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#LaMiaCasa: i 5 luoghi del mondo dove mi sento a casa

Roberta del blog Vieni via di qui ha proposto un’idea interessante: ha messo per iscritto i 5 posti del mondo in cui si sente a casa, o vi si è sentita la prima volta che vi ha messo piede, sentendovisi a suo agio come se in realtà li conoscesse da sempre, inventando l’ashtag #lamiacasa.

Enrica di Attimi e pillole di viaggio ha risposto all’invito a scrivere un post analogo. L’invito è rivolto a ognuno di noi blogger (non necessariamente di viaggi). E così lo accolgo anch’io e racconto i 5 luoghi del mondo che potrebbero essere tranquillamente #LaMiaCasa. Il tema in effetti non mi è così estraneo. Ci sono dei posti del mondo nei quali appena ho messo piede ho detto “non vorrei più partire!” oppure luoghi nei quali sono stata che mi fanno brillare gli occhi non appena li sento nominare o ne vedo un’immagine; infine ci sono luoghi nei quali ho vissuto o che ho frequentato a lungo, nei quali davvero ogni volta che torno mi sento a casa.

il mondo la mia casa

  1. #LaMiaCasa è Genova, dove ho vissuto durante gli anni universitari, e dove ogni volta che torno (sempre più di rado, ahimè) mi si allarga al cuore e cammino sospesa a mezz’aria. Di Genova amo i vicoli, in particolare quelli che gravitano intorno al Porto Antico, da via Luccoli a Piazza Banchi e via San Luca, e poi ancora in Sottoripa, dove il panino era obbligatorio in pausa pranzo dalle lezioni, e poi ancora la stessa via Balbi, dove ha sede la mia facoltà: Balbi 4, sede di Lettere e Filosofia, un Palazzo dei Rolli così decadente, oggi, eppure ancora affascinante. Ma soprattutto i vicoli stretti, chiusi da palazzi medievali che da fuori sembrano fatiscenti, ma che al loro interno rivelano tutta la loro austerità e lo splendore del tempo che fu, quando Genova era una gloriosa Repubblica, e il portico di Sottoripa, con le sue friggitorie che sanno di antico e gli archi a sesto acuto che nobilitano le facciate. La Superba, non a caso.
  2. #LaMiaCasa è Roma, la capitale. Ma non tanto la capitale d’Italia, quanto la capitale dell’Impero. Da archeologa, amo l’area dei Fori Imperiali, la lunga via che conduce al Colosseo mentre da una parte e dall’altra le colonne e le strutture ancora in piedi raccontano una storia millenaria di cui tutti noi siamo eredi. Ho frequentato Roma per 3 anni durante il dottorato, e appena potevo facevo una scappata in centro per godermi un po’ della bellezza che la città possiede. Non solo i monumenti antichi, sia chiaro: è tutta Roma che mi attrae come una calamita, che amo alla follia, nella quale desidero tornare il prima possibile, anche se ultimamente (ahimè) mi ci reco molto di rado.
  3. paris#LaMiaCasa è Parigi. Eh sì. La prima volta che vi misi piede, nel 2003 durante l’interrail, mi innamorai della Ville Lumière. Vi sono tornata più volte, l’ultima ancora pochi mesi fa, e non mi stanca mai. Nonostante la grandeur francese mi urti un pochino, è proprio la grande monumentalità del centro che mi attrae. Ma poi ci sono dei luoghi cui non potrei rinunciare, e nei quali torno ogni volta: come la sala da té di Mariage Frères nel Marais. Ci fu un momento, verso la fine della mia carriera universitaria, in cui pensai di andare a vivere a Parigi per qualche mese. Poi non lo feci, e un po’ mi dispiace. Se l’avessi fatto, avrei potuto/voluto fare due cose: uno stage al Louvre (e per quello ci poteva eventualmente essere la possibilità) oppure lavorare proprio nella sala da té: e quest’ultimo era un sogno cui ogni tanto ripenso con dolcezza.
  4. Burj Khalifa Dubai

