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Tour sentimentale del Golfo Dianese – 2) San Bartolomeo al Mare

A ovest di Cervo, superato il torrente Steria, inizia San Bartolomeo al Mare.

Per chi non lo conosce, San Bartolomeo si presenta come un paese sorto da un lato e dall’altro della via Aurelia. In realtà c’è qualcosa di più e di meglio di questa schiera di palazzine anni ’60-’70-’80 francamente un po bruttine che si affacciano sulla strada e che tutti quanti vedete quando passa la MilanoSanremo. Innanzitutto c’è il mare.

il porticciolo di San Bartolomeo al Mare

Più che il mare, sarebbe corretto dire la Passeggiata a mare: una lunghissima passeggiata pedonale, proiettata sul mare, sul suo alternarsi di spiaggia libera e stabilimenti balneari. Inizia a Ovest, alla foce del torrente Steria. Qui si incontra subito il porticciolo, di recente realizzazione, poi abbiamo un’ampia spiaggia libera sulla quale affaccia, ad un certo punto, il piazzale della Torre di Santa Maria, una torretta costruita nel corso del ‘500 in funzione antisaracena: lungo la costa del Ponente non è raro incontrarne.

La passeggiata a mare di San Bartolomeo è uno dei miei luoghi preferiti. Ci passeggio spesso, quando torno qui, soprattutto in inverno; in effetti amo particolarmente il mare d’inverno: sarà che mi piace vedere gli stabilimenti balneari smantellati, i cumuli di sabbia tirati su e bambini e cani che ci vanno a giocare. I pini e le palme sono gli alberi che donano ombra a chi passeggia. Ristoro invece lo forniscono i bar e qualche ristorantino. L’offerta non è tantissima per la verità, e d’inverno spesso chiude, seguendo la stagione turistica. Un peccato, a mio parere.

D’inverno i gabbiani sono i padroni della spiaggia di San Bartolomeo al Mare

A monte dell’Aurelia, invece, si avvia la salita che conduce al Santuario della Madonna della Rovere, altro mio personale luogo del cuore: una chiesa del ‘300, risistemata in età barocca, ma che sorge su un luogo di culto in realtà molto più antico, addirittura preromano. I Romani costruirono qui nei pressi una mansio, una sorta di stazione di sosta lungo la via Julia Augusta che andava verso la Francia. Gli scavi di questa mansio, condotti agli inizi degli anni ’80 e ripresi ultimamente, si trovano sotto la Scuola Elementare qui accanto alla Chiesa; nel mezzo, un oliveto.

L’interno della Madonna della Rovere

Alla Rovere è legata la Fiera del 2 febbraio, per la festa della Candelora. Un fierone immenso, che copre mezzo paese, con una tradizionale fiera degli animali e, negli ultimi anni, una sezione di stand gastronomici. Quand’ero piccola un’intera piazza era occupata da un lunapark; negli anni quest’usanza si è persa.

La Chiesa della Rovere, col piccolissimo borgo che le sorge intorno, si trova già in altura. Da qui, cominciano gli oliveti coltivati sulle fasce, i terrazzamenti in pietra a secco che caratterizzano il paesaggio ligure. Dalle fasce alla pineta è un attimo, poi. Se seguiamo il percorso che lambisce la pineta arriviamo in un altro piccolissimo borgo: Poiolo, una frazioncina minuscola all’interno del paese, gravitante intorno alla minuscola chiesa di S.Anna. Da qui si ridiscende a valle, ma per poco: seguiamo un altro campanile, quello della Chiesa di San Bartolomeo.

Cinquecentesca, subito alle sue spalle sorge l’ennesimo piccolo borgo, il nucleo storico di San Bartolomeo: una piazza, un carrugio, ben nascosto, che si diparte dal fondo di essa, poche case e i campi terrazzati. Un vecchio frantoio ad acqua è ciò che rimane della vita di un tempo che fu: un bell’impianto nel quale le olive dei terreni adiacenti venivano trasformate in olio.

