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Dubai: 7 miti da sfatare

Il mio viaggio a Dubai risale a qualche tempo fa, e nei post che ho dedicato a questa magica città (qui vi dico quali sono le 10 cose da sapere prima di partire) ho sempre cercato di far emergere le sue anime che convivono: quella della città tradizionale accanto alla città proiettata nel futuro. Tuttavia leggo spesso in giro che molti luoghi comuni sono duri a morire, messi in giro, tra l’altro, da gente che a Dubai non ci ha mai messo piede. Ho deciso allora di sfatare in questo post 7 falsi miti che riguardano Dubai.

1) Dubai è una meta da ricchi

Falso!

Dubai è una meta per tutte le tasche. Il suo turismo è legato ancora molto al mondo arabo, nel senso che Dubai è sempre stata, diciamo, “la spiaggia” dell’Iran e degli altri paesi limitrofi. Tolte le grandi attrazioni luxury, Dubai offre a tutti identiche possibilità. La vita non costa molto diversamente dall’Europa, quindi noi non avvertiamo troppo la differenza di prezzo. Nei mall si trova da mangiare anche a basso costo mentre, ovviamente, le boutiques di alta moda hanno, come in Europa e resto del mondo, prezzi proibitivi per la maggior parte dei comuni mortali.

Anche le escursioni nel deserto, una delle grandi attrazioni di Dubai, sono a prezzi abbordabili. Del resto non bisogna nemmeno fare troppa strada a bordo delle jeep: Dubai è circondata dal deserto.

Dubai

Un quartiere di Dubai visto dalla terrazza At the Top del Burj Khalifa

2) A Dubai ci sono solo alberghi di lusso

Falso!

Certo, gli hotel di lusso come il Burj-al-Arab, l’Atlantis Hotel e l’Armani Hotel nel Burj Khalifa sono quelli che fanno notizia, ma vi assicuro che vi sono hotel adatti a tutti e che guardando su Booking o Trivago o altri siti di comparazione dei prezzi degli hotel si trovano molte buone possibilità nel quartiere di Deira (controllare) ben collegato al resto della città dalla metropolitana e dai taxi.

3) Si può fare shopping solo nei mall

Falso!

dubai shopping festival

Manifesto dello Shopping Festival 2012 al Dubai Mall

Accanto ai due grandi Mall, il Dubai Mall e il Mall of the Emirates, più noti per le loro boutiques di alta moda e per le loro attrazioni incredibili come la pista da sci o l’acquario che per altro, a Dubai ci sono molte altre possibilità di shopping. A Jumeirah c’è Madinat Jumeirah, un mall concepito come giardino arabo con tanto di fiume interno, ponticini e costruzioni in stile. I negozietti all’interno sono botteghe, negozi di souvenir e di abbigliamento o altro, in una cornice molto piacevole. Da lì, tra l’altro, si vede il Burj-al-Arab, l’hotel a forma di vela, che si trova molto vicino. In città, poi, nel grande quartiere di Deira, (controllare) si trovano altri centri commerciali e piazzette di mercati che danno il meglio di sé durante lo shopping Festival di febbraio.

Lo shopping, se così vogliamo chiamarlo, più entusiasmante, però, è quello nei souq. Qui si può mercanteggiare col vecchio negoziante, si possono acquistare stoffe, spezie, pelli e scarpe, gioielli nel souq dell’oro: un modo diverso, ma tradizionale, di concepire e di vivere il commercio nel mondo arabo.

4) Dubai non è una città culturale

Falso!

bastakija

il quartiere di Bastakija, Dubai

Chi lo dice non sa che a Dubai, nella città vecchia, a Bastiakija, si trova il Dubai Museum, dedicato alla storia di Dubai e alle sue tradizioni popolari, con ricostruzioni e diorami che raccontano gli antichi mestieri e passatempi, come la pesca delle perle nel golfo persico, un lavoraccio che oggi non si pratica più, ma di cui è giusto mantenere la memoria.

Cultura è anche biologia: in questo il parco marino dell’Atlantis a Palm Jumeirah è la risposta, con un acquario interessante perché propone la fauna acquatica e gli ecosistemi del Golfo Persico, oltre ad altri ecosistemi marini del mondo.

