Archivio tag | musei prato

10 cose da fare e da vedere a Prato

A pochi km da Firenze si trova una città altrettanto ricca di storia e di arte, ma molto meno nota, all’ombra com’è del capoluogo toscano. Eppure Prato negli ultimi anni si sta ponendo come centro culturale alternativo. Non fatevi ingannare dalla sua vocazione più industriale, legata principalmente ai tessuti: Prato ha molto di più da offrire.

Ormai frequento Prato da un po’. Ho raccolto così in questo post un elenco di 10 cose da fare e da vedere (e da mangiare) in questa città. Alla fine del post vedrete che vi avrò convinto, e vorrete venire da queste parti anche voi.

  1. Il centro storico di Prato visto dal Castello dell’Imperatore

    Passeggiare nel Centro Storico. Innanzitutto per conoscere una città occorre passeggiare per le sue vie. Se arrivate in treno, mi raccomando non scendete a Prato Centrale, ma a Prato Porta al Serraglio. Da qui vi trovate direttamente in centro, e scendendo lungo via Magnolfi arrivate in due minuti nella piazza del Duomo. Da qui lasciatevi ispirare dalla via che vi ispira di più. Se proseguite a scendere lungo via Mazzoni arrivate davanti a Palazzo Pretorio, il vero cuore di Prato, e se proseguite in avanti incontrate piazza San Francesco e ancora oltre arrivate già alle mura cittadine. Altrimenti da Piazza San Francesco potete prendere via San Bonaventura e arrivare così al Castello dell’Imperatore e a Santa Maria delle Carceri. O ancora alle spalle del Duomo potete imboccare via Garibaldi e seguirla fino ad incontrare il Teatro Metastasio e ancora fino a sbucare nella grande piazza Mercatale, dove si trovano localini, ristoranti e il forno che sforna bomboloni caldi ad ogni ora del giorno e della notte. Qualunque via decidiate di percorrere, osservate i palazzi, ancora in larga parte medievali, senza farvi distrarre dalle vetrine dei negozi. Il centro di Prato si è mantenuto abbastanza bene. Oggi tanti localini e bar lo popolano, così se sentite il bisogno di una breve sosta avete l’imbarazzo della scelta.

  2. Il pulpito del duomo di Prato

    Il duomo di Prato. Capolavoro del romanico toscano, dedicato a Santo Stefano, la sua bella facciata a fasce bianche e verde scuro (dato dalla pietra locale, il serpentino) colpisce per la presenza sul lato di un pulpito esterno, una cosa abbastanza rara nel suo genere, ma funzionale al culto cui Prato è devota: la Sacra Cintola della Madonna. In alcuni momenti dell’anno la popolazione si riunisce in piazza del Duomo per l’esposizione di questa sacra reliquia. L’esposizione, fatta dal vescovo, avviene proprio da questo pulpito, che fu realizzato da scultori del calibro di Donatello e Michelozzo. All’interno del duomo, subito entrando sulla sinistra, si trova la cappella nella cui teca centrale è custodita la Sacra Cintola. Alle pareti sono affrescate da Agnolo Gaddi le Storie della Vergine e dell’arrivo della Sacra Cintola a Prato dopo che Maria l’ebbe donata a San Tommaso. Le pareti della Cappella Maggiore della chiesa sono affrescate invece da Filippo Lippi, artista che fu molto attivo a Prato, anche perché qui risiedeva in convento, a San Marco.

  3. Il bel camino nel grande salone del Palazzo Pretorio

    Il Museo di Palazzo Pretorio: per scoprire ancora meglio tutta la vicenda della Sacra Cintola occorre visitare il museo di Palazzo Pretorio, vero e proprio museo della città di Prato. Qui ci accoglie tutta la spiegazione interattiva del ciclo di affreschi della Cappella della Cintola, senza la quale altrimenti non si capirebbe granché (anche perché in duomo non ci si può avvicinare agli affreschi e non si colgono né i dettagli né intere parti della narrazione); si prosegue con opere d’arte del Trecento e del Quattrocento pratese che portano grandi firme, tra cui quella di Filippo Lippi e di suo figlio Filippino Lippi, entrambi pittori. Non solo le opere d’arte sono importanti in questo museo, ma il palazzo stesso: sede del potere nella Prato medievale, conserva ancora in alcune parti gli affreschi e le decorazioni dell’epoca. L’esposizione è molto ampia, giunge fino all’età contemporanea. Molto bella è la terrazza, dalla quale si gode la vista su tutta la città. (Ho dedicato un post specifico al Museo di Palazzo Pretorio qui)