San Bartolomeo ha un territorio comunale piuttosto vasto che si sviluppa nell’entroterra. Risalendo il corso del torrente Steria, lasciandosi guidare dalle indicazioni stradali, salirete nelle tantissime frazioni che costellano queste colline: Chiappa, Tovo, Pairola, fin su al Prato dei Coppetti, meta di picnic per i giovani del luogo e dove può capitare persino di trovare le mucche al pascolo!

San Bartolomeo al Mare è molto più di quello che sembra. Io in 36 anni di vita ancora non ho finito di scoprirla.

 

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E tu, conosci davvero il tuo borgo natìo?

Questo post inizia dal titolo con una domanda un po’ provocatoria, ma di fatto vi racconta cosa ho scoperto oggi nel mio paese. Paese in cui ho vissuto si può dire per 30 anni, e nel quale torno saltuariamente, ormai. E che, forse proprio per questo, ho iniziato ad osservare con più attenzione. Non mi basta più percorrere quelle quattro strade consuete che percorrevo sempre, cerco qualcosa che stuzzichi la mia curiosità, e mi soffermo sui dettagli. Mi spingo oltre, ed è spingendomi oltre che ho scoperto davvero un borgo dentro al borgo, un angolo antico e, perché no, romantico, dietro San Bartolomeo.

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Premessa: San Bartolomeo al Mare è un paese a vocazione turistica: tre strade principali, la via Aurelia lungo la quale si dispone il paese; la Passeggiata a Mare, Lungomare delle Nazioni, una via pedonale su cui affacciano tutti gli hotel e che guarda sugli stabilimenti balneari e sulla spiaggia libera (e oggi sul porticciolo); la via, infine, che dal casello autostradale scende all’Aurelia. E ringraziamo il cielo che San Bartolomeo ha l’uscita dell’autostrada, perché altrimenti sarebbe nell’anonimato più totale, stretta com’è tra Cervo, borgo medievale tra i Più belli d’Italia, e Diano Marina, cittadina a vocazione turistica ultimamente molto “in”, molto piacevole sia d’estate che d’inverno.

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Descritta così, San Bartolomeo al Mare sembrerebbe un paese sorto apposta per il boom economico/edilizio/turistico dagli anni ’60 in avanti, eppure non è così. Perché San Bartolomeo è l’unione di due piccoli piccolissimi borghi, uno gravitante intorno ad un santuario, il santuario della Madonna della Rovere, che a sua volta sorge molto probabilmente su un luogo di culto pagano, e il borgo di San Bartolomeo, che sorge intorno alla chiesa parrocchiale di San Bartolomeo. Io ho sempre vissuto alla Rovere, per cui ho sempre esplorato poco il borgo di San Bartolomeo. Gravissimo errore.

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Dietro la chiesa di San Bartolomeo c’è una piazza, piazza Verdi, che è chiusa sul suo lato di fondo, da un palazzo con un portico. Ho sempre pensato, da piccola, che la piazza fosse chiusa lì. Non sapevo invece, che il portico proseguiva, da un lato e dall’altro, in una stradina. Ho sempre pensato che la piazza fosse come una quinta teatrale, che dietro non ci fosse niente; invece c’era un borgo del XV secolo che si conserva tutt’oggi, e che è abitato e vissuto, variamente, tutt’oggi.

