Dubai

Dubai. Diario di un week-end da Mille e una Notte

S U M M E R - 2 0 1 9

 

4/02/2012

Sul tappeto volante, tra souq e torri del vento

È forse il week-end più freddo dell’anno in Italia e in Europa, quando partiamo – ieri, venerdì 3 febbraio – da Firenze, con scalo a Monaco di Baviera (dove la temperatura, ci dicono, è di -11°C), alla volta di Dubai, dove ci accoglierà un clima senz’altro più mite.

Atterriamo all’aeroporto Sheik-Al-Maktoum alle 6.15 di una bella giornata di sole, e non potrebbe essere altrimenti, dato che le statistiche dicono che a Dubai piove pochissimi giorni l’anno! Sbrighiamo brevemente le pratiche aeroportuali, innanzitutto perché abbiamo con noi solo uno zaino che funge da bagaglio a mano, e poi perché per il visto è sufficiente presentare il passaporto: per gli Italiani e per una lista di altri stati è questo l’iter, mentre altri (ma sul sito ufficiale del governo di Dubai c’è l’elenco completo) hanno pratiche più elaborate da sbrigare.DownTown Dubai

Per tuffarci in Dubai ci lanciamo alla scoperta della nuovissima metropolitana: aperta dal 2009 (ma la seconda linea è stata inaugurata solo a settembre 2011) attraversa tutta la città, che non sembra ma è immensa, ed ha stazioni belle, ampie, luminose, pulite.

La prima parte della nostra giornata è dedicata alla scoperta della Dubai tradizionale. Per questo arriviamo con la metro alla fermata di Al-Gubaiba, che è un porticciolo lungo la riva sinistra del Creek che attraversa la città, nel quartiere di Bastakija. Usciti dalla metro si percorre il lungofiume, al quale sono attraccati gli abra, i taxi fluviali che collegano i vari approdi lungo le due rive, e i dho, grandi barche tradizionali riadattate per crociere lungo il creek o come ristoranti per cene al chiaro di luna. Gli abra invece sono barchette più piccole, fatte per trasbordare una decina di persone per volta. Non sono provvisti di sedili, ma hanno un unico pancale sul quale i passeggeri stanno seduti. Non è sicuramente confortevole, ma è il modo più veloce per raggiungere l’altra riva del creek, e soprattutto è quello più usato dalla popolazione locale, che invece snobba la metropolitana che, volendo, consente lo stesso servizio.

Percorriamo dunque il lungofiume cui sono ormeggiati gli abra, poi la strada piega naturalmente e si inoltra nel souq di Bastakija, che a quest’ora, sono le 8.00, è ancora chiuso. In effetti per strada non c’è nessuno, solo un po’ più avanti scorgiamo gruppetti di uomini che si recano a pregare nella vicina moschea. Il souq così vuoto è surreale, soprattutto se si pensa che tra un paio d’ore sarà un brulicare di gente, di compratori che vendono la loro merce, di possibili avventori, non necessariamente turisti, e di merci coloratissime. Questo è infatti, scopriremo più tardi, il souq delle stoffe. Per ora ci accontentiamo di osservarne l’architettura: il souq è una via piuttosto stretta, coperta da un tetto di legno a doppio spiovente e illuminato da grandi lampade, sul quale si affacciano una accanto all’altra le botteghe, ciascuna con la sua insegna scritta sia in arabo che in inglese.

Attraversiamo tutto il souq, torniamo sul lungofiume e finalmente arriviamo all’ingresso vero e proprio di Bastakija, definito Architectural Heritage. Il quartiere è in effetti il più antico di Dubai, per quanto possa essere antico un abitato che risale alla metà dell’800. Ma se pensiamo alla modernità che traspare da ogni grattacielo qui intorno, siamo senza dubbio nel cuore storico dell’Emirato, per lo meno nell’unico rimasto e preservato dai cambiamenti continui avvenuti nella città dagli anni ’60 in avanti.

