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L’isola dei Canguri

Kangaroo Island è uno dei paradisi naturalistici dell’Australia. Si trova a Sud del continente, a poche migliaia di km dall’Antartide e ad appena a 106 km da Cape Jervis, il punto più a sud lungo questo tratto della costa australiana. Si arriva sull’isola proprio via traghetto da Cape Jervis oppure in aereo da Adelaide, la Capitale del South Australia, viaggiando su un aereo piuttosto piccino. Piccino è, del resto, l’aeroporto: niente di più di una pista verde con un piccolo hangar e un gate che è davvero un gate, nel senso che è una cancello! L’aeroporto è a Kingscote, mentre le escursioni partono da Penneshaw, nella penisoletta più vicina alla terraferma.

Sorvolando Kangaroo Island

Sorvolando Kangaroo Island

A Kangaroo Island si possono fare escursioni da un giorno oppure da due giorni. Noi abbiamo fatto quella da un giorno, che dà comunque un’idea della ricchezza  naturale dell’isola, un piccolo concentrato di fauna australiana in pochi km quadrati di superficie.

Già la notte a Penneshaw, fuori da ogni escursione, si può comunque avere un incontro con gli animali che vivono sull’isola: lungo la costa infatti vive una colonia di pinguini. Un piccolo centro di documentazione organizza visite guidate in notturna per vedere, alla luce di fioche torce, i piccoli di pinguino che attendono i genitori di ritorno dalla lunga giornata di pesca e, se si è fortunati, lo sbarco in massa dei pinguini adulti che tornano al nido. Noi non siamo stati fortunati, purtroppo, e abbiamo visto solo alcuni pulcini seminascosti negli arbusti tra le rocce e praticamente al buio, onde evitare di spaventarli e provocare quindi del male a questi piccoli indifesi animaletti.

“attenzione attraversamento pinguini” a Penneshaw

L’escursione di un giorno parte la mattina da Penneshaw, all’ora in cui arriva il traghetto da Cape Jervis, e punta come prima tappa al centro dell’isola, per visitare una distilleria di eucalipto. L’eucalipto, le cui foglie costituiscono l’unico nutrimento del koala, è tossico per l’uomo. Distillandolo, se ne trae olio essenziale, oltre a una serie di prodotti collaterali che vanno dai prodotti per il corpo al miele di eucalipto. E a proposito di miele di eucalipto, ha una particolarità, ovvero le api che lo producono. Beh, direte voi, che avranno le api australiane di strano? E’ proprio questo il punto: non sono australiane! Sono api liguri, importate a Kangaroo Island a fine ‘800, scelte e selezionate come la varietà di api più adatta a produrre il miele e mantenutasi perfettamente in isolamento, tanto che ora le vere api liguri sono queste di Kangaroo Island e non quelle della Liguria che invece si sono mescolate con le altre varianti europee! Incredibile scoprirlo, dato che io sono ligure e che sul muro di casa mia in Liguria c’è un alveare!

il logo della distilleria di eucalipto produttrice del miele delle api liguri

Dopo questa prima tappa che di naturalistico ha però molto poco, si comincia a far sul serio. L’escursione punta a Sud, verso Seal bay, lungo un tratto di costa rivolto verso l’Antartide. Inutile dire che fa piuttosto freddino da queste parti, ma il freddo passa in secondo piano di fronte allo spettacolo che si para dinanzi: sulla spiaggia una colonia di leoni marini riposa, si distende, gioca, esce dal mare, entra in acqua, a poche decine di metri da noi. L’odore di mare, alghe e pesce è fortissimo: molti possono rimanerne stomacati, ma non noi, che di fronte ad un tale spettacolo probabilmente dimentichiamo di respirare! Si distinguono benissimo i leoni marini maschi dalle femmine: i maschi sono giganteschi, pesanti, si spostano con le loro pinne anteriori di pochi passi e poi tombano al suolo con un tonfo secco. I maschi più giovani, un po’ più snelli, ma comunque grossi, sono piuttosto litigiosi tra di loro e, se iniziano a litigare, rischiano di far intervenire il maschio più grasso che, dopo aver messo a tacere gli scalmanati, tomba di nuovo sonoramente a terra. Le femmine sono più snelle e piccole di stazza: sono accompagnate dai tenerissimi cuccioli che le seguirebbero ovunque! Alcune mamme, in posizione defilata, allattano, altre dormono della grossa, altre si ritrovano in mezzo a qualche baruffa tra maschi agitati e rotolano via per non venire travolte… Sembrano lì, beatamente a prendere il sole, a non fare niente tutto il giorno. La verità è che devono riposare e recuperare energie per quando usciranno in mare a pescare e a non farsi divorare dai voraci squali che vanno ghiotti della loro carne; la lotta per la sopravvivenza prevede dunque queste lunghe ore di relax, se così vogliamo chiamarlo.

