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5 hashtag da usare su instagram per le foto delle tue vacanze in Liguria

Hai deciso di passare le tue vacanze in Liguria. Sei già pronto a fotografare ogni momento della tua vacanza, il bagno a mare, le escursioni sui Monti Liguri, le cene a base di pesce e di pesto, il whale watching, la passeggiata nei vicoli di Genova o dei tanti borghi che puoi incontrare sul mare e nell’entroterra, e naturalmente non vedi l’ora di caricare le tue foto su instagram.

E qui ti voglio.

hashtag instagram vacanze liguria

Quali hashtag usare per condividere su instagram le foto della Liguria?

Gli hashtag, lo sappiamo bene, sono croce e delizia di ogni instagramer, ovvero di ogni utente di instagram. Sei convinto di aver scattato la foto più bella del mondo, magari ti sei impegnato a ritoccarla usando qualche app di fotoritocco (come snapseed, la mia preferita), poi la carichi e… Pochi pochissimi cuori. Pochissime persone apprezzano la tua foto e il tuo estro. Perché, ti chiedi, perché? E qualcuno ti dirà “perché non hai usato gli hashtag giusti”.

E allora vediamo brevemente, per cominciare, 5 consigli sull’utilizzo degli hashtag:

maraina81 instagram liguria

Una delle mie ultime foto su instagram a tema Liguria

1) gli hashtag descrivono la foto. Quando li scrivi devi inserirli in modo da andare dalla descrizione più stringente a quella sempre più ampia e di portata più generale. Non inserire hashtag che non c’entrano niente: non scrivere per esempio #dog se nella foto c’è un panorama, soltanto perché hai visto che è un hashtag di successo.

2) mentre digiti l’hashtag instagram ti dice quante volte quell’hashtag è già stato usato. Se da un lato questa è garanzia della popolarità della parola chiave in questione, dall’altra, se sei un instagramer con pochi follower, non riuscirai mai ad essere scovato perché ci sarà sempre qualche instagramer più grande di te che l’ha appena usato e ti fa scomparire dalla cronologia dei post più popolari. Concentrati invece su hashtag medio/bassi, dell’ordine delle decine di migliaia. Avrai più speranze che la tua foto appaia in prima linea nella cronologia dei post popolari.

3) Ultimamente instagram propone gli hashtag più popolari per te sulla base di ciò che posti: puoi prendere spunto, ma non limitarti a usare quelli. Sempre instagram ha inserito in una lista nera gli hashtag talmente tanto usati da non portare alcun beneficio. Questi anzi, se usati, sono dannosi, perché l’algoritmo di instagram automaticamente li riconosce e punisce la foto non facendola apparire tra i popolari.

maraina81 on instagram liguria

Una delle mie foto più popolari: sicuramente ho usato hashtag adeguati

4) Sicuramente anche tu ormai usi instagram, facendo la ricerca per luoghi o per hashtag geografici, per guardare i luoghi in cui hai deciso di andare in vacanza. Allo stesso modo se sei in viaggio o in vacanza, usa come hashtag il luogo in cui ti trovi, la regione, la città, l’isola o la montagna, a seconda della tua meta. In questo modo aiuterai altre persone che come te cercano immagini di quel luogo, a farsi un’idea. E se la tua foto piacerà loro, ci scapperà il ❤ .

5) Non è detto che sia necessario sempre inserire hashtag popolari. Si possono inserire anche hashtag con poche menzioni, se questi però hanno una storia dietro, come il lancio di un contest, per esempio, o di una campagna specifica. Proprio di questo ti parlo, nell’ultimo hashtag per la Liguria che ti consiglio di usare.

5 hashtag da usare su instagram per le foto delle tue vacanze in Liguria

#lamialiguria

L’hashtag ufficiale dell’ente del Turismo ligure @turismoinliguria è piuttosto popolare e permette di farsi notare proprio dall’ente in questione. Ricordati che se vuoi anche che la tua foto sia ripostata puoi taggare l’ente, il quale valuterà se ripostarti o no. Sul repost delle foto io ho espresso altrove il mio parere. Ma naturalmente è una questione di gusti.

