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Provenza mon amour: il nostro tour della Provenza

Vi è mai capitato di ammirare un paesaggio dipinto e di trovarlo talmente bello da provare il desiderio di saltarvi dentro, un po’ come Mary Poppins? A me capita molto spesso, le pitture di paesaggio mi fanno proprio quest’effetto, mi mettono addosso la curiosità di voler scoprire cosa c’è in fondo a quella strada che va dietro la collina, cosa si nasconde nel bosco, cosa c’è oltre la montagna, e via di seguito. Più il paesaggio del dipinto è realistico, più mi viene voglia di tuffarmici dentro. Così, ora che sono tornata da poco dalla Provenza, risistemando le foto ho visto questa, e mi sono fermata un secondo.

provenzamonamour

Ho scattato questa foto alla vetrina di un atelier di Avignone. Ho scelto questa, ma avrei potuto fotografarne molte altre, perché in Provenza è pieno di piccole gallerie e di ateliers dove i pittori espongono, per venderli, i loro dipinti. Spesso si tratta di paesaggi, paesaggi provenzali, eseguiti con lo scopo di regalare un ricordo suggestivo a chi è ora in Provenza e, una volta tornato a casa vorrà rivedere quei luoghi con aria sognante…

I ricordi, si sa, sono nebulosi, i dettagli piano piano scompaiono e presto dimentichiamo, a meno che non riguardiamo le nostre foto, la maestosità di certe cattedrali, il cielo minaccioso che ci accompagnava durante il percorso, l’ordine preciso dei filari di vite e i sassi nel terreno. Dimentichiamo certe distese di olivi e i tetti rossi delle case, non ricordiamo se un vicolo che abbiamo percorso è in salita o in discesa e dove porta, non riusciamo a riabbracciare con lo sguardo l’intero panorama sul mare che si vede dalla sommità del monte.

Ho scelto quest’immagine, a mio parere significativa, per segnare qui l’intero itinerario del nostro tour della Provenza 2015. L’abbiamo percorso a fine settembre/inizio di ottobre, costruendolo giorno per giorno, senza aver preventivato nulla all’inizio, senza sapere neanche quando saremmo rientrati. Solo la pioggia avrebbe potuto farci tornare indietro e così è stato: il giorno dopo il nostro rientro in Italia, infatti, è avvenuta l’alluvione a Cannes; noi fino al giorno prima percorrevamo quei territori…

Ecco dunque il nostro itinerario, raccontato brevemente giorno per giorno, con la speranza che possa incuriosirvi o darvi qualche stimolo e qualche suggestione:

