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Maremma che pioggia! Itinerario di due giorni in maremma, tra borghi e laguna

“Maremma che pioggia!”

Sembra un’imprecazione e in effetti lo è! Rientro da due giorni di vacanza in Maremma, durante i quali siamo stati in tre: io, il mio compagno e il fedele ombrello. La pioggia non ci ha risparmiato, il freddo nemmeno. Ma non ci ha impedito di andare a giro a esplorare questa piccola fetta di territorio nella provincia di Grosseto.

itinerario due giorni maremma

Primo giorno: Manciano, Saturnia, Montemerano

Premessa: da quando mi sono trasferita a Ostia antica, io e il mio compagno, che invece sta a Prato, approfittiamo di tutti i finesettimana per ritrovarci. Questa volta abbiamo deciso di incontrarci a metà strada. Ci siamo dati appuntamento ad Albinia, in Maremma, lungo la costa, poco più a Nord di Orbetello. Da qui, subito all’uscita dell’Aurelia, ci siamo messi in movimento e abbiamo deciso di andare nell’interno: abbiamo puntato verso Manciano, dove avevamo fissato la camera per la notte.

Prima tappa lungo il percorso è stata il Castello di Marsiliana d’Albegna. Nella nostra ignoranza non sapevamo che fosse privato. Un’indicazione per “museo” ci ha invece invitato ad arrivare al castello a piedi (un cartello di vietato l’accesso in auto ai non addetti ai lavori ci aveva consigliato). Arrivati in cima (splendida vista sulle colline circostanti, spesso coltivate a olivi), abbiamo cercato l’ingresso del museo. E niente, siamo stati redarguiti perché il luogo è privato e per il museo bisogna chiedere giù in piazza per visite guidate. N.B.: non si sa museo di cosa, se della cultura contadina o di altro. Certo in piazza vi posso assicurare che non c’era niente di così ben segnalato. E così… ciaone Castello di Marsiliana.

Manciano

museo manciano

L’ingresso del museo di preistoria e protostoria di Manciano (GR)

Proseguiamo, e intanto inizia a piovere copiosamente, verso Manciano. La cittadina è piuttosto grande, ma noi, interessati al centro storico, ci arrampichiamo su per la salita, passiamo sotto la Porta che si apre nelle mura medievali ed entriamo nel borgo medievale vero e proprio: la torre dell’orologio, i piccoli vicoli che si aprono con scorci sul panorama, il cassero e accanto ad esso il Museo di Preistoria e Protostoria della Maremma (ahimè chiuso in quel momento). La nostra visita di Manciano, rigata dalla pioggia si conclude in un piccolo locale, La torre in cantina, dove facciamo un aperitivo corposo più nel tentativo di riscaldarci che non per reale appetito. Ma beviamo due bicchieri di vino toscano, e già questo ci rinfranca nel cuore e nello spirito. E infatti siamo pronti a ripartire.

Manciano

Il borgo di Manciano

Le terme di Saturnia

Non ci siamo portati il costume: però già che siamo di strada vuoi non fare un salto alle Terme di Saturnia, un affioramento naturale di acqua calda e curativa che si trova poco oltre Manciano? Le cosiddette Cascate del Mulino sono una grandissima attrazione. Io ne avevo sempre sentito parlare e avevo visto qualche foto, ma trovarmici davanti è stato pazzesco.

Sarà stato il brutto tempo (pioveva anche lì), sarà stato il freddo, per cui si sollevava più vapore dalle acque calde, sarà stata l’acqua celeste, l’ambiente bianco, qualche erba palustre, il mulino in pietra lì dietro e quei quattro eroici personaggi che si facevano il bagno nelle acque sulfuree (e vagamente puzzolenti) nonostante il gelo fuori dall’acqua, ma ho avuto l’impressione di un luogo troppo assurdo per essere vero. Ho continuato a ripeterlo per minuti interi: “Questo è un posto assurdo. Questo è un posto assurdo!” E mi sono pentita per un attimo di non avere con me il costume.

terme di saturnia

Le Cascate del Mulino – Terme di Saturnia: un luogo assurdo

Le Cascate del Mulino sono il luogo più spettacolare paesaggisticamente parlando, e anche il luogo in cui si può fare il bagno termale gratis: l’accesso, infatti, è gratuito, e a pagamento ci sono, però nella bella stagione, le strutture accessorie, come eventuale bar, noleggio di accappatoi, docce e simili. Ma chi viene attrezzato può benissimo fare a meno di tutto ciò.

Lasciato questo posto assurdo, decidiamo di andare a vedere, almeno da fuori, dove invece la gente paga per godere al massimo livello delle acque termali: il Terme di Saturnia Spa & Golf Resort, che si trova poco distante e che è il luogo luxury, dove davvero farsi coccolare nel relax più totale.

terme di saturnia

Le cascate del Mulino viste dalla strada panoramica

Ci affacciamo infine sul borgo di Saturnia, medievale, ma il cui passato rimonta indietro nel tempo, ad epoca etrusca e romana: le terme sono note fin dall’antichità, quindi non deve stupire la presenza umana da queste parti da tempi tanto antichi.

Innamorarsi di Montemerano

montemerano

Un micio a Montemerano

Ci sono luoghi che nonostante la pioggia riescono a trasmettere un grandissimo fascino. Così è successo a noi visitando Montemerano, lungo la strada tra Saturnia e Manciano. Anch’esso borgo medievale, rispetto a Manciano ci sembra che abbia mantenuto intatta la sua integrità e il suo cuore. Percorriamo le sue stradine e arriviamo fino alla Piazza del Castello (ma del Castello non v’è traccia): sotto la pioggia solo tre splendidi gattoni osano stare all’aperto. Pelosoni e annoiati da tutto questo grigiore, sembrano disturbati dalla nostra presenza. Noi invece siamo assolutamente estasiati dal borgo, dalle murature in pietra a vista, dalla cura delle stradine e delle piazzette: si nota l’interesse a preservare un angolo di medioevo nel migliore dei modi, e non a caso, infatti, Montemerano fa parte dei Borghi più belli d’Italia.

Montemerano

La piazza del Castello a Montemerano

Mangiare e dormire a Manciano

Nella nostra pur breve esperienza a Manciano e dintorni abbiamo individuato un luogo dove pernottare e un ristorante dove mangiare: abbiamo trascorso la notte a Il Meoccio, un affittacamere che si trova già in campagna lievemente fuori da Manciano: non fatevi spaventare dal tratto di strada bianca: siamo in mezzo ai campi del resto, cosa ci possiamo aspettare di diverso? In camera abbiamo provato un po’ freddo, è vero, ma per colpa dell’ondata di gelo inaspettata che c’è stata. La sera, al nostro arrivo, non abbiamo potuto apprezzare, ma la mattina abbiamo notato la vista panoramica sulle colline e sulla valle, fino ad arrivare al mare. Il Meoccio si trova in un luogo davvero di relax, lontano dal mondo, ideale per chi si vuole fermare nella calma più assoluta.