Cultura è anche religione: la visita alla Grand Mosque di Jumeirah non è semplicemente un entrare-vedere-uscire da un monumento, ma prendere parte ad una visita guidata che spiega i riti e la religione mussulmana ai visitatori di credo non islamico; un ponte nella direzione della conoscenza reciproca, necessaria per ogni tolleranza (e tra l’altro mi chiedo se nel mondo cristiano ci sia il corrispettivo in cui una visita guidata si prende la briga di spiegare ai turisti i fondamenti della cristianità)

Cultura è ricerca scientifica, che rimane in sordina, ma che lavora con i suoi ritmi e con i suoi progetti per ottenere risultati. A Expo2015 si sono visti alcuni aspetti di questa ricerca, destinata a trovare nuove forme di colture in regioni desertiche e a scarsità d’acqua.

5) Dubai è una città senza storia

Falso!

Dubai una sua storia ce l’ha, anche se non particolarmente antica. Il Dubai Museum ha il compito di raccontarla attraverso le sue ricostruzioni e l’esposizione anche dei risultati di scavi archeologici realizzati in occasione della costruzione di quartieri ed edifici.

Il quartiere di Bastiakija è il quartiere storico di Dubai: le sue torri del vento sono la caratteristica architettonica principale, concepite in modo da far circolare aria fresca nelle torride giornate qui sul Golfo Persico. Questo quartiere, chiuso rispetto al resto della città, è un mondo a parte, calmo, tranquillo, pacifico.

6) Dubai è solo lusso ed esagerazione

Falso!

Burj Khalifa Dubai

Burj Khalifa, il grattacielo più alto del mondo

Dubai è la città dei record: prima l’hotel più alto del mondo, il Burj-al-Arab, poi il grattacielo più alto del mondo, il Burj-khalifa, poi il grande quartiere strappato al mare a forma di palma, il Palm Jumeirah, poi l’arcipelago a forma di planisfero le cui isolette sono abitabili da chiunque (facoltoso) voglia acquistarne una. E la lista potrebbe continuare e continuerà. Ma vedere solo il lusso,  l’esagerazione, l’ostentazione dietro tutto ciò è un po’ riduttivo. È vero, se l’emiro di Dubai non avesse tanti soldi da spendere non avrebbe trasformato questo angolo di deserto arabico in un’attrazione; invece ha voluto circondarsi di cose belle, e per farlo ha chiamato architetti, urbanisti, ingegneri, chiunque fosse in grado di realizzare i suoi svariati sogni. Pensate di essere un architetto, di avere un progetto che costerà milioni di dollari e di trovare il committente che non vede l’ora di farvelo realizzare. Dubai è la città degli eccessi perché c’è il grattacielo più alto del mondo? Ok, ma dietro quella costruzione c’è studio, ricerca, un team di architetti tra i più bravi del mondo che si sono messi lì a realizzare un edificio perfetto e da record. E allora ben venga l’esagerazione, se serve a raggiungere e superare sempre nuove frontiere della fisica e della scienza.

7) A Dubai le donne devono vestirsi “in un certo modo”

Falso!

A Dubai ogni donna si veste come vuole, o meglio, com’è abituata a vestirsi a casa propria. Le Occidentali vanno in giro tranquillamente senza velo, che non è né imposto né consigliato. Le donne arabe, a seconda della loro etnia e provenienza, indossano il loro soprabito tipico e/o il velo secondo quanto sono abituate a fare. Ma fanno shopping nei mall come le Occidentali e possono indossare sotto la loro veste tacchi a spillo tanto quanto fanno le Occidentali in Europa o America. Nessuna differenza, dunque. A Dubai, a Jumeirah, c’è una spiaggia per sole donne, ma in generale non è un problema andare al mare per le donne a Dubai: il costume da bagno, intero o bikini che sia, potete indossarlo tranquillamente in tutte le spiagge (qui un articolo sulle spiagge più note di Dubai).

Solo in un caso le donne Occidentali devono indossare il velo: quando visitano la Grand Mosque. Allora sì, il rispetto per il luogo sacro impone il velo e i piedi scalzi. Ma tolto questo luogo, le donne a Dubai vestono come pare loro.