    Burj Khalifa, il grattacielo più alto del mondo

    #LaMiaCasa è Dubai. Ah, Dubai! Dubai mi ha stregato! Le sue contraddizioni mi sono rimaste nel cuore. Questo è il luogo che mi fa illuminare la mente e gli occhi ogni volta che ne sento parlare. Ah Dubai! E non saprei dire se è l’esoticità del Souk delle spezie, o la modernità del Burj Khalifa, il grattacielo più alto del mondo. È una sensazione, piuttosto. Ah sì, e poi c’erano i dolcini. Marca Vivel, casomai qualcuno passando da Dubai volesse farmi un pensierino…

  5. #LaMiaCasa è Brisbane. Non ho molto da dire su questa città, visto che vi ho trascorso solo una mattinata, l’ultima in terra australiana. Ma tanto mi bastò all’epoca per dire “Io qui ci vivrei!“: forse il clima così piacevole, forse la città moderna ma non eccessiva, forse le promesse della Gold Coast così vicina… fatto sta che mi bastò pochissimo per sentirmi a casa.

Il mio elenco potrebbe andare avanti, a pensarci bene. Perché sono appena tornata da un viaggio in Spagna nel corso del quale ho trovato due cittadine nelle quali mi sono sentita a casa: una è Tarragona, piacevolmente adagiata sul Mediterraneo, orgogliosa del suo glorioso passato romano, ancora ben presente nel tessuto urbano; e soprattutto Tarifa, la punta più a Sud d’Europa, il luogo in cui Mediterraneo e Atlantico incrociano le loro correnti, il punto più vicino all’Africa. Una cittadina di mare tranquilla, con accanto le spiagge più lunghe e più belle di Spagna. Uno di quei luoghi che ti fanno dire, quando devi ripartire, “No, vi prego, lasciatemi qui“.

Atmosfere da Mille e una notte nei souk di Dubai

Un anno fa di questi tempi eravamo a Dubai. Anche se eravamo già stati in Giordania, il vero incontro con il mondo arabo lo abbiamo fatto in questo piccolo emirato. Dubai, che pure è considerato un po’ ai margini del mondo arabo, per via della sua inclinazione e apertura al mondo occidentale che ha dato vita allo stereotipo della Luxury Dubai, della Dubai del lusso e delle meraviglie architettoniche e urbanistiche, è stato il luogo in cui abbiamo per la prima volta respirato un’atmosfera arabeggiante, di quelle da mille e una notte. Dove? Nei souk della città tradizionale.

Come ripeto in ogni post sull’argomento, Dubai è l’unione di due anime, una città tradizionale e una città moderna; le due anime stridono se affiancate l’una all’altra, eppure riescono a convivere: è la gente, la popolazione di Dubai che fa sì che le due anime convivano; la gente, che con l’abito tradizionale va al mare nelle spiagge di Jumeirah, va a pregare nelle moschee, va a fare shopping nei mall e va a fare la spesa nei souk. Sì, perché i souk di Dubai sono vissuti ancora in prima battuta dagli stessi abitanti, e solo secondariamente dai turisti (con l’unica eccezione del souk dell’oro, come vedremo…).

Un uomo in abito tradizionale si avvia alla metropolitana a Dubai

Un uomo in abito tradizionale si avvia alla metropolitana a Dubai – photo by Lorenzo

Città tradizionale vuol dire abra che attraversano il Creek, ovvero barconi che fungono da taxi facendo da spola tra una riva e l’altra del Creek; città tradizionale vuol dire moschea dietro Bastakija, davanti alla quale gli uomini che si recano a pregare la mattina lasciano le scarpe; città tradizionale vuol dire souk. Vuol dire acquistare stoffe e abiti, oppure spezie e generi alimentari, vuol dire aspettarsi le classiche regole del mercanteggiare, vuol dire anche sentirsi un po’ intimiditi dal modo di fare di questi venditori che ti si parano davanti con le loro merci e ti invitano ad entrare nelle loro piccole botteghine.

Una delle prime esperienze a Dubai è stato passare all’interno di un Souk ancora prima dell’apertura delle botteghe: un corridoio coperto che altro non è che una strada tra edifici nei quali si aprono i singoli negozi, sovrastata da una copertura in legno dalla quale pendono grosse lampade. Fa quasi effetto vederlo deserto, quando solo poche ore dopo sarà brulicante di gente e risuonante del vociare dei venditori di stoffe e vestiti.