Leoni marini a Seal Bay

Tutte queste azioni che vi ho descritto non sono romanzate, né prese a prestito da un documentario, ma sono storie vere di vita vissuta, viste con i nostri occhi a Seal Bay a Kangaroo Island. E sì, si è talmente vicini che sembra di essere in un documentario…

Dal sud dell’isola ci si sposta poi nell’interno, in un’area lungo l’Eleanor River, uno dei fiumiciattoli che scorrono nell’isola, nella quale gli alberi di eucalipto ospitano i koala. Non solo, la boscaglia della zona offre riparo a uccelli variopinti, come i piccolissimi superb fairywren dalla testa azzurra, e a rettili come la goanna, una via di mezzo tra un grosso lucertolone e un piccolo varano che lì per lì, soprattutto se è la prima volta che lo si vede, può anche spaventare (ma tranquilli, è più spaventato lui di noi). I veri protagonisti qui sono comunque i koala. Vivono sugli alberi, raramente scendono a terra. Sugli alberi passano la maggior parte del tempo a sonnecchiare, perché le foglie di eucalipto contengono sostanze quasi dopanti. I cuccioli fino al momento dello svezzamento bevono il latte materno, e assorbono l’enzima che serve loro ad annullare la tossicità delle foglie di eucalipto. Non solo, lo svezzamento consiste nel mangiare gli escrementi della madre, che sono costituiti in assoluto da eucalipto. Sarà che ne hanno anche la forma, ma sembrano vere e proprie pasticche balsamiche, marroni ma balsamiche, perché odorano, anzi profumano, di eucalipto! Incredibile ma vero!

Koala e cucciolo su un eucalipto a Kangaroo Island

Koala e cucciolo su un eucalipto a Kangaroo Island

La terza ed ultima tappa dell’escursione da un giorno è quella che spiega perché l’isola si chiama Kangaroo Island: si va a Nord dell’isola, nel Lathami Conservation Park, riserva naturale che ospita nel bush sia canguri che wallaby – che altro non sono che canguri di piccola taglia, mentre i canguri possono raggiungere anche i 2 m di altezza. Qui si cammina all’interno del bush e può capitare di vedere uno, due , dieci wallabies intenti a mangiare e uno, due, dieci canguri intenti a riposare sotto un albero. La passeggiata naturalistica ha il fascino dell’esplorazione in terre selvagge, compiuta con l’occhio vigile pronto a percepire il minimo movimento del pur minimo animale. E l’emozione è tanta, quando finalmente passa a pochi metri un canguro oppure si ferma un wallaby esibizionista che sembra stare lì apposta in posa per farsi fare una foto da noi.

Un wallaby nel bush del Lathami Conservation Park, Kangaroo Island

L’escursione di un giorno a Kangaroo Island rende perfettamente l’idea di come è e come ancora sopravvive un ecosistema praticamente isolato e intatto: la presenza umana è infatti ridotta alla sola cittadina di Penneshaw e all’aeroporto di Kingscote, più la distilleria di eucalipto e poco altro, greggi di pecore principalmente, e la rete stradale, ovviamente. Dunque è tutto  ancora molto in mano alla natura, per fortuna. E ci auguriamo che rimanga così, il più a lungo possibile.

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On the road, on the Great Ocean Road

In un tour dell’Australia che si rispetti, la Great Ocean Road é LA strada che va percorsa, l’itinerario che non va scartato per nessuna ragione al mondo. Per percorrerla siamo disposti a sborsare quattrini per procurarci la patente internazionale e a guidare a sinistra, tant’é forte il fascino che questa strada esercita sull’immaginario collettivo.

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Molti, bisogna però dire, ne percorrono solo un brevissimo tratto, quel tanto che basta per arrivare a vedere i famosiDodici Apostoli, quei faraglioni che si stagliano nel mare lungo una falesia altissima esposta alla.forza erosiva del vento e dell’oceano. I Dodici Apostoli, che allora si possono raghiungere comodamente in pochissimo tempo da Adelaide oppure anche da Melbourne senza soste intermedie, sono però solo una delle bellezze che la Great Ocean Road offre. Volete sapere quali sono le altre? Beh, partite con noi!
Anche se la Great Ocean Road inizia molto più avanti, un itinerario completo alla scoperta di questa strada non può non avere la sua origine a Torquay. Capitale mondiale del surf, grazie alla vicinanza con Bells Beach, Torquay é la meta agognata dai surfisti di tutto il mondo. Si sviluppa lungo la strada, é un susseguirsi di negozi di attrezzatura sportiva per surfisti e di baretti per una pausa merenda. C’é il McDonald’s e c’é, e questo é l’aspetto più interessante, un Museo del Surf, all’interno del quale troverete di che soddisfare le vostre curiosità in materia di tavole, onde e competizioni annuali.
Bells Beach rimane un po’ fuori rotta rispetto alla strada che conduce verso Lorna e Apollo Beach, lungo la Great Ocean Road. Tuttavia le spiagge non mancano sul vostro percorso, per cui se siete fortunati e nella stagione giusta vedrete un po’ ovunque surfisti sulla tavola che cavalcano l’onda giusta.

