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Cercare la Statua della Libertà… a Parigi

Sì, lo so, suona bizzarro. Siamo a Parigi, dovremmo voler vedere la Tour Eiffel, l’obelisco di Place de la Concorde, l’Arc de Triomphe de l’Etoile… e invece ci imbattiamo nella Statua della Libertà. Nelle statue della Libertà. Sì, perché Parigi ospita almeno 5 repliche della più grande, famosa, monumentale, unica e originale Statua della Libertà di New York.

La Statua della Libertà a Pont de Grenelle, Paris

La Statua della Libertà a Pont de Grenelle, Paris

Perché? Fu il francese Frédéric Auguste Bartholdi a progettare la Statua della Libertà Newyorkese; alta 93 m, la statua, posta su Liberty Island celebra il giorno dell’indipendenza americana, il 4 luglio 1976,  e rappresenta la dea Ragione. L’idea di un monumento che celebrasse la libertà venne a Bartholdi nella seconda metà dell’Ottocento e coinvolse le grandi personalità dell’architettura del suo tempo, da Viollet le Duc a Gustave Eiffel (che qualche anno dopo avrebbe progettato la Tour Eiffel). La statua fu poi donata come segno di amicizia dalla Francia agli Stati Uniti nel 1876, 100 anni dopo la celebrazione dell’indipendenza, trasportata via nave e montata sulla sua isola. Nel 1924 infine divenne monumento nazionale, ma nel frattempo la sua fama si era ormai diffusa nei 5 continenti. E a Parigi, soprattutto, se ne facevano motivo di orgoglio e di vanto nazionale.

Così nel 1884 una replica in bronzo della Statua della Libertà fu donata alla città di Parigi dalla comunità parigina degli Stati Uniti, come ringraziamento per l’originale donato dalla Francia a New York. Questa replica, realizzata sempre dal Bartholdi, fu inaugurata insieme a Place des Etats-Units, nel 16° arrondissement, e fu posta sul Pont de Grenelle, rivolta verso il centro di Parigi a guardare la Tour Eiffel e gli spazi dell’Esposizione Universale del 1889. Nel 1968, invece, fu spostata: sistemata a guardare in direzione opposta, idealmente verso New York, come avrebbe voluto fin dall’inizio Bartholdi, sulla punta dell’Ile aux Cignes, una lingua di terra nel mezzo della Senna che collega Pont de Grenelle con Pont de Bar-el-Kheim.

La Statua della Libertà al Musée d'Orsay

La Statua della Libertà al Musée d’Orsay

La Statua della Libertà de L’Ile aux Cignes non è l’unica replica presente a Parigi. Chi visita il Musée d’Orsay, ad esempio, se la ritrova davanti entrando nella grande hall che un tempo accoglieva i treni (Orsay nasce come stazione ferroviaria) e che oggi ospita l’esposizione permanente di pittura ottocentesca francese pre-impressionista (il museo è una delle tappe da non perdere se volete scoprire la Parigi impressionista). La statua in questione, realizzata sempre dal Bartholdi, fu acquistata dallo Stato francese nel settembre del 1900 per il Musée du Luxembourg.

Nei Giardini del Luxembourg si trova un’altra replica della statua. Alta 4 m, anche lei sa farsi notare tra le aiuole fiorite e ordinate che caratterizzano questo giardino, tra i più grandi della città.

Due copie della statua si trovano poi presso il Musée des Arts et des Métiers, nel Marais, una all’interno del percorso espositivo, che ha come intento quello di celebrare le invenzioni e le migliori creazioni dell’Uomo nel corso dei secoli, e una all’esterno, nel giardino annesso.

Infine, la sola torcia, non la statua intera, si trova presso il Pont de l’Alma, ormai tristemente celebre dopo la morte per incidente stradale di Lady Diana. La torcia fu donata in occasione del centenario della Statua della Libertà, e rappresenta la fiamma della conoscenza. È solo una porzione dell’intera statua e proprio per questo ha le stesse dimensioni della fiamma originale di New York, alta 3,5 m.

La cosa buffa di questo post è che nasce da una pura casualità: aver alloggiato in un hotel nei pressi di Pont de Grenelle. Cui si è aggiunta un’altra circostanza: la visita al Musée d’Orsay. A questo punto ho indagato e… beh, avete letto fin qui cos’ho scoperto!

Parigi è gotica. 3 chiese che non potete perdere

Notre Dame by night

Notre Dame by night

Parigi è gotica. Se pensate alle chiese parigine, la prima che vi viene in mente è, giustamente Nôtre Dame. I suoi archi rampanti, i suoi rosoni, i suoi gargoyles, ne fanno un tempio dello stile gotico, in tutto e per tutto.

