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Lungo la costa Jonica calabrese: Roseto Capo Spulico

La costa Jonica calabrese è caratterizzata da tanti piccoli borghi medievali sorti nell’interno, sulle alture dell’immediato entroterra, appena alle spalle del mare quel tanto che bastava per difendersi da attacchi pirateschi, mentre sulla costa in tempi decisamente moderni si è sviluppata una serie di centri sul mare, una serie ininterrotta di spiagge, stabilimenti, case e hotel e cittadine create in funzione della villeggiatura estiva. Chi va al mare sulla costa Jonica calabrese resta così sedotto dalle acque, dalle spiagge e dalla vita notturna. Ma se un giorno decide di prendere l’auto e inoltrarsi nell’entroterra può rimanere favorevolmente sorpreso.

Roseto Capo Spulico è uno dei borghi nell’interno che vale la pena di visitare.

Veramente una delle sue attrazioni, almeno per belle foto ricordo, è il castello in riva al mare. Di epoca normanna, fu poi ricostruito da Federico II di Svevia. Noto come Castrum Petrae Roseti, oggi è di proprietà privata, ed ospita un ristorante. Visto dalla spiaggia è davvero il castello delle fiabe. In acqua, qua davanti, c’è un piccolo faraglione a forma di incudine, o di fungo, a seconda della fantasia. E la mia fervida fantasia si inventa già storie di principesse recluse e di principi sfortunati trasformati in roccia…

Torniamo alla realtà. Roseto Capo Spulico, Castrum Roseti come recita il suo nome antico, è nota per le ciliegie e l’olio, produzioni locali delle quali va fiera. Il paese si trova ben in alto rispetto alla linea di costa. Dal borgo la vista panoramica spazia su km e km di mare e spiagge. Laggiù in basso il castello di Federico II è poco più che una macchiolina che si distingue dalla distesa blu delle acque.

La costa jonica vista dal paese di Roseto Capo Spulico

Scarpe da sposa dei primi del ‘900, al museo etnografico di Roseto Capo Spulico

Lì per lì Roseto Capo Spulico lascia interdetti: qualche edificio decadente, qualcuno abbandonato, come il Palazzo Mazzario col suo bel portale, molti edifici in pietra ben restaurati, molti ancora abitati. Ecco, Roseto è un paese vivo, vissuto dai suoi abitanti che stanno seduti sulla porta di casa o che giocano a carte in mezzo alle vinelle, le stradine di paese, e scherzano con i forestieri. Tra tutti i personaggi che si possono incontrare, il più particolare è senz’altro il signor Leonardo che cura con amore e passione il museo etnografico ospitato in alcuni locali del palazzo comunale il quale, a sua volta, è un castello, il Castrum Roseti, fatto costruire da Roberto il Guiscardo alla fine dell’XI secolo.

Il sig. Leonardo ci racconta vita morte e miracoli della collezione che ha raccolto e che è un mix di testimonianze della cultura materiale locale e insieme italiana: sembra più una camera delle meraviglie che un museo; nel primo ambiente si mostra la vita contadina di un tempo, nella seconda l’arredamento di una casa e la vita familiare, quindi alcuni mestieri antichi, come il calzolaio e il barbiere, e via così di seguito: sala dopo sala ci accompagna nel “suo” museo etnografico.

Il tramonto sorprende Roseto Capo Spulico da dietro le montagne. Una tenue luce rosata avvolge le ultime case del borgo, antiche, in pietra, colora l’ampia vallata mentre sul mare inizia a farsi strada la luna. Nel borgo si iniziano ad accendere le luci della sera: la porta medievale si illumina, così le stradine e le palazzine antiche. I due ristoranti del borgo si riempiono. Il caos della costa, del traffico delle auto è lontano. Qui siamo davvero in un’altra dimensione.

Il tramonto cala su Roseto Capo Spulico

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Dal Pollino alla Sila: due borghi della montagna calabrese

Il borgo di Morano Calabro visto dal castello

La montagna calabrese accoglie piccoli borghi che sono veri e propri gioielli di storia e di tradizione. Erroneamente ho detto montagna calabrese: il Pollino e la Sila sono due catene montuose ben distinte e con caratteristiche totalmente differenti: montagne alte e aguzze il Pollino, un grande altopiano la Sila.

Il Pollino si incontra tra la Basilicata e le porte della Calabria. Le sue cime superano i 2000 m; è sede di un parco nazionale. Le sue cime sono innevate per gran parte dell’anno; ospita tantissimi boschi mentre alle pendici pascolano greggi di mucche e pecore: l’attività pastorizia in queste terre è ancora molto praticata, tant’è che Campotenese, qui in zona, è rinomata per la sua produzione di mozzarelle.

Lungo l’autostrada che ridiscende la punta dello Stivale incontriamo, nel Massiccio del Pollino, l’uscita di Morano Calabro. È questo il primo borgo che andiamo a visitare.