DownTown Dubai

#LaMiaCasa: i 5 luoghi del mondo dove mi sento a casa

Roberta del blog Vieni via di qui ha proposto un’idea interessante: ha messo per iscritto i 5 posti del mondo in cui si sente a casa, o vi si è sentita la prima volta che vi ha messo piede, sentendovisi a suo agio come se in realtà li conoscesse da sempre, inventando l’ashtag #lamiacasa.

Enrica di Attimi e pillole di viaggio ha risposto all’invito a scrivere un post analogo. L’invito è rivolto a ognuno di noi blogger (non necessariamente di viaggi). E così lo accolgo anch’io e racconto i 5 luoghi del mondo che potrebbero essere tranquillamente #LaMiaCasa. Il tema in effetti non mi è così estraneo. Ci sono dei posti del mondo nei quali appena ho messo piede ho detto “non vorrei più partire!” oppure luoghi nei quali sono stata che mi fanno brillare gli occhi non appena li sento nominare o ne vedo un’immagine; infine ci sono luoghi nei quali ho vissuto o che ho frequentato a lungo, nei quali davvero ogni volta che torno mi sento a casa.

il mondo la mia casa

  1. #LaMiaCasa è Genova, dove ho vissuto durante gli anni universitari, e dove ogni volta che torno (sempre più di rado, ahimè) mi si allarga al cuore e cammino sospesa a mezz’aria. Di Genova amo i vicoli, in particolare quelli che gravitano intorno al Porto Antico, da via Luccoli a Piazza Banchi e via San Luca, e poi ancora in Sottoripa, dove il panino era obbligatorio in pausa pranzo dalle lezioni, e poi ancora la stessa via Balbi, dove ha sede la mia facoltà: Balbi 4, sede di Lettere e Filosofia, un Palazzo dei Rolli così decadente, oggi, eppure ancora affascinante. Ma soprattutto i vicoli stretti, chiusi da palazzi medievali che da fuori sembrano fatiscenti, ma che al loro interno rivelano tutta la loro austerità e lo splendore del tempo che fu, quando Genova era una gloriosa Repubblica, e il portico di Sottoripa, con le sue friggitorie che sanno di antico e gli archi a sesto acuto che nobilitano le facciate. La Superba, non a caso.
  2. #LaMiaCasa è Roma, la capitale. Ma non tanto la capitale d’Italia, quanto la capitale dell’Impero. Da archeologa, amo l’area dei Fori Imperiali, la lunga via che conduce al Colosseo mentre da una parte e dall’altra le colonne e le strutture ancora in piedi raccontano una storia millenaria di cui tutti noi siamo eredi. Ho frequentato Roma per 3 anni durante il dottorato, e appena potevo facevo una scappata in centro per godermi un po’ della bellezza che la città possiede. Non solo i monumenti antichi, sia chiaro: è tutta Roma che mi attrae come una calamita, che amo alla follia, nella quale desidero tornare il prima possibile, anche se ultimamente (ahimè) mi ci reco molto di rado.
  3. paris#LaMiaCasa è Parigi. Eh sì. La prima volta che vi misi piede, nel 2003 durante l’interrail, mi innamorai della Ville Lumière. Vi sono tornata più volte, l’ultima ancora pochi mesi fa, e non mi stanca mai. Nonostante la grandeur francese mi urti un pochino, è proprio la grande monumentalità del centro che mi attrae. Ma poi ci sono dei luoghi cui non potrei rinunciare, e nei quali torno ogni volta: come la sala da té di Mariage Frères nel Marais. Ci fu un momento, verso la fine della mia carriera universitaria, in cui pensai di andare a vivere a Parigi per qualche mese. Poi non lo feci, e un po’ mi dispiace. Se l’avessi fatto, avrei potuto/voluto fare due cose: uno stage al Louvre (e per quello ci poteva eventualmente essere la possibilità) oppure lavorare proprio nella sala da té: e quest’ultimo era un sogno cui ogni tanto ripenso con dolcezza.
  4. Burj Khalifa Dubai

    Burj Khalifa, il grattacielo più alto del mondo

    #LaMiaCasa è Dubai. Ah, Dubai! Dubai mi ha stregato! Le sue contraddizioni mi sono rimaste nel cuore. Questo è il luogo che mi fa illuminare la mente e gli occhi ogni volta che ne sento parlare. Ah Dubai! E non saprei dire se è l’esoticità del Souk delle spezie, o la modernità del Burj Khalifa, il grattacielo più alto del mondo. È una sensazione, piuttosto. Ah sì, e poi c’erano i dolcini. Marca Vivel, casomai qualcuno passando da Dubai volesse farmi un pensierino…