Ma Nôtre Dame non è la sola chiesa gotica di Parigi. Ve ne sono in buon numero. Di queste ve ne racconto 3, di cui una è proprio Nôtre Dame.

Situata sull’Ile de la Cité, il suo cantiere fu fin da subito destinato a costruire qualcosa di favoloso. Fu costruita, a partire dal XII secolo, su una precedente chiesa paleocristiana, che a sua volta sorgeva su un tempio romano dedicato a Giove. Siamo qui nel cuore della città romana di Lutetia Parisiorum, e non è così inconsueto che un luogo di culto antico mantenga la sua vocazione nelle epoche successive, anzi. Gli scavi archeologici sotto la piazza della cattedrale (visitabili) mostrano il quartiere che era costruito qui proprio in età romana: si conservano solo tracce e muri rasati, ma quanto basta agli archeologi per farsi un’idea dell’organizzazione urbanistica di Lutetia.

La navata centrale di Nôtre Dame

La navata centrale di Nôtre Dame

Robert Doisneau, Il gargoyle di Notre Dame

Robert Doisneau, Il gargoyle di Notre Dame

Tornando alla chiesa, essa fu eretta in stile gotico, stile che nel XII secolo si era ormai affermato in tutta Europa e che a Parigi era già presente nella chiesa di Saint-Denis, dedicata al vescovo Dionigi, santo protettore di Parigi. Il cantiere della chiesa si protrasse per almeno 3 secoli e poi nuovamente subì degli interventi nei secoli seguenti. Durante la Rivoluzione Francese rischiò di essere distrutta nella foga anticlericale e antireligiosa dei Rivoluzionari i quali, però, decisero di trasformarla nel Tempio della Ragione, preservandola così dalla distruzione. Oggi è il luogo di culto più importante di Francia, oltre che di Parigi. Le sue due torri campanarie spiccano nello skyline parigino, i suoi gargoyles sono divenuti famosissimi, anche grazie alla fotografia di Robert Doisneau nella quale un gargoyle sembra mangiare la Tour Eiffel, cui hanno fatto seguito altri fotografi. All’esterno colpisce per i suoi portali pesantemente scolpiti con figure di santi e di apostoli, lungo i fianchi colpiscono i suoi archi rampanti, sul retro l’abside nella quale si aprono le vetrate; all’interno colpisce la successione dei pilastri compositi, le volte a sesto acuto, le ampie vetrate colorate del transetto. A me questa volta ha colpito un dettaglio cui non avevo mai fatto caso prima: l’esterno del coro è decorato con scene che si susseguono tratte dalla vita di Cristo, dalla Passione e dalla Risurrezione: un vangelo illustrato a bassorilievo che risale al XIII-XIV secolo e che non ha perso nulla della vivacità originaria.

Nôtre Dame - Il bassorilievo con storie di Cristo. In dettaglio Ultima Cena e lavanda dei piedi

Nôtre Dame – Il bassorilievo con storie di Cristo. In dettaglio Ultima Cena e lavanda dei piedi

La seconda chiesa gotica si trova a poca distanza da Nôtre Dame, sempre sull’Ile de la Citè: è la Sainte Chapelle. Fu costruita per volere di Luigi IX, San Luigi dei Francesi, per custodire la corona di spine, sacratissima reliquia che egli aveva acquistato a Bisanzio dall’imperatore Baldovino II nel 1239.

Sainte Chapelle, la cappella inferiore

Sainte Chapelle, la cappella inferiore

La cappella era parte del complesso del Palazzo Reale dell’epoca, oggi la Conciergerie, anche se sorge come edificio indipendente. Non è tanto grande di dimensioni, ma si sviluppa in altezza, su due piani. Dei due, quello inferiore è dipinto a toni molto vivaci, in rosso, blu, oro. Il soffitto pare un cielo stellato; nell’abside trova posto la statua di San Luigi.

La vera meraviglia è la cappella superiore. Qui si susseguono 15 vetrate policrome istoriate con storie della Bibbia lungo le pareti e del vangelo nell’abside, al centro della quale si pone il reliquiario, vero fulcro della cappella. Tutto l’insieme è leggero e arioso, luminoso e vivace. Sottili nervature e pilastrini dorati dividono le vetrate l’una dall’altra. Ogni vetrata è distinta in quadrati nei quali si segue la narrazione degli episodi biblici e evangelici, spesso di non facile comprensione, anche perché posti ad un’altezza notevole da terra, per cui difficilmente distinguibili. È incredibile pensare a quanto lavoro ci dev’essere stato dietro, quante maestranze per realizzare un simile progetto, e soprattutto quale mente abbia realizzato tutto l’apparato iconografico che, nonostante si riferisca alla Bibbia, è comunque una continua occasione di omaggio al Re e al suo casato.

