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ANDAR PER CASTELLI…IN VAL D’AOSTA – 1

La Val d’Aosta è una regione tanto piccola quanto ricca di storia e di tradizioni. Se le sue montagne e i suoi fiumi potessero parlare, racconterebbero di tutte le genti che si sono avvicendate sul suo territorio, di tutti i popoli che vi si sono stanziati, di coloro che invece l’hanno solo attraversata…già, perché la Val d’Aosta, la porta d’Italia, da sempre ha attratto le comunità umane.

Non mi dilungherò qui sul passato preistorico della valle (ben chiaro agli studiosi grazie alle statue-stele di Saint-Martin de Corleans e al cromlech del Piccolo San Bernardo), né sulla dominazione romana (ma se fate un salto ad Aosta vedrete l’impronta che ha lasciato), ma mi dedicherò a ciò che in assoluto ha maggiormente caratterizzato la valle nei secoli passati, ovviamente dal punto di vista della presenza umana: i castelli.

Risalire il corso della Dora Baltea da Pont-Saint-Martin fino a Courmayeur vuol dire imbattersi in una stretta valle, da un lato e dall’altro della quale si innalzano colline e montagne dominate da poderose fortezze. Alcune sono ancora ben conservate, altre sono ormai quasi dei ruderi, ma in entrambi i casi non v’è dubbio sulla loro monumentalità né sul loro ruolo di roccaforti poste a controllo dei passaggi dal Medioevo fino all’800.

Partendo da Pont-Saint-Martin il primo castello che si incontra è Bard. Bard è già di per sé un’eccezione rispetto ai castelli che seguiranno: costruito fin dall’XI secolo e ampliato nel XIII, è sotto i Savoia, dopo il passaggio di Napoleone, che esso assume l’aspetto attuale: domina la cima di un promontorio che guarda una stretta della valle, ed è costituito da un complesso di fortificazioni su terrapieni degradanti collegati da mura, bastioni e casematte. Scordatevi di visitarne l’interno come un qualsiasi altro castello: Bard ospita nelle sue antiche stanze il Museo delle Alpi, 25 sale in cui si cerca di dare un’identità e una spiegazione al paesaggio alpino, all’ambiente, alla geomorfologia, alla storia, all’economia ecc. ecc. L’allestimento punta molto sull’utilizzo del multimediale, dell’audiovisivo e delle ricostruzioni: concepito per essere il più possibile didattico ed esaustivo, finisce però con l’essere esagerato e confuso. Sarà stata la troppa affluenza di pubblico che generava casino e confusione, ma non l’abbiamo apprezzato granché…Si accede a Bard in 2-3 modi:in ascensore/funivia che dal parcheggio sottostante o dal borgo medievale di Bard porta all’ingresso del polo museale; a piedi dal borgo medievale percorrendo tutta la cinta di mura in salita; a piedi percorrendo dapprima un sentierino nel bosco che sfocia in un archeopark (dedicato ad alcune coppelle e incisioni rupestri di età preistorica), per poi arrivare nel borgo di Bard e continuare il percorso a piedi fino in cima.