  5. #LaMiaCasa è Brisbane. Non ho molto da dire su questa città, visto che vi ho trascorso solo una mattinata, l’ultima in terra australiana. Ma tanto mi bastò all’epoca per dire “Io qui ci vivrei!“: forse il clima così piacevole, forse la città moderna ma non eccessiva, forse le promesse della Gold Coast così vicina… fatto sta che mi bastò pochissimo per sentirmi a casa.

Il mio elenco potrebbe andare avanti, a pensarci bene. Perché sono appena tornata da un viaggio in Spagna nel corso del quale ho trovato due cittadine nelle quali mi sono sentita a casa: una è Tarragona, piacevolmente adagiata sul Mediterraneo, orgogliosa del suo glorioso passato romano, ancora ben presente nel tessuto urbano; e soprattutto Tarifa, la punta più a Sud d’Europa, il luogo in cui Mediterraneo e Atlantico incrociano le loro correnti, il punto più vicino all’Africa. Una cittadina di mare tranquilla, con accanto le spiagge più lunghe e più belle di Spagna. Uno di quei luoghi che ti fanno dire, quando devi ripartire, “No, vi prego, lasciatemi qui“.

Atmosfere da Mille e una notte nei souk di Dubai

Un anno fa di questi tempi eravamo a Dubai. Anche se eravamo già stati in Giordania, il vero incontro con il mondo arabo lo abbiamo fatto in questo piccolo emirato. Dubai, che pure è considerato un po’ ai margini del mondo arabo, per via della sua inclinazione e apertura al mondo occidentale che ha dato vita allo stereotipo della Luxury Dubai, della Dubai del lusso e delle meraviglie architettoniche e urbanistiche, è stato il luogo in cui abbiamo per la prima volta respirato un’atmosfera arabeggiante, di quelle da mille e una notte. Dove? Nei souk della città tradizionale.

Come ripeto in ogni post sull’argomento, Dubai è l’unione di due anime, una città tradizionale e una città moderna; le due anime stridono se affiancate l’una all’altra, eppure riescono a convivere: è la gente, la popolazione di Dubai che fa sì che le due anime convivano; la gente, che con l’abito tradizionale va al mare nelle spiagge di Jumeirah, va a pregare nelle moschee, va a fare shopping nei mall e va a fare la spesa nei souk. Sì, perché i souk di Dubai sono vissuti ancora in prima battuta dagli stessi abitanti, e solo secondariamente dai turisti (con l’unica eccezione del souk dell’oro, come vedremo…).

Un uomo in abito tradizionale si avvia alla metropolitana a Dubai

Un uomo in abito tradizionale si avvia alla metropolitana a Dubai – photo by Lorenzo

Città tradizionale vuol dire abra che attraversano il Creek, ovvero barconi che fungono da taxi facendo da spola tra una riva e l’altra del Creek; città tradizionale vuol dire moschea dietro Bastakija, davanti alla quale gli uomini che si recano a pregare la mattina lasciano le scarpe; città tradizionale vuol dire souk. Vuol dire acquistare stoffe e abiti, oppure spezie e generi alimentari, vuol dire aspettarsi le classiche regole del mercanteggiare, vuol dire anche sentirsi un po’ intimiditi dal modo di fare di questi venditori che ti si parano davanti con le loro merci e ti invitano ad entrare nelle loro piccole botteghine.

Una delle prime esperienze a Dubai è stato passare all’interno di un Souk ancora prima dell’apertura delle botteghe: un corridoio coperto che altro non è che una strada tra edifici nei quali si aprono i singoli negozi, sovrastata da una copertura in legno dalla quale pendono grosse lampade. Fa quasi effetto vederlo deserto, quando solo poche ore dopo sarà brulicante di gente e risuonante del vociare dei venditori di stoffe e vestiti.