torre del vento dubai

una delle tradizionali torri del vento di Dubai

In realtà ciò che vediamo qui è quasi completamente ricostruito, poco è rimasto del quartiere storico originale, giusto il Fort Rashid che ospita il Dubai Museum e che si trova poco più in là. Ma che sia originale o ricostruito, ciò che importa è la volontà di trasmettere il ricordo di com’erano le abitazioni: in pietra, intonacate del colore della sabbia del deserto e caratterizzate dalle particolarissime torri del vento, torri quadrate, aperte, con dei pali di legno incastrati all’interno, progettate per creare una sorta di ricircolo di aria, un antenato dell’aria condizionata, per refrigerare gli ambienti nelle calde estati in quest’area a Sud del Golfo Persico (e non faccio fatica a crederlo: siamo a febbraio, sono le 8.30 del mattino e ci sono già 20° almeno…). Il quartiere è molto carino, ordinato, pulito, non c’è un’anima, solo io e Lorenzo che passeggiamo con la testa per aria a guardare le torri del vento o i portali di alcuni ingressi agli edifici. Qui sono ospitati alcuni dei più quotati ristoranti e Guest House della città (ovviamente se guardiamo ai prezzi abbordabili: altrimenti sono ben altri i nomi degli hotel più noti di Dubai…), che offrono ai propri clienti un’oasi di pace lontano dal traffico cittadino delle grandi arterie di comunicazione.

bastakija

Una visita al Dubai Museum

Appena fuori da quest’oasi dove il tempo s’è fermato c’è il Fort Rashid che ospita il Dubai Museum. Al suo interno, attraverso una serie di ricostruzioni a grandezza naturale e di diorami, ci viene illustrata la cultura e la società di Dubai: nato come villaggio di pescatori e di pescatori di perle, viene proposta la vita nei souq, in casa, sulla spiaggia, nei campi, in modo da mostrare la società tradizionale nell’Emirato. Alcuni di questi gesti, come la vendita delle spezie o dell’oro nei souq, o le lezioni a scuola, sono ancora ben radicate nella quotidianità degli abitanti di Dubai, che ci vengono mostrati nel loro abito tradizionale: bianco lungo con il tipico copricapo bianco per gli uomini; nero, col velo che avvolge il volto e una sorta di maschera (per proteggere dal vento e dalla sabbia) per le donne. Gli abitanti di Dubai tuttora vestono così, magari con alcune varianti che riguardano per gli uomini il colore della veste, che può anche essere beige, e per le donne alcune variazioni sul tema del velo nero, che può coprire tutto il viso, ma è a discrezione della singola donna, mentre solo poche indossano la maschera tradizionale.

dubai museum

una ricostruzione delle attività tradizionali degli abitanti di Dubai al Dubai Museum

All’interno del Museo una sezione è dedicata all’archeologia, che solo negli ultimi anni ha visto uno sviluppo, dovuto ai grandi lavori di edilizia che hanno interessato tutta l’area di Jumeirah. Quella che ora è la parte “in” della città, ospitava già nel VII-VIII secolo d.C. una città fortificata di cultura Omayade, lungo la via carovaniera tra l’Oman e l’Iraq: un caravanserraglio, insomma, una stazione di sosta per le carovane in marcia. La visita si rivela piacevole, l’esposizione è semplice ed efficace, riesce a presentare un quadro della cultura di Dubai, quella che si trova oltre, o sotto, i grattacieli.

Quando usciamo dal Dubai Museum sono ormai le 9 passate, quindi il souq di Bastakiah è ormai aperto. Le vie cominciano a riempirsi di gente, principalmente del posto, caratterizzata dal canonico abbigliamento, e le botteghe, ormai aperte mostrano la loro mercanzia: è il souq delle stoffe, direi, data l’alta concentrazione di tessuti varopinti, colorati, più o meno impreziositi da borchiette, brillantini e quant’altro possa servire per arricchire un panno colorato. Pashmine e veli, ma non solo, anche scarpe esageratamente belle, di cui mi innamoro all’istante. Ed è fatta: il primo acquisto in un souq di Dubai avviene qui. Non sono sicura di essere abile nella nobile arte, tutta araba, del mercanteggiare, ma c’è da dire che i prezzi non sono poi così alti, visti a confronto con la nostra moneta, quindi non insisto più di tanto, e acquisto un paio di ciabattine meravigliose, che non vedo l’ora di poter indossare in Italia, quando la stagione lo consentirà.

