Come passerei il giorno del mio compleanno (se esistesse il teletrasporto)

Se il giorno del vostro compleanno aveste la possibilità di teletrasportarvi ovunque sul pianeta per poter rivivere o risperimentare le esperienze già vissute che vi hanno entusiasmato di più nel corso dei vostri viaggi, dove andreste e cosa fareste?

Ci sto pensando da stamattina, visto che oggi è il mio compleanno, che sono chiusa in casa perché piove e che il cielo plumbeo e l’atmosfera novembrina mi rendono particolarmente indolente, pigra e svogliata (ma ci sta che sto pomeriggio mi ripiglio, o magari proprio dopo questo post!). Cosa farei se potessi ritornare in un giorno solo nei posti che mi sono piaciuti di più al mondo e rivivere le esperienze più esaltanti?

La mia sveglia, sarò bizzarra, ma vorrei che me la desse il muezzin di Petra, Giordania, che cantando la preghiera al mattino presto mi trasportava da subito in un’atmosfera sospesa nel tempo. Il muezzin cantava tutte le mattine, certo, ma la mattina di Petra fu particolarmente emozionante. E che ve lo dico a fare, percorrere il Siq, aspettare dietro ogni curva dello stretto sentiero di vedere apparire El Kazhné, e vederlo schiudersi finalmente davanti agli occhi, è un’emozione pari al risvegliarsi in un posto nuovo, un luogo che finora conoscevi solo nei tuoi sogni, ma che scopri esiste veramente.

Visto che è luglio, che dovrebbe esserci il sole e che sarebbe bello andare al mare, la prima cosa che mi viene in mente che vorrei rifare è tornare su Heron Island, la splendida isola della Barriera Corallina Australiana sul tropico del Capricorno dove, oltre a prendere (ahimè sempre troppo poco) il sole su un’isola da mari del Sud, per la prima volta nella mia vita ho fatto snorkeling. E che snorkeling! In mezzo agli squali e alle razze, tra banchi di pesci coloratissimi e stelle marine psichedeliche. Quella sì che è stata un’esperienza! Per riviverla in maniera perfetta occorrerebbe una bella giornata di sole (perché ad Heron Island non fummo così fortunati con il tempo), meno timore dello snorkeling (una cosa che però si ottiene solo con l’esperienza): l’adrenalina che ci ha lasciato quell’esperienza, oltre che l’eccezionalità dell’impresa, è stata uno dei ricordi più intensi del nostro viaggio in Australia, e mi sembra decisamente un bel modo per iniziare la giornata del mio compleanno! ;-)

Per pranzo teniamoci leggeri, o almeno proviamoci: cibo da strada in Sicilia, tra arancini, cannoli e granite al gelso direi che ce la possiamo cavare egregiamente. La Sicilia sarebbe effettivamente un viaggio da ripetere nella sua interezza: all’epoca eravamo giovani e squattrinati (non che ora navighiamo nell’oro!), per cui avevamo fatto un tour della Sicilia che definire low cost non rende l’idea di quanto poco si spese. Dovendo tagliare spese, sacrificammo la parte culinaria della Sicilia, e forse è per questo che quel poco di tipico che mangiammo ci è rimasto particolarmente nel cuore!

Nel pomeriggio un po’ di shopping va fatto, sennò che cosa mi regalo? Allora voglio volare a Londra, dove lo shopping è davvero estremo! Fermo restando che presto ripeterò l’esperienza, Londra è veramente il luogo ideale dove spendere e spandere con le amiche. Oddio, anche New York ben si adatta alla bisogna, però oggi a Manhattan ci andrei più tardi…

Lo so che è estate, ma la giornata piovosa nel mondo reale mi induce a pensare che un bel té ci starebbe bene. E c’è un solo posto al mondo (per ora) dove vorrei essere per bere una tazza di té: è la sala da té Mariage Frères nel cuore del Marais a Parigi. Se qualcuno si dovesse lamentare che in questa mia giornata ideale relegare Parigi a mero sfondo di una tazza di té è un sacrilegio, rispondo che io a Parigi ci vivrei proprio, altro che…

Il tramonto c’è solo un posto dove vorrei rivederlo: nella foresta amazzonica peruviana. Lì il crepuscolo è annunciato dalle cicale che letteralmente suonano la sirena del coprifuoco, anche perché il buio scende velocemente all’Equatore. Ma se si guarda il fiume, e la riva di fronte, l’arancio del cielo ti colpisce perché non pensavi che cieli così potessero esistere davvero. E invece ci sono, esistono, e sono davvero incredibili.