Il souk di Batakija prima e durante l'apertura

Il souk di Bastakija prima e durante l’apertura

Il Grand Souk Deira è un intero quartiere di viuzze strette e buie, nelle quali a malapena filtra il sole: botteghe su botteghe affiancate le une alle altre invadono il già scarso spazio per camminare con le loro merci della più varia natura. La gente, gli abitanti stessi di Dubai, viene qui la mattina per acquistare ciò che serve alla propria economia familiare. I turisti sono poi il normale corollario in questi luoghi, che però, insegne e scritte in inglese a parte, non è ancora stato traviato dalla loro presenza.

Scatti rubati: potenziali avventori di una bottega nel Grand Souk Deira

Scatti rubati: potenziali avventori di una bottega nel Grand Souk Deira

Diverso il caso del Souk dell’oro, dove invece i turisti regnano incontrastati, attirati come gazze da ciò che riluccica. Qui si alternano oreficerie e botteghe orafe dalle vetrine risplendenti e abbaglianti. Qui si è persa l’atmosfera originaria, trasformata in un’attrazione principalmente turistica. Ma i gioielli sono davvero belli, e parlano di principi ed emiri ricchissimi e di una tradizione che col tempo si è andata perdendo: quella dei pescatori di perle, mestiere sul quale si può apprendere molto al Dubai Museum, ma che oggi è quasi completamente scomparso.

gold souq deira

Il souq dell’Oro – Gold Souq: una delle gioiellerie con la sua esuberante mercanzia

Il souk che più stimola la fantasia è quello delle spezie, e non solo per la tipologia della merce in vendita, ma per i profumi, forti, intensi, per i colori, il rosso dello zafferano persiano, il bruno della cannella, il rosa scuro dei petali di rosa, il giallo del curry, e poi il pepe rosa, la curcuma, i chiodi di garofano, e quant’altro possiamo riconoscere in questo confondersi di profumi ed essenze. Qui capita di vedere le donne in abito tradizionale che pescano da grandi sacchi, che annusano, che toccano con mano, che saggiano la merce che poi acquisteranno.

Grandi sacchi di coloratissime e profumatissime spezie, nel souk omonimo di Dubai

Grandi sacchi di coloratissime e profumatissime spezie, nel souk omonimo di Dubai  – Photo By Lorenzo 

 

Un mondo così distante dal nostro, eppure vivo, reale, vitale.

Burj Khalifa – At the Top

burj khalifa

È il grattacielo più alto del mondo, una torre alta 828 m della quale si fatica a vedere la cima quando vi si è sotto. Il Burj Khalifa è un grattacielo da Guinness dei Primati: oltre ad essere davvero il grattacielo più alto del mondo, è anche quello dotato di punto panoramico più alto del mondo – il 124° piano – al quale si accede tramite l’ascensore più veloce del mondo – per scalare i 124 piani ci mette appena 1 minuto. È stato costruito anche in un tempo ragionevolmente breve, da gennaio 2004 a gennaio 2010, con ritmi di lavoro forsennati (che qui si svolgono soprattutto di notte, date le alte temperature diurne), nel bel mezzo di Downtown Dubai, accanto ad un altro edificio da Guinness dei Primati, il Dubai Mall, il centro commerciale più grande del mondo.

burj khalifa

A malapena si vede la sommità del Burj Khalifa…

Si accede al Burj Khalifa proprio dal piano interrato del Dubai Mall. Qui c’è la biglietteria (ma per evitare di non trovare posto si possono acquistare i biglietti online), poi un lungo percorso porta sino all’ascensore, e da qui la salita fino al 124° piano è un attimo. At the Top, la terrazza panoramica, è senza dubbio sconsigliata a chi soffre di vertigini, anche se la vista è decisamente particolare: perché il panorama che si presenta ai nostri occhi è quanto mai bizzarro: una città che si stende sotto di noi a 360° a macchia di leopardo, con aree intensamente urbanizzate, aree ancora in mano al deserto, aree in costruzione. In fondo, da un lato, il Golfo Persico, nel quale si intravvedono – spesso c’è foschia – i simboli della Luxury Dubai: Palm Jumeirah, con l’inconfondibile sagoma dell’Atlantis Hotel sull’estremità più lontana, il Burj al Arab, il famoso hotel a forma di vela, già esso stesso un Guinness dei Primati perché è l’hotel più alto del mondo, e The World, quell’arcipelago artificiale di isole a forma di planisfero che stimola senz’altro la fantasia dei più.