#liguriamoremio

Questo è l’hashtag cui corrisponde @LiguriAmoreMio, profilo lanciato dal carissimo amico e blogger Pietro di Pietrolley, per promuovere la Liguria attraverso le foto degli utenti. Basta che digiti #liguriamoremio per sperare nel repost. La sua gallery, inoltre, è molto variegata, spazia da panorami a borghi da Levante a Ponente.

maraina81 on instagram

una mia foto taggata con #liguriamoremio

#igersliguria (igersimperia, igerssavona, igersgenova e igerslaspezia)

Gli Igers, o instagramers, sono coloro che attivamente creano community intorno a un luogo geografico. Ne esistono per ogni regione italiana e all’interno di essa per ogni provincia o distretto. Così in Liguria abbiamo gli @igersLiguria e, a seguire, gli igers per ogni capoluogo di provincia: @igersimperia, @igersavona, @igersgenova e @igerslaspezia. Non ho mai capito se si pronuncia Igers, Ighers o addirittura Aighers, ma poco importa, sono sul territorio le community più attive, che organizzano anche raduni, gli instameet, ai quali ci si può iscrivere per andare alla scoperta di luoghi poco noti del territorio.

#ig_liguria

Ultimamente questo hashtag sta prendendo piuttosto piede, tanto che sulla mia timeline compare spesso tra gli hashtag più popolari. L’account è @ig_liguria, e anche questo profilo riposta foto degli utenti scegliendo le foto più belle e spaziando tra borghi e ampie vedute panoramiche. D’estate, poi, un focus sul mare è quasi d’obbligo

#emozionidiliguria

#emozionidiliguria instagram

Le primissime foto di #emozionidiliguria: partecipa anche tu!

Questo hashtag è l’ultimo arrivato, e mi aspetto grandi cose da esso. Nato appena due giorni fa dall’idea di Elisa del blog Piccoli grandi viaggiatori (e rispettivo account instagram), e nel quale ha coinvolto il mio profilo, @maraina81, quello di @Pietrolley e quello di Selene, @s.scinic del blog Viaggi che mangi, è legato ad un’ispirazione: la Liguria regala emozioni, dunque, perché non raccontarle con #emozionidiliguria? Chi condivide foto usando quest’hashtag verrà ripostato sulle stories di instagram e sul profilo di @piccoligrandiviaggiatori, e alla fine dell’estate sarà scelta, a nostro insindacabile giudizio, la foto più bella che riceverà via email una sorpresa…

Io fossi in voi parteciperei al contest: farete crescere un hashtag che racchiude in sé un bellissimo concetto, farete sognare noi, soprattutto me che ormai vivo lontana dalla Liguria e, speriamo, vi divertirete.

E buone vacanze in Liguria!

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#2017bestnine: le mie foto su instagram che vi sono piaciute di più nel 2017

#2017bestnine è l’hashtag di questo dicembre. Ogni anno Bestnine.com calcola per noi la Top 9 delle nostre foto su instagram, ovvero quelle che hanno totalizzato il maggior numero di ♥.

Il mio bestnine 2017: Al primo posto Galleria Sciarra a Roma; uno scatto dalla mostra Pompei e i Greci (cui ho partecipato in anteprima come blogger accreditata), la chiesa diroccata di Bussana Vecchia, uno scorcio di Dignano, gabbiani in volo a San Bartolomeo al Mare, Civita di Bagnoregio, #fallfoliage a Bussana Vecchia, il ponte di Zuccarello (SV), #fallfoliage a Levade, in Istria.

Come ogni anno scopro questa graduatoria con un mix di curiosità e di meraviglia. Non sempre infatti le mie aspettative coincidono con la realtà dei numeri, perché foto che secondo me sono molto valide spesso non incontrano il favore del pubblico di instagram: pubblico che è formato sia da followers affezionati (che ringrazio perché sono sempre presenti!) e da utenti che si imbattono nella mia foto cercando un hashtag particolare.

Rispetto alla mia #bestnine2016 i ♥ sono quasi raddoppiati, mentre il numero delle foto non è aumentato poi così tanto: da 211 nel 2016 a 223 finora nel 2017 (manca ancora buona parte di dicembre, però!)

Una delle mie foto più apprezzate dagli utenti: due porticine in via di Santa Reparata a Firenze

Rispetto agli anni scorsi instagram ha cambiato un po’ alcune sue regole. Innanzitutto ragiona sempre più come facebook perché essendo aumentati in maniera spropositata gli utenti, non mostra più le ultime foto caricate, ma direttamente quelle più popolari. Sulla mia timeline tendono a comparire le immagini caricate da utenti con i quali ho interagito, con un ♥ o con un commento, mentre altri utenti che non vedo da un po’ li vedrò sempre meno, proprio in virtù dell’algoritmo che privilegia le interazioni tra utenti e la popolarità delle foto con più cuori.

Sono particolarmente soddisfatta di questa foto. Peccato che non abbia ricevuto invece tanti cuori!

