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Calabria coast to coast: da Paola a Crotone lungo la S.S. 107

Mar Tirreno, Mar Jonio, e nel mezzo la Sila

Lungo il percorso, poi, tanti borghi, paesi, città, per cui vale la pena far diventare il percorso in auto un vero viaggio di scoperta. Pronti a percorrere con me il Calabria coast to coast? Da Paola a Crotone scopriremo quali centri e quali luoghi si incontrano lungo la S.S. 107.

S.S. 107 CALABRIA

1- Paola

Affacciata sul Mar Tirreno, Paola è una cittadina medievale che ha dato i natali al Santo più venerato nella regione, patrono dei Marinai, San Francesco di Paola. Appena fuori dal borgo, il grande convento di San Francesco è meta di pellegrinaggi da ogni parte della Calabria, ma anche d’Italia. Un grande complesso, poggiato lungo la riva di un fiume, che ospita i luoghi storici di Francesco, le grotte dove pregava, le celle dei monaci, la chiesa e il chiostro. Un luogo di devozione davvero grande.

paola convento san francesco

Paola, il convento di San Francesco

Il paese di Paola è arroccato, in salita, un po’ decadente come molti centri storici in Calabria. Purtroppo tante case abbandonate, che trasformano la decadenza in degrado, ma in ogni caso una cittadina vitale, punto nodale nei collegamenti con l’interno: e infatti è proprio da qui che si origina la S.S. 107 che attraversa la Sila e punta verso Crotone.

Per approfondire: San Francesco di Paola, il santuario, la città, il culto

2 – Cosenza

La seconda tappa lungo la S.S. 107 è nientemeno che Cosenza. Il capoluogo è una città antica, cui sono legate leggende che spesso vengono confuse con la realtà, come la storia del Tesoro di Alarico che si troverebbe seppellito da qualche parte nei pressi della città e che ogni tanto a qualcuno viene in mente di cercare.

Il castello normanno svevo di Cosenza visto dalla piazza di Palazzo Arnone. In mezzo, il centro storico di Cosenza

Il centro storico di Cosenza è meraviglioso e decadente, piuttosto esteso. La città è dominata dall’alto dal Castello Normanno Svevo, oggi ampiamente restaurato e aperto al pubblico. La Galleria Nazionale di Cosenza, invece racconta il lato artistico della città: un museo recentemente allestito, moderno, che espone tele di pittori importanti come Mattia Preti e Luca Giordano ed ha una sezione interamente dedicata all’artista futurista Umberto Boccioni, che era cosentino.

Corso Mazzini MAB Museo aperto Bilotti

Corso Mazzini a Cosenza: Museo all’aperto Bilotti e Jurassic MAB

Sempre restando in campo artistico, il MAB, Museo all’aperto Bilotti è una galleria d’arte disposta lungo Corso Mazzini a Cosenza: la via pedonale centralissima della città è lo spazio lungo il quale incontrare opere di De Chirico e Manzù, tra i nomi più importanti. Nell’estate 2018 ha ospitato anche una bella sfilata di dinosuri, Jurassic MAB, per la gioia di grandi e piccini.

Infine, uno sguardo al futuro: il Ponte di Calatrava alle porte della città, che tanto ha fatto discutere, si pone come un’ala bianca sopra il corso del fiume Crati.

Per approfondire: Scoprire il centro storico di Cosenza

Il Castello Normanno Svevo di Cosenza e la Galleria Nazionale: la Cosenza da non perdere

Cosenza, un museo a cielo aperto

3 – Camigliatello Silano

Lasciata Cosenza, la S.S. 107 comincia a salire verso la Sila. Passa alcuni piccoli centri dell’area della PreSila, come Celico e Spezzano della Sila, e giunge sull’altopiano. Camigliatello si può considerare il capoluogo turistico della Sila, la cittadina dello struscio e dei negozi, dove sia in estate che in inverno le famiglie e i turisti si ritrovano prima di partire per le varie escursioni in montagna.

Camigliatello era stazione importante lungo la ferrovia della Sila. La Stazione perfettamente restaurata è oggi occupata da un ristorante, così come avviene a Moccone, poco distante, piccola stazione da cui parte il Treno Storico della Sila.

stazione camigliatello silano

La stazione di Camigliatello Silano

A proposito di ristoranti, in Sila si è sviluppata una cucina tradizionale che attinge ai prodotti del territorio, della terra e dell’allevamento, e ne trae prodotti unici. Il consiglio? Fermarsi in un ristorante, oppure in un caseificio o in una macelleria a Moccone e a Camigliatello è un consiglio spassionato che non posso non dare.

vacche podoliche in Sila

Vacche podoliche in Sila

Vicino a Camigliatello, in località Torre Camigliati, si trova La Nave della Sila, un museo dedicato all’emigrazione italiana (in particolare calabrese, in particolare silana) verso l’America e l’Europa tra ‘800 e ‘900.