E quando cala la notte, bisogna trasferirsi a New York. Sì, perché io per festeggiare il mio compleanno pretendo di prendere l’aperitivo al 230° RoofTop: locale molto fashion sulla terrazza di un grattacielo sulla Fifth Avenue da cui si gode il panorama dei grattacieli di Manhattan illuminati by night. Una vista meravigliosa, che ti fa sentire parte di una città cosmopolita e moderna, e ti fa sentire figo, diciamolo pure. ;-)

230 RoofTop on Fifth Avenue

230 RoofTop on Fifth Avenue

Per concludere la serata resterei a New York e andrei a Broadway a vedere un musical. Ho visto Mary Poppins, ma ce n’è a decine in cartellone, c’è l’imbarazzo della scelta! E a fine serata mangerei un bel cupcake seduta sulle scalette in Times Square, che fa sempre piacere…

Per dormire, infine, tornerei nel lodge di Petra in cui mi sono svegliata stamattina al canto del muezzin; un posto turistico, certo, ma magico, un villaggio abbandonato risistemato in hotel. Molto bello, molto pittoresco, molto da Mille e una Notte. E chissà che, addormentandomi qui, al termine di questa giornata da sogno, domani non mi sveglio davvero al canto del muezzin, pronta a ripartire, ad andare in giro per il mondo…

Portobello Road da favola, anzi da film

Tutti noi abbiamo visto “Pomi d’ottone e manici di scopa” con Angela Lansbury nel ruolo di un’improbabile aspirante strega che accoglie tre ragazzini sfollati durante la II Guerra Mondiale e con loro si mette alla ricerca di un prezioso libro di magia con il quale completare il suo corso di stregoneria. Proprio l’inizio delle ricerche porta i protagonisti a Londra, una Londra buia sulla quale incombe la guerra, una Londra sospesa tra il sogno e la realtà. Così quando alla nostra strega viene detto che solo a Portobello Road potrà trovare, forse, quello che sta cercando, ecco che veniamo tutti quanti catapultati in un suggestivo mercato delle pulci che sa di magico e di polveroso, nel senso buono del termine, della polvere che copre i ricordi… In effetti rivedere da adulta Pomi d’ottone e manici di scopa è un tuffo nel passato che stimola la stessa sensazione di dolce nostalgia che si ha a guardare Mary Poppins (altro film Disney ambientato a Londra). Qui la somiglianza con Mary Poppins la fa la canzoncina, mentre l’atmosfera che vi vedo è la stessa che viene creata in Harry Potter… La magia, come vedete, torna sempre ;-)

Ma non è di film che voglio parlare, ma del fatto che non mi sarebbe mai venuto in mente questo film se oggi un tweet di @vivilondra non me l’avesse ricordato:

In un attimo ho ricordato la scena del film, ma soprattutto il fatto che io, nel corso delle mie esperienze londinesi, da Portobello Road ci sono passata! E certamente oggi, turistica e strafrequentata, ha perso un po’ di quell’alone di mistero e bellezza che un tempo aveva: i banchini dei venditori ambulanti non sono più così suggestivi e particolari e strizzano l’occhio al turismo di massa. Beh, a ricordarci com’è Portobello Road oggi c’è un altro film… davvero non sapete quale? Ma è Notting Hill, in particolare quel passaggio in cui passano i giorni, i mesi, le stagioni, e Hugh Grant pensa desolato e innamorato alla bella attrice Julia Roberts… Tutta un’altra atmosfera, ma resta l’immagine di un luogo musicale, sospeso, suggestivo, dove i sogni e i desideri possono prendere corpo. Prometto che la prossima volta cercherò di vivere Portobello Road come se fossi in un film, per cogliere anch’io l’atmosfera magica che il cinema le ha sempre dato e sempre le darà.