Issogne

Il cortile del castello di Issogne

Si entra nel vivo dei castelli medievali valdostani, però, solo a Issogne. È un sontuoso palazzo patrizio costruito nel borgo di Issogne, non in posizione strategica, quindi. La sua spettacolarità non sta infatti nella cinta muraria (inesistente), né nella sua posizione panoramica (anch’essa inesistente), ma nel suo bellissimo ciclo pittorico che affresca sia il portico d’ingresso, esterno, che alcune sale dell’interno. Degna di nota, nel centro della corte, è una fontana ottagonale al cui centro si trova un albero di melograno in ferro battuto dal quale zampilla l’acqua. Simbolo di fertilità, fu un dono di nozze in occasione del matrimonio di uno dei rampolli della dinastia Challant, che in Val d’Aosta possedeva buona parte dei castelli (e, bisogna supporre, del territorio) e che oggi si è estinta. La bellezza del castello di Issogne e il suo splendido stato di conservazione sono dovuti all’opera del pittore Vittorio Avondo che a fine 800 acquistò il palazzo e lo fece restaurare. Non solo, ma fece un’accurata ricerca per andare a recuperare il mobilio che un tempo era appartenuto al castello, come letti, cassapanche e l’altare della cappella, e a fare costruire copie di mobili quattrocenteschi da artigiani esperti, per ricreare l’atmosfera dell’epoca. Quello che oggi si visita è l’allestimento così come lo concepì Avondo, in un mix di elementi originali, quattrocenteschi, e di copie ottocentesche. Ciò che maggiormente colpisce la fantasia del visitatore, però, è il ciclo di affreschi. Quello che anima il portico esterno, in particolare, si distingue perché illustra i mestieri dell’epoca: le botteghe del fornaio, del sarto, del farmacista, del macellaio, sono tutte descritte con dovizia di particolari; abbiamo così un quadro della vita comune a fine XV secolo. Altri affreschi si trovano nel palazzo, nella cappella, negli oratori privati dei nobili abitanti di Issogne e nella sala di Giustizia. Ogni salone o camera che si attraversa dona la suggestione di essere calati nell’ambiente dell’epoca: persino la cucina o la sala da pranzo sono ammobiliate con piatti che ricordano le stoviglie cinquecentesche. Spesso quando si visitano i castelli, ci si muove in ambienti vuoti, fantasmi della vita che un tempo vi si svolgeva. Qui no, qui il salto indietro nel tempo è assicurato, e non ci stupirebbe di incrociare per le scale Giorgio di Challant, il potente ecclesiastico che dal 1480 diede inizio a tutto ciò.

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ANDAR PER CASTELLI…IN VAL D’AOSTA – 2

Di fronte a Issogne si innalza, sulla cima di una collina a controllo della valle, il castello-fortezza di Verrès, un cubo col tetto a 4 spioventi, circondato da mura, che nulla ha di elegante nelle forme: di una praticità spartana, la sua architettura è unica nel panorama pur ampio delle fortificazioni valdostane. Eretto a fine XIV secolo da Ibleto di Challant, esso è il simbolo della potenza militare raggiunta dall’illustre dinastia durante il Medioevo.

Percorrendo a ritroso il corso della Dora Baltea si incontra ora il castello di Montjovet: posto su un’altura, è difficile non vederlo, così come non doveva essere difficile, da qui, controllare la valle per chilometri e chilometri. Ormai è ridotto a rudere, dato che fu abbandonato nel 1661, ma la sua storia, molto antica, risale fino all’XI-XII secolo, quando fu costruito. Appartenne dapprima agli Challant, poi ai Savoia. Forme semplici ed efficaci: una torre centrale, alcuni edifici minori e la poderosa cinta di mura che segue tortuosamente il profilo della cresta montuosa su cui sorge.

Di fronte a Chatillon e a Saint-Vincent, sorge, su una montagnetta isolata, l’elegante castello di Ussel anch’esso appartenuto, niente meno, agli Challant che lo fecero costruire nel 1350. È un solido rettangolare la cui sommità è animata da torrette angolari, posto a sormontare uno strapiombo pazzesco. Mentre si conservano bene i muri perimetrali, che conferiscono tutta la monumentalità che da sempre questo castello ha, l’interno è completamente diroccato.

Poco oltre, a Saint-Denis, sorge il castello di Cly, costruito a controllo della Valtournenche e dei territori di Verrayes e di Chambave, oggi importantissimo distretto vinicolo della Val d’Aosta, eretto a questo scopo nel 1280 dall’ennesimo Challant, Bonifacio, nella forma di un mastio quadrato circondato da mura merlate.