Per approfondire: La Sila in 10 mosse

La Nave della Sila

12 prodotti tipici della cucina calabrese che devi mangiare quando vai in Sila

4 – Lago Cecita

Da Camigliatello si raggiunge il Lago Cecita, il lago artificiale più grande della Sila, la cui diga fu realizzata nel 1951. Presso il lago ha sede il Centro di osservazione naturalistica del Cupone, e da qui partono numerosi percorsi naturalistici tra cui quelli nella grande foresta della Fossiata. Il lago è placido, ma selvaggio, sostare sulla sua riva al tramonto è qualcosa di estremamente poetico.

lago cecita

tramonto sul lago Cecita

Tra campi di patate e pascoli dove vagano liberamente mucche di razza podolica, quelle da cui si trae il caciocavallo Silano, il panorama da queste parti non stanca mai; i boschi, poi, sono alti, secolari, umidi e, nella stagione giusta, ricchi di funghi.

Per approfondire: I grandi laghi della Sila: Cecita e Arvo

5 – Croce di Magara

giganti della sila

Sembra una caverna, invece è il tronco scavato dal quale veniva ricavata la resina

I Giganti della Sila sono una Riserva Naturale nella quale vivono i secolari esemplari di pino Laricio  e acero montano scampati agli abbattimenti del secondo Dopoguerra e testimonianza dell’importanza del bosco di un tempo che fu.  Importanza non soltanto dal punto di vista ambientale e naturalistico, ma anche economico. La Sila è sempre stata una risorsa. Dai tronchi dei pini larici si ricavava la resina, per esempio; importantissimo era nei tempi passati lo sfruttamento della legna e la sua trasformazione in carbone che avveniva direttamente in Sila, nelle carbonare. I carbonai passavano in Sila buona parte del tempo per produrre il carbone, ma in occasione della festa di San Donato, che si festeggia in ottobre, scendevano in paese e stringevano, davvero con una stretta di mano, contratti per la vendita del carbone e l’utilizzo del carbone.

Alberi che fanno pensare agli Ent del Signore degli Anelli, tanto sono alti, larghi e vetusti; sono portatori di una saggezza antica e i segni sulla loro corteccia fanno lo stesso effetto delle rughe sul volto di un anziano. Visitare la Riserva Naturale è il modo migliore per capire l’importanza del bosco, della cura dell’ambiente naturale, tema che ci riguarda davvero da vicino.

Per approfondire: I Giganti della Sila

6 – Silvana Mansio

Formatosi come villaggio turistico negli anni ’30 del Novecento, nasce e mantiene la sua vocazione di stazione turistica con le sue casette, veri e propri chalet di montagna, il grande albergo demodé, la chiesetta e il ristorante. Il tutto in mezzo ad alberi altissimi che danno l’idea di vivere davvero in un bosco. Alcuni degli chalet, con il loro giardinetto fiorito intorno, risalgono ancora agli anni ’30, ma sempre di nuovi ne vengono costruiti: Silvana Mansio è in crescita lenta, ma costante, soprattutto in armonia con l’ambiente circostante. La piccola chiesina, dedicata a Sant’Alessandro Martire, è uno chalet col campanile, che dà un ulteriore tocco da favoletta all’abitato.

Silvana Mansio

Una delle adorabili casette colorate di Silvana Mansio

7 – Lago Arvo

Silvana Mansio è l’uscita sulla S.S. 107 più veloce per raggiungere Lorica e il Lago Arvo. Anche questo lago è artificiale, realizzato tra il 1927 e il 1934, gli stessi anni in cui si costruivano gli chalet di Silvana Mansio; Lorica, invece, è la cittadina, appoggiata sulle sue rive, che accoglie i turisti con i suoi ristorantini, i suoi bar e le case per la villeggiatura. Sul Lago si possono fare i classici sport da lago, come la canoa o il windsurf, ed è navigabile. Vi è anche un parco avventura, il SilAvventura, per grandi e piccini. Il lago è circondato quasi in ogni sua parte dal bosco.

Lago Arvo

Lorica, in riva al Lago Arvo

8 – San Giovanni in Fiore

San Giovanni in Fiore: l’abbazia rappresentata sullo sportello di una centralina

Una vera e propria città, con un centro storico arroccato, tradizioni artigianali peculiari, come la produzione di tappeti e la lavorazione dell’oro, e soprattutto un’eredità religiosa e culturale notevole: San Giovanni in Fiore è il luogo scelto dall’Abate Gioacchino per fondare la sua abbazia, l’Abbazia Florense. Gioacchino fu un teologo ricordato anche da Dante Alighieri. La sua abbazia, fondata nel 1215, rivestì un ruolo importante nella diffusione del Cristianesimo nella Sila, e diede anche un certo contributo all’antropizzazione di alcune delle aree della Sila che prima di allora era terra per la maggior parte incolta e inospitale.

Per approfondire: Dal Pollino alla Sila: due borghi della montagna calabrese

9 – Caccuri

Abbiamo “scollinato” per così dire ed entriamo nella Sila del versante crotonese. Caccuri è uno tra i tanti borghi d’altura e fortificati che sorgono su questo versante dell’altopiano proiettato ormai verso il Mar Jonio. Prima di Caccuri si incontra Cerenzia, paese moderno sorto a poca distanza dell’antico e abbandonato Akerenthia, oggi sito archeologico.