Quel paradiso di Villa Carlotta sul Lago di Como

Certo, se decidi di vivere su un lago, evidentemente, ami il bello e ami circondarti di cose belle. Aggiungo, un po’ prosaicamente, che hai i mezzi per poterti permettere il bello del bello. E quindi non ti costruisci semplicemente una casa sul fronte del lago, no: ti costruisci una villa superba con approdo incluso. La arredi con opere d’arte e copie di opere d’arte degli artisti a te contemporanei che più ami, perché ami circondarti di cose belle, e curi il tuo giardino. Che non è semplicemente un giardino, ma un vero e proprio parco. Un orto botanico, anzi.

Un paradiso vista lago: Villa Carlotta sul Lago di Como

Un paradiso vista lago: Villa Carlotta a Tremezzo, sul Lago di Como

E noi, poveri mortali, accediamo alla tua tenuta dall’ampia cancellata, e ci troviamo davanti una fontana con ninfee, racchiusa da siepi che sembrano petali di fiore. E saliamo la prima rampa di scale che porta all’ingresso della villa e da una parte e dall’altra una galleria a limonaia. Il profumo di agrumi che si sprigiona è inebriante, fresco, frizzante. Un’altra rampa di scale e qui è il gelsomino che comanda: e di nuovo il profumo è intenso, fresco, stuzzicante. Questo giardino romantico è solo un’anteprima, un assaggio della bellezza di cui siamo circondati.

La valle delle felci nell'orto botanico di Villa Carlotta-Tremezzo

La valle delle felci nell’orto botanico di Villa Carlotta-Tremezzo

Finalmente si entra nella villa, che oggi è più che mai un museo, ma che già come museo sicuramente doveva averla concepita Gian Battista Sommariva , il suo proprietario, colui che amava il bello e amava circondarsi di cose belle. Se anche non lo sai, lo capisci subito che sei davanti a dei capolavori: di quelli più noti, come l’Amore e Psiche di Canova, capisci che si tratta di una copia perché sai che l’originale è al Louvre, tuttavia scopri che il nostro anfitrione non ha voluto una copia qualunque, ma l’ha commissionata all’unico allievo del Canova al quale il maestro aveva dato l’autorizzazione a eseguire riproduzioni dalle sue opere. Se Canova è l’artista preferito per quanto riguarda la scultura (e non abbiamo solo copie, ma anche originali, come il Palamede, e statue in gesso), per la pittura è Francesco Hayez con L’ultimo addio di Romeo e Giulietta, un altro dipinto di questo pittore il cui tema è il bacio, anche se la sua opera più nota è proprio Il bacio.

Usciamo di nuovo fuori, perché il bello della villa è l’ampio parco che si sviluppa sul dolce pendio che accompagna la riva del lago. E’ un orto botanico a tutti gli effetti, con una sezione dedicata alle camelie, il bosco dei rododendri, il giardino dei bambù (bellissimo, sembra di stare in un giardino giapponese) e una zona, la valle delle felci, che mi ha riportato immediatamente alle foreste pluviali australiane, dove le felci a ombrello crescono rigogliose in un ambiente umido e selvaggio. Il tutto è una passeggiata piacevolissima, nel verde e in mezzo ai fiori. Tra le fronde degli alberi, ogni tanto, si insinua il blu del lago sottostante. Per ricordarci che ci troviamo in un paradiso con vista sul paradiso.

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Il Giardino dei Bambù di Villa Carlotta

Il tempio nascosto di Spoleto

Pochi giorni fa, nel corso del nostro “Sensational Umbria” Tour abbiamo visitato Spoleto. Non ci siamo preparati una visita della città: sapevamo che volevamo vedere la bella piazza del Duomo immortalata, tra gli altri, anche da Steve McCurry, e poco altro.

