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Primavera a Firenze: 7 giardini che non tutti conoscono

Domenica di primavera: sole, cielo azzurro, voglia, grandissima voglia di passeggiare in mezzo al verde, anche se siamo in città. La città in questione è Firenze, la quale non è certo priva di giardini. Sembra incredibile, ma nell’intricato reticolo di viuzze medievali si aprono portoni che fanno sbirciare all’interno di spazi verdi nascosti. Oltre a questi poi, ci sono i giardini, quelli veri. Perché a Firenze non c’è solo il Giardino di Boboli, di pertinenza di Palazzo Pitti.

Il giardino all’italiana della Villa della Petraia

Vi racconto in questo post i giardini di Firenze ai quali non rinuncerei per nessuna ragione al mondo. Alcuni sono parchi pubblici, altri hanno l’accesso regolato. Ma tutti, tutti, contribuiscono a rendere Firenze la città elegante e fiorita che noi conosciamo.

  1. il panorama di Firenze dalla Galleria del glicine del Giardino Bardini

    Giardino Bardini: è il giardino all’italiana di Villa Bardini. L’ingresso alla Villa (che è un museo di arte contemporanea) è da Salita Costa San Giorgio, mentre l’ingresso al Giardino è indipendente, da via Mozzi-Bardini. Il Giardino si sviluppa su una bella terrazza fiorita che regala uno splendido panorama su Firenze, in particolare sulla cupola del Duomo. La cosa più spettacolare è senza dubbio la galleria del glicine: immaginatevi un tunnel in lieve pendenza tutto viola per il glicine in fiore: un’esperienza sensoriale, visiva, olfattiva ed estetica eccezionale! Nella parte più alta il giardino prende i connotati del giardino all’inglese: viottoli, laghetti, reminiscenze quasi magiche ci portano in una sorta di bosco dal quale non vorremmo più andar via. Del giardino ho parlato più approfonditamente in questo post. Dalla sua terrazza panoramica qualche anno fa Julia Roberts si affacciava per vedere Firenze per la pubblicità di Calzedonia. Ho reso l’idea?

  2. Giardino delle Rose: reso pubblico e gratuito da pochissimi anni, questo giardino ai piedi del Piazzale Michelangelo regala, oltre ad un bel panorama sulla città, anche il bel connubio tra rose e arte, con le opere dello scultore Folòn che qui sono sistemate in un dialogo continuo tra fantasia e realtà, tra reale e floreale. Rose di tutti i tipi, le dimensioni e i colori, panchine e spazi verdi nei quali ci si può letteralmente distendere a prendere il sole. E chi ci ammazza? La vista è stupenda, l’ambiente intorno a noi anche. Non si potrebbe desiderare niente di meglio per il proprio relax. In fondo al giardino delle rose si trova il Giardino Giapponese, risultato tangibile del gemellaggio di Firenze con la città di Kyoto.

    il panorama di Firenze dal Giardino delle Rose

  3. Giardino Torrigiani: un giardino grandissimo, che rimane però nascosto alla vista da un lato dalle mura della città sul lato di Porta Romana, con le quali confina, e dall’altra dal muro della tenuta del palazzo Torrigiani, su via de’ Serragli, in pieno centro. Solitamente l’ingresso è a pagamento, eccetto pochissime occasioni all’anno, come le giornate dei giardini aperti indette dalla Associazione delle Dimore Storiche Italiane, nel corso delle quali sono previste visite guidate gratuite. Se una parte, quella più prossima alle mura, sembra immersa nella boscaglia, il resto è un bel giardino all’italiana, con ampi spazi e statue. Una passeggiata suggestiva di cui ho parlato più diffusamente in questo post.

    Il bastione di difesa voluto da Cosimo I ricompreso all’interno del Giardino Torrigiani

  4. L’interno della struttura Liberty del Tepidarium del Roster

    Giardino dell’Orticultura: usciamo lievemente dal centro e andiamo lungo il corso del Mugnone alle pendici della via Bolognese. Qui un bel giardino pubblico ha il suo fulcro nella splendida serra liberty che viene chiamata Tepidario del Roster (Roster è il nome dell’architetto): un capolavoro elegantissimo di vetro e ferro battuto dipinto di bianco. Il Giardino ospita due volte l’anno la Mostra Mercato dei Fiori e delle Piante (l’edizione primaverile è sempre dal 25 aprile al 1 maggio): si tratta di una manifestazione voluta e organizzata dalla Società Toscana di Orticultura fin dalla seconda metà dell’800, che ha vissuto alterne vicende, ma che oggi è un appuntamento fisso della vita cittadina. Da qui si può salire, superando la ferrovia e arrivando agli Orti del Parnaso: un giardino in salita che culmina in una piazzolina con una fontanella con un drago (che ricorda molto quello di Park Güell a Barcellona), dalla quale si abbraccia Firenze con lo sguardo. E non si può non rimanere commossi.

