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I profumi di Tangeri

Se seguite questo blog sapete quanto mi abbia affascinato Tangeri. Non perdo occasione per documentarmi un po’ di più e per approfondire la conoscenza della città. Mi sono così imbattuta in un bell’articolo dedicato a Tangeri in Marocco pubblicato sul Magazine di Club Med. Ogni nuova lettura che faccio mi riporta inevitabilmente alla mia esperienza, pur se breve in quella città, la Porta del Mediterraneo.

Sbarcando al porto di Tangeri, la città bianca si presenta così: fortificata, sul mare.

A distanza di tempo ricordo infatti ancora in modo vivido ogni dettaglio di quella giornata marocchina, io che arrivavo dalla costa spagnola, da Tarifa, abituata al mio mondo all’europea.

Sono stata catapultata in un mondo totalmente diverso. Un mondo brulicante di vita, di persone, di voci, di colori e di odori.

Lo so, è difficile mettere per iscritto odori e profumi, ma voglio ugualmente raccontarveli. In particolare mi concentro su 5 essenze che, se chiudo gli occhi, mi riportano immediatamente proprio a Tangeri, nel mercato del Grand Socco, in Rue de Siaghine e in Rue d’Italie.

Due botteghe affacciate su Place 9 Avril

Menta

Il tè alla menta è il profumo più buono di Tangeri. Seduti al Caffè Tinjis, in Place Petit Socco, il tè alla menta bollente tra le vostre mani sprigiona tutto il suo fresco profumo. Il tè alla menta è bevanda tipica marocchina e del Maghreb in generale: esiste, nel deserto, una vera e propria cerimonia del tè che prevede tre diversi passaggi: si beve prima il té più zuccherato e dolce, per poi passare via via a quello più amaro. Tutto avviene davanti alla tenda, intorno al fuoco, ed è un rituale antico. In città è molto diverso, il tè bollente e profumato viene servito in un alto e stretto bicchiere di vetro, che disperde il calore e diventa una bevanda zuccherina e corroborante. Seduti al Caffè Tinjis, poi, si gode di una vista privilegiata sulla città sempre in movimento: i tangerini che si muovono, lavorano, passeggiano e comprano al mercato.

Un té alla menta a Tangeri, al Caffé Tinjis

Spezie

A Tangeri non si sente l’odore di una spezia soltanto, no, è impossibile. I venditori di spezie hanno nei loro sacchi miscele stranissime dai profumi forti, pungenti, dolciastri, piccanti. La cannella, lo zenzero, il curry, il summach e poi le erbe aromatiche comuni anche all’altro versante del Mediterraneo: l’origano, il timo. Fatevi tentare e annusate le miscele, anche se vi verrà forte la sensazione di starnutire: è incredibile sentire come ogni spezia, mescolata a un’altra, sprigioni il suo intensissimo profumo. Non solo, ma le spezie sono anche colore: il giallo della curcuma, il rosso del summach e del peperoncino, tutti toni del verde e dell’ocra: se fossero pigmenti per dipingere, un artista sarebbe felice di realizzare opere d’arte!

Cannella

Tangeri, dolcetti alla cannella

Passeggiate per Tangeri la mattina presto e sentirete l’odore fragrante dei dolci alla cannella in fase di preparazione. Sono dolci a base di miele, una leccornia per i golosi! Tra tutte le spezie, la cannella è quella più profumata, ed estremamente versatile: anche nelle nostre cucine ormai viene impiegata con nonchalance sia nei piatti dolci che in quelli salati, e ogni volta regala nuovi sapori.

Pesce

Il Grand Socco è un grandissimo mercato all’interno di Tangeri. Se vi entri da un lato non sai da quale parte sbucherai, perdendoti nei meandri delle file strettissime di banchi e banchetti che vendono alimentari, frutta, verdura, carni e pesce. Di tutti gli odori (non sempre propriamente piacevoli, diciamolo: ma del resto col caldo, il chiuso, la confusione, è facile che non tutta la merce sia freschissima) quello del pesce è il più forte e caratteristico: la zona del pesce occupa una parte del mercato a sé, e non sarà strano incontrare un gatto che si lecca i baffi. Tangeri, città di mare, si dedica alla pesca così come avviene dirimpetto, dall’altra parte dello Stretto di Gibilterra, in terra spagnola.

