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Va’ dove ti porta il vento: un itinerario tra Tarifa, Baelo Claudia, Cadice

Non è certo uno degli itinerari più noti dell’Andalusia, ma l’itinerario di cui voglio parlare qui, tra Tarifa, Baelo Claudia e Cadice, è uno dei più intensi che ho percorso in Spagna. L’ho battezzato L’itinerario del vento, e ora ti spiego perché.

tarifa

L’itinerario del vento: l’Africa a tanto così

Si giunge a Tarifa lungo la N-340, strada che dalla città portuale di Algeciras percorre l’ultimo tratto di costa spagnola sul Mediterraneo. Eh sì, Tarifa, infatti, si trova proprio sullo stretto di Gibilterra, sorge nel punto più meridionale e più vicino all’Africa.

L’Africa appare ad un certo punto all’orizzonte, neanche troppo lontana. Lo capisci subito che è lei, e il cuore ti si riempie di gratitudine. Io mi sono commossa al suo apparire, lo giuro. È il Jebel Musa, la montagna più alta della costa marocchina, nonché l’altra sponda delle Colonne d’Ercole. Gratitudine, emozione e profondo rispetto.

Azulejos con la costa africana così come la si vede da Tarifa

Mentre dal porto di Algeciras partono i traghetti per Ceuta, città autonoma spagnola lungo la costa marocchina, da Tarifa partono i traghetti per Tangeri. Dista appena un’ora di navigazione, ma ha il fuso orario indietro di 2 ore rispetto alla Spagna: come cambiano le cose da una parte e dall’altra dello Stretto!

Lo stretto di Gibilterra, con le correnti contrastanti dell’Oceano esuberante che si scontrano con quelle più pacate del Mediterraneo, è un’area di forte vento. Talmente forte che non è infrequente che vi sia divieto di navigazione e che il porto di Tarifa resti chiuso. In compenso però, il vento fa sì che Tarifa e le sue lunghe spiagge siano la patria dei kite surf.

surfisti a Playa de los Lances, Tarifa

Tarifa: dove il Mediterraneo incontra l’Atlantico

Sarà che Tarifa mi ha accolto con il vento più forte che la storia ricordi, ma per me Tarifa è il luogo dove i venti si formano e hanno dimora. Non sono una grande amante del vento, anzi, mi fa venire mal di testa e lo detesto; ma a Tarifa l’ho accettato, ho accettato che mi spostasse letteralmente di peso, che mi accecasse con tutta la sabbia negli occhi, che mi ingarbugliasse tutti i capelli e che mi rendesse totalmente sorda: soltanto il suo fragore e quello delle onde era dato sentire.

Tarifa, piazza del Vento (un nome particolarmente adatto!)

Tarifa deriva il suo nome dal conquistatore arabo Tarif ibn Malik addirittura nell’VIII secolo d.C. Fu riconquistata dai Cristiani alla fine del XIII secolo. Si capisce subito che non si tratta solo di una località di mare, ma di un centro che vanta una lunga storia e un cospicuo patrimonio culturale e monumentale: per accedere al centro storico, e da qui al porto, bisogna varcare la Puerta de Jerez, aperta nelle mura e risalente all’epoca della Reconquista. Da qui in avanti, la strada scende e su di essa si aprono piccole viuzze che poi si diramano in piazzette. Tanti localini, negozietti, il mercato coperto, il cuore storico della cittadina: il punto di arrivo è un luogo incantevole della città vecchia, il Mirador del Estrecho, una terrazza panoramica sulle mura del castello, dalla quale, nuovamente, verrebbe voglia di raggiungere l’Africa a nuoto.

Il castello moresco di Guzman el Bueno è il vero monumento cittadino: costruito nel 960 per volere del califfo di Cordoba, fu poi ribattezzato in onore dell’eroe della Reconquista, Guzman el Bueno, per l’appunto. Tarifa è piccola, per cui vi accorgerete subito che alla base della rocca del castello si trova l’insenatura nella quale è ricavato il porto da cui partono i traghetti quotidiani per Tangeri.