  5. il tempietto egizio nel parco Stibbert

    Giardino Stibbert: Frederick Stibbert era un personaggio eccentrico. Aveva una villa, appena fuori dal centro di Firenze, alle pendici della via di Montughi, che sistemò come un castello nel quale radunò tutte le armi e armature e altri oggetti bizzarri che amava acquistare in giro per il mondo: oggi è una casa-museo che racconta quanto fosse eclettico il personaggio che lo allestì esattamente nel modo in cui noi lo visitiamo. Il giardino pertinente la villa è un giardino magico: un tempietto a tholos, un tempietto egittizzante che affaccia su un laghetto, sentieri nell’ombra sono i vari elementi che ci fanno capire quanto Stibbert fosse un amante del bello e delle favole. Come del resto, lo siamo tutti noi. Il giardino è collegato anche col grande parco di Villa Fabbricotti che, nonostante le minacce di vendita, continua ad essere pubblico e ad accogliere ogni pomeriggio bambini felici di giocare e di rincorrersi.

  6. Giardino della Villa di Castello: una villa medicea appena fuori Firenze, oggi sede dell’Accademia della Crusca. L’accesso al giardino è libero e gratuito. Uno spazio ordinato, geometrico, da vero giardino all’italiana, ci accoglie, con aiuole regolari, piante da frutto, siepi ordinatissime che sembrano sistemate da un geometra più che da un giardiniere. In fondo si trova la limonaia, che era la più bella e importante tra tutte le limonaie medicee. I Medici amavano le piante di agrumi e i loro giardinieri crearono vere e proprie cultivar proprio nelle limonaie della Villa di Castello. Oltre al giardino ordinato c’è il parco: una scultura del Giambologna ci porta in un mondo boscoso e fantastico, mentre intorno a noi si innalzano alberi secolari e un’ombra ristoratrice ci avvolge.

    Uno scorcio del giardino all’Italiana della Villa medicea di Castello

  7. Giardino della Villa della Petraia: un’altra villa medicea con un bellissimo giardino all’italiana terrazzato ma non troppo. L’accesso al giardino è libero, l’accesso alla villa, che ospitò Vittorio Emanuele II durante il periodo di Firenze Capitale, invece è a visite a orari precisi. Il giardino è una riposante passeggiata tra siepi eleganti e alberi secolari, e in primavera con i fiori e la vista soleggiata sulla piana di Firenze è proprio riposante.
villa della petraia firenze

Villa della Petraia, Firenze

Avete scelto quale sarà il primo dei giardini di Firenze da visitare? Ne avete uno preferito? Parliamone nei commenti, oppure sulla pagina facebook di Maraina in viaggio!

Morte a Firenze. Il cimitero degli Inglesi

Si erge come un’isola, in mezzo ai viali di circonvallazione di Firenze. Le automobili sfrecciano qui accanto, i motori rombano fermi al semaforo per poi lanciarsi via non appena spunta il verde. I pedoni attraversano di corsa la strada, incalzati da quel giallo che arriva sempre troppo presto. Fretta, rumore, sguardo dritto davanti a sé, concentrato sul percorso che ancora resta da fare. E nessuno presta attenzione all’isola lì nel mezzo.

Particolarmente horror questo monumento funerario nel Cimitero degli Inglesi

Particolarmente horror questo monumento funerario nel Cimitero degli Inglesi

Il Cimitero degli Inglesi è un’isola di pace. Un’isola dove il tempo pare sospeso, e persino il traffico resta attutito. Alti cipressi verdi, bianchi monumenti, un vialetto centrale, qualche sentierino laterale, grigi sarcofagi monumentali. E sopra di noi l’azzurro del cielo. Intorno a me silenzio e un’atmosfera che invita ad un muto rispetto. È talmente suggestivo, questo cimitero, da aver ispirato al pittore Arnold Böcklin il celebre dipinto “L’isola dei morti“.

Cimitero degli Inglesi

Cimitero degli Inglesi

A me ricorda un grande tumulo (e in effetti lo è), sul modello delle tombe etrusche: una montagnola di terra che si erge nella piana e che ospita le spoglie mortali di qualche illustre defunto. La differenza sta nel fatto che questo grande tumulo ospita le croci e i monumenti di tanti Svizzeri e Inglesi che nell’Ottocento si fecero seppellire qui: è il cimitero acattolico di Firenze: qui i Protestanti potevano trovare il riposo eterno. Nacque nel 1827 infatti, quando il granduca Pietro Leopoldo II di Lorena concedette alla chiesa Evangelista una montagnola fuori le mura per farne il proprio cimitero. La concedette fuori le mura proprio perché si trattava di un cimitero non cattolico.

