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Per Elisa: consigli di viaggio in vista dell’Australia

a little bit of australia by Viaggimarilore

L’anno scorso io e Lorenzo, novelli sposi, intraprendevamo il nostro viaggio di nozze in Australia, nel continente Downunder. Abbiamo riportato esperienze uniche, soddisfazioni grandi, spettacolari ricordi. Ma se noi oggi, a poco meno di un anno di distanza, abbiamo dei fantastici ricordi cui ancorarci per sorridere con quel po’ di nostalgia, un’altra coppia di carissimi nostri amici sta per intraprendere il proprio viaggio di nozze in Australia. A loro, dunque, dedico questo post, che spero, però, potrà essere utile a tutti coloro che vogliono organizzare un viaggio dall’altra parte del mondo.

Si tratta di alcuni consigli, pratici e meno pratici, per godersi appieno il viaggio, consigli maturati sulla nostra esperienza e quindi degni di fede!

Elisa, mia cara, questo post è per te!

Cominciamo dall’inizio, da quando metterete piede in terra australiana. Non verrete fermati da controlli antiterroristici (i controlli in tal senso sono random e molto blandi), ma verrete ripassati da capo a piedi, voi e i vostri bagagli, perché non portiate con voi cibi e materiali deperibili, che possano essere portatori di batteri, né scarpe sporche di terra, per lo stesso motivo. Con la quarantena non si scherza! Sappiate dunque sin dall’inizio che non vi potete portare a terra dall’aereo cibi o bevande: sareste costretti ad abbandonarli. Quest’operazione avviene per fortuna solo al vostro primo arrivo in Australia. Quando vi dovrete spostare con i voli interni non ci sarà bisogno. In compenso, però, i voli interni vi riserveranno un’altra sorpresa, piacevole stavolta: i passeggeri devono fare il check-in online e soprattutto, cosa che sulle prime può destabilizzare, devono spedire da sé il bagaglio. La prima volta incrocerete le dita e non sarete tranquilli finché non riabbraccerete la vostra valigia all’aeroporto di arrivo, ma poi diventerà un gioco da ragazzi e, credetemi, vi mancherà al prossimo viaggio che farete in Europa!

La prima tappa del vostro viaggio è Brisbane. Qui posso solo consigliarvi spassionatamente di visitare i giardini di Roma Street Parkland: è il giardino pubblico dedicato esclusivamente alle piante tropicali in città più grande del mondo, un’oasi verde all’interno della città abitata dalle favolose lizards, grosse lucertolone che se ne stanno beate in mezzo al sentiero o nelle aiuole. Sarà il vostro primo impatto con la fauna locale; non fatevi intimorire dalle dimensioni (non sono propriamente come i gechi che stanno sui muri delle nostre case) perché sono decisamente innocui, anzi: le mamme portano qui i loro figli piccini proprio per far vedere loro le “lizards”.

australian lizard

Vi fermate poco a Cairns, ma per fare fruttare al massimo la vostra breve permanenza in questa città sul Tropico del Capricorno vi consiglio di scegliere un hotel che abbia camera con vista sull’Esplanade (il Mercure Esplanade in cui abbiamo alloggiato noi sarebbe perfetto, anche perché prevede un servizio navetta per i suoi clienti per andare in centro, di cui non disdegnerei). Vi consiglio poi di andare a cenare nella food court dei Night Markets, lungo l’Esplanade, che ospita anche un mercatino principalmente di souvenir che sta aperto fino a tardi (le food court hanno il brutto vizio di chiudere presto, così come molti negozi e centri commerciali).

A Darwin vi consiglio ugualmente di cenare in una food court: per la precisionela Seafood Courtche si trova sull’ultimo molo del porto, il molo 5. Qui avrete la possibilità di cenare spendendo poco con un tavolino che guarda sul Mar di Timor. Non perdetevi poi, se ne avete occasione, i Mindil Markets, famoso mercato che si svolge a Mindil Beach tutte le domeniche.