Il souk di Batakija prima e durante l'apertura

Il souk di Bastakija prima e durante l’apertura

Il Grand Souk Deira è un intero quartiere di viuzze strette e buie, nelle quali a malapena filtra il sole: botteghe su botteghe affiancate le une alle altre invadono il già scarso spazio per camminare con le loro merci della più varia natura. La gente, gli abitanti stessi di Dubai, viene qui la mattina per acquistare ciò che serve alla propria economia familiare. I turisti sono poi il normale corollario in questi luoghi, che però, insegne e scritte in inglese a parte, non è ancora stato traviato dalla loro presenza.

Scatti rubati: potenziali avventori di una bottega nel Grand Souk Deira

Scatti rubati: potenziali avventori di una bottega nel Grand Souk Deira

Diverso il caso del Souk dell’oro, dove invece i turisti regnano incontrastati, attirati come gazze da ciò che riluccica. Qui si alternano oreficerie e botteghe orafe dalle vetrine risplendenti e abbaglianti. Qui si è persa l’atmosfera originaria, trasformata in un’attrazione principalmente turistica. Ma i gioielli sono davvero belli, e parlano di principi ed emiri ricchissimi e di una tradizione che col tempo si è andata perdendo: quella dei pescatori di perle, mestiere sul quale si può apprendere molto al Dubai Museum, ma che oggi è quasi completamente scomparso.

gold souq deira

Il souq dell’Oro – Gold Souq: una delle gioiellerie con la sua esuberante mercanzia

Il souk che più stimola la fantasia è quello delle spezie, e non solo per la tipologia della merce in vendita, ma per i profumi, forti, intensi, per i colori, il rosso dello zafferano persiano, il bruno della cannella, il rosa scuro dei petali di rosa, il giallo del curry, e poi il pepe rosa, la curcuma, i chiodi di garofano, e quant’altro possiamo riconoscere in questo confondersi di profumi ed essenze. Qui capita di vedere le donne in abito tradizionale che pescano da grandi sacchi, che annusano, che toccano con mano, che saggiano la merce che poi acquisteranno.

Grandi sacchi di coloratissime e profumatissime spezie, nel souk omonimo di Dubai

Grandi sacchi di coloratissime e profumatissime spezie, nel souk omonimo di Dubai  – Photo By Lorenzo 

 

Un mondo così distante dal nostro, eppure vivo, reale, vitale.

Burj Khalifa – At the Top

burj khalifa

È il grattacielo più alto del mondo, una torre alta 828 m della quale si fatica a vedere la cima quando vi si è sotto. Il Burj Khalifa è un grattacielo da Guinness dei Primati: oltre ad essere davvero il grattacielo più alto del mondo, è anche quello dotato di punto panoramico più alto del mondo – il 124° piano – al quale si accede tramite l’ascensore più veloce del mondo – per scalare i 124 piani ci mette appena 1 minuto. È stato costruito anche in un tempo ragionevolmente breve, da gennaio 2004 a gennaio 2010, con ritmi di lavoro forsennati (che qui si svolgono soprattutto di notte, date le alte temperature diurne), nel bel mezzo di Downtown Dubai, accanto ad un altro edificio da Guinness dei Primati, il Dubai Mall, il centro commerciale più grande del mondo.

burj khalifa

A malapena si vede la sommità del Burj Khalifa…

Si accede al Burj Khalifa proprio dal piano interrato del Dubai Mall. Qui c’è la biglietteria (ma per evitare di non trovare posto si possono acquistare i biglietti online), poi un lungo percorso porta sino all’ascensore, e da qui la salita fino al 124° piano è un attimo. At the Top, la terrazza panoramica, è senza dubbio sconsigliata a chi soffre di vertigini, anche se la vista è decisamente particolare: perché il panorama che si presenta ai nostri occhi è quanto mai bizzarro: una città che si stende sotto di noi a 360° a macchia di leopardo, con aree intensamente urbanizzate, aree ancora in mano al deserto, aree in costruzione. In fondo, da un lato, il Golfo Persico, nel quale si intravvedono – spesso c’è foschia – i simboli della Luxury Dubai: Palm Jumeirah, con l’inconfondibile sagoma dell’Atlantis Hotel sull’estremità più lontana, il Burj al Arab, il famoso hotel a forma di vela, già esso stesso un Guinness dei Primati perché è l’hotel più alto del mondo, e The World, quell’arcipelago artificiale di isole a forma di planisfero che stimola senz’altro la fantasia dei più.