Il 2017, poi, ha portato una grande novità in instagram: le instagramstories. Queste consentono di caricare foto, o brevi video, della durata di 24 ore: con esse si può raccontare la propria giornata, oppure pubblicare contenuti che completano l’esperienza che si sta svolgendo e della quale magari si pubblica un’immagine sul proprio profilo instagram. In questo modo si crea coinvolgimento in coloro che seguono le stories ed è così più probabile che la nostra foto compaia sulla loro timeline (o che la cerchino).

Non sono un’espertissima di instagram. Non faccio grandi numeri, anche se piano piano stanno crescendo. Soprattutto, mi sono resa conto di aver subito una brutta battuta d’arresto quest’estate, che non sono riuscita a spiegarmi lì per lì, ma che ho cercato di risolvere lavorando sulle instagramstories, sui testi di accompagnamento delle immagini, sugli hashtag e, non ultimo, sui rapporti interpersonali: lasciare un commento (appropriato, ovviamente) e mettere cuori a foto che effettivamente ci piacciono sia di coloro che già seguiamo che, per ampliare il nostro giro, di foto trovate cercando particolari hashtag. I risultati non sono immediati, ma pian piano stanno arrivando. Finché instagram non cambierà nuovamente qualcosa! Per capire qualcosa sul suo funzionamento, per capirne i giochetti e per capire come riuscire ad incrementare i propri risultati vi consiglio questo post di Marco de I viaggiascrittori: come crescere su instagram senza imbrogliare. Perché molti, su instagram, ingannano…

La Centrale Montemartini di Roma è un fantastico set fotografico!

Per quanto riguarda la qualità delle mie foto, invece, ritengo che sia migliorata. Merito della mia fotocamera, la Canon eos M10 di cui ho parlato anche qui, che mi consente, tra l’altro, di inviarmi con wifi sullo smartphone le foto che intendo condividere subito sui social.

Tornando alle mie foto vincitrici, sono contenta di vedere che, perfettamente in mezzo, si colloca la mia foto preferita: gabbiani in volo in spiaggia a San Bartolomeo al Mare, il mio paesello ligure di origine. Altra foto di cui sono contenta è la seconda classificata, scattata ai reperti esposti alla mostra Pompei e i Greci che ho visitato all’anteprima della sua inaugurazione. Da archeologa sono contenta che sia tra le mie foto più apprezzate dell’anno. Della prima classificata, Galleria Sciarra a Roma, ho notato che essa anche su twitter ha avuto un grandissimo successo, con ben 92 retweet e 191 like: un risultato incredibile per il mio profilo twitter @viaggimarilore. Sono molto contenta di vedere la foto di Dignano (anche secondo me è molto bella), mentre sono stupita di vedere ben due foto di Bussana Vecchia in graduatoria: queste, insieme alla foto di Zuccarello, penultima nel mio #2017bestnine risalgono al mio ultimo viaggio in Liguria. Segno che voglio interpretare positivamente, come una ripresa del mio profilo. Speriamo che il 2018 porti un nuovo incremento dei risultati. A me le mie foto piacciono molto, cerco di scegliere sempre l’immagine più significativa del momento, del luogo o della giornata. Non ritraggo mai me stessa e in generale cerco di non inserire persone. È una mia scelta stilistica.

 

Io e instagram: cosa ho imparato dal 2015

Se avete un profilo instagram come me, avrete notato che la fine del 2015 è stata accompagnata da un’esplosione di #bestnine2015 sulle vostre timeline, pubblicati da un tot di profili che seguite. Di cosa si tratta: il sito web bestnine proponeva di sottoporre il proprio profilo ad un’analisi delle 9 foto migliori pubblicate nel corso del 2015 su instagram. Il calcolo era effettuato sulla base del numero di ❤ ricevuti e il risultato era un collage di 9 foto che dovrebbero rappresentare il riassunto dell’anno del profilo attraverso i suoi highlight. Bene, l’ho fatto anch’io, e il risultato è stato interessante. Intanto vi posto qui il mio #bestnine2015:

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Il mio anno su instagram secondo #bestnine2015: Paestum, Montagna Pistoiese, Clet su una porta di Prato, nebbia a Firenze, Isola Tiberina, Venezia, Il Perseo del Cellini by night, finestra aperta su Scarperia