Fenìs è però il castello “più castello”di questo tratto di vallata, ed è il più importante. Costruito da Aimone di Challant nel 1340, esso non sorge in una posizione particolarmente strategica. Per questo è protetto da una doppia cinta di mura merlata e animata da feritoie e caditoie. Persino il corpo interno del castello è studiato per offrire riparo in caso di assalto: passaggi “segreti” e botole varie permettevano di mettersi in salvo in caso di attacco. Nonostante tutte le accortezze del caso, pare che il castello non sia mai stato assalito. La scelta della posizione, quasi da casa di campagna, fa pensare a scopi abitativi per qualche rampollo Challant.

Fenìs

Il castello di Fenìs

L’interno del castello offre un’altra particolarità: il camino più grande che occhio umano abbia mai visto! Occupa la superficie di quella che potrebbe essere una camera di modeste dimensioni, ma ha le pareti nere di fuliggine, inclinate e altissime, che vanno a restringersi in alto. Il grande fuoco che ardeva qui permetteva così di riscaldare anche il piano superiore, il piano nobile. Alcune sale, come la cappella, sono affrescate, così come il cortile centrale, nel quale campeggia un San Giorgio che affronta il drago. Nella cappella scene di santi, di religiosi e un crocifisso di legno, originale del Quattrocento; nel cortile una teoria di sapienti che esprime alcune massime di saggezza.

Dall’altra parte della valle, nel borgo di Nus, ci si imbatte nel cosiddetto “Castello di Pilato”, un edificio quattrocentesco ormai sventrato, in pietra a vista. All’interno è allestita una mostra a pannelli sul territorio di Nus e dintorni, un bel modo per far conoscere le proprie tradizioni ai turisti. Il nome “Castello di Pilato” deriva da una leggenda secondo la quale l’ex-procuratore romano avrebbe soggiornato in questa casa-forte in mezzo al borgo di Nus nel suo viaggio verso Vienne (Francia) dopo l’esilio inflittogli dall’imperatore Caligola. Questo presuppone che lì esisteva una casa o un edificio da chissà quanto tempo…

L’ultimo castello, prima di giungere ad Aosta, è il bel castello dei Signori di Quart, un agglomerato di più corpi di fabbrica dislocati all’interno di un recinto fortificato che segue l’andamento naturale di una impervia balza rocciosa. Bello a vedersi da valle, è posto in collina in posizione insieme di controllo e di difesa, come molti dei castelli valdostani.

ANDAR PER CASTELLI…IN VAL D’AOSTA – 3

Sembra che intorno ad Aosta siano sorti nel corso del tempo castelli come funghi! Dapprima Sarre, poi i due castelli a Saint-Pierre, poi ad Aymaville, e quindi a Villeneuve, per poi proseguire oltre, lungo la via che va a inerpicarsi tra le montagne fino al Monte Bianco.

Sarre ha una storia piuttosto lunga: costruito nel 1242, a controllo dello sbocco della valle di Cogne (da qui parte infatti la via che conduce a Cogne e al Gran Paradiso), divenne sotto i Savoia, ma già durante il Regno d’Italia, nel 1869, una residenza reale di caccia. Oggi è allestito come dimora sabauda.

Dall’altra parte della Dora Baltea si innalza l’elegante castello di Aymaville: un corpo centrale quadrato con 4 torri circolari merlate poste ai 4 angoli. Questa dimora signorile, il cui aspetto attuale ricalca quello che le venne conferito nel ‘700, probabilmente sorse nel XII secolo, ben più anticamente, quindi, e tra i vari possessori che ebbe contò gli Challant (tanto per cambiare).

Saint-Pierre sembra invece essere il luogo in cui i costruttori di castelli nel Medioevo si sono sbizzarriti di più: ben due manieri a neanche un km di distanza, l’uno, il castello di Saint-Pierre vero e proprio, in altura, l’altro, il castello di Sarriod- de- la-Tour, in valle.