dubai

I taxi fluviali lungo il fiume

Immergersi nei souq

È il momento di attraversare il Creek per andare sulla riva opposta, dove si trovano il souq delle spezie e il souq dell’oro, parti del più grande complesso del Grand Souq “Deira”. Non prendiamo l’abra, però, preferiamo prendere la metropolitana. Qui, complice la nostra guida che dà una localizzazione errata del souq dell’oro (la guida è Dumont, sappiatelo!) facciamo fatica a trovare il souq, tanto che ci infiliamo in quello che poi si rivela essere poco più di un bazar, convinti che sia il souq delle spezie. Ma continuiamo a cercare e finalmente lo troviamo (è anche abbastanza facile da individuare, per la verità, sgrunt!): il Grand Souq “Deira” ci dà il benvenuto, ormai in fremente attività: i negozianti ci invitano chi ad annusare spezie, chi ad accarezzare stoffe, chi ad acquistare caffettiere… il souq è una dedalo di viuzze che si incrociano, una più stretta dell’altra, per cui fa presto a formarsi confusione. Attraversiamo anche il souq delle spezie, la cui fama è giustificata: le botteghe espongono in sacchi fuori dalla porta la loro mercanzia, in modo che le donne o gli acquirenti possano attingere a piene mani tra cumino, cardamomo, zafferano dell’Iran, pepe, limone essiccato e quant’altro possa passare sotto il nome di spezie. Profumi intensi da Mille e una Notte: questo è esattamente il profumo che si ha in mente quando si pensa all’Arabia, che incanta e stordisce, che non si dimentica. È quasi ipnotico, e non si fa fatica a crederlo. Acquistare il tè più speziato della penisola arabica è d’obbligo, così come le spezie degli Emirati. Troppo tardi mi pento di non aver preso anche lo zafferano dell’Iran che, detto tra noi, quando mi ricapiterà di poter trovare?

souq delle spezie, Deira

Il souq delle spezie

E ora la parte più difficile: trovare il souq dell’oro, che non dev’essere lontano. Dopo un po’ di peregrinazioni di qua e di là finalmente lo individuiamo: ormai è tarda mattinata, e i turisti arrivano a frotte per vedere le vetrine delle botteghe orafe che si affastellano qui. Il Souq dell’Oro è un po’ più ampio degli altri, ma è brulicante di gente, per la maggior parte turisti, ora, che vengono avvicinati in continuazione da improbabili venditori di Rolex e di borse Gucci. Ma le vetrine di gioielli sono una gioia per gli occhi: tutto questo giallo, a fiumi, lavorato in monili esagerati per il gusto e per il lusso cui siamo abituati lascia letteralmente a bocca aperta! Pettorali sono, e  non collane, quelli che fanno bella mostra di sé in esposizione, mentre i bracciali così spessi sono quelli che immaginiamo indossati dalle odalische delle fantasie arabeggianti… i miei occhi riluccicano come quelli della gazza ladra… quale meraviglia, sembra di sentire suonare il tintinnio di scaglie d’argento che abbelliscono l’abito di una danzatrice di danza del ventre… basta, la smetto con la fantasia farcita di luoghi comuni. Piuttosto usciamo di qui e torniamo alla metro, per recarci in hotel. Anche perché il prezzo dell’oro è uguale al nostro e non c’è molto margine per mercanteggiare. Sono quasi le 14, ora del check-in, e lo zaino in spalla comincia a pesare parecchio.

gold souq deira

il souq dell’oro

Andiamo in hotel, Avenue Hotel, un 4 stelle lungo Al-Rigga Road, scelto per la sua vicinanza all’aeroporto, strategica per lunedì mattina, quando dovremo partire all’alba. Ci concediamo una mezz’oretta di riposo, dato che non abbiamo dormito durante il volo questa notte, poi ripartiamo per i nostri giri, abbandonando la Dubai tradizionale e buttandoci in quella nota al mondo intero, la Dubai dei grandi grattacieli e degli immensi centri commerciali.

Dalla tradizione alla modernità più sfrenata…

Prendiamo la metro che attraversa tutta la città a Ovest del Creek: alla nostra destra, a Nord, dunque, Jumeirah con le sue spiagge e i grattacieli (ma siamo piuttosto lontani da Jumeirah Road: le distanze sono decisamente dilatate in questa città), alla nostra sinistra, dunque a Sud, verso l’interno, è un susseguirsi dei grattacieli più importanti per la vita economica dell’Emirato. Le stazioni della Metropolitana parlano chiaro: passiamo davanti al Financial Centre, al World Trade Centre, alle due torri gemelle degli Emirates Towers e finalmente arriviamo alla nostra meta: Dubai Mall-Burj Khalifa.