Cuoio

Finora ho parlato di profumi o odori legati al cibo. Ma ce n’è uno che col cibo proprio non ha a che fare: uno degli odori più caratteristici che si incontrano a Tangeri, infatti, è quello del cuoio. Non è propriamente un buon profumo, anche se in qualche caso può piacere. È un odore forte, soprattutto se vi trovate in un ambiente stretto e caldo. Sulle bancarelle lungo Rue d’Angleterre, appena fuori dalla Medina, e nel mercato Sidi Bouabahyd, frequentati anche da Tangerini, oltre che da turisti, trovate schiere di scarpe di cuoio, di tutti i colori: un’esposizione variopinta di babbucce verdi, marroni, gialle, nere, grigie, addirittura fucsia. Vedere coi propri occhi un giovane tangerino che ne prova un paio fa capire che queste produzioni, anche se ormai sono acquistate anche dai visitatori esterni, sono ancora molto utilizzate dagli abitanti del posto. Oltre alle babbucce troverete pelli da arredamento, pouf, e poi borse e valigie. Tutte rigorosamente in cuoio.

Tangeri, botteghe lungo la strada fuori dalla città vecchia

Li avete sentiti con me questi profumi? Chiudo gli occhi e davvero torno lì con la mente! Tangeri è una città calda, confusionaria, affascinante: i suoi profumi vi inebrieranno.

Diario di viaggio: lungo le strade della Spagna del Sud – Tangeri

9/06/2016

È lunga la coda per l’imbarcadero. Oltre a noi,viaggiatori solitari, il traghetto accompagna gruppi organizzati di turisti e abitanti di Tangeri carichi di valigie. Il vento c’è ancora, ma la navigazione attraverso lo Stretto di Gibilterra è tranquilla.

Lo Stretto di Gibilterra! Stiamo attraversando le Colonne d’Ercole! Un punto strategico mitologico, carico fin dall’antichità di valori simbolici! Per i Greci più antichi segnava il confine del mondo conosciuto e Dante ricorda la versione del mito secondo al quale Ulisse, una volta tornato a Itaca volle ripartire a tutti i costi proprio per andare oltre le Colonne, e da quel viaggio non fece mai ritorno.

Tangeri, botteghe lungo la strada fuori dalla città vecchia

Tangeri, botteghe lungo la strada fuori dalla città vecchia

Appena sbarcati a Tangeri, capiamo subito perché gli altri viaggiatori si sono organizzati in gite di gruppo. Non abbiamo percorso 10 passi su suolo marocchino che veniamo assaltati da sedicenti guide che per 5 € promettono di farci da guida per la città. Una dopo l’altra le scarichiamo tutte, tranne una che ci si attacca come cozza allo scoglio nonostante il nostro continuo pervicace rifiuto alle sue profferte. Ci accompagna, nonostante tutto, per un bel pezzo, dicendoci che oggi è ramadan e quindi è tutto chiuso. In realtà l’informazione si rivelerà assolutamente falsa: i mercati aprono più tardi, noi siamo arrivati invece piuttosto presto, considerando il fuso orario di 2 ore indietro rispetto alla Spagna. Per farla breve, all’ennesimo nostro rifiuto (e intanto siamo già arrivati quasi ai piedi della Casbah), la nostra indesiderata guida si incazza e comincia a inveire e a insultare. Approfittando del fatto che gli diamo le spalle mi sputa addosso e scappa, ‘sto stronzo. Lo lasciamo correre. Per il resto della giornata non abbiamo problemi.

Artigianato locale in uno dei mercati di Tangeri

Artigianato locale in uno dei mercati di Tangeri

Nel frattempo la città si sveglia, i primi mercati cominciano ad aprire, nel Grand Socco, il mercato più grande della città vecchia, è già operativo il mercato alimentare, in uno spazio chiuso strettissimo dove si susseguono corridoi bui lunghi e labirintici pieni zeppi di merci. E di gatti. Sì, Tangeri è piena di gatti. Usciamo dal lato del mercato del pesce, e risaliamo per raggiungere un altro mercato, sopra Place du 9 Avril 1947 dove facciamo il primo acquisto della giornata: un’autentica teiera marocchina (un prodotto artigianale, non come quelle prodotte in serie a marchio Manchester che si trovano in tutti i negozi della città). È un affarone, rispetto ai prezzi che troveremo poi.