Dubai

Un quartiere di Dubai visto dalla terrazza At the Top del Burj Khalifa

Sotto il Burj Khalifa prende forma Downtown Dubai, con i suoi eleganti grattacieli (lillipuziani, però, visti da quassù) che racchiudono una bella lagoon, il Dubai Lake, che dalle 18 in avanti, la sera, delizia chi passeggia da queste parti o fa shopping al Mall con un bello spettacolo di fontane, luci e musica. Tutto questo è The Park, perché ruota intorno al Burj Khalifa, vero e proprio punto di riferimento (e non potrebbe essere altrimenti!)

downtown dubai

Downtown Dubai vista dalla terrazza At the Top del Burj Khalifa

Il Burj Khalifa ospita l’Armani Hotel, ma naturalmente è vietato entrarvi – a meno che non abbiate un invito! La sua forma affusolata, che parte con una base larga che pian piano si affusola man mano che sale, costituita da vari lobi che sembrano giustapposti, nella sua struttura vuole ricordare, molto geometrizzato, il disegno di un fiore, l’Hymenocallis, un fiore che popola il deserto locale, quindi non estraneo alla cultura dell’Emirato. Alla sua costruzione, progettazione e realizzazione hanno lavorato circa 12mila persone, anche questo un numero da record. Il Burj Khalifa è sicuramente una delle meraviglie del nostro tempo, un simbolo delle capacità tecniche e architettoniche che si possono raggiungere quando le tecnologie più avanzate e i progetti più ambiziosi si incontrano con una disponibilità di risorse finanziarie e territoriali com’è Dubai in questo momento. Simbolo della modernità e dell’incontro tra civiltà occidentale e mediorientale, il Burj Khalifa affascina ogni giorno migliaia di persone, non soltanto turisti, attratte dal pensiero che tutto sommato, non siamo così lontani dal veder realizzata per davvero la biblica Torre di Babele.

Dubai, la metropoli del cambiamento

Nel 2004, e a seguire nel 2006, il fotografo tedesco Peter Bialobrzesky si recava a Dubai per fotografare la città del cambiamento, per cogliere la metropoli in espansione, le gru che ruotano vorticosamente sulle cime di grattacieli in costruzione, mentre appena fuori dal cantiere il deserto incombe. La situazione non è poi molto diversa da quella che abbiamo visto noi a Dubai a febbraio 2012: il concetto è lo stesso: cantieri, isole di grattacieli che si ergono qua e là in mezzo al deserto, moderne oasi di cemento e acciaio; cambiano solo i soggetti: i grattacieli in costruzione nelle foto del 2004-2006 oggi sono già vecchi, superati da nuovi più alti e più lussuosi grattacieli.

Bialobrzesky Dubai

Il paesaggio urbano di Dubai in continua evoluzione in una delle foto di Peter Bialobrzesky

Vedere le foto di Bialobrzesky e quelle scattate da noi a febbraio 2012 permette di leggere effettivamente il processo di trasformazione di una megalopoli come è la nuova Dubai, la Dubai dei centri commerciali e finanziari, la Dubai per cui Dubai è famosa nel mondo. È proprio il suo essere in continua evoluzione, un eterno cantiere a cielo aperto, una continua fucina di nuove ambiziose idee architettoniche che fa di Dubai un caso interessantissimo per chi si occupa di urbanistica e anche per chi ama le metropoli e ne è affascinato. Solo una cosa resta immutata dal 2004 al 2012: il deserto che lambisce i cantieri, con i camion che trasportano sabbia che si muovono come tanti piccoli lillipuziani alla base dei grandi scheletri di questi giganti dell’edilizia contemporanea. Le gru che girano nella notte – e in effetti, col caldo di quest’area del mondo, si lavora meglio e di più di notte che di giorno – nelle foto di Bialobrzesky creano come vortici di luce, vortici che non possono non far pensare alla crescita vorticosa della città sia in altezza – e il Burj Khalifa, il grattacielo più alto del mondo, non a caso si trova a Dubai – che in larghezza.

