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Passeggiate romane: dall’Esquilino all’Oppio

Roma: Colosseo, Fori, Vaticano, Trastevere, Piazza Navona e poco altro. Se si pensa di fare una gita di un giorno a Roma solitamente ci si riduce a queste mete, che non sono poca roba, ma che sono una piccola parte rispetto all’immensità della capitale. È bello invece abbandonare i soliti percorsi e scoprire qualcosa di nuovo. Per farlo, però, la cosa migliore è affidarsi alla guida di una persona del posto. Ed è quello che ho fatto io. Seguendo il principio del Travel with a local, per la mia ultima discesa a Roma mi sono affidata completamente alla guida di una cara amica archeologa innamorata della sua città. Lei mi ha condotto per mano attraverso quartieri che non conoscevo.

L’itinerario che abbiamo seguito è stato Piazza Vittorio – Esquilino – Via in Selci – Oppio, fino a ridiscendere nella valle del Colosseo. Venite con noi.

Piazza Vittorio

i Trofei di Mario nei giardini di Piazza Vittorio

È il cuore dell’Esquilino. Ma soprattutto è il cuore di una Roma che appena diventata capitale voleva essere degna delle più moderne capitali europee. Ecco che Piazza Vittorio è un grande spazio occupato al centro da un bel parco/giardino e chiuso su tutti i lati da palazzi di varia epoca, dal medioevo alla fine dell’800. Da qui si dipartono ben 12 strade: ecco perché questa piazza doveva essere così importante nella visione urbanistica della fine dell’800. In più è vicina alla Stazione Termini e non lontana dalla valle del Colosseo. Un’ottima posizione, dunque. All’interno del grande giardino colpiscono l’attenzione i resti archeologici dei cosiddetti Trofei di Mario: si tratta in realtà di una fontana monumentale dell’età dell’Imperatore Alessandro Severo (inizi III secolo d.C.), luogo di arrivo e punto di diramazione delle acque di un acquedotto, l’Aqua Claudia o Anio Novus, che riforniva la capitale dell’Impero. Il nome invece deriva dai cosiddetti Trofei di Mario, in marmo, erroneamente attribuiti al condottiero romano del II-I secolo a.C., che furono spostati in Campidoglio alla fine del Cinquecento. A completare il tutto c’è la Porta Magica, un muro con una porta murata ai lati della quale si trovano due statue del dio egizio Bes, che a Roma ebbe una certa fortuna. Lasciamo questa piazza nella quale a fine febbraio i peschi sono già in fiore e discendiamo l’Esquilino lungo una delle 12 strade che da qui si dipartono.

Arco di Gallieno

L’arco di Gallieno

Roma è così: in ogni dove saltano fuori resti archeologici, anche quando meno te li aspetti. Pensiamo sempre a grandi spazi, grandi monumenti magari racchiusi da ampi recinti, ma non sempre è così. Uno di questi monumenti, per esempio, il cosiddetto Arco di Gallieno, è ben nascosto, al fondo di una viuzza che termina contro la piccola piazzetta della Chiesa di San Vito. Siamo in un piccolissimo agglomerato rimasto medievale, mentre tutt’intorno le trasformazioni urbanistiche della Capitale hanno cambiato per sempre la città; quest’angolino invece è rimasto tale. L’arco inizialmente era molto più grande, ma proprio la costruzione della chiesina, in età paleocristiana, ne decretò la parziale distruzione. Rimane comunque la parte principale, l’arco centrale col nome dell’imperatore che lo costruì. Tutto l’insieme, dell’arco con la chiesa, tutt’altro che risultare monumentale, è invece molto intimo, quasi dimesso, come se l’antico passato ci chiedesse di restare in silenzio, di non dirlo in giro che sta lì, come se non volesse la notorietà. Mi dispiace, caro Gallieno, ti ho scovato, e ora ti racconto in giro.

