Cala Violina, il paradiso all’improvviso

Cala Violina ti si apre davanti quasi all’improvviso. Anche se la stai cercando –  perché è proprio qui che vuoi arrivare, dopo tutta quella strada a piedi nel verde tra sentieri sterrati e boschi di querce – trovarti improvvisamente davanti agli occhi questo squarcio di azzurro ti lascia per un attimo senza fiato, bloccato, quasi impossibilitato ad andare avanti, tanta è la bellezza di cui ti vuoi riempire gli occhi.

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Non parlo di paradisi tropicali, di atolli nei Mari del Sud, di natura incontaminata e distese chilometriche di sabbia bianca finissima: parlo di un tesoro tutto italiano, una spiaggia anche piuttosto lunga racchiusa e nascosta da un grande bosco mediterraneo che scende fino al mare, a lambire gli scogli che da un lato e dall’altro racchiudono questa piccola baia.

Ci sono due strade per raggiungerla: una, la più nota, è da Pian dell’Alma: un grande parcheggio a pagamento da cui parte un sentiero a piedi nel bosco di una ventina di minuti che, tra qualche discesa e qualche salita, porta infine in spiaggia. L’altro sentiero invece inizia al Puntone di Scarlino. Lì non c’è un parcheggio, ma pochissimo spazio per pochissime auto. Ci aspettano 4 lunghi km di passeggiata in piano, un po’ nel fitto della boscaglia di querce, un po’ al sole, ma con vista sullo splendido panorama che si apre sul mare e che abbraccia la costa, dapprima il Puntone, poi guarda avanti a sé l’Isola d’Elba in lontananza, e infine, passo dopo passo, arriva a scorgere laggiù in fondo la mezzaluna bianca che disegna Cala Violina. Tutto intorno a noi è cantar di uccellini e frinir di cicale, e pedalar di bikers più o meno allenati ma contenti, come noi, di aver scovato un lungo sentiero nel verde.

Il Puntone di Scarlino visto da un belvedere lungo il sentiero per Cala Violina

Il Puntone di Scarlino visto da un belvedere lungo il sentiero per Cala Violina

Sai di esser giunto a destinazione quando infine trovi un’area pic-nic attrezzata con tavoli e panche, sotto le fronde delle querce e popolate più da bruchi che da esseri umani. Un punto ristoro ti dice che sì, la civiltà è arrivata fin qui ma, per fortuna, non è poi così invasiva. Scendiamo in spiaggia, allora.

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Si chiama Cala Violina perché, dicono, la sabbia emette quasi un suono di violini quando la calpesti. Sinceramente non ho sentito nessun concerto d’archi, forse coperto dal fragore della risacca del mare. La sabbia è chiara e piuttosto rugosa, mentre da un’estremità e dall’altra della spiaggia, gli scogli, piuttosto piatti, erosi dal mare, ci raccontano un microcosmo fatto di granchi, paguri, patelle, ricci di mare e gamberetti. Un microcosmo che un momento prima è lì sotto i nostri occhi e un momento dopo è totalmente sparito, portato via da un’onda più forte delle altre: giurerei che dieci minuti fa non ci fosse quel riccio di mare, così come ora non vedo più quei buffi gamberetti trasparenti che mi avevano sorpreso poc’anzi. Il granchio invece fa ancora su e giù dalle pietre, marciando in orizzontale da destra a sinistra, mentre il paguro continua ancora le sue peregrinazioni forse, chissà, alla ricerca di una conchiglia più grande nella quale infilarsi. Solo le patelle restano fisse, ben attaccate al loro scoglio, a godere di ogni onda che le lambisce, che è musica per le loro orecchie e vita che le nutre.

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Al largo, ma non troppo, una serie di barche ormeggiate ci dice che la vista dal centro del piccolo golfo dev’essere eccezionale; e l’acqua profonda, finalmente: perché si cammina parecchio prima di poter arrivare a non toccare più. Una dolce passeggiata nell’acqua salata, nella quale lentamente, ma inesorabilmente ci caliamo. E il primo bagno della stagione è fatto. E non poteva avvenire in un luogo migliore.

La bellezza immersa nel verde: il Giardino Torrigiani a Firenze

Passeggiando per il centro di Firenze sembrerebbe che non ci sia un albero a pagarlo oro e che la città sia totalmente priva di verde. Ma questo è un grande, grandissimo errore; il fatto è che, piuttosto, questi giardini, privati, non si vedono, racchiusi entro alte mura che ne celano la vista all’esterno ma che, una volta riusciti a varcarne la soglia, ci conducono in un’altra dimensione, sospesa tra il fiabesco e la realtà. Alcuni di questi giardini sono delle vere e proprie inedite scoperte, come il Giardino Corsi Annalena, sconosciuto anche a buona parte dei Fiorentini, altri invece sono molto noti ma, poiché sono privati, risulta difficile visitarli. Il Giardino Torrigiani, su via de’ Serragli, è esattamente il giardino cui mi riferisco ora: apre solo su appuntamento per visite guidate oppure approfitta di alcune particolari occasioni, come le giornate dei Cortili e Giardini Aperti indetta dall’Associazione Dimore Storiche Italiane, per spalancare le sue porte al pubblico. Il quale si riversa qui curioso ed entusiasta.