tropical flowers

A Darwin ci si imbatte in splendidi fiori tropicali come questi…

Quando sarete ad Ayers Rock-Uluru, la magia del luogo vi conquisterà: la bellezza del deserto e la monumentalità di Uluru vi conquisteranno, e il modo migliore per goderne sarebbe fare una bella passeggiata alle pendici dell’enorme monolito (sulle guide sono segnalati alcuni sentieri, come il Mala Walk, per esempio). Per dovere di cronaca – anche se è meno spettacolare di quello che vorremmo che fosse – vi segnalo che bisogna vedere il tramonto su Uluru dal punto panoramico segnalato lungo la strada nel deserto. Bisogna vedere, e questa sì che vale la pena, l’alba su Uluru, con il monolito che da buio prende via via colore e tutte le sfumature del rosso si imprimono sulla sua superficie irregolare. Non dovete fare assolutamente – non ne vale la pena, vi busca un sacco di soldi e sa di poco – la cena sotto le stelle: piuttosto cenate all’Outback Pioneer BBQ del Resort: acquistate la carne e ve la cucinate da soli sulla griglia, ma soprattutto avete la possibilità di assaggiare, se vi va, canguro, coccodrillo ed emù, oltre a vivere un’esperienza parecchio “wild”…

sunrise uluru

L’alba su Uluru

A Sydney vi consiglio di non perdere l’occasione di fare una passeggiata serale lungo il Darling Harbour, che offre lo spettacolo di una bella città moderna illuminata, dov’è piacevolissimo passare il tempo (qui poi, se vi interessa, c’è uno spazio wireless gratuito, cosa rara in Australia). Vi consiglio caldamente di pranzare al Fish Market, il mercato del pesce di Sydney che ha anche una serie di ristorantini/chioschetti che cucinano il pesce fresco del giorno.

darling harbour sydney

Darling Harbour, Sydney

A Melbourne lo skyline migliore è quello che si gode lungo lo Yarra River: una passeggiata serale dopo cena vi farà apprezzare al meglio le luci e i colori della città più eccentrica dell’Australia.

Lungola Great Ocean Road vi consiglio un’avventurosa deviazione nell’interno verso il Tree Top Walk Otway Fly, per camminare nella foresta di eucalipti stando sospesi a25 mda terra: l’esperienza vale a mio parere il prezzo del biglietto (che è salato, è bene che lo sappiate), perché vi fa vivere la foresta da un altro punto di vista, anzi da un alto punto di vista! Nell’Otway National Park non perdetevi la strada che conduce all’Otway Lighthouse: lungo la via, che costeggia la foresta di eucalipti, troverete gli abitanti per eccellenza di quest’ambiente naturale: i koala! Ne vedrete a decine, ognuno sul suo ramo che mangia pigramente le foglie o che sonnecchia col musino tra le zampe… Vi consiglio, poi, se avete tempo e voglia, di fare la passeggiata, a piedi, fino al faro: da lì si gode una vista stupenda sull’Oceano e sulla costa.

treetop walk

Treetop walk nell’Otway National Park

Quando vi fermate ad Apollo Bay fatevi coccolare al Claerwen Retreat, appena un po’ in altura, tra pascoli erbosi e verdi colline e, laggiù in fondo, il blu dell’Oceano. È davvero il modo migliore per concludere il vostro viaggio di nozze in Australia.

Questo è quanto. Spero che questi consigli vi saranno utili. Ah, visto che con l’aereo del ritorno fate scalo a Dubai, se avete un attimo di tempo e se li trovate vi chiedo un favore: mi comprereste una scatola di dolcetti Vivel? Li adoro! E naturalmente sono prodotti solo per gli Emirati! In fondo me li merito, no? 😉

Buon viaggio!

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Taronga Zoo, lo zoo di Sydney

La sua posizione è splendida, sulla baia di Sydney, di fronte ad uno degli skyline più famosi del mondo. Lo zoo più importante d’Australia è fuori dalla città, per arrivarvi si deve prendere un battello che attraversa la baia (lo si prende a Circular Quay) e, una volta sbarcati, si prende un bus navetta che porta davanti all’ingresso del parco.

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La vista di Sydney dal Taronga Zoo

Lo zoo è molto grande, famoso presso gli Australiani per la fauna del resto del mondo, è invece utile da visitare per i turisti che hanno il loro primo impatto con l’Oceania e i suoi animali. Poiché non è detto che si potranno vedere tutti dal vivo, anche perché ognuno sceglie e disegna il suo tragitto come meglio crede, tanto vale riuscire a togliersi comunque la soddisfazione di vedere, anche se in cattività, koala, canguri e vombati. Quando io e Lorenzo abbiamo visitato il Taronga Zoo abbiamo scientemente scartato le sezioni riguardanti il resto del mondo, per concentrarci solo ed esclusivamente sulla fauna australiana. L’ambiente naturale è ricostruito il più possibile fedelmente, e negli ettari dedicati agli animali di questa terra trovano posto in spazi appositamente dedicati i koala, i canguri e i wallabies, i numerosi uccelli e pappagalli variopinti.