Manciano

Una parete di fiori a Manciano:

A cena siamo stati a Manciano Da Paolino, ristorante che, se si soggiorna a Il Meoccio, fa pure il 10% di sconto sul conto. Cucina tradizionale, piatti abbondanti e curati, un buon vino della casa. E soprattutto un ambiente bello caldo, che venendo dal freddo di fuori ci ha fatto molto piacere!

Secondo giorno: Orbetello, la Laguna, la spiaggia della Giannella

La mattina, quando lasciamo la camera, ben speriamo: un raggio di sole si fa strada tra le nubi, che sia un buon segno? Scendiamo a valle, torniamo sul mare, sull’Aurelia, arriviamo a Orbetello.

Ero stata a Orbetello anni fa, e ricordavo due cose: il Mulino nella laguna e la cena di pesce al ristorante I pescatori. Ebbene, abbiamo fatto entrambe le cose: una passeggiata lungo la laguna fino al Mulino e il pranzo a I Pescatori (che di febbraio è aperto solo il sabato e la domenica, non durante la settimana).

il mulino orbetello

Il mulino nella Laguna di Orbetello

La laguna di Orbetello

birdwhatching laguna di Orbetello

Una garzetta nella laguna di Orbetello

La Laguna di Orbetello è un prezioso paradiso naturalistico. Anche solo camminando lungo la riva possiamo osservare alcune specie di uccelli palustri e marini che convivono, pescano, nuotano, volano e gridano, ognuno secondo il proprio verso. C’è la sterna che fa dei tuffi olimpionici ogni volta per pescare un pesciolino, c’è la folaga nera che nuota placida vicino alla riva, c’è il gabbiano che ogni tanto si sgranchisce le ali e c’è il cormorano che quando arriva lui, arrogante, fa volare via tutti gli altri. C’è lo svasso, con la sua cresta, che nuota tranquillo e ogni tanto si immerge per tempi lunghissimi, per pescare, senza fretta. C’è la garzetta, elegantissima col suo collo e le zampe lunghe, e ci sono dei piccoli uccellini col becco lungo e stretto, che si muovono in gruppo e in gruppo si fermano sugli scogli della riva, dove presumibilmente trascorrono gran parte del loro tempo. E poi sollevi lo sguardo e scopri che in lontananza uno stormo di fenicotteri rosa sta sorvolando la laguna: li riconosci non per il colore, ma per il collo lungo, le zampe lunghe, le ali lunghe. E improvvisamente ti commuovi e ti sembra di essere tornata in Camargue.

Il mulino è una visione maledettamente romantica. Lì, immerso nelle placide acque, disturbato solo da qualche uccello che gli vola intorno, indica un tempo fermo, un tempo che non passa e che non trascorre. Sta lì, sospeso, mentre intorno a lui, sull’acqua scorre la vita degli uccelli e, a riva, scorrono le auto di chi va da Orbetello all’Argentario e viceversa.

laguna orbetello

Nelle placide acque della laguna vivono tante varietà di uccelli. Un patrimonio di biodiversità da preservare

Orbetello è un bella cittadina, con stradine ampie e pulite su cui affacciano negozi anche diversi dal solito. Noi ripercorriamo tutto il centro fino ad arrivare alle mura, a uscirne e ad andare a pranzo a I Pescatori. Credo che sia uno dei ristoranti più noti della Toscana: viene cucinato ciò che i pescatori della Laguna pescano giorno per giorno, dalle anguille alla palamita alla spigola e alle orate, e il tutto viene straordinariamente preparato in cucina. I prezzi sono davvero onesti, altro che ristoranti di pesce di lusso, segno che la qualità non ha bisogno di troppi fronzoli. E poi, la cosa più bella, le persone hanno voglia di raccontare, di raccontarsi, di spiegare al mondo che i cormorani, specie protetta, sono un problema per la sostenibilità e per la biodiversità della laguna: cose che non si possono sapere se non si vive in prima persona la pesca tutti i giorni tutto l’anno.

Il mare d’inverno: la spiaggia della Giannella

L’Argentario è collegato alla terraferma da tre lingue di terra. Quella centrale è la strada che collega Orbetello con la penisola, quella a sud è una lingua di spiaggia, la riserva naturalistica della Feniglia, quella a Nord è un’altra lingua di spiaggia, la Giannella. Per tornare verso Albinia, sotto una pioggia torrenziale, percorriamo la strada che attraversa la Giannella. Il richiamo della spiaggia e del mare aperto è forte, per cui affrontiamo gli scrosci di pioggia e passeggiamo sulla sabbia, incuranti del vento e dell’acqua.

spiaggia della Giannella

La Giannella. Un’intrepida coppietta affronta le intemperie pur di farsi la passeggiatina sulla spiaggia

Barchette abbandonate, legni arrivati qui da chissà dove, conchiglie, un casco da moto infilzato su un palo: più che mare d’inverno sembra una spiaggia abbandonata da un momento all’altro per una tempesta. Subito alle spalle della sottile lingua di sabbia già si trovano le case per vacanze estive e gli hotel. Ma se guardiamo verso il mare, pare di trovarsi in un paradiso perduto. Una sensazione simile (sarà la pioggia?) me l’aveva data, da tutt’altra parte del mondo, Cape Tribulation, nel Queensland in Australia, che visitai sotto la pioggia tropicale. Della Giannella mi colpisce la bellezza di un luogo isolato, libero, totalmente restituito alla natura, almeno in queste giornate d’inverno. Una coppietta che passeggia sulla riva con l’ombrello, tenendosi stretti stretti, e le impronte di un cane, però, mi fanno pensare che non siamo solo noi ad avventurarci da queste parti con queste condizioni: il mare d’inverno è un richiamo che difficilmente si può decidere di non ascoltare.

Spiaggia La Giannella

Un tronco arrivato da chissà dove ha trovato riposo alla Giannella

Su questa spiaggia si chiude il nostro itinerario nella Maremma sotto la pioggia. Siamo fradici, ma tutto sommato contenti di questa nuova occasione che abbiamo avuto per conoscere un piccolo frammento di territorio italiano. Sicuramente torneremo nella bella stagione a Saturnia, e chissà, magari torneremo al mare in Laugna, alla Giannella o alla Feniglia. Oppure, cambieremo totalmente zona, e vedremo luoghi nuovi e diversi. Valuteremo caso per caso. Speriamo solo che troveremo il sole!

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Il mare d’inverno: Ostia Lido e il suo Borghetto dei Pescatori

Se avete seguito le mie ultime vicende di vita (raccontate ad esempio sulla mia pagina facebook) saprete che mi sono trasferita da due mesi per lavoro a Ostia antica. In questo primo periodo ho fatto la sola cosa che c’era da fare, ovvero esplorare il borgo, l’area archeologica e i dintorni di Ostia antica. Ma è giunto il momento di allargare lo sguardo e spingermi oltre. E così, una bella domenica pomeriggio invernale mi sono spinta fino al mare, a Ostia Lido.

Ostia Lido è il vero cuore del X Municipio di Roma, una città nella città, una conurbazione vastissima che si stende immediatamente a Sud di Fiumicino e della foce del Tevere. Una città con una fortissima vocazione balneare. In effetti se dico Ostia tutti pensano al mare di Roma. E come non ricordare alcuni film e serie tv celebri in cui i Romani scendono in spiaggia? Persino I Cesaroni ambientano alcune scene madre di qualche puntata proprio qui, al Lido di Ostia.