Il Castello di Caccuri domina dall’alto la sua stretta valle. Il borgo medievale, arroccato alla cima della sua altura, ha perso tanto del suo fascino antico, per via di restauri un po’ troppo invasivi agli edifici; tuttavia qualche scorcio notevole rimane, così come la chiesa Matrice, romanica. Il castello è privato, sede di una residenza di lusso. Per molti, ma non per tutti. Caccuri ospita ogni anno il Premio Letterario Caccuri per la Saggistica: la cittadina si pone come capoluogo culturale della Sila e richiama nomi importanti della cultura italiana.

Caccuri

La rocca di Caccuri

10 – Crotone

crotone mercato

Mercato a Crotone

Giungiamo infine a Crotone. La città portuale è grande, e il primo impatto lo si ha con la zona industriale che, come tutte le zone industriali, non è particolarmente affascinante. La città moderna si sviluppa intorno al porto e alla città vecchia dominata dall’alto dalla grande fortezza aragonese.

Città antichissima, Kroton fu fondata dai Greci nell’VIII secolo a.C. Fu città importante, e in essa si stabilì il filosofo e matematico Pitagora. Per un certo tempo fu la città più potente della costa Jonica, soprattutto dopo aver sconfitto Sibari, altra colonia greca, più a Nord. Della storia più antica di Kroton si possono vedere le testimonianze al museo archeologico nazionale di Crotone, nel cuore della città vecchia. Ma il sito archeologico più spettacolare è senz’altro quello di Capo Colonna, a pochi km da Crotone. Qui i Greci eressero un santuario dedicato alla dea Hera: sulla cima del promontorio, in una posizione strategica per controllare chi navigava nel mar Jonio, diretto a Crotone o più a nord.

Capo Colona

Santuario di Hera Lacinia a Capo Colonna

Per approfondire: Crotone, giorno di mercato

Capo Colonna. Perché visitare uno dei siti archeologici più belli della Calabria

A Crotone termina il viaggio lungo la S.S. 107. Il percorso liscio, senza interruzioni, da Paola a Crotone dura 2 ore circa; ma vi assicuro che ogni tappa intermedia ha più di un motivo valido per invitare a deviare dal tragitto e a fermarvi. Che dite, vi ho convinto?

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Cirò Marina, la prediletta dagli dei

Apollo e Demetra, ma anche Dioniso e Poseidone, se proprio vogliamo: Cirò Marina è da sempre la prediletta dagli dei. Ora ti spiego perché.

Cirò Marina

Apollo e Demetra: alla scoperta dell’antica Krimisa

Anticamente il territorio oggi occupato da Cirò e Cirò Marina era abitato circa 3000 anni fa dalla popolazione italica dei Brettii. Nel VI secolo a.C. i Greci giunsero a colonizzare le coste ioniche, fondando le città di Sibari a Nord e di Crotone a Sud. Krimisa, abitata dai Brettii, divenne luogo di confine e di culto: un tempio dedicato ad Apollo e un santuario dedicato alla dea Demetra occuparono buona parte del territorio. I santuari erano frequentati sia dagli indigeni che dai Greci (le due divinità sono greche); al santuario di Demetra in particolare i fedeli dedicavano tantissimi ex-voto alla dea, nella forma di statuette di terracotta raffiguranti Demetra. Al museo archeologico di Cirò Marina sono tantissime quelle esposte, ma molte di più furono donate, tra il V e il II secolo a.C. dai devoti alla dea.

Santuario krimisa museo Cirò Marina

MilleMiglia statuette di Demetra dal santuario di Cirò Marina

Sempre al museo archeologico di Cirò Marina sono esposti i risultati delle ricerche archeologiche nel tempio di Apollo, che fu scavato già negli anni ’20 del Novecento e che sono di nuovo in corso di scavo oggi.

Dioniso: il vino Cirò

Vigneti a perdita d’occhio sia entrando nell’entroterra che sul lato del mare e anzi, fino in riva al mare.
Il territorio di Cirò è interamente coltivato a vigne. Sono circa 30 le cantine che producono vino bianco, rosato e rosso, da tavola e di pregio. Alcune cantine sono storiche, come Librandi e Zito, altre come Iuzzolini sono più recenti, ma sanno come conquistare una certa clientela grazie al loro museo del vino e alle visite in cantine. Altre cantine ancora, come Enotria, sono attive sui social, in particolare instagram: e sappiamo tutti quanto sia instagrammabile un buon bicchiere di vino!

Vino Cirò

Vigneti vista mare a Torre Melissa, vicino Cirò Marina

Poseidone: il dio del mare fa il bagno a Cirò (e dintorni)

Vi consiglio di fare una passeggiata la sera d’estate a Cirò Marina. Oltre a poter visitare il museo archeologico, aperto di notte e gratuito, e oltre a prendere un gelato in una delle tante gelaterie, la passeggiata sul lungomare è davvero piacevole.

Cirò Marina

Il porticciolo di Cirò Marina by night

Il lungomare è molto lungo. Si parte dal porticciolo, si prosegue fino agli stabilimenti balneari che la sera si trasformano in gelaterie, pizzerie, ristoranti. Un lunghissimo tratto è occupato da un mercatino adatto a tutte le età. I gonfiabili laggiù in fondo per i più piccoli e i giochi da salagiochi all’aperto per i ragazzi completano l’offerta (impagabile il pianobar napoletano neomelodico che il sabato sera lascia la consolle a Nino Amerelli de noartri, anch’esso impagabile).

