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Bistecca alla Fiorentina: 3 posti dove mangiarla fuori Firenze

Attenzione: post non adatto ai vegetariani!

Se vai in Toscana non puoi non mangiare la bistecca. Piatto tipico in tutto il territorio che gravita su Firenze, dal Mugello al Chianti al Valdarno, è un vero peccato non assaggiarla.

In questo post ti parlo di tre ristoranti/trattorie in cui gustare la Fiorentina a pochi km da Firenze.

Prima, però, devo dirti che cos’è la Bistecca alla Fiorentina e come va mangiata. E te lo spiego in quest’infografica:

bistecca alla fiorentina

La bistecca alla Fiorentina: cos’è essenziale sapere

Bistecca alla Fiorentina e patate al forno: cosa volere di più? Ah sì, un fiasco di Chianti!

La Fiorentina è tipica, come dice il nome, di Firenze e poco oltre. Va cotta 4 minuti per lato, più il lato dell’osso, il che consente una crostatura superficiale, ma la carne pressoché cruda (al sangue) all’interno. Però, e la bravura di chi cuoce si vede anche da questo, dev’essere servita calda, perché appena si raffredda immediatamente inizia a stuccare, cioè a dare fastidio alle papille gustative, e da un piacere della gola diventa un tormento.

Per essere tale, la Fiorentina dev’essere alta 4 dita, almeno. Più bassa è una truffa, lasciatevelo dire. Soprattutto se ve la propinano a 40 € al kg. A proposito. Il prezzo si aggira ormai tra i 40 e i 50 € al kg. Perché la Fiorentina (vera) non la si prende a porzione, ma a kg. Il taglio pregiato è quello del filetto e del controfiletto, per cui l’osso spolpato è a forma di T.

La Fiorentina solitamente viene servita con un filo d’olio, sale e pepe. O meglio. Il sale in superficie ci sta bene, l’olio crudo è uno sfizio, il pepe è un di più. Ma la cosa migliore è gustare la carne in purezza: il perfetto sapore lo raggiunge con la perfetta frollatura. E saper frollare la carne è un’arte.

Infine, con la Fiorentina si beve il vino rosso. Un bel Chianti che urla la gioia di questo territorio, fatto di colline e vigneti, fatto di tini profumati e di splendide cascine e ville padronali. Se la Fiorentina è morbida, a tratti grassa, il vino rosso ha quell’acidità che asciuga il grasso e butta giù con un bel sorso tutte le difficoltà. Se è un fiasco da litro, invece che una bordolese (la classica bottiglia da 75 cl) è ancora meglio. By the way, vietato il cappuccino. Lo so, per noi italiani è superfluo, ma all’estero non è scontato. So di un ristoratore felice perché il suo avventore americano finalmente aveva voluto la Fiorentina al sangue (di solito i turisti la vogliono ben cotta: poi non so come riescano a tagliarla e a ingoiarla), che poi però si era visto chiedere il cappuccino. E so di una trattoria in centro a Firenze (Tito, per la precisione) che dice fin sulla porta d’ingresso che la bistecca col cappuccino costa 1 milione di €. E non perché l’abbinamento sia roba pregiata, ve l’assicuro.

In ogni caso, il decalogo della bistecca alla Fiorentina senz’altro più efficace, anche perché declamato in vernacolo, è quello di Mollica’s Blog, che vi invito a leggere.

3 ristoranti fuori Firenze in cui mangiare (bene) la bistecca alla Fiorentina

Fatte queste premesse necessarie, vi porto a mangiare la fiorentina, quella bona, fuori Firenze. Perché in città, diciamolo, la sanno far tutti (‘ndo tuvvai, tu caschi da ritto, per dirla in vernacolo fiorentino). Ma se siete in giro a fare una scampagnata, e lì vi prende la voglia di bistecca, dovete sapere dove poter andare a parare! Importante: questo non è un post sponsorizzato, ma è il mio spassionatissimo consiglio. Siete liberissimi di seguirlo o meno, ma io e il mio compagno siamo due buone forchette, fossi in voi mi fiderei.

Ristorante La Ferriera, Pistoia

bistecca alla fiorentina

La bistecca de La Ferriera

Ricavato in una vecchia ferriera, di cui sono rimasti a vista i muri poderosi della struttura in grandi blocchi di pietra, il Ristorante La Ferriera si trova lungo una strada che conduce fuori Pistoia verso uno dei versanti della montagna pistoiese. Quasi nel bosco, è il caso di dire: un luogo davvero tranquillo che soprattutto d’estate è bello fresco. E il ristorante in sé è molto suggestivo. Pranzo, cena, gruppo di amici, capodanno: ci si viene volentieri in tutte le stagioni.

Il ristorante propone uno specifico Menu Bistecca oltre al menu alla carta con piatti tipici della tradizione toscana. Ottimo anche il vino rosso della casa: se chiedete qual è la cantina, non ve la riveleranno neanche sotto tortura, ma è giusto che sia così 😉

Ristorante La Ferriera, via Crespole e Fabbriche, 122, 51100 Pistoia, tel. 0573 46715

Antica Osteria Nandone, Omomorto (Scarperia e San Piero, Mugello)

Omomorto è il nome della località, lungo la strada che da Scarperia sale verso il passo del Giogo. In mezzo a boschi di castagni e di sambuco (tutto bianco a primavera), in una zona che durante la II Guerra Mondiale è stata teatro dei terribili scontri tra Tedeschi e Alleati lungo la Linea Gotica (tanti sentieri partono da qui proprio dedicati ai luoghi principali; un museo dedicato alla linea gotica si trova proprio poco fuori Scarperia: ne ho parlato qui), si apre ad un certo punto uno spiazzo: da un lato un parcheggio, dall’altra una casa, che ospita l’Antica Osteria. La carne è talmente tenera da commuovere. La bistecca è talmente alta da commuovere. Ed è talmente saporita da commuovere. Insomma, ci si commuove facilmente da Nandone, che arriva anche lì al tavolo e ti racconta come la frolla, lui di persona personalmente.

La cena si completa con una grappa che unita al vino e all’assenza di luci artif

Un’esperienza che se vai in Mugello non puoi non fare. Assicurati, però, di prenotare per tempo!

Antica Osteria Nandone, via del Giogo, 3, 50038, Scarperia e San Piero (FI), tel. 055 846198

bistecca fiorentina

la bistecca alla fiorentina di Nandone

Antica Trattoria di’ Tramway, Campi Bisenzio

bistecca fiorentina

La bistecca alla fiorentina del Tramway

Questa trattoria è antica sul serio, perché risale ai primi del Novecento, quando il tramway, cioè il tram, arrivava da Firenze fino a Poggio a Caiano. In realtà, anche se in comune di Campi, il Tramway si trova praticamente a Poggio a Caiano, il borgo sorto intorno alla villa medicea che a settembre, oggi come 500 anni fa, versa dalle fontane invece che acqua vino per il popolo!

Tornando alla Trattoria, la bistecca è ottima perché vanta una tradizione pluridecennale nella scelta delle carni e nella capacità di cucinarla a regola d’arte. Il menù del Tramway offre però altri piatti particolari, come la carne di pecora, in umido o alla griglia: una carne particolare, che non a tutti piace, e che infatti si trova di rado nei ristoranti.

Antica Trattoria di’ Tramway, via Pistoiese, 355, Sant’Angelo, Campi Bisenzio, tel. 055 877 8203

Queste tre trattorie/ristoranti si trovano in tre territori ben distinti, relativamente vicini a Firenze, ma ciascuno in una direzione diversa. Se passate a Firenze parecchi giorni e avete voglia di fare gite fuoriporta, a questi tre ristoranti corrispondono tre importanti territori peculiari e tutti da esplorare. Non avete che prendere e partire. Che l’appetito vien mangiando, e pure la fame di esplorare luoghi nuovi. 😉

 

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Dieci piccoli borghi in Toscana tutti da scoprire

La Toscana è ricchissima di borghi piccoli, anche piccolissimi, ognuno con una sua anima, ognuno con un buon motivo per farsi scoprire.

