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Perché andare a Dubai?

Perché siete andati proprio a Dubai?”
Strana scelta! Come mai Dubai?
E perché no? Rispondo io.

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Su Dubai, ho sperimentato sulla mia pelle nelle settimane precedenti la nostra partenza e poi nei mesi successivi al ritorno, esiste una serie di preconcetti duri a morire, difficili da abbattere. La maggior parte delle persone con cui ho avuto modo di parlare di Dubai, perché mi hanno chiesto il perché di una meta tanto “bizzarra”, ha un’immagine dell’Emirato stereotipata e semplificata, dovuta alla conoscenza di quelle quattro cose che di Dubai fanno notizia: il Burj-al-Arab – che molti conoscono come “la Vela” -, il Palm Jumeirah, e l’eccesso spropositato di lusso e ricchezza che ci si aspetta da una terra fondata sul petrolio.
La mia risposta alla domanda “Perché Dubai?” (che sottintendeva un “ma allora ti puoi permettere di andare a Dubai…!“) era, molto semplicemente, che Dubai mi incuriosiva, volevo vedere come il lusso sfrenato che ci propongono i media si concilia con la società e la cultura araba. L’aver scoperto, tra l’altro, che a Dubai vanno in vacanza le coppie e le famiglie iraniane e in generale del mondo arabo, mi ha convinto definitivamente del fatto che Dubai non é solo per ricchi miliardari che non sanno che farsene dei soldi, ma é adatta a tutte le tasche. Certo, non mi posso permettere di prenotare una camera all’Armani Hotel nel Burj Khalifa, ma d’altronde non me lo posso permettere neanche  nell’Armani Hotel a Milano, per cui…

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Dunque partiamo, e qui potete trovare il diario del nostro breve soggiorno a Dubai. Al nostro rientro, ecco la domanda di rito:
E allora, com’é Dubai?
Ed ecco la mia risposta. A Dubai convivono due anime, la città tradizionale, che é in tutto e per tutto una città araba, con i suoi souk, le moschee, i bazar, gli abra per attraversare il creek; e c’é la città ultramoderna, quella che tutti conoscono per sentito dire, quella che più che una città sembra una distesa chilometrica in cui si alternano quartieri di grattacieli a cantieri a cielo aperto a centri residenziali a hotel di lusso (lungo il mare) alla city bancaria e finanziaria ai grandi centri commerciali. Questa Dubai é quella che senz’altro incuriosisce di più, in cui un turista in vacanza spende più tempo. Ma Dubai non é solo questo.
A Dubai le due anime convivono, ma non si intersecano così tanto come potrebbe sembrare: e così si spiega perché gli abitanti di Dubai prendono l’abra, il taxi acquatico e non la metropolitana per andare da una sponda all’altra del creek, e perché le donne di Dubai vanno a far compere nel souk di Deira; si spiega anche perché si é sentita la necessità di allestire dentro il Fort Rashid, uno degli edifici storici della città, il Dubai Museum, una sorta di museo etnografico che raccontasse la società di Dubai, che illustrasse i mestieri tradizionali, dai pescatori di perle agli orafi nel souk dell’oro.
Dubai certo fa notizia per gli eccessi architettonici cui ci ha abituato la stampa, ed é vero, nella città dei record trova posto il centro commerciale più grande del mondo accanto al grattacielo più alto del mondo.
Dubai punta senz’altro sul turismo e in nome del turismo costruisce sempre nuove attrazioni destinate, però, non solo al turismo di lusso: la crisi economica globale di riflesso si é fatta avvertire pure lì. Ma costruire nuove attrazioni non vuol dire distruggere la tradizione; si sottrae terreno al deserto, non alla città tradizionale, che mantiene i suoi quartieri storici indatti, anzi li preserva, come accade a Bastakiya, dove sono mantenute le vecchie case con le loro torri del vento per ottenere aria fresca, espressione di un antico saper fare, di un’antica cultura materiale che é propria dei Paesi del Golfo Persico e che vuole essere mantenuta.

Bastakiya Dubai

Una torre del vento nel quartiere storico di Bastakya

Per concludere, all’ultima domanda che mi viene posta, “Allora ti é piaciuta Dubai?” la risposta é sì, mi é piaciuta Dubai. Mi é piaciuta perché mi ha fatto riflettere, mi ha fatto ragionare su quanto poco dobbiamo fidarci dei “sentito dire” e delle parziali notizie che passano i media. E sul fatto che, ancora una volta, bisogna viaggiare per conoscere.