Un po’ più avanti si giunge in dirittura del luogo più importante del Mediterraneo: il punto dove esso finisce e si incontra con l’Oceano Atlantico: una sottile lingua di terra che si allunga fino a raggiungere un’isoletta fortificata: è la Isla de las Palomas. Chiusa, sbarrata da un grande cancello, vi si arriva percorrendo a piedi uno stretto molo schiaffeggiato costantemente dalle onde da una parte e dall’altra e dal vento. Questo molo, come la Isla, fa da spartiacque: da una parte il Mediterraneo, dall’altra l’Atlantico. Sul lato del Mediterraneo c’è il porto, sul lato atlantico iniziano 10 km ininterrotti di spiagge, il paradiso di ogni surfista e di chi pratica kite surf.

Mangiare a Tarifa

Di tutti i posti in cui abbiamo mangiato a Tarifa, noi ne consigliamo uno che sulle guide non trovate, ma che è veramente il top, sia per il rapporto qualità-prezzo, che per il rapporto qualità-quantità: è il Bar Polideportivo, al quale entrando non daresti due lire, ma che ti serve la frittura di pesce migliore e più abbondante di tutti i mari (e qui ne abbiamo due, di mari) e una serie di manicaretti notevoli. L’unica nota negativa è che non è aperto sempre, ma quando lo è regala davvero gioie. A Tarifa abbiamo mangiato in altri ristoranti, ma nessuno ci è rimasto nel cuore come questo.

Spiagge: da Tarifa a Bolonia

Playa Tarifa, Los Lances, Valdevaqueros, Punta Paloma: 10 km di costa e di spiagge più o meno strette, più o meno frequentate dai surfisti. La carretera nacional N-340 scorre alle spalle, attraverso un paesaggio rurale fatto di campi, di pale eoliche, di piccoli villaggi. In corrispondenza di Punta Paloma la carretera si inoltra nell’entroterra, evitando il promontorio boscoso e carico di storia. Poi, una deviazione verso Bolonia ci fa fare per davvero un salto indietro nel tempo. Attraversiamo un paesaggio brullo e agreste, popolato da greggi di pecore e mandrie di vacche che pascolano quasi in cima alla strada. Quando arriviamo a Bolonia, una mucca pascola direttamente nell’aiuola della rotonda nel bel mezzo della strada.

Playa los lances, Tarifa

Baelo Claudia: la città romana sul mare

Sono archeologa e a mio tempo ho scavato in riva al mare. Quindi visitare Baelo Claudia, oggi Bolonia, è qualcosa di incredibile e di familiare allo stesso tempo. Come esistono oggi le città sul mare, così esistevano nell’antichità, ed erano belle, monumentali, avevano il porto, scambi commerciali con altre città di mare. Qui siamo oltre le Colonne d’Ercole. Baelo Claudia è la prima città romana che sorge sulla costa atlantica.

Baelo Claudia: città romana vista mare sulla spiaggia di Bolonia

La pesca dei tonni: un’attività millenaria

Baelo Claudia, città romana vista mare

La prima cosa che mi ha colpito nel visitare il museo introduttivo all’area archeologica di Baelo Claudia è stata l’immagine di un’archeologa che “scava” la lisca di un tonno. Un episodio di archeologia che a molti potrebbe far sorridere, ma che invece è importante se pensiamo che la pesca dei tonni in quest’area dell’Atlantico è praticata ancora oggi e che uno dei prodotti di punta del mercato dell’impero romano era il garum, una salsa di pesce di cui i Romani andavano molto ghiotti (il suo corrispettivo oggi potrebbe essere la colatura di alici).

Baelo Claudia era una città portuale sull’Atlantico, la prima oltre le Colonne d’Ercole, fondata dall’Imperatore Claudio (lo stesso che volle il grande porto di Roma, Portus, oggi a Fiumicino). L’area archeologica oggi sorge fronte mare, i resti più avanzati sono praticamente in spiaggia, ma il centro monumentale, con il foro, il macellum (cioè il mercato), il decumano e poi il capitolium (cioè il tempio più importante della città, dedicato a Giove, Giunone e Minerva), le terme e il teatro, sono lievemente arretrati rispetto alla linea di costa. Tuttavia, vedere le colonne che si stagliano contro il blu del mare ha sempre il suo fascino.

Cadice, la città bianca

La carretera N-340 prosegue la sua corsa nell’interno sino a Cadice. Il territorio che attraversa è campestre, agricolo, pastorale: tra le selve di pale eoliche si trovano i campi di girasole, i pascoli delle pecore, i prati per i cavalli, gli oliveti.

