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Tu chiamale, se vuoi, “arti minori”: visita al Bargello che non ti aspetti

Ho visitato recentemente il Museo Nazionale del Bargello a Firenze. Chissà perché per tutto questo tempo l’ho snobbato. Entrarci invece è stato una scoperta continua, un’emozione senza pari, un’immersione nella bellezza dalla prima all’ultima sala.

 

I due David di Donatello esposti al Bargello

Sì, il Bargello è quello del David di Donatello: la statua in bronzo che raffigura il giovane eroe biblico dopo aver sconfitto il gigante Golia. Il tema piaceva molto alla Firenze rinascimentale, e infatti troviamo varie sculture realizzate dai più insigni artisti del tempo: Donatello, per l’appunto, ma anche Andrea del Verrocchio (che fu maestro di Leonardo da Vinci) e Michelangelo. Donatello addirittura ne realizza due di David: si trovano entrambi nel Salone di Donatello, al primo piano del Bargello.

Ma non è certo il David di Donatello che mi colpisce, né il Bacco di Michelangelo, né il Mercurio e le altre statue più o meno note del Giambologna (scultore che nella Firenze dei Medici ebbe grandissima fortuna: avete presente il Colosso dell’Appennino nella villa medicea di Pratolino, oggi Villa Demidoff?), ma sono quelle che vengono definite in Storia dell’Arte “Arti minori“.

Avori intarsiati, sculture in bronzo e smalto, oreficerie, legni dipinti, medaglie, terrecotte policrome e smaltate, porcellane, armi e armature da parata, reliquiari, brocche in smalto: dal medioevo al XVI secolo e oltre al Bargello è data dignità a tutte quelle produzioni di artigianato artistico che negli altri musei difficilmente trovano spazio. L’ambientazione, poi, è notevole: un palazzo medievale (che fu la prigione di Firenze) che anche nella successione delle stanze, delle logge e degli arredi mantiene la sua medievalità. Originale è la Cappella della Maddalena (sulla cui parete di fondo, tra i vari personaggi fiorentini rappresentati, si trova pure Dante Alighieri), mentre nelle altre sale sono inseriti ad arte arredi che provengono da altri palazzi medievali o rinascimentali fiorentini e non solo (come il camino di Palazzo Borgherini del 1515).

Museo del Bargello, Sala Carrand

Tondo in avorio, scena di assedio al Castello d’Amore, Francia, XIV sec.

Ciò che più mi riempie di meraviglia sono gli avori, ai quali è dedicata un’intera sala. Predelle, dittici, cofanetti, pomelli, elementi degli scacchi, pettini e statuine: capolavori in miniatura che vanno da un’epoca anche piuttosto remota, il IV-V secolo d.C., dunque l’età bizantina, fino al XVII secolo. All’epoca più antica appartengono i dittici: due elementi rettangolari che dovevano essere legati insieme e sui quali sono solitamente rappresentate scene a soggetto religioso; erano solitamente doni a vescovi o da vescovi per personaggi eminenti. L’avorio era anche utilizzato per i cosiddetti “oggetti da toeletta” (come vengono definiti in disascalese, cioè sulle didascalie dei musei): specchi, pettini e cofanetti. I soggetti rappresentati abbandonano allora il tema religioso per diventare mitologici, oppure cavallereschi: nel Medioevo troviamo spesso raffigurato il Castello di Amore, assaltato da nemici che si sfidano a singolar tenzone. Prodotti in Francia e Germania, questi oggetti sono davvero eleganti e dettagliatissimi.

