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Fotografare in viaggio: smartphone o fotocamera?

Il fotografo, Steve McCurry, Humanity

Fotografare è un’azione imprescindibile per ciascuno di noi. Fissare l’immagine, le immagini, di ciò che vediamo , è diventato in certi casi quasi più importante che vedere le cose stesse. Me ne rendo conto a lavoro in museo, quando osservo sconsolata schiere di bambini che passano e scattano foto agli oggetti quasi a caso, senza guardarli con gli occhi. E gli adulti non sono da meno. È paradossale, lo so, ma in certi casi abusiamo della fotografia. Eppure non è stato sempre così.

Nel mondo del blogging, del quale faccio parte da tanti anni, la fotografia gioca un ruolo fondamentale. Puoi essere anche il miglior narratore e descrittore di paradisi naturali e culturali, ma senza immagini, nel mondo fluido e dinamico del web 2.0 nessuno ti leggerà. L’abbiamo imparato a nostre spese in anni di esperienza, e siamo giunti tutti alla conclusione che i testi sono importanti, sì, ma il corredo fotografico è essenziale. Esistono proprio dei photoblog di viaggio, che sono la sintesi perfetta di questa strada. Per tutti gli altri invece il post è l’esatto equilibrio tra media, quindi immagini o video, e testo. Ci sono alcuni, ahimè, che a scapito della grammatica, orrore, privilegiano le immagini, pubblicando testi vuoti e sintatticamente scorretti. Non potete capire la desolazione quando mi imbatto in uno di essi.

Ma non voglio criticare i blogger che non sanno scrivere in italiano corretto. Ci pensa la rete, ovvero i lettori, che non sono stupidi, a decidere le loro sorti. Io invece volevo parlare di fotografia applicata ai viaggi. Anni fa pubblicai tre post dedicati alla fotografia di paesaggio, basandomi su una guida della National Geographic (che non è proprio una sprovveduta) che mi ero procurata e che continua ad essere per me fonte di ispirazione. Li ripropongo qui, perché possono sempre essere utili:

National Geographic, Guida completa alla fotografia di paesaggio

Come si fotografa un paesaggio 1

Come si fotografa un paesaggio 2

la mirrorless, lo smartphone, la bussola che fa sempre comodo e… scova il saggio intruso!

Fotografare non è importante solo per i blogger, ma naturalmente per tutti. Tutti noi amiamo le foto ricordo, che siano cartoline dei luoghi che visitiamo, o che siano foto di gruppo o selfie (parola nuova per indicare una pratica decisamente vecchia). Ed è interessante ripercorrere le varie tappe del percorso che ci ha portato fino ad oggi. Parlo qui di fotografi amatoriali, non di professionisti, naturalmente, i quali non hanno certo bisogno di questo post per capire qual è il mezzo fotografico che più si confa alle loro esigenze. Voglio raccontare, piuttosto, la mia esperienza da amatrice, da persona che, non sapendo disegnare, può solo usare le parole, e le fotografie, per descrivere ciò che vede.

C’era una volta…

In principio era il dagherrotipo. Scherzo, senza andare troppo indietro nel tempo, e andare a parlare di foto al collodio e camera oscura, mi basterà citare alcuni autori fondamentali della fotografia del Novecento: Lewis Hine, fotografo impegnato nel sociale nella New York degli anni ’20, Robert Capa, reporter  di guerra durante la Seconda Guerra Mondiale, Robert Doisneau, che raccontò Parigi attraverso il suo obiettivo, autore del celebre Bacio a suggello della fine della Seconda Guerra Mondiale, nonché autore di alcune tra le più celeberrime foto di tutti i tempi, e ancora Steve McCurry, fotografo del National Geographic, che ha raccontato l’uomo nel mondo e la Regione Umbria con il progetto Sensational Umbria, e Sebastião Salgado, che nei suoi reportages ha cercato il rapporto dell’uomo con la natura, un rapporto spesso interrotto, spesso sovrastato, ma tante volte armonico. Sono autori di reportage, artisti nel loro campo. Le loro tecniche e i loro trucchi non sempre sono svelati e spesso i loro dietro-le-quinte ci possono deludere (tante foto di guerra di Robert Capa sono messe in posa, per esempio, così come il famoso Bacio di Doisneau, che è ricreato ad arte, o gli scatti di McCurry): ma il fotografo è un artista che vede un’immagine anche dentro la sua testa, e cerca così di riproporla, capace di aspettare ore che la situazione si presenti da sola, oppure chiedendo di ricrearla a comparse trovate sul posto.