Il paesaggio tra Tarifa e Cadice: pascoli, campi di girasole, eserciti di pale eoliche: un territorio rurale ordinato e bucolico

Infine si arriva in città, a Cadice. Ma per arrivarvi occorre attraversare la stretta e lunga linea di terra, artificiale, che oltrepassa la laguna per congiungersi al centro storico.

Cadice sarebbe di fatto un’isola. Chiusa da mura bianche, al suo interno si aprono tante stradine, viuzze, in una dedalo che porta in due direzioni: verso il porto, il mare, e la monumentale piazza in cui sorge il palazzo comunale; verso l’interno, ovvero l’esterno, o insomma verso il triangolo costituito da Cattedrale, mercato coperto e piazza prospiciente. Qui si concentra la maggior parte delle persone e delle attività.

Cadice: risalta la cupola d’oro della cattedrale, nella luce bianca del primo pomeriggio

Cadice fu fondata dai Fenici addirittura nell’XI secolo a.C.! Ebbe da sempre un ruolo importante nei commerci tra il Mediterraneo e l’Atlantico. Era il punto più lontano dell’Europa, e da qui iniziava l’Itinerarium Gaditanum, un’antica via che da Gades, Cadice in latino, giungeva a Roma toccando le principali città della Spagna, della Gallia e dell’Italia. Divenne municipio romano nel 45 a.C. con Giulio Cesare e fu una città di una certa importanza, organizzata com’era su un’isola.

Gamberoni in posa per una foto di gruppo al mercato del pesce di Cadice

Per me Cadice è la città bianca, la città caldissima dove tutto riverbera, la città delle spiagge lungo l’istmo e lungo il perimetro dell’isola, la città in cui berresti sangria e birrette tutto il tempo per rinfrescarti. La città il cui mercato del pesce ti propone il pesce più fresco, più grande, più abbondante che tu possa immaginare.

A proposito di mercato del pesce: davvero è grande e con una grandissima varietà di pesce. Lo puoi comprare e cucinare in appartamento, oppure puoi andare in uno dei ristoranti che affacciano sulla piazza e pranzare lì.

A proposito di spiaggia: lungo l’istmo si trova la lunga spiaggia libera di Cadice. Se non hai mai fatto il bagno nell’Oceano questo è il momento giusto.

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Malta: 10 cose da sapere prima di partire

Quest’anno, 2018, La Valletta è Capitale Europea della Cultura. Un’investitura che rende giustizia all’importante ruolo di Malta come crocevia del Mediterraneo nel corso di almeno 6 millenni.

malta 10 cose da sapere

In questo post vi racconto 10 cose da sapere su Malta, sulla sua cultura e società, ma anche sulla vita quotidiana e pratica, con la speranza di convincervi a visitare quest’arcipelago proprio quest’anno.

1) L’arcipelago maltese

Malta

Malta dall’aereo

La prima cosa da sapere è proprio questa: quando parliamo di Malta non ci riferiamo mai ad un’isola, ma ad un arcipelago, di cui Malta è certo l’isola principale, ma non la sola: Gozo, l’altra grande isola, che sta immediatamente a Nord, è anch’essa ricca di storia e di paradisi naturalistici: è considerata l’isola della ninfa Calipso, ovvero l’isola in cui, secondo l’Odissea di Omero, Ulisse avrebbe passato ben sette anni prima di decidere di rientrare a Itaca. La terza isola è Comino. Piccina, si trova esattamente tra le due più grandi, ed è nota perché ospita la spiaggia in assoluto più bella dell’arcipelago: la Blue Lagoon, un paradiso naturalistico, acque trasparenti e la possibilità di fare immersioni e snorkeling.

2) Guidare a Malta (e Gozo)

In quanto ex protettorato inglese, Malta ha ereditato dalla Gran Bretagna anche la guida. Se sulle prime la cosa genera qualche difficoltà a noi che non siamo abituati, in realtà dopo un po’ ci si prende la mano. Bisogna solo stare molto attenti a due cose: all’immissione nelle rotonde (a Malta sono tantissime) e a prendere bene le misure a bordo-strada: non essendo abituati, si rischia di calcolare male gli spazi di manovra. Comunque, tranquilli, non è difficile e vi basterà semplicemente guardare come si comportano gli altri automobilisti alla guida.