Come ho già scritto in passato, io, che sono nata al mare, del mare apprezzo la tranquillità, la calma solenne che però ribolle al di sotto, invisibile. Adoro la calma di certe giornate in cui in spiaggia non c’è nessuno, solo i gabbiani che volano, solo la brezza che soffia e la luce calda del sole che cala.

Un piccolo peschereccio in darsena, di fronte al Borghetto dei Pescatori di Ostia

È il mare d’inverno.

Il Pontile

Il tramonto su Ostia Lido dal Pontile

Il mare d’inverno a Ostia lo cogliamo senza dubbio nel Pontile, il bel molo che è l’arrivo al mare dalla città. Immaginatevi di uscire da Roma, Piramide, Porta San Paolo, e mettervi in macchina lungo quella direttrice che è la via Ostiense. Marciate e marciate, a diritto, senza curve, senza impedimenti, fino a Ostia Lido. Giunti in fondo, ad un grande incrocio, proseguite ancora avanti: la rotonda del Piazzale della Posta vi dice che siete davvero in centro città. Se vi spingete ancora oltre, sbucate sul mare. Ecco, il grande molo di Ostia Lido è il punto di arrivo finale. E al tramonto, d’inverno, è bellissimo.

Non credevo di trovare tante persone, non solo ragazzi, ma coppiette di anziani e, sì, vecchiettini con le badanti, seduti presso il Pontile, chi sulla balaustra, chi sulle panchinette, a godersi l’ultimo sole e la brezza mite del mare. Il sole regala dei tramonti coloratissimi. I bagni, abbandonati nella stagione invernale, sono dei relitti che godono dei riflessi dell’ultimo sole. Così l’agave, che oggi riceverà l’ultimo raggio, domattina riceverà il primo.

Lungomare Lutazio Catulo

Approfittando di un caldo pomeriggio di febbraio, abbiamo deciso di scendere al mare. Siamo andati però, verso Castel Fusano, laddove sbuca la Via dei Pescatori. Qui, sul lungomare, è un susseguirsi di stabilimenti balneari dismessi in inverno, di cui però sopravvivono le belle strutture delle cabine, e di ristoranti (aperti, quelli) presso i quali gustare un bel pranzo al mare. Noi il pranzo non l’abbiamo fatto al ristorante, ma a casa (la mia tagliata di tonno – rigorosamente fresco, preso in pescheria a Ostia – è stata molto apprezzata), però siamo scesi in spiaggia e abbiamo passeggiato tra le cabine e poi, ad un certo punto, lungo il bagnasciuga.

Cabine sulla spiaggia a Ostia Lido. In attesa che torni l’estate

E qui ho scoperto qualcosa che non immaginavo: la sabbia nera e sbrilluccicante ha cominciato a restituire una conchiglia, poi due, poi tre, poi dieci, cento e chissà quante conchiglie! Son tornata bambina: perché per me le conchiglie si trovano solo nelle spiagge lontane (com’erano, da piccola, quelle della Sardegna) e perché è bellissimo mettersi lì a guardarle, a dire “Uh quant’è grossa questa! Uh, ma questa è un’ostrica! Uh, ma è coloratissima!“). Se pensate che ho anche scritto un racconto su dei bimbi a caccia di conchiglie (è stato pubblicato in un’antologia, Adriatico, realizzata a scopo benefico per aiutare la ricerca allo IOM – Istituto Oncologico Marchigiano) potete capire il mio entusiasmo fanciullesco.

Un tappeto di conchiglie in spiaggia a Ostia Lido!

Il Borghetto dei Pescatori

Dalla via di Castel Fusano per scendere verso il mare si percorre la Via dei Pescatori che corre adiacente un canale fluviale abitato da numerosi uccelli palustri. Verso la foce di questo canale, in loc. Secche di Tor Paterno, il paesaggio si fa decisamente più antropico: la darsena e il borghetto dei pescatori. La darsena, lo dice il nome, è il piccolo porticciolo/ricovero di pescherecci e barchette che qui stanno ormeggiati e ricevono le necessarie cure e manutenzioni. Il Borghetto dei Pescatori, invece, è un piccolo nucleo di quattro case (davvero quattro! Forse cinque, dai) costruite intorno ad una piazzetta nella quale campeggia la statua del santo protettore dei pescatori, San Nicola. I pescatori che diedero nome al borghetto si installarono qui alla fine dell’Ottocento e provenivano per la maggior parte da Napoli e dalla Puglia. Inizialmente vivevano in baracche di legno, poi nel 1931 rischiarono di essere sloggiati, quando fu deciso di urbanizzare l’area. Fu l’interessamento di Margherita Sarfatti, di famiglia ebraica, all’epoca amante di Mussolini (la sua biografia ha dell’incredibile: leggetela qui) a far sì che dalle capanne di legno nascesse un piccolo borghetto.

Il Borghetto dei Pescatori di Ostia

Il Borghetto dei Pescatori è un piccolo angolo di “paese” all’estremità della città di Ostia. E se è vero che ve ne parlo a proposito dell’inverno, vi invito però a scoprire come può essere a settembre, alla Sagra della Tellina, un evento gastronomico golosissimo, da non perdere.

“Camera con vista” e non solo: la mia personale guida alla Firenze per innamorati

Sarà che sono innamorata, sarà che ci accorgiamo che le cose (e i luoghi, e le persone) ci mancano quando ce ne allontaniamo, fatto sta che non posso non pensare che Firenze sia la città più adatta a due innamorati.

Posso dire di conoscere Firenze piuttosto bene: in questi anni mi ha saputo rivelare molti suoi segreti, per cui ho costruito una mia personalissima mappa della Firenze romantica. Questa mia mappa, poi, si è ulteriormente arricchita quando, pochi mesi fa, ho avuto la fortuna di vedere a Firenze il film Camera con vista in versione originale (e insieme agli attori protagonisti, tra cui la sempre splendida Helena Bonham-Carter!). C’è una frase in particolare nel film, che mi sento di condividere appieno:

C’è qualcosa nel paesaggio italiano che induce anche l’anima più flemmatica all’amore

Niente di più vero, non trovate?

Firenze per innamorati: la guida  ❤

Un fotogramma del film “Camera con vista”

Condensare in un solo post tutto ciò che c’è da sapere sull’amore a Firenze, è davvero difficile: troppe cose da dire, troppe suggestioni, troppi occhi a cuore mentre mordicchio la penna pensando e ripensando… Ho deciso, per praticità, di radunare i vari luoghi per gruppi omogenei. Ho pensato ai panorami (cosa c’è di più romantico della vista di Firenze da una zona collinare?), al loro opposto, cioè vicoletti e luoghi nascosti, ai giardini (non tutti, eh?), ai luoghi che raccontano storie d’amore.

Pronti a scoprirli insieme?

