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Passeggiate primaverili: tre parchi a Prato e dintorni

Nello scorso post vi ho parlato di 7 giardini di Firenze nei quali godere appieno della primavera. A Prato e dintorni, invece, ci sono 3 parchi, di cui vi parlo ora, che sono splendide passeggiate nel verde, al caldo piacevole di queste giornate primaverili. Per la precisione, uno di questi parchi è proprio a Prato, mentre gli altri due si trovano nella provincia. Sono passeggiate adatte a tutti, biciclette, famiglie e cani. Ecco, sì, in tutti e tre questi parchi i nostri amici a 4 zampe sono i benvenuti.

Alberi in fiore lungo il fiume Bisenzio, Prato

Siete curiosi di conoscere questi parchi? Bene! Eccoli:

  1. Museo Diffuso Parco del Bisenzio: è una passeggiata con pista ciclabile (intitolata a Gino Bartali) annessa che corre lungo il corso del Fiume Bisenzio, dal Ponte Nuovo a salire verso la fine della città, e a ridiscendere dall’altra parte. La passeggiata è piuttosto lunga, anche se non sembra. Dal lato della città la passeggiata alterna aiuole a campi sportivi, a giardini e a un’area cani; la vista, spaziando sull’altro argine, si fa incantare dal monastero di San Leonardo al Palco, trecentesco, e coglie la vecchia linea ferroviaria per Bologna sotto di esso. Risalendo ancora il corso del fiume si arriva sino al ponte pedonale che consente di passare sull’altro argine. Qui cambiamo totalmente ambientazione: siamo sul versante della Calvana, la montagna di Prato, e da qui partono alcuni sentieri nel verde molto belli. Ma il più bello è quello che ridiscende il corso del Bisenzio. Il fiume scorre da un lato, mentre dall’altro si alternano campi, boscaglia e una fattoria. I bambini la adorano, perché le pecore e gli agnellini vengono a farsi dare da mangiare l’erbetta: è fantastico vedere che a due passi dalla città ci sono luoghi immersi nella natura e senza tempo come questo.

    La passeggiata lungo il Bisenzio; sulla collina di fronte San Leonardo al Palco

  2. Un gregge di pecore al pascolo a Travalle. Sullo sfondo il borgo di Travalle

    Travalle: in ogni stagione Travalle regala meraviglie. È uno spazio ampio, in una valle alle spalle di Calenzano, una passeggiata nel verde che ha il suo fulcro nel piccolissimo borgo sorto intorno alla Villa-Fattoria di Travalle, un luogo antico, del XVI secolo; un bel fienile, una salita che arriva a una chiesetta, una strada attraverso i campi che giunge fino a una grande vigna, ad un sentiero nel bosco, ad un sentiero lungo il canale… non si tratta di passeggiate impegnative, tutt’altro: la bellezza di camminare o pedalare in queste terre può regalare una lepre che ci attraversa la strada, il gracidare delle rane e i fiori gialli e lilla della primavera. Si possono compiere vari percorsi diversificati. Qui natura e paesaggio si fondono magnificamente.

  3. Cascine di Tavola: tra Prato e Poggio a Caiano c’è un grandissimo parco che fu a suo tempo pertinenza medicea (i Medici possedevano la villa di Poggio a Caiano, che aveva un ampio parco, le Cascine di Tavola appunto). Questo parco è pubblico, grandissimo, piacevolissimo da percorrere nel verde e nello sterrato. Ottimo da percorrere in bicicletta, ma anche a piedi, è tutto in pianura, tra canali d’acqua e un grande ippodromo e, sì, anche qualche edificio dei tempi passati, un po’ in rovina ma non per questo meno affascinante: si tratta del nucleo centrale delle Cascine, ed è molto suggestivo.

    Il complesso architettonico delle Cascine di Tavola, nel cuore del parco

    Le Cascine di Tavola sono un’area naturale protetta di interesse locale, dunque il suo valore dal punto di vista paesaggistico è riconosciuto dalla Regione Toscana. Inoltre, è riconosciuto il suo valore anche dal punto di vista storico dato che, appunto, questi terreni appartenevano alla famiglia Medici. Vi si accede sia dalla frazione di Tavola che da Poggio a Caiano, a breve distanza dalla Villa Medicea.