Un portone nella Casbah di Tangeri

Un portone nella Casbah di Tangeri

Non abbiamo cambiato i soldi, quindi acquistiamo in € e non in dirham, la moneta locale. In alcuni casi abbiamo fatto veri affari, in altri volevano tirarci qualche truffa clamorosa giocando su un tasso di cambio molto “variabile” per così dire. Nel complesso, però, ci siamo divertiti a rovistare per mercati e negozietti.

Prendiamo un ottimo té alla menta nel caffé Tinjis lungo Rue Siaghine nel Petit Socco: un caffè molto decadente, ma con i camerieri in livrea, un posto volutamente per europei in cui troviamo ristoro e persino la rete wifi. Per pranzo invece troviamo un ristorantino quasi sul mare. Qui mangiamo il classico couscous, poi la signora ci propone un té alla menta e noi le chiediamo di aggiungere anche dei dolcini. E inizia qualcosa di insolito. Vediamo il proprietario che esce con una bombola sulle spalle e rientra poco diopo con un’altra. Nel frattempo anche la signora è uscita. Dopo un’attesa un po’ lunga oper un dolce la signora ci porta il té e ci dice desolata che i dolci non ci sono perché non li ha trovati. Ma proprio in quel momento rientra trionfante il marito che li ha procurati! Da ciò deduciamo una cosa: quando il ristorante è sfornito di qualcosa, semplicemente lo procura al momento! Un’altra scena simile si ripropone quando, pagando in €, il proprietario gira per mezza Tangeri per trovare il resto.

Riprendiamo i nostri giri nel pomeriggio, quando la fiumana di gente diventa a tratti insostenibile: la città si è trasformata in un immenso mercato, fatto oltre che degli spazi appositi, anche di minuscole botteghe e negozi che si aprono sulla strada e di donne che stendono a terra le loro pezze su cui dispongono cipolle, mazzi di prezzemolo, ceste di menta e di foglie di olivo. È un mercato dei teangerini per i tangerini: tutti vendono a tutti e solo pochi negozi del centro sono per turisti (i quali, peraltro, se intruppati in gruppi organizzati, compiono sempre lo stesso percorso). La città diventa caotica e rumorosa: ovunque è urla, è traffico umano e delle poche auto e moto che riescono a farsi strada tra la folla a passo d’uomo, ma rombando pesantemente.

Tangeri, scendendo dalla Kasbah

Tangeri, scendendo dalla Kasbah

Continuiamo il nostro giro per le vie della città vecchia. Saliamo alla Casbah, l’area fortificata ora in fase di ristrutturazione, da cui c’è un bell’affaccio sul mare e sul porto in espansione. Ci perdiamo per qualche intricato vicoletto col rischio continuo di finire in casa di qualcuno: casette tutte bianche, alcune con qualche fascia d’azzurro, strette le une alle altre tanto che qui il sole non filtra, ed è fresco e arieggiato.

Vogliamo lasciare Tangeri col profumo della menta, per cui quando finalmente torniamo sul corso principale andiamo nuovamente al Cafè Tinjis e prendiamo un altro bicchire di questo dolce nettare marocchino. Ritorniamo al porto, riprendiamo il traghetto, ci godiamo sul ponte il passaggio lungo lo Stretto di Gibilterra, che ci riporta sul nostro continente.

Navigando sullo Stretto di Gibilterra...

Navigando sullo Stretto di Gibilterra…

Tutte le suggestioni di Tangeri

Scorci di Tangeri

Scorci di Tangeri

È il luogo ideale in cui ambientare un racconto, Tangeri. Magari una storia di spionaggio, o di ricerca di qualcosa; una storia in cui le molle atmosfere arabeggianti della Casbah si incrociano con il quotidiano caotico andirivieni di Rue d’Italie.

Tangeri affascina gli spiriti inquieti. E gli spiriti inquieti sono spesso sinonimo di artisti, scrittori, pittori, poeti, visionari. Personaggi del calibro di Paul Bowles, Truman Capote, Albert Camus, Samuel Beckett, Ian Fleming, e i pittori Henry Matisse e Eugène Delacroix, sono strettamente legati a Tangeri.