Il porto di Montecarlo

Il porto di Montecarlo

  1. Varchiamo il confine in mattinata e giungiamo nel Principato di Monaco, prima imprescindibile tappa del nostro percorso. Parcheggiamo a Montecarlo nel centralissimo parcheggio sotterraneo antistante il Casino. Da qui ci muoviamo a piedi, percorrendo tutta la passeggiata che scende verso il porto, il porto stesso e risaliamo lungo un sentiero che porta all’ingresso della città vecchia di Monaco, a lato del castello dei principi Grimaldi. Varchiamo l’arco di accesso e ci troviamo davanti il castello e la piazza antistante da cui si dipartono i vicoletti del borgo. Giungiamo sul lato opposto del promontorio, dove ampi giardini filtrano la vista sul mare, dopodiché ridiscendiamo e percorriamo a ritroso il percorso verso la macchina, soffermandoci, di tanto in tanto, ad ammirare il panorama, che è tutto particolare: il porto turistico i palazzi e i grattacieli e la città che si arrampica lungo la montagna che incombe alle spalle.
    • Ripartiamo e ci rechiamo a Eze Village, piccolo village perché nell’entroterra di Monaco, noto per la fabbrica dei profumi Fragonard e soprattutto per essere un bellissimo borgo medievale arroccato, caratterizzato da vicoletti e case in pietra. Il borgo (di cui ho già diffusamente parlato qui) ospita botteghe carinissime di artigianato vario, e due resorts da favola (in uno dei quali, Château Eza, ho avuto in passato il privilegio di poter dormire e pranzare). In cima alla collina si trova un orto botanico e i pochi resti del castello, punto panoramico davvero mozzafiato.
    • Riprendiamo poi la via per Cannes. Qui parcheggiamo accanto al Palazzo del Festival del Cinema. Facciamo una passeggiata sul mare fino al porticciolo e a salire alla città vecchia, il Suquet, dove visitiamo la bella chiesa fortificata (nella quale gli ex-voto sono dei piccoli velieri appesi al soffitto di una cappella laterale) e facciamo un giro nei vicoli su cui affacciano ristorantini piuttosto pretenziosi. Ancora un giro nella città bassa e sulla Croisette, passando davanti ai meravigliosi Grand Hotel, dai quali escono maggiordomi in livrea e auto di lusso. Per la notte troviamo su Booking.com un Ibis Budget Hotel a Saint-Maximin-la Sainte-Baume, nostra prima tappa di domani. E fu sera e fu mattina, il primo giorno.
  2. A Saint-Maximin-la-Sainte-Baume visitiamo la splendida cattedrale gotica. Non solo è un gioiello di architettura medievale, ma accoglie le spoglie, meglio le reliquie, di Santa Maria Maddalena che leggenda vuole abbia trascorso gli ultimi anni della sua vita in eremitaggio in una grotta nei dintorni (la Sainte-Baume). Nella chiesa si trova anche una splendida pala d’altare che narra le storie di Cristo e merita un’ammirata osservazione il Coro, in legno mirabilmente lavorato. La cripta, piccolissima, con i suoi sarcofagi scolpiti a bassorilievo di età romana ha un che di arcano. Il borgo di Saint-Maximin-la-Sainte-Baume è un tranquillo e assolato paesello che sorge intorno alla chiesa: 3 strade parallele con negozi e bar scendono dalla cattedrale fino ad un’altra piazza. Questo è il centro, né più né meno. Accanto alla chiesa si trova il palazzo del comune che sorge all’interno di un monastero che era affiancato alla chiesa e del quale è visitabile gratuitamente il bel chiostro, oggi sede dell’ufficio turistico e di un hotel di lusso.
    Avignone - Il Palazzo dei Papi di notte

    Avignone – Il Palazzo dei Papi di notte

    • Nel primo pomeriggio ci spostiamo ad Avignone. Qui facciamo un giro per il centro, ci imbattiamo in un mercatino dell’antiquariato in Place Saint-Jean-le-Vieux, quindi proseguiamo ed incontriamo la bizzarra chiesa gotica di Saint Pierre, a sole due navate delle quali la seconda aggiunta solo nel XIX secolo. Da qui al Palazzo dei Papi il tragitto è veramente breve. Arriviamo alle spalle del palazzo, sbuchiamo sulla piazza assolata ed entriamo. La visita al Palais des Papes dura 3 ore circa, ma ci vogliono tutte per poter apprezzare l’intero edificio e i panorami che si vedono dall’alto della sua torre. Facciamo una passeggiata piacevole ai Jardins des Doms: un parco pubblico panoramico, che un tempo ospitò il primo nucleo insediativo degli abitanti della zona, in posizione sopraelevata sul Rodano che scorre sopra di noi, ed un primitivo castello del quale rimane quasi solo il ricordo. Oggi c’è un piacevole laghetto con le papere e una bella vista sul resto della città. Concludiamo la serata cenando nella centralissima Place de l’Horloge in uno a scelta tra i numerosi ristorantini assolutamente turistici, dopodiché facciamo un giro sulla piazza del Palazzo dei Papi e fino ad uscire dalle mura a vedere il Pont d’Avignon al chiaro di luna. E vi dirò che anche la sera questo luogo ha il suo fascino. Dormiamo in una bettola, è il caso di dirlo, nella centrale Rue Jean Jaurés, accanto al Teatro dell’Opera. Hotel Alizea, sconsigliato.
  3. A metà mattina lasciamo Avignone per andare a Châteauneuf-du-Pape, residenza estiva dei papi durante il periodo avignonese, ma soprattutto luogo di produzione di una serie di vini, tra cui il pregiatissimo Châteauneuf-du-Pape, per l’appunto, e i vini che vanno sotto il nome di Côtes-du-Rhône. Ci attira il paesaggio, dolce e “pettinato” a vigne, e ci interessa fare qualche assaggio (e perché no, qualche acquisto). Il borgo è pieno di cantine tra le quali scegliere e inoltre, all’inizio del paese, c’è il museo del vino, Musée du vin Brotte, che poi non è altro che una tra le tante cantine sociali che però offre ai potenziali clienti la possibilità di scoprire la storia della produzione vinicola nella zona, dalle caratteristiche del terreno e di quello che i francesi chiamano “terroir” sino ai macchinari più moderni. Troviamo poi, sulla via del ritorno, un castello in mezzo ai vigneti che si presta quale set fotografico di tutto rispetto: non è il castello dei papi, quello è ormai diroccato, ma è semplicemente un ristorante che gode di una location splendida, il luogo in cui chiunque di noi vorrebbe abitare.
    Il Village Perché di Gordes