Trionfo di colori nelle vetrate della cappella superiore della Sainte Chapelle

Trionfo di colori nelle vetrate della cappella superiore della Sainte Chapelle

La terza chiesa è fuori dall’Ile de la Cité, anzi, piuttosto lontana. Ma è altrettanto ricca di storia. Se Nôtre Dame è la chiesa principale, e la Sainte Chapelle è la cappella privata del Re, Saint Eustache, nel quartiere de Les Halles, è la chiesa del popolo, della gente che fa il mercato, della gente che vende e che acquista. Les Halles da sempre hanno vocazione commerciale e com’è giusto che sia, ci vuole un luogo religioso che sovrintenda agli scambi e alle transazioni. Da semplice mercato con banchi o carretti, nel XIX secolo viene strutturato come mercato coperto: è ancora una volta l’obiettivo del fotografo Robert Doisneau che immortala Les Halles, soprattutto in vista dello smantellamento, che avverrà negli anni ’60 del Novecento (a questo link un interessante excursus su Doisneau e Les Halles).

Le finestre sul lato della parrocchia di Saint Eustache a Les Halles

Le finestre sul lato della parrocchia di Saint Eustache a Les Halles

Inizialmente sorta come cappella dedicata a Sainte Agnès, è solo dopo il 1300 che viene dedicata a Sant’Eustachio. Questa chiesa si ingrandisce col tempo, man mano che cresce il quartiere de Les Halles, vero polo commerciale della città, diventando una delle parrocchie più grandi di Parigi. E così il re Francesco I fa voto di costruire una chiesa che rivaleggi addirittura con Nôtre Dame per dimensioni. Nel 1532 viene posta la prima pietra di questo nuovo grande cantiere che sostituisce la chiesa precedente, che si concluderà nel 1640. Saint Eustache diventa davvero una delle chiese più grandi di Parigi. In realtà non è a tutti gli effetti una chiesa gotica: non è gotica l’epoca della costruzione, che risale piuttosto al Rinascimento, non è gotica la facciata (il portale principale viene realizzato a metà del Settecento), ma alcuni caratteri architettonici più propriamente gotici si mantengono, quali gli archi rampanti all’esterno e, all’interno, i pilastri compositi con snelle nervature che disegnano le volte. Personalmente, adoro quelle finestre sulla parete laterale che disegnano dei cuori: non c’è niente di gotico in tutto ciò, mi rendo conto.

Una mattina tra gli antiquari di St. Ouen

Dimenticate la Tour Eiffel. Dimenticate il Louvre e quei grandi palazzi monumentali, degni di secoli di grandeur francese. Dimenticate gli archi rampanti di Nôtre Dame. Lasciate da parte i grandi musei. Ma non mettete da parte l’arte, né il bello, né quell’atmosfera bohemienne che tanto ha contribuito al mito di Parigi.

marché aux puces saint ouen
Prendete la metro, scendete a Porte de Clignancourt. Qui, in un quartiere popolare di quasi periferia sarete dapprima assaltati da chiunque che vuole vendervi improbabili orologi di lusso e i-phone rubati chissà dove, quindi attraverserete un mercatino d’abbigliamento a basso costo, infine arriverete in una città nella città: siete nel Marché aux puces de St.Ouen.
flea market saint ouenUn vero quartiere, organizzato per strade e isolati. Tra mercatini dell’antiquariato e mercatini delle pulci, se vi piace rovistare in spaccati di vita altrui, siete nel posto giusto. Qui il tempo scorre e voi non ve ne accorgete, mentre guardate una vetrina qui, un vecchio orologio lì, un dipinto, una cineseria, un abat-jour, una poltrona o un tavolino. Ma andiamo con ordine.
Il primo mercatino che si incontra è il Vernaison, il più antico, formatosi negli anni ’20 del Novecento.  Questo mercatino storico è organizzato per viuzze che si incrociano, sulle quali affacciano le botteghine delle pulci. Qui mi diverto tanto: guardo oggetti improbabili, cerco teiere, la mia passione, o ciondoli bizzarri, indugio su vecchi ninnoli che ne arrivano da chissà quale parte del mondo. Oggetti minimi, che un tempo avevano avuto un significato nella vita di chi li aveva posseduti, e che ora sono in attesa di una nuova storia.