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Le torri del vento di Bastakiya: catturare l’aria fresca a Dubai

Dubai 2012: per contrastare il gran caldo di questa regione del Medioriente ogni edificio, i grandi mall, gli hotel, le stazioni della metropolitana, sono dotati di impianti di aria condizionata incredibilmente potenti, degni della città ultramoderna che devono rinfrescare. Ma in queste terre un sistema bel più antico, ed altrettanto efficace, veniva usato e tuttora si ritrova ancora in qualche edificio di Bastakiya, il quartiere della Dubai tradizionale: sono le torri del vento.

torre del vento dubai

Bastakiya, una delle caratteristiche torri del vento

Un sistema che esisteva già nell’antico Egitto, quello delle torri del vento è un dispositivo semplice ma efficace, che semplicemente sfrutta le correnti d’aria, del vento, che vengono convogliate all’interno delle abitazioni. È stato adottato storicamente, e tuttora è utilizzato in medioriente tra i 15° e i 30° di latitudine, oltre che negli Emirati Arabi in Iran, in Afganistan in Arabia Saudita e in Yemen, Paesi con una temperatura media diurna di 40°-50° e una fortissima escursione termica tra giorno e notte, peculiarità che, rendendo impossibile l’utilizzo delle finestre, dalle quali entrerebbe ulteriore calore, obbligarono all’adozione degli aeratori a torre. Le torri sono alte tra gli 8 e i 15 m, apposta per catturare le brezze che a quell’altezza sono più fresche che non raso terra.

In cosa consiste? Semplicemente, la torre del vento è una torre quadrata in muratura di un certo spessore, intonacata di bianco per ridurre gli effetti del riscaldamento superficiale. La torre al suo interno non è del tutto cava, ma divisa da un diaframma verticale a X in 4 cunei che convogliano l’aria proveniente da uno qualsiasi dei 4 lati della torre, a seconda di dove soffia il vento, nella stanza sottostante. Dunque l’aria fresca che entra da un lato, per esempio esposto a Nord, viene incanalata verso il basso; scendendo essa subisce una leggera compressione, per via dello spazio ristretto in cui si viene a trovare, e acquista velocità per cui, giunta nella stanza con l’aria calda stagnante, vi si spande istantaneamente, raffreddandosi ed espellendola dagli altri condotti della torre, che ne agevolano la risalita.

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il quartiere di Bastakija, Dubai

A Bastakiya le torri del vento continuano ancora oggi il loro lavoro di condizionamento d’aria, mentre tutt’intorno i grattacieli della Dubai moderna si fanno rinfrescare da dispendiosi impianti di aria condizionata. Le torri del vento invece sono un sistema inesauribile, un esempio di architettura naturale a impatto ambientale e inquinante zero. Quando un sapere vecchio di secoli, anzi di millenni, si rivela ancora efficace e capace di competere, e di convivere, con le tecnologie più avanzate…

fonte: Flavio Russo, Catturare l’aria fresca, Archeo 324, Febbraio 2012

Dubai. Diario di un week-end da Mille e una Notte 4/02/2012 – parte I

Sul tappeto volante, tra souq e torri del vento

È forse il week-end più freddo dell’anno in Italia e in Europa, quando partiamo – ieri, venerdì 3 febbraio – da Firenze, con scalo a Monaco di Baviera (dove la temperatura, ci dicono, è di -11°C), alla volta di Dubai, dove ci accoglierà un clima senz’altro più mite.

Atterriamo all’aeroporto Sheik-Al-Maktoum alle 6.15 di una bella giornata di sole, e non potrebbe essere altrimenti, dato che le statistiche dicono che a Dubai piove pochissimi giorni l’anno! Sbrighiamo brevemente le pratiche aeroportuali, innanzitutto perché abbiamo con noi solo uno zaino che funge da bagaglio a mano, e poi perché per il visto è sufficiente presentare il passaporto: per gli Italiani e per una lista di altri stati è questo l’iter, mentre altri (ma sul sito ufficiale del governo di Dubai c’è l’elenco completo) hanno pratiche più elaborate da sbrigare.