 

È buffo che si chiami “Cimitero degli Inglesi”, visto che fu richiesto dalla Chiesa Protestante Svizzera. Ma per i Fiorentini, che sono famosi per fare generalizzazioni, i Protestanti erano Inglesi, per cui il cimitero venne denominato così nel linguaggio comune, con buona pace degli Svizzeri. In effetti alcuni Inglesi di spicco vi sono seppelliti, come la poetessa Elisabeth Barrett Browning e il padre di quel Frederic Stibbert cui è intitolato il Museo Stibbert, che altro non è se non la sua casa privata e la sua collezione di eccentriche antichità.

cimitero degli InglesiTra gli Svizzeri illustri, vi è seppellito Gian pietro Vieusseux, che io conosco principalmente perché a lui è intitolato il Liceo Scientifico di Imperia, dove lui per qualche tempo visse, ma che a Firenze è noto per il Gabinetto Vieusseux, che ha sede in Palazzo Strozzi. Il cimitero accolse anche esponenti della comunità russa e greco-ortodossa, molto presente in città (la splendida chiesa russa si trova a circa un km da qui, lungo il corso del Torrente Mugnone. Il cimitero è utilizzato ancora oggi per accogliere le spoglie recenti di Protestanti: lungo il limite del tumulo si trovano le lapidi, molto semplici, di persone anglofone mancate negli ultimissimi anni.

 

Anche se non è particolarmente monumentale, il Cimitero degli Inglesi colpisce l’immaginazione di chi ne percorre gli stretti vialetti. I monumenti funerari sono molti; alcuni si fanno ricordare, come l’Angelo della Morte, in forma di scheletro alato che sovrasta una sepoltura, o come una figura di piangente disperata che piange sulla tomba di un suo caro, o come i due puttini che leggono una pergamena. Non mancano i riferimenti classici: molti sepolcri sembrano delle stele funerarie greche: vi si trovano figure alate, quasi mitologiche, realizzate in forme neoclassiche; ma sono tante anche le figurazioni egittizzanti: obelischi, scarabei sulle lapidi; e poi simboli massonici. Naturalmente troviamo anche croci lungo il nostro cammino: ma sono croci elaborate, fiorite, ritorte, artistiche: croci che si fanno ricordare e che disegnano preziose coreografie.

Uno scarabeo egizio sulla lapide di questo defunto inglese

Uno scarabeo egizio sulla lapide di questo defunto inglese

Camminando tra le tombe, può sorprendere di vedere molte lastre spaccate, come se le anime che le abitavano fossero fuggite via. In realtà, probabilmente, la collinetta in qualche parte ha ceduto, e non è stato ancora possibile restaurarle.

All’ombra di qualche cipresso, mentre il traffico all’intorno si perde, il tempo si ferma, e si potrebbero passare le ore a riconoscere l’una o l’altra lapide, a individuare simboli egizi o a scovare la tomba di qualche illustre personaggio inglese dell’Ottocento: la comunità anglosassone è sempre stata molto presente in Firenze.

Il Cimitero degli Inglesi è un monumento suggestivo, spirituale, un luogo che non è semplicemente da vedere, ma da sentire.

 

La bellezza immersa nel verde: il Giardino Torrigiani a Firenze

Passeggiando per il centro di Firenze sembrerebbe che non ci sia un albero a pagarlo oro e che la città sia totalmente priva di verde. Ma questo è un grande, grandissimo errore; il fatto è che, piuttosto, questi giardini, privati, non si vedono, racchiusi entro alte mura che ne celano la vista all’esterno ma che, una volta riusciti a varcarne la soglia, ci conducono in un’altra dimensione, sospesa tra il fiabesco e la realtà. Alcuni di questi giardini sono delle vere e proprie inedite scoperte, come il Giardino Corsi Annalena, sconosciuto anche a buona parte dei Fiorentini, altri invece sono molto noti ma, poiché sono privati, risulta difficile visitarli. Il Giardino Torrigiani, su via de’ Serragli, è esattamente il giardino cui mi riferisco ora: apre solo su appuntamento per visite guidate oppure approfitta di alcune particolari occasioni, come le giornate dei Cortili e Giardini Aperti indetta dall’Associazione Dimore Storiche Italiane, per spalancare le sue porte al pubblico. Il quale si riversa qui curioso ed entusiasta.