In questo post ne ho individuato dieci.

borghi toscana

Figline (Prato)

Prato – Questa piccolissima frazione di Prato è importante per tre motivi legati alla II Guerra Mondiale:

museo deportazione prato

Una di quelle immagini che restano impresse: un prigioniero dei campi di concentramento, ridotto pelle e ossa e costretto a stare nudo davanti alla macchina fotografica nazista

1) è il paese natale di Curzio Malaparte, pseudonimo di Kurt Erich Suckert, giornalista che, dopo aver fatto da reporter per il fronte fascista fino al 1942, poi passò all’Esercito Cobelligerante Italiano accanto agli Alleati, e che come romanziere ha raccontato la Guerra in Kaputt e la Toscana in Maledetti Toscani;

2) ha subito impotente la tragedia dell’esecuzione capitale dei 29 Martiri: il 6 settembre 1944, giorno in cui Prato fu liberata dai Nazifascisti, i Tedeschi pensarono di lasciare un bel ricordo di sé giustiziando con l’impiccagione 29 giovani partigiani stanati la notte precedente. Un eccidio che Figline, Prato, la Toscana e l’Italia tutta non dimentica. Un monumento molto essenziale nella piazzetta che fu luogo dell’esecuzione ricorda l’evento.

3) il paesino ospita il Museo della Deportazione. Un luogo buio, fatto di immagini, di video, di testimonianze. Un luogo il cui ingresso è gratuito e mi chiedo il perché, un luogo in cui ognuno ascolta con le sue cuffie, isolato dal resto, da solo di fronte al dolore di chi è stato testimone, le terribili condizioni dei campi di sterminio nazisti, da cui in pochi si salvarono e ne portarono un ricordo devastante condividendolo con noi, che non potremo mai capirne fino in fondo l’orrore e l’atrocità.

San Baronto

La vista panoramica da San Baronto, terrazza del Montalbano

Montalbano – In quella bella terra collinare e boscosa che è il Montalbano, che separa l’Empolese dal Pistoiese, sorge il piccolo paese di San Baronto. Luogo prediletto da ciclisti e motociclisti, offre una splendida vista panoramica su tutto il Valdarno inferiore, ed ha una discreta offerta gastronomica per quanti, passando di qui, intendono fermarsi per una sosta. Il Montalbano, tra l’altro, è regione felicemente nota sia per il vino che per l’olio, per cui non mancano i buoni prodotti locali: entrate ad esempio nello spaccio/bar/forno che si trova lungo la via: fatevi preparare una schiacciata prosciutto e pecorino accompagnata da un bicchiere di vino rosso del Montalbano e provate a dirmi che non ho ragione. Il vero fulcro del paese però è il monastero di San Baronto, medievale, intorno al quale poi si è sviluppato il piccolo insediamento moderno.

Cerreto Guidi

cerreto guidi

Cerreto Guidi

Montalbano – Noto per la villa medicea che lo domina, Cerreto Guidi è un borgo medievale che a settembre si anima per il palio del Cerro: una festa in stile medievale, con sfide che sono veri e propri tornei cavallereschi che attirano tanti curiosi e tanto pubblico. Il borgo è in salita, e al suo culmine sorge la villa medicea. Questa fu progettata per essere il casino di caccia dei Medici e in effetti ancora oggi affaccia su un’ampia valle soleggiata. Ma la vera bellezza della villa è l’interno, su due piani, tra sale di rappresentanza e appartamenti privati, tra camere da letto e sale a tema, gli apparati decorativi sono notevoli. Molto suggestivo il balcone con affrescata tutta un’architettura in rovina. La villa ha anche un piccolo ma elegante giardino, un luogo di pace e di ristoro, qualora non bastasse la quieta bellezza delle sue opere d’arte!

Per approfondire: Itinerari d’arte in Toscana: la villa medicea di Cerreto Guidi

Marliana

marliana (PT)

Il piccolo borgo di Marliana

Pistoiese – Ci trasferiamo nella montagna pistoiese, in un borgo davvero piccino, per raggiungere il quale, però, si attraversa un bel paesaggio collinare, fatto di boscaglia e di terrazzamenti, ma anche di orti e di tornanti. Il borghetto di Marliana è davvero minuscolo. Una piazza su cui gravita un hotel abbandonato e il circolo Arci, un bar all’ingresso del paese, un forno e un piccolo spaccio sul camminamento belvedere sono le uniche attività economiche. In cima al paese la chiesa domina la visuale, e lo sguardo spazia sull’ampia valle, nella quale sorgono alcuni piccoli centri abitati che ricadono sotto il comune di Marliana. Di Marliana colpisce la pace e la gentilezza dei suoi abitanti: del ragazzo che si ferma a spiegarci a quale borghetto corrisponde quel campanile lassù in cima, della ragazza dello spaccio che ci fa assaggiare i biscotti tipici (molto simili ai cantuccini di Prato, peraltro). Nei borghi veramente piccoli la gente ti accoglie volentieri. Forse siamo noi alle volte a farci troppi problemi.

Barga

duomo barga

Il Duomo di San Cristoforo, Barga

Garfagnana – Questo splendido borgo in salita ha qualcosa che lo rende unico. Questo qualcosa è senza dubbio il suo spettacolare duomo di San Cristoforo. Romanico, in cima al colle, assolutamente monumentale e scenografico, colpisce per la sua facciata, quadrata, totalmente diversa da come ci aspetteremmo la facciata di una chiesa. Già solo il duomo di Barga merita il viaggio di risalita lungo la strada che porta alla scoperta della Garfagnana. Il panorama che si gode da quassù in effetti è speciale, sui tetti del paese e sulle montagne circostanti. Ma il borgo stesso è una chicca piacevolmente medievale, un luogo bello, davvero, nel quale perdersi tra le viuzze e le piazzettine. Barga fa parte dei Borghi più belli d’Italia, e ne ha ben donde.

A poca distanza, invece, nella vicina Castelvecchio, si trova la casa-museo del poeta Giovanni Pascoli. Viene abbastanza facile allora pensare dove attingesse ispirazione il poeta: dalla pace all’intorno, dall’ambiente campagnolo-pastorale. In un luogo così è facile avere l’ispirazione. Se poi si è Giovanni Pascoli, oltre all’ispirazione si ha il talento e la gloria imperitura di essere studiati sui libri di storia.

Calci

calci

La Certosa di Calci

Pisano – Intorno alla Certosa Monumentale di Calci sorge un piccolo borgo che, per la sua posizione in una valle stretta circondata da boschi, è molto frequentata da ciclisti che praticano la MTB Enduro. Qui ancora si incontrano quei ristoranti, come “Il barrino”, che fa cucina casalinga come la potrebbe fare la mi’ nonna se la fosse toscana e che ci delizia con un antipasto ricco che più ricco non si può. Spendendo ovviamente poco.

Per approfondire: La Certosa monumentale di Calci

Lorenzana

panorama Toscana

La vista sulla vallata sotto Lorenzana

Pisano – Non avrei mai saputo dell’esistenza del borgo di Lorenzana, nel pisano, se non fosse che una mia amica si chiama proprio Lorenzana! Così visitare questo borgo è stata una scoperta gradita. La sua storia risale indietro nel tempo, fino al X secolo, e il suo nome risale al latino Laurentius. Una passeggiata in questo piccolo borgo, e anche qui una sosta di gusto, alla Trattoria dei Vecchi Sapori, per esempio, valgono la pena di aver lasciato la FI-PI-LI, la grande superstrada che collega Firenze, Pisa e Livorno, per venire fin qui.

Montemerano

Montemerano

La piazza del Castello a Montemerano

Maremma interna – Un borgo bellissimo, anche sotto la pioggia. Un incanto di pietra e archi, popolato da bellissimi gatti che sembrano essere i veri abitanti del borgo. Sarà per questo, forse, che nella chiesa di San Giorgio si trova il dipinto noto come Madonna della Gattaiola, un quadro, poi adattato come porta, nel quale un foro circolare in basso consentiva proprio il passaggio dei gatti.

Questo borgo medievale si trova nella Maremma interna, tra Manciano e le terme di Saturnia, lungo una strada in salita coltivata a olivi o lasciata a bosco.  Fa parte dei Borghi più belli d’Italia e, credetemi, lo è davvero.

Manciano

Manciano

Il borgo di Manciano

Maremma interna – Sempre nella Maremma interna, questo borgo è un po’ il capoluogo della strada che da Albinia si inoltra verso Saturnia e le famose terme solforose che zampillano dalla roccia naturale e creano un paesaggio surreale. Il centro storico di Manciano si caratterizza per la sua torre dell’orologio, i vicoli che aprono scorci speciali sul panorama collinare circostante, il cassero. Il Museo di Preistoria e Protostoria della Maremma è invece il luogo in cui risalire alle origini più antiche del territorio.