Via in Selci

Il grande edificio medievale che ingloba un edificio romano in via in Selci

Ancora fino a pochi decenni fa questa era una via malfamatissima di Roma. Si tratta di una via stretta e buia, che si diparte dalle Torri del Dazio, sempre sull’Esquilino, a poca distanza dalla basilica paleocristiana di Santa Maria Maggiore, e ridiscende fino a collegarsi con la grande via Cavour. Sulla via affaccia un grande complesso, la chiesa di Santa Lucia in Selci con annesso convento medievale, il quale ha inglobato un più antico edificio romano di cui si notano ancora le arcate di un portico, ormai tamponate e chiuse definitivamente. Questo anticamente era il Clivus Suburanus, una via che discendeva dall’Esquilino verso la valle del Colosseo, attraversando il quartiere della Suburra, un grande quartiere abitativo della Roma repubblicana e imperiale, storicamente considerato malfamato. Percorrerlo vuol dire calarsi in un angolino di Roma davvero intimo, racchiuso, medievale. Una Roma che resiste ancora in qualche andito (anche il vicino Rione Monti mantiene la sua fisionomia medievale), e che rende la città ancora più pittoresca.

Il parco dell’Oppio

l’Emiciclo delle Terme di Traiano

Da qui all’Oppio il passo è breve. Al parco dell’Oppio si accede da più parti. Ciò che conta è che si tratta di un grande spazio verde, in parte in via di sistemazione, nel quale si integra il paesaggio archeologico con il giardino. Siamo in un punto nevralgico della storia urbanistica della Roma imperiale, luogo di costruzioni, sbancamenti, distruzioni, occupazioni e restituzioni. Un puzzle di strutture sovrapposte che gli archeologi con grande difficoltà sono riusciti a dipanare e che viene restituito alla cittadinanza nel modo migliore: con un parco nel quale passeggiare liberamente. Il grande emiciclo delle terme di Traiano si erge con disinvoltura nel prato circostante. Giardinetti, alberi, panchine e resti archeologici: un modo per vivere in maniera integrata il proprio passato.

Ridiscendendo dal Parco dell’Oppio appare il Colosseo

Nel parco si innalzano i resti monumentali di ciò che resta delle Terme di Traiano, un grande edificio che fu costruito nel II secolo d.C. e che in parte ingloba nelle fondazioni quel grandissimo complesso che fu la Domus Aurea di Nerone, la residenza privata immensa dell’imperatore, per costruire la quale diede fuoco a Roma. Alla morte di Nerone, gli imperatori successivi vollero restituire questo settore della città ai Romani, per cui fecero costruire edifici pubblici: il Colosseo, per cominciare, le terme dell’imperatore Tito, del quale non rimane quasi più traccia e, più tardi, le Terme di Traiano. Gli scavi archeologici sono riusciti a ricostituire tutto questo palinsesto di edifici, occupazioni, distruzioni e riempimenti. Sono riusciti a ricostruire la pianta della Domus Aurea, a capire cioè come si articolava, quanto era grande, come era organizzata e in che modo gli edifici successivi ne hanno sfruttato le strutture. Oggi è in corso di realizzazione un grande progetto di arredo urbano che vuole preservare le strutture sotterrate della Domus Aurea trasformando l’area in un grande giardino archeologico, molto più bello e sostenibile dell’attuale. Va detto che la Domus Aurea è, almeno in parte, visitabile. E prima o poi un giro dentro ce lo voglio fare.

La valle del Colosseo

I resti del Ludus Magnus e il Colosseo

Ridiscendendo il parco dell’Oppio giungiamo al Colosseo, ma da un altro lato rispetto alla solita direttrice di via dei Fori Imperiali. Da qui la prospettiva è ben diversa e oltre al grande anfiteatro il nostro occhio è attratto da alcuni resti archeologici che a vederli così non dicono nulla, ma che invece acquistano un fascino tutto particolare nel momento in cui scopriamo cosa sono: si tratta del Ludus Magnus, la palestra dei gladiatori, con tanto di arena ellittica (se ne vede metà) nella quale i gladiatori si esercitavano prima degli spettacoli. Avete presente dove Russel Crowe/Massimo Decimo Meridio si allena con i suoi compagni? Ecco. Esiste tuttora il corridoio sotterraneo che conduceva dalla palestra all’anfiteatro. E soprattutto si può visitare e percorrere anche oggi (con una visita guidata): credo che sia un’esperienza incredibile poter percorrere gli stessi metri che separavano i gladiatori dall’arena: cosa avranno provato? Paura per l’incontro? Paura di essere sconfitti e quindi paura di morire? Avranno pregato gli dei? Saranno stati tronfi e sicuri di sé? Pieni di adrenalina, forse? Tanti, tantissimi gladiatori sono passati da quel corridoio che oggi si può calcare con molta più leggerezza. E anche questa visita me la serbo per una prossima passeggiata romana.

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