Il bastione di difesa voluto da Cosimo I ricompreso all'interno del Giardino Torrigiani

Il bastione di difesa voluto da Cosimo I ricompreso all’interno del Giardino Torrigiani

Il parco è davvero molto grande, per cui il pubblico viene raccolto in gruppi e accompagnato attraverso visite guidate lungo il percorso. Un percorso che attraversa prati, passa su un ponticino, si inoltra in un bosco dominato da piante secolari, costeggia le mura della città e il bastione di difesa voluto da Cosimo I compreso all’interno della proprietà, ammira, senza potervi salire, il torrino a pianta circolare che ricorda lo stemma della famiglia Torrigiani, e poi ridiscende verso i prati ordinati e le aiuole nel mezzo delle quali sta la statua del giovane Pietro Torrigiani, rappresentato nudo come un giovinetto dalla bellezza ideale, abbracciato al suo maestro Seneca.

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Il gruppo scultoreo di Pietro Torrigiani col maestro Seneca, posto al centro delle grandi aiuole al termine del percorso di visita

Il giardino è in effetti pieno di simbologie che rimandano alla filosofia e alla massoneria, cui i Torrigiani erano affiliati (così come l’architetto del giardino, Luigi de Cambray Digny). Il giardino dà l’impressione di essere un mondo a sé, proprio per via dei suoi ampi spazi, dell’alternarsi delle aree a giardino ordinato con il bosco, per i pendii che vi si trovano… quasi 7 ettari di terreno fanno del Giardino Torrigiani uno dei più grandi giardini privati d’Europa all’interno di una città. Esiste fin dal ‘500 come orto botanico, ma ha la sua rinascita proprio nell’800, quando Pietro Torrigiani lo acquisisce, lo amplia e lo affida al Digny e a seguire a Gaetano Baccani, al quale si deve la realizzazione del Torrino. Questo, che oggi non è più praticabile, conservava al suo interno una raccolta di strumenti astronomici, una biblioteca e aveva sulla sommità una terrazza per l’osservazione del cielo. Dal terrazzamento artificiale sulla quale sorge, in effetti, celato dagli alti alberi si intravvede un ampio panorama che spazia fino al Museo della Porcellana di Palazzo Pitti, ricompreso all’interno del Giardino di Boboli che da qui in linea d’aria non dista molto.

Il torrino del Giardino Torrigiani

Il torrino del Giardino Torrigiani

Il giardino è un orto botanico tuttora molto importante che accoglie al suo interno alberi di pregio, rari e secolari, come la sequoia, il cedro del Libano, grandi alberi di querce; inoltre ospita serre, limonaie e tepidari dove oggi vengono tenuti corsi di giardinaggio e di pittura botanica.

Firenze è davvero in grado di regalare ogni giorno qualcosa di più a chi la vuole conoscere fino in fondo, a chi non si accontenta dei soliti percorsi. E un altro piccolo tassello di questo grande e dettagliato puzzle che è Firenze è stato aggiunto alla mia personale conoscenza della città che, dopo ormai 5 anni che vi vivo, ancora non ha smesso di incantarmi.

Hidden Florence: il Giardino Corsi Annalena

É da un bel pezzo che faccio la corte al Giardino Corsi Annalena: in via Romana, dall’altro lato della strada rispetto all’uscita secondaria di Boboli, è un giardino privato con un elegante tempietto/loggiato che domina la strada e che attira l’attenzione. Fu proprio questo, a suo tempo, a suggerirci che dovevamo trovarci davanti a un parco di un certo prestigio, e la curiosità ci invase. Ahimè, però, scoprimmo subito che questo giardino, oltre ad essere privato, non era aperto al pubblico, se non su appuntamento oppure in particolari, particolarissime occasioni.

Il Giardino Corsi Annalena

Il Giardino Corsi Annalena

L’occasione si è presentata domenica 24 maggio 2015, in occasione delle giornate dei Cortili e Giardini Aperti indetta dall’Associazione Dimore Storiche Italiane ADSI: una serie di palazzi storici, privati, hanno aperto i loro cancelli consentendo a chiunque di accedere, dare uno sguardo e andare via. Alcuni erano semplici cortili di palazzi nobiliari, ma altri erano veri e propri giardini. Così, abbiamo pensato “ma non è che per caso anche il giardino Corsi Annalena è aperto?” La risposta è stata sì, e in men che non si dica ci siamo catapultati in via Romana e, con un mix di timore reverenziale e di eccitazione perché finalmente “violavamo” quel cancello, abbiamo varcato la soglia.