Il paesaggio è una componente fondamentale della nostra vita. Noi siamo immersi nel paesaggio e siamo affascinati dai paesaggi “belli”. A pochi passi dalle nostre città si aprono spazi che spesso neanche conosciamo e che ci emozionano non solo perché sono luoghi immersi nella natura, ma perché sono il frutto di un rapporto secolare e millenario tra la natura e l’uomo che l’ha plasmata. I paesaggi sono la nostra storia; dovremmo esserne consapevoli ogni volta che ci mettiamo in cammino.

A tutti voi buone passeggiate primaverili!

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Oggi a pranzo… schiacciata! Quella della Consuma

Un bel sabato di sole, forse il primo sabato caldo che la stagione ci sta regalando. Molti sono andati al mare, noi invece abbiamo deciso di uscire a pranzo per una tappa un po’ particolare: il passo della Consuma, a cavallo tra le province di Firenze e di Arezzo, che collega il Valdarno Superiore con il Casentino.

Siamo partiti da Firenze e passando da Rosano ci siamo diretti oltre Pontassieve a prendere la Strada Statale 70, che da Palaie sale verso il Passo. La strada è molto bella: dolci curve che nel tratto più basso, tra Palaie e Diacceto, attraversano vigneti che si stendono a perdita d’occhio sulle colline circostanti, dopodiché, man mano che si sale di altitudine, il vigneto lascia il passo al bosco, sul versante occidentale del Pratomagno.

Paesaggi Toscani lungo la Strada della Consuma

Paesaggi Toscani lungo la Strada della Consuma

La strada è talmente bella che da 50 anni vede correre la Coppa della Consuma, che quest’anno ha come protagoniste delle auto d’eccezione: le porsche, nientemeno! Questo perché il 2013 è il cinquantenario della Porsche 911: e quale migliore occasione della Coppa della Consuma per celebrare l’evento? Non vi direi tutto questo se non fosse che la gara si svolge proprio questo week-end. Sabato ci sono le prove generali mentre domenica, si corre la gara vera e propria. Mentre saliamo, infatti, vediamo passare qualche bella porsche che comincia a prendere confidenza con le curve, mentre qualche curioso abitante del posto si apposta in qualche punto strategico per veder passare le belle, rombanti e lussuose macchine.

Noi, invece, con la nostra tranquillità che ci consente di goderci il panorama e il caldo sole di giugno, arriviamo tranquilli al passo della Consuma. Dunque saliamo tra vigneti e casali, dapprima, poi ci inoltriamo nei boschi di faggi, castagni, querce e conifere che contraddistinguono queste montagne. Sopra di noi il cielo disegna elaborate coreografie di nuvole bianche.

Paessaggi Toscani: vigneti vicino a Nipozzano

Paessaggi Toscani: vigneti vicino a Nipozzano

Attraversiamo il paese della Consuma. Poco oltre, raggiungiamo la nostra meta: lo chalet “Il Valico” che, in un ampio spazio a parcheggio che è anche un belvedere e che costituisce il passo vero e proprio, fornisce ristoro ai viandanti, o meglio, a motociclisti, bikers o semplici guidatori della domenica e famiglie con bambini, che si fermano per la nota schiacciata della Consuma.

La schiacciata della Consuma è una specialità assolutamente toscana: di solito viene farcita con prosciutto e pecorino, ma si può mangiare anche nella variante coi funghi porcini, che pare sia una vera prelibatezza. Noi la prendiamo classica, crudo e pecorino: la schiacciata è sottile ma croccante, riempita al punto giusto, e considerato che son quasi le 2 del pomeriggio, addentarla è una vera soddisfazione. Ci sono molti avventori oggi allo chalet, per la maggior parte motociclisti che si fermano per una breve pausa prima di ripartire per nuove fantastiche curve.

Ed eccola la schiacciata della Consuma: una bontà che intender non la può chi non la prova!

Ed eccola la schiacciata della Consuma: una bontà che intender non la può chi non la prova!

Mi soffermo a guardare il panorama, che da qui guarda sul Casentino perdendosi a vista d’occhio sulle colline boscose della regione. Ritornando verso casa, la strada è chiusa per via delle prove della Coppa della Consuma. Veniamo deviati su una strada alternativa che inoltrandosi nel bosco attraversa il Parco di Vallombrosa, bosco piuttosto fitto, dove a stento filtra il sole, che culmina nell’Abbazia di Vallombrosa, immersa nel verde. Da qui la strada ridiscende verso Firenze. Noi seguiamo per Donnini, da qui sulla via Aretina che da Incisa porta verso a Pontassieve e infine per questa via giungiamo nuovamente a Firenze. Gita breve, ma intensa, e decisamente golosa!