Stia

Uno dei fotogrammi iniziali de Il Ciclone, girato a Stia

Casentino – Questo borgo è stato reso celebre da quel gran film che è Il Ciclone di Leonardo Pieraccioni: qui infatti sono ambientate le scene di paese. Il centro storico di Stia si sviluppa lungo una lunga e larga via chiusa da una parte e dall’altra da portici: il che è strano per la Toscana, ma non così strano, forse, se consideriamo che siamo in zona montana, dove le precipitazioni sono frequenti e le architetture si avvicinano già ai borghi oltre Appennino. Siamo infatti sull’Appennino Toscoromagnolo, varcato il quale si entra in Emilia Romagna, e siamo appena al di sotto del Monte Falterona, sorgente dell’Arno.

Poco distante da Stia sorge il medievale Castello di Romena, un luogo carico di storia e di storie, tra cui quella del Mastro Adamo che falsificava i fiorini di Firenze per conto dei Conti Guidi, e che fu giustiziato: questa storia è narrata da Dante nella Divina Commedia, Inferno ovviamente, Canto XXX, corrispondente all’VIII girone, quello dei falsari. Visitando il castello e godendo il panorama si capisce perché il territorio del Casentino fosse conteso e al tempo stesso strategico. Il Castello dei Conti Guidi, che nel Medioevo fecero il bello e il cattivo tempo in questa parte di Toscana, è uno dei castelli meglio conservati della regione.

castello di Romena

La vista panoramica dal Castello di Romena, vicino a Stia (AR)

Che v’è garbaho ‘odesto giro pe’ i borghi piccini della Toscana? Icché vorreste vedere ancora? Vussiete d’accordo con ‘odest’elenco o vu vu’mettereste dell’artri borghi? Icché vu dite? Un ‘v’ho detto indo’ mangia’ la ribollita? O venvia nini! O icche vuddite? Che vi devo di’ tutto io? Andatevele a cerca’ voi ‘odeste prelibatezze! Io vi parlo de’ posti belli, pe’ sape’ icché si magna, ciacciate sui fùdblogghe’!

Questa parentesi in toscanaccio becero per dirvi che anche con questo post partecipo all’iniziativa “Raccontami la Toscana” del blog Destinazione Toscana. E per dirvi anche che la Toscana mi manca tantissimo, mi manca tantissimo la sua parlata e sono contenta quando qualcuno mi chiede se sono di Firenze 🙂 

La Certosa monumentale di Calci

Dalla Certosa di Calci la torre di Pisa e la cupola del Battistero si intravvedono, laggiù in fondo. Pisa non dista molti km, in effetti, eppure qui siamo in piena campagna, addossati alle antiche linee di difesa pisane (quelle che Firenze voleva conquistare a tutti i costi e che naturalmente prese), vicino a fonti di acque termali miracolose (Uliveto Terme: sì, esatto, proprio quella dell’acqua Uliveto), in mezzo al verde. Siamo a Calci, un piccolo borgo che è sorto accanto alla grande Certosa monumentale. È proprio qui che siamo stati di recente, in una delle nostre esplorazioni della Toscana, una delle tante gite fuoriporta che si possono fare in una bella giornata di sole.

certosa monumentale calci

Visitare la Certosa Monumentale di Calci

certosa calci

La Certosa monumentale di Calci (PI)

La Certosa Monumentale di Calci risale al XIV secolo. L’ordine dei Certosini, fondato da San Bruno, affonda le sue radici nel medioevo. Un ordine i cui monaci, chiamati “Padri” erano dediti principalmente alla preghiera. Altre persone, i “Fratelli”, erano coloro che provvedevano ai bisogni materiali dei Padri, ovvero a procurare loro il cibo, innanzitutto, coltivando i campi intorno alla Certosa. I Padri vivevano invece ciascuno nella propria cella, un piccolo appartamento all’interno della Certosa, e coltivavano un loro giardino.

La visita guidata, obbligatoria per visitare il complesso della Certosa di Calci, dura un’ora e mezza. Il percorso è obbligato, prevede la visita del primo piano, al quale si trovano la chiesa, le cappelle private, il refettorio, l’uscita sul chiostro/cimitero, le celle dei Padri ed altre sale di rappresentanza. Andiamo con ordine.

Superato il cancello, sulla destra del quale si trova la biglietteria, ci si immette in un ampio spazio aperto: un prato su cui affaccia la Certosa. Entriamo.

certosa di Calci

Lo sapevate? I gatti certosini si chiamano così proprio perché… vivevano nelle Certose!

Ci accoglie, dipinto sulla parete che imita false architetture prospettiche, un gatto grigio. Si tratta di un gatto certosino, nientemeno: eh sì, perché, ci racconta la guida, i gatti certosini, originari del medioriente, furono portati in Europa dai cavalieri crociati, e donati alla Certosa di Grenoble, casa madre dei Padri Certosini. Ecco perché il gatto con quel bel pelo grigio argento si chiama Certosino. Sulla facciata della Certosa di Calci si aprono, in basso, quattro piccole fessure: sono gattaiole, attraverso le quali i gatti del convento entravano e uscivano a loro piacimento.

Saliti al piano nobile, veniamo introdotti nella chiesa: la parte del coro, con i sedili in legno per i Padri che cantavano le lodi, è è attualmente in restauro. Ma i soffitti dipinti sono ben visibili: una decorazione ricca, barocca, con la visione prospettica e illusionista di una cupola dalla quale si affacciano santi. Nelle stanze attigue vi sono altre cappelle, private questa volta, per la preghiera solitaria. Una in particolare, dedicata alla Madonna, è molto elegante e luminosa. Anch’essa ha il soffitto dipinto, e un altare elegante. Rispetto alla chiesa barocca, questa cappella si distingue perché pur con decorazioni diffuse, è più sobria ed elegante: il pittore che la affresca è considerato un anello di congiunzione tra il barocco e il neoclassicismo.

Dopo aver pregato bisogna pur mangiare! E infatti la stanza successiva è il Refettorio, l’ambiente nel quale i Padri consumavano i pasti, in rigoroso silenzio mentre uno di loro leggeva brani della Bibbia. Sulla parete di fondo, la principale, è rappresentata l’Ultima Cena; sulle altre pareti si alternano pranzi biblici (come le nozze di Caana) a pranzi “storici”, come quello al quale presenziò Cosimo III de’ Medici, ospite gradito: Cosimo III fu un grande benefattore per la Certosa, per cui l’omaggio in Refettorio è dovuto.

certosa di calci

Il refettorio della Certosa di Calci

Usciamo nel chiostro. La sorpresa è che laddove penseremmo di trovare un bel prato, troviamo un cimitero. La sorpresa è ancora più grande se pensiamo che su questo chiostro affacciano le celle, meglio gli appartamenti, dei Padri. Ognuno di questi appartamenti prevede un piccolo giardino interno, che ogni Padre curava con amore e dedizione. L’appartamento non è una cella, ma è piuttosto articolato e confortevole: in effetti i Padri venivano tutti da nobile famiglia e un minimo di agio, seppur nella semplicità, dovevano averlo.

certosa Calci

il chiostro della Certosa

Il percorso di visita prosegue attraverso altri corridoi, altre sale e altri affacci su giardini e lo splendido panorama che spazia fino alla piccola torre di Caprona: in questa zona vi era tutto un sistema di fortificazioni strategico, perché gravitante sulla valle dell’Arno e su Pisa. I Pisani la tenevano in grande considerazione, e a Firenze faceva molta gola.

Il Museo di Storia Naturale di Calci

museo storia naturale di calci

Signore e signori la pirite!

Conclusa la visita della Certosa, si può visitare, con un biglietto a parte, il Museo di Storia Naturale di Calci allestito in una parte della Certosa.

Interessantissima la sezione di mineralogia: dedicata alla Toscana, raccoglie ed espone tutti i minerali che alcune cave o miniere della Toscana, dall’Elba all’Amiata al Casentino, restituiscono. Dalla pirite alla malachite, dal quarzo alla calcopirite alla galena, fino ad arrivare al meteorite! Ebbene sì, un frammento di meteorite rinvenuto in Toscana: una meraviglia extraterrestre!