Il primo impatto è stato scenografico: un’aiuola ellittica, fatta con siepi di bosso che si sviluppano attorno ad una statuetta centrale che fa da fulcro dell’intero disegno, cui fa da sfondo una serra, oggi ingentilita da roseti. Ma il giardino non è tutto qui, anzi. Si rivela uno spazio verde molto ampio, forse tenuto meno bene di ciò che meriterebbe, ma ugualmente molto bello. Statue delle muse in terracotta adornano i sentieri interni, costeggiati da alberi e alte siepi di alloro. Il giardino è una terrazza sopraelevata rispetto alla via Romana: evidente il desiderio dei proprietari di staccarsi dalla città, di isolarsi rispetto ad essa creando per sé uno spazio paradisiaco totalmente a sé stante. Il parterre geometrico, con siepi di bosso che disegnano volute, è l’altro grande punto di interesse del giardino, per chi ne percorre l’interno, mentre solo un’architettura comunica con l’esterno (ed è proprio quella che a suo tempo attirò la nostra attenzione): il tempietto neoclassico posto, in alto, all’angolo tra via de’ Mori e via Romana, che ospita una statua di Mercurio.

Giardino Corsi Annalena

Il parterre geometrico nel giardino Corsi Annalena

Il Giardino, che sorge sui terreni dell’antico convento di San Vincenzo, fondato da Annalena figlia di Galeotto Malatesta, ai tempi di Cosimo I De’Medici, fu acquistato e trasformato dal Marchese Tommaso Corsi nel 1791. All’epoca furono realizzate le architetture e le aiuole che ancora oggi adornano il giardino e, soprattutto, fu realizzata la terrazza che isola il giardino dallo spazio urbano.

giardino Corsi Annalena

Il tempietto con la statua di Mercurio che domina l’incrocio tra via Romana e via de’ Mori

Passeggiarvi oggi al di fuori (e al di sotto) non dà l’idea di quanto bello e ampio sia lo spazio interno: un mondo davvero separato, un luogo di pace e di bellezza che non ha niente a che vedere con la città. Questa era l’intenzione del marchese Corsi, perfettamente riuscita, e questa è infatti l’impressione che si ha. Anche se in strada, via Romana brulica delle bancarelle di un improvvisato mercatino dell’Antiquariato, qui siamo davvero in un altro mondo. Il Giardino Corsi Annalena si trova su una linea immaginaria che da Boboli corre ai Giardini Torrigiani che costeggiano le mura e via de’ Serragli. Giardino molto più modesto di questi altri due, è però un piccolo gioiello nascosto. E come tutti i gioielli nascosti, occorre avere la curiosità di cercarli, di scovarli e avere la fortuna di passare di lì per caso, o forse no, quando c’è davvero la possibilità di avvicinarli.

Per me vedere il Giardino Corsi Annalena è stato un grande momento: perché lo aspettavo da tanto tempo e non perché sapessi che era bello, ma perché avevo caricato questo giardino di un valore personale: capita di essere legati a dei luoghi, sia che si conoscono sia che, come in questo caso, non si sono mai visti da vicino ma si vogliono conoscere a tutti i costi per qualche personalissimo motivo. Ecco, per il Giardino Corsi Annalena è andata così. E voi avete qualche luogo del cuore che avete sempre sognato di vedere e che un bel giorno, finalmente, avete potuto conoscere da vicino?

Attraversando la campagna inglese

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Esiste il mito della campagna inglese: un luogo sospeso nel tempo, fatto di pascoli verdi e dolci colline ove pascolano greggi di pecore e cavalli dalle zampe coperte di lungo pelo. Non ti stupiresti di vedere spuntare ad un certo punto su una strada sterrata un uomo alla guida di un carro, o di veder correre nei campi bambine con le cuffiette in testa e dalle lunghe gonne fruscianti di mille strati di tulle. Bisogna ringraziare la letteratura inglese dell’Ottocento e tutto il cinema che ad essa si ispira se questa visione bucolica made in UK appartiene al nostro (o almeno al mio) immaginario.

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Così in effetti immaginavo la campagna inglese: un succedersi ininterrotto di prati verdi, di pascoli, di ville di campagna, dolci pendii e cieli infiniti. Magari qualche carrozza qua e là. E devo dire che, carrozze a parte, tutto dell’idea che avevo corrisponde: campi coltivati, verdi pascoli e giallissimi campi di trifoglio in fiore si alternano a perdita d’occhio sotto un cielo senza fine. Se la fortuna ci assiste possiamo attraversare questa campagna in una bella giornata luminosa, magari con qualche nuvola birichina qua e là, che ogni tanto nasconde il sole, facendo filtrare i suoi raggi e arricchendo così di nuove luci questo elegante paesaggio.
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Sì, il paesaggio della campagna inglese è elegante, sobrio, ma soprattutto tranquillo, pacato e rilassante per chi lo attraversa magari distrattamente in treno, come ho fatto io. Guardi fuori dal finestrino e non puoi far altro che contemplare la dolcezza di questi dolcissimi, quasi inesistenti pendii, di tanto in tanto interrotti da un tratto di boscaglia o, al contrario, da un paesino in mattoni rossi e tetti a spioventi molto acuti: perché oggi qui c’è il sole, ma spesso piove, come tutti sanno; altro mito che riguarda l’amata Inghilterra.