Il panorama dal Passo della Consuma

Il panorama dal Passo della Consuma

Gita domenicale in Valdelsa: chi viene con noi?

Lo so, il caldo di questi giorni mette a dura prova le nostre energie. Ma allora forse è ancora più bello prendere l’auto – tanto c’è l’aria condizionata! – e via, partire per una bella gita fuoriporta, che non sarà troppo lunga, dura appena il pomeriggio, ma ci fa scoprire qualcosa dei luoghi dietro casa nostra che non conoscevamo. Poi torniamo a casa, li raccontiamo su questo blog e chissà, magari invogliamo qualcuno della zona a farsi un giro, oppure qualche viaggiatore che vuole vedere qualcosa di diverso dai percorsi turistici più gettonati. Naturalmente, poi, questo è un percorso four-seasons, non siete obbligati a ripercorrerlo per forza al 10 di luglio sotto i 40° e un sole cocente…

Partenza da Firenze, si prende la superstrada Firenze-Siena con uscita a Tavernelle Val di Pesa. Tanto vale che lo dica subito: questa non è una gita tanto culturale quanto paesaggistica: si percorrono le colline toscane per vedere principalmente i paesaggi di vigneti e di dolci pendii, di uliveti e di verdi cipressi. Ogni tanto ci si ferma, perché qualcosa vale la pena di una visione un po’ più approfondita, e poi via, si riparte per altri superbi panorami.

Ogni paesaggio, dice l’antropologo Marc Augé, esiste solo per lo sguardo che lo scopre. I paesaggi che ci sembrano i più naturali debbono tutti qualcosa alla mano dell’uomo. Queste due affermazioni sono assolutamente vere per le colline toscane che stiamo percorrendo: i vigneti così regolari sono talmente armonici nel loro contesto che sembra siano lì da sempre, sembrano quasi naturali, mentre è il lavoro di anni, anche di secoli dell’uomo, che ha dato a questi luoghi quest’aspetto. E il paesaggio si rivela nella sua bellezza a chi la sa o la vuole cogliere, dietro ogni curva, oltre ogni dosso, si apre tra due filari di cipressi, si nasconde dietro una cascina.

valdelsa

Vigneti nella Valdelsa

Usciti dalla Firenze-Siena a Tavarnelle, dunque, ci inoltriamo lungo la strada che segue il pendio collinare, tra vigneti e oliveti. Sfioriamo senza fermarci Tavernelle Val di Pesa, dopodiché scolliniamo e ci inoltriamo nella Valdelsa. Qui tocchiamo Barberino Val d’Elsa. Ci fermiamo un attimo ad ammirare il panorama, saliamo alla chiesa, borgo medievale che ha mantenuto intatto il suo aspetto originale, con le mura costruite con le pietre della vicina Semifonte, distrutta dai Fiorentini nel 1202. Ci fermiamo lungo un belvedere, e saliamo alla chiesa di San Bartolomeo, ricostruita in forme neogotiche nel XX secolo, e da cui si domina una splendida vista sulle colline.

Barberino Val d'Elsa

La chiesa di San Bartolomeo, a Barberino Val d'Elsa

Riprendiamo la via, e ci dirigiamo alla Pieve di Sant’Appiano, chiesa romanica tra le più antiche, se non la più antica, della zona, dato che è nominata come possedimento del Vescovo di Firenze dal 990. Il crollo del campanile ha distrutto completamente la navata di destra. Si vede benissimo infatti la differenza delle murature, tra il campanile e l’abside, per esempio. Fuori dalla chiesa, nello spazio davanti alla facciata, si innalzano alcuni grossi pilastri con tanto di capitelli scolpiti, tutto ciò che resta del battistero esterno alla chiesa, distrutto da un terremoto: tutto ciò dà un senso di “rovina”, di antico, che è molto suggestivo.

sant'appiano

La pieve romanica di Sant'Appiano

Finora le strade sono deserte. Mentre andiamo via, però, sopraggiunge a Sant’Appiano un bus di turisti. Ma costoro, dando le spalle alla pieve, fotografano il panorama. Che merita, per carità, ma non è la sola cosa degna di interesse qui intorno.