Con La Guida Archeologica Laterza in mano andiamo in esplorazione del tempio di Sant'Ansano

Con La Guida Archeologica Laterza in mano andiamo in esplorazione del tempio di Sant’Ansano

Sapevamo che storicamente la città vantava origini romane. Abbiamo scelto, così, una guida un po’ particolare: ci siamo affidati infatti alla Guida Archeologica Umbria Marche della Laterza, e in particolare abbiamo cercato un monumento che mi era capitato di studiare, ma che in pochi conoscono: il tempio di Sant’Ansano. Per trovarlo siamo dovuti salire fino alla piazza del Mercato, che anticamente era il Foro di Spoleto, la piazza più importante, e da qui percorrere via dell’Arco di Druso, così chiamata perché scavalcata da un arco onorario romano, dedicato a Druso, nipote di Augusto. L’arco anticamente costituiva la porta di accesso al foro e accanto vi sorgeva un poccolo tempio su alto podio con 4 colonne sulla fronte: un tempio che per la sua posizione (aperto sulla piazza principale della città) e per le sue caratteristiche doveva essere destinato al culto dell’imperatore.

Il tempio, così come l’arco, è realizzato nel I secolo d.C., un’epoca di grande ricchezza per Spoleto così come per tutte le città d’Italia nei primi decenni dell’Impero. Il tempio mantiene la sua funzione molto a lungo, ma nel VI secolo d.C., una volta caduto l’impero romano e nel bel mezzo delle guerre tra Goti e Bizantini per il possesso dell’Italia centrale, al di sopra di esso fu costruita una chiesa dedicata al santo eremita Isacco, le cui spoglie mortali furono accolte in un sarcofago custodito nell’annessa cripta. Il sarcofago è finemente scolpito. Buffe figure ne ornano i lati.

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Una curiosissima figura sull’angolo del sarcofago di Sant’Isacco

Qualche secolo più tardi fu cambiato l’orientamento della chiesa, che ormai è dedicata a Sant’Ansano.

La chiesa si imposta direttamente sulla sommità del podio del tempio: antico e nuovo piano d’uso coincidono. La cripta invece è ricavata immediatamente davanti all’antica facciata del tempio, sventrando la scalinata di accesso. L’interno è una piccola meraviglia, con le pareti affrescate e il soffitto sorretto da piccole colonnine in marmo, provenienti da qualche edificio romano in rovina. Ciò che rimane visibile del tempio, invece, è proprio il podio, che si distingue proprio bene lungo il lato esterno: i templi romani solitamente erano realizzati su alto podio perché si doveva avvertire il distacco tra l’uomo e il divino; quando in età medievale il livello del suolo si innalza, il podio viene pian piano interrato, divenendo fondamenta della chiesa di Sant’Ansano.

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Incredibile come la storia di certi edifici sia così nascosta eppure intensa. Anche se non si tratta di edifici universalmente noti, hanno comunque una storia, la loro storia, da raccontare. Una storia scritta nelle pietre e nei muri che sono contenta e orgogliosa di potervi raccontare.

I colori dell’Altopiano di Castelluccio

Castelluccio di Norcia è nota per due motivi: le lenticchie e i colori dei campi di lenticchie coltivate a Piangrande. Per le lenticchie qui la gente ci viene tutto l’anno, in particolare verso fine dicembre a fare scorta per il cenone di Capodanno ;-) , mentre per i fiori deve correre qui a giugno.