La cosa che colpisce di più l’attenzione è l’improvvisa esplosione di luce che accendono i campi di trifoglio in fiore: un giallo chiaro, intenso, che buca lo sguardo sia che la giornata sia illuminata dal sole che, al contrario, sia plumbea per la pioggia imminente. Un giallo che difficilmente si dimentica, un giallo che rimane negli occhi per km e km, mentre il treno corre allontanandosi da Londra per raggiungere Birmingham.
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Due ore di viaggio durante le quali il paesaggio non muta particolarmente, ma non annoia: il monotono susseguirsi di campi verdi e gialli ogni tanto ci regala qualche variazione sul tema, come un fienile lungo la cresta del pendio, un trattore che lavora, un gregge di pecore al sole, i cavalli nei loro recinti, coperti per proteggerli dal freddo, una stazione del treno immersa nel verde, con le panchine in legno quasi nascoste dalle fronde degli alberi, un paesino poco distante dalla ferrovia, una strada che attraversa i campi.
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L’aria fuori è ancora frizzantina, nonostante sia maggio inoltrato, la giornata è tersa, e qualche nuvola qua e là disegna un cielo che qualunque fotografo vorrebbe fotografare. Un bel paesaggio da dipingere, da immortalare e da portarsi nel cuore.

Grazie dei fior: alla scoperta dei vivai pistoiesi con la Fondazione Giorgio Tesi

Mia madre avrebbe adorato tantissimo un pomeriggio come quello che ho vissuto due domeniche fa insieme ad un gruppo di instagramers, grazie all’instameet organizzato da IgersPistoia in collaborazione con DiscoverPistoia. Nello scorso post vi ho raccontato l’intera giornata, qui invece approfondisco il tour del pomeriggio, che si è svolto, vi ricordo, a spasso tra i vivai della piana fuori Pistoia.

pistoiaLa zona ha una forte vocazione vivaistica che caratterizza fortemente il paesaggio: basta passare in autostrada sulla Firenze Mare per accorgersi del continuo susseguirsi di filari di piante, di alberi, di fiori, di vivai. Un paesaggio molto particolare, agricolo a suo modo, colorato, che si stende per ettari ed ettari al di qua e al di là dell’autostrada. Immaginate Pistoia, città medievale con i suoi antichi palazzi e le sue chiese, che si erge nel centro di questa grande piana circondata da campi, campi che nel tempo si sono specializzati nella produzione di fiori, piante e alberi da destinare alla vendita. Il vivaismo a Pistoia è una realtà attiva fin dalla seconda metà dell’Ottocento, che va sviluppandosi per tutto il Novecento, specializzandosi in piante da frutto e piante ornamentali, e occupando progressivamente tutto il territorio un tempo adibito ad altri tipi di coltivazioni modificando così totalmente l’economia agricola locale (per approfondimenti sul vivaismo pistoiese leggi qui).

La Fondazione Giorgio Tesi Group, che ci ha ospitato, è tra i più grossi vivaisti della zona. La sua produzione e il suo commercio sono su una scala che si potrebbe definire industriale, anche perché, oltre ai suoi vivai, si avvale di una rete di vivai più piccoli, produttori, ognuno specializzato in un dato settore, dei quali si impegna a smerciare la produzione. Giorgio Tesi non vende a privati, non ha il banchino di fiori o il negozio nel quale io posso andare a comprare un vaso di camelie, una pianta di rosmarino o i bulbi di tulipano per il mio terrazzo.

Il lavoro di logistica che sta dietro all’esportazione delle piante destinate ai clienti in giro per l’Europa è davvero notevole. Credits: intoscana.it

Al contrario, Giorgio Tesi lavora con Enti pubblici e privati e con le aziende, con grandi fornitori, e soprattutto lavora con tutto il mondo. Ogni lato del pianeta è raggiunto da Giorgio Tesi, persino uno staterello come il Tagikistan ha clienti di Giorgio Tesi. Il settore vivaistico ha risentito della crisi economica globale, ma neanche più di tanto rispetto ad altri settori: era un mercato in espansione che invece che regredire si è soltanto stabilizzato, riuscendo quindi a sopravvivere.