flea marketPoco più avanti sullo stesso lato della strada si trova l’opposto del mercato delle pulci: è il Marché Byron, una via ordinata e razionale sulla quale affacciano botteghe antiquarie di un’eleganza da città. Qui statue, dipinti, orologi da tavolo barocchi come solo a Parigi si possono immaginare. No, non fa per me.
Più vicino al mio gusto, allora, un altro angolo antiquario, coperto, organizzato quasi come una showroom: stanze arredate, con mobili di pregio, scrivanie, librerie, lampade e poltrone; riesce difficile pensare a quali bellissime case signorili possano accogliere un arredamento così ricercato.
Un nuovo mercato accoglie un intero quartiere, si dipana per vie e stradine interne, ospita rigattieri, robivecchi e svuotacantine. È il Marché des Rues. L’atmosfera è quella sorniona del Sud della Francia, in realtà, o forse della Francia di provincia: tutto è molto blando, movimenti lenti, sedie e tavolini (sarà che si avvicina l’ora di pranzo).
flea marketIl mercato più dinamico di tutti, è il Marché Dauphine, coperto, su due piani, dedicato principalmente ai collezionisti. Il piano superiore infatti ospita, finalmente, libri, dischi e stampe di riviste d’epoca. Mancano i film, ma sono gli unici grandi assenti in questo posto dove puoi veramente trovare di tutto.
Se i mercati sono il vostro genere, quello di St.Ouen andrà oltre ogni vostra più alta aspettativa. Il tempo scorre, qui, e voi non ve ne accorgete. Impossibile, del resto, fare un giro veloce, non è proprio nello spirito dei mercatini delle pulci. Occorre invece prendere del tempo per osservare, curiosare e incuriosirsi, e credetemi: è tutto tempo guadagnato. Tornerete poi verso il centro con gli occhi pieni di tante meravigliose cianfrusaglie (ma non troppo) d’altri tempi.

Parigi, le 10 cose da sapere prima di partire

Bello il viaggio all’avventura, soprattutto poi in una città come Parigi dove “tutti i santi aiutano”. Tutto sommato, però, mi sento di darvi qualche dritta che possa aiutare a organizzare la vacanza. Ecco dunque 10 cose da sapere prima di partire per Parigi:

1)Volare a Parigi non è così complicato come potrebbe sembrare. Online si trovano numerose offerte per voli low cost e addirittura in abbinamento volo+hotel: un’opzione questa che vi fa risparmiare tempo e vi leva dall’impiccio di dover scegliere una zona piuttosto che un’altra dove alloggiare. Per quanto riguarda gli aeroporti, Parigi ne ha 3: Orly, Charles de Gaulle e Beauvais. Quest’ultimo è il più piccolo, piuttosto lontano dalla città (1h30 di autobus), ed è l’aeroporto delle compagnie low cost, Ryanair in testa. Una compagnia di autobus ha l’esclusiva del trasporto verso Parigi, con pulman che partono a ciclo continuo. Potete acquistare il biglietto dell’autobus direttamente in aeroporto, oppure in anticipo online, con un leggerissimo risparmio. Trovate comunque tutte le indicazioni sull’arrivo a Parigi da qualsiasi aeroporto su questo ottimo post di Travel’s Tales.

I binari della metro di Parigi

I binari della metro di Parigi

2) La rete metropolitana parigina è molto ben organizzata e funzionale. I treni passano in continuazione; non c’è solo la metropolitana, ma anche la RER, trasporto treni urbani, che passano con meno frequenza, ma sono ugualmente funzionali. Esiste per chi viaggia la possibilità di fare un particolare abbonamento, Paris Visite, che potete acquistare online oppure alla prima stazione metropolitana che incontrate in città. Ne esistono 2 anzi 4 versioni, per 3 o 5 giorni e per le zone 1-3 o 1-5: le attrazioni principali della città sono comunque comprese entro la zona 3. Il costo, che può sembrare alto, in realtà non lo è, soprattutto se rapportato ad altri prezzi europei. In più, la Paris Visite dà diritto a sconti per il biglietto di alcuni musei, come ad esempio la Conciergerie.

3) Un utile abbonamento che potete decidere di fare, da acquistare anch’esso online oppure nel primo museo utile, è la Paris Museum Pass. È opportuno però che decidiate in anticipo quali musei visitare perché non tutti i musei fanno parte di questo circuito. Ad esempio il Louvre ne resta fuori.

4) Un’altra cosa che potete valutare fin dal principio in fatto di musei è vedere quali attrazioni hanno biglietti cumulativi: ad esempio la Gare d’Orsay e l’Orangerie fanno coppia perché vicini tematicamente oltre che fisicamente; anche la Conciergerie e la Sainte Chapelle hanno un biglietto cumulativo, oltre al singolo se si vuole visitare solo una delle due attrazioni.

Orangerie

L’Orangerie

5) Gli alti livelli di attenzione dopo gli attentati degli scorsi mesi hanno fatto sì che ogni museo e attrazione abbia un metal detector attraverso il quale tutti devono passare. Ciò comporta indubbiamente tempi d’attesa più lunghi, ma sopportabili. Una cosa che viene richiesta ovunque è di passare con la borsa aperta in modo da poter far visionare il contenuto, e di non tenere in tasca lo smartphone.