L’uno è il centro commerciale più grande del mondo, l’altro è il grattacielo più alto del mondo, con i suoi 828 m di altezza. Due edifici da guinness dei primati l’uno accanto all’altro. Ci buttiamo subito in esplorazione. Il Dubai Mall è immenso, che ve lo dico a fare? Tre piani di boutiques di lusso, da Gucci a Jimmy Choo a Manolo Blanhik a Piaget a Cartier, a Bloomingdale, tre piani di negozi più a buon mercato, come Zara o Benetton, tre piani tra negozi di scarpe, di elettronica, di caramelle, di gioielli, di cioccolatini, ristorantini. C’è una pista di pattinaggio, una cascata finta da cui si tuffano omini robotici a volo d’angelo, un acquario immenso con tanto di squali, di mante e di sub tutti insieme appassionatamente. E, ben nascosto, c’è l’ingresso per il Burj Khalifa (ma noi ancora non lo sappiamo). Usciamo all’esterno, dove la terrazza dà su una laguna d’acqua cristallina che la sera si anima con gli spettacoli delle fontane luminose. Da qui giriamo intorno al Burj Khalifa, perché cerchiamo l’ingresso: troviamo però l’ingresso all’Armani Hotel, dal quale veniamo elegantemente ma perentoriamente allontanati (perché? Forse non abbiamo l’aspetto di due potenziali ospiti dell’hotel?;-) ). Cerchiamo l’ingresso perché dobbiamo salire al 124° piano del grattacielo più alto del mondo per poter spaziare con lo sguardo su tutta Dubai. Lo troviamo, finalmente, dopo molto peregrinare: è dal piano interrato del Dubai Mall, accanto alla Food Court. Ci facciamo convertire la prenotazione in biglietto, quasi fuori tempo massimo (sono le 16.33 per l’ingresso alle 16.30), ma la signorina all’ingresso ci blocca: la nostra prenotazione è per domani! Nooo! Incredibile! Un errore da pivelli! Una distrazione madornale! Non è da noi sbagliare in modo così grossolano! Lorenzo non si capacita, lui sempre così maniacale nell’organizzazione dei viaggi! Impariamo la lezione: le cose vanno ricontrollate non una ma 100 volte. Non è successo nulla di grave, per carità, ma abbiamo perso quel paio d’ore che avremmo magari potuto impiegare utilmente in altro modo, visto che domani ci tocca tornare.

E vabbé, anche i migliori sbagliano, torneremo domani.

downtown dubai

Downtown Dubai

Il cambio di programma in corso d’opera ci reindirizza allora verso un altro centro commerciale da record: il Mall of the Emirates. La sua caratteristica principale, ciò che lo rende unico al mondo, è la famosa, famosissima pista da sci ricostruita al suo interno, con tanto di neve vera, impianto di risalita a skilift e seggiovia, pista per lo slittino e rifugio. Un versante alpino ricostruito in tutto il suo splendore, in scala quasi 1:1 per proporzioni, e assolutamente partecipato da un folto pubblico di curiosi, di bambini, di adulti che vogliono sciare sulla pista più assurda del mondo, ai quali viene fornito tutto l’abbigliamento necessario: tuta da sci, doposci e eventualmente scarponi, sci e racchette.

Ski Dubai

L’impianto di sci del Mall of the Emirates

Passiamo al Mall of the Emirates il resto del pomeriggio, e qui ceniamo, in un ristorantino libanese molto carino e frequentato da arabi – il che per quanto mi riguarda è una garanzia – dove mangiamo  una bella composizione di kebab alla modica cifra di 90 dirham, il che equivale a 9 euro a testa, non male per una cena a base di carne!