Oggi mi sono spinta oltre, ho scoperto la stradina che passa dietro il piccolo borgo (perché di un piccolo piccolissimo borgo si tratta), sono discesa lungo il vicolo in pendenza che scende a Est, in direzione del torrente Steria, lungo la Via degli Orti. Qui, superata l’ultima casa, rigorosamente in pietra, rigorosamente addossata alla casa precedente, iniziano effettivamente gli orti, terrazzati. Su un lato della stradina, che ora diventa un sentiero, in un campo si trova un pozzo a bilanciere in muratura, apprestamento tipico degli orti liguri nei secoli passati, mentre dall’altra parte si trova un bellissimo, e ahimè abbandonato, frantoio ad acqua. Si può esplorare questo frantoio, visto che non è recintato sul lato della strada. D’altro canto le strutture sono ancora molto ben conservate, ed esplorarlo è un’esperienza incredibile di conoscenza: il frantoio ha sede in un edificio in mattoni; dietro la casa un pozzo, che inizialmente doveva essere anch’esso a bilanciere, forniva di acqua un beodo, cioè un canale artificiale di irrigazione, il quale però non serviva per irrigare, ma per alimentare un mulino ad acqua.
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Questo, col suo movimento, azionava tutti i marchingegni necessari all’azionamento del gumbo, ovvero del frantoio vero e proprio, con la pietra che, ruotando, produceva la prima spremitura dell’olio. Questo avveniva in un ambiente interno; il liquido passava poi in un ulteriore vasca circolare, esterna, dalla quale il liquido, ancora molto impuro, scorreva attraverso una piccola canaletta, in alcune successive vasche di decantazione, sempre più basse: le impurità ristagnavano sul fondo di ogni vasca, mentre l’olio più raffinato passava nella vasca successiva. Tutto questo complesso lavoro avveniva, ed è ricostruibile, in pochissimi metri quadri. Ed è un peccato che un impianto di questo tipo non venga recuperato, ripulito se non proprio musealizzato: è un aspetto della cultura materiale ligure che è bello conoscere e promuovere, è parte proprio del DNA dei liguri di queste parti.

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Torno sui miei passi, entusiasta della scoperta, e riprendo l’esplorazione. Questa volta vado verso Nord, verso il cavalcavia dell’autostrada, che passa qui vicino, esattamente dove finisce l’intervento dell’uomo e inizia un sentiero sporco che si inerpica nella boscaglia. Prima di raggiungere la boscaglia, però, incontro un amico, anzi due: l’asinello Pepe e la capretta Lola: vivono in un cortile che gode di una certa vista sulla vallata e che è cullato dal continuo passare delle auto e dei camion in autostrada: un incontro molto simpatico, e soprattutto inaspettato: perché tutto mi sarei aspettata, ma non di trovare la vecchia fattoria in piena San Bartolomeo al Mare.

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Io oggi ho scoperto qualcosa in più del mio paese natale, qualcosa che mai mi sarei aspettata. Pensavo di sapere tutto di San Bartolomeo al Mare, e invece no. E tu, conosci davvero il tuo borgo natìo?

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Tradizioni che rimangono nel cuore: la fiera della Rovere a San Bartolomeo al Mare

Piccolo paese che si inserisce lungo la via Aurelia tra le più note Cervo e Diano Marina, San Bartolomeo al Mare (IM) può apparire a chi la attraversa come un agglomerato di case sorto negli ultimi 60 anni per soddisfare il turismo estivo. In realtà la sua storia è più antica, ed è la storia di un piccolo borgo di poche case raggruppate intorno ad un santuario su una collinetta poco distante dal mare, nel bel mezzo di un boschetto di roveri: il Santuario di N.S. della Rovere. Il piccolo borgo ha sviluppato una devozione forte e sentita nei confronti della Madonna e questo culto secolare si manifesta anno dopo anno il 2 febbraio, in occasione della festa della Candelora, quando il borgo, ormai l’intero paese, festeggia con una grande fiera che occupa buona parte del centro abitato.