Dubai

Un quartiere di Dubai visto dalla terrazza At the Top del Burj Khalifa

Sotto il Burj Khalifa prende forma Downtown Dubai, con i suoi eleganti grattacieli (lillipuziani, però, visti da quassù) che racchiudono una bella lagoon, il Dubai Lake, che dalle 18 in avanti, la sera, delizia chi passeggia da queste parti o fa shopping al Mall con un bello spettacolo di fontane, luci e musica. Tutto questo è The Park, perché ruota intorno al Burj Khalifa, vero e proprio punto di riferimento (e non potrebbe essere altrimenti!)

downtown dubai

Downtown Dubai vista dalla terrazza At the Top del Burj Khalifa

Il Burj Khalifa ospita l’Armani Hotel, ma naturalmente è vietato entrarvi – a meno che non abbiate un invito! La sua forma affusolata, che parte con una base larga che pian piano si affusola man mano che sale, costituita da vari lobi che sembrano giustapposti, nella sua struttura vuole ricordare, molto geometrizzato, il disegno di un fiore, l’Hymenocallis, un fiore che popola il deserto locale, quindi non estraneo alla cultura dell’Emirato. Alla sua costruzione, progettazione e realizzazione hanno lavorato circa 12mila persone, anche questo un numero da record. Il Burj Khalifa è sicuramente una delle meraviglie del nostro tempo, un simbolo delle capacità tecniche e architettoniche che si possono raggiungere quando le tecnologie più avanzate e i progetti più ambiziosi si incontrano con una disponibilità di risorse finanziarie e territoriali com’è Dubai in questo momento. Simbolo della modernità e dell’incontro tra civiltà occidentale e mediorientale, il Burj Khalifa affascina ogni giorno migliaia di persone, non soltanto turisti, attratte dal pensiero che tutto sommato, non siamo così lontani dal veder realizzata per davvero la biblica Torre di Babele.

Dubai, la metropoli del cambiamento

Nel 2004, e a seguire nel 2006, il fotografo tedesco Peter Bialobrzesky si recava a Dubai per fotografare la città del cambiamento, per cogliere la metropoli in espansione, le gru che ruotano vorticosamente sulle cime di grattacieli in costruzione, mentre appena fuori dal cantiere il deserto incombe. La situazione non è poi molto diversa da quella che abbiamo visto noi a Dubai a febbraio 2012: il concetto è lo stesso: cantieri, isole di grattacieli che si ergono qua e là in mezzo al deserto, moderne oasi di cemento e acciaio; cambiano solo i soggetti: i grattacieli in costruzione nelle foto del 2004-2006 oggi sono già vecchi, superati da nuovi più alti e più lussuosi grattacieli.

Bialobrzesky Dubai

Il paesaggio urbano di Dubai in continua evoluzione in una delle foto di Peter Bialobrzesky

Vedere le foto di Bialobrzesky e quelle scattate da noi a febbraio 2012 permette di leggere effettivamente il processo di trasformazione di una megalopoli come è la nuova Dubai, la Dubai dei centri commerciali e finanziari, la Dubai per cui Dubai è famosa nel mondo. È proprio il suo essere in continua evoluzione, un eterno cantiere a cielo aperto, una continua fucina di nuove ambiziose idee architettoniche che fa di Dubai un caso interessantissimo per chi si occupa di urbanistica e anche per chi ama le metropoli e ne è affascinato. Solo una cosa resta immutata dal 2004 al 2012: il deserto che lambisce i cantieri, con i camion che trasportano sabbia che si muovono come tanti piccoli lillipuziani alla base dei grandi scheletri di questi giganti dell’edilizia contemporanea. Le gru che girano nella notte – e in effetti, col caldo di quest’area del mondo, si lavora meglio e di più di notte che di giorno – nelle foto di Bialobrzesky creano come vortici di luce, vortici che non possono non far pensare alla crescita vorticosa della città sia in altezza – e il Burj Khalifa, il grattacielo più alto del mondo, non a caso si trova a Dubai – che in larghezza.