    Il village perché di Gordes

    • Inebriati dal vino, andiamo, percorrendo la strada provinciale, a Gordes, set del film “Un’ottima annata”. Qui visitiamo il castello all’ingresso del borgo, nel quale ci colpisce il bellissimo camino scolpito (un camino che prende tutta la parete, mica roba da poco!) e facciamo un giro per i vicoli in salita e in discesa, soffermandoci ad ammirare un panorama che spazia sulle colline circostanti per km e km. Il borgo è molto caratteristico, ma la cosa più bella è il panorama che regala a chi vi arriva: un paese abbarbicato alla sua altura, baciato dal sole e circondato da oliveti. Ripartiamo alla volta di Aix-en-Provence, dove arriviamo in serata, dopo aver percorso nuovamente un tratto di strada nella campagna prima di prendere l’autostrada. Alloggiamo fuori Aix, in un sobborgo in un residence molto valido, a dispetto delle apparenze, Le Clos de Celony.
  4. Ci dedichiamo all’esplorazione di Aix-en-Provence; ci colpiscono i mercati che si aprono non appena una piazza o una strada più larga lo consentono, ci colpiscono le vie strette popolate di negozietti e di bistrot, ci colpisce l’aria sonnolenta e al tempo stesso vivace (oddio, com’è possibile?) della città. Percorriamo disordinatamente il centro, facendoci guidare a caso dai nostri passi, raggiungendo comunque la cattedrale gotica di Saint-Saveur. Chi è interessato può seguire qui i percorsi del pittore Cézanne, se proprio si vuole un itinerario. Noi invece abbiamo preferito andare a caso.
    • Nel primo pomeriggio ci mettiamo in marcia. Vorremmo raggiungere in serata Saint-Tropez, per questo percorriamo la Plaine des Maures che dall’autostrada ci porta verso il mare. Qui facciamo tappa, del tutto inaspettata, a La Garde-Freinet, in tutto simile ad un borgo di montagna, individuiamo un hotel ma decidiamo di proseguire, hai visto mai che più verso il mare troviamo qualcosa. Troviamo un borgo anche più bello, Grimaud, dove però l’unico hotel è chiuso. Dall’alto del castello di Grimaud individuiamo il mare e Saint-Tropez, ma è tardi ormai per poter scendere fin laggiù. E passiamo la serata splendidamente a La Garde-Freinet cenando al ristorante Le Carnotzet e dormendo al Fraxinois.

      Il centro storico di Mentone

      Il centro storico di Mentone

  5. La sveglia ci accoglie con una pioggia torrenziale. Arriviamo a Saint-Tropez sotto un vero nubifragio che non ci fa godere appieno la visita al borgo, un borgo che gravita su un bel porticciolo e che ha, come tutte le località di mare viste fin qui, un centro storico fatto di vicoli e strade strette su cui affacciano negozi. La differenza tra Saint-Tropez e il Suquet di Cannes o la città alta di Monaco è che qui i negozietti sono boutiques di alta moda perché, ricordiamoci, Saint Tropez è ancora oggi una meta del turismo di lusso.
    • La pioggia battente non ci consente di fare altro e ci avviamo verso il confine con l’Italia. Una tregua nella forza della pioggia ci invoglia però ad un ultimo guizzo: usciamo a Mentone, città di confine; attraversiamo la parte pedonale e percorriamo gli splendidi vicoli del centro storico, la città alta dalla quale si domina la vista sul porto e sul promontorio ormai italiano; Mentone è in tutto e per tutto un borgo di mare ligure, e in effetti la Storia ci insegna che se non fosse stato per Cavour e per gli accordi presi con la Francia durante la II Guerra di Indipendenza italiana a metà ‘800, Mentone sarebbe ancora in Italia. Il nostro itinerario termina dunque con Mentone dopodiché, sotto la pioggia, rientriamo in Italia.

