Archivio tag | 10 cose da sapere liguria

10 cose da sapere sulla Liguria (e sui Liguri) prima di partire

Caro viaggiatore, che hai deciso di trascorrere in Liguria le tue ferie estive, questo post è dedicato a te: da buona ligure di nascita, migrata altrove, ma sempre col cuore laggiù, voglio darti alcune dritte che ti saranno utili nel tuo soggiorno in Liguria.

In questo post ti spiego le dieci cose da sapere sulla Liguria (e sui Liguri) prima di partire.

Attenzione! Questo è un post semiserio! Dunque, se lo leggerai spero di strapparti un sorriso, così come spero di strappare un sorriso anche ai Liguri che leggeranno (e che anzi, invito nei commenti fin da ora a contribuire per ampliare l’elenco delle cose da sapere).

Pronto? Si parte! Destinazione Liguria!

1 Non ci sono solo le Cinque Terre

Da buona ligure expat mi è capitato spesso: quando dico che sono originaria della Liguria la risposta è “Ah, sì, certo! Le Cinque Terre! Meravigliose!” Alché la mia risposta è “ehm, ecco, io… mai stata alle Cinque Terre“.

Intendiamoci subito: le Cinque Terre sono un lembo di terra piccolissimo. Bellissimo, ma piccolissimo. Non sono TUTTA LA LIGURIA! La Liguria è una regione variegatissima, ha un Levante, un Ponente e una Genova nel mezzo che fa da chiave di volta dell’arco ligure. Le Cinque Terre, poi, d’estate sono sovraffollate: e la bellezza dei loro borghi, dei loro itinerari a piedi tra sentieri selvaggi e panorami mozzafiato, dei loro vigneti a picco sul mare viene abbrutita dalla presenza ingombrante di troppe persone. Il consiglio? Visita le Cinque Terre in primavera, o all’inizio dell’autunno: ti godrai le passeggiate senza morire di caldo e avrai il mare, il cielo, la terra e le pietre tutte per te. Ah, non pensare di arrivarci in macchina. Semplicemente, non puoi.

cinque terre

Cinque Terre all’imbrunire (ph. pixabay)

2 Il falso (ma non troppo) mito dell’ospitalità ligure

Soprattutto negli anni passati si era diffuso il mito del Ligure inospitale, quello che se vai al suo ristorante è lui che fa un piacere a te nel portarti da mangiare e non viceversa. E anzi, vedi di sbrigarti e di non essere troppo pretenzioso, che qui non si può perdere tempo dietro a te. Questa nomea noi liguri l’abbiamo perché siamo persone un po’ chiuse e magari un po’ seriose sulle prime. C’è una parodia su youtube che a me fa schiantare dalle risate, perché raccoglie esattamente gli stereotipi sull’accoglienza ligure. Effettivamente il paragone tra un ristoratore ligure e Dracula non è proprio edificante, no?

Ma ti assicuro, le cose sono cambiate. Ti assicuro anche che 10 anni fa ad Albenga ho subìto un trattamento simile a quello del video. Ma ormai le cose sono decisamente diverse e nella stessa Albenga oggi succede che in una piccola osteria l’oste si sieda a tavola coi commensali, beva il vino con loro, chiacchieri mettendo in collegamento un tavolo con l’altro e per il caffé vada a farselo fare nel bar lì vicino (successo anche questo, parola mia!). I tempi son cambiati, signora mia. Menomale, aggiungo.

3 Il vero pesto è con patate e fagiolini

Già che col video precedente eravamo al ristorante, tanto vale che ti svelo la vera ricetta del pesto ligure. Sì, lo so, ti levo la sorpresa e mi odierai per questo. Ma voglio che tu sia preparato. Siediti. Il vero pesto ligure ti arriva completo di patate e fagiolini. Non solamente il pesto di basilico, pinoli e aglio, ma l’aggiunta di patate e fagiolini bolliti.

L’olio è uno degli ingredienti del pesto. Credits: promimperia.it

Nasce infatti come piatto unico e anche abbastanza povero, ma sostanzioso, e con i prodotti che il territorio dava in abbondanza: il basilico, che a Pra, frazione di Genova, è una cultivar particolarissima a foglie piccole piccole (e che è il vero basilico da pesto DOP), i pinoli del pino marittimo, che oggi costano l’ira di dio (ma se li sostituisci con le mandorle o con le noci ti sparo a vista), l’aglio (guai se non ce lo metti!) e un mix di pecorino e parmigiano (qui alzo le mani, perché ogni nonna ligure ha la sua ricetta segreta e mai rivelerà l’esatta proporzione degli ingredienti).