I panorami mozzafiato  ❤

  1. Piazzale Michelangelo. Il panorama più noto di Firenze è quello dal Piazzale Michelangelo: questo luogo sopraelevato è la meta preferita da tutti i turisti e anche da tutti gli sposi fiorentini che corrono qui a farsi le foto: come biasimarli, del resto. La vista è stupenda perché spazia su tutto il corso dell’Arno da che entra in città fino a che non finisce il centro storico, e tutti i monumenti principali si distendono davanti ai nostri occhi: spiccano la Biblioteca Nazionale, Santa Croce, là dietro si individua la cupola del Duomo col Campanile di Giotto, quindi Palazzo Vecchio e Ponte Vecchio, inconfondibile. Potremmo passare ore e ore a contemplare il panorama da qui. Oppure, possiamo andare a vedere il panorama di Firenze da un’altra parte. Seguitemi!
  2. Orti del Parnaso. Gli Orti del Parnaso sono la parte più alta di un grande spazio verde che scende poi nel Giardino dell’Orticoltura. Da quassù la vista è una delle mie preferite di Firenze. Vi dico solo che ogni mattina, pomeriggio o sera che mi capitava di passare da qui in auto, lanciavo sempre il mio saluto alla città. Negli Orti del Parnaso c’è un bellissimo albero ombroso, una fontana centrale che ricorda Park Güell a Barcellona e una panchina che è sempre occupata (ma guarda un po’!) da tenere coppiette che si scambiano effusioni, o semplicemente contemplano la bellezza davanti a loro.

    Il duomo appare tra i fiori agli Orti del Parnaso

  3. Lungo la via Bolognese. Se Firenze è il nostro punto di partenza per una fuga d’amore, possiamo scegliere di prendere la via Bolognese per inoltrarci nel Mugello. Mi raccomando, però, dopo le prime curve, superata la piccola frazione de La Lastra, fermatevi in uno dei piccoli parcheggi lato strada e scendete dall’auto: vi si parerà tutta la buca in cui Firenze sorge, e godrete di una vista davvero completa, lontano da tutto e da tutti.

I luoghi più intimi e nascosti (per giovani coppiette che non vogliono farsi scovare 😉 )  ❤

  1. La chiesa dei SS.Apostoli in piazza del Limbo

    Piazzetta del Limbo. Una chiesetta medievale in pietra, una piazzetta piccolissima che si apre inaspettatamente in Borgo SS.Apostoli, la via tortuosa compresa tra via Tornabuoni e i Gergofili, è lo sfondo ideale per una scena di baci rubati tra due innamorati. Gli ingredienti nei dintorni della Piazzetta del Limbo ci sono tutti: un piccolo passaggio che conduce verso l’Arno, un altro vicoletto oscuro che protegge alla vista e insieme svela chissà quali altre stradine; Borgo SS.Apostoli stessa sembra sospesa nel tempo, con le sue botteghine, tra cui un negozietto di alimentari stracolmo di merci coloratissime in vetrina. Il consiglio? Stupitevi di ciò che scovate e lasciatevi incantare dai dettagli: sono quelli che vi rimarranno più impressi, così come avviene in una storia d’amore.

  2. I giardinetti presso la chiesa evangelica luterana. Siamo sul Lungarno Serristori, in un giardinetto che si nota appena, ma che è davvero un luogo di pace dove, lontano dai troppi turisti che affollano strade, ponti e musei, ci si può fermare un pochino per ricaricare le pile. Per due fidanzatini questo è il luogo ideale, sufficientemente appartato, per poggiarsi sulla spalla l’uno dell’altra e godersi il fresco. D’estate questo spazietto ombroso è delizioso, decisamente tra i miei preferiti in città.
  3. Tagliere e bicchiere di vino a La Prosciutteria

    un bicchiere di vino, un tagliere o una schiacciata. A Firenze non mancano enoteche e ristori in cui fermarsi per fare merenda, aperitivo, uno spuntino o una degustazione. Io amo sorseggiare il vino e sono una buona forchetta per cui il mio uomo ha saputo fin dall’inizio come prendermi: per la gola. Di posti ne abbiamo provati tanti e ancora ne proveremo (anche perché se c’è un settore che non è in crisi a Firenze è quello della ristorazione), ma qui ne voglio fissare due, in centro, piuttosto frequentati ma nei quali, nonostante tutto, una coppietta può trovare la sua intimità. In via de’ Neri c’è La Prosciutteria. Questo è un posto davvero frequentato, ma basta arrivarci in un orario non di punta oppure in serata infrasettimanale e avrete il locale quasi tutto per voi. Se poi c’è troppa gente per i vostri gusti nel piccolissimo locale, troverete la giusta privacy nella saletta retrostante: c’è un tavolone, è vero, ma vedrete che starete da soli. Alla Prosciutteria preparano ottimi taglieri di salumi e formaggi e fanno generosi calici di rosso con i quali accompagnare il tutto. Se riuscite a non farvi distrarre dal merchandising (tra cui spicca la maglietta con su scritto “Liberté Egalité Sangiovesé” è il luogo giusto dove mangiare, imboccarsi vicendenvolmente e sorseggiare vino, che fa buon sangue e buon spirito… Se poi vogliamo continuare a sorseggiare vino, ma in un posto ancora più piccolo, sempre in centro, consiglio Natalino, non il ristorante, ma l’enoteca di fronte, appena superato l’Arco di San Pierino. Qui la scelta è tra vini di qualità (adoro l’Hebo, tra le etichette disponibili) e la possibilità di accompagnare il tutto con una schiacciata farcita oppure, all’ora dell’aperitivo, con il buffet. Il locale è frequentato (siamo su una delle direttrici più percorse del centro), ma spesso la gente e fa una consumazione mordi e fuggi, per cui non c’è nessuno che possa disturbare la vostra bevuta. 

I giardini romantici ❤

I Giardini sono naturalmente dei luoghi romantici: saranno i fiori, la possibilità di sdraiarsi in un prato (quando possibile), di sedersi su una panchina a respirare l’aria fresca e sentir cantare gli uccellini… alcuni giardini di Firenze, poi, offrono anche una bella vista sulla città, oppure, al contrario, sono talmente intimi da dare l’illusione di trovarsi nel giardino di casa; un giardino molto lussuoso, però.

  1. Una rosa con lo sfondo di Firenze, Giardino delle rose di Firenze.

    Giardino delle rose. Ha in sé un animo romantico, per via della sua vastissima collezione di rose di tutti i tipi, colori e profumi, e perché anche da qui si gode di uno splendido panorama sulla città. In particolare è la cupola del duomo che emerge in tutta la sua maestosità. Il Giardino delle rose è aperto tutto l’anno, ma è intorno a maggio che dà il meglio di sé, quando cioè la fioritura è al top. Si trova a lato del Piazzale Michelangelo ed è meno frequentato dai turisti.