Questo è stato il nostro itinerario in Provenza. Vi piace? E voi cos’altro avreste voluto fare o vedere in un vostro giro in Provenza? C’è qualche meta particolare che vi ispira o di cui siete innamorati? Scrivetelo nei commenti!

Montecarlo (LU): il fascino del Medioevo

montecarlo luccaSe dico Montecarlo alla maggior parte di voi verrà in mente la meta per eccellenza del turismo di lusso, la Montecarlo del Principato di Monaco, quella del Gran Premio, del Casino, degli Yacht nel porticciolo e dei club esclusivi. E invece no, esiste un’altra Montecarlo, ben più piccola, più silenziosa, meno luminosa, ma non per questo meno interessante, anzi. È un borgo medievale in provincia di Lucca che, nonostante sia sconosciuto ai più, può vantare un legame con un’affascinante capitale europea: Praga. Possibile? Ebbene sì, e la chiave sta tutta nel nome: Carlo, quello stesso Carlo che dà il suo nome al famoso Ponte Carlo di Praga e che fu Carlo IV imperatore nel XIV secolo. Si narra infatti che in una guerra di Lucca contro Firenze che voleva conquistare il territorio della futura Montecarlo (che già esisteva, con tanto di fortezza sulla sommità) fu chiamato in soccorso il principe Giovanni di Boemia con suo figlio Carlo. Grazie al loro intervento il piccolo borgo, che all’epoca si chiamava Vivinaia, fu salvo e in onore di questo evento prese il nome di Montecarlo.

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Montecarlo vista dalla fortezza

Il borgo di Montecarlo si sviluppa in altura, su una collinetta che sorge nel bel mezzo della piana che da una parte ospita le serre per la floricultura di Pescia, e dall’altra arriva fin verso Lucca. Dalla sua sommità, occupata dalla fortezza di età medievale poi ampliata in epoca medicea, si gode di un panorama a 360° osservando il quale si può comprendere bene perché Firenze avesse un così spiccato interesse a conquistarla. La posizione strategica di questa collinetta ne faceva un luogo ambito per il controllo del territorio.

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La rocca

La rocca racconta tutto lo svolgersi della storia del borgo. È quasi interamente visitabile, e in essa si percorrono i secoli che dal Medioevo arrivano al Rinascimento e fino ai primi del Novecento. Il primo nucleo è costituito da 3 torri, due a pianta quadrata e una semicircolare più grande, la Rocca del Cerruglio, che si sviluppava su 5 piani, uno dei quali ancora oggi ospita un bel camino, ancora denso di fuliggine: immagino la dura vita degli armigeri, chiusi qui dentro, ma con l’occhio sempre volto al contado, a intravvedere i segnali di un qualche esercito nemico in arrivo. L’intera struttura aveva un impianto all’incirca triangolare.

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La rocca

Il territorio faceva gola ai Fiorentini i quali, a furia di insistere, alla fine conquistarono il territorio, Montecarlo compresa. All’epoca di Cosimo I De’ Medici la fortezza, della quale era evidentemente riconosciuta l’importanza strategica, fu notevolmente ampliata, e al primo impianto triangolare furono aggiunti nuovi corpi di fabbrica, tra cui una torre, sulla sommità della quale si può salire attraverso una stretta scala a chiocciola, denominata Torre di Cosimo, e tutto l’edificio che costituisce l’attuale ingresso alla fortezza. Se dalla Torre di Cosimo la vista spazia a 360° su tutto il territorio circostante, cosicché lo sguardo accarezza Pescia, Altopascio e si spinge fin quasi a Lucca da una parte e a Montecatini dall’altra, cercando di indovinare il nome della miriade di agglomerati di case che si individuano qua e là, l’edificio che costituisce l’entrata alla fortezza ha tutte le caratteristiche della caserma per le guardie: un camminamento di ronda, con finestre che guardano sul borgo e che consentono di vedere chi arriva fin sotto le mura, stanzoni dove presumibilmente gli armigeri vivevano, e sul lato interno, il camminamento di ronda che consente di apprezzare dall’alto la fortezza in tutta la sua superficie, dalla Rocca del Cerruglio al giardino all’Italiana che occupa lo spazio tra questo primo nucleo e la fortezza di età medicea. È sempre una piacevole scoperta varcare le mura di una fortezza o di un castello: non puoi mai sapere cosa di bello e di interessante si cela al suo interno, e sicuramente la rocca di Montecarlo, con le sue alte mura, dall’esterno non lascia presagire ciò che contiene.