Lucerna in bronzo

La Sala Carrand, che ospita la collezione donata al Bargello da un collezionista francese di nome Carrand, è vastissima e molto varia: si va dalla lamina di Agilulfo, un elemento decorativo dell’elmo del re longobardo, che si data alla fine del VI secolo d.C. alle brocche in rame e smalto, passando per chiavistelli e chiavi che sono veri capolavori del ferro, ad acquamanili in bronzo a forma di cavallo e cavaliere (cos’è un acquamanile? un vaso per versare l’acqua, né più né meno), a laminette in vetro e oro: molto belle quelle che rappresentano la parabola dei vignaioli tratta dal Vangelo. Bellissimo anche un cofanetto in legno per le spezie, che contiene ancora i suoi piccoli barattolini in vetro. E poi ancora vetri soffiati e artistici, e lucerne in bronzo dalle forme… ecco… particolari, come quella che ritrae un uomo nudo tutto piegato: la fiamma doveva uscire da… proprio da lì, ci siam capiti.

Un’altra produzione del tardo medioevo/Rinascimento che apprezzo particolarmente è la terracotta smaltata con cui venivano realizzate per la maggior parte sculture a rilievo. Gli artisti più noti per questa forma d’arte sono Luca e Andrea Della Robbia, che riescono a creare dei capolavori con l’uso, essenzialmente, di 3, 4 colori al massimo: il bianco, per le figure umane, l’azzurro per lo sfondo, il verde e il giallo per gli elementi vegetali. Si tratta solitamente di scene a soggetto religioso (e infatti spesso decoravano lunette, o altari) vivacissime, ma al tempo stesso molto delicate: i volti delle Madonne, o quelle dei Bambin Gesù sono di una dolcezza rara.

Terracotta smaltata con la deposizione di Cristo dalla croce

In Toscana queste terrecotte ebbero grande diffusione: oltre che nelle varie chiese di Firenze, si trovano fino a La Verna, dove decorano la chiesa del monastero presso il quale San Francesco aveva ricevuto le stigmate.

Accanto alle terrecotte artistiche non può non trovare spazio la ceramica artistica, intesa come piatti, brocche, bicchieri e bacili: un’intera sala è dedicata a produzioni che vanno dal Medioevo (fin dal IX secolo d.C. con una brocchetta a “vetrina pesante”, passando poi per le maioliche arcaiche) fino al XVII secolo: luoghi di produzioni sono la Toscana, Montelupo in particolare, Faenza, Urbino e Savona; alcuni oggetti sono davvero notevoli, perché dipinti da veri artisti.

La sala della piccola scultura in bronzo è molto interessante: in essa trovano spazio tante piccole opere che avevano il loro modello in opere note dell’antichità o degli artisti rinascimentali: il Laocoonte, ad esempio, o il Toro Farnese, oppure varie rappresentazioni di Venere, di Marte, di Ercole che compie qualcuna delle sue Fatiche. Si tratta di opere che copiano pedissequamente oppure che reinterpretano le iconografie antiche dando loro una nuova vitalità, in linea anche col gusto contemporaneo. Osservare queste piccole sculture permette di comprendere qualcosa di più sul gusto rinascimentale per l’arte e per l’antico.

Armatura da parata del piccolo Cosimo III Medici

Una sala è dedicata ad oggetti di produzione islamica: armi, avori, ma anche stoffe, piatti e piastrelle in ceramica a lustro, ovvero decorate con colori che hanno una forte componente metallica brillante. Questo vasellame ebbe una buona diffusione nel medioevo in Italia. Le piastrelle, poi, non sono tanto diverse dagli azulejos spagnoli, le piastrelle, cioè, che decoravano l’Alcazar di Siviglia e l’Alhambra a Granada.

Infine le armi e le armature. Non sono un’amante del genere, ma trovarmi al cospetto di selle da parata in avorio (non proprio comode per sedersi, mi viene il dubbio) di scudi con la testa di Medusa e delle armature da parata appartenute ai rampolli del casato Medici, come Cosimo III, per esempio, mi mette lievemente in soggezione.

Dalla finestra, intanto, sbuca l’onnipresente Cupola del Duomo di Firenze. Una presenza rassicurante, un punto di riferimento sempre e comunque in questa città che si conferma, ogni giorno, una fonte inesauribile di spunti culturali.

La Cupola del duomo vista dal Bargello

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