Comunque, tornando a noi, se quando ordini il pesto alla genovese non ti portano un piatto completo di pesto, patate e fagiolini, ti autorizzo ad alzarti e ad andartene: stai perdendo il tuo tempo.

4 Tutte le declinazioni dell’intercalare belin

Se hai visto il video precedente, hai individuato sicuramente la parola belin, usata in varie accezioni: come esclamazione, come rafforzativo del discorso o della domanda, come verbo declinato e coniugato a seconda del significato.

Chissà se Cristoforo Colombo diceva Belìn! Ritratto del 1520 da Ridolfo del Ghirlandaio, GALATA Museo del Mare di Genova

Belìn vuol dire c…o. Ma è molto più elegante, raffinato. Usato come intercalare, a mala pena si distingue nella frase (diventa un “blìn” talmente veloce che manco te ne accorgi); usato come rafforzativo è pronunciato per bene e per esteso, quindi non hai dubbi che il tuo interlocutore ligure l’abbia detto. Ma belin può essere utilizzato con tutta una serie di significati. Ad esempio se senti esclamare “Uh belin!” puoi star certo che accanto a te si sta verificando qualcosa di eccezionale! Ma se invece, en passant, senti qualcuno che dice a un altro “me ne battu u belin“, ciò significa che il qualcuno in questione se ne frega di ciò che sta succedendo; l’espressione è addirittura più forte se diventa “me ne battu u belin in sci scheuggi“: me ne batto il belino sugli scogli (come se fosse un polpo): hai capito a che livelli siamo?

Belin viene coniugato in una serie di verbi: desbelinati! per esempio, vuol dire sbrigati! oppure datti una mossa (anche in senso figurato); mi sono imbelinato vuol dire invece che ho inciampato. Poi c’è l’aggettivo degli aggettivi: abelinato, che vuol dire, senza troppi giri di parole, cretino.

5 Ad un genovese non toccare….

genova vicoli

Uno scorcio dei vicoli di Genova

Ci sono delle cose che non devi toccare a un genovese (oltre al pesto): i vicoli, De André, la colazione a base di focaccia (fügassa) e capuccino, Cristoforo Colombo e la sua casa e la Lanterna.

Vicoli: sono i famosi carrugi, che a Genova costituiscono il cuore pulsante della città medievale e più autentica (anche se in parte oggi un po’ snaturata, ma pur sempre affascinante): palazzi antichi dai portali anche molto belli, vicoli stretti, odore di vissuto, gente che vive davvero, botteghe ormai in mano a quelli che noi chiamiamo extracomunitari ma che nei porti, come Genova, come Napoli, come qualunque porto del Mediterraneo, hanno sempre costituito la vera popolazione: genti di etnie diverse, di lingue diverse, di usanze e religioni diverse, che però convivono e commerciano. E vivono sotto lo stesso cielo.

Chi ha cantato la bellezza di quest’umanità è stato Fabrizio De André. Non toccate Faber a un Genovese: non vi dirà neanche belìn, se ne andrà proprio nell’altra direzione. Ed è giusto che sia così. Il poeta cantore di Genova, della sua vita autentica, delle sue strade e delle sue persone è la figura ancora in assoluto più amata. E non potrebbe essere diversamente.

La casa di Cristoforo Colombo a Genova. Credits: irolli.it

La colazione a base di fügassa e cappuccino o caffè a molti fa storcere il naso, ma ai genovesi no. Anzi, è l’unica colazione possibile. Che sono ‘sti cornetti e ‘ste brioches? Vuoi mettere la certezza e la fragranza di una sleppa (fetta) di focaccia appena sfornata, unta e incandescente, da pucciare nel cappuccino?

Torniamo ai miti. Cristoforo Colombo è nato a Genova. Punto. C’è pure la Casa di Colombo, ai piedi di Porta Soprana. Quindi basta con ‘sta storia che Cristoforo Colombo non era di Genova. Al MuMA, Galata Museo del Mare (di cui ho parlato qui) è esposto un documento firmato da Cristoforo Colombo in cui si parla di case e di beni di famiglia a Genova. Genova, è chiaro? Anche Barcellona e Siviglia, oltre a Genova, se lo contendono, come ho scritto qui. MA Cristoforo Colombo l’è zeneise. Punto.

La Lanterna. Oh, le cose vanno chiamate col loro nome. Non è un faro, è la Lanterna. Caratterizza il panorama da km di distanza, dal Porto antico, dall’alto di Palazzo Rosso, dalla terrazza panoramica di Castelletto. Guai a chiamarlo “Faro”: ho visto amicizie tra Genovesi e furesti rompersi proprio per questa leggerezza linguistica.