Tra i vari percorsi, quello sui mammiferi è, per me, il più bello: ho una predilezione per i mammiferi, tra tutto il mondo animale: fin da quando ero piccola, e facevo le raccolte di figurine, avevo una certa predilezione per gli ungulati (antilopi, gazzelle, cervi e orici) e per i carnivori (felini vari, il ghepardo primo tra tutti, e poi pantera nera, leone, leopardo, puma, oselot, lince e giaguaro). Trovarmeli davanti tutti insieme mi ha fatto effettivamente tornare bambina. Ci sono poi i marsupiali e gli animali dell’Oceania, una sezione dedicata alle scimmie e soprattutto la bellissima e completa collezione di scheletri di cetacei: dai delfini alla balenottera azzurra passando per l’orca, il Leviatano di Melvilliana memoria (per chi ha letto Moby Dick), il capodoglio e alcune specie di cetacei meno noti e più rari. Si tratta della grande collezione messa in piedi nel XIX secolo da Sebastiano Richiardi: in un video è proprio Richiardi che ci racconta alcuni aneddoti su quest’esposizione, davvero unica e completa nel suo genere.

museo storia naturale calci

lo scheletro di balenottera azzurra nella sezione dedicata ai cetacei

Con questo articolo partecipo all’iniziativa “Raccontami la Toscana” del blog Destinazione Toscana

La Laguna di Orbetello

Un paradiso naturalistico, un’Oasi WWF, ma soprattutto un luogo storicamente necessario per la vita della popolazione locale. Parlo della Laguna di Orbetello, un luogo magico per noi che, andando verso l’Argentario, ammiriamo con aria sognante il mulino sospeso sull’acqua; una fonte di sostentamento per le numerose specie di uccelli palustri, marini e migratori che qui si fermano alla ricerca di cibo, e per i pescatori della Laguna, che qui traggono il loro sostentamento e la loro fonte di reddito.

Arrivando a Orbetello, si può lasciare l’auto nell’ampio parcheggio posto lungo la riva, che ricalca lo spazio un tempo occupato dalla ferrovia. Oggi la Stazioncina è diventata un bistrot molto accogliente, nel quale sono esposte foto d’epoca che ricordano i tempi d’oro della ferrovia: essa fu dismessa dopo la seconda guerra mondiale, in conseguenza dei bombardamenti che l’avevano messa fuori uso.

Birdwatching in laguna

La passeggiata lungo la riva è una continua scoperta di nuove specie di uccelli: dapprima le folaghe, nere, solitamente uccelli di lago che non disdegnano le placide acque della laguna. A Orbetello costituiscono una popolazione numerosa e placida. Ogni tanto però il loro starnazzare rompe il silenzio delle giornate d’inverno.

Laguna di Orbetello

Laguna di Orbetello

I gabbiani ormai sono ovunque, anche nelle grandi città dell’interno (Roma e Firenze, per esempio, ma io ne vidi un esemplare persino a Monaco di Baviera!), per cui non fanno notizia. Tuttavia, se li osservate, noterete come esistono tante varietà di gabbiani: più grandi, più piccoli, più grigi, più bianchi. Alla stessa famiglia, poi, appartengono le sterne, piccole e con la testa nera: si tuffano in acqua come tuffatori olimpionici quando adocchiano un pesciolino da mangiare. E per quel pesciolino, state tranquilli, non c’è scampo.

Quando pensi che tutto sia calmo e tranquillo, arrivano quei prepotenti dei cormorani a rompere le scatole. Ne basta uno, prepotente, che atterra su una boa per far volare via i non piccoli gabbiani. Usurpatore, verrebbe da dire e, a sentire i racconti dei pescatori, un vero disturbatore dell’ecosistema e della pesca.

Lo svasso non si fa disturbare troppo dal cormorano: uccello lacustre, elegante con la sua cresta rossiccia, ama immergersi a lungo per procurarsi cibo fresco di ottima qualità.

A riva intanto frotte di gambecchi e di chiurli, uccelli limicoli, ovvero che vivono nelle zone fangose e hanno becco lungo e sottile perché si nutrono di vermi, stanno fermi sulle piccole rocce della riva, pronti a muoversi all’unisono se qualche evento li disturba. Ben distante da essi la garzetta, bianca, candida, elegantissima come una sposa, se ne sta in attesa del tempo propizio per pescare. Vederla volare è un incanto bianco.

birdwhatching laguna di Orbetello

Una garzetta nella laguna di Orbetello

E poi ci sono loro, i fenicotteri rosa: li vedi volare laggiù, in lontananza, e li riconosci perché la loro silhouette, collo lungo, ali lunghe, zampe lunghe, è inconfondibile. Si allontanano, lì per lì, e ti dispiace. Ma poi ti danno una seconda occasione: perché un gruppo di una sessantina di esemplari si ferma nel bel mezzo della laguna, e a te sembra di trovarti in Camargue.

Il mulino di Orbetello

Nel mezzo della Laguna di Orbetello, all’altezza della strada di collegamento con l’Argentario, inconfondibile si erge un mulino a vento. È l’immagine più suggestiva della laguna, in qualunque condizione meteorologica e di luminosità. Costruito sull’acqua, è l’ultimo sopravvissuto di nove mulini realizzati da Siena nel corso del Quattrocento: all’epoca Orbetello era sotto il controllo dei Senesi. Nel secolo successivo subentrarono gli Spagnoli nel controllo dell’Argentario e i nove mulini, che inizialmente funzionavano ad acqua per la macinazione del grano, furono trasformati in mulini a vento. L’unico dei nove che sopravvive si trova nei pressi della diga fatta costruire dal granduca di Toscana Leopoldo II nel 1843, che altro non è che la  strada che collega Orbetello con l’Argentario.

il mulino orbetello

Il mulino nella Laguna di Orbetello

Vedi la laguna e poi muori (se ti chiami Caravaggio)

Ritratto di Michelangelo Merisi, detto Caravaggio. Credits: istantarte.it

La strada tra Orbetello e l’Argentario è un’arteria artificiale che divide in due la laguna. Essa infatti è racchiusa tra due lingue di spiaggia, una a sud e una a nord, che sono a loro volta oasi naturalistiche. A Sud è il tombolo della Feniglia. Tombolo indica un cordone di terra, e in effetti la Feniglia è una striscia di spiaggia, meglio una duna, che collega l’Argentario con la terraferma. Storicamente è nota perché pare che il Caravaggio, che in fuga da Napoli per problemi con la giustizia (grandissimo pittore, ma pare che non fosse uno stinco di santo) riparò qui in Maremma. Rifugiatosi sul tombolo della Feniglia si ammalò di febbri malariche (la zona, paludosa, era senza dubbio malsana) e a Porto Ercole trovò la morte.

Dalla parte opposta della laguna si trova il tombolo della Giannella. Un’altra striscia di terra, anzi di spiaggia, puntellata di abitazioni e hotel quasi in riva al mare. Il mare aperto si riversa sulla spiaggia trascinando con sé conchiglie, rami e tronchi d’albero, qualunque cosa le burrasche possano decidere di abbandonare al largo. Qui il fragore delle onde rompe ogni silenzio, è anzi la sinfonia che accompagna le nostre impronte lasciate sulla sabbia.

il Tombolo della Giannella

Il forte delle Saline

A pochi km a nord di Orbetello sorge il forte delle Saline, nel territorio di Albinia. Alla foce del fiume Albegna si trovavano le saline. Il forte, che risale alla metà del Quattrocento, aveva la funzione di controllare la produzione di sale e di stivarlo in attesa della commercializzazione. Il sale era un bene prezioso e costoso, dunque non deve stupire la struttura fortificata, con tanto di torre e di ponte levatoio. Questo è senza dubbio uno degli aspetti meno noti, ma suggestivi, della storia della Laguna.

forte saline albinia

Il Forte delle Saline di Albinia

E voi conoscete la Laguna di Orbetello? Cosa vi ha conquistato e cosa consigliereste?

Maremma che pioggia! Itinerario di due giorni in maremma, tra borghi e laguna

“Maremma che pioggia!”