Il bastione di difesa voluto da Cosimo I ricompreso all'interno del Giardino Torrigiani

Il bastione di difesa voluto da Cosimo I ricompreso all’interno del Giardino Torrigiani

Il parco è davvero molto grande, per cui il pubblico viene raccolto in gruppi e accompagnato attraverso visite guidate lungo il percorso. Un percorso che attraversa prati, passa su un ponticino, si inoltra in un bosco dominato da piante secolari, costeggia le mura della città e il bastione di difesa voluto da Cosimo I compreso all’interno della proprietà, ammira, senza potervi salire, il torrino a pianta circolare che ricorda lo stemma della famiglia Torrigiani, e poi ridiscende verso i prati ordinati e le aiuole nel mezzo delle quali sta la statua del giovane Pietro Torrigiani, rappresentato nudo come un giovinetto dalla bellezza ideale, abbracciato al suo maestro Seneca.

giardino torrigiani

Il gruppo scultoreo di Pietro Torrigiani col maestro Seneca, posto al centro delle grandi aiuole al termine del percorso di visita

Il giardino è in effetti pieno di simbologie che rimandano alla filosofia e alla massoneria, cui i Torrigiani erano affiliati (così come l’architetto del giardino, Luigi de Cambray Digny). Il giardino dà l’impressione di essere un mondo a sé, proprio per via dei suoi ampi spazi, dell’alternarsi delle aree a giardino ordinato con il bosco, per i pendii che vi si trovano… quasi 7 ettari di terreno fanno del Giardino Torrigiani uno dei più grandi giardini privati d’Europa all’interno di una città. Esiste fin dal ‘500 come orto botanico, ma ha la sua rinascita proprio nell’800, quando Pietro Torrigiani lo acquisisce, lo amplia e lo affida al Digny e a seguire a Gaetano Baccani, al quale si deve la realizzazione del Torrino. Questo, che oggi non è più praticabile, conservava al suo interno una raccolta di strumenti astronomici, una biblioteca e aveva sulla sommità una terrazza per l’osservazione del cielo. Dal terrazzamento artificiale sulla quale sorge, in effetti, celato dagli alti alberi si intravvede un ampio panorama che spazia fino al Museo della Porcellana di Palazzo Pitti, ricompreso all’interno del Giardino di Boboli che da qui in linea d’aria non dista molto.

Il torrino del Giardino Torrigiani

Il torrino del Giardino Torrigiani

Il giardino è un orto botanico tuttora molto importante che accoglie al suo interno alberi di pregio, rari e secolari, come la sequoia, il cedro del Libano, grandi alberi di querce; inoltre ospita serre, limonaie e tepidari dove oggi vengono tenuti corsi di giardinaggio e di pittura botanica.

Firenze è davvero in grado di regalare ogni giorno qualcosa di più a chi la vuole conoscere fino in fondo, a chi non si accontenta dei soliti percorsi. E un altro piccolo tassello di questo grande e dettagliato puzzle che è Firenze è stato aggiunto alla mia personale conoscenza della città che, dopo ormai 5 anni che vi vivo, ancora non ha smesso di incantarmi.

Archeologia industriale a Firenze: il gazometro fuori Porta San Frediano

Quanto i Fiorentini stessi possono dire di conoscere davvero del tutto la loro Firenze? Ogni tanto mi capita di passare da via dell’Anconella, ad esempio quando vado a cena in zona San Frediano, oppure quando nel corso delle mie passeggiate lungo l’Arno mi allungo oltre la Porta San Frediano. Qui appare alla mia vista una struttura davvero insolita: un cilindro costituito da 16 colonne in lamiera sormontate da un bulbo – o una fiaccola – una struttura che al tempo stesso sembra industriale ed elegante, quasi un’installazione di arte contemporanea. Inoltre si trova all’interno di un piccolo parco pubblico per cui, a chi passa velocemente da questa via di passaggio, la struttura potrebbe apparire come un’immenso gazebo o recinto. Tante volte mi sono chiesta “ma che è ‘sta cosa? Ma che rappresenta?”. E poi la soluzione era la più semplice di tutte, scritta proprio lì, davanti al naso, nei toponimi di via della Fonderia e della chiesa di Santa Maria del Pignone. Sì, perché l’area nella seconda metà dell’800 era occupata dalle fonderie del Pignone. Distretto industriale fiorente, appena all’esterno della cinta muraria della città, cresceva talmente tanto che negli anni ’20 ne fu disposto il trasferimento in un’area lontana dalla città (per l’epoca): in quella che oggi si chiama Firenze Nova, dove infatti ha sede la Nuovo Pignone (GE Oil&Gas).