  4. museo del tessuto prato

    Macchinari per la lavorazione dei cenci – Museo del Tessuto Prato

    Il Museo del Tessuto. Un altro museo della città, per un altro verso, è il Museo del Tessuto. Prato deve la sua floridezza nel Medioevo alla lavorazione dei tessuti. Lungo il fiume Bisenzio, che attraversa la città, e lungo numerosi canali oggi non più esistenti, ma che lasciano traccia onomastica nelle varie via delle Gore, via del Gorone, sorgevano opifici per la lavorazione dei tessuti. Il Museo del Tessuto è al tempo stesso un museo didattico e storico. In una prima parte spiega, con ricostruzioni di macchinari e un’estrema semplicità, tutto ciò che bisogna sapere su fibre e tessuti, su filatura e tessitura, su prodotti finiti e macchinari usati, dall’antichità a noi. Nella seconda parte l’esposizione diviene di carattere storico: si parte dal Medioevo per un lungo viaggio che attraversa i secoli e giunge fino a noi, passando per la grande innovazione che costituì per Prato la lavorazione degli stracci, i cenci. Prato è stata sempre legata alla produzione dei tessuti, ma negli ultimi decenni la situazione è crollata e buona parte delle fabbrichette sono state acquistate da Cinesi, che ora hanno la maggior parte degli stabilimenti. Proprio per questo serve un museo del genere, per capire come siamo arrivati a questo punto, ma anche per guardarsi indietro con orgoglio. (ho dedicato un post specifico al Museo del Tessuto di Prato qui)

  5. Le merlature sul cammino di ronda del Castello dell’Imperatore

    Il Castello dell’Imperatore. L’imperatore è Federico II di Svevia, che fece costruire questo forte militare nel centro di Prato, al di sopra dei resti di un altro forte, che era appartenuto ai conti Alberti di Prato. Il Castello è visitabile gratuitamente. Da fuori si impone alla vista per le sue possenti mura. Varcando la grande porta ci troviamo in un enorme spazio aperto, in un angolo del quale si trova un albero di fico. Possiamo salire sopra le mura e percorrere così il camminamento di ronda tra le merlature a coda di rondine e godendoci il panorama che spazia su tutta la città e a Nord guarda verso la montagna della Calvana.

  6. Il Centro Pecci. Dal Medioevo al Contemporaneo. Il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci è una bellissima realtà culturale a Prato. Va detto anzi, che dal punto di vista del Contemporaneo, Prato grazie al Pecci sta molto più avanti rispetto a Firenze. Non è solo museo, è piuttosto un centro d’arte, che ospita mostre, eventi, un archivio, una biblioteca, un centro di documentazione dedicati alla produzione artistica contemporanea. Il Centro Pecci si trova all’ingresso della città arrivando dall’autostrada uscita Prato Est: a me fa l’effetto di un’enorme disco volante dorato atterrato qui da qualche pianeta sconosciuto. Sicuramente è dirompente così come dirompente è l’arte contemporanea.
  7. Sua Maestà il cantuccino!