6) Operazione cibo: il cibo a Parigi ha prezzi piuttosto alti. Nei pressi delle principali attrazioni i menu turistici sono all’ordine del giorno; Se per pranzo preferite lo streetfood, potete scegliere tra le baguettes farcite, i crocques monsieur, che sono i toast, o le crêpes dolci o salate. Se decidete di sedervi ad un bistrot, sappiate che se prendete il vino, anche quello della casa vi costerà quanto in Italia costa una bottiglia di Chianti. Se volete cenare in un posto caratteristico, il più noto di tutti è l’immenso Chartier, che peraltro ha prezzi sensibilmente sotto la media. Se invece volete cucina etnica e turistica la zona di Rue St.Severin fa per voi: viuzze intere zeppe di ristoranti francesi (fondue e raclette i piatti principali), arabi, greci, italiani i cui camerieri faranno a gara tra loro per attirarvi nel loro locale. Un atteggiamento piuttosto entrante che può infastidire o addirittura irritare se vi coglie alla sprovvista. Se volete qualcosa di caratteristico, nel Marais troverete molti locali che fanno cibo da strada kosher: il quartiere ebraico ha mantenuto intatta la sua tradizione e l’esperienza è senz’altro curiosa.

7) Siamo italiani perciò non prendiamoci in giro: anche all’estero desideriamo il caffè. A Parigi è particolarmente difficile trovarlo buono, ma le caffetterie parigine offrono una ricca varietà di alternative. Mi raccomando, l’espresso francese non corrisponde al nostro. Il nostro è l’espresso serré. Questa guida di Parigi.it è senz’altro molto utile, studiatela a memoria:

Il caffé a Parigi: manuale di sopravvivenza. Credits: Parigi.it

Il caffé a Parigi: manuale di sopravvivenza. Credits: Parigi.it

8) Occhio alle distanze! È vero che la Tour Eiffel indica la via come un faro nella notte (ed è davvero un faro nella notte), ma la sua altezza e l’ampia visibilità di cui gode da ogni angolazione possono ingannare.

La Tour Eiffel sembra così vicina! E invece...

La Tour Eiffel sembra così vicina! E invece…

Così il rischio è che vi sembri così vicina… e invece macinate km lungo la Senna prima di rendervi conto che le distanze sono molto dilatate! Passeggiare per Parigi, sui suoi Lungosenna o lungo gli Champs Elysées è piacevolissimo. Calcolate però bene i vostri tempi e soprattutto la resistenza delle vostre gambe.

9) Se volete acquistare souvenirs, i classici souvenirs da negozio di souvenirs, la zona migliore è alle pendici di Montmartre, in quella strada che dalla stazione della metropolitana di Anvers sale verso la collina del Sacré Coeur. Qui lungo la via si dispongono tanti negozi anche piuttosto grandi che vendono souvenirs a prezzi sensibilmente più bassi rispetto al centro città. Certo, visto un negozio visti tutti, tuttavia i souvenirs parigini non mancano per fantasia e gusto. Se però volete dei souvenirs che siano degni di questo nome, dei veri ricordi di Parigi, occorre salire a Montmartre. Qui, in Place du Tertre, gli artisti realizzano direttamente davanti ai vostri occhi quadretti, scorci parigini, ritratti e paesaggi; nel quartiere poi si trovano gallerie che vendono stampe di quadri impressionisti o di bozzetti parigini: un ricordo sicuramente più soddisfacente dell’ennesimo portachiavi a forma di Tour Eiffel.

10) Consigli di lettura: due libri sono molto utili per prepararsi in anticipo alla visita della città. Uno è I segreti di Parigi di Corrado Augias, il quale racconta aneddoti poco noti legati alla storia di personaggi e di quartieri della città: diventa più interessante, così, passeggiare o addirittura andare a cercare, luoghi che sono stati protagonisti di eventi curiosi. L’altro libro è Metronomo, di Deutsch Lorànt (titolo originale Métronome), nel quale si ripercorre la storia di Francia attraverso le fermate della Metro di Parigi. Il sunto da cui parte l’autore (che poi ha realizzato anche una serie di documentari ispirati al libro, prodotti in francese da France2 e disponibili sul sito web dedicato) è che le stazioni della metro di Parigi ricordano nei nomi e topograficamente gli eventi più importanti della storia di Parigi e anche di Francia. Interessante e divertente, vi farà fare un figurone quando saprete spiegare di ogni stazione che attraversate il perché di quel nome e a cosa si ricollega. Allora mi ringrazierete per il consiglio 😉

I bouquinistes di Parigi

Bouquinistes lungo la Senna e, sullo sfondo, l'Ile de la Cité

Bouquinistes lungo la Senna e, sullo sfondo, l’Ile de la Cité

Parigi è talmente romantica che anche curiosare tra i banchini dei libri usati lungo la Senna ha un fascino evocativo. Bouquinistes, così si chiamano i banchini verdi addossati al parapetto del Lungosenna da un lato e dall’altro dell’Ile de la Cité, e sono una vera isituzione.