Bialobrzesky

Peter Bialobrzesky, Dubai 2004

Dubai è significativa, insieme alle altre grandi megalopoli del mondo moderno, in particolare asiatico, del particolare momento urbanistico globale che viviamo: città tutte uguali, grandi quartieri di grattacieli che invadono spazi prima vuoti, com’è nel caso di Dubai, oppure prima occupati da quartieri residenziali casomai decadenti e poveri, come avviene a Manila o a Bangkok: ovunque è distruzione del vecchio, espressione dell’edilizia e dell’urbanistica locale, a favore di una ricostruzione che rende i paesaggi urbani sempre più uguali gli uni agli altri.

downtown dubai

Le gru sono sempre in funzione, anche oggi, a Downtown Dubai

Questo post nasce da alcune mie riflessioni a margine della mostra fotografica “Urban Changing”, di Peter Bialobrzesky, che abbiamo visitato nel corso di “Fotografia Europea” a Reggio Emilia. Nel caso di Dubai la città dei grattacieli è nuova, non distrugge l’antico, meglio il tradizionale, ma è un’alternativa ad esso. Molto peggio per l’identità culturale in quelle città dove per far posto al nuovo si distrugge il preesistente. Paesaggi urbani bellissimi, non c’è che dire, ma implacabili nel loro inarrestabile processo di crescita esponenziale.

Perché andare a Dubai?

Perché siete andati proprio a Dubai?”
Strana scelta! Come mai Dubai?
E perché no? Rispondo io.

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Su Dubai, ho sperimentato sulla mia pelle nelle settimane precedenti la nostra partenza e poi nei mesi successivi al ritorno, esiste una serie di preconcetti duri a morire, difficili da abbattere. La maggior parte delle persone con cui ho avuto modo di parlare di Dubai, perché mi hanno chiesto il perché di una meta tanto “bizzarra”, ha un’immagine dell’Emirato stereotipata e semplificata, dovuta alla conoscenza di quelle quattro cose che di Dubai fanno notizia: il Burj-al-Arab – che molti conoscono come “la Vela” -, il Palm Jumeirah, e l’eccesso spropositato di lusso e ricchezza che ci si aspetta da una terra fondata sul petrolio.
La mia risposta alla domanda “Perché Dubai?” (che sottintendeva un “ma allora ti puoi permettere di andare a Dubai…!“) era, molto semplicemente, che Dubai mi incuriosiva, volevo vedere come il lusso sfrenato che ci propongono i media si concilia con la società e la cultura araba. L’aver scoperto, tra l’altro, che a Dubai vanno in vacanza le coppie e le famiglie iraniane e in generale del mondo arabo, mi ha convinto definitivamente del fatto che Dubai non é solo per ricchi miliardari che non sanno che farsene dei soldi, ma é adatta a tutte le tasche. Certo, non mi posso permettere di prenotare una camera all’Armani Hotel nel Burj Khalifa, ma d’altronde non me lo posso permettere neanche  nell’Armani Hotel a Milano, per cui…

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Dunque partiamo, e qui potete trovare il diario del nostro breve soggiorno a Dubai. Al nostro rientro, ecco la domanda di rito:
E allora, com’é Dubai?
Ed ecco la mia risposta. A Dubai convivono due anime, la città tradizionale, che é in tutto e per tutto una città araba, con i suoi souk, le moschee, i bazar, gli abra per attraversare il creek; e c’é la città ultramoderna, quella che tutti conoscono per sentito dire, quella che più che una città sembra una distesa chilometrica in cui si alternano quartieri di grattacieli a cantieri a cielo aperto a centri residenziali a hotel di lusso (lungo il mare) alla city bancaria e finanziaria ai grandi centri commerciali. Questa Dubai é quella che senz’altro incuriosisce di più, in cui un turista in vacanza spende più tempo. Ma Dubai non é solo questo.
A Dubai le due anime convivono, ma non si intersecano così tanto come potrebbe sembrare: e così si spiega perché gli abitanti di Dubai prendono l’abra, il taxi acquatico e non la metropolitana per andare da una sponda all’altra del creek, e perché le donne di Dubai vanno a far compere nel souk di Deira; si spiega anche perché si é sentita la necessità di allestire dentro il Fort Rashid, uno degli edifici storici della città, il Dubai Museum, una sorta di museo etnografico che raccontasse la società di Dubai, che illustrasse i mestieri tradizionali, dai pescatori di perle agli orafi nel souk dell’oro.
Dubai certo fa notizia per gli eccessi architettonici cui ci ha abituato la stampa, ed é vero, nella città dei record trova posto il centro commerciale più grande del mondo accanto al grattacielo più alto del mondo.
Dubai punta senz’altro sul turismo e in nome del turismo costruisce sempre nuove attrazioni destinate, però, non solo al turismo di lusso: la crisi economica globale di riflesso si é fatta avvertire pure lì. Ma costruire nuove attrazioni non vuol dire distruggere la tradizione; si sottrae terreno al deserto, non alla città tradizionale, che mantiene i suoi quartieri storici indatti, anzi li preserva, come accade a Bastakiya, dove sono mantenute le vecchie case con le loro torri del vento per ottenere aria fresca, espressione di un antico saper fare, di un’antica cultura materiale che é propria dei Paesi del Golfo Persico e che vuole essere mantenuta.