[leggi anche: Usare la macchina a Malta]

Il modo migliore per visitare Malta (e Gozo), del resto, è proprio in macchina. Per questo consiglio di noleggiare un’auto che ritirerete al vostro arrivo in aeroporto e che riconsegnerete al momento della partenza. In questo modo sarete liberi di poter spendere tutto il tempo che volete in una città o un’altra, in una spiaggia o un’altra, in un sito archeologico o un altro. E sarete liberi di costruire i vostri itinerari in totale libertà, svincolati da orari di autobus e da itinerari predefiniti.

3) Archeologia a Malta

Tarxien

Il tempio di Tarxien

Visto che parliamo di cultura, è bene conoscere l’aspetto più peculiare della cultura maltese: i templi megalitici. 6000 anni fa circa, prima che gli Egizi costruissero le piramidi, in questo minuscolo arcipelago nel mezzo del Mediterraneo i maltesi dell’età del Rame realizzavano strutture megalitiche, monumentali, costituite da immensi blocchi di pietra, che adibivano a tempio. I templi maltesi non trovano confronti in nessun’altra regione del Mediterraneo. Hanno una pianta a trifoglio, ovvero con tre camere circolari che si aprono a destra, a sinistra e in fondo a un corridoio. Non esistono nel Mediterraneo, né altrove, altri edifici con una pianta simile per quel periodo. L’isolamento maltese fu alla base di questa loro peculiare architettura. Si pensa che questi templi fossero dedicati alla dea madre, ma non è sicuro. Quel che è certo è che l’arcipelago è disseminato di templi.

Tarxien, nel centro di Malta, è il complesso templare più grande dell’arcipelago, ma lungo la costa dell’isola si trovano numerosi complessi.  Tra i più noti quello di Mnajdra e Hagar Kim, sulla scogliera, in alto sulla falesia a controllo del mare. A Gozo, i due templi di Gigantija ricordano fin nel nome l’imponenza delle architetture.

Un monumento totalmente diverso, ma unico nel suo genere è l’ipogeo di Hal Saflieni: un luogo costruito nelle profondità della terra, poco distante da Tarxien, e che doveva essere deputato al culto dei morti e della grande madre. Un luogo davvero impressionante.

[Per approfondire leggi: I templi maltesi]

4) L’occhio dei luzzu

La barchetta tradizionale maltese, il luzzu, è coloratissima e con due occhi portafortuna

I Luzzu sono le variopinte barchette tradizionali dei pescatori. Blu, rosse e gialle, hanno sulla prua, da un lato e dall’altro gli occhi, che guardano il mare e proteggono il pescatore dai pericoli. Quest’usanza è piuttosto antica, addirittura si fa risalire ai tempi dei fenici e dei greci: gli occhi, come ulteriore protezione e salvaguardia oltre all’occhio dei naviganti, salvavano dai pericoli della navigazione. L’usanza è rimasta intatta per millenni e ancora oggi i luzzu sono le barchette tradizionali dei pescatori.

Il luzzu è uno dei simboli di Malta, forse addirittura il simbolo più rappresentativo: era rappresentato, per esempio, sulle lire maltesi, prima dell’avvento dell’euro. L’euro è stato adottato a Malta nel 2008, 10 anni fa.

In tutti i porti e porticcioli di Malta si incontrano i Luzzu. Ma nel borgo di pescatori di Marsaxlokk essi sono i veri protagonisti. Marsaxlokk è un tranquillo borgo adagiato sul mare: sul lungomare affaccia la bella chiesa dalle forme barocche, e in uno dei suoi ristorantini si può gustare un buon pranzo a base di pesce appena pescato.

5) Caravaggio e i Cavalieri di Malta

In una passeggiata nella Capitale di Malta, non si può non entrare in Cattedrale. La cattedrale de La Valletta è il cuore dell’Ordine dei Cavalieri di Malta, un ordine cavalleresco nato con finalità di ospitalità nell’XI secolo a Gerusalemme, durante la Prima Crociata. Dedito a San Giovanni, dopo alterne vicende quest’ordine scelse Malta come propria sede e qui, nella Cattedrale dedicata al loro santo protettore, chiamarono un artista del calibro di Caravaggio perché realizzasse due opere degne di lui. E Michelangelo Merisi, detto Caravaggio, non deluse le aspettative: la Decollazione del Battista è un’opera intensissima, piena di drammaticità; rappresenta il momento in cui Giovanni Battista viene ucciso, in una cella, tenuto a terra dal suo boia, che potrà così portare la testa a Salomè, che l’ha chiesta ad Erode per soddisfare un suo capriccio.

caravaggio malta

Caravaggio, Decollazione del Battista, Cocattedrale di San Giovanni, La Valletta, Malta (credits: arte.it)

L’altro dipinto, molto meno drammatico, è San Girolamo scrivente: nella penombra un vecchissimo Girolamo, mezzo nudo, con la pelle del petto cascante come quella dei vecchi, scrive, mentre sul tavolo un teschio mezzo rovesciato è un richiamo all’antica iconografia del santo; osservandolo bene, si osserva il volto abbronzato, mentre il resto del corpo è pallido.