Tangeri nel 2016 è una città caotica. Non così turistica come si potrebbe pensare: la gente del posto tende a farsi gli affari propri, anche se i negozi acchiappaturisti non mancano e anzi, sono la maggior parte nei vicoli che gravitano intorno al Petit Socco. È un porto di mare, anzi è il porto che collega con l’Europa, dunque è la porta verso il Vecchio Continente.

mercati, mercati ovunque a Tangeri. Anche per strada

mercati, mercati ovunque a Tangeri. Anche per strada

Non che stranieri non ne vengano, anzi: ma per la maggior parte i turisti sono intruppati in tour forzati che fanno percorrere un itinerario prestabilito della città vecchia, della Medina e della Casbah. Tangeri nel 2016 è una città araba nel senso più pieno del termine: un immenso mercato, gente in abiti tradizionali, donne coperte che vendono per strada, gatti che mangiano lische di pesce direttamente sotto il banco del pescatore. Ma è una città al bivio, in trasformazione nonostante cerchi con tutte le sue forze di mantenere la sua identità tradizionale. Il fatto che nei mercati e nei negozi si stia perdendo l’uso del contrattare per far scendere il prezzo la dice lunga su come i tempi siano cambiati.

Sembrerà strano, ma ciò che mi ha affascinato di più a Tangeri, oltre a certi angolini nella Medina, dove però stavo più attenta a non perdermi che ai dettagli, è stato il decadente Café Tinjis, lungo Rue Siaghine, nella zona del Petit Socco: un caffè all’occidentale, né più né meno, niente dunque di “autenticamente marocchino”, se si può dire così. Eppure il Tinjis non è l’unico del genere: anche il Caffé all’interno dell’hotel El Minzah  strizza l’occhio agli Occidentali, e come questi a Tangeri ci sono ancora Il Grand Café de Paris e il Café de France, o il Café Hafa in posizione panoramica sullo Stretto di Gibilterra. Scopro allora, leggendo un articolo di febbraio 2016 sulla rivista del Touring, che questi caffé accolsero i vari artisti che ho ricordato più sopra.

Scorcio di Tangeri

Scorcio di Tangeri

E la città improvvisamente si ammanta di un fascino evocativo. Il caffé Tinjis in effetti si presta, con i suoi tavolini all’aperto, come location per scrittori in cerca di ispirazione. Ora, immaginate che a Tangeri Paul Bowles trascorse buona parte della sua vita e scrisse Il té nel deserto: romanzo torbido, inquieto come inquieto dovette essere l’autore, che ha per lo sfondo atmosfere maghrebine che effettivamente Tangeri può suscitare in certi anfratti, in certi vicoli.

E se stimola gli scrittori, a maggior ragione i pittori: nell’Ottocento tutta una corrente artistica francese si fece ispirare dal mondo arabo dell’Africa Mediterranea. Delacroix, che per un certo tempo si fermò in città, è solo uno tra i tanti pittori che trasposero nella loro arte atmosfere maghrebine. L’Orientalismo ebbe una grande presa sia sugli artisti, affascinati da nuovi mondi che improvvisamente si aprivano ai loro occhi in occasione dei loro viaggi, che sul pubblico, che poteva così fantasticare sul mito dell’Africa e dell’Arabia, dei cieli azzurri e dei deserti, dei cammelli, delle oasi, delle donne bellissime e degli uomini feroci, fieri e appassionati.

Eugène Delacroix, I fanatici di Tangeri. Credits: settemuse.it

Eugène Delacroix, I fanatici di Tangeri. Credits: settemuse.it

Tangeri è per vocazione una città aperta all’Occidente. Nel Novecento in molti, americani, inglesi, francesi, vennero qui attratti dalla fama di trasgressione che questa città aveva: droga in particolare, perdizione. I suoi vicoli ben intricati sono perfetti per sparire, per nascondersi, per perdersi e per far perdere le proprie tracce. Nell’immaginario Tangeri divenne come un’odalisca, con il volto coperto, ma suadente e irresistibile, che ti invita a seguirla, dietro i tendaggi.