Bouquinistes ParisPasseggiando lungo la Senna, davanti all’Hotel de Ville, te li trovi davanti, aperti tutti in fila, ognuno con esposta la sua merce. Libri, libri e libri. Libri in francese, naturalmente, libri usati, che spaziano dalla narrativa ai manuali, dalla saggistica alla letteratura per bambini, dai cataloghi di mostre ai libri di filosofia, di storia, di biologia. Qualcuno vende qualche edizione antica, qualcuno stampe e vecchie pagine illustrate di giornali; qualcuno arrotonda con qualche souvenir.

bouquinistes parisImpossibile non essere colpiti da questo che è un contrasto tutto parigino: un’attività tutto sommato dimessa, intima, modesta come può essere un mercatino del libro usato, all’ombra della città simbolo della grandeur francese. L’imponente edificio dell’Hotel de Ville, il municipio, incombe da vicino, mentre sull’isola si stagliano le due torri campanarie di Nôtre Dame e le torri della Conciergerie.
È bello passare, curiosare, sfogliare distrattamente ora un libro ora l’altro, farsi tentare nell’acquisto e infine magari cedere, perché troviamo quel libro che in quel momento, in quel luogo, ci sembra il miglior modo di rendere omaggio alla città. Così ho comprato un libro fotografico: le foto di Parigi in guerra di Robert Doisneau, colui che meglio di altri ha saputo rendere immortale, una volta di più, il mito di questa città.

Le torri della Conciergerie spuntano tra due banchini dei bouquinistes

Le torri della Conciergerie spuntano tra due banchini dei bouquinistes

La Parigi degli Impressionisti: 6 tappe per un itinerario

Parigi vide nascere il movimento artistico degli Impressionisti. Il dipinto Impression: Soleil Levant di Claude Monet diede il nome a questo movimento, che sul finire dell’ 800 rivoluzionò per sempre il modo di dipingere, in Francia e nel mondo intero.

La cattedrale di Rouen,

La cattedrale di Rouen, Claude Monet. Musée d’Orsay

Parigi reca molte testimonianze e anzi celebra in più sedi il movimento Impressionista: tra musei e luoghi della città protagonisti oppure sfondi di dipinti, si può costruire un itinerario piuttosto ricco.
Cominciamo dai Musei.

Il grande orologio della Gare d'Orsay

Il grande orologio della Gare d’Orsay

Parigi ha consacrato alla pittura impressionista ben 3 musei. Il primo, il più grande e noto è il Musée d’Orsay. Nato come stazione dei treni, questo grande e bellissimo edificio, che ha rischiato ad un certo punto della sua storia di essere abbattuto, è stato recuperato con un grandioso restauro e trasformazione in museo, grazie all’opera dell’architetta italiana Gae Aulenti. È nato un museo dedicato all’Ottocento francese: al piano terra i pittori precedenti l’impressionismo e tutto il contesto nel quale gli Impressionisti mossero i loro primi passi, compresa la tela-scandalo di Edouard Manet Olympia.

Il secondo piano è totalmente consacrato all’Impressionismo. Qui tutte le opere più famose, da Dejuner sur l’herbe di Manet al Bal au moulin de la Galette di Renoir dalla La Gare Saint-Lazare ai Papaveri, entrambi di Monet, qui tutte trovano posto. Le ballerine di Degas, le ninfee di Monet, i paesaggi di Sisley e la cattedrale di Rouen di Monet che varia colore a seconda della luce del giorno rempiono gli occhi di meraviglia. Chi ama l’Impressionismo amerà questo museo.

C’è la possibilità di fare biglietto cumulativo Musée d’Orsay e Orangerie. L’Orangerie, all’estremità dei giardini delle Tuileries, nasce appositamente come museo per ospitare il grandioso e visionario progetto delle Ninfee di Monet. Monet, affascinato da questo fiore, dai riflessi sull’acqua, dalla luce che varia in funzione del tempo atmosferico e della luce del giorno, dipinge nella sua vita tantissime ninfee. Ma il suo progetto più grande, che occupa gli ultimi decenni della sua attività, è realizzare un’opera all’interno della quale chi guarda si trovi immerso. Così realizza dei pannelli, per i quali prevede delle sale ovali che possano ospitarli.