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La strada é ricca di belvedere e punti panoramici nei quali poter sostare per ammirare il paesaggio e per scattare qualche foto ricordo. Quando rientrate in carreggiata un cartello stradale vi ricorda sempre “Drive on left in Australia”: così siete avvisati. La strada non prosegue solo lungo la costa, ma spesso e volentieri si addentra nella regione attraversando tratti di foresta: vi potrebbe sembrare di essere lungo un percorso da qualche parte in Europa, ma i pappagallini rossi che vi svolazzano davanti vi riconducono aubito in Australia, senza mezzi termini. A Lorna addirittura troverete i cacatua, grossi pappagalli bianchi con la cresta gialla, tanto eleganti a vedersi quanto sgraziati a sentirsi.
Lorna é una tranquillissima stazione balneare, di quelle che si animano d’estate e che sono pressoché addormentate d’inverno, quasi disabitate. D’inverno, anzi, sembra un luogo d’altri tempi, e se la giornata é particolarmente buia, potrebbe essere lo scenario ideale per un racconto giallo.
La Great Ocean Road, nel suo alternarsi sulla costa e nell’interno, attraversa di fatto l’Oatway National Park, un grande parco nazionale esplorabile liberamente in alcune sue parti.
Dopo Lorna, l’altro centro abitato che incontrerete è Apollo Bay. É sullo stesso stile di Lorna, ma più grande e più vivo d’inverno: negozi di souvenir, baretti e un piccolo mercatino il sabato mattina.
Se volete fermarvi da queste parti, il consiglio è di pernottare al Claerwen Retreat, un’elegante e suggestiva Guesthouse immersa nel verde sulle colline che sovrastano Apollo Bay. Per raggiungerla, salendo in collina attraverserete pascoli di pecore, e l’oceano vi sembrerà distante anni luce. Ma la vista che godrete da lassù una volta arrivati vi farà pentire di aver titubato. L’accoglienza poi è ottima, come se fosti andati a trovare dei vecchi amici di famiglia che vi ospitano, vi fanno trovare la camera migliore, vi preparano la cena e la colazione, fanno conversazione con voi (consigliandovi alcune chicche imperdibili lungo la Great Ocean Road) e in più vi forniscono il wi-fi, cosa da non sottovalutare.

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Quando vi rimettete in marcia lungo la Great Ocean Road, una volta superata Apollo Bay, inizia il bello: a Maits Rest un percorso circolare di una ventina di minuti nella foresta pluviale vi farà passare tra alberi secolari dai tronchi giganteschi e tra piante di felce che sembrano palme da quanto sono grandi. E se questo é il vostro primo impatto con la foresta pluviale australiana, c’é di che rimanere soddisfatti.
La seconda deviazione dal percorso della Great Ocean Road è a parer mio l’esperienza più bella che si possa fare lungo la strada (altro che Dodici Apostoli!): lungo la via che conduce all’Oatway Lighthouse, in una forests di eucalipti avrete un incontro ravvicinato con uno, dieci, venti koala sonnacchiosi aggrappati al loro ramo. E se questa é la prima volta che vedete i koala in natura (allo zoo non vale!), l’esperienza é di quelle che lasciano il segno.

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Quando, a malincuore, decidete che avete visto abbastanza koala, potete decidere di fare tre cose: arrivare fino al promontorio da cui parte il pervorso a piedi per l’Oatway Lighthouse, oppure potete riprendere la Great Ocean Road e deviare per l’interno poco più avanti, per andare a vivere un’esperienza di Treetop Walk. Altrimenti potete decidere di puntare direttamente ai Dodici Apostoli, senza ulteriori interruzioni.
Eppure il Treetop Walk merita: in una foresta di eucalipti Mountain Ash, definiti i “grattacieli” della foresta, camminerete su una passerella sospesa a 20-25 m da terra, all’altezza in cui i pappagallini fanno il nido, per poter vedere dall’alto questi giganti del regno vegetale di cui altrimenti, se camminaste solo a terra, vedreste soltanto poco più del tratto iniziale di tronco. Potete salire anche su una torre fino a 50 m per scoprire che gli alberi più imponenti sono anche più alti di cosí, e per vedere comunque la foresta da sopra la cima delle piante, il che è uno spettacolo non indifferente.