Adesso è primavera e sono in esplosione le fioriture; man mano che si va avanti nella stagione i campi saranno sempre più colorati. Tra i colori che potevamo scegliere ci vengono proposti il rosa e il bianco e il rosso e il giallo. Di che parlo? Parlo dei fiori del corniolo da fiore, un piccolo albero molto richiesto nei giardini del Nord Europa, e delle foglie dell’acero.
Troviamo coltivate insieme queste piante in un vivaio della piana di Pistoia, Vivai Trinci, dove il signor Ivan ci descrive con passione le sue creature e i loro colori.

Coloratissimi aceri dai vivaci colori

Coloratissimi aceri dai vivaci colori

Partiamo proprio dal rosso e dal giallo degli aceri. Già, perché se tutti conosciamo l’acero rosso, quasi nessuno conosce la varietà gialla. A me, che adoro il giallo, questa variante piace molto. Mi piace scoprire quanto è varia la natura, anche se, certo, l’acero giallo è una varietà creata in vivaio. Ma è bella, assolutamente poetica, e riflette con intensità la luce calda del sole pomeridiano. Un’altra varietà di acero ha le foglie verde chiaro e cascanti come un salice: è una varietà giapponese, che a me profana tutto sembra fuorché un acero! Il bello delle foglie dell’acero, qualunque sia la varietà, è che il colore delle foglie è sempre assolutamente deciso, il rosso è rosso intenso, il verde è verde intenso, il giallo… beh, è giallo. Colori decisi, che si fanno notare, sempre. E non crediate che le foglie degli aceri siano sempre tutte uguali, con la forma da bandiera del Canada: perché esiste un acero, giapponese dal nome, kotonoito, che ha le foglie cascanti, quasi più simile ad un salice che ad un acero.

Cornus Florida. Non è un fiore bellissimo?

Cornus Florida. Non è un fiore bellissimo?

Ma è il cornus la pianta che più entusiasma Ivan: coltiva quest’albero, il cui nome scientifico è cornus florida, fin dagli anni ’70: una scommessa e un amore che finalmente, oggi che il cornus, nelle sue centinaia di varietà, è noto e richiesto in tutti i grandi giardini del mondo, in particolare d’Inghilterra, sono ricompensati. Il cornus è un vero e proprio albero, dal tronco e i rami sottili, e per prima cosa in primavera fiorisce, e solo dopo la fioritura spuntano le foglie. Nei giardini in cui è piantato, il corniolo da fiore si nota, perché è il primo in ordine di tempo a fiorire, e con la nuvola bianca o rosa delle sue chiome floreali risalta su tutti gli altri alberi da fiore che aspettano ancora qualche settimana prima di schiudere le proprie gemme. Il fiore del cornus in realtà è una piccola infiorescenza: una pallina di tanti piccoli fiorellini chiari ravvicinati racchiusi in 4 grandi brattee bianche. Oppure rosa. Oppure rosa e bianchi, rosa più intenso o più chiaro… le varietà sono tante, 620 almeno, e si potrebbe dire che Ivan conosce tutte le sue piante, una per una, e le chiama anche per nome. Una addirittura è una sua creazione, Teresa, in onore di sua nipote. Una varietà vera e propria, una creazione avvenuta proprio in questo vivaio di Pistoia, frutto di innesti e tentativi costanti, frutto di ricerca e di grande, grande passione.

Arte topiaria a Pistoia: i giocatori di golf

Arte topiaria a Pistoia: i giocatori di golf

Se nel vivaio di Ivan sono i colori dei fiori e delle foglie a catturare lo sguardo. L’altro vivaio che visitiamo invece è monocromo: è il verde del bosso e dell’ilex a farla da padrona. Ma in questa monotonia di colore ciò che non annoia sono le forme. Sì, perché il vivaio Romiti, ad Agliana, è specializzato in arte topiaria. Avete presenti quegli alberi dalle forme strane, artistiche, che decorano i giardini più eleganti o più bizzarri? Ecco, l’arte topiaria è un’invenzione dei giardinieri italiani dell’800, evoluzione naturale degli ordinatissimi giardini all’italiana sei e settecenteschi. Dall’architettura di questi giardini e delle aiuole si passa all’architettura delle singole piante. E l’evoluzione di quest’evoluzione sono le creazioni assolutamente bizzarre che vediamo qui: l’automobile, il treno, i dinosauri, l’orsacchiotto, il coccodrillo; e poi il ciclista, il giocatore di golf, il giardiniere che pota un alberino, e ancora la bicicletta, la lanterna, il delfino che salta nel cerchio, il cuore per i giardinetti più romantici… sembra di stare dentro il mondo di Alice nel Paese delle Meraviglie! Ci vuole fantasia, arte, pazienza ed estrema cura delle piante, che vengono fatte crescere intorno ad una struttura metallica che funge da anima: il bosso o l’ilex non si svilupperanno disordinatamente in altezza, come farebbero in natura, ma seguendo precisamente gli intrecci della maglia metallica alla quale sono avviluppati.