Nel borgo di Montecarlo

Nel borgo di Montecarlo

Nel borgo, lungo le stradine in salita o a ridosso delle mura, il colore predominante è il rosso: il rosso dei mattoni, delle tegole, dei muri su cui si adagiano i raggi di sole più caldi, quelli del tardo pomeriggio, il rosso del campanile, che svetta in alto, ben visibile da chilometri di distanza. La via principale del paese è un susseguirsi di bei baretti e botteghine. Un borgo turistico, ma discreto, che comunque attira visitatori soprattutto stranieri, almeno a vedere le targhe delle auto parcheggiate fuori dalle mura. Alle mura, ancora saldamente al loro posto dopo 7 secoli, se un tempo era affidato il compito di preservare il borgo dagli attacchi nemici, oggi accoglie i viandanti attraverso le sue belle porte ad arco. Il paese in sé non è molto grande, e si attraversa velocemente da una porta all’altra. Alle mura oggi si addossano le case, con i loro bei giardinetti rigogliosi e i fiori alle finestre. Un borgo medievale che ha conservato intatto il suo piacevole fascino.

REPORTAGE DA MONTECARLO IL GIORNO DI CAPODANNO!

Un post di 3 anni fa ormai, un reportage da Montecarlo il 1 gennaio del 2009!

C’è un detto popolare che sostiene che l’anno andrà bene se la prima persona che si vede il giorno di Capodanno, ovviamente aldilà dei propri familiari, è dell’altro sesso, e soprattutto che l’anno si svolgerà bene o meno bene a seconda di come tale persona è fisicamente.

Chissà quindi come dovrà andare bene il 2009 a tutta quella marea di gente che il 1° gennaio affollava la piazza del Casinò di Montecarlo!

Scherzi a parte, chi trascorre il capodanno in Liguria e nel Basso Piemonte, e casomai non è mai stato in Costa Azzurra, non può esimersi da venire nel Principato di Monaco a fare un giro proprio a Capodanno. Pare così che centinaia di turisti si siano dati appuntamento il 1° gennaio 2009, nel primo pomeriggio, davanti all’ingresso del Casinò, dopo aver sovraffollato il parcheggio, che si trova sotto i Giardini della Piazza e che ovviamente costa uno sproposito, per poter toccare con mano e vedere dal vivo il lusso sfrenato che si immagina sempre quando si pensa a Montecarlo.

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Lo sport del giorno è quello di adocchiare i macchinoni più costosi e più lussuosi: tra Ferrari, Lamborghini, Maserati, RollRoice, super BMW, Aston Martin e Chrisler avveniristiche (tanto che qui la Porche sfigura, quasi che fosse un’auto da poveracci) parcheggiate davanti alla Hall del Casinò (o a puffo sull’isola di traffico, in modo che non si debbano confondere con le altre e che inevitabilmente vengano notate), il divertimento non ha fine, e molti sono coloro che si fanno fotografare davanti all’auto dei sogni. L’altro sport è invece cercare di scoprire chi sono i fortunati che possono permettersi un’auto del genere. E notiamo che se al posto di guida c’è un attempato signore in giacca di pelle con il colletto tirato su e i capelli brizzolati, possibilmente neanche un bell’uomo, accanto gli siede una bellissima fanciulla, donna o modella su cui poi inevitabilmente si posano gli occhi della folla. Non mancano tra questi ricconi che esibiscono la loro voiture anche i più o meno vip: per esempio noi abbiamo visto Adriana Volpe, accompagnata da un rampante giovane guidatore di Ferrari bella rossa (e io che sono una donna, ahimè non ne conosco il modello).