E dopo cotanti personaggi, veniamo a me.

Quando feci l’interrail, un mese attraverso l’Europa, nell’ormai lontano 2003, avevo a disposizione una macchinetta fotografica col rullino. In quel viaggio, che pure durò tanto e toccò varie capitali europee e luoghi incredibili, scattai soltanto 3 rullini. All’epoca ogni singola foto aveva un valore, e soprattutto non c’era la possibilità di verificare subito se fosse venuta bene o no. Io personalmente avevo l’incubo di cambiare il rotolino perché temevo di bruciarlo…

Una pagina del mio diario cartaceo dell’interrail del 2003 (non esistevano ancora i blog!) ad Amsterdam: una delle foto è mezza bruciata perché era l’ultima del rullino! (PS: io sono quella con la maglietta rossa)

Breve storia della recentissima fotografia 

Flatiron

Il Flatiron Building, foto scattata con fotocamera nikon compatta

In questi anni sono cambiate tantissime cose in campo fotografico. Innanzitutto sono arrivate le fotocamere digitali, che hanno permesso di vedere in tempo reale la qualità di ogni singolo scatto ed hanno aumentato a dismisura le possibilità di fare foto perché, non dovendo svilupparle, e quindi pagare, potenzialmente se ne possono scattare e immagazzinare centinaia. Sono iniziate così quelle serate tediosissime in cui ci si piazzava davanti ad un pc e mentre il viaggiatore di turno illustrava una per una ogni singola foto, gli altri accanto uno dopo l’altro sbadigliavano, andavano e venivano dal bagno, simulavano un malore o la telefonata della prozia d’America. Il migliore fu un amico che all’ennesima foto lungo la Fifth Avenue disse “Bene, ora unn’importa anda’ più a New York: la s’è già bell’e vista tutta!

Il passaggio successivo è stato l’approdo della fotocamera sul telefonino, che nel frattempo diventava smartphone: una fotocamera che modello dopo modello è diventata talmente competitiva da poter sostituire tranquillamente le fotocamere digitali, per lo meno quelle compattine da fotoamatori. L’avvento della fotocamera sullo smartphone è andato di pari passo con una sempre maggiore immersione nei social, al punto che è diventato fondamentale (per molti anche un lavoro) condividere le immagini in tempo reale. Ecco che allora lo smartphone è diventato il mezzo più usato da blogger e social media addicted per condividere immagini all’istante: vedi un tramonto? Devi condividerlo subito, non domattina! Sei a un evento? Devi documentarlo subito, non puoi aspettare. La necessità della velocità è stata ed è una validissima alleata degli smartphone in campo fotografico.

Galleria Sciarra a Roma. Foto scattata con Canon Eos M10 e ritoccata con app snapseed

Ma le fotocamere potevano accettare di farsi mettere da parte? Assolutamente no!

In principio fu la Samsung, già stimata casa produttrice di smartphone, la concorrente più acerrima degli I-phone, a lanciare sul mercato la Samsung Galaxy Camera, che consentiva di scattare foto e di pubblicarle direttamente sui social se collegata a rete wifi. La provai, ormai anni fa, nel corso di un instameet per le strade di Firenze.

Poi le altre case si sono adeguate e così sia Canon che Nikon, che altre case produttrici, hanno cominciato a produrre le loro fotocamere in modo da poter condividere gli scatti sui social. Come? Creando esse stesse un campowi-fi al quale collegare il proprio smartphone. Attraverso l’app della fotocamera installata sullo smartphone è possibile scaricare le foto, eventualmente sistemarle con le app di fotoritocco, e pubblicarle subito sui social. Non è meraviglioso? ❤

In tutto questo i fotografi, quelli veri, continuano ad usare le fotocamere reflex, professionali, e ad usare gli obiettivi che ritengono più opportuni per i loro scatti: grandangolo, macro, 18-55 e chi più ne ha più ne metta. Ogni fotografo ha la sua cifra stilistica e il suo progetto da perseguire. I reportages dei fotografi professionisti sono una cosa che un blogger che scatta in funzione di ciò che pubblicherà si può solo sognare. Soprattutto, i fotografi professionisti non hanno l’ansia da pubblicazione-sui-social-immantinente. Va detto che, in alcuni campi, molti blogger sono diventati dei veri professionisti della fotografia: nel mondo dei foodblog, per esempio, saper scattare ottime foto è fondamentale (Alice, per esempio, ci riesce piuttosto bene). Accanto alle reflex, ultimamente, si sta imponendo un nuovo modello di fotocamera, un anello di congiunzione, se vogliamo, tra la compatta e la reflex: è la mirrorless. Ne parlo tra poco.