mall of the emirates

Il Dubai Mall

Dubai Shopping Festival

Ritornando in metropolitana veniamo sorpresi dai brevissimi, purtroppo, fuochi d’artificio lungo il Creek. Quando arriviamo alla fermata di Union, il punto più vicino da cui vederli, sono già finiti. Del resto durano appena 10 minuti, ma verranno riproposti anche domani, nell’ambito delle manifestazioni per lo Shopping Festival. Già, perché a Dubai tra gennaio e febbraio si svolge il festival dello shopping: laddove nel resto del mondo si fanno semplicemente i saldi, qui i saldi vengono accompagnati da musica, spettacoli, fuochi d’artificio, e chi più ne ha più ne metta. Addirittura ci sono le luminarie! Se noi abbiamo quelle natalizie a forma di stella piuttosto che di pallina di albero di Natale, loro hanno le luci a forma di shopping bag! Ognuno ha quello che si merita…

dubai shopping festival

Il manifesto del Dubai Shopping Festival

Il Festival dello Shopping viene pubblicizzato particolarmente in Occidente. I saldi che si fanno a Dubai vengono cantati al mondo intero; in realtà la vera notizia è il fatto che sia un periodo di festa, più che gli sconti in sé. I prezzi delle boutiques espressione della moda occidentale, infatti, non sono poi diversi da quelli che si trovano da noi: un sandalo Jimmy Choo, per esempio, costa comunque 3250 dirham, che corrispondono a 660 euro circa, sicché… Quello dei saldi d’occasione a Dubai è un falso mito. Diciamo che non dev’essere la scusa che ci spinge a correre a Dubai, ecco…

Decidiamo di percorrere a piedi il tratto lungo Al-Rigga Road che ci separa dall’hotel. La notte è giovane e piena di vita, tra luna park, mall aperti fino a tardi e sovraffollati, ristorantini e locali pieni di avventori, gente per strada. Ci imbattiamo anche in un mercatino che vende roba da mangiare, frutta e succhi, ma anche abbigliamento, borse e gioielli. Questo mercatino è veramente frequentato solo da gente del posto e turisti arabi. Siamo i soli europei nel raggio di km, perché questo evento, collaterale certo allo Shopping Festival, non è segnalato sui percorsi turistici canonici. Io sono molto contenta invece di questa scoperta del tutto casuale, tanto che compro una borsetta che è un perfetto mix tra l’arabeggiante e il kitch, semplicemente adorabile!

Torniamo in hotel e finalmente, tra morbidi cuscini e sogni da mille e una notte sprofondiamo in un meritato sonno ristoratore, mentre in qualche remoto angolo della mia mente torna in mente un ritornello, da una canzone del cartone animato Aladdin, niente meno: “Le notti d’Oriente, fra le spezie e i bazar, son calde lo sai, più calde che mai, ti potranno incantar; le notti d’Oriente, con la luna nel blu, non farti abbagliar, potresti bruciar di passione anche tu”.

5/02/2012

“Open minds, open doors”: Grand Mosque Jumeirah

Alle 6.00 circa il canto del muezzin ci sveglia e ci culla. Ripiombiamo subito dopo nel sonno, al punto che non sentiamo la sveglia alle 7.30. Quando ci svegliamo, un’ora dopo, non ci resta che prendere l’unica soluzione tra le tante che avevamo ipotizzato ieri sera per come raggiungere la Grand Mosque e poi il Burj-al Arab e le altre mete della giornata: alla reception ci facciamo fare i biglietti per il Big Bus Tour Dubai, autobus che funziona sul modello dei SightSeen che si trovano anche nelle città europee, quelli che fanno fare il tour dei principali monumenti e attrazioni del luogo. Qui, come sperimenteremo, questo mezzo è a dir poco fondamentale, e anche se costa 230 (?) Dirham, li vale fino all’ultimo centesimo. Usciti dall’hotel prendiamo però, per fare prima, visto che rischiamo di arrivare in ritardo per la visita, un taxi che ci accompagni alla Grand Mosque Jumeirah, poi da qui proseguiremo col Big Bus Tour.

Grand Mosque Jumeirah

La Grand Mosque a Jumeirah

La Grand Mosque, nel quartiere di Jumeirah, è l’unica moschea di Dubai aperta al pubblico dei visitatori non mussulmani. Nell’ambito del progetto “Open minds, open doors”, Dubai presenta ai turisti non mussulmani la religione islamica, il credo, la pratica religiosa, la preghiera. A farci la visita guidata è una donna, avvolta nel suo abito tradizionale e nel velo nero. Ci spiega i 5 pilastri dell’Islam (la professione di fede, la preghiera, la carità, il ramadan, il pellegrinaggio alla Mecca), ci spiega come funziona il rito (l’uomo si deve detergere per purificarsi prima di entrare a pregare; la donna ha spazi separati), ci mostra la preghiera (un uomo prega davanti a noi, mentre alcuni dei visitatori con un’evidente scarsa sensibilità lo fotografano), risponde alle domande di chi è curioso di saperne di più. Noi donne dobbiamo entrare con la testa velata; tutti togliamo le scarpe. Il rispetto del luogo in cui siamo è la prima cosa, naturalmente. La moschea è una costruzione recente, della fine degli anni ’70, ma è ugualmente bella e rispecchia l’architettura tradizionale delle moschee, in questo simile a tutte le altre moschee che ci capita di vedere a Dubai.