6) Gozo da scoprire

Rabat Gozo

Le mura della cittadella di Rabat e la sua cattedrale

La seconda isola dell’arcipelago maltese non ha niente da invidiare alla sorella maggiore. Anche qui si trovano i grandi templi megalitici (Gigantija), anche qui si trova una città con un glorioso passato, Rabat, nel cui nome si respira la più remota dominazione araba. La cittadina, che sorge nell’interno, domina su una vista panoramica eccezionale: difficile non accorgersi di nemici in arrivo da qui.

Gozo è nota anche per le sue meraviglie naturalistiche, tra spiaggia e formazioni rocciose naturali. Una di esse nel nord dell’isola,a Dweira, the Azure Window, è crollato recentemente: era un arco scavato incessantemente dalle onde, in questo punto molto alte, del mare. Un bel momento, onda dopo onda, l’arco ha ceduto, per fortuna senza danni a persone. Rimane il dispiacere per un capolavoro della natura che è andato distrutto, ma d’altronde in natura nulla è fisso e immutabile e, per quanto al momento del crollo vi siano state grandi polemiche ambientaliste, non credo sia da imputare all’incuria dell’uomo il crollo, quanto piuttosto ai fenomeni erosivi di lungo periodo comportati dal mare.

7) Bere a Malta: birra e Kinnie

A Malta è piuttosto radicata la produzione di birre. Ad agosto ogni anno il centro dell’isola si trasforma in una grandiosa festa/sagra dove la birra è protagonista. La Cisk è l’azienda principale di produzione, mentre la Lacto è per intenditori. In quei giorni la birra scorre a fiumi e pare che tutta l’isola si riversi tra gli stand di birra e di cibo.

Se non amate la birra o siete astemi, la Kinnie è ciò che fa per voi: è una sorta di chinotto, dolce e frizzante che io, personalmente amo alla follia! Tant’è che mia sorella, in crociera nel Mediterraneo, quando ha fatto scalo a Malta, mi ha portato in dono una bottiglia!

8) Che si mangia a Malta?

Posto buffo, Malta: è un’isola, eppure il piatto tipico è il coniglio.

No, non è vero, non c’è solo questo. La cucina maltese ha varie influenze, dalla Sicilia, la terra che le è più vicina, al Regno Unito, la nazione che l’ha occupata per lungo tempo. In più ha ingredienti suoi specifici, per cui si distingue per alcuni particolari piatti, sia di terra che di mare. Il coniglio di cui sopra è uno dei piatti più tradizionali: col nome di fenek stuffat, è cucinato in umido. Tra i piatti di terra abbiamo poi i bragioli, che sono involtini di carne cotti nel vino rosso, e i pastizzi, triangoli di pasta sfoglia ripiena di ricotta e piselli. Non manca comunque la quota mare, ed ecco subito una zuppa di pesce, Aljotta, giungere in nostro soccorso: l’onore marinaresco dei pescatori di Marsaxlokk è salvo.

Marsaxlokk

I luzzu in rada a Marsaxlokk

9) Imparare l’inglese

Malta è una delle mete preferite dai giovani per vacanze studio per imparare l’inglese. Il motivo non è difficile da capire: impari l’inglese la mattina a lezione, il pomeriggio vai in spiaggia e la sera ti butti in discoteca a Paceville/St.Julian’s e Sliema dove di notte non si riesce a camminare dalla gente che c’è. Tantissime vacanze studio e tantissimi corsi di lingua vengono organizzati anno dopo anno e attirano giovani e giovanissimi.