Dicevo che il risultato è stato interessante, perché mi ha fatto riflettere su alcune cose. La prima riflessione, la più eclatante, dalla quale derivano tutte le altre, è che, sì, queste sono le 9 foto più piaciute agli utenti di instagram (che siano miei followers oppure no), ma non rispecchiano assolutamente il riassunto del mio anno. Ovvero, se volessi riassumere il mio 2015 in 9 scatti di instagram sceglierei in molti casi delle foto diverse. La scelta alla base sarebbe operata su due criteri: uno narrativo, ovvero raccontare per immagini dove sono stata quest’anno; uno emozionale, ovvero gli scatti che mi hanno emozionato per un qualche motivo o cui sono legati dei ricordi particolari, oppure, ancora, perché secondo me sono foto bellissime.
Dunque il mio anno secondo me è diverso dal mio anno secondo gli utenti di instagram, e ve lo mostro qui:

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Il mio #bestnine secondo me: natale primaverile a San Bartolomeo al Mare (IM); nebbia a Firenze; montagna pistoiese; Avignone; Fortezza de Le Verrucole; Le Castella, una volpe a Marina di Alberese; le mura di Massa Marittima; bolla di sapone a Firenze

Già, ma perché gli utenti di instagram hanno gusti differenti rispetto ai miei? La risposta sta negli ashtag. Croce e delizia di instagram ancora più che di Twitter, gli ashtag sono quelli che fanno la differenza tra una foto su instagram e una foto che ha visibilità su instagram. La scelta degli ashtag è davvero fondamentale se si vogliono raggiungere risultati soddisfacenti in termini di visibilità delle proprie immagini. Devono essere usati con criterio, però, non è che posso spararli a caso, non è che posso mettere l’ashtag #beach per una foto che ritrae un cagnolino in salotto (come ho trovato recentemente), devo riuscire ad utilizzare quelli che abbiano davvero un senso relativamente alla mia foto, e infilarci magari qualche ashtag dei più popolari (che però variano di continuo, e sinceramente non riesco a starci dietro).
Scrivo queste riflessioni non perché voglio diventare una #igersstar (oddio, esiste?) ma perché vedo che la percezione mia personale non corrisponde e non potrà mai corrispondere a quella del pubblico di instagram semplicemente perché non ho i mezzi per raggiungere un’adeguata visibilità. Condivido un’immagine di un bel momento che mi ha colpito, e rimango inerme a guardare il numero di cuoricini che non sale oltre un risicato 20. E mi chiedo: “Perché? È una foto così bella! Vorrei farla vedere al mondo intero e invece niente, nessuno la apprezza!“. Avrò scelto senz’altro le parole chiave sbagliate. Ma un bel momento mi chiedo “Ma è proprio importante il giudizio degli altri?
Beh, se sono blogger il giudizio degli altri e la popolarità sono importanti, così come l’autorevolezza e quindi la buona qualità dei contenuti, fotografici nel caso di instagram. E allora sì, cercherò per il nuovo anno di trovare nuovi modi per far salire i consensi alle mie foto. Studierò un po’, perché nei social network nessuno nasce imparato. Mi sono associata alla community di @igersitalia, vedrò di sfruttare appieno i loro consigli e le loro competenze.

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Le 12 immagini in cui ho riassunto la Calabria su instagram, estate 2015.

Quanto a me, non mi resta che fare una piccola analisi dei miei scatti del 2015 su instagram per capire dove migliorare nel 2016:
Innanzitutto, vedo che in media sono aumentati i cuoricini da gennaio scorso ad oggi: le foto di #bestnine2015 si riferiscono infatti quasi del tutto a scatti realizzati nella seconda parte dell’anno. Questo può essere dovuto a due cose: intanto che ho aumentato il numero dei followers, e quindi della possibilità di ricevere dei voti per il solo fatto che un tot di persone vede le mie foto sulla propria timeline indipendentemente dagli ashtag che uso; in secondo luogo che ho migliorato la scelta degli ashtag da assegnare alle singole foto.
Instagram dà la possibilità, se usato con criterio, di realizzare dei racconti per immagini. Ebbene, io in quanto blogger di viaggio e archeologa spesso nelle mie foto faccio trasparire l’attenzione per questi due temi. Ma ciò che più mi piace sono i dettagli, i momenti. E in genere scelgo una sola foto per luogo o per momento, in modo a) da non intasare instagram con scatti inutili; b) essere sicura di aver scelto lo scatto più significativo, quello che, se lo riguardo a distanza di tempo, mi fa immediatamente tornare in mente la circostanza in cui la foto è stata scattata.
Un’altra riflessione è più romantica: riassumere 222 foto (tante ne ho scattate nel 2015) in solo 9 momenti è alquanto riduttivo: per la mia #bestnine infatti ho scelto foto di itinerari che ho percorso durante l’anno, e non potrebbe essere altrimenti, essendo questo un blog di viaggi. Ma ben altri scatti meriterebbero di finire in graduatoria.