grand mosque jumeirah

La Grand Mosque – interno

Luxury Dubai

Finita la visita cerchiamo, e troviamo, la fermata del Big Bus Tour. Questo passa davanti alla spiaggia di Dubai, la famosa Jumeirah Beach; passa accanto al Burj-al Arab, l’hotel a forma di vela, uno tra gli hotel più famosi del mondo, non fosse altro che perché quando fu costruito entrò subito nel Guinness dei primati per essere l’hotel più alto del mondo con i suoi 322 m di altezza e per essere uno dei pochissimi hotel 7 stelle del pianeta; passa accanto al vicino hotel a forma di onda, il Jumeirah, famoso per aver ricostruito sui fondali della sua spiaggia privata una barriera corallina;  passa accanto al Madinat Jumeirah. Qui io e Lorenzo scendiamo.

Il Madinat Jumeirah è un centro commerciale, né più né meno, costruito però a imitazione di una cittadina araba, con tanto di edifici con torri del vento che ricordano quelle di Bastjakia e souq su cui si aprono negozi e botteghe più o meno tradizionali. Certo non è un mall come gli altri visti finora, ma è un posto decisamente originale, scarsamente frequentato, che dà l’idea del luogo di pace, aiutato in questo anche dal corso d’acqua (artificiale) che gli corre intorno e che trasforma l’esterno in un elegante giardino sul cui sfondo si staglia l’inconfondibile silhouette a vela del Burj Al Arab: sfondo perfetto per ogni foto ricordo che si rispetti.

Burj Al Arab

Madinat Jumeirah

Il Burj Al Arab da qui è vicino, per cui andiamo a piedi fin dove ci è concesso: l’accesso è consentito infatti solo agli ospiti dell’hotel, e casomai a chi prende il taxi apposta per arrivarvi sotto. È a 100 m da noi, questo capolavoro dell’architettura contemporanea, simbolo allo stesso tempo di lusso e di genio architettonico, invidiato e chiacchierato nel resto del mondo. È a vedere ostentazioni di questo tipo che ci chiediamo perché, da cosa derivi il bisogno di creare qualcosa di talmente esagerato da essere inarrivabile alla maggior parte dei comuni mortali, a cosa serva questa ostentazione di ricchezza, che è insieme di ego, questo bisogno di far parlare di sé. Perché ogni cosa qui a Dubai è stata e sarà costruita con il placet dell’emiro Sheikh Mohammed Bin Rashid Al Maktoum, uomo visionario, dall’ego smisurato (ma non è detto che debba essere necessariamente un difetto) che ha deciso di investire nella creazione di un mito, quello di Dubai, invece di mettere sotto il materasso i proventi derivanti dal petrolio. Un uomo dalle risorse illimitate, sia di denaro che di terre, che ha saputo sfruttare entrambe: questo è l’emiro di Dubai, e ciò che vediamo intorno a noi non è altro che l’ostentazione del risultato cui la combinazione di queste due risorse può portare, unitamente ad una mente aperta e ricettiva di tutto ciò che può essere sfida, eccesso, fantasia trasformabile in realtà.

Burj Al Arab Dubai

Burj-al-Arab

Riprendiamo il Big Bus Tour e veniamo portati proprio in uno di questi luoghi dove eccesso e genio architettonico/ingegneristico si incontrano: Palm Jumeirah, il famoso arcipelago artificiale a forma di palma in cima al quale si trova l’Hotel Atlantis, un altro dei vanti dell’Emirato.

Atlantis Hotel Dubai

Atlantis Hotel 

Attraversiamo in autobus tutto il tronco della palma. Prendiamo poi un sottopasso che ci porta accanto all’hotel Atlantis. Qui scendiamo, anche se in realtà non possiamo né entrare in hotel né andare al Parc Adventure all’interno del complesso. Ci accontentiamo così semplicemente di affacciarci sul Golfo Persico, braccio di mare così intessuto di storia – anche recente – da essere indotti a guardarlo con deferenza e rispetto.