  2. Giardino Bardini. Anche questo giardino ha nel panorama un grande punto di forza. Ma il vero spirito romantico lo tira fuori a fine aprile-inizi di maggio, quando fiorisce il glicine. La galleria del glicine del Giardino Bardini è una di quelle attrazioni romantiche che non si possono assolutamente perdere. Se siete dei romanticoni, dovete passare da qui.
  3. Giardino Corsi-Annalena. Se fin qui vi ho mostrato luoghi pubblici e aperti sempre, il Giardino Corsi-Annalena ahimè apre di rado. Ma una volta che riuscirete ad andarvi ne resterete innamorati. In realtà è il giardino di pertinenza di un convento, fondato nel 1441 da Anna Elena, “Annalena”, figlia  del Conte Galeotto Malatesta. Il luogo subisce varie modificazioni e traversie, fino a raggiungere l’aspetto attuale, fatto di statue, aiuole, un tempietto che prospetta sulla via Romana e altri apprestamenti che fanno di questo giardino un luogo molto intimo. Il fatto poi che dalla strada non si riesca a intravvedere pressoché nulla e che ci troviamo di fronte all’ingresso secondario del Giardino di Boboli rende tutto molto più misterioso e nascosto.

Il Giardino Corsi Annalena

 I luoghi che raccontano storie d’amore  ❤

Firenze è una città di grandi storie d’amore. Oltre a quella, d’invenzione, di Camera con vista, di cui dicevo in apertura, storie romantiche si sprecano. Scommetto che una la conoscete di sicuro: sarà l’ultima che vi svelo.

  1. Casa Guidi. L’abitazione fiorentina di Elizabeth Barrett-Browning e del marito Robert Browning, entrambi poeti inglesi che per un certo tempo elessero a loro dimora Firenze, è un appartamento in piazza San Felice, a due passi da Palazzo Pitti. Ha mantenuto gli arredi in stile ‘800 e, senza essere una casa di ostentazione della ricchezza, mostra tutta l’eleganza e lo stile di un’abitazione inglese così come ce la aspetteremmo. Perché è un luogo romantico? Perché questa casa è la testimonianza materiale dell’amore tra i due poeti, Elizabeth Barrett e Robert Browning, lui più giovane, ma innamoratissimo, lei passionalmente presa tanto da lasciare la Gran Bretagna per coronare il suo sogno d’amore. I suoi Sonetti del Portoghese (che attualmente sono il mio libro sul comodino) sono proprio una vibrante, passionale dichiarazione d’amore al marito Robert, che si rinnova pagina dopo pagina, componimento dopo componimento.
  2. Piazza SS. Annunziata.

    Piazza della SS. Annunziata. Se date le spalle alla chiesa della SS. Annunziata e guardate il palazzo davanti a voi, sul lato destro, in mattoni rossi, noterete che ha sempre le finestre chiuse, eccetto una finestra, che invece ha sempre le imposte socchiuse. Narra la leggenda che in questo palazzo vivesse una giovane sposa la quale aspettò anni, fino alla morte, che tornasse il suo amato cavaliere dalla guerra. Egli naturalmente non tornò mai e lei si spense, davanti alla finestra. Quando fu tumulata, la finestra fu chiusa, ma avvennero allora fenomeni strani, come se la defunta volesse far capire che quella finestra doveva restare aperta. Da allora la finestra è socchiusa e dietro di essa si immagina che ci sia lo spirito della fanciulla che ancora attende il suo amato. Una versione più prosaica della leggenda, invece, tiene conto del fatto che la statua del Granduca Ferdinando I, che sta a cavallo nel mezzo della piazza, ha la testa rivolta proprio verso quella finestra: che lì vivesse allora un’amante del granduca? Non lo sapremo mai, ma ecco che Firenze ci ha regalato così un’altra storia d’amore.

  3. La chiesa di Santa Margherita dei Cerchi. Allora? Ci avete preso? Qual è la storia d’amore più famosa di Firenze? Ma quella, mai consumata né tantomeno corrisposta, tra Dante e Beatrice! La chiesa di Santa Margherita dei Cerchi è una chiesina nascosta in un vicoletto che dà su via del Corso: una chiesina medievale di cui si narra essere la chiesa in cui Dante vide per la prima volta Beatrice e ne restò folgorato. La chiesa, che si trova a poca distanza dal Museo Casa di Dante, è vera meta di pellegrinaggio, anche se certo non è il luogo più caratteristico di Firenze.

Henry Holiday, Dante incontra Beatrice al ponte Santa Trinita, 1883 (credits: rsi.ch)

Questa è la mia guida a Firenze per innamorati. Ma si sa, l’amore è tanto universale quanto soggettivo. Quali altri luoghi di Firenze consigliereste agli innamorati? Raccontatemelo nei commenti, sarà romantico scambiarci idee e consigli 🙂 ❤

Anguillara Sabazia e il Lago di Bracciano

Una mia carissima amica vive ad Anguillara Sabazia, sul Lago di Bracciano. Mi ha sempre parlato del suo paese, del suo lago, spesso mi ha invitato ad andare a trovarla. Non ho perso l’occasione: come mi sono trasferita ad Ostia antica, ho subito approfittato per fare una gita fuoriporta. E così eccomi qui, ad un’ora di macchina da Ostia, a godermi il sole tiepido di un pomeriggio sul lago.

Il Lago di Bracciano nell’ultimo anno ha molto patito. Le sue acque si sono ritirate, vuoi per la siccità perenne degli ultimi tempi, vuoi per uno sfruttamento cieco ed egoista dell’acqua del lago da parte di Acea, fornitore di acqua e di energia elettrica per Roma Capitale. Non lo invento io: nell’ultimo anno si è costituito un comitato per la salvaguardia del Lago di Bracciano che, dati alla mano, ha portato a risalto nazionale un problema che non è solo locale, ma è ambientale. Il Lago di Bracciano, infatti, è un lago vulcanico, dunque non ha fiumi immissari che lo possano gonfiare. E così, tra siccità e spregiudicato sfruttamento, la linea di costa è aumentata e la superficie del lago si è ridotta: sulla spiaggia di Anguillara ciò è evidente. Evidente, per lo meno, a chi il lago lo vive e lo conosce.

Laggiù in fondo si vede Trevignano, laltro borgo che affaccia sul Lago di Bracciano

Per chi non lo conosce, invece, il Lago di Bracciano appare come uno splendido specchio d’acqua abitato da uccelli lacustri di varie specie, dai cigni eleganti alle anatre: ogni tanto li vedi alzarsi tutti in volo, altrimenti li trovi sulla spiaggia, a farsi dare da mangiare il pane dai bimbi affascinati.

Sul Lago di Bracciano, oltre ad Anguillara, affacciano il borgo di Bracciano, noto per il suo castello, e l’elegante Trevignano.

Anguillara Sabazia è un borgo medievale in salita: tutto arroccato, tra vicoli stretti e palazzi in pietra, risale il costone roccioso dalla porta monumentale, in basso, che si apre su una piazzetta sulla quale affaccia il municipio, dietro il quale si sale fino alla rocca, e dall’altra si gode il primo bel panorama sul lago.

Poi si sale, ed è bello perdersi tra le viuzze, tra case di pietra e belvedere che si aprono qua e là mentre qualche gatto attraversa la strada. In cima al borgo sorge la chiesa Collegiata di Maria Assunta, dalla cui piazzetta si gode un panorama mozzafiato sul lago che spazia fino a Trevignano.