Bastakiya Dubai

Una torre del vento nel quartiere storico di Bastakya

Per concludere, all’ultima domanda che mi viene posta, “Allora ti é piaciuta Dubai?” la risposta é sì, mi é piaciuta Dubai. Mi é piaciuta perché mi ha fatto riflettere, mi ha fatto ragionare su quanto poco dobbiamo fidarci dei “sentito dire” e delle parziali notizie che passano i media. E sul fatto che, ancora una volta, bisogna viaggiare per conoscere.

Le torri del vento di Bastakiya: catturare l’aria fresca a Dubai

Dubai 2012: per contrastare il gran caldo di questa regione del Medioriente ogni edificio, i grandi mall, gli hotel, le stazioni della metropolitana, sono dotati di impianti di aria condizionata incredibilmente potenti, degni della città ultramoderna che devono rinfrescare. Ma in queste terre un sistema bel più antico, ed altrettanto efficace, veniva usato e tuttora si ritrova ancora in qualche edificio di Bastakiya, il quartiere della Dubai tradizionale: sono le torri del vento.

torre del vento dubai

Bastakiya, una delle caratteristiche torri del vento

Un sistema che esisteva già nell’antico Egitto, quello delle torri del vento è un dispositivo semplice ma efficace, che semplicemente sfrutta le correnti d’aria, del vento, che vengono convogliate all’interno delle abitazioni. È stato adottato storicamente, e tuttora è utilizzato in medioriente tra i 15° e i 30° di latitudine, oltre che negli Emirati Arabi in Iran, in Afganistan in Arabia Saudita e in Yemen, Paesi con una temperatura media diurna di 40°-50° e una fortissima escursione termica tra giorno e notte, peculiarità che, rendendo impossibile l’utilizzo delle finestre, dalle quali entrerebbe ulteriore calore, obbligarono all’adozione degli aeratori a torre. Le torri sono alte tra gli 8 e i 15 m, apposta per catturare le brezze che a quell’altezza sono più fresche che non raso terra.

In cosa consiste? Semplicemente, la torre del vento è una torre quadrata in muratura di un certo spessore, intonacata di bianco per ridurre gli effetti del riscaldamento superficiale. La torre al suo interno non è del tutto cava, ma divisa da un diaframma verticale a X in 4 cunei che convogliano l’aria proveniente da uno qualsiasi dei 4 lati della torre, a seconda di dove soffia il vento, nella stanza sottostante. Dunque l’aria fresca che entra da un lato, per esempio esposto a Nord, viene incanalata verso il basso; scendendo essa subisce una leggera compressione, per via dello spazio ristretto in cui si viene a trovare, e acquista velocità per cui, giunta nella stanza con l’aria calda stagnante, vi si spande istantaneamente, raffreddandosi ed espellendola dagli altri condotti della torre, che ne agevolano la risalita.