Burj Al Arab

Burj-al-Arab

Sul tetto del mondo

Riprendiamo il bus, che ora abbandona la “palma”, torna sulla terraferma ed entra nell’interno, per raggiungere il Mall of the Emirates. La strada che percorre ora attraversa agglomerati di grattacieli, come Internet Dubai, il quartiere dove hanno sede la Microsoft e l’IBM, tanto per dirne due, ora attraversa aree di cantiere, in questa infinita città/periferia/città lunga chilometri e chilometri. Non scendiamo al Mall of the Emirates, ci facciamo portare al Dubai Mall da dove, oggi sì, accederemo al Burj Khalifa. Pranziamo, finalmente, alla food court del Mall, in un chioschetto libanese (ormai ci siamo affezionati alla cucina libanese) e in un lampo giunge l’ora dell’ascesa al 124° piano del grattacielo più alto del mondo.

Burj Khalifa Dubai

Burj-Khalifa

Se il grattacielo è da guinness, l’ascensore non è da meno: percorre in 1 minuto i 124 piani, mentre noi, storditi e increduli, osserviamo lo scorrere velocissimo dei numeri sul display. Arrivati in cima con le orecchie tappate, possiamo finalmente sporgerci a guardare il panorama. Tira un vento freddo e fortissimo quassù, che non ci impedisce, comunque, di guardare in basso. Fa impressione. Fa impressione sia perché così in alto non ci siamo mai stati, sia perché ci rendiamo conto che la città sotto di noi non ha forma: si stende piuttosto a macchia di leopardo, qui un agglomerato di grattacieli, lì un cantiere, più in là altri grattacieli, poi aree vuote, quindi ancora quartieri di grattacieli, aree vuote e più in là il deserto. Non sembra esserci un programma urbanistico definito, ecco. Questo è  almeno ciò che si coglie da quassù per quanto è possibile spingersi con lo sguardo; naturalmente non vediamo fino a Deira, che è troppo lontana da qui e che, essendo più “antica” ha una forma compiuta. Qui sotto, con l’eccezione di DownTown Dubai, dove ci troviamo noi, vale la regola dell’indefinito e del non finito, tra gru, aree spianate, scheletri di grattacieli e grattacieli nuovi di zecca. Verso il mare lo sguardo riesce a spaziare fino all’inconfondibile Burj-al Arab e alla palma, di cui si indovina a malapena la forma, data la spessa foschia che annebbia il tutto. Indoviniamo anche, dritta davanti a noi, la presenza di The World, l’arcipelago artificiale a forma di planisfero in cui ogni singola isola corrisponde ad uno stato o parte di esso, un altro esempio di dove può arrivare la fantasia quando incontra finanziamenti illimitati.

Dubai

Downtown Dubai visto dalla cima del Burj Khalifa

Restiamo quassù fino al tramonto sul Golfo Persico, ma il momento in sé è offuscato nel vero senso della parola dalla fitta foschia, tanto che quando il sole va giù non lo vediamo tuffarsi in mare, ma piuttosto sprofondare nella nebbia. Peccato, avrebbe potuto avere il suo fascino. Ci consoliamo pensando che comunque è sempre così. La foschia è una costante da queste parti. E, caro emiro, puoi aver costruito la città più bella del mondo, ma se non riesci a goderti un tramonto ti mancherà sempre qualcosa.

dubai at the sunset

Burj-Khalifa

Quando scendiamo è ormai sera. La piazza antistante il Dubai Mall si fa fitta di gente, e il perché lo scopriamo subito: alle 18, poi alle 18.30 e via di seguito si anima uno spettacolo meraviglioso di fontane che lanciano i loro fiotti d’acqua a tempo di musica. Spettacolo insieme commovente e opulento, mentre cala la notte sul Burj Khalifa e su DownTown Dubai.

