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Vedere la foresta… da un’altra prospettiva

Le foreste australiane sono incantevoli. Sono esagerate, alcune decisamente antichissime, con alberi talmente vecchi da essere alti quanto grattacieli. Camminare per una foresta australiana ha il fascino che rivestono tutte le esplorazioni nel fitto delle foreste. In più, in presenza di alberi così alti e dai diametri così ampi, si rischia di avere la sensazione di sentirsi degli gnomi.

Oatway National Park, Australia

Oatway National Park, Australia

Personalmente mi piace passeggiare nel bosco. Mi piace farlo in Italia, a maggior ragione mi piace farlo in una foresta che non conosco, totalmente nuova, millenaria e popolata da animali che non conosco. Il problema, però, può essere che, a camminare nel sottobosco, si è dal sottobosco sopraffatti: si passa sotto felci talmente grandi che sembrano palme (le felci a ombrello, come vengono chiamate), i tronchi degli eucalipti sono talmente grandi che bisogna fare il girotondo per passargli intorno, e soprattutto, gli uccelli vivono piuttosto in alto. Per la maggior parte si rischia di vedere radici, enormi immense immani radici: una visione piuttosto parziale e che, per quanto dia la giusta misura della foresta, non permette di coglierne appieno la biodiversità e la sua bellezza. Allora, in Australia si sono inventati un sistema per far apprezzare e percepire la foresta in modo completo a chi la vuole attraversare: esistono alcuni percorsi chiamati TreeTop Walk, ovvero passeggiate all’altezza della cima degli alberi. Noi durante il nostro viaggio ne abbiamo visitate due, in due foreste totalmente differenti, ma entrambe molto di impatto.

australian rainforest

La prima, la più grande e più bella, si trova nell’Oatway National Park. L’Oatway Fly Treetop Walk è un grande parco in una foresta pluviale nell’interno della regione attraversata dalla Great Ocean Road e per raggiungerla si percorre per l’appunto una lunga deviazione che allontana dalla costa e si inoltra nell’entroterra. E’ una foresta pluviale temperata costituita per la maggior parte da eucalipti giganteschi della specie Mountain Ash (chiamati forest Skyscrapers non a caso!) all’interno della quale è stato creato un percorso che, dopo un tratto lungo un sentiero alla base della foresta, si inerpica su un camminamento sopraelevato che pian piano sale fino all’altezza di 20 m da terra. Il percorso continua finché non si arriva nei pressi di una vera e propria torre alta 47 m sopra il piano della foresta: si sale lungo la scala a chiocciola e quando si arriva in cima si scopre che alcuni alberi sono anche più alti di così!

La torre di 47 m per guardare la foresta dal Top

La torre di 47 m per guardare la foresta dal Top

Il senso di tutto il percorso, spettacolarità a parte, è che si può vedere la vita della foresta a vari livelli di altezza: a terra, dove è il sottobosco di felci e di arbusti; a 20 m da terra, dove vive e nidifica la maggior parte degli uccelli e dei pappagalli variopinti che animano la foresta; al Top, per vedere gli alberi dalla cima e anche per rendersi conto di quanto sia esteso questo polmone verde nel sud dell’Australia. Dall’alto, poi, le felci a ombrello appaiono in tutto il loro splendore: sembrano effettivamente dei grossi ombrelloni verdi o delle palme: altro che le piccole felci delle nostre montagne…

Le felci a ombrello viste dall'alto

Le felci a ombrello viste dall’alto

La spettacolarità in un parco come questo è evidente: camminando sospesi da terra si può vedere da un altro punto di vista questo ecosistema affascinante e pieno di vita: un’esperienza del genere, oltre ad essere naturalistica all’ennesima potenza, ha anche il pregio di sensibilizzare gli animi sull’importanza delle foreste e sulla ricchezza di biodiversità che ospitano e cui danno vita. Per grandi e per piccini lo spettacolo è assicurato!

