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Heron Island, l’isola delle tartarughe

Un anno fa di questi tempi era partito il nostro viaggio di nozze in Australia. Viaggio lungo, intenso, che ci ha portato, tra le altre favolose mete, sulla barriera corallina australiana, su Heron Island, nell’area definita Capricornia, dunque sul Tropico del Capricorno, a 2 ore di catamarano da Gladstone, Queensland (sperando che il mare sia clemente). L’isola, che ospita un Resort, è un paradiso naturalistico unico al mondo per più di un motivo:

  • Si tratta di un’isola corallina, dunque costituita solo ed esclusivamente dal top della barriera corallina, che è costituita da coralli ormai sfranti perché morti e levigati e distrutti dal passaggio delle maree
  • L’isola è il luogo prescelto da una moltitudine di specie di uccelli che qui vengono a nidificare nella stagione degli amori e che usano l’isola come base per le loro battute di pesca
  • La barriera corallina australiana è ancora ben conservata, anche se anch’essa sta subendo in modo sia diretto che indiretto i danni del crescente inquinamento e dell’intrusione umana, e la barriera corallina di cui Heron Island è la cima non è da meno, ospitando favolose specie di pesci, coralli, conchiglie, e poi squali, razze e tartarughe marine
  • Proprio le tartarughe marine ogni anno tornano qui a nidificare, intorno a novembre, e le uova si schiudono tra gennaio e marzo.
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La spiaggia di Heron Island. Aree più arretrate come questa sono le prescelte per i nidi delle tartarughe

Le tartarughe marine sono forse l’attrazione più grande di Heron Island, quella che ha fatto la fortuna del Resort. Si avvicinano a riva ad ottobre, cominciano ad annusare l’aria, a ritrovare il luogo dove hanno nidificato l’anno scorso, fanno brevi incursioni, cercando di non farsi disturbare,  e lasciano le caratteristiche impronte di pinne e carapace sulla sabbia. A novembre/dicembre realizzano il nido, direttamente sulla spiaggia, in un punto però dove l’alta marea non possa minacciare le uova, e qui depongono. Dopodiché a gennaio i piccoli, appena nati, dovranno trovare la via più veloce verso il mare, sperando che nel frattempo non sorvoli l’area un’aquila di mare (sull’isola ve ne sono due) affamata.

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L’impronta di una tartaruga di mare sulla sabbia a Shark Bay, Heron Island

Tutto questo meraviglioso percorso della vita avviene sotto lo sguardo degli ospiti del Resort, ai quali è fatto divieto di disturbare le tartarughe sia quando arrivano a deporre, sia quando nascono e cercano la via del mare.

Siccome le tartarughe sono una specie in via di estinzione, minacciata nel proprio habitat marino, sta diventando sempre più difficile assicurare loro anche la tranquillità della cova su un’isola che è sì paradiso naturale ma anche Resort, dunque meta turistica.

A tal fine è stata fondata la Sea Turtle Foundation, che mira a proteggere le tartarughe lungo il loro viaggio annuale che dall’oceano le porta all’isola a nidificare. L’idea alla base della Fondazione è che se Heron Island è un resort per i turisti umani, può essere altrettanto un resort per le tartarughe. L’idea di ricreare le condizioni di paradiso naturale è effettivamente potenzialmente realizzabile: il Resort occupa solo una parte dell’isola e può ospitare fino a 300 turisti. L’altra parte dell’isola è Parco Nazionale, parte del Capricornia Cays National Park; il solo problema che può esserci per le tartarughe, dunque, deriva soltanto dall’invadenza dei turisti che per il desiderio di fare una fotografia rischiano di mettere a repentaglio la vita di chissà quante future tartarughine spaventando sia la madre quando viene a fare il nido, sia i piccoli appena nati che cercano il mare. Il senso di responsabilità di ciascuno di noi dovrebbe essere innato, e non dovrebbe essere un resort ad insegnarcelo, comunque quando siamo sull’isola siamo tenuti a rispettare tutte le regole di non interazione con gli animali e con le tartarughe in particolare. Solo così possiamo contribuire ad assicurare il futuro ad una specie tanto bella quanto in pericolo.