Oggi non è così facile cogliere l’anima che fece innamorare Paul Bowles e gli altri; ci facciamo distrarre dal traffico, dal rumore, dal viavai continuo di gente e dal vociare in Rue de la Plage, dove è tutto un mercato e i motorini rombanti fanno slalom tra la folla. Eppure, in quel bicchiere di té alla menta al Café Tinjis, ho immaginato storie e personaggi, tende che si schiudono per far entrare qualcuno di soppiatto e vicoli bianchi e azzurri nei quali è facile confondersi. A distanza di qualche mese dalla mia breve incursione a Tangeri posso dire che se l’impatto immediato con la città mi ha un po’ destabilizzato, ripensandoci ora riesco a fissare luoghi ed emozioni e penso che sì, Tangeri ha affascinato anche me.

Il té alla menta al Café Tinjis

Il té alla menta al Café Tinjis

 

Tangeri: le 10 cose da sapere prima di partire

Città particolare, Tangeri. Città di frontiera, a suo modo, è il porto di arrivo in Marocco per chi proviene dalla Spagna. I viaggiatori sfruttano il breve collegamento marittimo che unisce i due versanti delle Colonne d’Ercole, e si fermano solitamente in città non più di un giorno, per proseguire il loro viaggio attraverso il Marocco. Oppure, se viaggiano attraverso la Spagna, scelgono di fare un’escursione di là dallo Stretto di Gibilterra e in giornata riescono a visitare Tangeri e tornare a Tarifa, o Algeciras.

Artigianato locale in uno dei mercati di Tangeri

Artigianato locale in uno dei mercati di Tangeri

Tangeri non è una città facile, soprattutto se si è viaggiatori abituati alle città europee o occidentali. Vi è il modo di visitare la città (e sono in tanti che scelgono di fare così) in gruppi organizzati, con una guida che porta a vedere i punti di interesse principali, i mercati più caratteristici e accompagna a fare shopping nei bazar convenzionati. Il modo migliore per visitare la città, però, è fare da soli. Ecco allora 10 cose da sapere su Tangeri per chi vuole visitarla da solo, in giornata.

  1. Scorcio di Tangeri

    Scorcio di Tangeri

    Tangeri è raggiungibile dalla Spagna da due porti, Tarifa e Algeciras. I traghetti da Algeciras arrivano al porto Tangeri-Med, che rimane un po’ fuori dalla città e che invece è adatto per chi sfrutta il passaggio da Tangeri come punto di partenza per l’esplorazione del Marocco. Chi vuole visitare la città vecchia in giornata deve invece prendere il traghetto al porto di Tarifa. Non serve portare la macchina, anzi. La città si gira tranquillamente a piedi. Il biglietto A/R costa sui 67 €, comprensivo di passaggio ponte. Con un piccolissimo e invitante sovrapprezzo si può aderire ad uno dei gruppi organizzati di cui sopra.

  2. Mi raccomando portate il passaporto! A bordo dovrete compilare e consegnare un fogliolino d’ingresso al Paese, e stessa cosa dovrete poi fare al ritorno al porto di Tangeri. Entrambi i fogliolini vi vengono forniti al momento dell’acquisto del biglietto; se non si compilano, molto semplicemente non si sbarca in Marocco.
  3. Se decidete di viaggiare da soli, appena sbarcati verrete subito individuati da una serie di perdigiorno tangerini che si offriranno per 5 € o simili di accompagnarvi per la città. Una tecnica precisa e standard per scoraggiarli non c’è. Ciò che vince è un fermo, ma cortese no, continuando ad andare avanti. Potrà capitarvi un osso più duro degli altri; in quel caso dovrete avere molto sangue freddo e tanta pazienza. Alla fine vi prenderà a male parole, ma poi non lo vedrete per il resto della giornata.
  4. Tangeri, scendendo dalla Kasbah

    Tangeri, scendendo dalla Kasbah

    Il centro storico di Tangeri, la Medina, si gira abbastanza agevolmente: una via abbastanza larga, in salita, conduce dalla porta nelle mura rivolte al mare fino in cima dove si apre una serie di due piazze che fanno, per così dire, da confine tra la città vecchia e la città nuova. Lungo questa via comincerete a incontrare i primi negozi e il primo grande mercato, il Grand Socco. Ma la città è piena di mercati, è anzi essa stessa un immenso mercato.