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Ma finalmente raggiungete, dopo molti km di strada e dopo essere tornati sulla Great Ocean Road, i Dodici Apostoli. La conformazione della costa vi avverte dell’avvicinamento ai faraglioni già da qualche km: la strada infatti corre sul top della falesia, sotto di voi km di spiaggia dove però non è bene fare surf. E finalmente eccoli, i Dodici Apostoli: 8 faraglioni, alcuni dei quali molto grandi, che con la loro imponenza sono una vera forza della natura.
Parcheggiate l’auto nell’ampio parcheggio, dopodiché potete decidere di sorvolare i faraglioni in elicottero oppure di goderveli a piedi, lungo un sentiero realizzato sul top della falesia, da cui si gusta comunque un’ottima vista.

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Per molti i Dodici Apostoli sono l’unica attrazione per cui vale la pena percorrere la Great Ocean Road. Come avrete notato, io e Lorenzo non siamo d’accordo. Per noi la Great Ocean Road é molto di più: é un’immersione di due giorni in un’Australia meno battuta ma comunque ugualmente bellissima e meritevole di essere conosciuta. É un percorso che va fatto lentamente, non mordi e fuggi. Forse vale la pena spendere due giorni per la Great Ocean Road sottraendoli alla permanenza a Sydney o a Melbourne che, sì, sono sicuramente belle, ma non sono l’anima dell’Australia.

Mereenie Loop Road: in fuoristrada nel Cuore arido dell’Australia

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É una delle esperienze più intense che l’Australia possa riservare: quasi 200 km di pista nel deserto rosso, senza asfalto né linea di mezzeria, senza semafori né tantomeno pompe di benzina; deserto puro, quel deserto rosso animato da arbusti di spinnifex e alberi bruciati dalle alte temperature estive e dai fuochi controllati dagli aborigeni. Siamo lungo la Mereenie Loop Road, che collega Kings Canyon e il Watarrka National Park alla Larapinta Drive, che prosegue per Hermannsburg ed Alice Springs.
Mentre guidiamo siamo soli, completamente soli: contiamo sulle dita di una mano le altre auto incrociate durante il tragitto, nessun’altra forma di vita si palesa. Siamo solo noi e la strada. Non doveva essere molto diversa la sensazione – insieme di solitudine, di ammirazione per la bellezza del paesaggio e di inquietudine per la propria sorte – che provavano i pionieri che ancora nell’Ottocento attraversavano il centro dell’Australia per trovare un percorso adatto a collegare il Nord e il Sud del continente. Molti di essi perirono nell’impresa, molti invece diedero il nome alle strade, ai centri abitati, alle meraviglie naturali che ci scorrono accanto.

mereenie loop road
Noi non siamo nelle stesse situazioni estreme dei primi pionieri: noi abbiamo un fuoristrada, un pieno di benzina che ci consentirà di arrivare ad Alice Springs senza problemi, abbiamo una pista già segnata e tutti i dispositivo del caso per non perderci. Dobbiamo solo goderci la traversata e adottare alcuni accorgimenti, primo tra tutti acquistare il pass per il Mereenie Loop. La strada attraversa infatti una riserva aborogena, e sono gli aborogeni stessi che si occupano di queste terre, come fanno da millenni, bruciando il sottobosco con fuochi controllati per evitare che la boscaglia prenda fuoco da sé per l’autocombustione provocata dalle altissime temperature che si raggiungono qui in estate. Il pass si acquista nell’ultimo scampolo di civiltà prima di immergersi nel deserto rosso, a Kings Canyon Resort. Non c’é un casello o un guardiano all’inizio della strada, com’é invece ad Ayers Rock, e il costo é decisamente irrisorio, un pro-forma che serve però ale autorità per censire i mezzi che si avventurano lungo la Mereenie Loop Road.

mereenie loop road
La strada offre un punto panoramico all’inizio, dopodiché solo raramente é consentito fermarsi e quasi mai campeggiare: il rispetto per questa terra dev’essere al primo posto. Insieme al pass viene fornito un foglio informativo dove si raccomanda di avere con sé un’abbondante scorta d’acqua e di benzina, di far attenzione agli animali, di rispettare i segnali stradali: le normali norme di sicurezza che però, se disattese, possono anche essere fatali!
Il paesaggio é qualcosa di sublime, la strada, quando ormai diventa Larapinta Drive nel suo tratto sterrato, consente deviazioni per alcune superbe attrazioni naturali, come Standley Chasm e Finkle Gorge National Park.
L’esperienza é notevole. Noi, novelli esploratori nel deserto rosso australiano possiamo sperimentare l’isolamento che un territorio tanto grande e sterminato comporta. Pocomeno di 200 km in cui siamo noi in un paesaggio pressoché incontaminato di cui siamo spettatori entusiasti. Fondamentale é non lasciare il segno: transitiamo su questa strada, portiamo con noi il ricordo, ma siamo il meno invasivi possibile. É la Mereenie Loop Road che ce lo chiede.