Il camminamento sopraelevato dell’Oatway Fly Treetop Walk: spettacolare già la struttura di per sé!

Un altro parco di questo tipo in cui siamo stati è nel Daintree National Park, nel Queensland: questa volta siamo in una foresta pluviale tropicale quindi ben altro tipo di vegetazione anima l’ambiente: più lussureggiante, meno ordinata, se vogliamo, ma ugualmente ricca in biodiversità, sia vegetale che animale. Non abbiamo eucalipti qui, ma palme, mangrovie e altre piante tropicali. Si tratta del Daintree Discovery Centre, nel cuore del parco; è più piccolo, ma il percorso è più vario e, nei giorni fortunati, consente anche di imbattersi (da lontano, ovviamente, data la pericolosità) nel casuario che abita ancora solo in questa foresta del continente. La foresta pluviale del Daintree National Park è la più antica foresta pluviale d’Australia e l’unica, appunto, dove il casuario sopravvive, perché solo in questa regione cresce la pianta i cui frutti vengono mangiati da questo grosso uccello preistorico. Noi qui non siamo stati particolarmente fortunati per due motivi: innanzitutto quando ci siamo arrivati stava calando il buio, in secondo luogo perché pioveva piuttosto forte, costringendoci a fare un percorso molto limitato e difficoltoso. Ma la magia di camminare in una foresta pluviale durante la pioggia che la caratterizza è stata a suo modo un’esperienza interessante, che ci ha fatto sentire esploratori in terre selvagge.

Daintree National Park. La foresta pluviale

In Australia si incontrano anche altri analoghi percorsi nella foresta; personalmente ho voluto andarci fin da quando ne ho scoperto l’esistenza, leggendo il racconto di viaggio di Bill Bryson in  “In un paese bruciato dal sole dove racconta della sua passeggiata sopra la cima di una foresta; ricordo che quando lo lessi mi dissi “Ecco, ci voglio andare anch’io!”. Così è stato, e direi che sono rimasta parecchio soddisfatta.

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Australia: 10 imperdibili esperienze “into the wild” – 1° parte

L’Australia è il continente della natura all’ennesima potenza: una terra per la gran parte disabitata e inospitale, ma sublime e bellissima, che regala emozioni fortissime in chi la attraversa e la esplora per la prima volta. Dunque, sulla base del nostro viaggio, ecco selezionate per voi le 10 esperienze nella natura da non perdere quando andrete in Australia:

1) Andare a cercare i koala nell’Oatway National Park: è una grande grandissima emozione, soprattutto se è la prima volta che vedete un koala dal vivo nel suo ambiente naturale. L’Oatway National Park è quel grande parco nazionale attraversato dalla Great Ocean Road. Il punto in cui vedere i koala è lungo la deviazione dalla Great Ocean Road che porta verso l’Oatway Lighthouse, un grande faro posto a guardia del promontorio (raggiungibile con un sentiero a piedi in prossimità della costa). La deviazione dalla Great Ocean Road attraversa una foresta di eucalipti: dapprima sono alti, troppo alti, ma nella seconda parte sono più bassi, ed è qui che vivono i koala. Guidate lentamente, col naso rivolto all’insù: ne vedrete uno, accosterete la macchina, scenderete, lo seguirete con lo sguardo e ne scoverete un altro poco più in là, e poi un altro e un altro ancora, magari anche una mammina col cucciolino… esperienza di quelle che non si dimenticano: come dire, il primo koala non si scorda mai!

2) Camminare sospesi lungo il TreeTop Walk: se vedere i koala è un’attrazione gratuita, il TreeTop Walk al contrario si paga profumatamente. È un percorso sopraelevato a 20-25 m da terra che consente di vedere da vicino i vari livelli della foresta di eucalipti, che qui sono chiamati Mountains Ash, e considerati Forest Skyscrapers, i grattacieli della foresta. La passeggiata sulla passerella è un’immersione a 360° nella vegetazione lussureggiante di questa parte di Australia, dove accanto agli eucalipti alti fino a 50 m crescono, più in basso delle immense felci che sembrano palme da tanto son grandi. La foresta poi è abitata da uccelli e pappagallini di ogni sorta, e può capitare di vederli, sul ramo alto di qualche albero, mentre si godono la loro giornata beatamente.