Sembra un’imprecazione e in effetti lo è! Rientro da due giorni di vacanza in Maremma, durante i quali siamo stati in tre: io, il mio compagno e il fedele ombrello. La pioggia non ci ha risparmiato, il freddo nemmeno. Ma non ci ha impedito di andare a giro a esplorare questa piccola fetta di territorio nella provincia di Grosseto.

itinerario due giorni maremma

Primo giorno: Manciano, Saturnia, Montemerano

Premessa: da quando mi sono trasferita a Ostia antica, io e il mio compagno, che invece sta a Prato, approfittiamo di tutti i finesettimana per ritrovarci. Questa volta abbiamo deciso di incontrarci a metà strada. Ci siamo dati appuntamento ad Albinia, in Maremma, lungo la costa, poco più a Nord di Orbetello. Da qui, subito all’uscita dell’Aurelia, ci siamo messi in movimento e abbiamo deciso di andare nell’interno: abbiamo puntato verso Manciano, dove avevamo fissato la camera per la notte.

Prima tappa lungo il percorso è stata il Castello di Marsiliana d’Albegna. Nella nostra ignoranza non sapevamo che fosse privato. Un’indicazione per “museo” ci ha invece invitato ad arrivare al castello a piedi (un cartello di vietato l’accesso in auto ai non addetti ai lavori ci aveva consigliato). Arrivati in cima (splendida vista sulle colline circostanti, spesso coltivate a olivi), abbiamo cercato l’ingresso del museo. E niente, siamo stati redarguiti perché il luogo è privato e per il museo bisogna chiedere giù in piazza per visite guidate. N.B.: non si sa museo di cosa, se della cultura contadina o di altro. Certo in piazza vi posso assicurare che non c’era niente di così ben segnalato. E così… ciaone Castello di Marsiliana.

Manciano

museo manciano

L’ingresso del museo di preistoria e protostoria di Manciano (GR)

Proseguiamo, e intanto inizia a piovere copiosamente, verso Manciano. La cittadina è piuttosto grande, ma noi, interessati al centro storico, ci arrampichiamo su per la salita, passiamo sotto la Porta che si apre nelle mura medievali ed entriamo nel borgo medievale vero e proprio: la torre dell’orologio, i piccoli vicoli che si aprono con scorci sul panorama, il cassero e accanto ad esso il Museo di Preistoria e Protostoria della Maremma (ahimè chiuso in quel momento). La nostra visita di Manciano, rigata dalla pioggia si conclude in un piccolo locale, La torre in cantina, dove facciamo un aperitivo corposo più nel tentativo di riscaldarci che non per reale appetito. Ma beviamo due bicchieri di vino toscano, e già questo ci rinfranca nel cuore e nello spirito. E infatti siamo pronti a ripartire.

Manciano

Il borgo di Manciano

Le terme di Saturnia

Non ci siamo portati il costume: però già che siamo di strada vuoi non fare un salto alle Terme di Saturnia, un affioramento naturale di acqua calda e curativa che si trova poco oltre Manciano? Le cosiddette Cascate del Mulino sono una grandissima attrazione. Io ne avevo sempre sentito parlare e avevo visto qualche foto, ma trovarmici davanti è stato pazzesco.

Sarà stato il brutto tempo (pioveva anche lì), sarà stato il freddo, per cui si sollevava più vapore dalle acque calde, sarà stata l’acqua celeste, l’ambiente bianco, qualche erba palustre, il mulino in pietra lì dietro e quei quattro eroici personaggi che si facevano il bagno nelle acque sulfuree (e vagamente puzzolenti) nonostante il gelo fuori dall’acqua, ma ho avuto l’impressione di un luogo troppo assurdo per essere vero. Ho continuato a ripeterlo per minuti interi: “Questo è un posto assurdo. Questo è un posto assurdo!” E mi sono pentita per un attimo di non avere con me il costume.

terme di saturnia

Le Cascate del Mulino – Terme di Saturnia: un luogo assurdo

Le Cascate del Mulino sono il luogo più spettacolare paesaggisticamente parlando, e anche il luogo in cui si può fare il bagno termale gratis: l’accesso, infatti, è gratuito, e a pagamento ci sono, però nella bella stagione, le strutture accessorie, come eventuale bar, noleggio di accappatoi, docce e simili. Ma chi viene attrezzato può benissimo fare a meno di tutto ciò.

Lasciato questo posto assurdo, decidiamo di andare a vedere, almeno da fuori, dove invece la gente paga per godere al massimo livello delle acque termali: il Terme di Saturnia Spa & Golf Resort, che si trova poco distante e che è il luogo luxury, dove davvero farsi coccolare nel relax più totale.

terme di saturnia

Le cascate del Mulino viste dalla strada panoramica

Ci affacciamo infine sul borgo di Saturnia, medievale, ma il cui passato rimonta indietro nel tempo, ad epoca etrusca e romana: le terme sono note fin dall’antichità, quindi non deve stupire la presenza umana da queste parti da tempi tanto antichi.

Innamorarsi di Montemerano

montemerano

Un micio a Montemerano

Ci sono luoghi che nonostante la pioggia riescono a trasmettere un grandissimo fascino. Così è successo a noi visitando Montemerano, lungo la strada tra Saturnia e Manciano. Anch’esso borgo medievale, rispetto a Manciano ci sembra che abbia mantenuto intatta la sua integrità e il suo cuore. Percorriamo le sue stradine e arriviamo fino alla Piazza del Castello (ma del Castello non v’è traccia): sotto la pioggia solo tre splendidi gattoni osano stare all’aperto. Pelosoni e annoiati da tutto questo grigiore, sembrano disturbati dalla nostra presenza. Noi invece siamo assolutamente estasiati dal borgo, dalle murature in pietra a vista, dalla cura delle stradine e delle piazzette: si nota l’interesse a preservare un angolo di medioevo nel migliore dei modi, e non a caso, infatti, Montemerano fa parte dei Borghi più belli d’Italia.

Montemerano

La piazza del Castello a Montemerano

Mangiare e dormire a Manciano

Nella nostra pur breve esperienza a Manciano e dintorni abbiamo individuato un luogo dove pernottare e un ristorante dove mangiare: abbiamo trascorso la notte a Il Meoccio, un affittacamere che si trova già in campagna lievemente fuori da Manciano: non fatevi spaventare dal tratto di strada bianca: siamo in mezzo ai campi del resto, cosa ci possiamo aspettare di diverso? In camera abbiamo provato un po’ freddo, è vero, ma per colpa dell’ondata di gelo inaspettata che c’è stata. La sera, al nostro arrivo, non abbiamo potuto apprezzare, ma la mattina abbiamo notato la vista panoramica sulle colline e sulla valle, fino ad arrivare al mare. Il Meoccio si trova in un luogo davvero di relax, lontano dal mondo, ideale per chi si vuole fermare nella calma più assoluta.

Manciano

Una parete di fiori a Manciano:

A cena siamo stati a Manciano Da Paolino, ristorante che, se si soggiorna a Il Meoccio, fa pure il 10% di sconto sul conto. Cucina tradizionale, piatti abbondanti e curati, un buon vino della casa. E soprattutto un ambiente bello caldo, che venendo dal freddo di fuori ci ha fatto molto piacere!

Secondo giorno: Orbetello, la Laguna, la spiaggia della Giannella

La mattina, quando lasciamo la camera, ben speriamo: un raggio di sole si fa strada tra le nubi, che sia un buon segno? Scendiamo a valle, torniamo sul mare, sull’Aurelia, arriviamo a Orbetello.

Ero stata a Orbetello anni fa, e ricordavo due cose: il Mulino nella laguna e la cena di pesce al ristorante I pescatori. Ebbene, abbiamo fatto entrambe le cose: una passeggiata lungo la laguna fino al Mulino e il pranzo a I Pescatori (che di febbraio è aperto solo il sabato e la domenica, non durante la settimana).

il mulino orbetello

Il mulino nella Laguna di Orbetello

La laguna di Orbetello

birdwhatching laguna di Orbetello

Una garzetta nella laguna di Orbetello

La Laguna di Orbetello è un prezioso paradiso naturalistico. Anche solo camminando lungo la riva possiamo osservare alcune specie di uccelli palustri e marini che convivono, pescano, nuotano, volano e gridano, ognuno secondo il proprio verso. C’è la sterna che fa dei tuffi olimpionici ogni volta per pescare un pesciolino, c’è la folaga nera che nuota placida vicino alla riva, c’è il gabbiano che ogni tanto si sgranchisce le ali e c’è il cormorano che quando arriva lui, arrogante, fa volare via tutti gli altri. C’è lo svasso, con la sua cresta, che nuota tranquillo e ogni tanto si immerge per tempi lunghissimi, per pescare, senza fretta. C’è la garzetta, elegantissima col suo collo e le zampe lunghe, e ci sono dei piccoli uccellini col becco lungo e stretto, che si muovono in gruppo e in gruppo si fermano sugli scogli della riva, dove presumibilmente trascorrono gran parte del loro tempo. E poi sollevi lo sguardo e scopri che in lontananza uno stormo di fenicotteri rosa sta sorvolando la laguna: li riconosci non per il colore, ma per il collo lungo, le zampe lunghe, le ali lunghe. E improvvisamente ti commuovi e ti sembra di essere tornata in Camargue.