gazometro firenze

Ma andiamo con ordine. Che cosa c’era qui allora all’inizio del Novecento? Iniziamo col dire che nella seconda metà del Settecento quest’area, posta lungo la riva sinistra dell’Arno, immediatamente all’esterno di Porta San Frediano, cominciò a popolarsi, grazie alla presenza di un piccolo porto fluviale cui attraccavano i “navicelli”. E proprio il pignone in pietra cui venivano attraccati i navicelli avrebbe dato il nome al quartiere. Nel 1842 nacque la Società Anonima Fonderia del Pignone; nel 1856 nell’annessa officina meccanica fu realizzato il primo motore a scoppio. La fabbrica si distinse anche per la produzione di armi, cosa che si rivelò molto utile e redditizia durante la Prima Guerra Mondiale. L’azienda crebbe, tanto che nel 1923 fu necessario trasferire lo stabilimento nella zona di Firenze Nova, dove divenne il Nuovo Pignone. Il complesso industriale fuori San Frediano fu interamente demolito. Fu risparmiato soltanto l’ex-gazometro. Ecco allora cos’è la nostra particolarissima architettura, che a vedersi sembra allo stesso tempo elegante e terribile.

gazometro firenze

Le colonne del gazometro si stagliano minacciose contro il cielo plumbeo

Il gazometro fu installato nel 1846, con lo scopo di immagazzinare e regolare la pressione del gas di città, impiegato per usi domestici, riscaldamento e illuminazione pubblica. La struttura è costituita, nella parte aerea, da 16 colonne in lamiera, i condotti del gas, sormontate da altrettanti bulbi (o fiaccole, dato lo scopo che il gazometro si prefiggeva); nella parte sotterranea vi era un serbatoio che conteneva una vasca d’acqua profonda 9m, mentre a livello del suolo c’è un anello in muratura alto 4m, ancora molto ben visibile. Il gazometro fu utilizzato finché l’avvento del metano non ne decretò l’inutilità quasi da un giorno all’altro. Allora fu lasciato a testimonianza del passato industriale di questo piccolo distretto e attualmente è inglobato in un piccolo parco pubblico (bruttino e mal tenuto, ahimè) accanto ad un circolo ricreativo per anziani.

Il gazometro dell’Ex-Pignone è un monumento di archeologia industriale. Come tale va tutelato perché parte del nostro passato, dunque, a suo modo, del nostro patrimonio culturale. E va conosciuto e riconosciuto. Altrimenti continueremo a passare in via dell’Anconella, a girarci verso sinistra, a guardare con occhio incredulo e stupito, curioso, la struttura circolare davanti ai nostri occhi e però, poi, a proseguire in avanti, come se niente fosse.

gazometro firenze

Ma che cos’è un gazometro, come funziona? Il gazometro è una struttura ideata nel XIX secolo per immagazzinare il gas di città, che serviva sia per l’illuminazione pubblica che per usi domestici. Strutture come queste venivano impiegate anche in ambito industriale nelle acciaierie e infatti il gazometro di Firenze faceva parte del complesso del Pignone. Il gazometro è un contenitore  a pressione costante, non è in grado di ospitare grandi quantità di gas, e non si presta ad un uso come serbatoio per lo stoccaggio a lungo termine di gas, ma alla funzione di regolazione a breve termine tra produzione e consumo e immagazzinamento di gas. Inutile dire che oggi i gazometri non esistono più e laddove sopravvivono sono dei monumenti/documenti di archeologia industriale, proprio come il gazometro di Firenze.

*Fonti: non avrei mai scoperto cosa fosse questo cilindro in lamiera se non mi fosse capitata per le mani l’interessantissima “Guida all’archeologia industriale della Toscana”, di Giuseppe Guanci: un librino prezioso per esplorare il territorio e le città con occhi diversi, volti a guardare anche i dettagli, le piccole cose. Allora scoprirete che anche le vecchie officine e industrie hanno il loro fascino, e che l’archeologia industriale è il ringraziamento più sentito a chi vede in essa un motore di ripartenza delle città.