Per tuffarci in Dubai ci lanciamo alla scoperta della nuovissima metropolitana: aperta dal 2009 (ma la seconda linea è stata inaugurata solo a settembre 2011) attraversa tutta la città, che non sembra ma è immensa, ed ha stazioni belle, ampie, luminose, pulite.

La prima parte della nostra giornata è dedicata alla scoperta della Dubai tradizionale. Per questo arriviamo con la metro alla fermata di Al-Gubaiba, che è un porticciolo lungo la riva sinistra del Creek che attraversa la città, nel quartiere di Bur Dubai. Usciti dalla metro si percorre il lungofiume, al quale sono attraccati gli abra, i taxi fluviali che collegano i vari approdi lungo le due rive, e i dho, grandi barche tradizionali riadattate per crociere lungo il creek o come ristoranti per cene al chiaro di luna. Gli abra invece sono barchette più piccole, fatte per trasbordare una decina di persone per volta. Non sono provvisti di sedili, ma hanno un unico pancale sul quale i passeggeri stanno seduti. Non è sicuramente confortevole, ma è il modo più veloce per raggiungere l’altra riva del creek, e soprattutto è quello più usato dalla popolazione locale, che invece snobba la metropolitana che, volendo, consente lo stesso servizio.

Percorriamo dunque il lungofiume cui sono ormeggiati gli abra, poi la strada piega naturalmente e si inoltra nel souq di Bur Dubai, che a quest’ora, sono le 8.00, è ancora chiuso. In effetti per strada non c’è nessuno, solo un po’ più avanti scorgiamo gruppetti di uomini che si recano a pregare nella vicina moschea. Il souq così vuoto è surreale, soprattutto se si pensa che tra un paio d’ore sarà un brulicare di gente, di compratori che vendono la loro merce, di possibili avventori, non necessariamente turisti, e di merci coloratissime. Questo è infatti, scopriremo più tardi, il souq delle stoffe. Per ora ci accontentiamo di osservarne l’architettura: il souq è una via piuttosto stretta, coperta da un tetto di legno a doppio spiovente e illuminato da grandi lampade, sul quale si affacciano una accanto all’altra le botteghe, ciascuna con la sua insegna scritta sia in arabo che in inglese.

Bur Dubai Souq

Il Souq di Bur Dubai prima dell'apertura

Attraversiamo tutto il souq, torniamo sul lungofiume e finalmente arriviamo all’ingressodel quartiere di Bastakija, definito Architectural Heritage. Il quartiere è in effetti il più antico di Dubai, per quanto possa essere antico un abitato che risale alla metà dell’800. Ma se pensiamo alla modernità che traspare da ogni grattacielo qui intorno, siamo senza dubbio nel cuore storico dell’Emirato, per lo meno nell’unico rimasto e preservato dai cambiamenti continui avvenuti nella città dagli anni ’60 in avanti.

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il quartiere di Bastakija

In realtà ciò che vediamo qui è quasi completamente ricostruito, poco è rimasto del quartiere storico originale, giusto il Fort Rashid che ospita il Dubai Museum e che si trova poco più in là. Ma che sia originale o ricostruito, ciò che importa è la volontà di trasmettere il ricordo di com’erano le abitazioni: in pietra, intonacate del colore della sabbia del deserto e caratterizzate dalle particolarissime torri del vento, torri quadrate, aperte, con dei pali di legno incastrati all’interno, progettate per creare una sorta di ricircolo di aria, un antenato dell’aria condizionata, per refrigerare gli ambienti nelle calde estati in quest’area a Sud del Golfo Persico (e non faccio fatica a crederlo: siamo a febbraio, sono le 8.30 del mattino e ci sono già 20° almeno…). Il quartiere è molto carino, ordinato, pulito, non c’è un’anima, solo io e Lorenzo che passeggiamo con la testa per aria a guardare le torri del vento o i portali di alcuni ingressi agli edifici. Qui sono ospitati alcuni dei più quotati ristoranti e Guest House della città (ovviamente se guardiamo ai prezzi abbordabili: altrimenti sono ben altri i nomi degli hotel più noti di Dubai…), che offrono ai propri clienti un’oasi di pace lontano dal traffico cittadino delle grandi arterie di comunicazione.

torre del vento dubai

una delle caratteristiche torri del vento