Il Santuario di Nostra Signora della Rovere, San Bartolomeo al Mare

Il Santuario di Nostra Signora della Rovere, San Bartolomeo al Mare

La fiera della Rovere è uno degli eventi cui sono in assoluto più legata. Sono nata a San Bartolomeo al Mare del resto, lì ho vissuto, con una piccola interruzione, per 28 anni, lì torno appena posso per trovare la mia famiglia, per sentirmi a casa. Quest’anno purtroppo non potrò tornare in tempo per la fiera, ma posso raccontarvela, così come l’ho amata in questi 30 anni, seguendone passo passo i cambiamenti e gli elementi di continuità. Perché la fiera della Rovere è tradizione, è momento di aggregazione, è festa, è incontro, è l’occasione in cui l’intero paese si riversa in strada, diviso tra chi vende e chi compra, si ritrova, si riconosce in un’identità comune che nel santuario della Rovere trova la sua espressione.

Il campanile della chiesa. Sulla piazza vive ancora qualche albero di rovere, che dà il nome al Santuario

Il campanile della chiesa. Sulla piazza vive ancora qualche albero di rovere, che dà il nome al Santuario

Accanto alla festa profana della fiera c’è, naturalmente, la festa religiosa particolarmente sentita: il 2 febbraio la celebrazione è officiata in genere dal Vescovo, mentre il 3 febbraio, giorno di San Biagio, i più devoti al termine della funzione religiosa ambiscono alla benedizione della gola.

Per me la festa della Madonna della Rovere è sempre stata come Natale o Pasqua: una festa comandata in cui non si andava a scuola (le Elementari, vicine alla chiesa, stanno chiuse durante la fiera), un momento di festa atteso con trepidazione perché si stava tutto il giorno a zonzo dapprima con mamma e papà, poi con gli amichetti di scuola, quindi con la propria compagnia. La giornata tipo è sempre la stessa.

La sveglia la danno le campane a festa della chiesa: suonano fin dal mattino presto, invitando i fedeli a rendere omaggio alla Madonna. La gente, invece, si riversa tra i banchi, ognuno col suo percorso; chi come me la percorre da anni ha un suo itinerario prefissato che non cambierà mai: io amo partire dalla via Aurelia lungo la strada che sale alla Chiesa. La piazza della Chiesa è anch’essa gremita di banchi ammassati quasi gli uni sugli altri, e a lato si riconosce inconfondibile il banco della pesca di beneficenza. Dietro il santuario, in un oliveto che ormai funge anche da parcheggio si raccoglie una sorta di piccola fiera del bestiame che ospita qualche cavallo, capre, asini, un anno persino due alpaca, ospiti d’eccezione che attirarono un monte di curiosi, grandi e piccini. Da qui il percorso ridiscende fino alla ferrovia, dove un tempo era il passaggio a livello che ora è chiuso, e dove continua ad avere il suo banco uno storico ambulante che è solito attirare clienti cantilenando al microfono “Palpate gente, palpate” riferendosi alle sue scarpe lowcost buttate spaiate su un grosso telo: molto folkloristico, assolutamente insostituibile!

un alpaca alla fiera della Rovere del 2008

un alpaca alla fiera della Rovere del 2008

Il percorso tra i banchi costeggia la ferrovia per un pezzetto, poi la oltrepassa grazie ad un ponticino che porta su Piazza delle Magnolie. Qui, quand’ero piccola si riunivano le giostre, l’autoscontro, i vari tiro a segno e simili, per la gioia dei più piccoli. Da anni ormai, però, la piazza è occupata dagli stand gastronomici di “Arti e sapori della Rovere”, che ospita prodotti tipici e della tavola non solo liguri, molti dei quali presidi Slowfood. Un’ottima occasione per San Bartolomeo al Mare di inserirsi in un canale molto importante e molto sentito nella Liguria di Ponente, che punta sulla sensibilizzazione e sulla promozione di prodotti del territorio quali l’olio e il pesto e va ad allearsi con altre realtà italiane altrettanto interessate alla promozione territoriale attraverso la buona tavola. Un valore aggiunto non indifferente per la piccola San Bartolomeo.

Il percorso della fiera si allunga poi verso il mare, dove incontra l’angolo florovivaistico, se così lo vogliamo definire: alcuni vivaisti e produttori agricoli della zona hanno uno spazio tutto loro per vendere piante, fiori, sementi varie. Un luogo della memoria anch’esso, per quanto mi riguarda, dato che mia madre da sempre è solita comprare qui le primule, fiorite e coloratissime, primi fiori a sbocciare ancora prima dell’inizio della primavera.