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Le 9 foto che riassumono su instagram il mio viaggio in Provenza, autunno 2015

E voi come usate instagram? Avete realizzato la #bestnine2015? Corrisponde alla vostra classifica personale?

Instameet a Pistoia, ecco le mie #mydiscover in una bella domenica di aprile

Domenica 12 aprile ho partecipato all’instameet organizzato da Igers Pistoia e DiscoverPistoia.it alla scoperta del centro storico della cittadina toscana e della sua vocazione vivaistica. Di fatto la giornata è stata distinta in due veri e propri capitoli: capitolo 1, la mattina, in centro storico, con una serie di visite guidate all’oratorio di San Leone, al Palazzo Comunale e al Battistero; capitolo 2, il pomeriggio, alla sede della Fondazione Giorgio Tesi Group, e da qui alla scoperta dei vivai più caratteristici di Pistoia. Perché il vivaismo è colonna portante dell’economia dell’area e può avere anche un grande potenziale turistico, se saputo sfruttare.

Ma andiamo con ordine. E dunque partiamo col Capitolo 1.

Capitolo 1. Gli Instagramers alla scoperta del centro storico di Pistoia

L’appuntamento, nella piazza del Duomo di Pistoia, è alle 9.45 di domenica mattina. Siamo tantissimi, in questa assolatissima mattinata, pronti con i nostri smartphone e tablet: pronti per ascoltare, conoscere, documentare fotograficamente e soprattutto condividere le nostre scoperte su instagram (ma anche su twitter e facebook, perché no?).

Per pubblicare le foto su instagram abbiamo a disposizione alcuni ashtag: #igerspistoia, ovviamente, #leggerelacittà2015, manifestazione di architettura che si è tenuta lo scorso week-end a Pistoia, all’interno del quale l’instameet si è svolto, e poi #discoverpistoia, tag che dovremo imparare a conoscere e usare, soprattutto da quando, il 24 aprile, sarà lanciato il portale discoverpistoia.it, promosso dalla Fondazione Giorgio Tesi Group per la promozione del territorio pistoiese. Infine, il tag #mydiscover, da utilizzare solo per immagini inserite all’interno di un’apposita cornice, a forma di foglia, in vista di un concorso, promosso sempre da discoverpistoia.it, che ha come fine la segnalazione delle bellezze, dei tesori, delle eccellenze, a qualunque titolo, del territorio pistoiese.

L'interno della chiesa barocca di San Leone, Pistoia

L’interno della chiesa barocca di San Leone, Pistoia

La prima tappa dell’instameet è un piccolo gioiello che neanche i pistoiesi doc, scommetto, conoscono: la piccola chiesa di San leone. Realizzata nel XIV secolo come oratorio dello Spirito Santo, sorgeva nel cuore di un quartiere medievale, alle spalle della piazza del duomo, dominato da case-torri. Queste furono tutte (eccetto una) abbattute nell’Ottocento. La chiesina è assolutamente barocca: all’interno è completamente affrescata, un’illusione ottica continua fatta di finti marmi, finte colonne, finte porte e finte architetture. La parete del Coro è la più bella, con l’affresco della Pentecoste, realizzata da due pittori fiorentini che amavano le esagerazioni barocche, ma che non riuscirono a portare a termine l’opera. La chiesina era in stato di abbandono fino a poco tempo fa, quando è stata recuperata per interesse del FAI. E infatti è proprio una guida dei Giovani FAI di Pistoia che ci racconta la storia di questa chiesa prima di lasciarci liberi di esplorarne e di fotografarne l’interno.

Dentro il Palazzo Comunale

Dentro il Palazzo Comunale

La seconda tappa è il Palazzo Comunale di Pistoia. Un palazzo che ha una storia architettonica lunghissima: sorge nel medioevo (i Pistoiesi si ritengono uno dei più antichi comuni ad emanciparsi dal potere del Sacro Romano Impero, in realtà Pistoia ha uno dei più antichi statuti comunali noti per il medioevo…) ed è di fatto il primo palazzo civile pubblico della città, realizzato espropriando case private. Ha almeno 3 fasi costruttive: in un primo tempo, infatti, il palazzo ha una facciata racchiusa in un portico di 4 arcate. In un secondo tempo viene aggiunto un portico laterale e angolare che collega in un unico camminamento coperto, ma nella terza fase questo portico laterale viene tamponato e chiuso, probabilmente per problemi di statica dell’edificio. Il portico rimane così solo in facciata, ed è il luogo dove inizialmente si amministrava la giustizia: uno spazio allo stesso tempo pubblico e funzionale. All’interno sulla destra si apre uno scalone, mentre proseguendo in avanti si arriva in una corte centrale, sulla quale affaccia il balconcino della sala del Sindaco.