koala Taronga Zoo

Il Koala al Taronga Zoo

Una speciale menzione merita il vombato, buffo animaletto schivo e riservato, per il quale è stata predisposto un recinto tale per cui la parte interrata, dove il vombato predispone la tana nella quale sta interrato tutto il giorno, è visibile come se fosse attraverso il vetro di un terrario. Anche il recinto del diavolo della Tasmania è alquanto particolare: alla ricostruzione dell’ambiente naturale si associa l’animazione di personale del parco che per dimostrare quanto è vorace e cattivo questo piccolo ma feroce marsupiale aggancia un pezzo di carne alla carcassa finta di un wallaby finto su una strada asfaltata finta che vuole ricreare l’ambiente di vita tasmano nel quale questo animale solitamente vive, anche se sull’orlo dell’estinzione.

diavolo della Tasmania

Il diavolo della Tasmania nel ruolo di se stesso in questa ricostruzione al Taronga Zoo. Il wallaby a terra è finto, ovviamente

Non mancano l’echidna, piccolo istrice marsupiale, e l’ornitorinco, un piccolo quanto bizzarro animale col corpo peloso, le zampe palmate, la coda da castoro e il becco d’anatra: è un animale acquatico, di acqua dolce, di piccole dimensioni, anch’esso sufficientemente schivo, tanto che si fa fatica a vederlo. I wallabies, più amichevoli, non si fanno problemi invece ad avvicinarsi o a farsi avvicinare. Dal casuario invece è bene stare alla larga, dato che è molto aggressivo: ma non c’è problema, sta nel suo recinto e incute un certo timore.

Casuario

Il casuario al Taronga Zoo

Dallo zoo la vista sul golfo è splendida; interessante anzi intravvedere lo skyline di Sydney dietro i lunghi colli delle giraffe nella sezione africana. L’animale che però suscita più sorpresa, più che altro perché non capita spesso di vederlo negli altri zoo del mondo, è il varano di Kommodo, un grosso e spaventoso lucertolone, lungo almeno 2 m, originario dell’Indonesia, dunque non così distante dall’Australia, che ti guarda con i suoi occhietti piccoli e ti assapora con la sua lingua biforcuta e sibilante.

Varano di Kommodo

Il terribile varano di Kommodo

La visita al Taronga Zoo è un’esperienza che merita in una città come Sydney, soprattutto se Sydney è la vostra prima tappa in terra australiana e non avete ancora avuto nessun tipo di impatto con la fauna locale. La visita soddisferà la vostra curiosità anche se, statene certi, nulla è come vedere un canguro che saltella libero, o una goanna in mezzo alla strada, o un koala sul suo albero di eucalipto nel bel mezzo della foresta col suo cucciolino in grembo…

L’illusione di un’avventura nel Red Centre: il Desert Park di Alice Springs

Tutte le guide, i rangers, gli avvisi lungo il percorso, sconsigliano vivamente a chi voglia attraversare il deserto rosso in macchina lungo la Mereenie Loop Road da Kings Canyon ad Alice Springs, di lasciare la pista battuta e di addentrarsi nel deserto non battuto. Le possibilità di pericolo sono molteplici per chi da semplice turista si voglia improvvisare avventuriero, a partire dall’incontro con un dingo a quello con un serpente, fino ad arrivare alla penuria di acqua e alla disidratazione. Mentre si attraversa la Mereenie Loop Road si può solo sognare ad occhi aperti di essere come quei pionieri che nell’800 cercavano, chi con successo, chi rischiando e spesso perdendo la vita, un percorso da trasformare in strada per collegare le varie parti del continente passando dal centro. Quando si arriva ad Alice Springs, il capoluogo di queste lande, l’unica cittadina degna di questo nome nel raggio di centinaia di km, però, si può cercare di vivere l’emozione di addentrarsi nel deserto australiano, di incrociare qualcuno degli animali che ne caratterizzano la fauna e di studiare da vicino la vegetazione. Per tutto questo infatti c’è il Desert Park, un parco realizzato ad arte nelle estreme propaggini del deserto, che del deserto ricostruisce i tre ambienti principali: le sponde dei creeks che se nella stagione secca sono completamente asciutti, nella stagione delle piogge esondano pericolosamente; il deserto sabbioso, che tuttavia ospita alcune specie vegetali particolarmente estreme, come gli arbusti di spinifex, e naturalmente animali degni di un tale habitat; la boscaglia, che nonostante siamo in ambiente desertico, è presente spesso e volentieri e ospita alcuni degli animali più noti dell’Australia, come l’emù e, soprattutto, il canguro.