    Biscotti di Prato e altre leccornie tipiche. Non vi è venuta fame a furia di vedere tutte queste robe culturali? Ecco il suggerimento dei suggerimenti: fate la scorta di cantuccini, i biscotti secchi di Prato. Magari andate, in pieno centro, nel Biscottificio Mattei, un’autorità indiscussa nel campo. L’estate scorsa sono stata proprio dentro il biscottificio, e ho visto come vengono prodotti questi gioielli di farina, uova e mandorle. Provate anche, di Mattei, i Brutti ma buoni: non ve ne pentirete. Mattei, comunque non è l’unico biscottificio: sempre a Prato, fuori dal centro storico, c’è il Forno Branchetti, che un paio d’anni fa divenne famoso perché aveva inventato i cantuccini del papa, ovvero dei biscotti gialli glassati per metà con una glassa al vinsanto (ne ho parlato qui). Divini, oserei dire! Appena fuori le mura si trova la Pasticceria Mannori, famosissima per la sua millefoglie. Una merenda davvero pregevole, ve l’assicuro. Tornando in centro, a pochi passi dal Biscottificio Mattei, il negozio Atipico vende tutti i prodotti del territorio: non solo cantuccini, prodotti da altri forni (tra cui quello di Migliana, di cui ho parlato qui), ma anche birre artigianali, vini di Carmignano (il vino prodotto nelle colline qui vicino, che viene prodotto da 300 anni!), olio, marmellate e la mortadella di Prato, altro prodotto tipico e particolarmente pregiato.

  8. Un giro a Chinatown. Troppa toscanità in tavola? E allora basta prendere la macchina e andare fuori dal centro lungo via Filzi e dintorni. Benvenuti a Chinatown! Non vedrete nessuna grande porta ad arco come a Londra, ma vi accorgerete che qualcosa è cambiato dai negozi, di alimentari, di abbigliamento e di casalinghi, principalmente, e dalle insegne in lingua cinese. Entrare in un negozio di alimentari è un’esperienza interessante per chi è curioso nell’animo: prodotti di importazione, dalla soia al riso, ai ravioli al vapore, a frutta e verdure e spezie che non avete mai visto prima e che non sapete come si chiamano, perché il nome, ribadisco, è scritto in cinese. Non fate però l’errore di sentirvi come dei pesci fuor d’acqua: piuttosto chiedete cosa sono le cose, e in un italiano ahimè un po’ stentato qualcosa vi verrà risposto. Oltre a questi negozi io ho individuato un’erboristeria che vende anche té; vi sono poi pasticcerie specializzate in grandi torte da cerimonie e, immancabili, i ristoranti. Tra questi il più noto fuori da Chinatown è Ravioli Liù specializzato, come dice il nome stesso, in ravioli al vapore. Ne arrivano da Firenze a cenare, e ho detto tutto.
  9. Si appressa il tramonto sul Bisenzio a Prato. Lungo la bella passeggiata che ne risale e ne ridiscende il corso

    Museo diffuso Parco del Bisenzio. Per digerire tutta ‘sta abbuffata virtuale che ci ha portato dalla Toscana alla Cina, bisogna fare una bella passeggiata. Il mio itinerario preferito è lungo il fiume Bisenzio, risalendo verso Nord, uscendo quindi dal centro della città. Si tratta di una passeggiata piuttosto lunga. Sul lato della città si può decidere di scendere quasi sul greto del fiume, almeno in certi passaggi, altrimenti si passa accanto a giardini pubblici, a un centro sportivo e infine si giunge al passaggio pedonale che conduce dall’altra parte. Se si ama la bicicletta, qui si sviluppa la pista ciclabile Gino Bartali. Sull’altro argine la passeggiata cambia totalmente aspetto, perché ci si immerge nella natura: siamo sul versante della Calvana, al di sotto del passaggio della vecchia ferrovia che collega Prato con Bologna; siamo in piena campagna a pochi passi dalla città. Addirittura si incontra una bella fattoria con tanto di pecore, agnellini, cane da pastore, e l’orto coltivato con le verdure di stagione. Inutile dire che qui grandi e piccini si incantano, soprattutto quando gli agnellini si avvicinano per brucare l’erba direttamente dalle nostre mani. Il percorso ritorna poi verso il centro di Prato, da dove siamo partiti: una passeggiata rigenerante, che nelle belle giornate di primavera mette proprio di buonumore.