Una scultura di Marino Marini ci ricorda che questo artista, al quale a Firenze è dedicato un museo, nacque a Pistoia. Tra i vari dettagli architettonici degni di nota, la nostra guida ci tiene a mostrarci una scala a chiocciola seicentesca, recentemente restaurata e di grande impatto visivo. Il palazzo comunale ospita il Museo Civico, il quale a sua volta ospita il Centro Documentazione Giovanni Michelucci, architetto del Novecento toscano che ha lasciato grandissima impronta del suo lavoro sul territorio: se avete presente la chiesa di San Giovanni Battista all’autostrada a Firenze Nord avete idea di chi sto parlando…

L'interno del Battistero di Pistoia

L’interno del Battistero di Pistoia

Uscendo dal Palazzo Comunale basta attraversare la piazza per arrivare al Battistero. L’edificio caratterizza tantissimo la città, tanto che la sua cupola la si vede anche da distante, persino dall’autostrada se ci si fa caso. Entriamo all’interno di questo luogo sacro, a pianta ottagonale come tantissimi battisteri medievali. Medievale è anche il fonte battesimale, nel centro dell’aula, tutto decorato in marmi bianchi e neri (anzi, verdi: per la precisione, il marmo bianco è di Carrara, mentre la pietra verde viene dalla vicina Prato). L’interno, anche se può sembrare spoglio, è molto austero. L’esterno è in restauro. Ma nessun problema, perché gli instagramers possono arrivare laddove solo i restauratori possono! Ci viene infatti offerta la possibilità di salire sulle impalcature e di vedere da vicino la decorazione scultorea della facciata, nonché di ammirarne dettagli che non si notano neanche da terra in assenza di impalcature! Ci soffermiamo a guardare le formelle con le storie di San Giovanni Battista, risalenti al XIV secolo. I capitellini in marmo bianco decorati con puttini sono un’altra chicca bizzarra della decorazione di questo fronte dell’edificio.

Pistoia

Formella con le storie di San Giovanni Battista sulla facciata del Battistero di Pistoia. Qui è rappresentata la consegna della testa del Battista a Salomè

Capitolo 2. Gli instagramers tra i fiori, con la Fondazione Giorgio Tesi

E’ quasi ora di pranzo, e noi instagramers lasciamo il centro di Pistoia alla volta del “contado”, dell’area fuori dalla città dove si trova la maggior parte dei vivai che caratterizzano il paesaggio, ma anche l’economia, pistoiese. Il nostro anfitrione, la Fondazione Giorgio Tesi, ci offre il pranzo e si racconta, illustrandoci l’attività vivaistica (esportazione di fiori e piante in tutto il mondo, Tagikistan compreso) e l’interesse allo sviluppo sociale e culturale della città. La Fondazione nasce per questo, così come la sua creatura, DiscoverPistoia, nasce in collaborazione con la Regione Toscana per promuovere tutto il territorio pistoiese nella sua varietà, dal vivaismo alla cultura, alla montagna pistoiese. Una rivista, Naturart, racconta già da qualche anno la bellezza culturale del territorio di Pistoia. Ma da adesso in avanti si passerà in rete.

La piana di Pistoia, dominata dai vivai

La piana di Pistoia, dominata dai vivai

Inizia poi il tour dei vivai. Partiamo dalla sede di Giorgio Tesi, del quale oltre alle serre vediamo il capannone di carico: perché Giorgio Tesi produce ed esporta a grandi livelli; il capannone contiene fino a 15 autotreni ed ha un piazzale antistante nel quale vengono sistemate le piante cliente per cliente. La logistica, ci viene fatto notare da Niccolò, la nostra guida, è fondamentale: organizzare carichi, spazi all’interno del camion e itinerari per le consegne è imprescindibile. La Giorgio Tesi è la prima azienda certificata EMAS in Europa perché autoproduce compost internamente, direttamente dai resti organici delle piante, ed è tra le aziende più importanti di Pistoia, nel cui territorio lavorano circa 1100 vivai, più o meno grandi.