Il borgo è sicuramente caratteristico. Potrebbe essere tenuto meglio: vi sono dei vicoli che sono proprietà dei piccioni, per dire, e la sporcizia che depositano a terra e sui muri non è un bel biglietto da visita. Mi auguro che le cose cambieranno, perché quest’incuria è un vero peccato.

Un incontro emozionante, tra la piccola principessina e un elegante cigno…

In uno dei tanti vicoli la mia amica ospite, che è archeologa quanto me, mi fa notare un muro che ha il paramento tipico di un edificio dell’età romana imperiale: qui, infatti, sorgeva la villa di una ricca proprietaria che aveva i diritti di pesca, e quindi di vendita del pesce, su tutto il lago. Ma la storia del lago risale ancora più indietro nel tempo: lo scavo nel sito della Marmotta (eh sì, si chiama così) ha restituito i resti di piroghe in legno di età protostorica! Il lago è frequentato davvero da millenni.

Se dall’alto del borgo di Anguillara si apprezza il panorama del lago, dalla riva si apprezza la vista del borgo, specie se a metà pomeriggio il sole invernale a tinte calde colora intensamente tutti gli edifici e tutta la montagnola si riflette nelle placide acque antistanti. Una bella e lunga passeggiata lungolago si allontana dal paese costeggiando la spiaggia. Una passeggiata particolarmente piacevole per chiunque: per le famiglie coi bambini, per le amiche in vena di confidenze (che possono pure decidere di prendersi una cioccolata calda: ebbene sì, io e la mia amica abbiamo fatto così), per gli anziani a passeggio col cane.

Se poi di ritorno dalla passeggiata, ti sorprende il rosso di sera sul lago, allora sai di essere nel posto giusto al momento giusto. E quando trasalirai al fruscio sull’acqua di un cigno che vola, saprai che non desideravi altro da questo pomeriggio sul Lago di Bracciano.

Il lago di Bracciano al tramonto

Anguillara è come un fiore che deve sbocciare, ne sono sicura: a me, che ho visto tanti borghi d’Italia, ha fatto l’impressione di un paese che non conosce ancora appieno le proprie potenzialità e quindi non le sfrutta. Ma sono sicura che con un’attenta politica di attenzione al territorio (e, si badi bene, non in funzione del turista, ma in funzione di se stessi) potrà ottenere molta più visibilità e potrà essere all’altezza di una maggiore popolarità.

Questa è stata la mia prima volta al Lago di Bracciano, ma non sarà certo l’ultima. Stay tuned!

#discoverOstia: alla scoperta di Ostia antica

Come alcuni di voi sanno (perché mi seguono sui social, su twitter, su facebook e su instagram) mi sono recentemente trasferita a Ostia antica per lavoro. Ebbene sì, ho lasciato la mia amata Firenze per venire a lavorare nel Parco Archeologico di Ostia antica, dove finalmente sono chiamata a fare l’archeologa.

Questa premessa era doverosa per dirvi che naturalmente, siccome non so stare con le mani in mano né con i piedi fermi, appena arrivata mi sono messa ad esplorare il territorio. A Ostia antica, infatti, non c’è solo la città romana, ma c’è molto di più. Questo post nasce dunque con l’intento di raccontare anche a voi le scoperte che ho fatto in queste poche settimane che sono qui.

In questo post vi parlo dunque di Ostia antica: la città romana,  il borgo, il castello, gli itinerari naturalistici ecoturistici.

La città romana di Ostia antica

Il mosaico d’ingresso alla Domus dei Pesci

Se Ostia antica si chiama così è perché ricorda nel nome l’antichità del suo insediamento: una città romana conservata benissimo, scavata in lungo e in largo ai primi del Novecento, con rinnovato vigore in epoca fascista, e che ha restituito tutto ciò che una città antica poteva avere: il foro, il teatro, i templi, le terme, le strade basolate, ma anche e soprattutto le case private. E sono queste il vero punto di forza di Ostia. Sì, perché a Ostia si sono conservati tantissimi muri dipinti. Non semplicemente intonacati, ma proprio dipinti, con scene, con figure, con architetture, a seconda della moda del periodo e del desiderio del committente.

Se parliamo di decorazioni, però, non si può non parlare dei mosaici di Ostia. Mosaici a soggetto marino, come quelli delle terme del Nettuno, lungo il Decumano, il primo grande edificio monumentale che si incontra dopo essere entrati nell’area archeologica; mosaici che si trovano in altri edifici della città, nelle case private come negli edifici pubblici, nelle Terme dell’Invidioso, nella domus dei Pesci… Ogni angolo è una sorpresa, nonché uno scorcio paesaggistico notevole: pini e cipressi accompagnano infatti il percorso e costituiscono una quinta teatrale notevole e naturalistica.

Il borgo di Ostia antica

Appena fuori dagli scavi si erge, imponente e rassicurante, il castello di Giulio II. Le sue mura di cinta racchiudono al loro interno poche casette e la chiesa di S.Aurea, in un insieme davvero affascinante, senza tempo. In questo minuscolo borgo, molto pittoresco, regna un senso di pace che lascia al di fuori il traffico della città moderna. Qui si trovano due bei ristorantini e un b&b, se volete vivere a 360° l’esperienza ostiense. E poi c’è la chiesa, la piccola chiesa di S.Aurea, antichissima, sorta in età paleocristiana sul luogo di sepoltura della giovane martire Aurea. La chiesa, nelle sue forme attuali, risale invece al XVI secolo, e fu completata contestualmente al rifacimento del Castello sotto il pontificato di Giulio II. La chiesa era, ed è, cattedrale sede di Diocesi. La diocesi di Ostia, anzi, è sempre stata storicamente la seconda diocesi più importante dopo quella di Roma. Un piccolo edificio dalla storia e dal valore notevoli.

Il castello di Giulio II

Il castello di Giulio II a Ostia antica

Accanto alla chiesa si trova il Castello, di cui ho parlato più approfonditamente in questo post. Anch’esso risale ad epoca piuttosto antica, al IX secolo, e fu costruito per volere di papa Gregorio IV; ricevette poi il suo aspetto definitivo nel Cinquecento, per volere di Giulio II. Entrando nel borgo la mole della torre rotonda impressiona, così come da fuori, percorrendo Viale dei Romagnoli, la sua imponenza si fa notare. Dall’alto della torre, la vista spazia su Ostia antica e si spinge più oltre, fino alle montagne retrostanti. Quando sono salita io c’era tanta foschia, ma mi sono chiesta se nelle giornate particolarmente terse non si riesca a vedere anche il Cupolone! 😀

Esistono delle vedute d’epoca in cui accanto al castello pascolavano pecore. Non è difficile crederlo, perché tuttora le pecore ci sono, un po’ più in giù, in una fattoria lungo via Capo due rami, che da qui si diparte e si inoltra nei campi dei dintorni di Ostia lungo cui corrono gli itinerari ecoturistici.