Blue Lagoon, Comino

Comino, la Laguna Blu

10) Malta capitale europea della cultura 2018

Un ricco calendario di eventi è in programma quest’anno per far conoscere non solo la capitale La Valletta, ma tutta Malta  e tutto l’arcipelago. Il Cultural Programme è molto vasto e particolareggiato. Il consiglio? Andare a Malta, consultare il programma e lasciarsi ispirare dall’offerta culturale di questo splendido arcipelago, buttato là nel mezzo del Mediterraneo, apparentemente lontano da tutto e da tutti, e invece strategico, vicinissimo, importante.

Esplorare la Slovenia: i dintorni di Capodistria e Izola

Nell’ultimo post dedicato alla Slovenia siamo rimasti sulla costa, abbiamo visitato le cittadine di Capodistria/Koper, Izola e Pirano. Questa volta, invece, ci spingiamo nell’interno, alla scoperta dell’entroterra e di ciò che può offrire.

Abbiamo soggiornato per 10 giorni a Izola. In questi 10 giorni oltre a vivere la cittadina, passeggiare al porto, strafogarsi di Isolanka (il dolciumone tipico, pura goduria di panna e pan di spagna), abbiamo deciso di esplorare i dintorni, ciò che rimane subito dietro la costa. Ciò che abbiamo visto è stato molto interessante.

All’Ufficio turistico di Koper abbiamo preso informazioni: un bell’opuscolo molto dettagliato dava davvero l’imbarazzo della scelta su cosa decidere di visitare. Abbiamo distinto le nostre peregrinazioni in tre itinerari differenti.

Itinerario 1: la chiesa fortificata di Cristoglie

Nell’entroterra di Koper, raggiungibile anche via autostrada, si trova Cristoglie/Hrastovlje. Il paesino in sé non è particolarmente attraente, anche se ospita una collezione d’arte importante, ma il vero motivo per cui da più parti vengono qui è la bella chiesa della SS. Trinità. Si trova isolata, su una collinetta a se stante. Una piccola fortezza, alte mura in pietra, all’interno della quale si trova una chiesina minuscola, ma che vale davvero il viaggio.

Cristoglie

L’interno interamente affrescato della chiesa fortificata di Cristoglie

Nel Quattrocento questa chiesina fu infatti totalmente affrescata al suo interno: dall’abside alle navate laterali, tutto è dipinto con storie della Bibbia, del Vangelo e con una bella rappresentazione della danza macabra, la processione delle anime che sono tutte uguali davanti alla morte.

cristoglie danza macabra

La danza macabra affrescata sulla parete della navata della chiesa di Cristoglie/Hrastovlje

Tutti gli affreschi della chiesa costituiscono una Bibbia parlante, in modo che la popolazione potesse capire, conoscere, imparare le Sacre Scritture e gli insegnamenti religiosi e morali annessi.

Per visitare la chiesa di Cristoglie bisogna telefonare all’addetto. In 10 minuti il guardiano arriva, per 3 € fa entrare e un’audioguida in lingua racconta navata per navata tutti gli affreschi. A me personalmente queste rappresentazioni piacciono molto. Le pitture di Cristoglie mi hanno ricordato un’altra chiesina istriana, S.Marija a Beram, nell’interno dell’Istria croata, che ho visitato durante il mio tour dell’Istria. Ma se non fosse stato per questo post del blog Viaggiare con gli Occhiali non ne avrei mai saputo nulla e probabilmente non l’avrei neanche mai notata!

Cristoglie

La chiesa fortezza di Cristoglie

Se qualcuno pensa che i travelblog non siano utili, sbaglia davvero: i consigli migliori sono quelli dei blogger che raccontano le loro esperienze personali!

Itinerario 2: S. Marije e le colline dietro Capodistria e Izola

Abbandonando Izola per inoltrarsi nell’entroterra, la via di mezzacosta che conduce verso Šared offre alcuni splendidi punti panoramici sulla costa e sul porticciolo di Izola. Inoltrandosi ancora nell’interno si raggiunge Corte d’Isola, un borgo immerso nei vigneti. Da qui si possono prendere tre strade. Una ridiscende verso il mare, e arriva a Portorose, alle saline di Sicciole oppure prosegue verso Strugnano; una va verso il confine con la Croazia; un’altra ancora piega verso l’interno e la vallata di Capodistria e giunge a S.Marije/Monte di Capodistria.

panorama Izola

Una delle belle viste panoramiche su Izola che si incontrano inoltrandosi nell’entroterra

Abbiamo preso questa deviazione e S.Marije ci accoglie all’ora di pranzo con un bel ristorantino, Gostilna Trije Lovci sulla rotonda del paese dove, tra mari e monti, si può assaggiare la cucina di confine. Sì, perché il Friuli è davvero vicino, così come il mare e la montagna. Così non mi stupisco di mangiare i totani ripieni di prosciutto e formaggio!