Il mulino è una visione maledettamente romantica. Lì, immerso nelle placide acque, disturbato solo da qualche uccello che gli vola intorno, indica un tempo fermo, un tempo che non passa e che non trascorre. Sta lì, sospeso, mentre intorno a lui, sull’acqua scorre la vita degli uccelli e, a riva, scorrono le auto di chi va da Orbetello all’Argentario e viceversa.

laguna orbetello

Nelle placide acque della laguna vivono tante varietà di uccelli. Un patrimonio di biodiversità da preservare

Orbetello è un bella cittadina, con stradine ampie e pulite su cui affacciano negozi anche diversi dal solito. Noi ripercorriamo tutto il centro fino ad arrivare alle mura, a uscirne e ad andare a pranzo a I Pescatori. Credo che sia uno dei ristoranti più noti della Toscana: viene cucinato ciò che i pescatori della Laguna pescano giorno per giorno, dalle anguille alla palamita alla spigola e alle orate, e il tutto viene straordinariamente preparato in cucina. I prezzi sono davvero onesti, altro che ristoranti di pesce di lusso, segno che la qualità non ha bisogno di troppi fronzoli. E poi, la cosa più bella, le persone hanno voglia di raccontare, di raccontarsi, di spiegare al mondo che i cormorani, specie protetta, sono un problema per la sostenibilità e per la biodiversità della laguna: cose che non si possono sapere se non si vive in prima persona la pesca tutti i giorni tutto l’anno.

Il mare d’inverno: la spiaggia della Giannella

L’Argentario è collegato alla terraferma da tre lingue di terra. Quella centrale è la strada che collega Orbetello con la penisola, quella a sud è una lingua di spiaggia, la riserva naturalistica della Feniglia, quella a Nord è un’altra lingua di spiaggia, la Giannella. Per tornare verso Albinia, sotto una pioggia torrenziale, percorriamo la strada che attraversa la Giannella. Il richiamo della spiaggia e del mare aperto è forte, per cui affrontiamo gli scrosci di pioggia e passeggiamo sulla sabbia, incuranti del vento e dell’acqua.

spiaggia della Giannella

La Giannella. Un’intrepida coppietta affronta le intemperie pur di farsi la passeggiatina sulla spiaggia

Barchette abbandonate, legni arrivati qui da chissà dove, conchiglie, un casco da moto infilzato su un palo: più che mare d’inverno sembra una spiaggia abbandonata da un momento all’altro per una tempesta. Subito alle spalle della sottile lingua di sabbia già si trovano le case per vacanze estive e gli hotel. Ma se guardiamo verso il mare, pare di trovarsi in un paradiso perduto. Una sensazione simile (sarà la pioggia?) me l’aveva data, da tutt’altra parte del mondo, Cape Tribulation, nel Queensland in Australia, che visitai sotto la pioggia tropicale. Della Giannella mi colpisce la bellezza di un luogo isolato, libero, totalmente restituito alla natura, almeno in queste giornate d’inverno. Una coppietta che passeggia sulla riva con l’ombrello, tenendosi stretti stretti, e le impronte di un cane, però, mi fanno pensare che non siamo solo noi ad avventurarci da queste parti con queste condizioni: il mare d’inverno è un richiamo che difficilmente si può decidere di non ascoltare.

Spiaggia La Giannella

Un tronco arrivato da chissà dove ha trovato riposo alla Giannella

Su questa spiaggia si chiude il nostro itinerario nella Maremma sotto la pioggia. Siamo fradici, ma tutto sommato contenti di questa nuova occasione che abbiamo avuto per conoscere un piccolo frammento di territorio italiano. Sicuramente torneremo nella bella stagione a Saturnia, e chissà, magari torneremo al mare in Laugna, alla Giannella o alla Feniglia. Oppure, cambieremo totalmente zona, e vedremo luoghi nuovi e diversi. Valuteremo caso per caso. Speriamo solo che troveremo il sole!

“Camera con vista” e non solo: la mia personale guida alla Firenze per innamorati

Sarà che sono innamorata, sarà che ci accorgiamo che le cose (e i luoghi, e le persone) ci mancano quando ce ne allontaniamo, fatto sta che non posso non pensare che Firenze sia la città più adatta a due innamorati.

Posso dire di conoscere Firenze piuttosto bene: in questi anni mi ha saputo rivelare molti suoi segreti, per cui ho costruito una mia personalissima mappa della Firenze romantica. Questa mia mappa, poi, si è ulteriormente arricchita quando, pochi mesi fa, ho avuto la fortuna di vedere a Firenze il film Camera con vista in versione originale (e insieme agli attori protagonisti, tra cui la sempre splendida Helena Bonham-Carter!). C’è una frase in particolare nel film, che mi sento di condividere appieno:

C’è qualcosa nel paesaggio italiano che induce anche l’anima più flemmatica all’amore

Niente di più vero, non trovate?

Firenze per innamorati: la guida  ❤

Un fotogramma del film “Camera con vista”

Condensare in un solo post tutto ciò che c’è da sapere sull’amore a Firenze, è davvero difficile: troppe cose da dire, troppe suggestioni, troppi occhi a cuore mentre mordicchio la penna pensando e ripensando… Ho deciso, per praticità, di radunare i vari luoghi per gruppi omogenei. Ho pensato ai panorami (cosa c’è di più romantico della vista di Firenze da una zona collinare?), al loro opposto, cioè vicoletti e luoghi nascosti, ai giardini (non tutti, eh?), ai luoghi che raccontano storie d’amore.

Pronti a scoprirli insieme?

I panorami mozzafiato  ❤

  1. Piazzale Michelangelo. Il panorama più noto di Firenze è quello dal Piazzale Michelangelo: questo luogo sopraelevato è la meta preferita da tutti i turisti e anche da tutti gli sposi fiorentini che corrono qui a farsi le foto: come biasimarli, del resto. La vista è stupenda perché spazia su tutto il corso dell’Arno da che entra in città fino a che non finisce il centro storico, e tutti i monumenti principali si distendono davanti ai nostri occhi: spiccano la Biblioteca Nazionale, Santa Croce, là dietro si individua la cupola del Duomo col Campanile di Giotto, quindi Palazzo Vecchio e Ponte Vecchio, inconfondibile. Potremmo passare ore e ore a contemplare il panorama da qui. Oppure, possiamo andare a vedere il panorama di Firenze da un’altra parte. Seguitemi!
  2. Orti del Parnaso. Gli Orti del Parnaso sono la parte più alta di un grande spazio verde che scende poi nel Giardino dell’Orticoltura. Da quassù la vista è una delle mie preferite di Firenze. Vi dico solo che ogni mattina, pomeriggio o sera che mi capitava di passare da qui in auto, lanciavo sempre il mio saluto alla città. Negli Orti del Parnaso c’è un bellissimo albero ombroso, una fontana centrale che ricorda Park Güell a Barcellona e una panchina che è sempre occupata (ma guarda un po’!) da tenere coppiette che si scambiano effusioni, o semplicemente contemplano la bellezza davanti a loro.

    Il duomo appare tra i fiori agli Orti del Parnaso

  3. Lungo la via Bolognese. Se Firenze è il nostro punto di partenza per una fuga d’amore, possiamo scegliere di prendere la via Bolognese per inoltrarci nel Mugello. Mi raccomando, però, dopo le prime curve, superata la piccola frazione de La Lastra, fermatevi in uno dei piccoli parcheggi lato strada e scendete dall’auto: vi si parerà tutta la buca in cui Firenze sorge, e godrete di una vista davvero completa, lontano da tutto e da tutti.