Gli itinerari naturalistici ecoturistici

Indicazioni per gli itinerari ecoturistici in via Capo Due Rami, Ostia antica

Ostia antica, fuori dal borgo, non è poi così grande: è un agglomerato di case che sorge lungo il Viale dei Romagnoli, la lunga arteria dedicata ai bonificatori, provenienti dalla Romagna, di questo tratto di costa laziale che da Roma arriva fino a Ostia Lido. Un monumento all’ingresso del borgo di Ostia antica li ricorda.

La campagna è subito dietro l’ultima casa del paese, e la si percorre lungo le regolari strade bianche che dividono gli appezzamenti; qua e là, ogni tanto, sorge una fattoria. Si possono fare alcuni percorsi a cavallo o in bicicletta, ma io preferisco andare a piedi. Ho camminato da via Capo Due Rami fino al “Lungotevere”, che è un ulteriore sentiero che porta fino all’argine del grande fiume. Da qui si può scendere fin quasi sulla riva, oppure si può continuare a camminare fino a raggiungere un piccolo edificio abbandonato su cui è scritto “Sollevamento”: evidentemente un vecchio approdo per lo scarico di merci. Da qui ho piegato in giù, in via Monte del Sale e sono ridiscesa fino a rientrare in paese da Via delle Saline. Qui, proprio al limitare del centro abitato, si trova l’oasi archeologico naturalistica delle Saline, all’interno della quale si trovano vecchi moli di età romana e un percorso didattico naturalistico.

Il Tevere e la riva opposta dagli itinerari ecoturistici di Ostia Antica

I nomi delle strade qui parlano di ciò che fu e di ciò che è il territorio: via delle Saline e via Monte del Sale rimandano all’antico impianto di saline che vi era qui nella zona, e di cui oggi non v’è più traccia; via del Collettore Primario e via del Collettore Secondario si riferiscono alla grande opera di bonifica che è stata condotta in queste terre nella prima metà del Novecento, e della conseguente realizzazione di canali per convogliare le acque che rendevano paludosa e malarica la zona.

Osservare il territorio, anche solo passeggiando, è il modo migliore per conoscerne la storia. Il territorio ci parla e si racconta: a noi sta saperlo, e volerlo, ascoltare.

PS: con #discoverOstia su Twitter e su instagram troverete tutti i miei contenuti istantanei e le mie immagini; realizzate con lo spirito di chi si avvicina, scopre piano piano un territorio nuovo e vuole farlo conoscere a tutti.

Il Castello di Giulio II a Ostia antica

A Ostia antica non c’è soltanto Ostia antica. O meglio, non c’è soltanto la città romana di Ostia antica. Appena al di fuori degli scavi c’è un piccolissimo borgo, davvero pittoresco, dominato dall’imponente e rassicurante Castello di Giulio II.

Un castello papale

In realtà il Castello risale molto più indietro nel tempo rispetto a papa Giulio II (lo stesso papa che in Vaticano fece affrescare la Cappella Sistina a Michelangelo e le “Stanze Vaticane” a Raffaello), così come il borgo, che risale all’età altomedievale: qui infatti si stanziarono gli abitanti dell’antica città di Ostia, ormai abbandonata e indifesa, per volere del papa Gregorio IV nel IX secolo: il borgo fortificato si chiamò Gregoriopoli e sorse intorno alla chiesa paleocristiana di S.Aurea.

Il piccolo borgo di Ostia antica con la chiesa di S.Aurea visti dal Castello di Giulio II

Nel corso dei secoli il castello si accrebbe per iniziativa di vari papi, che da qui dovevano passare per imbarcarsi quando lasciavano Roma: la foce del Tevere non è poi molto distante. L’area su cui sorse il castello era strategica, in quanto costituiva una prima difesa dal mare contro eventuali nemici che avessero voluto attaccare Roma per questa via. Per questo i papi lo tenevano in gran conto.

Il Castello di Giulio II nella cartografia cinquecentesca, quando ancora si affacciava sul Tevere, prima che il fiume cambiasse il corso

In realtà il Castello ha affrontato varie vicissitudini e fasi costruttive. Inizialmente, infatti, si presentava diversamente da come è oggi: innanzitutto affacciava direttamente sul Tevere, le cui acque scorrevano nel fossato che proteggeva il castello dall’esterno. Poi un’alluvione verso la metà del Cinquecento fece cambiare letto al fiume che si allontanò e prese il corso attuale. Giulio II diede dunque al castello l’aspetto attuale, modificando l’aspetto ancora “medievale” che gli aveva conferito un altro papa, Martino V.

Tra la fine del Settecento e i primi decenni dell’Ottocento, in piena verve da scavi archeologici, il Castello fu sfruttato per ospitare i galeotti costretti ai lavori forzati a scavare nella città romana di Ostia antica che all’epoca stava venendo alla luce. All’epoca gli scavi erano degli sterri, importava soltanto tirar fuori dalla terra muri, statue e oggetti antichi di pregio, per cui non serviva personale qualificato, anzi: il lavoro duro era fatto fare ai carcerati, in condizioni durissime.

Carcerati ai lavori forzati sugli scavi archeologici (da A.J.B. Thomas, Un an à Rome et dans ses environs, 1823)

In tempi molto più recenti, quando lo Stato della Chiesa si ridusse alla sola città del Vaticano, in seguito alla presa di Porta Pia che sancì l’ingresso a Roma delle truppe italiane e la scelta di Roma Capitale, il Castello fu venduto a privati i quali, indegnamente, lo trasformarono in stalla. Inutile dire in quali condizioni di degrado versasse quando finalmente ne fu riconosciuto il valore storico e furono avviati lavori di restauro, ormai nella I metà del Novecento. Allora il castello fu restituito all’antico splendore, e le sue mura possenti, e la sua torre rotonda imponente, tornarono a caratterizzare gagliarde il paesaggio.

Visitare il Castello di Giulio II

Il mastio del castello

Oggi il Castello di Giulio II è un Luogo della Cultura statale ed è aperto solo il sabato e la domenica. La prima domenica del mese l’ingresso è gratuito (ma nelle altre giornate si paga 3 €, eh?). Si accede dal borgo di Ostia antica, si passa il ponte levatoio e si trova la biglietteria. Da qui si accede alla corte centrale. Potete visitare liberamente oppure con visita guidata a orario prestabilito. Naturalmente con la guida potete vedere stanze in cui da soli non potreste entrare e potete scoprire molti più dettagli sulla storia del luogo che da soli non potete cogliere. Al primo piano in alcune sale sono allestite vetrine con foto d’epoca e vasellame del XV-XVI secolo: il castello era un luogo vissuto, abitato e frequentato. Qui è narrata la storia dell’edificio. Se continuate a salire le scale soffermatevi a guardare i soffitti dipinti dello scalone: sono a grottesche, lo stile che si affermò nel Cinquecento a Roma dopo la scoperta degli affreschi della Domus Aurea di Nerone: siccome quelle sale erano sottoterra da secoli furono definite grotte, da cui il nome di “stile a grottesche”.

Infine, sul camminamento esterno, che gira intorno per tutto il perimetro del Castello, potete godervi il panorama. Ma per vederlo meglio dovete salire in cima alla grande torre del mastio: da qui la vista spazia per km e km. Tira un po’ di vento, quassù, ma ne vale la pena.