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Reef Walking at Heron Island

Paradiso sulla barriera corallina, isola corallina essa stessa, Heron Island è unica nel suo genere. È interamente costituita da coralli, la spiaggia è corallo sfranto, la marea sale e scende giornalmente e giornalmente modifica il paesaggio sommerso. E se durante l’alta marea i grandi vip della barriera, squali, razze e tartarughe marine, si avvicinano a riva per nutrirsi, durante la bassa marea solo i coralli, le stelle marine e i cetrioli di mare restano sotto il pelo dell’acqua. E così, se durante l’alta marea è possibile nuotare anche a pochi m da riva nell’acqua profonda e fare incontri di un certo rilievo, come branchi di pesci, e persino squali (i lemon shark) e razze, durante la bassa marea è interessante fare una passeggiata lungo il reef per scoprire le bellezze naturali del fondale.

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Le razze si avvicinano a riva durante l’alta marea

Ad Heron Island è il Resort stesso che organizza passeggiate guidate lungo il reef; è necessario essere dotati di scarpe chiuse per poter passeggiare in tutta tranquillità sul top della barriera, per due motivi: innanzitutto, perché non è piacevole per la pianta del piede camminare su un terreno che non è sabbioso, ma costituito da minuscole scaglie di corallo sbriciolato e, in secondo luogo, perché il top della barriera è popolato da un insignificante quanto mortale paguro che è bene non disturbare né toccare accidentalmente, dato che il suo pizzico è letale! Scarpa chiusa, dunque (e al Resort se ne trovano in vendita sia da uomo che da donna che da bambino). Per meglio apprezzare il fondale il Resort fornisce una sorta di lente di ingrandimento subacquea (chiamata seascope), che permette di vedere bene i colori e le forme di coralli e spugne, che non si percepiscono altrettanto bene attraverso il pelo dell’acqua increspata.

La visita guidata ha uno scopo non da poco: dà la possibilità di toccare con mano ciò che si può toccare e di capire cosa assolutamente non va fatto. La filosofia degli Australiani, che qui come altrove viene messa in evidenza, è che di animali pericolosi o addirittura letali è piena sia la terraferma che il mare: il solo modo per evitare problemi è non andarseli a cercare, ovvero non provocare gli animali potenzialmente pericolosi con atteggiamenti rischiosi o senza gli accorgimenti necessari. La visita guidata perciò è una brillante possibilità, in tutta sicurezza, di poter interagire con quel magico mondo sommerso che è quello della barriera corallina.

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Il paesaggio sommerso lungo la reef walk ad Heron Island

Anche se i protagonisti sono spugne e coralli – alcuni molto belli e colorati, altri ramificatissimi, tutti all’insegna della varietà e della vivacità di colori – i vincitori del premio simpatia sono i cetrioli di mare. Piccoli e neri, oppure enormi e maculati, questi vermoni sono viscidi al tatto, simili a grossi bruchi lucidi; si nutrono delle impurità che si annidano sul top della barriera e contribuiscono quindi alla buona respirazione dell’ecosistema. Se attaccati, sputano letteralmente un filamento che si solidifica all’istante, stupefacente per quanto è elastico e resistente.

Le stelle marine fanno invece tutt’altra impressione al tatto: sono rigide, sembrano di plastica! Sono gli animali più noti dei fondali marini di tutto il mondo, eppure quanto poco ne sappiamo! Sono diversissime l’una dall’altra, blu, arancioni, maculate…si muovono sul fondale spostandosi con i loro tentacoli a caccia di cibo, mentre la bocca si trova sul lato rivolto verso il fondale.

Ma l’abitante più affascinante è senza dubbio la tridacna: è una conchiglia piuttosto grande, bivalve dalla caratteristica forma ondulata delle due valve. Non si trova una tridacna identica a se stessa sul top della barriera, in quanto varia da una all’altra il colore del mollusco che la abita: verde, arancio, viola intenso, i colori sono molteplici e dovuti alle alghe zooxanthellae (le stesse che determinano i colori dei coralli) che vivono in simbiosi col mollusco.

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coralli sotto il pelo dell’acqua – reef walk Heron Island

Una reef walk guidata può durare all’incirca 2 ore. Se si decide di fare da soli, magari però dopo aver assistito alla passeggiata guidata, non mancano le raccomandazioni: camminare, con le scarpe chiuse, solo sulla sabbia corallina, e sui sentieri naturali formatisi nella sabbia. Vietato toccare gli animali, per la propria e per la loro incolumità, e vietato portarsi via dei souvenirs come conchiglie di tridacna abbandonate o frammenti di coralli. L’equilibrio ecologico dell’isola dipende dai suoi abitanti e dai suoi ospiti occasionali, cioè noi.