3) Avvicinarsi ai leoni marini a Kangaroo Island: avvicinarsi a una decina di m è quello che si può fare a Seal Bay, Kangaroo Island, se si è opportunamente accompagnati da guide certificate. L’impressione di essere catapultati in un documentario è fortissima: tra l’odore forte di pesce e di alghe e loro, i leoni marini, assorti nelle loro occupazioni quotidiane, tutto è uno spettacolo: vedrete la foca con il figlioletto, la foca che rientra dalla pesca, il maschio dominante che si trascina stancamente sulla riva per poi stonfarsi sulla sabbia dopo neanche un paio di metri, vedrete persino due leoni marina che si litigano nel mezzo del branco per stabilire la propria autorità o qualcosa del genere. L’emozione sarà grande e garantita! Ma in alcun modo, non dovrete interagire con loro: è fondamentale rispettare il loro habitat e la loro intimità, per preservare nel lungo periodo la sopravvivenza della colonia.

leoni marini kangaroo island

la colonia di leoni marini a Seal Bay, Kangaroo Island

4) Passeggiare intorno a Uluru: dalla distanza di 5000 km dall’Antartide passiamo al centro del centro del centro del deserto australiano. Ayers Rock, Uluru nella lingua aborigena, è il grande monolito di cui nessuno, eccetto i miti del Tempo del Sogno, sa spiegare l’origine. Percorrerne la base vuol dire entrare in contatto con quei miti, con quella terra, con un territorio che è deserto di spinnifex e di alberelli rinsecchiti, rosso e caldo. La roccia ha un colore che definire rosso è esagerato e arancio è riduttivo, una meraviglia per gli occhi.

5) Esplorare Kings Canyon: una camminata impegnativa, almeno nel primo tratto in salita, della durata di 2 o 3 ore, a seconda della vostra resistenza e di quante foto vi fermerete a fare lungo il cammino. Il percorso, ben segnalato, si inerpica sulla cima dei canyon, passa da una parte all’altro di esso regalando scorci e panorami mozzafiato, sculture di roccia che farebbero invidia ad un artista contemporaneo, sprazzi di lussureggiante vegetazione proprio qui in mezzo, in pieno deserto, intorno all’unica fonte di acqua della regione…

kings canyon

Natura selvaggia a Kings Canyon

Cliccate qui per leggere le altre 5 wild experiences in Australia

AUSTRALIA: IN LUNA DI MIELE DALL’ALTRA PARTE DEL MONDO – 08/10/11

I koala! So cute!

Il risveglio al mattino ci regala una giornata di sole e finalmente l’agognata vista panoramica dalla Guesthouse: dolci verdi colline e sullo sondo la costa e l’oceano, tutto molto bucolico. Oggi scendere per quella strada che porta ad Apollo Bay è piacevole e allegro, l’opposto di ieri sera; si apre davanti a noi un paesaggio dolcissimo, di pascoli che scendono sino al mare.

Arriviamo ad Apollo Bay; è sabato e, ci hanno detto alla Guesthouse, è giorno di mercato: 4 bancarelline di prodotti naturali autoprodotti, dalle piantine di pomodoro alle conserve, un banchino di gioielli e poco altro! Nella struttura Apollo Bay è come Lorne, ovvero una strada che da un lato ha i giardini che arrivano in spiaggia e dall’altro le basse palazzine dei negozietti di souvenir, articoli sportivi e bar; solo che a differenza di ieri che a Lorne c’era un tempo da lupi, oggi il bel sole fa apparire Apollo Bay una cittadina carina e tranquilla. Da qui parte il Great Ocean Walk, 91 km di percorso a piedi lungo la costa. Noi invece riprendiamo l’auto e partiamo.