La mia esperienza

Negli anni ho cambiato spesso il dispositivo con cui fare fotografie nel corso dei miei viaggi e condividerle qui sul blog e sui social. I primi anni usavo una fotocamera compatta, senza troppe pretese (lo ammetto: non sono una grande appassionata di tecnica fotografica, per quanto mi piacciano le belle fotografie); poi, quando la fotocamera del mio smartphone ha superato la qualità della mia ormai vetusta compattina, sono passata allo smartphone: il viaggio nella Spagna del Sud del 2016 l’ho documentato solo con lo smartphone, e devo ammettere che se da un lato mi è dispiaciuto non poter usare nulla di più sofisticato, dall’altro devo dire che non ho niente da rimproverare alla qualità delle mie foto.

Eppure, dovevo fare il salto…

Palazzo Vecchio, appartamenti di Eleonora da Toledo, soffitto con Penelope che tesse. Foto scattata con canon Eos M10 non ritoccata

L’estate scorsa ho colto al volo l’occasione offerta dagli Instagramers di Firenze di provare gratuitamente una fotocamera Canon all’interno di Palazzo Vecchio. Allora ho voluto provare qualcosa di più di una semplice compattina, ma non impegnativa come una reflex (per la quale nutro un timore reverenziale e che non sarei capace a usare). Così mi è stata proposta una mirrorless: la Canon Eos M10. Mirrorless è ogni fotocamera priva di mirino e, quindi, di specchio. Ciò che si fotografa appare nello schermo (che può essere touchscreen) e non viene mediato dal mirino che contraddistingue le reflex. Diciamo pure che il modo per capire, ad impronta, se qualcuno ha una reflex o una mirrorless sta nel notare se ha il mirino oppure no. (in questo interessante post si spiega cos’ha di buono la mirrorless e perché non ha niente da invidiare alle reflex)

A Palazzo Vecchio mi divertii un sacco, scattai foto di una bellezza, di una morbidezza, di una lucentezza che con lo smartphone mi sognavo. In più avevo notato, da qualche tempo, che i blogger ormai usano tutti o quasi una fotocamera seria, possibilmente reflex, comunque qualcosa di più del semplice telefono: i blogger puntano ad una migliore qualità delle foto, altro che immediatezza della condivisione in tempo reale.

Una rosa con lo sfondo di Firenze, Giardino delle rose di Firenze. Foto scattata con Canon EosM10, non ritoccata

Alla fine mi sono convinta anch’io. Ho deciso che avrei comprato proprio quel modello di mirrorless dotato di wi-fi che avevo provato a Palazzo Vecchio. Pochissimi mesi fa ho fatto l’acquisto, e sono soddisfattissima. Continuo a scattare foto con lo smartphone, per carità. Ma la bellezza delle luci e dei colori della mirrorless è impareggiabile. Inoltre, grazie al wi-fi e alla possibilità di passare sullo smartphone le fotografie per poterle condividere, io ritocco, quella che più, quella che meno, alcune delle foto prima della condivisione: uso l’app Snapseed, che è davvero notevole per le modifiche che consente di fare. Snapseed è per me il corrispettivo di photoshop per pc. Ritoccare le foto non è un delitto, praticamente tutti i fotografi lo fanno, mentirebbe chi vi dicesse il contrario. Dunque anch’io nel mio piccolo ritocco, e reinterpreto, le mie fotografie.

Questa è la mia storia: nell’ultimo periodo sono passata dalla fotografia selvaggia con lo smartphone a quella con la fotocamera mirrorless. In questo momento mi ritengo molto soddisfatta della mia evoluzione. I risultati li potete constatare voi stessi, nelle fotografie che pubblico qui a corredo dei post e sulla pagina facebook di Maraina in viaggio.

Ma adesso voglio sapere il vostro parere: come documentate i vostri viaggi? smartphone, mirrorless, compattina o reflex?

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