Torre Melissa

La spiaggia di Torre Melissa, a pochi km da Cirò Marina

La costa compresa tra Cirò Marina e Strongoli, passando per Torre Melissa è l’ideale per il mare: km di spiagge con stabilimenti anche attrezzati, col mare calmo e i fondali bassi.

Vi assicuro che da queste parti andare al mare vuol dire relax.

Lungo la costa Jonica calabrese: Roseto Capo Spulico

La costa Jonica calabrese è caratterizzata da tanti piccoli borghi medievali sorti nell’interno, sulle alture dell’immediato entroterra, appena alle spalle del mare quel tanto che bastava per difendersi da attacchi pirateschi, mentre sulla costa in tempi decisamente moderni si è sviluppata una serie di centri sul mare, una serie ininterrotta di spiagge, stabilimenti, case e hotel e cittadine create in funzione della villeggiatura estiva. Chi va al mare sulla costa Jonica calabrese resta così sedotto dalle acque, dalle spiagge e dalla vita notturna. Ma se un giorno decide di prendere l’auto e inoltrarsi nell’entroterra può rimanere favorevolmente sorpreso.

Roseto Capo Spulico è uno dei borghi nell’interno che vale la pena di visitare.

Veramente una delle sue attrazioni, almeno per belle foto ricordo, è il castello in riva al mare. Di epoca normanna, fu poi ricostruito da Federico II di Svevia. Noto come Castrum Petrae Roseti, oggi è di proprietà privata, ed ospita un ristorante. Visto dalla spiaggia è davvero il castello delle fiabe. In acqua, qua davanti, c’è un piccolo faraglione a forma di incudine, o di fungo, a seconda della fantasia. E la mia fervida fantasia si inventa già storie di principesse recluse e di principi sfortunati trasformati in roccia…

Torniamo alla realtà. Roseto Capo Spulico, Castrum Roseti come recita il suo nome antico, è nota per le ciliegie e l’olio, produzioni locali delle quali va fiera. Il paese si trova ben in alto rispetto alla linea di costa. Dal borgo la vista panoramica spazia su km e km di mare e spiagge. Laggiù in basso il castello di Federico II è poco più che una macchiolina che si distingue dalla distesa blu delle acque.

La costa jonica vista dal paese di Roseto Capo Spulico

Scarpe da sposa dei primi del ‘900, al museo etnografico di Roseto Capo Spulico

Lì per lì Roseto Capo Spulico lascia interdetti: qualche edificio decadente, qualcuno abbandonato, come il Palazzo Mazzario col suo bel portale, molti edifici in pietra ben restaurati, molti ancora abitati. Ecco, Roseto è un paese vivo, vissuto dai suoi abitanti che stanno seduti sulla porta di casa o che giocano a carte in mezzo alle vinelle, le stradine di paese, e scherzano con i forestieri. Tra tutti i personaggi che si possono incontrare, il più particolare è senz’altro il signor Leonardo che cura con amore e passione il museo etnografico ospitato in alcuni locali del palazzo comunale il quale, a sua volta, è un castello, il Castrum Roseti, fatto costruire da Roberto il Guiscardo alla fine dell’XI secolo.

Il sig. Leonardo ci racconta vita morte e miracoli della collezione che ha raccolto e che è un mix di testimonianze della cultura materiale locale e insieme italiana: sembra più una camera delle meraviglie che un museo; nel primo ambiente si mostra la vita contadina di un tempo, nella seconda l’arredamento di una casa e la vita familiare, quindi alcuni mestieri antichi, come il calzolaio e il barbiere, e via così di seguito: sala dopo sala ci accompagna nel “suo” museo etnografico.

Il tramonto sorprende Roseto Capo Spulico da dietro le montagne. Una tenue luce rosata avvolge le ultime case del borgo, antiche, in pietra, colora l’ampia vallata mentre sul mare inizia a farsi strada la luna. Nel borgo si iniziano ad accendere le luci della sera: la porta medievale si illumina, così le stradine e le palazzine antiche. I due ristoranti del borgo si riempiono. Il caos della costa, del traffico delle auto è lontano. Qui siamo davvero in un’altra dimensione.

Il tramonto cala su Roseto Capo Spulico

Dal Pollino alla Sila: due borghi della montagna calabrese

Il borgo di Morano Calabro visto dal castello

La montagna calabrese accoglie piccoli borghi che sono veri e propri gioielli di storia e di tradizione. Erroneamente ho detto montagna calabrese: il Pollino e la Sila sono due catene montuose ben distinte e con caratteristiche totalmente differenti: montagne alte e aguzze il Pollino, un grande altopiano la Sila.

Il Pollino si incontra tra la Basilicata e le porte della Calabria. Le sue cime superano i 2000 m; è sede di un parco nazionale. Le sue cime sono innevate per gran parte dell’anno; ospita tantissimi boschi mentre alle pendici pascolano greggi di mucche e pecore: l’attività pastorizia in queste terre è ancora molto praticata, tant’è che Campotenese, qui in zona, è rinomata per la sua produzione di mozzarelle.