Dopo numerose curve che lasciano il promontorio per attraversare l’entroterra, arriviamo alla nostra prima tappa: è il Mait’s Rest, un percorso di 20 minuti a piedi all’interno della foresta pluviale – rain forest – per scoprire, tra eucalipti immensi e felci che sembrano palme, qual è la vegetazione spontanea tipica della zona. Siamo all’interno dell’Oatway National Park che preserva una buona fetta di territorio lungo la Great Ocean Road. Il percorso ha un che di magico: ascolti il vento tra le fronde, avverti il ruscellare dell’acqua da qualche parte là in basso, senti il richiamo di tanti uccelli diversi senza riuscire a scorgerne uno. Bellissimo, fatato, al tempo stesso rilassante, perché stai attraversando un’oasi di pace e di pura immersione nella natura, la prima da quando siamo arrivati. Ci rimettiamo in macchina come purificati da questa boccata di ossigeno e ripartiamo lungo la Great Ocean Road.

Mait's Rest

Il percorso nella foresta Mait's Rest

Prossima deviazione è, sempre all’interno dell’Oatway National Park, la strada che conduce all’Oaway Lighthouse, il faro posto a segnalazione di questo tratto di costa. Non arriveremo al faro, ma abbiamo avuto una dritta: la strada attraversa una foresta di eucalipti popolati da … koala! Ed eccoli, finalmente: prima una mamma col piccolino sulla schiena, immagine tipica del koala, poi una serie di esemplari più o meno dormienti sul loro ramo, quindi una scena da documentario: vediamo in diretta l’accoppiamento tra due koala giocato tutto sui rami di eucalipto. E poi ancora, e ancora, e ancora: ti verrebbe voglia di fermarti ogni volta che ne vedi uno, li vorresti fotografare tutti! È incredibile come siano tenerissimi e dolcissimi a vedersi, coi loro occhietti, il loro nasone nero e il cucciolino che fa capolino dal marsupio: adorabili! Staresti qui ad ammirarli, a bearti della loro presenza tutto il giorno, ma non è possibile: altre avventure ci attendono.

koala great ocean road

Tra i grattacieli della foresta e i Dodici Apostoli

Riprendiamo dunque la Great Ocean Road, che in alcuni tratti si addentra e costeggia pascoli di mucche. Ci fermiamo ancora ad un punto panoramico molto suggestivo, Castle Cove, dove da un lato c’è la costa con l’oceano e dall’altra ci sono i pascoli, quindi abbandoniamo la strada e deviamo verso l’interno, perché vogliamo fare il Tree Top Walk.

Siamo nel bel mezzo di una arresta dominata dagli svettanti eucalipti Mountain Ash, i più alti di tutti, secolari, forse millenari, e dalle ferns, felci grandi quanto palme. Il percorso inizia ai piedi della foresta, dopodichè un lungo camminamento metallico sopraelevato ci porta al di sopra delle felci, che dall’alto sembrano verdi ombrelloni aperti, e al livello delle chiome degli alberi più bassi: stiamo praticamente camminando sospesi sulla foresta! Intorno a noi svolazzano i pappagallini rossi che a quest’altezza – 20 m da terra circa – hanno i nidi. Il percorso sospeso arriva fino ad una torre, alta 47 m, sulla quale si sale attraverso una stretta scala a chiocciola. La vista in cima è strepitosa: si domina tutta la foresta e anche se non siamo alti quanto i Mountain Ash più alti, il nostro sguardo può spaziare a volo d’uccello su tutto il bosco. Dalla torre si vede anche quanto il camminamento appena percorso sia sospeso nel vuoto. La sensazione a senz’altro impressione: poter vedere la foresta dall’interno e con gli occhi di un uccello è un bel modo di calarsi nella natura. Lungo il percorso, poi, vengono illustrate le piante, gli animali, l’ecosistema, tutto per meglio calarci, con convinzione e consapevolezza, nell’immensità della natura.