Il Cinquecento a Firenze: la mostra di Palazzo Strozzi

Ogni mostra di Palazzo Strozzi è un successo. Che si tratti di arte contemporanea (come le recenti su Ai Weiwei e Bill Viola) o di arte rinascimentale o moderna, le mostre di Palazzo Strozzi sono sempre eccezionali sia per le opere esposte che per il percorso espositivo, sempre denso di significati.

Ho visitato la mostra attualmente in corso, “Il Cinquecento a Firenze” prendendo parte ad una bella iniziativa su twitter che ha visto impegnati blogger di archeologia e di storia dell’arte: #5sguardi. Per la spiegazione di questo evento vi rimando al mio post specifico sul mio blog di archeologia e alla conversazione su twitter. Vi dico solo che ognuno dei blogger interpretava un ruolo: il mio era quello dell’archeoviaggiatrice, chissà perché 😉

Jacopo Zucchi, La Creazione

Qui vi racconto la mostra e perché vale la pena visitarla: non solo per le opere incredibili, ma per la quantità di spunti di riflessione e di conoscenza che offre su un periodo, quello del pieno Cinquecento, caratterizzato nel mondo artistico dagli effetti della Controriforma. È un periodo che risente dei grandi artisti della generazione precedente, primo tra tutti Michelangelo, e che deve confrontarsi con dettami religiosi rigidi, ma allo stesso tempo con una committenza, principalmente la famiglia Medici, che ama i colti e raffinati riferimenti classici e abbraccia la filosofia neoplatonica: ecco che le opere si riempiono di significati allusivi, non sempre di facile interpretazione e anche una semplice “Deposizione di Cristo” contiene molto più di quanto non ci dica ad un primo sguardo.

La mostra si apre con un forte impatto cromatico e visivo: in primo piano il Dio fluviale di Michelangelo, la statua priva di testa di un nudo semisdraiato, palese riferimento all’antico, e dietro la vivace “Pietà di Luco” di Andrea del Sarto, dipinta dal pittore quando fuggì dalla peste che si era sviluppata a Firenze intorno agli anni ’40 del Cinquecento.

Il Dio fluviale di Michelangelo e la Pietà di Luco di Andrea del Sarto, prima sala della mostra

Si procede con una sala densa di grandi pale di grandi artisti. Vasari con l’Assunzione, e poi le deposizioni di Pontormo, di Rosso Fiorentino e del Bronzino, ognuno con la sua storia, ognuno con i suoi dettagli, ognuno con le sue scelte cromatiche e stilistiche. La Deposizione di Pontormo, con le sue tinte pastello così inconsuete per un dipinto cinquecentesco, e con i suoi volti così caratterizzati, è a buon diritto il dipinto scelto per rappresentare la mostra.

La Deposizione di Cristo del Bronzino. Realizzata inizialmente per la Cappella degli Appartamenti di Eleonora di Toledo in Palazzo Vecchio, fu regalata al Segretario particolare di Carlo V e portata in Francia, a Besançon

Ma si procede, e la sala che segue è ancora più eccezionale, almeno per me. I temi delle rappresentazioni non variano molto, sono sempre a tema religioso, tuttavia mutano gli esiti, perché gli artisti hanno formazione differente, provenienza differente, e committenze differenti da rispettare. L’incontro tra Cristo e l’Adultera di Alessandro Allori è un capolavoro: lei è così contrita, pudica nel suo atteggiamento, e vestita così bene che non può non attirare la mia attenzione. La crocefissione di Giovanni Stradano, un pittore fiammingo dal nome italianizzato che nei dettagli grotteschi mostra le sue origini artistiche, è un’altra delle opere che mi colpisce. Davanti ai miei occhi si pongono il crocefisso in bronzo del Giambologna, ormai defunto, e dietro ad esso, oltre alla Crocefissione di Stradano, si colloca la Resurrezione di Santi di Tito. Così il triduo pasquale, di passione, morte e risurrezione si completa in tre opere eccezionali.

Il Crocefisso del Giambologna, la Crocefissione di Giovanni Stradano e la Resurrezione di Santi di Tito

Il ritratto del piccolo Sinibaldo Gaddi

Segue una sezione sui ritratti. Vediamo i committenti del tempo. Il piccolo Sinibaldo Gaddi, in braccio al suo servetto nero, ci racconta di una famiglia ricchissima, quella dei Gaddi in Firenze, che si poteva permettere il lusso di un servo “esotico” oltre a una collezione di mirabilia provenienti dalle Americhe. Il povero Sinibaldo, che nel dipinto sembra così sicuro di sé nonostante la tenerissima età, morirà pochi anni dopo e non godrà né delle ricchezze della famiglia né delle gioie della vita: la ricchezza da sola non basta ad assicurare la vita nella seconda metà del Cinquecento.

Procedendo, la sala successiva ci introduce Giambologna, lo scultore che tanto ha fatto a Firenze (le statue per il giardino della villa medicea di Castello, il colosso dell’Appennino per la villa medicea di Pratolino, il Ratto delle Sabine per la Loggia dei Lanzi e il Mercurio del Bargello). Tra i dipinti segnalo, perché mi ha molto colpito, la Creazione di Jacopo Zucchi, un piccolissimo quadretto pregno di significati: Dio crea l’uomo perché sia posto a custodia della natura; la supremazia dell’uomo sulla natura è uno dei fondamenti del pensiero neoplatonico che anima la fine del Cinquecento e il programma iconografico dello Studiolo di Francesco I in Palazzo Vecchio (quella piccola e favolosa stanzina a lato del Salone dei Cinquecento).

La statua di Fata Morgana, Giambologna

Andando avanti, è ancora Giambologna che guida il nostro sguardo con le sue potenti sculture: Ercole e Anteo e la Venus Fiorenza realizzate per la villa di Castello, la Fata Morgana che abbelliva la Fonte di Fata Morgana nel territorio di Bagno a Ripoli (un luogo molto suggestivo nel contado di Firenze). Tra i dipinti, Venere e Amore di Alessandro Allori è così dolce, così incantevole da suscitare il sorriso.

Ci avviamo alla fine della mostra. Abbiamo percorso un secolo di arte, sia pittorica che scultorea, in un equilibrio bilanciato tra soggetti religiosi, mitologici e “umani” per così dire. Si tratta sempre di committenze ricche, come la famiglia Medici e altri grandi personaggi influenti del Cinquecento fiorentino, e committenze religiose, attente agli aspetti più dogmatici della Controriforma. Resta la sensazione di aver assistito a qualcosa di grande, di importante, ad un percorso che lascerà il segno nella storia dell’arte successiva e nella storia artistica della città. Di fatto, buona parte delle opere viene da chiese di Firenze. Quindi sarà bello riconoscerle nelle varie chiese una volta che la mostra sarà terminata. In fondo il senso di una mostra è proprio questo: dare degli spunti e degli approfondimenti, focalizzare su determinati aspetti e creare dei collegamenti con le nostre conoscenze. Palazzo Strozzi riesce sempre a costruire contatti con la città. E infatti un bel programma di approfondimenti fuorimostra è previsto e in corso di svolgimento a Firenze.