Morano Calabro

Un borgo medievale abbarbicato alla sua altura, dominata da un castello. Morano Calabro ha da sempre vocazione di controllo del territorio lungo percorsi di valico battuti da sempre, fin dai tempi dei Romani e forse prima ancora. Il castello avrebbe addirittura origini romane, ma è in epoca normanno-sveva che assume una certa importanza, proprio per la sua posizione: il perché si capisce affacciandosi dal castello: il panorama corre a 360° sul territorio per km e km, lo sguardo spazia sulle montagne del Pollino e sulla vallata ai nostri piedi.

Il castello di Morano Calabro

Il castello si conserva in buona parte, anche se ne ha passate tante, come si suol dire: ampliato nel XIII secolo, il periodo angioino, poi ingrandito ancora tra il 1515 e il 1546 nel periodo aragonese, quando aveva pianta rettangolare e sei torri cilindriche; nel 1806 il castello fu bombardato dai Francesi, ma i maggiori danni li fecero i proprietari che nel corso dell’800 lo spoliarono in alcune parti.

Oggi il castello è stato recuperato, soprattutto da quando nel 2003 Morano è entrato a far parte dei Borghi più belli d’Italia, e ospita eventi e manifestazioni culturali. Parte del borgo è stata trasformata in albergo diffuso e museo naturalistico. Il museo in particolare, molto didattico, adatto alle scolaresche, racconta la fauna, la flora, la mineralogia, il territorio, con una sezione dedicata agli insetti e una dedicata agli uccelli. Nel borgo alcune case sono state riattate ad appartamenti arredati in stile. Tutto ciò è opera de Il Nibbio, che gestisce tutto, per favorire la conoscenza e la crescita di questa fetta di territorio montano calabrese.

San Giovanni in Fiore

L’Arco normanno a San Giovanni in Fiore

Se Morano Calabro è un centro che nella storia rivestì un ruolo politico e militare, tutt’altra vicenda è quella di San Giovanni in Fiore, la cui esistenza è invece intimamente legata alla Chiesa.

San Giovanni in Fiore sorge nel cuore della Sila, lungo la Superstrada che collega la Calabria da parte a parte, da Paola sul Tirreno a Crotone sullo Ionio. Si trova praticamente nel mezzo, e oggi è raggiungibile piuttosto agevolmente. Ma nel Medioevo queste terre erano impervie e pressoché disabitate. Proprio in queste terre, però, l’eremita e teologo Gioacchino da Fiore costituì un’abbazia, che crebbe in importanza tanto quanto il santo che lo costituì: Gioacchino da Fiore viene infatti ricordato da Dante nel Paradiso, perché grande era stata la sua rilevanza nella Chiesa medievale. La costituzione dell’Abbazia, che risale al 1215, è un modo per consentire il popolamento di queste terre. Infatti intorno ad essa sorge il borgo medievale, e San Giovanni in Fiore diventerà da qui in avanti l’abitato più grande e fiorente della Sila.

uno sguardo medievale

L’abbazia, romanica, è piuttosto spoglia. Soltanto l’altare maggiore, dorato e barocco, è una concessione alle decorazioni, così come i sedili del coro retrostante, scolpiti nel legno a profilo di grifone. Per il resto, invece, c’è solo nuda pietra intorno a noi, fin nella cripta sottostante. L’abbazia affaccia su una piccolissima piazzetta; la chiesa sembra piccola, ma in realtà il complesso abbaziale è piuttosto grande. Gli si può girare intorno e, sul retro, troviamo il museo della Sila, un museo etnografico che racconta l’artigianato, la vita di montagna, l’allevamento e le attività tradizionali delle gente di questa montagna calabrese. Nel resto del borgo invece si annidano gli artigiani: orafi, ceramisti, produttori di tappeti e di scialli.

Passeggiando per il borgo si incontra ancora qualche traccia viva del passato medievale: l’Arco Normanno e la piccola testa di pietra che è lì, fissa, da quasi mille anni, a controllare chiunque passi di qui. Uno sguardo che sembra vuoto. Ma invece è prepotentemente espressivo.

L’ingresso della chiesa romanica di San Giovanni in Fiore

 

Due borghi per due montagne, due storie totalmente differenti. Morano Calabro e San Giovanni in Fiore non hanno poi così tanti punti in comune: l’uno è un borgo che sorge intorno ad un castello; l’altro sorge intorno ad un monastero. Sono i due volti diversi del popolamento dell’età medievale. Morano si abbarbica alla sua montagna, San Giovanni in Fiore si dispone con grazia accanto al monastero su un pianoro per nulla scosceso. San Giovanni in Fiore fa parte dell’Itinerario dello Spirito, che attraversa la Sila sulle tracce dei santi: Gioacchino da Fiore, per l’appunto, e San Francesco di Paola, arrivando a lambire Cosenza.

Il bello dei borghi antichi è proprio questo: ognuno ha la sua particolarissima storia, il suo personalissimo bagaglio di racconti e di monumenti. È bello scoprirli, abbandonarsi alla curiosità. Impariamo così nuove storie e anche un piccolo paese, niente più che un puntino sulla mappa geografica, diventa un luogo magico capace di incantarci.