Romantica immagine del borgo di Castelluccio di Norcia

Romantica immagine del borgo di Castelluccio di Norcia

Se si cerca su Google, le immagini di Castelluccio in questo periodo sono roba da togliere il fiato: il rosso, il giallo, il viola dei fiori creano geometrie di colori meravigliose. Il giallo è dato dai fiori delle lenticchie, il rosso e il viola dalle infestanti (in particolare il rosso è il papavero) che spuntano nei campi di lenticchie sovrapponendosi alla fioritura. Se le foto mostrano una tavolozza accesissima di colori, la realtà è un po’ diversa, nel senso che (ci spiegavano all’Agriturismo Fonte Antica, dove abbiamo stabilito la nostra base, poco fuori Norcia) non è detto che la fioritura delle lenticchie e delle infestanti avvenga in contemporanea e certo molte delle foto che si trovano pubblicate in giro sono variamente ritoccate. Questo tanto per avvertire che non è così scontato trovare le fioriture coloratissime che in molti promettono. Trattandosi di un fenomeno naturale, tra l’altro, va soggetto ai capricci della natura e del tempo: così, pur se il periodo della fioritura è giugno, non si può sapere con certezza quali saranno le giornate giuste per cogliere tutti i colori nel loro splendore. Noi per esempio abbiamo trovato solo il giallo del fiore delle lenticchie. Ma la gioia per gli occhi è stata grande ugualmente.

Castelluccio fioritura 2014Piangrande è davvero una piana che si dilunga a perdita d’occhio. Lo domina il Monte Vettore, sulle cui cime non si sono ancora sciolte le ultime nevi: siamo nel cuore dei monti Sibillini, area di percorsi naturalistici e archeologici, come quello che porta sulle tracce dell’antro della Sibilla (segnalatomi da Anna del blog Dallo scarpone alle ciaspole). Noi non abbiamo affrontato alcun percorso. Semplicemente ci siamo persi a guardare il paesaggio. Dapprima nel bel mezzo della piana, dove sono allevati i cavalli: e infatti queste lande così aperte si prestano, anche nell’immaginazione, all’allevamento dei cavalli, come se fossimo in una qualche grande prateria…

Poi ci siamo spostati verso Castelluccio. Immediatamente ai piedi del rilievo sul cui cucuzzolo si aggrappa il paesino, i campi di lenticchie in fiore offrono uno spettacolo che si accende sotto i raggi del sole del tardo pomeriggio. Qualche nuvola gioca a illuminare e a nascondere Castelluccio e ad accendere e spegnere i campi gialli. Sarà che il giallo è il mio colore preferito, ma questo è davvero un luogo di grande bellezza.

La fioritura delle lenticchie a Piangrande, alle falde del Monte Vettore

La fioritura delle lenticchie a Piangrande, alle falde del Monte Vettore

Dal borgo di Castelluccio si dipartono altri percorsi che, salendo sulle montagne, permettono di apprezzare dall’alto i colori dell’altopiano. Da qui, si può anche decidere di immortalare Castelluccio illuminata dal sole. Giocando a fare Steve McCurry…

Castelluccio di Norcia, Pian Grande

Castelluccio di Norcia, Pian Grande, by Steve McCurry

La nostra Sensational Umbria: un tour dell’Umbria sulle orme di Steve McCurry

Campi NorciaDiciamo pure che ogni scusa è buona per partire. Questa volta la scusa è stata la mostra “Sensational Umbria” di Steve McCurry che abbiamo visto a Perugia poco tempo fa. È innegabile l’intento promozionale di quella mostra fotografica che, attraverso l’occhio di un grandissimo professionista della fotografia, vuole far conoscere al pubblico l’Umbria in tutte le sue sfaccettature. E infatti noi siamo cascati in questa “trappola”: tra le varie immagini che ci hanno colpito, ad esempio, c’è quella che McCurry ha scattato a Castelluccio di Norcia, nel cuore dei Monti Sibillini. Non conoscevamo Castelluccio di Norcia, ma poco tempo dopo abbiamo scoperto che in realtà è molto nota per due motivi: la coltivazione delle lenticchie e soprattutto i campi fioriti che a giugno trasformano l’altopiano di Castelluccio in una tavolozza intensissima di colori.

E così si parte, per un week-end che ci porta, tra l’altro, su altri set fotografici sfruttati da McCurry per Sensational Umbria: Spoleto e Norcia. In più ci abbiamo aggiunto le Fonti del Clitunno, perché una sosta nel verde e nella pace fa sempre piacere.