Siamo ulteriormente giunti alla conclusione che per salire su una Ferrari o comunque su un auto da corsa o di lusso, per le donne è sufficiente essere bellissime, giovani ed eleganti, mentre per gli uomini è molto più difficile, perché i soldi per comprare l’auto, per mantenerla, e per mantenere la giovane ed avvenente fanciulla di cui sopra se li devono guadagnare, eccome! Poveri maschietti…

La piazza davanti al Casinò è illuminata ed arredata per Natale con un’installazione tutta luci e colori, con palle di Natale a specchio nelle quali si riflette il palazzo del Casinò accanto a faretti che cambiano ogni volta colore e direzione della luce. Bello, trasuda ricchezza, lusso e sperpero di soldi (per una volta non miei) da tutti i pori.

Entrare all’interno del Casinò ha tutta l’aspettativa dell’evento che si racconterà ai nipoti…si passa l’ingresso dove un corpulento portiere invita, piuttosto seccato perché non ho la borsa di Louis Vuitton, a lasciare la macchina fotografica in un apposito guardaroba: ma figurarsi se io, che conosco il valore dei soldi, lascio incustodita la mia preziosa macchina fotografica? Tanto più che sono una pezzente, pensate forse che me la controlleranno? Nel dubbio, faccio finta di non averla, tanto è nella mia borsa acquistata dai Cinesi. Si accede a questo punto nella hall vera e propria, dove si aprono su un lato la sala delle Slot Machines, e dall’altra quella del Casinò dei poveri, dove, per poter giocare, bisogna versare preventivi 10 euro. Questa è l’esperienza del Casinò di Montecarlo che racconterò ai nipoti.

Decidiamo di abbandonare questo Paese dei Balocchi per ricchi, e discendiamo la strada che porta verso il Porto. Ci allontaniamo dal lusso a Quattro ruote, ma finiamo nella morsa di quello a Tre alberi o a 30 metri: il porto di Montecarlo è il paradiso degli Yacht. Più sono grossi meglio è, più sono lucidi e con i vetri oscurati, ma attraverso cui tuttavia puoi vedere il megaschemo ultrapiatto del televisore ultima generazione, e meglio è. Uno di essi, si nota perché è tutto nero, e forse per questo è ancora più lussuoso, ha il nome eloquente: “One more toy”. Tzé, un altro balocco! Devi essere stato bravo, se Babbo Natale ti ha portato questo giocattolino! E io stupida che mi accontento del mio bel piumino nuovo!

Disgustati da questo sfottò nei confronti di chi guarda, proseguiamo la nostra passeggiata e ci inoltriamo nei Mercatini di Natale di Monaco. Incredibile! Qui non c’è lusso e ostentazione, ma ci sono le bancarelle fatte a casetta, anzi, è ricostruito tutto un tipico paese provenzale, curato al dettaglio con anche gli asinelli, su cui i bimbi possono fare una passeggiatina, e le pecorelle. I chioschetti che danno da mangiare non forniscono ostriche e champagne, come uno si potrebbe immaginare, ma l’hot dog che piace a tutti e la proletaria baguette farcita con ogni ben di dio, se per caso qualcuno avesse ancora fame dopo il cenone del 31 dicembre.

E ovviamente i maggiori e più entusiasti frequentatori sono, neanche a dirlo, italiani.

 

Da Montecarlo, Buon 2009!

Un tour en Cote d’Azur! vol 2 = Montecarlo

A Montecarlo sono molte le cose che si possono fare. Se siete interessati alla bella vita, alle manifestazioni sportive, alle Ferrari, agli yacht e alle belle donne che accompagnano attempati signori, la zona del porto e del Casinò fa al caso vostro. Se invece siete turisti interessati più alla cultura non c’è niente di meglio che salire alla rocca: una passeggiata oltre il porto, in modo da ammirare lo skyline di Montecarlo, che nonostante sia un obbrobrio ambientale ha comunque il suo fascino, un ascensore stradale et voilà! eccoci improvvisamente su un altro pianeta! Qui il tempo sembra essersi fermato; comunque scorre più lento. Si esce dall’ascensore sulla strada su cui si affaccia il Museo Oceanografico, che vale da solo la visita alla Rocca: nel salone di ingresso ci accoglie un enorme scheletro di balena, che colpisce molto l’immaginazione dei bambini, e comunque non lascia del tutto indifferenti gli adulti. Il museo oceanografico ospita anche un acquario che quand’ero piccola consideravo il non plus ultra (ma all’epoca non esisteva ancora l’acquario di Genova), mentre oggi francamente dall’alto della mia esperienza (!) risulta drasticamente ridimensionato. Non per togliere valore a questo zoo di pesci, ma quest’acquario è passato alla storia per essere il responsabile della diffusione dell’alga assassina che sta distruggendo i fondali del Mar Ligure. La rocca è molto ben tenuta. Ovviamente, perché è qui che si trova il Palazzo Reale dei Grimaldi (Alberto di Monaco, per capirci): in una grande piazza, da un lato ha come panorama il porto, dall’altro ha Fontvieille, lo Spazio Fiera e cittadella sportiva del Principato, mentre davanti si aprono i vicoletti che contraddistinguono i paeselli di quest’area geografica.