Lungo l’autostrada che ridiscende la punta dello Stivale incontriamo, nel Massiccio del Pollino, l’uscita di Morano Calabro. È questo il primo borgo che andiamo a visitare.

Morano Calabro

Un borgo medievale abbarbicato alla sua altura, dominata da un castello. Morano Calabro ha da sempre vocazione di controllo del territorio lungo percorsi di valico battuti da sempre, fin dai tempi dei Romani e forse prima ancora. Il castello avrebbe addirittura origini romane, ma è in epoca normanno-sveva che assume una certa importanza, proprio per la sua posizione: il perché si capisce affacciandosi dal castello: il panorama corre a 360° sul territorio per km e km, lo sguardo spazia sulle montagne del Pollino e sulla vallata ai nostri piedi.

Il castello di Morano Calabro

Il castello si conserva in buona parte, anche se ne ha passate tante, come si suol dire: ampliato nel XIII secolo, il periodo angioino, poi ingrandito ancora tra il 1515 e il 1546 nel periodo aragonese, quando aveva pianta rettangolare e sei torri cilindriche; nel 1806 il castello fu bombardato dai Francesi, ma i maggiori danni li fecero i proprietari che nel corso dell’800 lo spoliarono in alcune parti.

Oggi il castello è stato recuperato, soprattutto da quando nel 2003 Morano è entrato a far parte dei Borghi più belli d’Italia, e ospita eventi e manifestazioni culturali. Parte del borgo è stata trasformata in albergo diffuso e museo naturalistico. Il museo in particolare, molto didattico, adatto alle scolaresche, racconta la fauna, la flora, la mineralogia, il territorio, con una sezione dedicata agli insetti e una dedicata agli uccelli. Nel borgo alcune case sono state riattate ad appartamenti arredati in stile. Tutto ciò è opera de Il Nibbio, che gestisce tutto, per favorire la conoscenza e la crescita di questa fetta di territorio montano calabrese.

San Giovanni in Fiore

L’Arco normanno a San Giovanni in Fiore

Se Morano Calabro è un centro che nella storia rivestì un ruolo politico e militare, tutt’altra vicenda è quella di San Giovanni in Fiore, la cui esistenza è invece intimamente legata alla Chiesa.

San Giovanni in Fiore sorge nel cuore della Sila, lungo la Superstrada che collega la Calabria da parte a parte, da Paola sul Tirreno a Crotone sullo Ionio. Si trova praticamente nel mezzo, e oggi è raggiungibile piuttosto agevolmente. Ma nel Medioevo queste terre erano impervie e pressoché disabitate. Proprio in queste terre, però, l’eremita e teologo Gioacchino da Fiore costituì un’abbazia, che crebbe in importanza tanto quanto il santo che lo costituì: Gioacchino da Fiore viene infatti ricordato da Dante nel Paradiso, perché grande era stata la sua rilevanza nella Chiesa medievale. La costituzione dell’Abbazia, che risale al 1215, è un modo per consentire il popolamento di queste terre. Infatti intorno ad essa sorge il borgo medievale, e San Giovanni in Fiore diventerà da qui in avanti l’abitato più grande e fiorente della Sila.

uno sguardo medievale

L’abbazia, romanica, è piuttosto spoglia. Soltanto l’altare maggiore, dorato e barocco, è una concessione alle decorazioni, così come i sedili del coro retrostante, scolpiti nel legno a profilo di grifone. Per il resto, invece, c’è solo nuda pietra intorno a noi, fin nella cripta sottostante. L’abbazia affaccia su una piccolissima piazzetta; la chiesa sembra piccola, ma in realtà il complesso abbaziale è piuttosto grande. Gli si può girare intorno e, sul retro, troviamo il museo della Sila, un museo etnografico che racconta l’artigianato, la vita di montagna, l’allevamento e le attività tradizionali delle gente di questa montagna calabrese. Nel resto del borgo invece si annidano gli artigiani: orafi, ceramisti, produttori di tappeti e di scialli.

Passeggiando per il borgo si incontra ancora qualche traccia viva del passato medievale: l’Arco Normanno e la piccola testa di pietra che è lì, fissa, da quasi mille anni, a controllare chiunque passi di qui. Uno sguardo che sembra vuoto. Ma invece è prepotentemente espressivo.

L’ingresso della chiesa romanica di San Giovanni in Fiore

 

Due borghi per due montagne, due storie totalmente differenti. Morano Calabro e San Giovanni in Fiore non hanno poi così tanti punti in comune: l’uno è un borgo che sorge intorno ad un castello; l’altro sorge intorno ad un monastero. Sono i due volti diversi del popolamento dell’età medievale. Morano si abbarbica alla sua montagna, San Giovanni in Fiore si dispone con grazia accanto al monastero su un pianoro per nulla scosceso. San Giovanni in Fiore fa parte dell’Itinerario dello Spirito, che attraversa la Sila sulle tracce dei santi: Gioacchino da Fiore, per l’appunto, e San Francesco di Paola, arrivando a lambire Cosenza.