  10. Anello della Calvana: il sentiero ricalca un selciato medievale in alcuni tratti ancora conservato

    L’Anello della Calvana. Se siete per le passeggiate più impegnative, anzi per il trekking, da Prato partono alcuni percorsi che attraversano la Calvana, la montagna alle spalle della città. Si può partire dal complesso di San Leonardo al Palco o dal piccolo borgo di Filettole e si procede scegliendo uno dei sentieri CAI che la montagna consente. Se siete esperti camminatori e avete l’intera giornata a disposizione, potete addirittura pensare di cambiare versante, abbandonando Prato e scendendo nella valle di Travalle, in territorio di Calenzano. Travalle è un luogo bellissimo e magico, una valle immersa nella natura che conquista gli animi romantici. (Ho dedicato un post specifico all’Anello della Calvana qui).

Ecco i miei 10 consigli per una gita a Prato. Come vi dicevo in apertura non manca proprio nulla: cultura, arte, natura, buon cibo e, anche, un pizzico di internazionalità. Proprio la forte presenza di una comunità cinese ha reso la città molto sensibile ai temi dell’integrazione e della convivenza interculturale: temi non facili da affrontare e da gestire, su cui però si sta lavorando. E anche questo è un aspetto sociale del quale bisogna tenere conto.

Palazzo Pretorio, il museo della città di Prato

Se c’è un edificio a Prato che è stato testimone della storia della città attraverso i secoli, questo è il Palazzo Pretorio. Costruito alla fine del Duecento, era il palazzo del Tribunale e ne ha viste e giudicate di vicende: la più importante? Quella del furto della Sacra Cintola, la cintura appartenuta alla Madonna, custodita nel Duomo di Prato. Il processo si svolse nella sala al primo piano dell’edificio, un grande salone con gli stemmi delle famiglie cittadine alle pareti, nel corso del quale il ladro, noto come Musciattino, fu condannato al taglio della mano e al rogo.

Palazzo Pretorio. Creits: palazzopretorio.prato.it

Palazzo Pretorio. Creits: palazzopretorio.prato.it

Ma andiamo con ordine.

Palazzo Pretorio si trova nella piazza del Comune di Prato, dunque in pieno centro storico. Una bella piazzetta davanti, il duomo e il Castello dell’Imperatore poco distanti. Il palazzo ha il classico aspetto dei palazzi del potere civile medievale: mi ricorda il Palazzo dei Vicari di Scarperia (che oggi ospita il Museo dei Ferri Taglienti), ma anche a Palazzo Vecchio a Firenze e, volendo, persino il castello di Poppi: un edificio compatto, senza troppi fronzoli, che incute rispetto e timore. Come deve fare un palazzo di giustizia.

È stato restaurato e allestito negli spazi espositivi odierni solo in anni recenti. Pertanto, è un museo nuovo dedicato interamente alla storia – e all’arte – di Prato. In più ospita mostre temporanee (attualmente una sugli Etruschi che chiuderà a fine mese) ed ha aperto recentemente la terrazza. Infine, presta i suoi spazi in occasione di eventi e manifestazioni importanti (com’è accaduto recentemente per Eatprato).

La parte che preferisco è però senza dubbio quella che racconta la vera essenza di Prato: la restituzione virtuale della cappella della Sacra Cintola in una cappella del Duomo di Prato.

La cappella della Sacra Cintola nel Duomo di Prato

La cappella della Sacra Cintola nel Duomo di Prato

Questa cappella è sempre chiusa, proprio perché espone la sacra reliquia, e perciò è quasi impossibile vedere il bellissimo ciclo di affreschi di Agnolo Gaddi che racconta proprio come la cintura della Madonna giunse in questa città. Si parte da lontano, dal matrimonio di Gioacchino e Anna, genitori di Maria, per poi arrivare all’Assunzione della Vergine e alla consegna della Sacra Cintola a San Tommaso. La reliquia arriva poi, a Gerusalemme, nelle mani di Michele Dagomari da Prato, che non se ne stacca finché, in punto di morte, non la consegna alla città.