treetop walk

la passerella sospesa del treetop walk nell'Oatway National Park

Terminiamo il Tree Top Walk che è già pomeriggio. Dobbiamo ritornare sulla Greatt Ocean Road perché ci manca l’ultima fondamental tappa su questo itinerario: i Twelve Apostles, i 12 Apostoli, come vengono chiamati i faraglioni che caratterizzano questo tratto di costa mozzafiato prima di arrivare a Port Campbell. C’è la possibilità di vedere i 12 Apostoli – che ormai sono rimasti 8 – dall’elicottero. Noi però preferiamo il percorso panoramico che si srotola lungo la falesia: questi grossi pinnacoli che spuntano dall’acqua, che resistono alla furia delle onde, non sono altro che i testimoni di una millenaria attività di erosione da parte dell’oceano, e ci mostrano quanto la linea di costa in origine fosse molto più avanzata. Il promontorio per parte sua è una parete di roccia assolutamente verticale in questo tratto di costa, gialla e rossastra che risalta particolarmente con questa calda luce pomeridiana. Oggi è stata unna giornata densa di emozioni, in cui la natura protagonista assoluta ci ha fatto capire ancora una volta quant’è bella e potente. Noi siamo solo moscerini al suo cospetto, e come tali svolazziamo, da una parte e dall’altra, riuscendone a cogliere solo alcuni aspetti, ma rendendoci comunque conto, in qualche modo, della sua immensità.

Twelve Apostles - dodici apostoli

I Dodici Apostoli, l'attrazione naturale più nota della Great Ocean Road

A Port Campbell abbandoniamo la Great Ocean Road e ci inoltriamo nell’entroterra, lungo la via del ritorno che attraverso Colac giunge a Melbourne. Attraversiamo boschi e pascoli, io sono convinta di aver visto una piccola echidna a lato della strada, mentre per fortuna nessun wallaby o canguro ci attraversa la strada come invece ammoniscono i cartelli. Colac è evidentemente il classico paesotto dell’interno, con la solita serie di edifici bassi occupati da negozi e di casette più o meno gradevoli che fanno tanto provincia americana.

Melbourne ci accoglie in un frastuono di luci e colori. È sera quando arriviamo, e la città ci accoglie con uno skyline già illuminato. Abbiamo l’hotel, una pessima stanza in un pessimo Mercure Hotel, in centro, e per raggiungerlo passiamo davanti all’eccezionale Arts Centre, con la sua torre illuminata che sembra una Tour Eiffel in miniatura, e davanti a Federation Square, la piazza più eccentrica che si sia mai vista, asimmetrica, senza un centro o l’andamento regolare tipico delle nostre piazze. Piuttosto recente, questa piazza è il luogo di ritrovo per definizione della città, mentre i palazzi, anch’essi dall’architettura bizzarra, ospitano musei d’arte e l’Australian Centre for the Moving Imagine. Guidare in città non è semplice, anche perché il navigatore fa non poche bizze. Per fortuna però l’hotel è veramente vicino, in una traversa della principale Swanston Road. E così, dopo il check-in, ancora un po’ scossi ci buttiamo in Swanston Street e qui veniamo travolti dalla folla di giovani che invadono il centro il sabato sera. Dobbiamo cenare, ma è tardi e i locali cino-giappo-thailandesi ci sembrano squallidini e caotici. Finiamo al QV, il Queen Victoria Villane, o almeno in uno dei suoi plessi. Qui c’è una food-court come quelle di Sydney, che però sta chiudendo, per cui finiamo in un postaccio nella QV Square dove, per non mangiare l’ennesimo burger, mangio un’insalata che ha più maionese che verdura, un incubo. Facciamo un breve giro lungo la trafficata Swanston Road, ma siamo troppo stanchi per sopportare la calca. Prendiamo un milk-tea da TenRen, catena che a suo tempo avevamo trovato a New York, e ce ne scappiamo in hotel.

melbourne

Lo skyline di Melbourne lungo lo Yarra River