6) I Genovesi e il diritto di mugugno

Si dice che un tempo, quando Genova era ancora Repubblica ed era ancora Superba, ad un certo punto i marinai di Camogli furono messi di fronte a una scelta: aumento di salario, senza possibilità di lamentarsi degli ordini imposti dall’alto, oppure stipendio basso, ma diritto di mugugno. E secondo voi cos’avranno scelto i marinai di Camogli? Esatto, meglio la libertà di poter mugugnare, belin!

Cos’è il mugugno? È la lamentela continua, il rimbrotto a mezza voce che suona quasi come una cantilena. Così il ligure sembra di cattivo umore. In realtà il diritto di mugugno ce l’abbiamo talmente dentro che lo esercitiamo talvolta senza neanche rendercene conto. Ma è catartico, già nel momento stesso in cui ci lamentiamo stiamo esorcizzando il malessere che abbiamo dentro. Io lo trovo meraviglioso.

panorama Genova

La superba vista su “La Superba”. Là in fondo si erge la Lanterna, il faro di Genova.

7 Il Ligure braccino corto, ma anche no

La fama dei liguri è quella di essere tirchi. Loro invece ti diranno che non sono tirchi, ma parsimoniosi. La storia, o meglio l’archeologia, insegna che in realtà i Liguri sanno fare piuttosto bene i conti: non sono truffatori, ma risparmiatori! Dovete sapere, infatti, che lungo il corso di tutto il basso medioevo, siccome i mattoni venivano venduti a numero, i fabbricanti di mattoni giocavano su misure sempre lievemente differenti, per cui venivano venduti tot numero di mattoni, ma lievemente più piccoli. Per costruire la solita casa, quindi, servivano a quel punto più mattoni. Se da una parte c’erano i fabbricanti di mattoni più svegli, dall’altra c’erano i costruttori genovesi più risparmiatori che avevano subodorato la fregatura e quindi chiedevano alle autorità di intervenire. All’Archivio di Stato di Genova queste storie sono ben documentate. In archeologia si parla di mensiocronologia, ovvero di misurazione, nel tempo, dei mattoni, per calcolare e rendersi conto di queste variazioni. Questo è solo un esempio, peraltro storicamente ineccepibile, della parsimonia di materia prima da una parte, e di denaro sonante dall’altra: tutto concorre a raccontare al mondo intero della taccagneria dei Liguri.

Sottoripa, Genova

Genova. Sottoripa vista dal Porto Antico

In realtà, i Genovesi, e quindi i Liguri non sono tirchi, ma sono risparmatori: il Banco di San Giorgio, il cui bel palazzo affrescato sta oggi tra Sottoripa, il Porto Antico e la Sopraelevata, a Genova, è la Banca più antica del mondo, classe 1497.

8 Liguria, terra di poeti

chiese di Liguria

“Oh chiese di Liguria, come navi disposte ad essere varate”

Alle elementari ho imparato una poesia di Vincenzo Cardarelli. Nei suoi versi, uno dopo l’altro, chi è ligure non può non riconoscere alcuni flash della propria terra. “È gigante l’ulivo” dice uno dei versi, e non è possibile non immaginare un olivo su una fascia, il tipico terrazzamento ligure; “O chiese di Liguria, come navi disposte ad essere varate” e non può non venire in mente Cervo, con la sua chiesa dei Corallini, o anche il Duomo di Porto Maurizio al Parasio, Imperia, che così bene domina la costa e sembra davvero una nave pronta a calare in mare.

Cardarelli non è il solo poeta ad aver cantato la Liguria. Eugenio Montale nella prima metà del Novecento con i suoi Ossi di Seppia non fa che parlare della sua terra. Cosa dire di “Meriggiare pallido e assorto presso un rovente muro d’orto” alla fine della quale ci parla di quei muri che in cima hanno “cocci aguzzi di bottiglia“? Li abbiamo davanti ai nostri occhi, nei giardini che cintano i borghi liguri.

Nel Ponente Ligure abbiamo Angiolo Silvio Novaro, poeta forse poco noto fuori dalla Liguria, ma che nei suoi versi ha cantato la sua terra con un amore che può solo destare commozione.

Ma a proposito di poeti, in Liguria abbiamo il Golfo dei Poeti: da Porto Venere a Lerici. Un tratto di costa che più che poetico è pittorico, una meraviglia da vedere e da ammirare.