Riprendiamo la via, e ci dirigiamo verso Petrognano, lungo la via che porta a Certaldo. Petrognano ha l’aspetto di un borgo rurale sospeso nel tempo: qui tutto pare essersi fermato al Medioevo/Rinascimento (gli edifici sono infatti dei secoli XIII-XV), sia perché lungo la via in questa domenica non passa nessun’altra auto oltre alla nostra, sia perché il luogo appare deserto, cosicché l’illusione di essere in un luogo d’altri tempi è completa. Era il contado della distrutta Semifonte: distrutto il castello, sopravvissero le case del borgo fuori le mura.

Superata da poco Petrognano, incontriamo una chicca che pochi conoscono: la cappella di San Michele Arcangelo, che sorge sul sito dell’antica Semifonte, quella stessa distrutta dai Fiorentini nel 1202, e che ha una particolarità che la rende unica, anzi una copia: la sua cupola, che si nota fin da lontano, è la riproduzione in miniatura della Cupola del Brunelleschi del Duomo di Firenze. Fu costruita dall’architetto Santi di Tito nel 1597. Vederla, per chi non se l’aspetta, fa uno strano effetto: è come avere un senso di dejà-vu senza però capire perché…

San Michele Arcangelo

La cupola di San Michele Arcangelo

La strada che conduce a Certaldo è semplicemente meravigliosa: colline e colline di vigneti e uliveti, paesaggio mai identico a sé stesso. Si fa fatica a credere che Firenze sia comunque poco distante: qui sembra tutto un altro pianeta! Protagonista la vita contadina, seppur evoluta nelle macchine agricole che si vedono ricoverate qua e là negli stabili adibiti a rimessa.

Non ci fermiamo a Certaldo, che avevamo già visitato in passato, per cui ci limitiamo ad attraversare il borgo medievale che diede i natali a Boccaccio con destinazione Castel Fiorentino.

Qui ci fermiamo in un paese arroccato che alle 4 del pomeriggio è ancora addormentato in una siesta necessaria oggi con questo caldo. Castel Fiorentino è nota per il suo patrimonio artistico, indissolubilmente legato al pittore Benozzo Gozzoli (a sua volta famoso per aver dipinto la Cappella dei Magi in Palazzo Medici-Riccardi a Firenze), autore di due tabernacoli cui è dedicato il BEGO- Museo Benozzo Gozzoli a Castel Fiorentino.

Il nostro giro volge quasi al termine. Per tornare a Firenze continuiamo il percorso attraverso i colli, lungo la via Volterrana. Sfioriamo Montespertoli, Montegufoni, di cui vediamo dall’esterno il castello che ha una storia piuttosto antica – se ne hanno notizie sin dal XII secolo, e che oggi è riconvertito in una residenza storica (motivo per cui non osiamo avventurarci nell’esplorazione). Salta subito agli occhi, dell’edificio, la torre del 1547 che richiama la Torre di Arnolfo di Palazzo Vecchio a Firenze: sembra proprio che il contado di Firenze nel XVI secolo guardasse parecchio al suo capoluogo, anche dal punto di vista architettonico: omaggio ai Signori di Firenze, la cui autorità era riconosciuta anche in campo architettonico, o semplice voglia di imitazione da parte dei signorotti locali? Il dubbio effettivamente viene, e può darsi che la verità sia nel mezzo.

Castello di Montegufoni

Il castello di Montegufoni con la sua torre

Attraversiamo ancora Cerbaia, lungo la via Volterrana, poi, ormai in territorio comunale di Scandicci, la sorpresa: scolliniamo verso Firenze, e lo scopriamo perché è proprio la Cupola del Brunelleschi, inconfondibile, che ci saluta e ci accoglie da lontano. Scendiamo costeggiando ancora vigneti, fino all’altezza della Certosa. Poi entriamo al Galluzzo, e infine, arrivati a Porta Romana, siamo ormai alle mura della città.

Torniamo nella calda, bollente Firenze che è tardo pomeriggio, accaldati, ma contenti di questa nuova gita fuori porta che ci ha permesso di conoscere qualcosa in più del nostro bel territorio.