desert park  australian desert flora

Il percorso si snoda dunque attraverso questi tre habitat. Oltre alla ricostruzione dell’ambiente naturale, per ciascuna zona sono riuniti insieme gli animali più caratteristici: uccelli nelle voliere, animali notturni, o troppo piccoli per essere individuati ad occhio nudo, nei terrari. Incredibili a vedersi, tra questi, i thorny devils, dei dinosauri in miniatura, piccole lucertole corazzate del colore della sabbia del deserto, che si nutrono di formiche, con strane protuberanze che li fanno sembrare dei rinoceronti usciti dalla penna di qualche fumettista un po’ matto. Il premio simpatia lo vince invece, pur se al buio, il topo canguro, un piccolissimo marsupiale con la coda sottilissima e le gambe in proporzione al resto del corpo lunghissime: non sta fermo un attimo, in perenne tensione, per evitare gli attacchi di qualche predatore.

thorny devil

Il piccolo e mostruoso Thorny Devil (fonte: wild-facts.com)

In giro per il parco può capitare di imbattersi in qualche goanna che scorazza liberamente: shock a parte, soprattutto se per voi è la prima volta che vi imbattete in un rettile così grosso a piede libero, è una gran bella bestia, un piccolo varano in miniatura. Ed è innocua: soprattutto, si fa beatamente gli affari suoi, prendendo il sole tra i cespugli di spinifex. Nelle voliere, ma anche fuori, potete vedere e incontrare uccellini, pappagallini e volatili di ogni sorta, colore, forma e dimensione. Nelle voliere è ricostruito il loro ambiente naturale, un microecosistema in cui volano, cantano, si nutrono e nidificano.

goanna

Una goanna nel Desert Park di Alice Springs

Ma l’incontro più memorabile è senza dubbio quello coi canguri: è tutto il viaggio che aspettate e sperate di poterne vedere uno così da vicino e qui al Desert Park di Alice Springs finalmente riuscite nell’impresa! I canguri sono lì, nel loro grande recinto in mezzo ad arbusti e alberi bassi che perché stanno quasi in mezzo al sentiero e non si allontanano al vostro passaggio. Certo, non sarà come incontrarli liberi in natura, ma l’emozione è comunque garantita (e il Desert Park, essendo meno frequentato del Taronga Zoo di Sydney, per fare un esempio, vi consente di stare accanto ai canguri tutto il tempo che vi pare, senza dover essere disturbati o dover disturbare altri visitatori).

desert park kangaroo

Canguri a riposo nel Desert Park di Alice Springs

Il giro si conclude con il grande recinto dell’Emù. La sabbia rossa del deserto è sotto le vostre scarpe, ormai, e voi siete definitivamente innamorati di questo ambiente naturale. Non tutti i deserti sono uguali: quello australiano, l’avete sperimentato fino qui, è ricco e pieno di stupefacente vitalità.

On the road, on the Great Ocean Road

In un tour dell’Australia che si rispetti, la Great Ocean Road é LA strada che va percorsa, l’itinerario che non va scartato per nessuna ragione al mondo. Per percorrerla siamo disposti a sborsare quattrini per procurarci la patente internazionale e a guidare a sinistra, tant’é forte il fascino che questa strada esercita sull’immaginario collettivo.

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Molti, bisogna però dire, ne percorrono solo un brevissimo tratto, quel tanto che basta per arrivare a vedere i famosiDodici Apostoli, quei faraglioni che si stagliano nel mare lungo una falesia altissima esposta alla.forza erosiva del vento e dell’oceano. I Dodici Apostoli, che allora si possono raghiungere comodamente in pochissimo tempo da Adelaide oppure anche da Melbourne senza soste intermedie, sono però solo una delle bellezze che la Great Ocean Road offre. Volete sapere quali sono le altre? Beh, partite con noi!
Anche se la Great Ocean Road inizia molto più avanti, un itinerario completo alla scoperta di questa strada non può non avere la sua origine a Torquay. Capitale mondiale del surf, grazie alla vicinanza con Bells Beach, Torquay é la meta agognata dai surfisti di tutto il mondo. Si sviluppa lungo la strada, é un susseguirsi di negozi di attrezzatura sportiva per surfisti e di baretti per una pausa merenda. C’é il McDonald’s e c’é, e questo é l’aspetto più interessante, un Museo del Surf, all’interno del quale troverete di che soddisfare le vostre curiosità in materia di tavole, onde e competizioni annuali.
Bells Beach rimane un po’ fuori rotta rispetto alla strada che conduce verso Lorna e Apollo Beach, lungo la Great Ocean Road. Tuttavia le spiagge non mancano sul vostro percorso, per cui se siete fortunati e nella stagione giusta vedrete un po’ ovunque surfisti sulla tavola che cavalcano l’onda giusta.

