica di Massenzio si trova la bella chiesa paleocristiana dei SS. Cosma e Damiano: una chiesa antica, di VI secolo d.C. che racconta di un’epoca in cui la religione cristiana si appropriava degli spazi che un tempo erano stati il fulcro della Roma imperiale: ingloba infatti il cosiddetto Tempio di Romolo voluto da Massenzio all’inizio del IV secolo d.C. Dedicata a due santi martiri del IV secolo d.C., è il primo edificio di culto cristiano a sorgere nei pressi del foro (l’altra chiesa molto antica che sorge nel Foro romano è Santa Maria Antiqua)  e i suoi mosaici paleocristiani sono notevoli. La chiesa cresce, nel XVI secolo le si annette un convento di frati francescani. All’interno di esso, dal Settecento si trova uno splendido grande presepe di stile napoletano. L’ambientazione è pertinente al luogo: la capanna è ricavata tra le colonne del Foro romano e tutto un esercito di figure si affastella intorno, in uno spazio ampio che occupa buona parte della stanzina nella quale è esposto.

Il presepe della Basilica dei SS. Cosma e Damiano

Il presepe della Basilica dei SS. Cosma e Damiano

Questi sono solo 5 tra i bellissimi presepi di cui l’Italia è piena. E voi avete qualche presepe cui siete particolarmente affezionati, o che consigliereste di vedere? Ditemelo nei commenti, oppure sulla pagina fb di Maraina in Viaggio!

E con questo post vi auguro Buon Natale!