Infine il percorso si ricongiunge alla ferrovia, laddove un tempo c’era quel passaggio al livello che ogni volta che si abbassava dava il tormento alla calca di gente che voleva passare da una parte all’altra della fiera. Ma dove, del resto, se si era dal lato giusto, si poteva ingannare l’attesa comprando frutta di pasta di mandorle all’enorme banco di dolciumi che si sistema qui tradizionalmente!

Cavalli alla fiera della Rovere

Cavalli alla fiera della Rovere

Piccoli bozzetti, flashback di ricordi che si presentano alla mente. Piccoli aneddoti ce ne sono tanti, legati alla fiera e alla mia infanzia: come quando vinsi un pesce rosso alle giostre, o come quando io e i miei compagni di scuola spendemmo un’esagerazione di soldi per comprare quelle adorabili caramelle alla cocacola, a forma di uovo fritto o di dentiera.. o ancora di quella volta che ero a casa con la febbre e mia madre comunque mi comprò un maglione (che poi ho indossato per anni)… e come dimenticare il frittellone che era la merenda ufficiale, vietata durante l’anno, ma permessa durante la fiera? Con gli anni molti banchi sono cambiati, anche la merce si è standardizzata e la fiera ha perso un po’ della spontaneità che aveva quand’ero piccola. O forse sono io che ho perso un po’ il senso della sorpresa, chissà. Ma tornare alla Fiera fa sempre piacere e soprattutto è il momento dell’anno in cui meglio si legge l’identità vera del paese. Paese che durante l’estate è meta di villeggiatura, ma che durante l’inverno rimane comunque vivo e vissuto dai suoi abitanti.

Il mare (ligure) d’inverno

Quando abbiamo a disposizione qualche giorno, ma non abbiamo progettato nessuna gita fuori porta o week-end a zonzo, io e Lorenzo torniamo nella Riviera Ligure di Ponente, mia terra natale che ogni volta ci regala grandi gioie. Come questa mattina, per esempio: andando a fare una passeggiata sul lungomare di San Bartolomeo al Mare (IM) è stato impossibile non ammirare estasiati la bellezza poetica del mare d’inverno. La giornata di pieno sole, poi, aumenta esponenzialmente lo spettacolo. Degli stabilimenti balneari estivi restano solo gli scheletri delle strutture, mentre la spiaggia è sgombra dalle sdraio e da ogni altro oggetto, ma piena di alghe e foglie di palma portate dalle mareggiate. Il mare oggi è agitato, ma non in tempesta: del resto, non c’è il vento degli scorsi giorni, anche se alcuni bambini fanno volare con successo gli aquiloni.

san bartolomeo al mare

lo scheletro degli storici Bagni Medusa di San Bartolomeo: resta così durante l’inverno, in attesa di essere rimesso a nuovo per la nuova stagione

Bambini. Un monte di bambini con le famiglie al seguito scorrazzano per la spiaggia: chi tira i sassi in mare, e sono i più coraggiosi, chi gioca a rincorrere le bolle di sapone, chi già si sente grande e prova a fare il pescatore con la canna, in piedi sugli scogli.

san bartolomeo al mare

La barca in secca e la ruspa: la sabbia viene spianata e raccolta durante l’inverno, per evitare che le mareggiate se la portino via…

Non c’è certo la vita che si respirava ad agosto, con il pienone dei turisti, ma la passeggiata è popolata, vive durante questo ponte che forse non tutti hanno potuto permettersi.

san bartolomeo al mare

un inedito prato di coloratissimo crithmum maritimum popola gli scogli in questa stagione: sono queste le sorprese del mare d’inverno…