9 Liguria da leggere

I poeti li abbiamo visti, ma per cogliere la Liguria si possono leggere parecchi libri, magari sotto l’ombrellone.

romanzi liguria

Uno dei romanzi gialli editi da Fratelli Frilli Editore

Intanto consiglio tutta la linea dei romanzi gialli pubblicati da Fratelli Frilli Editore: da Ponente a Levante raccontano la Liguria attraverso tante storie gialle, oppure noir, ambientate tra vicoli, caruggi, spiagge ed entroterra. Chi conosce i luoghi giocherà a riconoscere le ambientazioni,  chi non li conosce, leggerà delle storie leggere e si farà affascinare dai luoghi.

Il Mare in Salita di Rosella Postorino (Contromano, Laterza) è un bel racconto, intimo, ma non troppo, della Liguria di Ponente. Anzi no, è una descrizione. Ma una descrizione personale, in cui molti si riconosceranno.

Se ti piace il romanzo storico, Il Guaritore di Maiali di Lorenzo Beccati è un noir ambientato in una Genova medievale, tra i suoi vicoli e i suoi odori acri (e i suoi mattoni di dimensioni sempre ridotte, se hai letto sopra). Il protagonista tutto sembra fuorché un personaggio limpido, ma saprà conquistare la tua fiducia.

Il Dottor Antonio di Giovanni Ruffini è un grande classico della letteratura risorgimentale e/o romantica: racconta la storia d’amore impossibile e proprio per questo romantica tra una giovane lady inglese e un irrequieto medico di Bordighera. La storia è decisamente triste, ma le sensazioni che lascia sono notevoli.

quasi giallo

Quasi giallo, di Enrico Gianichedda

Il sentiero dei nidi di ragno è un altro grande classico, di Italo Calvino, ambientato in Liguria durante la Resistenza nella Seconda Guerra Mondiale. Romanzo fino a un certo punto, è ambientato nell’entroterra di Sanremo che davvero fu teatro di notevoli scontri della Resistenza con Tedeschi e Fascisti.

Non la nomina mai, troppo intento a parlare di metodo archeologico per dire in quale città si trova, però Quasi giallo” dell’archeologo (ligure, manco a dirlo) Enrico Giannichedda si ambienta proprio a Genova, nella facoltà di Lettere (dove ho studiato pure io), nei vicoli e fino ad Albaro, il quartiere residenziale signorile: ne ho scritto una recensione qui.

(Poi ci sono i miei, di racconti, ambientati in una Liguria sempre evocata e mai nominata. Però non li ho pubblicati come si deve, se non in qualche antologia qua e là, quindi non li puoi ancora leggere)

10 Dai monti si vede il mare e altre meraviglie paesaggistiche

Cosa ti colpirà di più della Liguria? Il paesaggio: montagne da cui si vede il mare, colline coltivate a oliveti e fasce, i tipici terrazzamenti in pietra a secco fatti per guadagnare terra dai pendii scoscesi. Le strade che portano nell’entroterra sono strette e curve, tornanti che si adattano alle curve di livello delle montagne e che qua e là attraversano i torrenti impetuosi d’inverno, quasi prosciugati d’estate, che feriscono la terra per arrivare fino al mare.

No, non è mai stata una terra semplice, la Liguria: una sola piccola pianura, la Piana d’Albenga, e poi colline e alture che scendono fino al mare, coste frastagliate, terra arida, torrenti in piena d’inverno e secchi d’estate… eppure è una terra accogliente da sempre, dai tempi dei paleolitici abitanti delle Grotte di Toirano, dei Balzi Rossi (Ventimiglia) e di Finale Ligure, dai tempi dei Liguri che vivevano sui cucuzzoli a controllo del territorio contro quei Romani che poi addirittura tracciarono una strada consolare (la via Julia Augusta che oggi fino a Ventimiglia si chiama Aurelia) e costruirono città in quelle strette strisce di terra pianeggianti lungo la costa. Poi è arrivata Genova, la Superba, che si è aperta sul mare, col suo porto e le sue navi, mentre lungo la costa e nell’entroterra sorgevano campanili e intorno ad essi villaggi in pietra, con i loro caruggi, gli edifici alti e stretti, il castello qualche volta, mentre lungo i sentieri di mezza costa, sorgevano piccole pievi il cui campanile segnalava il territorio e scandiva le ore nella notte oscura.

fichi d’india e mare. Non è Sicilia, ma Liguria

La Liguria è una terra antica, e creativa allo stesso tempo. Tradizionale, ma aperta al nuovo, riservata, ma in grado di riservare grandi sorprese a chi saprà avere la pazienza di scoprirla, passo dopo passo.

Queste sono le 10 cose da sapere prima di andare in vacanza in Liguria. Cosa? Volevi info pratiche? Ok, te ne do subito una: quando condividerai su instagram le foto della tua vacanza in Liguria usa l’hashtag #emozionidiLiguria e gli altri tag che ho indicato in questo post. E buone vacanze!

Annunci