Montecarlo

Infine sulla collina, lungo la strada che porta al paesino de La Turbie, si incontra un punto panoramico ancora più bello della Rocca perché da qui si vede il palazzo reale: è l’Orto Botanico, tutto tenuto a piante grasse inerpicate sulla collina e aggrappate alle rocce, ormai un tutt’uno con esse.

Siamo ormai quasi fuori dal Principato, che è davvero piccino, una piccola meraviglia piena di charme e di bella vita. Sfilate di auto di lusso, Ferrari, Porche e Lamborghini la fanno da padroni. Montecarlo è la meta ideale se si vuole fare gli snob per un giorno. E comunque vale la pena vedere di persona un universo tanto favoleggiato dai Media come se fosse il paradiso degli yacht!

Tempo d’estate: io vado al mare, voi che fate?

AL MARE CON VIAGGIMARILORE!!!!

Prendo a prestito la canzone “Tempo d’estate” come colonna sonora per proporre alcuni dei più bei scorci di mare che io e Lorenzo abbiamo visto in queste estati di viaggi…chissà, magari a qualcuno di voi viene qualche idea per l’estate 2011!

E allora, con questa colonna sonora, gustatevi le più belle spiagge in cui siamo capitati dal 2004 in avanti….

1) Isole di Lérins: in Costa Azzurra, di fronte a Cannes, si apre il meraviglioso spettacolo naturalistico, paesaggistico e marino delle Isole di Lérins, piccolo arcipelago ricco di storia – un’isola ospita un monastero, un’altra è dominata da una fortezza – ricco di belle calette e splendide passeggiate nel verde. Collegate alla terraferma da un costante afflusso di traghetti, sono l’ideale per una bella giornata al mare con annesso pic-nic in pineta, lontano dalla Croisette, dal frastuono e dalla città.

Lérins

2) Montecarlo: il Principato di Monaco è meta d’élite, siamo tutti d’accordo, ma merita comunque inserire questo scorcio spettacolare: dalle alture immediatamente dietro Montecarlo, dove si trova l’Orto Botanico, si possono godere viste mozzafiato come questa. Non male, vero? La rocca di Montecarlo, in effetti, si protende sul mare: pareti rocciose quasi perfettamente a picco, è quasi impossibile scalarle; tuttavia il panorama che anche da qui si gode è splendido. La costa in questa zona è piuttosto frastagliata e movimentata, per cui spaziano davanti all’occhio un continuo alternarsi di baie, piccoli golfi e promontori.

Montecarlo

Per andare al mare vicino a Montecarlo, quindi, non è necessario indebitarsi: a Rocquebrune per esempio, o a Cap d’Ail ci sono molte opportunità per fare un bel tuffo…

Se invece volete farvi del male, e non del mare, andate a passeggiare sul porticciolo di Montecarlo: lì vedrete, disposti a prendere il sole, gli Yacht più lussuosi che possiate immaginare…

3) Oneglia: il bel porticciolo di Oneglia, Imperia, che tanto piace ai registi di Hollywood (The Bourne Identity) è uno degli angoli più caratteristici del Ponente: il borgo di pescatori che qui arrivano col pescato, di giorno è una bella passeggiata ampia e soleggiata, di sera diventa un angolo di ristoranti di lusso per passare una bella serata a lume di candela o in tranquilla compagnia degli amici. Le spiagge sono poco distanti, e ancora più in là si trovano le adorate calette e gli scogli più alti, per chi vuole sperimentare tuffi o semplicemente vuole stare lontano dalla folla dei bagnanti.

oneglia

to be continued…