A Spoleto ci siamo fermati nella mattina di sabato. La città è tutta in salita, le sue strade salgono tra alti edifici medievali, qua e là spunta qualche lacerto delle antiche mura romane e delle strade basolate della città romana, che a suo tempo fu molto fiorente e che in età longobarda fu capitale del Ducato di Spoleto. Per deformazione professionale volevo visitare il tempio di Sant’Ansano con la cripta di Sant’Isacco: un tempio romano del I secolo d.C. che nel VI secolo, quando ormai l’impero romano non esisteva più e con esso gli antichi culti pagani, fu abbandonato e affiancato da un luogo di culto che accolse la tomba di Sant’Isacco. Qualche secolo dopo al di sopra del podio del tempio e della piccola cappella fu costruita la chiesa di Sant’Ansano che ha mantenuto la cripta di Sant’Isacco e si imposta direttamente sul piano di pavimento dell’antico tempio. Un piccolo complesso che piace agli archeologi… ;-) Accanto sorge l’arco di Druso, del I secolo d.C.: sono i resti più evidenti delle origini romane della città.

Spoleto, la scenografica piazza del Duomo

Spoleto, la scenografica piazza del Duomo

Si sale e si sale, e si arriva a costeggiare il palazzo arcivescovile e andando avanti ad un certo punto ti volti e la vedi, laggiù in fondo, sulla tua sinistra: la piazza del Duomo. Anch’essa immortalata da McCurry, che ha fotografato Spoleto durante il Festival dei Due Mondi (l’edizione 2014 si svolgerà a partire dal 27 giugno), è di fortissimo impatto: la chiesa si staglia sul fondo di un’ampia piazza che si trova in fondo ad una discesa rispetto al punto di vista dell’osservatore. Per quanto tu possa averla vista in fotografia mille volte, vederla dal vero è una grande emozione.

La fioritura delle lenticchie a Castelluccio

La fioritura delle lenticchie a Castelluccio

Nel pomeriggio ci andiamo a sistemare nel nostro agriturismo, Fonte Antica in frazione Campi di Norcia, in una zona bellissima paesaggisticamente: ai piedi dei Monti Sibillini, tra campi coltivati, pascoli e borghi antichi, con qualche castello diruto a testimonianza del passato medievale della zona. E poi ci rimettiamo in marcia: destinazione Castelluccio di Norcia, un po’ per ritrovare l’inquadratura di McCurry, un po’ per vedere tutti i campi fioriti che fanno la fortuna turistica della zona. Nella splendida valle su cui domina la piccola Castelluccio, tra allevamenti di cavalli e campi di lenticchie, prevale il giallo dei piccoli fiorellini della lenticchia. Il posto è molto bello, la valle è molto ampia, si stende a perdita d’occhio, fino al Monte Vettore sulla cui cima si devono ancora finire di sciogliere le nevi. È bello stare in mezzo a luoghi così sconfinati, la giornata di sole pieno rende tutto ancora più bello. Il borgo di Castelluccio è proprio piccino e semiabbandonato. Da quassù la vista sulla valle è spettacolare. Questi spazi aperti regalano un senso di pace e di pienezza che non ha pari!

La sera ceniamo in agriturismo, poi stanchi della giornata ci tuffiamo a letto.

Domenica mattina andiamo a Norcia, dove McCurry ha realizzato un’altra foto-capolavoro, nella piazza principale del borgo. Racchiusa da un circuito murario molto ben tenuto, il borgo è molto turistico, e mi fa un po’ effetto Aigues Mortes (Camargue): un borgo quasi finto, totalmente a misura di turista. Le norcinerie sono ovunque, e d’altronde se si chiamano norcini un motivo ci sarà… La piazza immortalata da McCurry è oggettivamente molto bella: su di essa si affacciano gli edifici medievali principali di Norcia, e la statua centrale costituisce un punto di fuga notevole che infatti non è sfuggito a McCurry nel comporre la sua fotografia.