Saint-Pierre sembra uscire dalla fantasia di un illustratore di fiabe: nella torre più alta, quadrata e animata da 4 torrette pensili, potrebbe tranquillamente dormire la Bella Addormentata nel bosco, mentre da una delle monofore che animano l’altro corpo di fabbrica, Raperonzolo potrebbe aver gettato giù la sua lunga chioma…il castello oggi ospita il Museo Regionale di Scienze Naturali.

A valle, il castello di Sarriod-de-la-Tour altro non è che la residenza privata della famiglia Sarriod, che qui abitò da età medievale fino al 1922. Inizialmente una torre, si ampliò nel tempo fino a dotarsi di una cinta fortificata e di una cappella. Oggi è suggestivo per via del frutteto che lo circonda dal lato della strada, mentre sul lato della Dora Baltea è a strapiombo sul fiume.

sarriod de la tour

il castello di sarriod-de-la-tour

Lungo la via di montagna, ormai, che separa Aosta da Courmayeur si incontrano ancora alcuni castelli: Villeneuve ospita Chatel-Argent, ridotto ormai a rudere che però dà ancora l’idea dell’estensione originale del complesso fortificato. Più avanti, il castello di Arvier è ben più modesto, ma anche decisamente antico: si data a prima del 1287 e quella che oggi rimane è parte della grande torre quadrata che un tempo era la parte residenziale del castello, in cui abitava la famiglia La Motte, che diede poi il nome al maniero.

Segue Avise, il cui castello, poderoso ancora adesso, fu fatto erigere da Bonifacio d’Avise nel 1422. Sovrasta di poco l’abitato di cui è posto a controllo, ed è un massiccio palazzo con la torre coronata da caditoie.

Infine, presso Morgex sorgono i ruderi del castello di Chatelard, costruito nel XIII secolo in una splendida posizione dominante la stretta valle. Oggi resta un torrione rotondo circondato dall’ex poderosa cinta muraria; era il primo baluardo posto a difesa della valle contro gli invasori che scendevano dal Piccolo San Bernardo: una bella responsabilità!

ANDAR PER CASTELLI…IN VAL D’AOSTA – 4

Non si può concludere un itinerario dei castelli della Val d’Aosta senza nominare Castel Savoia a Gressoney Saint-Jean. Anche se è estremamente recente, dei primi del ‘900, quest’elegante palazzo, con le sue torrette circolari che terminano col tetto a cono sembra uscito anch’esso da una fiaba. Proprietà della Regina Margherita, completamente immerso nel verde, visitandolo oggi si può avere un’idea dei gusti in fatto di arredamento “in stile” dei Regnanti d’Italia. Il parco circostante ospita un piccolo ma interessante orto botanico della flora alpina: e potrete vedere con i vostri occhi le rarissime stelle alpine, ormai quasi introvabili spontaneamente, e che sono tenute in regime di strettissima tutela. Vietato raccoglierne. Guardare e non toccare, la regola è questa, e così a Castel Savoia ne potrete vedere quante ne volete, insieme alle genzianelle e agli altri fiori che crescono spontanei negli ambienti alpini.

stelle alpine

Tour di settembre in Val d’Aosta: da Cogne a Gressoney

È settembre, e in montagna, sulle Alpi, comincia a fare un bel fresco che probabilmente la sera si trasforma in freddino per noi che abbiamo ancora in testa il caldo estivo dell’agosto appena concluso.

