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Brisighella, la rocca, il gesso

Già solo il nome mette allegria: Brisighella. E infatti questa simpatica cittadina ai piedi dell’Appennino Tosco-Emiliano, già in Romagna, mette allegria già solo a vederla, con le sue case colorate, ma non esagerate, con la parlata dei suoi abitanti, con la pulizia delle sue strade e l’ordine nel suo centro.

Dominata da due fortificazioni, la Rocca e la Torre dell’Orologio, Brisighella si dispone pigramente e allegramente al sole, lungo la strada che da Marradi, ancora sull’Appennino, nel Mugello, in terra toscana, conduce a Faenza. Il centro non è particolarmente grande, ma è curato: alcune chiese, la via con i portici, il palazzo comunale, la “via degli Asini“, cioè le strade del centro dove erano ricoverati gli animali che erano impiegati fino ancora a poche decine di anni fa per trasportare la polvere di gesso dalla fornace, vicino alla Rocca, in basso nel borgo, da cui poi veniva smistata e inviata verso la sua destinazione.

La cittadina di Brisighella e la Torre dell’Orologio, una delle due fortificazioni che la dominano

Intorno, un territorio dolcissimo e solare, coltivato a vigneti (il sangiovese la fa da padrone) e oliveti (Brisighella è “Città dell’Olio”) e particolarmente ben tenuto. Ma basta svoltare qualche curva oltre la rocca e il territorio diventa più selvaggio: calanchi e cave di gesso, e bosco. Tutto racchiuso oggi nel Parco Regionale della Vena Gesso.

vista panoramica di Brisighella e del suo territorio dall’alto della Rocca

Saliamo alla Rocca. Ci si può arrivare a piedi o in macchina. E naturalmente saliamo a piedi. Dal centro del paese si diparte la strada e la scala che porta fuori, tra gli orti in salita e in cima. Ad un certo punto questo sentiero nel verde che comincia a mostrare il panorama si biforca: da un lato si sale alla Rocca, dall’altro si arriva alla Torre dell’Orologio. Andiamo alla Rocca.

Le due grandi torri della Rocca di Brisighella

Biglietto di 3 € per entrare, ma li vale tutti. Questa fortificazione, costruita in momenti differenti del tardo medioevo e del rinascimento, era posta a protezione del borgo e a controllo del territorio. Faceva gola a molti e in più riprese fu attaccata, conquistata, riconsegnata, assediata: i signori di Ferrara, gli Este, poi il Papato a più riprese, infine i Veneziani che costruirono il torrione più maestoso.

La sua costruzione si avvia nel 1310 per volere di Francesco Manfredi Signore di Faenza; ma il vero eroe della rocca e di Brisighella è Dionisio di Naldo che resistette a lungo con le sue truppe all’assedio posto dal Duca di Urbino nel 1494.

La scala a chiocciola in una delle due torri della Rocca di Brisighella

Un edificio che ne ha visto di cose, e che oggi le mostra a noi: al suo interno è allestito, infatti, un percorso museale che racconta sia la vita nel castello, con la ricostruzione di ambienti quali la cucina, la camera da letto, la prigione, sia, attraverso un percorso pannellistico, i ritrovamenti archeologici nella zona attraverso i quali si racconta la storia del rapporto dell’uomo con le cave di gesso. La rocca stessa è costruita su un affioramento di gesso.

Ma cos’è il gesso? È una pietra sedimentaria la quale, a seconda di come batte la luce del sole, sbrilluccica come vetro. È utilizzata fin dall’antichità per molti scopi: in edilizia, per esempio, nello sport e… a scuola. Sì, perché i famosi gessetti per scrivere sulla lavagna non sono altro che polvere di gesso.

Il percorso nella Rocca prevede la salita nelle due torri attraverso una stretta scala a chiocciola, poi il percorso sulle mura esterne, il passaggio nella corte scoperta e infine la discesa nell’angusto corridoio voltato al di sotto del cortile dove si asserragliavano le truppe impegnate nella difesa. Il tutto è accompagnato da una voce fuoricampo che racconta aspetti e dettagli della storia del monumento.

Ai piedi della rocca è segnalata, ma non è visitabile, una delle fornaci per la trasformazione del gesso in polvere. Da qui partivano i carretti trainati da muli e asini che ridiscendevano il pendio lungo quelle stesse scale che abbiamo percorso noi, per portare il prezioso carico ai camion in centro al paese.

Sculture nella roccia affiorante nel parco di Ca’ Carné, poco fuori Brisighella

La Torre dell’Orologio che si conserva oggi non è l’originale del 1290: è stata ricostruita infatti nel 1850. Insieme alla Rocca completava la linea di difesa di Brisighella. Passeggiamo al suo esterno e godiamo la vista panoramica sulla cittadina: i suoi tetti rossi di tegole tutti ordinati danno un senso di accuratezza e pace. Lo sguardo spazia poi sui campi coltivati, fuori dal borgo, mentre vediamo, laggiù in fondo, che la collina lascia il passo alla piana: a pochi km da qui entriamo definitivamente nella pianura padana.

Fuori da Brisighella le sorprese non sono finite. C’è infatti la possibilità di visitare le cave di gesso, come il vicino Parco del Monticino, oppure di fare una passeggiata naturalistica nell’area di Ca’ Carné, che ospita anche un centro visite (chiuso il giovedì, ricordatevelo!). In questo parco nel bosco, le sorprese sono costituite dalle rocce scolpite da artisti che hanno voluto trovare le anime intrappolate nella pietra dei blocchi di gesso.

Storia, natura, cultura, geologia e buon vivere: Brisighella è una cittadina accogliente che sa come farsi amare.

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