Norcia

Norcia

Ormai sulla via del ritorno deviamo dal McCurry Tour per andare alle Fonti del Clitunno: un posto magico, luogo di pace e di natura rigogliosa da sempre ritenuto sacro (nei pressi vi sorgeva un santuario preromano, poi nel V secolo d.C. fu costruita poco distante la piccola chiesa di San Salvatore a forma di tempietto, da cui il nome Tempietto del Clitunno). Addirittura lo scrittore romano Plinio il Giovane ne rimase affascinato. E la sua bellezza, mutata poco nei secoli, esercita una certa attrazione ancora su di noi. Un laghetto con cigni e paperelle, un salice piangente, acqua pura di sorgente e una bella giornata di sole: un luogo romantico come pochi, e infatti c’è una coppia di sposi che si fa fare il servizio fotografico. Ci rechiamo anche al Tempietto del Clitunno, ma ahimè troviamo chiusa l’area archeologica, che è aperta a domeniche alterne (e naturalmente non questa). Pazienza.

Il romantico laghetto delle Fonti del Clitunno

Il romantico laghetto delle Fonti del Clitunno

Prima di ripartire pranziamo qui nei pressi.

E poi via, si torna a casa, pronti per la prossima gita fuoriporta!

Un giretto per Perugia

Con l’occasione della visita alla mostra fotografica “Sensational Umbria” di Steve McCurry, abbiamo approfittato per fare un giro a Perugia, nel suo bellissimo centro storico.

011 La mostra rimane appena al di fuori del centro storico, al quale si accede tramite un sistema di scale mobili che porta nel cuore della città. Sì, perché il primo impatto che si ha con Perugia è la sorpresa di trovarsi a camminare in una vera e propria città sotterranea, completa di strade, edifici con porte e finestre affacciate su di esse: è la Perugia sotterranea, una dedalo di vicoli molto suggestivi, valorizzati da una luce calda e soffusa e dall’utilizzo di alcuni ambienti per esposizioni di artisti e per promozione turistica.

007Poi si arriva in superficie e si esce sul corso principale di Perugia: una bella via larga, rigorosamente pedonale, sulla quale si affacciano antichi palazzi. In fondo si intravvede la famosa fontana di piazza IV Novembre, chiusa su un lato da Palazzo dei Priori e dall’altro dalla cattedrale della città. Da un lato e dall’altro della lunga strada si dipartono invece vicoli bui e tortuosi che scendono verso le pendici della rocca, che fu abitata da sempre, sin dai tempi degli Etruschi. Non per niente l’accesso principale e monumentale della città è il cosiddetto Arco Etrusco, ingresso maestoso che ha mantenuto intatta attraverso i millenni la sua funzione (ora in restauro). Scendere lungo questi vicoli vuol dire cogliere gli scorci che gli incroci, i passaggi sotto gli archi, le murature medievali creano. Dalla strada in discesa che invece da dietro la cattedrale scende fuori le mura fino a incontrarsi con l’Arco Etrusco, si gode invece il panorama sulla città e sul paesaggio collinare dell’Umbria.

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Tra le tante chiese che potevamo visitare seguiamo il consiglio di Silvia del blog Tracce: il tempio di S.Andrea. È una chiesa bizantina, a pianta centrale rotonda molto suggestiva. Per raggiungerla bisogna uscire dall’Arco Etrusco e seguire le indicazioni. Il tempio di Sant’Angelo è in fondo ad una lunga strada, accanto alla Porta S.Angelo, circondata da un bel prato verde dove può essere piacevole fermarsi a leggere un libro. Caratteristiche dell’interno della chiesa sono le colonne di reimpiego che sostengono gli archi che a loro volta sostengono il tetto. Basi, colonne e capitelli provengono tutti da antichi monumenti romani; le colonne sono abbinate a due a due  e basi e capitelli sono scelti per adattarli all’altezza degli archi. Un gioiellino per gli amanti dell’architettura.

Il tempio di Sant'Angelo, Perugia

Il tempio di Sant’Angelo, Perugia

Se invece amate il cioccolato dovete tornare in piazza IV Novembre: qui c’è il Chocostore, che ci ricorda tutto l’anno che Perugia è la sede dell’Eurochocolate, nonché la patria della Perugina. E dopo una sosta qui il ritorno a casa è senz’altro più dolce…