Santa Reparata, l’antica chiesa di Firenze

La statua di Santa Reparata e la sua reliquia

La statua di Santa Reparata e la sua reliquia

Uno dei simboli di Firenze è senz’altro il suo Duomo, Santa Maria del Fiore, noto in tutto il mondo per la Cupola del Brunelleschi e per il Campanile di Giotto. Davanti al Duomo sorge il Battistero, dedicato a S. Giovanni, patrono della città. Firenze festeggia così il suo patrono il 24 giugno, ma è altresì legata ad un’altra santa, molto meno nota, ma la cui devozione a Firenze è forte da sempre, o almeno dall’8 ottobre del 405 d.C. In quella data, infatti, giorno di Santa Reparata, i Fiorentini affrontarono e sconfissero i barbari guidati da Radagaiso cacciandoli fuori dalle antiche mura. A Santa Reparata fu allora dedicata la prima chiesa di Florentia, che fu costruita presso le mura settentrionali della città, in un’area che fino a poco tempo prima era occupata da insulae e domus, ovvero dai quartieri residenziali della città romana la quale, come tutto il mondo romano del III e poi del IV secolo d.C. stava risentendo di una grossa crisi economica e sociale, cui si aggiungevano le incursioni di popolazioni dall’esterno. Santa Reparata fu la prima chiesa di Firenze, e fu la più importante per molto tempo, essendo eletta a sede vescovile.

E ora? Dov’è finita ora? È molto semplice: è “sotto” Santa Maria del Fiore, ed è aperta al pubblico con un biglietto integrato del Grande Museo del Duomo (lo stesso che permette di salire sulla Cupola del Brunelleschi). A meno che non la visitiate proprio nel giorno di Santa Reparata, l’8 ottobre, e non siate residenti a Firenze. In quel caso, allora, l’ingresso è gratuito. Ed è proprio in occasione di Santa Reparata che l’ho visitata.

L'abside della chiesa di Santa Reparata, ormai cripta di Santa Maria del Fiore

L’abside della chiesa di Santa Reparata, ormai cripta di Santa Maria del Fiore

Dell’antica chiesa, che al momento della costruzione del duomo fu ridotta a cripta, è possibile apprezzare tutta la storia proprio visitando gli scavi al di sotto del pavimento della navata centrale di Santa Maria del Fiore (al quale si arriva dopo un percorso obbligato che dalla navata di sinistra porta fin sotto la cupola del Brunelleschi e da qui torna verso l’ingresso della chiesa): ad ogni gradino che si scende si percorrono a ritroso secoli di storia, fino ad arrivare al più antico suolo, quello sul quale erano erette le case romane  sulle cui rovine fu costruita la primitiva chiesa.

Uno scorcio degli scavi di Santa Reparata, in cui si leggono le diverse fasi edilizie di un quartiere che da residenziale in età romana fece poi posto alla chiesa paleocristiana

Uno scorcio degli scavi di Santa Reparata, in cui si leggono le diverse fasi edilizie di un quartiere che da residenziale in età romana fece poi posto alla chiesa paleocristiana

Non è facile orientarsi tra tutti quei muretti, in pietra o in laterizio, tra i pavimenti a mosaico e quelli in pezzi di marmo di reimpiego, che sembrano tutti buttati là alla rinfusa e che invece sono tasselli che testimoniano tracce della storia dell’edificio nel corso della sua vita. La chiesa ebbe un primitivo impianto nel IV-V secolo d.C., nei primi secoli del Cristianesimo, quindi raggiunse forma più compiuta in età longobarda, e definitiva in età romanica, nell’XI secolo, quando ormai era una chiesa provvista di abside centrale, di due piccole absidi laterali e probabilmente di due torri campanarie. La primissima chiesa, che era costruita direttamente sopra le vecchie strutture romane in disuso, aveva un pregevolissimo pavimento a mosaico policromo su fondo bianco, decorato variamente e con un bel pavone centrale. L’edificio, che sfruttava materiali di reimpiego provenienti dagli edifici dismessi della città romana, fu ingrandito e abbellito nel corso dei secoli: addirittura in età romanica aveva un presbiterio sopraelevato, sul modello della chiesa di San Miniato, cui si accedeva da una scala che si conserva tuttora, fino a quando, nel XIV secolo la chiesa non fu rasata e usata come fondamenta della parte anteriore della grande fabbrica del Duomo di Firenze. Solo la zona dell’abside, quindi dell’altare, fu risparmiata, anche perché in una delle absidi laterali si conservava, e si conserva, la reliquia di Santa Reparata, cui Firenze non ha mai smesso di dimostrare la sua devozione (ancora oggi l’8 ottobre un corteo storico attraversa il centro per entrare in Duomo per la celebrazione religiosa in onore della santa). L’altra abside conserva ancora un bell’affresco di XIV secolo, che rappresenta la resurrezione di Cristo e che, realizzato ancora pochi anni prima della costruzione del Duomo, fu poi tagliato senza pietà per far posto al pavimento della nuova chiesa.