Bialobrzesky

Peter Bialobrzesky, Dubai 2004

Dubai è significativa, insieme alle altre grandi megalopoli del mondo moderno, in particolare asiatico, del particolare momento urbanistico globale che viviamo: città tutte uguali, grandi quartieri di grattacieli che invadono spazi prima vuoti, com’è nel caso di Dubai, oppure prima occupati da quartieri residenziali casomai decadenti e poveri, come avviene a Manila o a Bangkok: ovunque è distruzione del vecchio, espressione dell’edilizia e dell’urbanistica locale, a favore di una ricostruzione che rende i paesaggi urbani sempre più uguali gli uni agli altri.

downtown dubai

Le gru sono sempre in funzione, anche oggi, a Downtown Dubai

Questo post nasce da alcune mie riflessioni a margine della mostra fotografica “Urban Changing”, di Peter Bialobrzesky, che abbiamo visitato nel corso di “Fotografia Europea” a Reggio Emilia. Nel caso di Dubai la città dei grattacieli è nuova, non distrugge l’antico, meglio il tradizionale, ma è un’alternativa ad esso. Molto peggio per l’identità culturale in quelle città dove per far posto al nuovo si distrugge il preesistente. Paesaggi urbani bellissimi, non c’è che dire, ma implacabili nel loro inarrestabile processo di crescita esponenziale.

Perché andare a Dubai?

Perché siete andati proprio a Dubai?”
Strana scelta! Come mai Dubai?
E perché no? Rispondo io.

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Su Dubai, ho sperimentato sulla mia pelle nelle settimane precedenti la nostra partenza e poi nei mesi successivi al ritorno, esiste una serie di preconcetti duri a morire, difficili da abbattere. La maggior parte delle persone con cui ho avuto modo di parlare di Dubai, perché mi hanno chiesto il perché di una meta tanto “bizzarra”, ha un’immagine dell’Emirato stereotipata e semplificata, dovuta alla conoscenza di quelle quattro cose che di Dubai fanno notizia: il Burj-al-Arab – che molti conoscono come “la Vela” -, il Palm Jumeirah, e l’eccesso spropositato di lusso e ricchezza che ci si aspetta da una terra fondata sul petrolio.
La mia risposta alla domanda “Perché Dubai?” (che sottintendeva un “ma allora ti puoi permettere di andare a Dubai…!“) era, molto semplicemente, che Dubai mi incuriosiva, volevo vedere come il lusso sfrenato che ci propongono i media si concilia con la società e la cultura araba. L’aver scoperto, tra l’altro, che a Dubai vanno in vacanza le coppie e le famiglie iraniane e in generale del mondo arabo, mi ha convinto definitivamente del fatto che Dubai non é solo per ricchi miliardari che non sanno che farsene dei soldi, ma é adatta a tutte le tasche. Certo, non mi posso permettere di prenotare una camera all’Armani Hotel nel Burj Khalifa, ma d’altronde non me lo posso permettere neanche  nell’Armani Hotel a Milano, per cui…

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Dunque partiamo, e qui potete trovare il diario del nostro breve soggiorno a Dubai. Al nostro rientro, ecco la domanda di rito:
E allora, com’é Dubai?
Ed ecco la mia risposta. A Dubai convivono due anime, la città tradizionale, che é in tutto e per tutto una città araba, con i suoi souk, le moschee, i bazar, gli abra per attraversare il creek; e c’é la città ultramoderna, quella che tutti conoscono per sentito dire, quella che più che una città sembra una distesa chilometrica in cui si alternano quartieri di grattacieli a cantieri a cielo aperto a centri residenziali a hotel di lusso (lungo il mare) alla city bancaria e finanziaria ai grandi centri commerciali. Questa Dubai é quella che senz’altro incuriosisce di più, in cui un turista in vacanza spende più tempo. Ma Dubai non é solo questo.
A Dubai le due anime convivono, ma non si intersecano così tanto come potrebbe sembrare: e così si spiega perché gli abitanti di Dubai prendono l’abra, il taxi acquatico e non la metropolitana per andare da una sponda all’altra del creek, e perché le donne di Dubai vanno a far compere nel souk di Deira; si spiega anche perché si é sentita la necessità di allestire dentro il Fort Rashid, uno degli edifici storici della città, il Dubai Museum, una sorta di museo etnografico che raccontasse la società di Dubai, che illustrasse i mestieri tradizionali, dai pescatori di perle agli orafi nel souk dell’oro.
Dubai certo fa notizia per gli eccessi architettonici cui ci ha abituato la stampa, ed é vero, nella città dei record trova posto il centro commerciale più grande del mondo accanto al grattacielo più alto del mondo.
Dubai punta senz’altro sul turismo e in nome del turismo costruisce sempre nuove attrazioni destinate, però, non solo al turismo di lusso: la crisi economica globale di riflesso si é fatta avvertire pure lì. Ma costruire nuove attrazioni non vuol dire distruggere la tradizione; si sottrae terreno al deserto, non alla città tradizionale, che mantiene i suoi quartieri storici indatti, anzi li preserva, come accade a Bastakiya, dove sono mantenute le vecchie case con le loro torri del vento per ottenere aria fresca, espressione di un antico saper fare, di un’antica cultura materiale che é propria dei Paesi del Golfo Persico e che vuole essere mantenuta.