burj khalifa

Burj-Khalifa

Cena da Mille e una notte

Un ultimo giro di shopping nel Dubai Mall, poi ci muoviamo alla volta di Bastakija. Concludiamo il nostro week-end a Dubai laddove l’avevamo iniziato. Il motivo è semplice: vogliamo vedere i fuochi d’artificio sul Creek e vogliamo cenare nel prestigioso ristorante Bastakiah Nights subito all’interno dell’Architectural Heritage. Usciamo dalla metro e percorriamo, come ieri mattina, il souq che ora comincia lentamente, ma inesorabilmente, a chiudere i battenti. I fuochi sono brevi ma intensi. Un folto pubblico si raccoglie per guardarli, molti salgono su un abra per avvicinarsi il più possibile. Finito lo spettacolo pirotecnico si va a cena, e qui, nella magica atmosfera da Mille e una Notte, concludiamo degnamente il nostro week-end davvero troppo breve ma molto ricco. Dall’antipasto, se così lo si può chiamare, al dolce, fino al tè alla menta, la cena è un tripudio di sapori, a partire dal succo di limone e menta, dalle salse di yogurt, di melanzana, all’hummus, per passare al kebab, di pollo o d’agnello, accompagnato da riso alla melograna, infine ai dolcetti a base di marmellata di datteri, vere delizie per il palato. Spendiamo parecchio questa sera (il menù secco, senza acqua né tè costa 168 Dirham a testa) ma si vive una volta sola, accidenti! E quando ci ricapita un’occasione così?

Bastakiah Nights

cena araba

Soddisfatti e satolli, anzi decisamente pieni, ce ne torniamo in hotel. Si conclude qui il nostro viaggio da Mille e una notte.

mint tea

e per finire… té alla menta

6/02/12

Lungo la via del ritorno

È il canto del muezzin, e non la nostra sveglia, a darci il buongiorno esattamente all’ora da noi scelta per alzarci in vista dell’aereo. Lasciamo l’hotel, prendiamo la metro che dopo due fermate ci lascia in aeroporto. L’aeroporto è davvero vicino alla città. Ed è deludente: visti i grandi centri commerciali dell’emirato, pensavamo che qui l’area boutiques e duty free accanto ai gates sarebbe stata all’altezza della situazione e invece quale delusione! Pochi, pochissimi negozi, un solo negozio per i souvenir dell’ultimo minuto. Spendiamo i nostri ultimi soldi in datteri e dolcetti, poi prendiamo il volo.

Sorvoliamo l’Iran, che appare così desertico, un alternarsi di catene montuose anche innevate e pianori completamente deserti; costeggiamo il mar Caspio e sorvoliamo il Caucaso innevato, quindi sorvoliamo il mar Nero e lambiamo le coste della penisola di Crimea. Quando arriviamo sull’Europa, il cielo sotto di noi si copre di nuvole.

dubai

Addio Dubai!

Il viaggio è finito. Breve ma intenso, ci ha consentito di riscrivere l’idea preconcetta che in molti abbiamo di Dubai: non è solo quella città frivola e lussuosa che le immagini alla tv o su internet ci fanno intravvedere, non è per pochi eletti multimilionari, ma è al contrario alla portata di tutti. Non è disegnata per gli occidentali, perché la maggior parte dei turisti è di cultura araba, non è solo grandi hotel e centri commerciali, ma è anche souq, abra e abiti tradizionali. Commistione e contraddizione, questo è Dubai agli occhi di chi la vede la prima volta, tradizione e modernità, è uomini che preferiscono l’abra alla metropolitana e donne che sotto l’abito nero e il velo portano occhi truccatissimi e scarpe tacco 12, è sale di preghiera all’interno dei grandi mall, è deserto che lambisce comunque un’urbanizzazione spietata. Il lusso è concentrato in una sola area della città, quella più grande certo, ma anche, ancora, la più rarefatta. Molti sono i progetti in corso per rendere Dubai ancora di più meta turistica, come DubaiLand, il parco divertimenti che sarà ultimato nel 2020 e che sarà grande il doppio della Disneyland di Orlando in Florida, ma accanto a questa Dubai, la Dubai che fa notizia, c’è un’altra Dubai, pacata, pulita, lenta e tradizionale, ed è questo il vero gioiello da scoprire.

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    • L’ascensore arriva fino al 124° piano, che per la struttura del grattacielo, ha una superficie piuttosto limitata. Man mano che si sale i piani si riducono di superficie, fino ad arrivare in cima quando non si può più parlare di piano, ma di un’antenna, quasi! E se guardi la cima del grattacielo te ne puoi rendere conto tu stesso. In ogni caso stare “solo” al 124° piano non è male: ti posso assicurare che si è parecchio in alto…

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