Cornus Florida in fiore

Cornus Florida in fiore

Quello del vivaismo è un patrimonio culturale oltre che economico del Pistoiese. È una risorsa che va valorizzata oltre che sfruttata in modo sostenibile. Ecco allora che la Fondazione Giorgio Tesi, con DiscoverPistoia.it e la rivista Naturart, vorrebbe far entrare il vivaismo nei circuiti turistici, creando una sorta di tour dei fiori sulla scia dei tour del vino o dell’olio che già sono attivi in molte parti d’Italia, Toscana compresa: sarebbe un passo nella direzione della promozione territoriale che, sono sicura, attirerebbe tantissime persone. Compresa mia madre ;-) .

Instameet a Pistoia, ecco le mie #mydiscover in una bella domenica di aprile

Domenica 12 aprile ho partecipato all’instameet organizzato da Igers Pistoia e DiscoverPistoia.it alla scoperta del centro storico della cittadina toscana e della sua vocazione vivaistica. Di fatto la giornata è stata distinta in due veri e propri capitoli: capitolo 1, la mattina, in centro storico, con una serie di visite guidate all’oratorio di San Leone, al Palazzo Comunale e al Battistero; capitolo 2, il pomeriggio, alla sede della Fondazione Giorgio Tesi Group, e da qui alla scoperta dei vivai più caratteristici di Pistoia. Perché il vivaismo è colonna portante dell’economia dell’area e può avere anche un grande potenziale turistico, se saputo sfruttare.

Ma andiamo con ordine. E dunque partiamo col Capitolo 1.

Capitolo 1. Gli Instagramers alla scoperta del centro storico di Pistoia

L’appuntamento, nella piazza del Duomo di Pistoia, è alle 9.45 di domenica mattina. Siamo tantissimi, in questa assolatissima mattinata, pronti con i nostri smartphone e tablet: pronti per ascoltare, conoscere, documentare fotograficamente e soprattutto condividere le nostre scoperte su instagram (ma anche su twitter e facebook, perché no?).

Per pubblicare le foto su instagram abbiamo a disposizione alcuni ashtag: #igerspistoia, ovviamente, #leggerelacittà2015, manifestazione di architettura che si è tenuta lo scorso week-end a Pistoia, all’interno del quale l’instameet si è svolto, e poi #discoverpistoia, tag che dovremo imparare a conoscere e usare, soprattutto da quando, il 24 aprile, sarà lanciato il portale discoverpistoia.it, promosso dalla Fondazione Giorgio Tesi Group per la promozione del territorio pistoiese. Infine, il tag #mydiscover, da utilizzare solo per immagini inserite all’interno di un’apposita cornice, a forma di foglia, in vista di un concorso, promosso sempre da discoverpistoia.it, che ha come fine la segnalazione delle bellezze, dei tesori, delle eccellenze, a qualunque titolo, del territorio pistoiese.

L'interno della chiesa barocca di San Leone, Pistoia

L’interno della chiesa barocca di San Leone, Pistoia

La prima tappa dell’instameet è un piccolo gioiello che neanche i pistoiesi doc, scommetto, conoscono: la piccola chiesa di San leone. Realizzata nel XIV secolo come oratorio dello Spirito Santo, sorgeva nel cuore di un quartiere medievale, alle spalle della piazza del duomo, dominato da case-torri. Queste furono tutte (eccetto una) abbattute nell’Ottocento. La chiesina è assolutamente barocca: all’interno è completamente affrescata, un’illusione ottica continua fatta di finti marmi, finte colonne, finte porte e finte architetture. La parete del Coro è la più bella, con l’affresco della Pentecoste, realizzata da due pittori fiorentini che amavano le esagerazioni barocche, ma che non riuscirono a portare a termine l’opera. La chiesina era in stato di abbandono fino a poco tempo fa, quando è stata recuperata per interesse del FAI. E infatti è proprio una guida dei Giovani FAI di Pistoia che ci racconta la storia di questa chiesa prima di lasciarci liberi di esplorarne e di fotografarne l’interno.

Dentro il Palazzo Comunale

Dentro il Palazzo Comunale

La seconda tappa è il Palazzo Comunale di Pistoia. Un palazzo che ha una storia architettonica lunghissima: sorge nel medioevo (i Pistoiesi si ritengono uno dei più antichi comuni ad emanciparsi dal potere del Sacro Romano Impero, in realtà Pistoia ha uno dei più antichi statuti comunali noti per il medioevo…) ed è di fatto il primo palazzo civile pubblico della città, realizzato espropriando case private. Ha almeno 3 fasi costruttive: in un primo tempo, infatti, il palazzo ha una facciata racchiusa in un portico di 4 arcate. In un secondo tempo viene aggiunto un portico laterale e angolare che collega in un unico camminamento coperto, ma nella terza fase questo portico laterale viene tamponato e chiuso, probabilmente per problemi di statica dell’edificio. Il portico rimane così solo in facciata, ed è il luogo dove inizialmente si amministrava la giustizia: uno spazio allo stesso tempo pubblico e funzionale. All’interno sulla destra si apre uno scalone, mentre proseguendo in avanti si arriva in una corte centrale, sulla quale affaccia il balconcino della sala del Sindaco.