Bastakiya Dubai

Una torre del vento nel quartiere storico di Bastakya

Per concludere, all’ultima domanda che mi viene posta, “Allora ti é piaciuta Dubai?” la risposta é sì, mi é piaciuta Dubai. Mi é piaciuta perché mi ha fatto riflettere, mi ha fatto ragionare su quanto poco dobbiamo fidarci dei “sentito dire” e delle parziali notizie che passano i media. E sul fatto che, ancora una volta, bisogna viaggiare per conoscere.

Le torri del vento di Bastakiya: catturare l’aria fresca a Dubai

Dubai 2012: per contrastare il gran caldo di questa regione del Medioriente ogni edificio, i grandi mall, gli hotel, le stazioni della metropolitana, sono dotati di impianti di aria condizionata incredibilmente potenti, degni della città ultramoderna che devono rinfrescare. Ma in queste terre un sistema bel più antico, ed altrettanto efficace, veniva usato e tuttora si ritrova ancora in qualche edificio di Bastakiya, il quartiere della Dubai tradizionale: sono le torri del vento.

torre del vento dubai

Bastakiya, una delle caratteristiche torri del vento

Un sistema che esisteva già nell’antico Egitto, quello delle torri del vento è un dispositivo semplice ma efficace, che semplicemente sfrutta le correnti d’aria, del vento, che vengono convogliate all’interno delle abitazioni. È stato adottato storicamente, e tuttora è utilizzato in medioriente tra i 15° e i 30° di latitudine, oltre che negli Emirati Arabi in Iran, in Afganistan in Arabia Saudita e in Yemen, Paesi con una temperatura media diurna di 40°-50° e una fortissima escursione termica tra giorno e notte, peculiarità che, rendendo impossibile l’utilizzo delle finestre, dalle quali entrerebbe ulteriore calore, obbligarono all’adozione degli aeratori a torre. Le torri sono alte tra gli 8 e i 15 m, apposta per catturare le brezze che a quell’altezza sono più fresche che non raso terra.

In cosa consiste? Semplicemente, la torre del vento è una torre quadrata in muratura di un certo spessore, intonacata di bianco per ridurre gli effetti del riscaldamento superficiale. La torre al suo interno non è del tutto cava, ma divisa da un diaframma verticale a X in 4 cunei che convogliano l’aria proveniente da uno qualsiasi dei 4 lati della torre, a seconda di dove soffia il vento, nella stanza sottostante. Dunque l’aria fresca che entra da un lato, per esempio esposto a Nord, viene incanalata verso il basso; scendendo essa subisce una leggera compressione, per via dello spazio ristretto in cui si viene a trovare, e acquista velocità per cui, giunta nella stanza con l’aria calda stagnante, vi si spande istantaneamente, raffreddandosi ed espellendola dagli altri condotti della torre, che ne agevolano la risalita.

bastakija

il quartiere di Bastakija, Dubai

A Bastakiya le torri del vento continuano ancora oggi il loro lavoro di condizionamento d’aria, mentre tutt’intorno i grattacieli della Dubai moderna si fanno rinfrescare da dispendiosi impianti di aria condizionata. Le torri del vento invece sono un sistema inesauribile, un esempio di architettura naturale a impatto ambientale e inquinante zero. Quando un sapere vecchio di secoli, anzi di millenni, si rivela ancora efficace e capace di competere, e di convivere, con le tecnologie più avanzate…

fonte: Flavio Russo, Catturare l’aria fresca, Archeo 324, Febbraio 2012