bastakija

il quartiere di Bastakija, Dubai

A Bastakiya le torri del vento continuano ancora oggi il loro lavoro di condizionamento d’aria, mentre tutt’intorno i grattacieli della Dubai moderna si fanno rinfrescare da dispendiosi impianti di aria condizionata. Le torri del vento invece sono un sistema inesauribile, un esempio di architettura naturale a impatto ambientale e inquinante zero. Quando un sapere vecchio di secoli, anzi di millenni, si rivela ancora efficace e capace di competere, e di convivere, con le tecnologie più avanzate…

fonte: Flavio Russo, Catturare l’aria fresca, Archeo 324, Febbraio 2012

Dubai, le 10 cose da sapere prima di partire

Dubai è un grande cantiere in costante evoluzione: questo è ciò che si vede dall’alto del 124° piano del Burj Khalifa, il grattacielo più alto del mondo: qui un cantiere, lì un agglomerato di grattacieli stratosferici, e in mezzo gru altissime mentre, piccolissimi laggiù, camion e escavatori lavorano senza posa. Lo stesso Burj Khalifa è nuovo di pacca: basti pensare che sulle guide di Dubai edite nel 2010 se ne parla a mala pena, perché all’epoca era ancora in costruzione!

dubai

Dubai: grattacieli, gru e grandi cantieri. Una città work in progress

La prima cosa da sapere su Dubai è che mai come in questo caso consultare la guida da sola non basta; è solo guardando assiduamente la rete, scandagliando il web sui siti governativi e non, sui forum di viaggi e sui diari di viaggio, che si può avere un’idea di come verosimilmente sarà la città quando la visiteremo, di cosa ci sarà di nuovo e di cosa varrà la pena vedere.

Sulle guide del 2010, per esempio, si accenna a mala pena alla metropolitana, che invece è bellissima, funzionante, formata da ben 2 linee che servono i punti focali di questa città-stato immensa e particolare.

La seconda cosa da sapere su Dubai è dunque che esistono due linee metropolitane alternative ai taxi e ai bus, che collegano l’aeroporto con le due sponde del Creek che attraversa Bur Dubai e Deira, i due quartieri della città tradizionale, e con l’immensa Jumeirah, la città “nuova”, la città della Luxury Dubai, delle spiagge, dei grattacieli, dei grandi mall, dell’esagerazione in generale (per muoversi a Jumerirah leggi qui).

Contrariamente a quanto solitamente si immagina a proposito di Dubai, la città non è solo oro e gemme, non è solo shopping estremo e esagerazione portata all’eccesso, ma è anche una comunità araba ancorata alle tradizioni in tutto e per tutto, dall’abbigliamento alla preghiera in moschea alla frequentazione dei souq che non sono solo poli di attrazione per turisti, ma mercati frequentati dagli abitanti dell’emirato.

souq delle spezie, Deira

Il souq delle spezie, Deira

La terza cosa da sapere su Dubai è, quindi, che sì, si può decidere di venire qui solo per vedere dal vivo il Burj al Arab, il Burj Khalifa, l’Atlantis Hotel e la Palm Jumeirah, il Dubai Mall o il Mall of the Emirates, ma non bisogna dimenticare che oltre la vetrina di lusso ed eccesso che Dubai ha creato per se stessa nel mondo, esiste una città tradizionale che vale la pena di scoprire lentamente, con i modi blandi e calmi propri della gente del Golfo Persico. Una passeggiata nel souq delle spezie di Deira o nel souq delle stoffe di Bur Dubai dà più soddisfazione delle vetrine di un centro commerciale, anche se è il più grande del mondo.

La quarta cosa da sapere su Dubai riguarda la moneta, il cambio e i prezzi. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, infatti, Dubai è assolutamente a portata di portafoglio per la maggior parte dei turisti del mondo: la moneta, il Dirham, ha un cambio molto conveniente con l’euro, 1 AED (sigla del Dirham) vale infatti all’incirca 0,20 euro e i prezzi in generale non sono alti; tolti i casi limite del Burj Al Arab, dell’Atlantis Hotel e dell’Armani Hotel Burj Khalifa, gli hotel 4 stelle a Dubai possono costare anche quanto un 2 o 3 stelle a Firenze (magari anche fuori dal centro!); idem per mangiare. La cena in uno dei più prestigiosi ristoranti di Bastakija, il Bastakia Nights, completa di 4 portate di cui una è una grande piattata di kebab di agnello, pollo e manzo, si aggira sull’equivalente di 40 euro, ma prendere un piatto di kebab al ristorante libanese al Mall of the Emirates costa l’equivalente di 9 euro!