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La strada é ricca di belvedere e punti panoramici nei quali poter sostare per ammirare il paesaggio e per scattare qualche foto ricordo. Quando rientrate in carreggiata un cartello stradale vi ricorda sempre “Drive on left in Australia”: così siete avvisati. La strada non prosegue solo lungo la costa, ma spesso e volentieri si addentra nella regione attraversando tratti di foresta: vi potrebbe sembrare di essere lungo un percorso da qualche parte in Europa, ma i pappagallini rossi che vi svolazzano davanti vi riconducono aubito in Australia, senza mezzi termini. A Lorna addirittura troverete i cacatua, grossi pappagalli bianchi con la cresta gialla, tanto eleganti a vedersi quanto sgraziati a sentirsi.
Lorna é una tranquillissima stazione balneare, di quelle che si animano d’estate e che sono pressoché addormentate d’inverno, quasi disabitate. D’inverno, anzi, sembra un luogo d’altri tempi, e se la giornata é particolarmente buia, potrebbe essere lo scenario ideale per un racconto giallo.
La Great Ocean Road, nel suo alternarsi sulla costa e nell’interno, attraversa di fatto l’Oatway National Park, un grande parco nazionale esplorabile liberamente in alcune sue parti.
Dopo Lorna, l’altro centro abitato che incontrerete è Apollo Bay. É sullo stesso stile di Lorna, ma più grande e più vivo d’inverno: negozi di souvenir, baretti e un piccolo mercatino il sabato mattina.
Se volete fermarvi da queste parti, il consiglio è di pernottare al Claerwen Retreat, un’elegante e suggestiva Guesthouse immersa nel verde sulle colline che sovrastano Apollo Bay. Per raggiungerla, salendo in collina attraverserete pascoli di pecore, e l’oceano vi sembrerà distante anni luce. Ma la vista che godrete da lassù una volta arrivati vi farà pentire di aver titubato. L’accoglienza poi è ottima, come se fosti andati a trovare dei vecchi amici di famiglia che vi ospitano, vi fanno trovare la camera migliore, vi preparano la cena e la colazione, fanno conversazione con voi (consigliandovi alcune chicche imperdibili lungo la Great Ocean Road) e in più vi forniscono il wi-fi, cosa da non sottovalutare.

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Quando vi rimettete in marcia lungo la Great Ocean Road, una volta superata Apollo Bay, inizia il bello: a Maits Rest un percorso circolare di una ventina di minuti nella foresta pluviale vi farà passare tra alberi secolari dai tronchi giganteschi e tra piante di felce che sembrano palme da quanto sono grandi. E se questo é il vostro primo impatto con la foresta pluviale australiana, c’é di che rimanere soddisfatti.
La seconda deviazione dal percorso della Great Ocean Road è a parer mio l’esperienza più bella che si possa fare lungo la strada (altro che Dodici Apostoli!): lungo la via che conduce all’Oatway Lighthouse, in una forests di eucalipti avrete un incontro ravvicinato con uno, dieci, venti koala sonnacchiosi aggrappati al loro ramo. E se questa é la prima volta che vedete i koala in natura (allo zoo non vale!), l’esperienza é di quelle che lasciano il segno.

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Quando, a malincuore, decidete che avete visto abbastanza koala, potete decidere di fare tre cose: arrivare fino al promontorio da cui parte il pervorso a piedi per l’Oatway Lighthouse, oppure potete riprendere la Great Ocean Road e deviare per l’interno poco più avanti, per andare a vivere un’esperienza di Treetop Walk. Altrimenti potete decidere di puntare direttamente ai Dodici Apostoli, senza ulteriori interruzioni.
Eppure il Treetop Walk merita: in una foresta di eucalipti Mountain Ash, definiti i “grattacieli” della foresta, camminerete su una passerella sospesa a 20-25 m da terra, all’altezza in cui i pappagallini fanno il nido, per poter vedere dall’alto questi giganti del regno vegetale di cui altrimenti, se camminaste solo a terra, vedreste soltanto poco più del tratto iniziale di tronco. Potete salire anche su una torre fino a 50 m per scoprire che gli alberi più imponenti sono anche più alti di cosí, e per vedere comunque la foresta da sopra la cima delle piante, il che è uno spettacolo non indifferente.