Una scultura di Marino Marini ci ricorda che questo artista, al quale a Firenze è dedicato un museo, nacque a Pistoia. Tra i vari dettagli architettonici degni di nota, la nostra guida ci tiene a mostrarci una scala a chiocciola seicentesca, recentemente restaurata e di grande impatto visivo. Il palazzo comunale ospita il Museo Civico, il quale a sua volta ospita il Centro Documentazione Giovanni Michelucci, architetto del Novecento toscano che ha lasciato grandissima impronta del suo lavoro sul territorio: se avete presente la chiesa di San Giovanni Battista all’autostrada a Firenze Nord avete idea di chi sto parlando…

L'interno del Battistero di Pistoia

L’interno del Battistero di Pistoia

Uscendo dal Palazzo Comunale basta attraversare la piazza per arrivare al Battistero. L’edificio caratterizza tantissimo la città, tanto che la sua cupola la si vede anche da distante, persino dall’autostrada se ci si fa caso. Entriamo all’interno di questo luogo sacro, a pianta ottagonale come tantissimi battisteri medievali. Medievale è anche il fonte battesimale, nel centro dell’aula, tutto decorato in marmi bianchi e neri (anzi, verdi: per la precisione, il marmo bianco è di Carrara, mentre la pietra verde viene dalla vicina Prato). L’interno, anche se può sembrare spoglio, è molto austero. L’esterno è in restauro. Ma nessun problema, perché gli instagramers possono arrivare laddove solo i restauratori possono! Ci viene infatti offerta la possibilità di salire sulle impalcature e di vedere da vicino la decorazione scultorea della facciata, nonché di ammirarne dettagli che non si notano neanche da terra in assenza di impalcature! Ci soffermiamo a guardare le formelle con le storie di San Giovanni Battista, risalenti al XIV secolo. I capitellini in marmo bianco decorati con puttini sono un’altra chicca bizzarra della decorazione di questo fronte dell’edificio.

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Formella con le storie di San Giovanni Battista sulla facciata del Battistero di Pistoia. Qui è rappresentata la consegna della testa del Battista a Salomè

Capitolo 2. Gli instagramers tra i fiori, con la Fondazione Giorgio Tesi

E’ quasi ora di pranzo, e noi instagramers lasciamo il centro di Pistoia alla volta del “contado”, dell’area fuori dalla città dove si trova la maggior parte dei vivai che caratterizzano il paesaggio, ma anche l’economia, pistoiese. Il nostro anfitrione, la Fondazione Giorgio Tesi, ci offre il pranzo e si racconta, illustrandoci l’attività vivaistica (esportazione di fiori e piante in tutto il mondo, Tagikistan compreso) e l’interesse allo sviluppo sociale e culturale della città. La Fondazione nasce per questo, così come la sua creatura, DiscoverPistoia, nasce in collaborazione con la Regione Toscana per promuovere tutto il territorio pistoiese nella sua varietà, dal vivaismo alla cultura, alla montagna pistoiese. Una rivista, Naturart, racconta già da qualche anno la bellezza culturale del territorio di Pistoia. Ma da adesso in avanti si passerà in rete.

La piana di Pistoia, dominata dai vivai

La piana di Pistoia, dominata dai vivai

Inizia poi il tour dei vivai. Partiamo dalla sede di Giorgio Tesi, del quale oltre alle serre vediamo il capannone di carico: perché Giorgio Tesi produce ed esporta a grandi livelli; il capannone contiene fino a 15 autotreni ed ha un piazzale antistante nel quale vengono sistemate le piante cliente per cliente. La logistica, ci viene fatto notare da Niccolò, la nostra guida, è fondamentale: organizzare carichi, spazi all’interno del camion e itinerari per le consegne è imprescindibile. La Giorgio Tesi è la prima azienda certificata EMAS in Europa perché autoproduce compost internamente, direttamente dai resti organici delle piante, ed è tra le aziende più importanti di Pistoia, nel cui territorio lavorano circa 1100 vivai, più o meno grandi.