Da Cogne arrivate ad Aosta, prima tappa di questo vostro tour: fate un giro nella città, in cui tutto vi parla della sua storia: la città romana di Augusta Praetoria vi accoglie con l’arco trionfale di Augusto. Entrate nel centro e subito potete piegare a destra ed entrare nel parco ad ingresso libero del teatro romano, di cui rimangono impressionanti strutture, arcate che sono finestre aperte sulle cime alpine. Non vi basta? Tornate sulla via e passerete sotto la Porta romana di accesso alla città romana, per l’appunto. Arrivate nella grande piazza centrale. Poco discosto, sempre andando a destra, arriverete alla cattedrale di Aosta, accanto alla quale si trova il criptoportico del foro della città romana.

aosta romana

Il teatro romano di Aosta

Non vi è piaciuta la “gita romana”? Allora ci trasferiamo nel Medioevo, tra i castelli che si incontrano lungo la via: Fenis, Chatillon, Verres e Bard (attualmente Museo delle Alpi). Poco sotto Bard, però, vi faccio ripiombare nell’età romana, ma per un valido motivo: a lato della strada la via romana è scavata nella montagna. Siamo ormai arrivati a Pont Saint Martin, dove il “Pont” è naturalmente un ponte di età romana.

Da qui cominciate la vostra risalita attraverso la valle di Gressoney. Gressoney Saint-Jean è un bel borgo di montagna, ma molto turistico, per la verità. Il viaggio attraverso la valle però merita davvero: da una parte e dall’altra montagne alte, aguzze e boscose e, quando arrivate a Gressoney La Trinité, potrete decidere, naturalmente se siete attrezzati e se il tempo – sia atmosferico che a vostra disposizione – lo consente, di intraprendere uno dei percorsi  da trekking che vedono impegnati ogni giorno i tantissimi amanti della montagna e delle passeggiate nei boschi e sui percorsi segnati.

Questo era solo un piccolo spot, ma la Val d’Aosta offre molto di più. E Cogne si trova in una posizione splendida per dedicarsi all’esplorazione di un vero e proprio paradiso naturale: il Parco Nazionale del Gran Paradiso, per l’appunto!

stelle alpine

PASSEGGIATA AL LAGO BLU. NATURA E SPLENDORE IN VAL D’AOSTA

In fondo è l’aspettativa di tutti coloro che intraprendono una passeggiata in montagna: la fatica dev’essere ripagata dalla bellezza del percorso, innanzitutto, e della meta, naturalmente. Quando si va a passeggiare in montagna, raramente si rimane indifferenti alla vista spettacolare di boschi, dirupi, panorami dove le cime dei monti si alternano con i loro picchi aguzzi. Lo spettacolo è assicurato, le viste mozzafiato non mancano mai.

passeggiata al lago blu

Vi voglio raccontare nello specifico la passeggiata che abbiamo fatto quest’estate in Val d’Aosta: chissà che non ispiri qualcuno di voi per il futuro? Ne ho già parlato qui, nel diario, ma vale la pena di approfondire l’argomento.

Innanzitutto il punto di partenza: il piccolo paesino di Saint-Jacques, 1689 m, inizio di numerosi,numerosissimi percorsi naturalistici. Questo piccolo borgo di montagna è l’ultimo baluardo raggiungibile in auto della Val d’Ayas. Lo si può raggiungere da Verrès oppure scollinando da Saint-Vincent, passando per Brusson e Champoluc.

La meta: il Lago Blu, un laghetto di montagna non particolarmente grande, ma splendido per il suo colore intenso, blu appunto, nel quale si riflettono le pareti rocciose delle cime circostanti e i pochi abeti che ancora sopravvivono a quell’altitudine, 2215 m.