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Ma finalmente raggiungete, dopo molti km di strada e dopo essere tornati sulla Great Ocean Road, i Dodici Apostoli. La conformazione della costa vi avverte dell’avvicinamento ai faraglioni già da qualche km: la strada infatti corre sul top della falesia, sotto di voi km di spiaggia dove però non è bene fare surf. E finalmente eccoli, i Dodici Apostoli: 8 faraglioni, alcuni dei quali molto grandi, che con la loro imponenza sono una vera forza della natura.
Parcheggiate l’auto nell’ampio parcheggio, dopodiché potete decidere di sorvolare i faraglioni in elicottero oppure di goderveli a piedi, lungo un sentiero realizzato sul top della falesia, da cui si gusta comunque un’ottima vista.

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Per molti i Dodici Apostoli sono l’unica attrazione per cui vale la pena percorrere la Great Ocean Road. Come avrete notato, io e Lorenzo non siamo d’accordo. Per noi la Great Ocean Road é molto di più: é un’immersione di due giorni in un’Australia meno battuta ma comunque ugualmente bellissima e meritevole di essere conosciuta. É un percorso che va fatto lentamente, non mordi e fuggi. Forse vale la pena spendere due giorni per la Great Ocean Road sottraendoli alla permanenza a Sydney o a Melbourne che, sì, sono sicuramente belle, ma non sono l’anima dell’Australia.

Reef Walking at Heron Island

Paradiso sulla barriera corallina, isola corallina essa stessa, Heron Island è unica nel suo genere. È interamente costituita da coralli, la spiaggia è corallo sfranto, la marea sale e scende giornalmente e giornalmente modifica il paesaggio sommerso. E se durante l’alta marea i grandi vip della barriera, squali, razze e tartarughe marine, si avvicinano a riva per nutrirsi, durante la bassa marea solo i coralli, le stelle marine e i cetrioli di mare restano sotto il pelo dell’acqua. E così, se durante l’alta marea è possibile nuotare anche a pochi m da riva nell’acqua profonda e fare incontri di un certo rilievo, come branchi di pesci, e persino squali (i lemon shark) e razze, durante la bassa marea è interessante fare una passeggiata lungo il reef per scoprire le bellezze naturali del fondale.

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Le razze si avvicinano a riva durante l’alta marea

Ad Heron Island è il Resort stesso che organizza passeggiate guidate lungo il reef; è necessario essere dotati di scarpe chiuse per poter passeggiare in tutta tranquillità sul top della barriera, per due motivi: innanzitutto, perché non è piacevole per la pianta del piede camminare su un terreno che non è sabbioso, ma costituito da minuscole scaglie di corallo sbriciolato e, in secondo luogo, perché il top della barriera è popolato da un insignificante quanto mortale paguro che è bene non disturbare né toccare accidentalmente, dato che il suo pizzico è letale! Scarpa chiusa, dunque (e al Resort se ne trovano in vendita sia da uomo che da donna che da bambino). Per meglio apprezzare il fondale il Resort fornisce una sorta di lente di ingrandimento subacquea (chiamata seascope), che permette di vedere bene i colori e le forme di coralli e spugne, che non si percepiscono altrettanto bene attraverso il pelo dell’acqua increspata.

La visita guidata ha uno scopo non da poco: dà la possibilità di toccare con mano ciò che si può toccare e di capire cosa assolutamente non va fatto. La filosofia degli Australiani, che qui come altrove viene messa in evidenza, è che di animali pericolosi o addirittura letali è piena sia la terraferma che il mare: il solo modo per evitare problemi è non andarseli a cercare, ovvero non provocare gli animali potenzialmente pericolosi con atteggiamenti rischiosi o senza gli accorgimenti necessari. La visita guidata perciò è una brillante possibilità, in tutta sicurezza, di poter interagire con quel magico mondo sommerso che è quello della barriera corallina.

reef walk Heron Island

Il paesaggio sommerso lungo la reef walk ad Heron Island

Anche se i protagonisti sono spugne e coralli – alcuni molto belli e colorati, altri ramificatissimi, tutti all’insegna della varietà e della vivacità di colori – i vincitori del premio simpatia sono i cetrioli di mare. Piccoli e neri, oppure enormi e maculati, questi vermoni sono viscidi al tatto, simili a grossi bruchi lucidi; si nutrono delle impurità che si annidano sul top della barriera e contribuiscono quindi alla buona respirazione dell’ecosistema. Se attaccati, sputano letteralmente un filamento che si solidifica all’istante, stupefacente per quanto è elastico e resistente.