Il tour vivaistico prosegue ai Vivai Trinci, dove il signor Ivan ci mostra orgoglioso le sue passioni che ha trasformato in produzioni: acero e cornus. Se l’acero bene o male lo conosciamo tutti, in particolare quello rosso e quello che sta sulla bandiera canadese, nessuno dei presenti conosce il cornus. Cornus Florida è un albero, di origine canadese, che fa degli splendidi fiori bianchi o rosa, a seconda della varietà. Pianta poco nota e poco diffusa fino a pochi anni fa, oggi è richiestissima per abbellire i giardini di mezzo mondo: una bella soddisfazione per Ivan, che coltiva Cornus fin dagli anni ’70 e che oggi vede materialmente i frutti di un lavoro trentennale fatto di passione, di sacrifici e di ricerca.

cornus florida

Il tour si conclude poi in un altro particolarissimo vivaio: Romiti, dedicato interamente all’arte topiaria. L’arte topiaria è la capacità di realizzare vere e proprie sculture a partire da piante, principalmente ilex o bosso, che sono cespugli in grado di adattarsi alle forme più particolari. Nata in Italia a metà Ottocento come derivazione dal Giardino all’Italiana, oggi chi produce arte topiaria è in grado di ricreare davvero di tutto: il segreto sono le strutture metalliche nelle quali i rami della pianta vengono incastrati, ricoprendo la struttura con le foglie rigogliose. Gli esempi che abbiamo qui sono notevoli: si va dai delfini ai ciclisti alla Ford a grandezza naturale, dal giocatore di golf al tirannosauro, passando per il coccodrillo e per l’orsacchiotto. Ce n’è davvero per tutti i gusti e per tutte le fantasie. Si tratta di realizzazioni piuttosto costose, però, e l’alto prezzo di ogni singola scultura vivente è dovuto sia alla struttura metallica realizzata ad hoc che alla cura e mantenimento della pianta.

Arte topiaria nei vivai di Pistoia

Arte topiaria nei vivai di Pistoia

Il nostro accompagnatore Niccolò ci dice che un obiettivo della Fondazione sarebbe far diventare quello dei vivai un percorso turistico accessibile a quanti hanno interesse per le piante e per il paesaggio: in effetti, il territorio che attraversiamo è un continuo susseguirsi di colori, di campi, di piante, ma anche di piccoli edifici, chiesine e abitazioni, che contribuiscono a rendere poetico questo paesaggio rurale così particolare. Il problema, che solleva Niccolò, è però la dispersione, perché i vivai sono sparsi nel territorio e spesso difficili da raggiungere. Per questo si stanno vagliando varie possibilità, e chissà che presto il Tour dei Vivai non diventi una realtà nell’offerta turistica e culturale di Pistoia: mia madre ringrazia, statene certi ;-) .

Concludo il racconto della giornata, come anticipato nel titolo, con una galleria di #mydiscover, le foto catturate attraverso una cornice a forma di foglia, scelta proprio da DiscoverPistoia per individuare le eccellenze del territorio pistoiese. Buona visione!

Il Primo Maggio in Toscana è Magnalonga!

L’anno scorso avevo partecipato alla Magnalonga, un percorso naturalistico-gastronomico, o viceversa, che si sviluppa lungo i sentieri del Mugello e che prevede, lungo la passeggiata, una serie di tappe enogastronomiche, perché se l’appetito vien mangiando, a scarpinare per km e km viene la fame nera! Se vi siete persi la Magnalonga dell’anno scorso, non temete, potete recuperare e affrontarla quest’anno!

Anche quest’anno, infatti,  per onorare la festa dei lavoratori viene organizzata la Magnalonga del Primo Maggio, che permetterà ai partecipanti di percorrere due itinerari appositamente studiati sull’Appennino mugellano.

magnalonga

Per questa edizione, la 24°, la Magnalonga del Mugello torna a Vicchio, dove è nata oltre 20 anni fa, con partenza e arrivo da una delle piazze principali del paese, a soli 600m dalla stazione che lo collega a Firenze con treni che passano circa ogni ora.

La Magnalonga del Mugello 2015 passerà per luoghi evocativi come la scuola di Don Milani a Barbiana e porterà i partecipanti ad ammirare il panorama da punti panoramici mozzafiato sulla vetta del Monte Giovi.

Il percorso è articolato in due itinerari  di lunghezza differente in modo da consentire la massima partecipazione: uno medio di 12 km circa e uno più impegnativo di 22 km circa.

Lungo il tragitto saranno dislocati alcuni posti tappa che funzioneranno da ristoro con assaggi di prodotti tipici del Mugello e della Val di Sieve, accompagnati da vini Chianti Rufina e Pomino. Inoltre, al termine della passeggiata sarà offerto presso il circolo di Vicchio un pranzo/merenda che concluderà la camminata.

Iscriversi alla Magnalonga è semplicissimo attraverso la pagina http://www.visitmugello.com/magnalonga-del-primo-maggio/ oppure chiamando la Arcobaleno Sport Vicchio ai numeri 338 2556304055 8448155.

La quota di partecipazione è di 20€ per gli adulti e 10€ per i minori di 14 anni e include portabicchiere, bicchiere, acqua, ristoro alle tappe e pranzo/merenda.

E’ possibile consultare il programma dettagliato e i percorsi della Magnalonga del Primo Maggio 2015 in Mugello sul sito http://www.visitmugello.com/magnalonga-del-primo-maggio/.