Il bello dei borghi antichi è proprio questo: ognuno ha la sua particolarissima storia, il suo personalissimo bagaglio di racconti e di monumenti. È bello scoprirli, abbandonarsi alla curiosità. Impariamo così nuove storie e anche un piccolo paese, niente più che un puntino sulla mappa geografica, diventa un luogo magico capace di incantarci.

San Francesco di Paola, il santuario, la città, il culto

 

san francesco di paola

San Francesco di Paola ritratto in via San Francesco… a Paola

Nel XV secolo un uomo è destinato a partire dalla Calabria per cambiare le sorti dell’Europa. Quell’uomo è San Francesco di Paola. Umile religioso, riesce con il suo carisma a fondare un ordine monastico, quello dei Frati Minimi, e ad arrivare a stretto contatto del papa, divenendo un importante ambasciatore, potremmo dire, dello Stato della Chiesa in Europa. Le sue capacità diplomatiche oltre che evangelizzatrici lo portano fino alla corte di Francia, a Reims, dove diviene consigliere del re, e tale è la sua fama che che dopo morto il suo culto si diffonde in buona parte d’Europa, anche se in Francia e in Italia si trovano i maggiori luoghi di culto a lui dedicati.

Anche se è seppellito a Reims, dove morì (le sue spoglie in realtà furono in realtà distrutte), alcune reliquie si trovano oggi nel principale dei suoi conventi, quello che egli fondò fin da subito, a Paola.

La chiesa di Santa Maria di Montevergine a Paola

La chiesa di Santa Maria di Montevergine a Paola

Siamo sulla costa tirrenica della Calabria. Il centro storico di Paola si abbarbica alla sua altura, preferendo una posizione di visibilità sul mare piuttosto che esporsi ai pericoli che dal mare giungevano un tempo. Un paese in salita, con ripide e strette stradine chiuse da alti edifici oggi in parte decadenti. Chiese e case, oggi in parte abbandonate, qualcuna fatiscente, regalano scorci straordinariamente poetici e costanti riferimenti al santo.

Il Convento di San Francesco di Paola si trova a sua volta lontano dal borgo, ancora più nell’interno, lungo un corso d’acqua dal quale si diparte un piccolo acquedotto che sovrasta il cosiddetto Ponte del diavolo, presso il quale si narra che San Francesco fu assalito, ma superò, una “focosa” tentazione. Lì accanto c’è anche la piccola grotta dove il giovane San Francesco condusse i primi periodi di eremitaggio, trascorrendo le sue giornate ritirato in preghiera, prima di decidere di fondare un ordine religioso.

convento di San Francesco a Paola

Il convento di San Francesco a Paola

Il grande spiazzo sul quale affaccia il convento costeggia proprio questo fiume. Da un lato e dall’altro si trovano gli edifici destinati ai religiosi, mentre in fondo si staglia la facciata del primitivo convento, nel quale si trova anche la chiesa, il chiostro e i sotterranei nei quali il santo pregava. Il tutto è abbastanza sobrio e raccolto. I sotterranei sono lugubri e angusti spazi, scavati nella roccia, umidi e opprimenti: il luogo ideale nel quale raccogliersi in preghiera e chiedere espiazione dei peccati a Dio. Ricordiamo che siamo nel Quattrocento, e che Francesco di Paola aveva molto a cuore gli insegnamenti di umiltà e povertà di un altro Francesco, il Santo di Assisi.

San Francesco a Paola, cappella delle reliquie

San Francesco a Paola, cappella delle reliquie

Nelle lunette del porticato intorno al chiostro sono affrescate scene di vita del santo paolano, i suoi miracoli, la sua capacità di dare fuoco e scaldare semplicemente con le mani; nella chiesa una cappella laterale ospita poche reliquie e gli indumenti di San Francesco. Al di fuori del complesso, la grande chiesa realizzata nel 2000 è una grande aula moderna, illuminata da vetrate colorate e sembra più un auditorium che un edificio sacro. Su un lato si trovano due testimonianze di miracolo, di ieri e di oggi: una fonte che, si narra, San Francesco fece sgorgare dalle rocce (ma proprio lì nei pressi passa l’acquedotto) e una bomba della Seconda Guerra Mondiale che, sganciata sul convento, non esplose: un intervento divino del santo degno dei Monuments Men. Nonostante i grandi spazi del Convento, che richiama ogni anno pellegrini da ogni parte d’Italia e non solo (San Francesco di Paola è patrono dei naviganti), l’insieme risulta piuttosto intimo, dimesso, meditativo, come ci si aspetta che sia la vita di un frate.