Le stelle marine fanno invece tutt’altra impressione al tatto: sono rigide, sembrano di plastica! Sono gli animali più noti dei fondali marini di tutto il mondo, eppure quanto poco ne sappiamo! Sono diversissime l’una dall’altra, blu, arancioni, maculate…si muovono sul fondale spostandosi con i loro tentacoli a caccia di cibo, mentre la bocca si trova sul lato rivolto verso il fondale.

Ma l’abitante più affascinante è senza dubbio la tridacna: è una conchiglia piuttosto grande, bivalve dalla caratteristica forma ondulata delle due valve. Non si trova una tridacna identica a se stessa sul top della barriera, in quanto varia da una all’altra il colore del mollusco che la abita: verde, arancio, viola intenso, i colori sono molteplici e dovuti alle alghe zooxanthellae (le stesse che determinano i colori dei coralli) che vivono in simbiosi col mollusco.

reef walk heron island

coralli sotto il pelo dell’acqua – reef walk Heron Island

Una reef walk guidata può durare all’incirca 2 ore. Se si decide di fare da soli, magari però dopo aver assistito alla passeggiata guidata, non mancano le raccomandazioni: camminare, con le scarpe chiuse, solo sulla sabbia corallina, e sui sentieri naturali formatisi nella sabbia. Vietato toccare gli animali, per la propria e per la loro incolumità, e vietato portarsi via dei souvenirs come conchiglie di tridacna abbandonate o frammenti di coralli. L’equilibrio ecologico dell’isola dipende dai suoi abitanti e dai suoi ospiti occasionali, cioè noi.

Mereenie Loop Road: in fuoristrada nel Cuore arido dell’Australia

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É una delle esperienze più intense che l’Australia possa riservare: quasi 200 km di pista nel deserto rosso, senza asfalto né linea di mezzeria, senza semafori né tantomeno pompe di benzina; deserto puro, quel deserto rosso animato da arbusti di spinnifex e alberi bruciati dalle alte temperature estive e dai fuochi controllati dagli aborigeni. Siamo lungo la Mereenie Loop Road, che collega Kings Canyon e il Watarrka National Park alla Larapinta Drive, che prosegue per Hermannsburg ed Alice Springs.
Mentre guidiamo siamo soli, completamente soli: contiamo sulle dita di una mano le altre auto incrociate durante il tragitto, nessun’altra forma di vita si palesa. Siamo solo noi e la strada. Non doveva essere molto diversa la sensazione – insieme di solitudine, di ammirazione per la bellezza del paesaggio e di inquietudine per la propria sorte – che provavano i pionieri che ancora nell’Ottocento attraversavano il centro dell’Australia per trovare un percorso adatto a collegare il Nord e il Sud del continente. Molti di essi perirono nell’impresa, molti invece diedero il nome alle strade, ai centri abitati, alle meraviglie naturali che ci scorrono accanto.

mereenie loop road
Noi non siamo nelle stesse situazioni estreme dei primi pionieri: noi abbiamo un fuoristrada, un pieno di benzina che ci consentirà di arrivare ad Alice Springs senza problemi, abbiamo una pista già segnata e tutti i dispositivo del caso per non perderci. Dobbiamo solo goderci la traversata e adottare alcuni accorgimenti, primo tra tutti acquistare il pass per il Mereenie Loop. La strada attraversa infatti una riserva aborogena, e sono gli aborogeni stessi che si occupano di queste terre, come fanno da millenni, bruciando il sottobosco con fuochi controllati per evitare che la boscaglia prenda fuoco da sé per l’autocombustione provocata dalle altissime temperature che si raggiungono qui in estate. Il pass si acquista nell’ultimo scampolo di civiltà prima di immergersi nel deserto rosso, a Kings Canyon Resort. Non c’é un casello o un guardiano all’inizio della strada, com’é invece ad Ayers Rock, e il costo é decisamente irrisorio, un pro-forma che serve però ale autorità per censire i mezzi che si avventurano lungo la Mereenie Loop Road.

mereenie loop road
La strada offre un punto panoramico all’inizio, dopodiché solo raramente é consentito fermarsi e quasi mai campeggiare: il rispetto per questa terra dev’essere al primo posto. Insieme al pass viene fornito un foglio informativo dove si raccomanda di avere con sé un’abbondante scorta d’acqua e di benzina, di far attenzione agli animali, di rispettare i segnali stradali: le normali norme di sicurezza che però, se disattese, possono anche essere fatali!
Il paesaggio é qualcosa di sublime, la strada, quando ormai diventa Larapinta Drive nel suo tratto sterrato, consente deviazioni per alcune superbe attrazioni naturali, come Standley Chasm e Finkle Gorge National Park.
L’esperienza é notevole. Noi, novelli esploratori nel deserto rosso australiano possiamo sperimentare l’isolamento che un territorio tanto grande e sterminato comporta. Pocomeno di 200 km in cui siamo noi in un paesaggio pressoché incontaminato di cui siamo spettatori entusiasti. Fondamentale é non lasciare il segno: transitiamo su questa strada, portiamo con noi il ricordo, ma siamo il meno invasivi possibile. É la Mereenie Loop Road che ce lo chiede.