I luoghi più intimi e nascosti (per giovani coppiette che non vogliono farsi scovare 😉 )  ❤

  1. La chiesa dei SS.Apostoli in piazza del Limbo

    Piazzetta del Limbo. Una chiesetta medievale in pietra, una piazzetta piccolissima che si apre inaspettatamente in Borgo SS.Apostoli, la via tortuosa compresa tra via Tornabuoni e i Gergofili, è lo sfondo ideale per una scena di baci rubati tra due innamorati. Gli ingredienti nei dintorni della Piazzetta del Limbo ci sono tutti: un piccolo passaggio che conduce verso l’Arno, un altro vicoletto oscuro che protegge alla vista e insieme svela chissà quali altre stradine; Borgo SS.Apostoli stessa sembra sospesa nel tempo, con le sue botteghine, tra cui un negozietto di alimentari stracolmo di merci coloratissime in vetrina. Il consiglio? Stupitevi di ciò che scovate e lasciatevi incantare dai dettagli: sono quelli che vi rimarranno più impressi, così come avviene in una storia d’amore.

  2. I giardinetti presso la chiesa evangelica luterana. Siamo sul Lungarno Serristori, in un giardinetto che si nota appena, ma che è davvero un luogo di pace dove, lontano dai troppi turisti che affollano strade, ponti e musei, ci si può fermare un pochino per ricaricare le pile. Per due fidanzatini questo è il luogo ideale, sufficientemente appartato, per poggiarsi sulla spalla l’uno dell’altra e godersi il fresco. D’estate questo spazietto ombroso è delizioso, decisamente tra i miei preferiti in città.
  3. Tagliere e bicchiere di vino a La Prosciutteria

    un bicchiere di vino, un tagliere o una schiacciata. A Firenze non mancano enoteche e ristori in cui fermarsi per fare merenda, aperitivo, uno spuntino o una degustazione. Io amo sorseggiare il vino e sono una buona forchetta per cui il mio uomo ha saputo fin dall’inizio come prendermi: per la gola. Di posti ne abbiamo provati tanti e ancora ne proveremo (anche perché se c’è un settore che non è in crisi a Firenze è quello della ristorazione), ma qui ne voglio fissare due, in centro, piuttosto frequentati ma nei quali, nonostante tutto, una coppietta può trovare la sua intimità. In via de’ Neri c’è La Prosciutteria. Questo è un posto davvero frequentato, ma basta arrivarci in un orario non di punta oppure in serata infrasettimanale e avrete il locale quasi tutto per voi. Se poi c’è troppa gente per i vostri gusti nel piccolissimo locale, troverete la giusta privacy nella saletta retrostante: c’è un tavolone, è vero, ma vedrete che starete da soli. Alla Prosciutteria preparano ottimi taglieri di salumi e formaggi e fanno generosi calici di rosso con i quali accompagnare il tutto. Se riuscite a non farvi distrarre dal merchandising (tra cui spicca la maglietta con su scritto “Liberté Egalité Sangiovesé” è il luogo giusto dove mangiare, imboccarsi vicendenvolmente e sorseggiare vino, che fa buon sangue e buon spirito… Se poi vogliamo continuare a sorseggiare vino, ma in un posto ancora più piccolo, sempre in centro, consiglio Natalino, non il ristorante, ma l’enoteca di fronte, appena superato l’Arco di San Pierino. Qui la scelta è tra vini di qualità (adoro l’Hebo, tra le etichette disponibili) e la possibilità di accompagnare il tutto con una schiacciata farcita oppure, all’ora dell’aperitivo, con il buffet. Il locale è frequentato (siamo su una delle direttrici più percorse del centro), ma spesso la gente e fa una consumazione mordi e fuggi, per cui non c’è nessuno che possa disturbare la vostra bevuta. 

I giardini romantici ❤

I Giardini sono naturalmente dei luoghi romantici: saranno i fiori, la possibilità di sdraiarsi in un prato (quando possibile), di sedersi su una panchina a respirare l’aria fresca e sentir cantare gli uccellini… alcuni giardini di Firenze, poi, offrono anche una bella vista sulla città, oppure, al contrario, sono talmente intimi da dare l’illusione di trovarsi nel giardino di casa; un giardino molto lussuoso, però.

  1. Una rosa con lo sfondo di Firenze, Giardino delle rose di Firenze.

    Giardino delle rose. Ha in sé un animo romantico, per via della sua vastissima collezione di rose di tutti i tipi, colori e profumi, e perché anche da qui si gode di uno splendido panorama sulla città. In particolare è la cupola del duomo che emerge in tutta la sua maestosità. Il Giardino delle rose è aperto tutto l’anno, ma è intorno a maggio che dà il meglio di sé, quando cioè la fioritura è al top. Si trova a lato del Piazzale Michelangelo ed è meno frequentato dai turisti.

  2. Giardino Bardini. Anche questo giardino ha nel panorama un grande punto di forza. Ma il vero spirito romantico lo tira fuori a fine aprile-inizi di maggio, quando fiorisce il glicine. La galleria del glicine del Giardino Bardini è una di quelle attrazioni romantiche che non si possono assolutamente perdere. Se siete dei romanticoni, dovete passare da qui.
  3. Giardino Corsi-Annalena. Se fin qui vi ho mostrato luoghi pubblici e aperti sempre, il Giardino Corsi-Annalena ahimè apre di rado. Ma una volta che riuscirete ad andarvi ne resterete innamorati. In realtà è il giardino di pertinenza di un convento, fondato nel 1441 da Anna Elena, “Annalena”, figlia  del Conte Galeotto Malatesta. Il luogo subisce varie modificazioni e traversie, fino a raggiungere l’aspetto attuale, fatto di statue, aiuole, un tempietto che prospetta sulla via Romana e altri apprestamenti che fanno di questo giardino un luogo molto intimo. Il fatto poi che dalla strada non si riesca a intravvedere pressoché nulla e che ci troviamo di fronte all’ingresso secondario del Giardino di Boboli rende tutto molto più misterioso e nascosto.

Il Giardino Corsi Annalena

 I luoghi che raccontano storie d’amore  ❤

Firenze è una città di grandi storie d’amore. Oltre a quella, d’invenzione, di Camera con vista, di cui dicevo in apertura, storie romantiche si sprecano. Scommetto che una la conoscete di sicuro: sarà l’ultima che vi svelo.

  1. Casa Guidi. L’abitazione fiorentina di Elizabeth Barrett-Browning e del marito Robert Browning, entrambi poeti inglesi che per un certo tempo elessero a loro dimora Firenze, è un appartamento in piazza San Felice, a due passi da Palazzo Pitti. Ha mantenuto gli arredi in stile ‘800 e, senza essere una casa di ostentazione della ricchezza, mostra tutta l’eleganza e lo stile di un’abitazione inglese così come ce la aspetteremmo. Perché è un luogo romantico? Perché questa casa è la testimonianza materiale dell’amore tra i due poeti, Elizabeth Barrett e Robert Browning, lui più giovane, ma innamoratissimo, lei passionalmente presa tanto da lasciare la Gran Bretagna per coronare il suo sogno d’amore. I suoi Sonetti del Portoghese (che attualmente sono il mio libro sul comodino) sono proprio una vibrante, passionale dichiarazione d’amore al marito Robert, che si rinnova pagina dopo pagina, componimento dopo componimento.
  2. Piazza SS. Annunziata.

    Piazza della SS. Annunziata. Se date le spalle alla chiesa della SS. Annunziata e guardate il palazzo davanti a voi, sul lato destro, in mattoni rossi, noterete che ha sempre le finestre chiuse, eccetto una finestra, che invece ha sempre le imposte socchiuse. Narra la leggenda che in questo palazzo vivesse una giovane sposa la quale aspettò anni, fino alla morte, che tornasse il suo amato cavaliere dalla guerra. Egli naturalmente non tornò mai e lei si spense, davanti alla finestra. Quando fu tumulata, la finestra fu chiusa, ma avvennero allora fenomeni strani, come se la defunta volesse far capire che quella finestra doveva restare aperta. Da allora la finestra è socchiusa e dietro di essa si immagina che ci sia lo spirito della fanciulla che ancora attende il suo amato. Una versione più prosaica della leggenda, invece, tiene conto del fatto che la statua del Granduca Ferdinando I, che sta a cavallo nel mezzo della piazza, ha la testa rivolta proprio verso quella finestra: che lì vivesse allora un’amante del granduca? Non lo sapremo mai, ma ecco che Firenze ci ha regalato così un’altra storia d’amore.