L'interno della chiesa di San Francesco di Paola a Spezzano Sila

L’interno della chiesa di San Francesco di Paola a Spezzano Sila

Ben diversa è la sensazione che procura la vista della Chiesa di San Francesco di Paola a Spezzano Sila, vicino a Cosenza, alle pendici della Sila; Ci spostiamo a un centinaio di km di distanza, nell’interno, in una terra che ha ben altre caratteristiche, costellata da tanti piccoli borghi che sorgono a corona intorno all’altipiano della Sila. Quello di Spezzano è uno dei conventi fondati dal santo quando ancora era in vita: una chiesa magnifica, barocca, dagli interni dorati, stuccati, esageratamente decorati. Nulla resta della pacatezza e della sobrietà che sicuramente doveva contraddistinguere il convento alle origini. Qui evidentemente in epoca successiva sono stati fatti lavori di abbellimento e arricchimento notevoli. Passare nella navata sotto lo sguardo spalancato dei puttini di gesso fa l’effetto di sentirsi osservati! Il soffitto in legno dorato e dipinto con una rappresentazione del Santo tra i santi contribuisce al senso di grandiosità dell’insieme; le controporte in legno, blu con inserti dipinti sono un altro gioiello di questa chiesa. Sarà che vi sono entrata durante un matrimonio mentre il coro cantava, ma la mia prima impressione è stata di commozione. Nonostante io non sia una patita del barocco, ho trovato l’insieme bellissimo.

Il convento di San Francesco di Paola a Pedace

Il convento di San Francesco di Paola a Pedace

Un altro convento si trova alle pendici della Sila: è il convento di San Francesco di Paola a Pedace. Il convento è del Seicento, quindi realizzato quando ormai il santo era morto da almeno un secolo, ma occupa un più antico edificio religioso costruito su una roccia a picco sulla stretta gola sottostante. Sembra più una fortezza che un convento, con le sue pareti di pietra spessa. Qui davvero è stata presa alla lettera la parabola del vangelo dell’uomo che costruisce la sua casa sulla roccia…  Trovarsi il convento sopra la testa mentre si percorre la strada che conduce a Pietrafitta fa particolarmente impressione.

Il culto di San Francesco di Paola fin da subito ha trovato terreno fertile in Calabria, dove si è diffuso da subito. Il santo stesso fondò quattro monasteri: oltre a quelli di Paola e di Spezzano ne fondò uno a Paterno e uno a Corigliano Calabro. Questi centri furono propulsori del culto in tutta la regione. Questi di cui vi parlo qui sono solo alcuni dei suoi luoghi. Oltre all’aspetto religioso, per cui sono meta di pellegrinaggio e di turismo religioso, sono piccoli gioielli artistici ricchi di storia, di tradizione, di capolavori d’arte.

 

Diamante risplende la sera

Un murales su una casa di Diamante

Un murales su una casa di Diamante

È piacevole passeggiare per Diamante, la sera. Questa bella cittadina sulla costa tirrenica della Calabria è un piccolo gioiello (mi si perdoni il gioco di parole) ed ha una caratteristica che la rende unica nel suo genere.

Perchè diciamocelo: i paesini di mare si somigliano un po’ tutti; con il lungomare, la spiaggia, il porticciolo dei pescatori, una volta economia prevalente, oggi decisamente minoritaria quando addirittura non ridotta a semplice attrattiva turistica, poi le viuzze del centro, che in Calabria si chiamano vinelle, in Liguria carrugi e nel reso d’Italia semplicemente vicoli, che regalano scorci sul mare deni del miglior paesaggista e che oggettivamente non stancano mai. Ci sono poi le piazzette, che si aprono qua e là, ci sono i ristorantini, i bar, i negozi di souvenir, di artigianato e di prodotti tipici, come il peperoncino, per esempio.

La costa, il mare, un fico d'India e un richiamo al passato più antico della regione. In questo murales c'è tutta la costa calabrese

La costa, il mare, un fico d’India e un richiamo al passato più antico della regione. In questo murales c’è tutta la costa calabrese

E poi c’è quel dettaglio che rende Diamante diversa da tutte le altre cittadine di mare: Diamante è la città che ha affidato i propri muri all’estro di artisti e pittori. Le pareti delle case di Diamante sono animate da murales, tanti murales. Ogni pittore ha scelto il suo muro, e questo muro è divenuto la tela su cui rappresentare ciò che l’ispirazione ha suggerito. E l’ispirazione spesso viene dal territorio, dal mare, oppure dalla storia, o da temi sociali tanto attuali quanto atavici. Diamante diventa così un libro bellissimo di illustrazioni. I suoi muri ci parlano, si raccontano, narrano storie di uomini e di eroi, di terra, di mare e di cielo. Storie di speranza e di quotidianità, storie di presente e di passato, e anche di speranza nel futuro.

Mediterraneo, un murales che parla di migrazioni e di naufragi di ieri e di oggi.

Mediterraneo, un murales che parla di migrazioni e di naufragi di ieri e di oggi.

Diamante è piena di vitalità. Le sue serate sono luminose, il lungomare è percorso di gente che tra un gelato e una passeggiata, va curiosando tra i negozi di souvenir e le gioiellerie che vendono pendenti e bracciali in corallo. E se nella piazzetta il bar strizza l’occhio alla clientela più alla moda, e il negozio di souvenir attira gli occhi dei turisti e dei bambini, nella viuzza accanto puoi vedere nel panificio le forme di pane sistemate a lievitare: saranno vendute nell’attiguo forno, dal quale si sprigiona un profumo fragrante che ti guida a occhi chiusi. O ancora, nella bottega del calzolaio puoi ammirare le scarpe fatte su misura, e puoi addirittura commissionarle al momento: mestieri che ormai si incontrano difficilmente, e che si mescolano con nonchalance alla movida diamantina.