I love shopping in Sydney

Fare shopping a Sydney vuol dire andare per centri commerciali. Nel cuore della città non esistono i singoli negozi, le singole boutiques. Lungo le strade si aprono uffici, banche, bar e caffè, ma mai negozi di qualsivoglia cosa. Qui non vige il modello newyorkese della Fifth Avenue, perché nel susseguirsi ininterrotto di palazzoni e grattacieli che costituiscono gli isolati, si aprono direttamente gallerie e centri commerciali nei quali si concentrano tutti i negozi di abbigliamento, di scarpe, di borse, di gioielli, di quello che vi pare, e le food court, le aree coperte dove la gente all’ora di pranzo, o a merenda, si ritrova per mangiare un boccone da uno dei take away principalmente asiatici che preparano i loro piatti a prezzi competitivi.

Non tutti i centri commerciali sono uguali: il più impressionante è il Myer, un immenso dedalo sotterraneo, e non solo, di corridoi su cui si aprono le varie boutiques. Oggettistica per la casa, abbigliamento, un classico centro commerciale che dalle 5 PM si riempie di gente, ragazzi in particolare, che fanno shopping, o struscio, o comunque si ritrovano qui per passare il pomeriggio. Il Myer collega via sotterranea tutta una serie di isolati, attraversa le strade, riunisce in sé una serie di centri commerciali differenti in un labirinto infinito di negozi dove, se non si sta attenti, nell’ora di punta si rischia di essere trasportati dalla marea delle persone senza possibilità di decidere da sé il percorso.

Come il Myer a Sydney ce n’è più d’uno di centri commerciali più o meno grandi, come il Worldsquare, tanto per nominarne uno, o HarbourSide, su Darling Harbour, che ospita l’Hard Rock Café in splendida posizione sul fronte del porto, ma accanto ad essi ci sono i luoghi dello shopping più chic, quelli in cui vale la pena anche solo entrare…

Uno di essi, più che essere un centro commerciale, è una galleria di ristoranti con hotel, il N.1 Martin Place, che affaccia, per l’appunto, su Martin Place. Luogo raffinato, ospita ristoranti di livello tra cui un sushi restaurant.

Una bella galleria commerciale è lo Strand Arcade, realizzata sul modello delle belle galeries che si trovano anche a Parigi, ad esempio quelle che si aprono lungo gli Champs Elisées, e ospitano negozi e locali più raffinati, come rivenditori di tè cinese, di articoli per la casa vintage, o di cappelli.

strand arcade

Strand Arcade, Sydney

Ma il re dei centri commerciali di Sydney è, senza dubbio alcuno, il Queen Victoria Building. Realizzato in una bella palazzina liberty, isolata rispetto ai grattacieli che la circondano sui lati, sembra gridare ai quattro venti la sua unicità in mezzo all’uniformità della moderna architettura cittadina. L’interno è una chicca, di un’eleganza, una luce e una ricchezza che lasciano abbagliati. Le belle boutiques, per la maggior parte grandi firme e gioiellerie, e gli eleganti caffè si dispongono al piano terra attorno ad una bella piazzetta, mentre ai piani superiori sono come su una balconata da cui si guarda verso il basso. Dal soffitto, a vetrata, pendono due bellissimi e grandi orologi, uno dei quali decorato con scene della scoperta dell’Australia e dell’incontro contrastato con gli Aborigeni. Ai piani superiori si accede attraverso grandi ed eleganti scalinate che danno su belle vetrate colorate in perfetto e ricco liberty europeo.

Queen Victoria Building

L'interno del Queen Victoria Building, Sydney

Fare shopping a Sydney non è particolarmente conveniente per noi dell’Eurozona. Ma determinati capi, come ad esempio gli stivali UGG o EMU, che sono prodotti in Australia, acquistati qui hanno quel valore aggiunto che li rende irresistibili… E inoltre non vanno sottovalutate le food court: queste sì che sono convenienti rispetto ai ristoranti o ai bar per mangiare: piatti abbondanti e prezzi equi. E scoprirete che la cucina Thai non vi era mai piaciuta così tanto…