Nymphéas, Claude Monet, Orangerie

Nymphéas, Claude Monet, Orangerie

Le ninfee dell’Orangerie sono pitture di grandi dimensioni concepite apposta per due sale ovali all’interno delle quali davvero il visitatore si trova immerso, indeciso su dove guardare, catturato dai dettagli e da quel tutto indistinto che sono le ninfee, prese al tramonto, al mattino, tra i salici… frutto di un lavoro doppio, di pittura en plein air prima, come da scuola impressionista, e di lavoro in atelier. Se volete avere un’anticipazione della vera e propria immersione nello stagno delle ninfee potete vedere qui la visita virtuale realizzata con Google Art Project. Al piano inferiore l’Orangerie ospita la collezione Walter-Guillaume, raccolta di dipinti di grandissimi nomi (Picasso, Modigliani, Utrillo, Derain) appartenuta al mercante d’arte Paul Guillaume.

Una delle sale ovali che ospitano Nymphéas di Claude Monet

Una delle sale ovali che ospitano Nymphéas di Claude Monet

Il terzo museo dell’Impressionismo è il Museo Marmottan, altresì detto museo Monet, anche se in realtà ospita dipinti di altri pittori impressionisti. Questo museo ospita, tra gli altri, il dipinto Impression: Soleil levant che ha dato il nome al movimento. Rimane un po’ fuori dal centro, ma ugualmente ben collegato con la metropolitana (stazione La Muette, linea 9).
Fin qui i musei. Ma Parigi ha offerto grandi sfondi alle opere dei pittori impressionisti.

Ancora oggi i pittori dipingono in Place du Tertre, cuore di Montmartre

Ancora oggi i pittori dipingono in Place du Tertre, cuore di Montmartre

Montmartre, innanzitutto: il quartiere degli artisti per eccellenza ancora oggi è il luogo privilegiato per l’espressione artistica. Qui si trovavano i pittori impressionisti e qui si trova ancora il Moulin à la Galette presso il quale si svolse il vivace Ballo dipinto da Auguste Renoir. Oggi è integrato in un ristorante, ma la sua struttura in legno domina il piccolo incrocio nel quale si trova, a pochi passi da Place du Tertre e dal Musée de Montmartre, dedicato alla storia del quartiere e che fu per qualche tempo l’abitazione di Renoir e di Utrillo.

Bal au moulin de La Galette, Auguste Renoir, Musée d'Orsay

Bal au moulin de La Galette, Auguste Renoir, Musée d’Orsay

Moulin de la Galette

Moulin de la Galette

Un altro luogo dipinto dagli Impressionisti è la Gare Saint-Lazare: una grande stazione ferroviaria che mantiene la sua struttura in ferro che tanto colpì Monet: facilmente raggiungibile in metropolitana, è ancora oggi uno snodo ferroviario importante della città. Da qui, tra l’altro, partirà a breve il Treno degli Impressionisti, una bella iniziativa che porta fuori Parigi sui luoghi prediletti dai pittori Impressionisti: Vernon-Giverny, oppure Rouen e Le Havre.
Le ballerine di Degas si esibivano invece sul palco dell’Opera Garnier: il teatro dell’Opera di Parigi è un monumentale edificio realizzato proprio negli anni in cui l’Impressionismo si imponeva nel panorama mondiale dell’arte. Lo si può visitare anche al di fuori degli spettacoli teatrali, per respirare tutta l’atmosfera sospesa che Degas ci ha trasmesso nelle sue opere.

Personalmente mi piace molto l’idea di poter vedere con i miei occhi oggi un luogo che è stato immortalato dai pittori di un tempo: andare a cercare e poi trovarmi davanti il Moulin de la Galette mi ha molto emozionato, e anche se nel dipinto di Renoir il mulino non è neanche minimamente accennato, se non nel titolo, ugualmente mi è parso di trovarmi in un luogo importante che, per un verso o per l’altro, un giorno di un secolo e mezzo fa ha ispirato un grande pittore. Sì, emozionante.

I mercati di Aix-en-Provence

imageLe città provenzali hanno questa peculiarità: sono in tutto e per tutto città mediterranee, così adagiate tranquillamente al sole, quiete, calde di quel calore che non è atmosferico, ma che fa atmosfera. In realtà il mare è sempre ben lontano. Penso a città come Avignone, Nîmes o Aix-en-Provence, città dell’interno, città che il mare non lo vedono neanche col binocolo, e che, pur nella loro diversità, per me sono accomunate da questo loro mollo vivere al sole. Sono città sorridenti, ecco, ognuna a suo modo.