val d'aosta

Mucche al pascolo lungo il sentiero che porta al Lago Blu

Si lascia la macchina nel parcheggio di Saint-Jacques, sul quale si affaccia la piccola chiesina davanti al cui ingresso sta un pavimentino in nuclei di pietra ollare, una pietra scavata per ottenere pentole da cucina, i resti della cui lavorazione, veri e propri coni di pietra con la base tonda, vengono utilizzati come materiale da costruzione a scopo ornamentale. Da qui inizia il percorso a piedi: si prosegue lungo la strada asfaltata che costeggia un torrentello impetuoso per circa 200 m, poi, in frazione Blanchard si attraversa mediante un ponte il torrente, che in questo punto crea qualche piccola cascatella, e si inizia la salita su una larga mulattiera realizzata in pietre verdi levigate. La mulattiera entra nel bosco, che dopo poco si apre in una radura dove sorgono le case di Fière. Ormai divenuto un sentierino in salita, il percorso entra nel bosco vero e proprio. La salita non è particolarmente faticosa e, fatta al mattino, permette di godere dello spettacolo della rugiada che ammanta le foglie del sottobosco. Il sentiero nel bosco di apre nella prateria del Plan di Verraz inferiore, dove vi darà il benvenuto una mandria di mucche al pascolo che, magari si abbevera al torrente nel punto in cui esso si butta nel bosco. I campanacci al collo delle mucche insieme ai loro muggiti ne preannunciano la presenza già a qualche centinaio di metri di distanza. Ciononostante la visione della prateria che si apre davanti ai nostri piedi in quest’immagine bucolica in cui le mucche la fanno da padrone è decisamente suggestiva, soprattutto per chi non c’è abituato.

Plan di Verraz

Plan di Verraz. Credits: Loscarpone.cai.it

La prateria, piuttosto ampia, è chiusa su tutti i lati dalle alte montagne. Il terreno, completamente piatto qui, ex ghiacciaio che ormai si è ritirato per sempre lasciando come ricordo solo il fiumiciattolo, è interrotto da un’enorme piramide di roccia, staccatasi chissà quando (ma non credo tantissimo tempo fa) dalla montagna vicina e venuto a depositarsi in mezzo al prato. Risalendo da qui la strada sterrata, si costeggia sulla sinistra la montagna che chiude da questo lato il Plan di Verraz inferiore, mentre sulla nostra destra rimane il fiumiciattolo e il ricovero per le mucche. Quando la strada comincia nuovamente a salire, termina la prateria e ricomincia il bosco, ci si inerpica per un sentiero, sempre sulla sinistra, che costeggia dall’alto il fiumiciattolo, in questo tratto appena un torrentello. Qui la salita è più faticosa della precedente. E’ più ripida, mentre il bosco da folto, rigoglioso e vivace, grazie alla presenza di fiori coloratissimi e di margherite all’inizio, diviene via via più rado, fino a che rimangono solo abeti e qualche arbusto del sottobosco.

La salita termina in corrispondenza di un piccolo ponticello oltre il quale si apre la vista sul Lago Blu. Si trova ai piedi del grande ghiacciaio di Verraz, questo lago del color del topazio, vero gioiello per l’escursionista che ha compiuto il pecorso carico di aspettative. Il colore dell’acqua è così intenso per via dei minerali in esso contenuti. La spiegazione scientifica comunque non mina la poesia di questo luogo e la suggestione che provoca in chi lo vede per la prima volta.

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Il Lago Blu, meta del nostro percorso

La salita dura un’ora e mezzo, il percorso è ben segnalato da frecce gialle e numeri 7 dipinti su rocce lungo la via oppure da cartelli direzionali agli incroci.

Il livello di difficoltà è E – escursionistico, il dislivello in totale è di 526 m e il periodo ideale è da giugno a ottobre. Decisamente da non perdere.

SOTTO IL CIELO DELLA VAL D’AOSTA. DIARIO DI UN BREVE SOGGIORNO AL FRESCO

L’ultima settimana di agosto, quando l’afa ti uccide, non c’è niente di meglio che fuggire in montagna. Ecco che abbiamo deciso di trascorrere alcuni giorni, dal 24 al 27 agosto, in montagna, più precisamente in Val d’Aosta. Un itinerario che mischia natura, cultura e, ovviamente, enogastronomia! Partite con noi!

ecco le giornate di viaggio:

I giorno: a zonzo per castelli

II giorno: Gressoney e dintorni

III Giorno: In missione al Lago Blu

IV giorno: passi di montagna, passi di frontiera, passi di storia