Il mosaico della chiesa di età paleocristiana

Il mosaico della chiesa di età paleocristiana

Non ci si rende bene conto delle dimensioni se non si guarda un piccolo ma efficace plastico e alcune ricostruzioni virtuali proposte lungo il percorso espositivo: la chiesa di Santa Reparata era ben piccola cosa rispetto a Santa Maria del Fiore, le cui fondazioni della facciata tagliano senza pietà gli antichi pavimenti tra cui quello a mosaico di V secolo d.C. Una chiesa ben più grande era destinata a diventare la sede vescovile della città. E risalendo dagli scavi di Santa Reparata, l’immagine delle alte navate sopra le nostre teste vale più di mille parole.

Poi giri l’angolo e ti ritrovi in Piazza del Limbo…

Avrai percorso mille volte il centro di Firenze, eppure in quelle mille volte non ti sei mai fermato ad approfondire i dettagli, i vicoletti che qua e là si aprono, preso come sei dal guardare sempre con ammirazione i soliti posti: il Duomo, Piazza della Signoria, Ponte Vecchio, il Lungarno. Ecco, proprio percorrendo il Lungarno degli Acciaiuoli, scendendo da Ponte Vecchio verso Ponte Santa Trinita, si apre un piccolo piccolissimo vicoletto che rientra nella dedalo di vie, piazzette e viuzze che caratterizza un po’ il centro di Firenze (io tuttora di là d’Arno mi perdo!). E seguiamolo, allora, questo vicoletto, così stretto che ci passa a malapena una persona per volta, e vediamo dove ci porta…

Non so perché, ma l’impressione è grande: che ci fa una chiesina minuscola, in una piazza minuscola, appena dietro il Lungarno e chiusa tra alti palazzi medievali? Come fa a starci? Chi ce l’ha messa? E poi scopri che quella chiesina lì c’è da prima che ci fosse il resto e che solo nei secoli è stata circondata e racchiusa da tutti quegli edifici più alti di lei. Quella chiesina è una delle più antiche di Firenze, la sua storia si fonde con la leggenda. Ed è un piacere apprenderla, anche se è scritta su un vecchio depliant attaccato con lo scotch alle inferriate.

La chiesa dei SS.Apostoli a Firenze

La chiesa dei SS.Apostoli a Firenze

Narra la leggenda, nonché un’antica lapide inserita nella facciata, che la chiesa dei Santi Apostoli (ad essi è dedicata da sempre) fu fondata nell’805 da Carlo Magno alla presenza dei suoi paladini. Naturalmente questa storia, pur ricca di suggestione, non è vera, mentre è vero che questa chiesa, che era già considerata antichissima nell’XI secolo, era stata costruita prima del Mille appena fuori le mura romane della città di Florentia. L’edificio originario era costruito presso un antico cimitero di bambini non battezzati (da cui deriva il nome della Piazza del Limbo, in cui ci troviamo); questo fu sostituito nell’XI secolo dalla chiesa attuale che è un vero gioiello del romanico fiorentino: una basilica a tre navate con abside semicircolare. Le sue forme ispirarono il Brunelleschi per il progetto delle chiese di Santo Spirito e di San Lorenzo: nell’elegante evocazione della classicità che piacque al Brunelleschi e che apprezzava anche il Vasari va visto l’impulso che diede il via al Rinascimento. La facciata è in pietra a vista, così come i fianchi, oggi quasi completamente coperti dagli edifici che vi si addossano; anche l’abside, che invece è a vista in un’altra piazzetta semisconosciuta ai più, e il campanile, di cui ci si accorge solo se si alza lo sguardo e che risale al XVI secolo, sono in pietra non rivestita nè di marmi né di intonaco.

La sua vicinanza all’Arno non le ha giovato molto nel corso dei secoli: ha sopportato infatti diverse alluvioni, l’ultima delle quali, tremenda, nel 1966, ha procurato ingenti danni ai suoi interni e ai suoi arredi, comprese le opere d’arte che la abbellivano. Sulla parete esterna di uno degli edifici che la racchiudono c’è indicato il livello che raggiunse l’acqua quel famigerato 4 novembre, e anche se non è così alto come in piazza S.Croce, dove secondo me è allucinante, comunque fa impressione lo stesso: praticamente della chiesa emergeva poco più del tetto.

Non crediate che la storia della Chiesa dei SS. Apostoli si esaurisca qui: perché ad essa è legata una tradizione importantissima della Pasqua fiorentina: qui infatti sono custodite le scaglie di pietra focaia che la tradizione vuole provenienti dal Santo Sepolcro di Gerusalemme, donate da Goffredo di Buglione nel 1096 a Pazzino de’ Pazzi durante la Prima Crociata. Cos’hanno di importante queste pietre e cos’hanno a che vedere con la Pasqua? Semplice: con esse la mattina di Pasqua viene acceso il “fuoco sacro” che viene portato in processione da qui fino al Duomo e che serve per l’accensione della Colombina, dando il via allo Scoppio del Carro!