Sarà che qui ci sono nata, ma è questo il mare che preferisco: è il mare d’inverno, che non conosce il delirio estivo, che è più rilassato e rilassante ancora, che è libero di poter essere agitato quanto gli pare perché non deve rendere conto a nessuno; è il mare che incute più rispetto, è il mare più affascinante.

san bartolomeo al mare

Esplorando l’entroterra di Imperia, tra oliveti, fasce e chiesette dimenticate

É buffo: sono nata a Imperia, qui ho trascorso la maggior parte della mia vita, ma solo ora che non vivo più da queste parti scopro l’improvviso interesse verso l’entroterra, i paesini che animano le vallate di Imperia e dintorni. Lorenzo dal canto suo ama girovagare e vedere sempre qualcosa di nuovo e l’opportunità di inoltrarsi tra uliveti e cappelle dimenticate era un’occasione troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire!
Così eccoci qua, oggi, in un sabato di inizio marzo e di fine inverno, quasi primaverile per il clima e il bel tempo, pronti a buttarci in esplorazione delle vallate imperiesi.
La mattina cominciamo con la vallata di San Bartolomeo al Mare, la Val Steria. Da San Bartolomeo risaliamo lungo il torrente Steria seguendo le indicazioni per Villa Faraldi. Appena finisce l’abitato di San Bartolomeo iniziano le fasce: come per buona parte del territorio ligure subito a ridosso della costa iniziano le colline. Le colline liguri sono sistemate a terrazzamenti, fatti in modo da ricavare terreno coltivabile nonostante la penuria di spazio. Da secoli, per non dire da millenni, i contadini liguri costruiscono muretti a secco e usano i terrazzamenti ricavati, le fasce, per la coltivazione, soprattutto di olivi. L’olio é storicamente il prodotto tipico della Liguria, e questi oliveti secolari ne sono la prova tangibile. D’altronde da queste parti c’é un gran numero di frantoi e di case produttrici di olio (solo a Imperia ci sono l’Olio Carli, l’Olio Calvi, l’Olio Berio, l’Olio Isnardi e potremmo andare avanti per ore a elencarli…). Le fasce e gli olivi hanno il loro fascino, il paesaggio cui danno vita é eccezionale, un concreto e ben riuscito mix di natura,  cultura e storia.

olivo ligure

Uno degli oliveti nell'entroterra di San Bartolomeo al Mare

Risaliamo il corso del Torrente Steria fino al punto in cui necessariamente bisogna attraversarlo per seguire la strada verso Villa Faraldi. A questo punto la strada comincia a inerpicarsi in collina, costeggia fasce, regala ad ogni tornante nuovi scorci di panorama verso il mare, che ormai é piuttosto lontano. Nascosta tra le fasce individuiamo una piccola chiesetta, impossibile sapere a chi é dedicata, splendido dettaglio nel paesaggio. Andiamo avanti, proseguiamo verso Villa Faraldi, arriviamo fino a Deglio, ultimo baluardo abitato (un paesino di poche casette più la chiesa parrocchiale), quindi torniamo verso Villa Faraldi, poi Tovetto e Tovo, e da qui, passando per Chiappa, dove ci fermiamo, e dove si trova un cippo miliario della via romana Julia Augusta che passava di qui nel I secolo d.C. Il giro é pressoché circolare, e torna al punto di partenza, San Bartolomeo al Mare, dopo aver attraversato fasce e fasce di olivi e terrazzamenti.