Il tour vivaistico prosegue ai Vivai Trinci, dove il signor Ivan ci mostra orgoglioso le sue passioni che ha trasformato in produzioni: acero e cornus. Se l’acero bene o male lo conosciamo tutti, in particolare quello rosso e quello che sta sulla bandiera canadese, nessuno dei presenti conosce il cornus. Cornus Florida è un albero, di origine canadese, che fa degli splendidi fiori bianchi o rosa, a seconda della varietà. Pianta poco nota e poco diffusa fino a pochi anni fa, oggi è richiestissima per abbellire i giardini di mezzo mondo: una bella soddisfazione per Ivan, che coltiva Cornus fin dagli anni ’70 e che oggi vede materialmente i frutti di un lavoro trentennale fatto di passione, di sacrifici e di ricerca.

cornus florida

Il tour si conclude poi in un altro particolarissimo vivaio: Romiti, dedicato interamente all’arte topiaria. L’arte topiaria è la capacità di realizzare vere e proprie sculture a partire da piante, principalmente ilex o bosso, che sono cespugli in grado di adattarsi alle forme più particolari. Nata in Italia a metà Ottocento come derivazione dal Giardino all’Italiana, oggi chi produce arte topiaria è in grado di ricreare davvero di tutto: il segreto sono le strutture metalliche nelle quali i rami della pianta vengono incastrati, ricoprendo la struttura con le foglie rigogliose. Gli esempi che abbiamo qui sono notevoli: si va dai delfini ai ciclisti alla Ford a grandezza naturale, dal giocatore di golf al tirannosauro, passando per il coccodrillo e per l’orsacchiotto. Ce n’è davvero per tutti i gusti e per tutte le fantasie. Si tratta di realizzazioni piuttosto costose, però, e l’alto prezzo di ogni singola scultura vivente è dovuto sia alla struttura metallica realizzata ad hoc che alla cura e mantenimento della pianta.

Arte topiaria nei vivai di Pistoia

Arte topiaria nei vivai di Pistoia

Il nostro accompagnatore Niccolò ci dice che un obiettivo della Fondazione sarebbe far diventare quello dei vivai un percorso turistico accessibile a quanti hanno interesse per le piante e per il paesaggio: in effetti, il territorio che attraversiamo è un continuo susseguirsi di colori, di campi, di piante, ma anche di piccoli edifici, chiesine e abitazioni, che contribuiscono a rendere poetico questo paesaggio rurale così particolare. Il problema, che solleva Niccolò, è però la dispersione, perché i vivai sono sparsi nel territorio e spesso difficili da raggiungere. Per questo si stanno vagliando varie possibilità, e chissà che presto il Tour dei Vivai non diventi una realtà nell’offerta turistica e culturale di Pistoia: mia madre ringrazia, statene certi 😉 .

Concludo il racconto della giornata, come anticipato nel titolo, con una galleria di #mydiscover, le foto catturate attraverso una cornice a forma di foglia, scelta proprio da DiscoverPistoia per individuare le eccellenze del territorio pistoiese. Buona visione!