Una volta appresa la storia della chiesa, non si può non restare affascinati da questo cantuccio seminascosto nel cuore di Firenze: poco più in là si aprono le vie della moda, Piazza Santa Trinita con via Tornabuoni si raggiungono in un attimo da qui percorrendo Borgo SS. Apostoli, una via torta racchiusa tra alti edifici medievali che affaccia su Piazza del Limbo, mentre nella direzione opposta si raggiunge l’Olivo che ricorda la strage dei Gergofili e quindi il piazzale degli Uffizi.

Se anzi salite da Piazza Santa Trinita lungo Borgo SS.Apostoli, la piazzetta vi si apre sulla destra: e questa chiesina, piccina, più in basso rispetto a dove siete voi (perché nel corso dei secoli il piano stradale della città si è alzato, mentre la chiesa è rimasta al suo livello di origine), con il sagrato abbellito da piccoli alberini verdi, senza il clamore e la confusione dei turisti che si accalcano nei luoghi più famosi, fa venir voglia di fermarsi, di scendere qui davanti e fare una sosta. Se poi avete l’animo predisposto, potreste trovare in questo piccolo angolo di Firenze pure un certo non so che di romantico. Certo, se siete con la compagnia giusta… 😉

Firenze è lilla. A Giardino Bardini

Firenze ha un cuore viola. Oppure lilla, a seconda che parliamo della Fiorentina oppure di quel meraviglioso pergolato che attraversa il Giardino Bardini creando uno scenario davvero unico al mondo: un lungo viale coperto da piante di glicine che in questa stagione sbocciano e inondano ogni cosa con le loro infiorescenze lilla: una galleria di colore e di magica atmosfera.

Mentre cammini lì sotto ti rendi conto di quanto sia bello, ti fermi a guardare il panorama su Firenze, che da qui è splendido per due motivi: innanzitutto perché siamo molto più vicini rispetto all’altro grande punto panoramico sulla città da Oltrarno, ovvero Piazzale Michelangelo; e poi perché poter vedere il duomo incorniciato tra i fiori del glicine è senz’altro una bella occasione per i nostri occhi di apprezzare la bellezza. Ma ciò che vi fa bloccare il cuore è quando, arrivati in cima a questo pergolato in salita, vi voltate per guardare indietro la strada percorsa sin lì: e lo spettacolo è davvero magico, sembra di stare in un luogo fatato! Non ci credete? Guardate per credere:

Il pergolato di glicini del Giardino Bardini

Il pergolato di glicini del Giardino Bardini

Giardino Bardini è aperto tutto l’anno, e tutto l’anno offre la possibilità di godere del panorama di Firenze da una prospettiva più bassa e più ravvicinata rispetto a Piazzale Michelangelo, come dicevo prima. A nostro parere la vista è anzi più bella da qui che dal Piazzale, anche se da lassù si può contemplare praticamente tutta la città, mentre da qui il campo visivo è senz’altro più limitato. Ma parliamoci chiaro: per cosa è meraviglioso il panorama di Firenze? Esatto, per il duomo e per Palazzo Vecchio, principalmente. E questi due simboli del Rinascimento si possono apprezzare in tutto il loro splendore dal Giardino Bardini.

La vista su Firenze incorniciata dai glicini in fiore a Giardino Bardini

La vista su Firenze incorniciata dai glicini in fiore a Giardino Bardini

Il Giardino Bardini è un giardino all’Italiana addossato alla collina del Belvedere. E’ possibile usufruire di un percorso integrato che da qui porta al Giardino di Boboli: i due giardini sono infatti collegati. Boboli è senz’altro più grande e più noto al grande pubblico. Ma il giardino Bardini è una chicchina per intenditori, per amanti del bello, per gente che non si accontenta delle solite tratte turistiche, ma che vuole conoscere più a fondo la città. I Fiorentini stessi possono venire qui a godersi il fresco e il verde, nonché il panorama sulla loro amata città, ogni volta che possono: l’ingresso per loro è gratuito, così com’è gratuito a Boboli, del resto.

E’ un luogo piacevole tutto l’anno, tuttavia è in questo periodo, proprio grazie al pergolato di glicini, che va goduto, attraversato, assaporato. E se amate i fiori, sappiate che il Giardino Bardini, insieme al Giardino delle Rose e al Giardino degli Iris, che in questo periodo danno il meglio di sé, è perfetto da inserire in un itinerario floreale nella città del Giglio…