  3. La chiesa di Santa Margherita dei Cerchi. Allora? Ci avete preso? Qual è la storia d’amore più famosa di Firenze? Ma quella, mai consumata né tantomeno corrisposta, tra Dante e Beatrice! La chiesa di Santa Margherita dei Cerchi è una chiesina nascosta in un vicoletto che dà su via del Corso: una chiesina medievale di cui si narra essere la chiesa in cui Dante vide per la prima volta Beatrice e ne restò folgorato. La chiesa, che si trova a poca distanza dal Museo Casa di Dante, è vera meta di pellegrinaggio, anche se certo non è il luogo più caratteristico di Firenze.

Henry Holiday, Dante incontra Beatrice al ponte Santa Trinita, 1883 (credits: rsi.ch)

Questa è la mia guida a Firenze per innamorati. Ma si sa, l’amore è tanto universale quanto soggettivo. Quali altri luoghi di Firenze consigliereste agli innamorati? Raccontatemelo nei commenti, sarà romantico scambiarci idee e consigli 🙂 ❤

Il Cinquecento a Firenze: la mostra di Palazzo Strozzi

Ogni mostra di Palazzo Strozzi è un successo. Che si tratti di arte contemporanea (come le recenti su Ai Weiwei e Bill Viola) o di arte rinascimentale o moderna, le mostre di Palazzo Strozzi sono sempre eccezionali sia per le opere esposte che per il percorso espositivo, sempre denso di significati.

Ho visitato la mostra attualmente in corso, “Il Cinquecento a Firenze” prendendo parte ad una bella iniziativa su twitter che ha visto impegnati blogger di archeologia e di storia dell’arte: #5sguardi. Per la spiegazione di questo evento vi rimando al mio post specifico sul mio blog di archeologia e alla conversazione su twitter. Vi dico solo che ognuno dei blogger interpretava un ruolo: il mio era quello dell’archeoviaggiatrice, chissà perché 😉

Jacopo Zucchi, La Creazione

Qui vi racconto la mostra e perché vale la pena visitarla: non solo per le opere incredibili, ma per la quantità di spunti di riflessione e di conoscenza che offre su un periodo, quello del pieno Cinquecento, caratterizzato nel mondo artistico dagli effetti della Controriforma. È un periodo che risente dei grandi artisti della generazione precedente, primo tra tutti Michelangelo, e che deve confrontarsi con dettami religiosi rigidi, ma allo stesso tempo con una committenza, principalmente la famiglia Medici, che ama i colti e raffinati riferimenti classici e abbraccia la filosofia neoplatonica: ecco che le opere si riempiono di significati allusivi, non sempre di facile interpretazione e anche una semplice “Deposizione di Cristo” contiene molto più di quanto non ci dica ad un primo sguardo.

La mostra si apre con un forte impatto cromatico e visivo: in primo piano il Dio fluviale di Michelangelo, la statua priva di testa di un nudo semisdraiato, palese riferimento all’antico, e dietro la vivace “Pietà di Luco” di Andrea del Sarto, dipinta dal pittore quando fuggì dalla peste che si era sviluppata a Firenze intorno agli anni ’40 del Cinquecento.

Il Dio fluviale di Michelangelo e la Pietà di Luco di Andrea del Sarto, prima sala della mostra

Si procede con una sala densa di grandi pale di grandi artisti. Vasari con l’Assunzione, e poi le deposizioni di Pontormo, di Rosso Fiorentino e del Bronzino, ognuno con la sua storia, ognuno con i suoi dettagli, ognuno con le sue scelte cromatiche e stilistiche. La Deposizione di Pontormo, con le sue tinte pastello così inconsuete per un dipinto cinquecentesco, e con i suoi volti così caratterizzati, è a buon diritto il dipinto scelto per rappresentare la mostra.

La Deposizione di Cristo del Bronzino. Realizzata inizialmente per la Cappella degli Appartamenti di Eleonora di Toledo in Palazzo Vecchio, fu regalata al Segretario particolare di Carlo V e portata in Francia, a Besançon

Ma si procede, e la sala che segue è ancora più eccezionale, almeno per me. I temi delle rappresentazioni non variano molto, sono sempre a tema religioso, tuttavia mutano gli esiti, perché gli artisti hanno formazione differente, provenienza differente, e committenze differenti da rispettare. L’incontro tra Cristo e l’Adultera di Alessandro Allori è un capolavoro: lei è così contrita, pudica nel suo atteggiamento, e vestita così bene che non può non attirare la mia attenzione. La crocefissione di Giovanni Stradano, un pittore fiammingo dal nome italianizzato che nei dettagli grotteschi mostra le sue origini artistiche, è un’altra delle opere che mi colpisce. Davanti ai miei occhi si pongono il crocefisso in bronzo del Giambologna, ormai defunto, e dietro ad esso, oltre alla Crocefissione di Stradano, si colloca la Resurrezione di Santi di Tito. Così il triduo pasquale, di passione, morte e risurrezione si completa in tre opere eccezionali.

Il Crocefisso del Giambologna, la Crocefissione di Giovanni Stradano e la Resurrezione di Santi di Tito

Il ritratto del piccolo Sinibaldo Gaddi

Segue una sezione sui ritratti. Vediamo i committenti del tempo. Il piccolo Sinibaldo Gaddi, in braccio al suo servetto nero, ci racconta di una famiglia ricchissima, quella dei Gaddi in Firenze, che si poteva permettere il lusso di un servo “esotico” oltre a una collezione di mirabilia provenienti dalle Americhe. Il povero Sinibaldo, che nel dipinto sembra così sicuro di sé nonostante la tenerissima età, morirà pochi anni dopo e non godrà né delle ricchezze della famiglia né delle gioie della vita: la ricchezza da sola non basta ad assicurare la vita nella seconda metà del Cinquecento.

Procedendo, la sala successiva ci introduce Giambologna, lo scultore che tanto ha fatto a Firenze (le statue per il giardino della villa medicea di Castello, il colosso dell’Appennino per la villa medicea di Pratolino, il Ratto delle Sabine per la Loggia dei Lanzi e il Mercurio del Bargello). Tra i dipinti segnalo, perché mi ha molto colpito, la Creazione di Jacopo Zucchi, un piccolissimo quadretto pregno di significati: Dio crea l’uomo perché sia posto a custodia della natura; la supremazia dell’uomo sulla natura è uno dei fondamenti del pensiero neoplatonico che anima la fine del Cinquecento e il programma iconografico dello Studiolo di Francesco I in Palazzo Vecchio (quella piccola e favolosa stanzina a lato del Salone dei Cinquecento).

La statua di Fata Morgana, Giambologna

Andando avanti, è ancora Giambologna che guida il nostro sguardo con le sue potenti sculture: Ercole e Anteo e la Venus Fiorenza realizzate per la villa di Castello, la Fata Morgana che abbelliva la Fonte di Fata Morgana nel territorio di Bagno a Ripoli (un luogo molto suggestivo nel contado di Firenze). Tra i dipinti, Venere e Amore di Alessandro Allori è così dolce, così incantevole da suscitare il sorriso.

Ci avviamo alla fine della mostra. Abbiamo percorso un secolo di arte, sia pittorica che scultorea, in un equilibrio bilanciato tra soggetti religiosi, mitologici e “umani” per così dire. Si tratta sempre di committenze ricche, come la famiglia Medici e altri grandi personaggi influenti del Cinquecento fiorentino, e committenze religiose, attente agli aspetti più dogmatici della Controriforma. Resta la sensazione di aver assistito a qualcosa di grande, di importante, ad un percorso che lascerà il segno nella storia dell’arte successiva e nella storia artistica della città. Di fatto, buona parte delle opere viene da chiese di Firenze. Quindi sarà bello riconoscerle nelle varie chiese una volta che la mostra sarà terminata. In fondo il senso di una mostra è proprio questo: dare degli spunti e degli approfondimenti, focalizzare su determinati aspetti e creare dei collegamenti con le nostre conoscenze. Palazzo Strozzi riesce sempre a costruire contatti con la città. E infatti un bel programma di approfondimenti fuorimostra è previsto e in corso di svolgimento a Firenze.