Tutto questo racconto è splendidamente affrescato sulle pareti della cappella e mostrato benissimo nella ricostruzione virtuale del museo di Palazzo Pretorio: siamo invitati a soffermarci sui dettagli, a riconoscere i personaggi, a comprendere le vicende e le iconografie. È soprattutto per questa bella ricostruzione che io mi ostino a dire che il Museo di Palazzo Pretorio è il museo della città di Prato. Perché Prato senza la sacra cintola non sarebbe la stessa: è proprio questa reliquia, un tessuto, guarda un po’, che giustifica il primato di Prato come produttrice ed esportatrice di tessuti per tutto il medioevo e fino all’età moderna (riguardo quest’aspetto della storia della città vale la pena di visitare il Museo del Tessuto di Prato). La sacra cintola ha un valore sia religioso che civile, tanto che custodi delle chiavi della sua teca sono sia il vescovo che il sindaco; la reliquia viene esposta dal pulpito esterno alla facciata del duomo, realizzato appositamente da Michelozzo e Donatello.

La Lucrezia amata da Filippo Lippi fa da modella per una sua opera esposta in Palazzo Pretorio

La Lucrezia amata da Filippo Lippi fa da modella per una sua opera esposta in Palazzo Pretorio

Il percorso museale nella storia di Prato continua nel grande Salone di cui parlavo sopra: in questa sala, densa di storia, nella quale si decideva il destino delle vite di molti (oltre a quello del Musciattino), oggi sono esposte bellissime opere del Tre-Quattrocento, tra cui alcune di Filippo Lippi, al quale è legata una storia d’amore: questo pittore era un frate carmelitano che stava in convento qui a Prato, che si innamorò di una giovane suora, Lucrezia Buti. I due fuggirono insieme, addirittura il papa intervenne per consentire loro di sposarsi, ma non lo fecero mai. Ebbero invece un figlio, Filippino Lippi, il quale seguì le orme paterne e divenne anch’egli pittore. A Palazzo Pretorio è esposto il Tabernacolo del Mercatale, una sua splendida composizione della fine del Quattrocento.

Anche salire le scale per arrivare al secondo piano, che ospita un altro grande salone, è un bellissimo tuffo nell’arte: si conservano gli affreschi che decoravano il soffitto voltato e dai finestroni si cominciano a vedere i tetti di Prato. Il salone è meraviglioso: al di là dell’allestimento (le opere, di XVI-XVIII secolo, provenienti da chiese della città, sono nel mezzo della sala, vi si cammina intorno e si possono cogliere tutti i dettagli possibili), la cosa più bella (per me, eh?) è un favoloso camino in pietra, con tanto di colonnine e capitelli.

Il bel camino nel grande salone del Palazzo Pretorio

Il bel camino nel grande salone del Palazzo Pretorio

Il percorso espositivo prosegue poi oltre, fino al terzo piano, dove sono ospitate le opere dell’arte del primo Novecento, tra cui due dipinti di Ardengo Soffici, pittore della vicina Poggio a Caiano (dove si trova il museo a lui dedicato, di cui ho parlato qui) e opere dello scultore novecentesco Jacques Lipchitz, donate al comune di Prato e prontamente esposte.

Il campanile del duomo visto dalla terrazza di Palazzo Pretorio

Il campanile del duomo visto dalla terrazza di Palazzo Pretorio

Infine, la terrazza, dalla quale si domina Prato, le sue chiese e i suoi palazzi. I tetti, i campanili, le strade, è tutto sotto i nostri occhi. Da oggi conosco la storia della città, il rapporto stretto tra vita civile e vita religiosa, l’importanza di una reliquia e tutto ciò che essa ha comportato, l’importanza artistica di un centro che troppo spesso viene offuscato da Firenze, troppo vicina e troppo più… più. Una storia che invece è bella da raccontare e da divulgare. È quello che fanno egregiamente i musei di Prato. È quello che fa il Museo di Palazzo Pretorio.