  5. Se è facile orientarsi nella vie principali, addentrarsi nei vicoletti della Medina e della Kasbah vuol dire finire in una dedalo di viuzze strette che, se non si fa attenzione, portano direttamente in casa di qualcuno. Le casette, tra l’altro, sono bellissime da vedere: bianche, con la parte inferiore del muro dipinta in azzurro o in giallo, a seconda della zona. È facile perdersi da queste parti e l’unica cosa è fare affidamento sull’aiuto, cordiale, degli abitanti del quartiere.
  6. Se arrivate col primo traghetto del mattino, troverete una città ancora addormentata. Il fuso orario in Marocco è due ore indietro rispetto al fuso europeo, per cui se in Spagna sono le 10 del mattino, a Tangeri sono ancora le 8. Ma piano piano la città si sveglia, i mercati cominciano ad animarsi. Questo è il momento in cui, al mercato del pesce, vedrete i gatti randagi mangiare le lische che i venditori scartano, oppure vedrete il macellaio che porta a spalla un quarto di bue. Man mano che passano le ore invece la città esce dal torpore e si trasforma in un immenso caotico mercato.
Tangeri, botteghe lungo la strada fuori dalla città vecchia

Tangeri, botteghe lungo la strada fuori dalla città vecchia

  1. Non è necessario cambiare gli euro in dirham. A Tangeri accettano indistintamente euro o dirham, la moneta locale, ma applicano un cambio molto vantaggioso per loro, tuttavia accettabile per noi, perché i prezzi sono per la maggior parte stracciati. Attenzione però alle fregature, perché molti cercheranno di spillarvi più quattrini del dovuto, con la scusa che non riescono a fare bene i conti… a naso, comunque, riuscirete a capire quando si tratta di fregatura e quando invece il prezzo è tollerabile. Una cosa: dimenticatevi il gusto arabo per la contrattazione, perché i negozianti tangerini non amano contrattare, non con gli stranieri almeno.
  2. Tangeri

    Tangeri verso mezzogiorno

    Non fatevi impressionare dal caos. Verso mezzogiorno la città diventerà un unico grande mercato. Gente per strada, banchini improvvisati, donne che stendono per terra la loro merce… tutti vendono e tutti comprano a Tangeri. La situazione, così caotica, è però ciò che fa di Tangeri una città araba autentica, con la gente che cammina e che vocia, le auto e i motorini che si fanno strada rombando in mezzo alle gambe dei passanti. Tra il Grand Socco e gli altri mercati, nelle due grandi piazze, è un brulicare infinito di gente. Procedete comunque con la vostra tranquillità, soffermatevi a guardare le ceste piene di foglie di menta e di erbe varie, i mazzi di cipolle, le cianfrusaglie più strane. Oppure annusate, nelle piccolissime botteghe, le spezie coloratissime, osate chiedere e fatevi preparare un mix a base di curcuma, zenzero e cannella.

  3. Scorci di Tangeri

    Scorci di Tangeri

    Se andate a Tangeri in giornata, per rientrare poi in Spagna, almeno un té alla menta dovrete berlo. Ve lo servono bollente, in un bicchiere di vetro alto e stretto riempito di foglie di menta profumatissime. Il té è molto zuccherato, come vuole tradizione, e di un bel colore ambrato. Ve ne innamorerete all’istante.

  4. Nonostante la gran confusione, non esiste il pericolo di essere derubati, né avrete mai la sensazione che qualcuno stia puntando alla vostra borsa. Gli unici, fastidiosi, individui, sono coloro che cercheranno a tutti i costi di vendervi qualcosa o si offriranno di accompagnarvi per la città, ma non rischierete mai di essere derubati. Tangeri è una città caotica, ma non dovete temere per la vostra sicurezza.

Questi sono i 10 consigli che mi sento di potervi dare dopo aver trascorso una giornata a Tangeri. Prendendo il primo traghetto del mattino da Tarifa e il traghetto delle 17 (ora locale) da Tangeri avrete trascorso un intera giornata in un universo totalmente diverso da quello cui siamo solitamente abituati.

Tangeri è la porta del Marocco. Sono rimasta sulla porta, questa volta, ma vi assicuro che non vedo l’ora di passarla e di andare oltre, per scoprire le altre città di questa terra così lontana così vicina.