Aix-en-Provence ha vari motivi per sorridere: innanzitutto è una città universitaria, frequentata da giovani (molti italiani!) che hanno voglia sì di studiare, ma anche di vivere la città a tutte le ore del giorno e della notte; poi è una meta turistica del sud della Francia, e tanti sono i negozietti e i ristorantini turistici che si aprono nelle strette strade del centro storico. E i bistrot, vera anima autentica della Francia. La città è un brulicare di gente, ma soprattutto sono gli abitanti di Aix a percorrere le stradine e le piazze e a frequentare, oltre ai bistrot, i mercati che qui e lì si aprono per la gioia dei miei occhi. I mercati sono per gli abitanti di Aix, non per i turisti; sono una tradizione che giorno dopo giorno, anno dopo anno, decennio dopo decennio si rinnova, ed è talmente radicato nella città da averne occupato quasi ogni piazza disponibile. Il mercato è un rito mattutino al quale i Provenzali difficilmente rinunciano: e i mercati di Aix ne sono la conferma.

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Uno dei banchi del mercato alimentare di Aix

Eh sì, Aix-en-Provence è città di mercati. Mercatini di ogni sorta, dall’abbigliamento al mercato alimentare passando dall’antiquariato, ai libri e ai fiori… ogni giorno Aix si riempie di mercati. Che meraviglia.

Il banco del miele - mercato alimentare di Aix-en-Provence

Il banco del miele – mercato alimentare di Aix-en-Provence

Il corso principale, Cours Mirabeau, ospita il grande mercato dell’abbigliamento e delle scarpe. Banchi su banchi si susseguono dalla statua di re Renato di Provenza, colui che grande impulso diede alla regione e allo sviluppo di Aix, fino in fondo alla strada alberata, che durante il mercato è resa pedonale e sulla quale si affacciano eleganti caffè e negozi. Ma poi basta addentrarsi un minimo nella rete di vicoli che da qui si diparte, prendere una via a caso, che corre tra stretti palazzi e che più o meno tortuosamente compie il suo percorso, e sbucate in una piazza dove il cibo è protagonista. Prodotti del territorio: miele prodotto da api dei dintorni che trasformano il nettare di fiori ed essenze di Provenza, quali la lavanda, le erbe aromatiche, la castagna… è un anziano apicoltore che vende il suo oro liquido con un malcelato orgoglio. Tocca poi ai formaggi di capra, che qui vanno per la maggiore, e a ragione: sono particolarmente aromatici e meritano un assaggio. Non mancano i classici banchi di verdure, della carne, da una parte il pesce (che si sa, puzza) e delle spezie: perché le erbe di Provenza, un mix di essenze del Mediterraneo, è la scusa per vendere anche anice stellato, cannella, curcuma, curry e insomma tutte le spezie che caratterizzano il Mare Nostrum, su qualsiasi sponda noi vogliamo approdare.

Uno dei mercati di Aix-en-Provence

Uno dei mercati di Aix-en-Provence

I fiori, nella piazza del municipio, sono coloratissimi. Sembra che non potrebbero stare altrove, questi banchi, all’ombra dei grandi alberi dalle foglie dorate che a breve cominceranno a cadere. La piazzetta si presta: il grande palazzo in pietra con la sua porta ad arco veglia da sempre sui commerci. Qua e là anziane signore scrutano i fiori recisi, scelgono i mazzi più belli, buttando sempre un occhio, però, al banco più in là, non si sa mai avesse qualche fiore diverso. Un vecchio col bastone e il cappello calcato sul capo si aggira un po’ sperso invece, alla ricerca, forse, della sua panchina che i banchi ora nascondono alla vista. Ognuno dei passanti potrebbe raccontare una storia, nello svolgersi quotidiano dei mercati.
Il bello di Aix-en-Provence è vagare senza meta per le sue strade, senza consultare la cartina, ma semplicemente camminando. È così che, naturalmente, si arriva alla Cattedrale di Saint Saveur, una bella chiesa gotica che ancora conserva al suo interno il battistero paleocristiano, segno dell’antichità del culto cristiano in Provenza: la cosa non deve stupire, dato che poco lontano da qui, a Saint-Maximin-la-Sainte-Baume si trova, nella sua splendida chiesa gotica, la presunta tomba di Maria Maddalena, alla quale è dedicata una chiesa anche qui a Aix-en-Provence.
imageNonostante il centro storico si sviluppi in una ragnatela di vicoli e di stradine, non manca il verde, grazie ai grandi alberi che caratterizzano le piazze e le piazzette che si aprono ora qui ora lì, senza un apparente disegno specifico.
Stupisce che i nomi delle strade siano scritti in due lingue, il francese e l’occitano (provenzale). E stupisce come l’occitano sia più simile all’italiano o allo spagnolo che non al francese. Una lingua antica che non vuole farsi dimenticare, che vuole restare incisa sulla pietra, la pietra antica degli antichi palazzi della città. Una città che profuma di una bellezza senza tempo, sospesa, nella sua pigrizia, abbandonata al sole di un Mediterraneo che, forse, non è poi così distante.