Fashion Museums in Florence 4): il Museo del Tessuto a Prato

museo tessuto prato

L’avete mai visto da vicino un telaio? Eccolo nella prima sezione del Museo del Tessuto di Prato

Lo so, lo so, Prato non è Firenze, anche se molto vicina geograficamente. E lo so, lo so, il Museo del Tessuto non è un museo di moda, ma permettetemi di dire che se non esistessero i tessuti, non esisterebbe neanche la moda. Così, in questo itinerario nato un po’ per caso, un po’ per curiosità, dei musei della moda di Firenze, e che mi ha portato dapprima nei musei dei due grandi marchi Ferragamo e Gucci e poi in quel museo di storia della moda che è la Galleria del Costume, non potevo non completare il cerchio con il museo del Tessuto. Museo molto didattico, il suo percorso si svolge su due livelli: un’introduzione teorica ai tessuti, con l’illustrazione delle materie prime e delle fibre naturali, artificiali e sintetiche, quindi dei processi di lavorazione, filatura, cardatura, tessitura e tintura; il secondo livello è dedicato invece alla storia di Prato come centro di produzione tessile. La storia della tessitura a Prato è in effetti lunga e avvincente: inizia nel Medioevo, agli inizi del XII secolo, lungo il corso del fiume Bisenzio, sul quale erano installate le gualchiere per follare i panni di lana. Se non sapete che vuol dire “follare” dovete tornare indietro nel percorso: la follatura è un processo di lavorazione della lana che consiste nel compattamento del tessuto anche per impermeabilizzare. E torniamo alla storia della produzione tessile a Prato. Per il processo della follatura era necessaria l’acqua, per cui le acque del Bisenzio vennero convogliate in un canale detto Gorone e poi divise in tre gore che attraversavano il contado e il centro abitato (e che solo nel Novecento sono state interrate).

Tra i personaggi che si impongono nella storia della produzione tessile di Prato va segnalata la figura dell’imprenditore Francesco di Marco Datini. Costui riuscì a costituire un’attività su scala internazionale che collegava gli opifici di tessitura di Prato a Genova, alla Catalogna e alle Baleari, con le quali commerciava i prodotti finiti, alla lontana Inghilterra nella quale si procurava anche la materia prima, e a Firenze dove aprì una banca: un’attività imprenditoriale che seguiva tutta la filiera di produzione, dal reperimento delle materie prime fino alla commercializzazione del prodotto finito.

museo del tessuto prato

Macchinari per la lavorazione dei cenci – Museo del Tessuto Prato

Un altro personaggio importante per la Prato legata alla produzione tessile è Giovan battista Mazzoni che introduce la meccanizzazione della filiera tessile, imprescindibile premessa per la produzione su scala industriale. Questa ha poi un grande grandissimo sviluppo con l’introduzione della tecnologia della lana rigenerata. Di che si tratta? E’ la fibra ottenuta dalla stracciatura dei “cenci”, abiti, tessuti e scarti di sartoria, destinata ad essere nuovamente filata. Questa tecnologia prende particolarmente piede a Prato, dove addirittura si forma la figura professionale del cenciaiolo, colui che al tatto riesce a classificare la qualità e le caratteristiche degli stracci in vista di un loro riutilizzo. In questa produzione, Prato diventa il centro più importante su scala internazionale e la sua fortuna come centro tessile è tuttora dovuta a questo tipo particolare di lavorazione.

Un video 3D a misura di bambino racconta l’importante ruolo della tessitura a Prato, mentre nella sala sono esposti, oltre ad alcuni abiti di collezione, anche i macchinari per la lavorazione dei cenci e i cenci stessi, raccolti e suddivisi a seconda del colore o della qualità del tessuto. Video e touch screen aiutano nella comprensione e completano il percorso espositivo.

Il museo riesce a rendere semplice un processo e una materia che semplice non è, ma soprattutto riesce a incuriosirci su un argomento che magari ci interessa poco e che però è fondamentale per noi: da dove vengono i vestiti che indossiamo? Lo diamo per scontato, eppure dietro il più semplice capo di abbigliamento, il più piccolo frammento di stoffa, c’è un lavoro e un saper fare sorprendenti, una storia che il Museo del tessuto di Prato oggi ci racconta.