Bastakiah Nights

Metti una sera a cena al Bastakiah Nights…

La quinta cosa da sapere su Dubai, sempre riguardo ai prezzi, è che non è vero che è conveniente fare shopping di lusso nei mall nel periodo dei saldi (che è un mese intero di festa, tra gennaio e febbraio, che va sotto il nome di Dubai Shopping Festival), perché i prezzi sono equivalenti a quelli che si trovano da noi: una borsa di Gucci, un sandalo Jimmy Choo o un bracciale Cartier anche a Dubai hanno prezzi inarrivabili!

La sesta cosa da sapere su Dubai riguarda i turisti che incontrerete: contrariamente all’idea di “occidentalità” che sembra sprizzare da ogni singola attrazione di Jumeirah, il turismo prevalente a Dubai proviene dal mondo arabo e indiano: incontrerete tantissimi turisti nei loro abiti tradizionali, le donne arabe col velo, gli uomini arabi col copricapo tradizionale, le donne indiane coi loro coloratissimi sari. Occidentali? In proporzione molto pochi, e soprattutto russi e tedeschi, anche se gli italiani sono in costante aumento.

La settima cosa da sapere su Dubai è che noi italiani non abbiamo bisogno di sbrigare nessuna particolare operazione per ottenere il visto turistico: è sufficiente presentare il passaporto all’aeroporto e siamo automaticamente accolti nell’Emirato; l’importante è, però, che sul nostro passaporto non ci sia già il timbro di Israele, e allo stesso modo bisogna essere consapevoli che se vogliamo andare in Israele prossimamente ci mettiamo nell’ordine di idee di avere un passaporto su cui non ci sia il timbro di Dubai.

Nonostante la metropolitana, le distanze a Jumeirah sono molto molto grandi. Tanto grandi che si può scegliere di prendere il taxi per spostarsi da un’attrazione all’altra, oppure il Big Bus City Tour, una sorta di Hop On/Hop Off bus al quale di solito sono contraria ma che in questo caso si rivela efficacissimo per raggiungere le principali mete della Luxury Dubai (ne parlo qui).

big bus dubai

Il Big Bus City Tour

L’ottava cosa da sapere su Dubai è che a differenza di quanto avviene nelle hall dei grandi hotel americani, qui non ci si può neanche avvicinare all’ingresso dell’Armani Hotel Burj Khalifa o del Burj al Arab. La foto ricordo si fa da fuori, a meno che, ovviamente, non si trovi il modo di prenotare per entrare all’interno.

La nona cosa da sapere su Dubai è che si può salire al 124° piano del grattacielo più alto del mondo, il Burj Khalifa, il cui ingresso è non dal grattacielo stesso, ma dal piano inferiore del vicino Dubai Mall. Se volete salire e godervi il panorama vi conviene prenotare e pagare via internet l’accesso, perché costa decisamente meno.

Burj Khalifa Dubai

Burj Khalifa, il grattacielo più alto del mondo

La decima cosa da sapere su Dubai, infine, è che vi innamorerete troppo tardi dei dolcini tipici di questa parte del mondo arabo, che acquisterete all’aeroporto, quando vi butterete sull’acquisto di una confezione a caso così tanto per finire gli ultimi dirham rimasti. Se volete un consiglio, acquistatene più di una confezione: noi li abbiamo acquistati della Vivel (ha anche un negozio/boutique al Dubai Mall) e li abbiamo centellinati perché sono troppo buoni!

Queste sono le 10 cose principali da sapere prima di partire per Dubai. C’è poi una cosa fondamentale che chi parte dovrebbe fare (ma poi sta alla sensibilità di ognuno…): sgombrare la mente da pregiudizi e preconcetti su Dubai: non è solo la regina tra le mete dei luxury travels around the world, è anche ancora una città araba che, nonostante sia di costruzione molto recente (era un villaggio di pescatori ancora negli anni ’30 del Novecento), vive ancora la sua identità di paese arabo, con le sue attività, l’abbigliamento, la religione, le sue abitudini: nella zona di Bur Dubai troverete ben pochi abitanti in metropolitana, perché ancora preferiscono prendere l’abra, il taxi fluviale tradizionale per attraversare il Creek e raggiungere l’altra sponda della città. Questo è Dubai: due città in una, l’una della tradizione e l’altra dell’innovazione, l’una della semplicità, l’altra dell’eccesso, l’una più propriamente araba, l’altra ormai cosmopolita. Ma che non potrebbe esistere senza ricordare le proprie radici.