Come smart phone e social network stanno cambiando il mio modo di viaggiare

smartphone travel

É stato tutto un percorso graduale il mio: innanzitutto scrivo blog dal 2006, e per un tot di anni mi sono fatta bastare l’idea che i miei post potessero essere utili a chi casualmente capitava sulle mie pagine, vuoi grazie ad una certosina cernita delle voci di Google, vuoi per caso, vuoi per una studiata e in qualche caso (me ne compiaccio) accurata scelta delle parole chiave…
Poi é arrivato facebook, e ho scoperto che se pubblicavo i link ai miei articoli sulla mia pagina, un tot di miei amici magari li apriva e li leggeva, commentandoli anche. Qualcuno li condivideva addirittura, veicolando così il link verso altri lidi e altri soggetti. Facebook ha fatto sì che l’argomento “viaggi” sia un argomento di conversazione sempre presente quando mi capita di vedermi con qualche vecchio amico che non vedo da tanto tempo, e di solito la conversazione inizia con “Ho visto su Facebook che sei stata a… Com’é?” e continua con “E il prossimo viaggio, dove andate?“. Grazie a Facebook, insomma, si é consacrata, almeno nella mia cerchia di conoscenze, e tra queste, di quelle che scelgono di vedere i miei aggiornamenti di stato, l’immagine di me come blogger e di me e Lorenzo come grandi appassionati ed esperti viaggiatori. Mi piace!
Nel frattempo, e ammetto che non sono mai all’avanguardia tecnologica, né troppo aggiornata sul mondo web 2.0, nella mia vita é entrato il tablet. Scaricata subito l’app di wordpress, ho cominciato ad esplorare le potenzialità dello scrivere direttamente mentre sono in viaggio, il che mi consente maggiore immediatezza e tutta la freschezza del post scritto in tempo reale. Il fatto che il tablet possa anche scattare foto é un ulteriore arricchimento da non sottovalutare..e in effetti i post che ho scritto in Australia li ho realizzati sfruttando le poche connessioni wireless raccattate qua e là. Addirittura postare sul blog in quel periodo è stato il modo per comunicare col mondo più ancora che tramite facebook e la posta elettronica.
L’I-phone e Twitter sono arrivati quasi contemporaneamente. Ho visto subito in twitter la possibilità di crescere come contatti e come conoscenze, di uscire dal mio guscio di blog di viaggi autoreferenziato, di vedere più da vicino cosa succede nel mondo. E infatti tramite twitter ho saputo del Travel Blogger Elevator 2012 che si è svolto a Roma a febbraio, cui Viaggimarilore ha partecipato portandosia a casa un bagaglio arricchito dal confronto con le esperienze altrui.
Infine è arrivato instagram. La sua esistenza l’ho scoperta, inutile dirlo, con twitter, e l’ho subito trovato come un modo ulteriore per promuovere il blog, per condividere soprattutto le mie esperienze di viaggio.
Si é creata così una situazione che, se da un lato sviluppa fortemente le potenzialità offerte dalle moderne forme di comunicazione, dall’altra – mi rendo conto – forse sta snaturando, o magari semplicemente evolvendo, il mio modo di viaggiare. Ora, è successo ad esempio nell’ultimo week-end che abbiamo trascorso nel Viterbese: non ho postato sul blog in tempo reale, non ho voluto perché non sarei riuscita a realizzare un post ben congegnato. Ma mi sono scatenata su twitter, usando il tablet, da cui ormai non mi separo mai, e instagram, sfruttando sia tablet che I-phone. In sostanza ora scatto fotografie con la fotocamera, col tablet e con il telefono, roba da malattia mentale. O no?
Gli smart phone con gps integrato, e i tablet di conseguenza, ci hanno abituato anche a fare a meno della cartina: basta segnalare la tua posizione, indicare dove vuoi andare et voilà, il percorso diventa um tracciato scritto che non ci resta che seguire, con pessime conseguenze ogni tanto, come ad esempio ieri a Venezia, in un momento in cui il gps non mi trovava, io volevo andare disperatamente nella chiesa di Santo Stefano, della quale però non ricordavo la collocazione, ma sarebbe bastato alzare la testa e leggere sul muro di un edificio “Campo Santo Stefano” per sapere che il mio orientamento può tranquillamente sostituire in tanti casi la tecnologia.
Mi rendo conto che viviamo nella società della comunicazione e dell’informazione condivisa. I dispositivi che utilizziamo, la tecnologia che vi sta dietro, la stessa filosofia del web 2.0 che è il motore che guida social network e apps per la condivisione immediata di file e di status, sono tutti strumenti di aiuto e di miglioramento delle nostre capacità e potenzialità. A patto che non ci facciano diventare loro schiave. Personalmente non utilizzo tutti i social che il bravo blogger professionista utilizza per promuoversi o per lavoro. Ma francamente, se ci penso bene, ciò che mi spinge oggi, come mi spingeva allora, quando ho aperto il blog, prima che tutta la moderna tecnologia influenzasse il mio modo di viaggiare, è sempre lo stesso obiettivo: scrivere per aiutarmi a ricordare, innanzitutto, e per condividere con chi ha bisogno di informazioni. Il resto vien da sé. Continuerò a usare twitter e instagram, off course, non vedo perché no: i social non sono satana, é casomai l’uso che se ne fa, soprattutto se diventa il primo pensiero della giornata, che può essere satanico. Ma per fortuna ho accanto Lorenzo. Quando a suo parere starò esagerando, mi calmerò. La cosa che mi consola é che vedo blogger molto più attivi di me, il che vuol dire che non sono l’unica. Mi piace vedermi, allora, come una che esplora le varie potenzialità offerte dalla rete per non rimanere indietro nella grande corsa alla comunicazione globale.
Ah, e comunque sto scrivendo questo post dal mio tablet mentre sono in treno verso Roma, con l’app di wordpress, sfruttando la wifi del Frecciarossa. Appena postato, l’articolo sarà immediatamente condiviso su twitter e il mondo andrà avanti, come ha fatto fin qui.