Intanto, qua e là, dipinto su un muro, un pescatore è intento a sistemare le reti, un altro è impegnato nella pesca di un tonno, una madre sta cullando il figliolo e un gruppo di anziani è seduto fuori dalla porta di casa, come ancora succede in molti paesi qui nel Sud Italia.

Tipica scena da paese del Meridione: la gente seduta in strada fuori dalla porta di casa

Tipica scena da paese del Meridione: la gente seduta in strada fuori dalla porta di casa

 

** La magia di Diamante è grande. Trovate altre suggestioni e altre mie immagini di questo splendido borgo sul mio profilo instagram @maraina81 e sulla pagina fb del blog Maraina in viaggio. Anzi, se vi è piaciuto questo post, perché non aggiungete il vostro like alla pagina?

La fortezza sul mare: Le Castella

Mamma li Turchi!” doveva essere il grido ricorrente sulla costa ionica calabrese nel XVI secolo, quando le navi turche infestavano i mari e assaltavano le coste, distruggendo e derubando, seminando il panico tra gli abitanti di quelle terre, che rischiavano anche di essere rapiti e fatti schiavi.
Lungo la costa, a difesa della popolazione, ma soprattutto delle terre e dei possedimenti, furono costruite torri di avvistamento. In alcuni casi delle semplici torrette, in altri casi delle vere e proprie fortezze, dei castelli. Le Castella, vicino a Isola di Capo Rizzuto, poco più a Sud di Crotone, è un vero e proprio castello le cui alte mura, i cui possenti bastioni rendono davvero l’idea della fortezza inespugnabile.

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Le Castella

Le Castella sorge a difesa di una bella baia battuta dal vento. Sull’estrema propaggine di uno stretto tratto di scogliera, questo maestoso complesso si erge come baluardo contro i nemici che vengono dal mare.

La storia del luogo è ben più antica della fortezza, perché affonda le radici ancora in età magnogreca, epoca alla quale risalgono i resti più antichi in muratura a blocchi, che già ci raccontano dell’importanza strategica di questo avamposto sul mare, nella difesa del territorio. D’altronde la magnogreca Kroton non è lontana e anche all’epoca il territorio andava salvaguardato dagli attacchi che venivano dal mare. Quello che vediamo oggi è però il Castello Aragonese, del XVI secolo, anche se la fortezza esisteva già sotto il Regno di Napoli retto dagli Angioini dal XIII secolo. Dal XVI secolo le invasioni da parte dei Turchi Ottomani divennero l’incubo ricorrente di questa terra. Un giovane di Le Castella, Giovanni Dionigi Galeni fu addirittura rapito dai Turchi quand’era ragazzino. Divenuto adulto, fece carriera come ammiraglio della flotta turca e usò tutta la sua influenza per preservare dalle invasioni ottomane il suo borgo natìo. Per questo oggi sulla piazzetta di Le Castella, antistante la discesa che porta alla fortezza, si trova il busto di costui, il cui nome turco divenne Uluç Ali Paşa.

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La fortezza è maestosa e imponente. Visitarla, entrare nelle sue sale spoglie, nelle cui pareti si aprono feritoie rivolte verso il mare, salire sui cammini di ronda e sulle terrazze, affacciandosi dalle mura merlate, prendere schiaffi dal vento che soffia forte su questo tratto di costa, scrutare laggiù verso il mare, fino all’orizzonte, fa intravvedere appena quello che dovevano vivere quotidianamente le guardie a difesa di questo baluardo. Tutto il complesso consiste in una grane torre cilindrica, il maschio, risalente ad età angioina, percorribile all’interno attraverso una ripida scala a chiocciola che immette ai 3 piani successivi più terrazza sommitale; ad essa furono aggiunti dei bastioni quadrangolari che contribuirono ad accrescere l’aspetto della fortezza insespugnabile. Alcune parti dell’edificio oggi sono crollate, come la cappella, ma rimane ben evidente il perimetro esterno delle mura, con le sue torri merlate e l’aspetto asimmetrico, anche se appare evidente che tutto ruota intorno al maschio cilindrico.

un fico si fa spazio tra le pietre delle merlature

un fico si fa spazio tra le pietre delle merlature

La vista, stando al di sopra delle mura, è sublime, proiettata sul mare increspato dal vento. Qua e là proprio il vento deve aver portato qualche seme che ha trovato spazio tra le pietre degli spessi muri. E’ così che, ad esempio, nasce una pianta di fico sulle merlature. Non avrà vita facile, ma l’immagine è al tempo stesso inconsueta e poetica, e tanto, tanto mediterranea.
La fortezza è interamente visitabile; un video in una stanzina buia racconta il sistema del parco dell’Area Marina Protetta di Capo Rizzuto, del quale fa parte anche Le Castella; è possibile passeggiare anche al di fuori della fortezza, al di sotto delle sue possenti mura. Quando poi scende la sera, e tutto si colora di arancio per il tramonto, allora passeggiare qui sugli scogli, con lo sciabordìo delle onde in sottofondo ha un che di magico. Anche il vento si quieta per un momento, mentre un papà e un figliolo in controluce giocano a scagliare i sassolini in mare.