Villa Faraldi

Villa Faraldi, paese dell'entroterra di San Bartolomeo al Mare (IM)

Al pomeriggio cambiamo vallata. Ci trasferiamo a Imperia, da qui risaliamo da Caramagna verso Vasia. Anche qui il paesaggio é collinare, a fasce coltivate a olivi, ma da qui i panorami sono ancora a più ampio respiro, perché sulle colline circostanti é un susseguirsi di paesini, chiese isolate, chiese isolate e paesini e, verso il mare, l’inconfondibile fisionomia di Porto Maurizio (Imperia). Superiamo Vasia per andare a caccia di chiesette dimenticate e ignote ai più, e le troviamo subito dopo: una é San Martino, piuttosto isolata, al termine della strada asfaltata. É recintata e chiusa, in pietra, dal bel campanile quadrato. Da qui partono alcuni sentieri segnalati dal CAI che si inoltrano nella boscaglia (qui ormai le fasce a oliveti non ci sono più). Seguendo le indicazioni verso Lucinasco, un altro paesino dell’entroterra, si incontra anche la segnalazione per la chiesa di Sant’Anna di Vasia.
La chiesa non é sulla strada, ma lungo un sentiero, meglio, una strada sterrata raggiungibile possibilmente a piedi. É uno splendido gioiello di architettura rurale, piuttosto antico, a giudicare dai rilievi sopra le porte. Ha un portico ampio davanti all’ingresso, con tanto di panchine per dare ristoro a riposo ai viandanti che passavano da qui. É in mezzo agli olivi tanto per cambiare, un’oasi di pace nel verde e nel silenzio.
La scoperta della chiesetta di Sant’Anna vale il viaggio. Nel frattempo il sole sta tramontando dietro le alte montagne a Ovest. La nostra esplorazione termina qui, dopo aver fatto il pieno di olivi, fasce, mulattiere e chiesette sperdute. Torniamo a valle, verso il mare, verso Imperia, una volta di più entusiasti della bellezza e della semplicità di questo territorio.

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Ferragosto in Riviera, per ricaricare le pile

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Ritorniamo a casa dopo un rilassante week-end sulla Riviera dei Fiori. Per una volta non ci siamo dedicati ad esplorare il territorio (anche perché lo conosciamo abbastanza bene), a esplorare i borghi affacciati sul mare, le spiagge e le calette, o i paesi dell’entroterra. Abbiamo deciso, il luogo effettivamente lo consente, di farci coccolare dal dolce-far-niente.

Il nostro breve week-end di ferragosto si è svolto tra San Bartolomeo al Mare e Diano Marina (IM), località di mare nel Golfo Dianese. Da sempre vocate al turismo estivo per famiglie e seconde case, negli ultimi anni insieme a Cervo, l’altra località del Golfo, hanno decisamente migliorato i propri servizi in fatto di accoglienza. In fondo basta poco, no? Le spiagge, anche quelle libere, sono da sempre attrezzate, a Diano anzi vogliono attrezzarle anche per i cani; a San Bartolomeo la passeggiata a mare scende direttamente in spiaggia, così che, se per caso vuoi fare colazione al bar, l’illusione è di essere in un beach bar frontemare. A Diano invece da qualche anno le vie del centro fanno invidia ai centri delle più sofisticate località di mare d’Italia: boutiques e negozi si alternano a bar e locali ai quali è un vero piacere sedere per prendere un aperitivo a mezzogiorno, o alle 7 di sera, dopo essere stati al mare un giorno intero.

Il week-end di ferragosto ha offerto ai turisti – ma anche ai residenti: gli abitanti del luogo vivono molto l’estate a casa propria – anche alcuni mercatini: a San Bartolomeo l’antiquariato, a Diano, così come a Imperia, il “desbarattu“, parola dialettale che indica i saldi dei saldi, le occasioni di fine estate.

La sera le sagre regnano sovrane: sia a San Bartolomeo al Mare che a Diano Marina le aree manifestazioni si popolano di famiglie, ragazzi, turisti e gente del luogo, perché il bello, qui, è che le manifestazioni non sono solo per i turisti e per i villeggianti, ma anche per gli abitanti.

E così, tra colazioni al bar sulla spiaggia, aperitivi in centro a Diano, passeggiate sul Lungomare e sagre per cena, è trascorso il nostro week-end, totalmente all’insegna del relax, apposta per ricaricare le pile nella Riviera dei Fiori, Riviera di Ponente, Imperia.