Pomjan

Il borgo di Pomjan/Paugnano nell’entroterra di Capodistria

Il borgo di S. Marije si trova un po’ più avanti sulla strada, e gravita intorno alla chiesa di S.Marije cui fu annesso un convento. Oggi rimane la chiesa, il cui primo impianto è di epoca romanica, poi ristrutturata nel 1222 e ricostruita nel 1730. Il borgo di S.Marije si pone sulla cresta di una dolce collina coltivata a vitigni, così come ovunque all’intorno: la tenuta Santomas, per esempio, domina il panorama, ben visibile dalla strada. Il nome italiano, Monte di Capodistria, è dovuto al fatto che nei tempi più antichi il villaggio era noto come Sancta Maria in Monte ed era un insediamento fortificato che nel 1559 fu ulteriormente difeso dalle incursioni dei turchi.

s.marije

La chiesa di Santa Maria a S. Marije – Monte di Capodistria

Costabona

La pieve di Sant’Andrea a Costabona

Da S. Marije si prosegue verso il borgo di Pomjan/Paugnano oppure verso Costabona. Pomjan risalirebbe ad origini romane, e infatti sorge lungo il tracciato dell’antica via Flavia, via consolare di età imperiale, che collegava Trieste a Pola.

A Costabona la chiesa di Sant’Andrea, del XV secolo, è un bellissimo angolo di pace dalla cui spianata si domina il panorama sulla vallata circostante. Non è l’unica chiesa di Costabona: la pieve dei SS. Cosma e Damiano e quella del diacono Elia raccontano di un culto cristiano ben radicato nella zona. Costabona del resto pare essere un insediamento piuttosto antico. Sembra che sotto la chiesa dei SS: Cosma e Damiano, santi protettori della salute, sorgesse anticamente un tempio dedicato alla Bona dea, anch’essa divinità della salute. Se così fosse vi sarebbe una continuità di culto davvero interessante. L’insediamento è in effetti antico, anzi tardoantico: noto con il nome di Castrum Bonae o di Costa Bona, era proprietà del Patriarca di Aquileia. Si intrecciano storie di diocesi, di tardo impero e di avvento della cristianità in questo piccolissimo borgo dall’architettura in pietra davvero molto particolare.

Itinerario 3: le saline di Strugnano

Torniamo lungo la costa. Tra Izola e Pirano si incontrano nell’ordine un promontorio e una laguna. Il promontorio, impervio e scosceso, è attraversato da rari sentieri; la laguna è affiancata dalle saline. Siamo nel Parco Naturalistico di Strugnano, che ha due accessi: uno, via mare, a piedi, da chi ne arriva dal porto di Izola; l’altro dalla laguna di Strugnano. Questa laguna, Stijuza, che vuol dire Chiusa, è paradiso naturalistico per alcune specie di uccelli palustri, tra cui la garzetta. Una breve passeggiata sulla spiaggia e si arriva al piccolo porticciolo dei pescherecci, all’imbocco delle saline di Strugnano. Non sono particolarmente spettacolari, ma vi è la possibilità di percorrerne un tratto; inoltre un centro di documentazione consente di comprendere chi, come, quando, ha reso possibile la formazione e il mantenimento delle saline. Accanto, sotto il ponticino, un pescatore sta risistemando le reti. Un mestiere e un paesaggio antichi.

Strugnano

Le saline di Strugnano

L’ambiente della laguna e delle saline tra l’altro è abbastanza diffuso da queste parti: oltre a questa di Strugnano bisogna ricordare le grandi saline di Sicciole, alle spalle della patinata Portorose, e le saline di Val Stagnon, alle spalle di Capodistria. Il quartiere industriale di Capodistria, tra l’altro, sorge proprio su terre bonificate alle paludi che facevano da contorno alle saline. Oggi Val Stagnon accoglie molte specie di uccelli palustri, e qualche volta appare anche il fenicottero rosa.

Questi sono stati i nostri vagabondaggi nei dintorni di Capodistria e Izola. E voi? Conoscete qualche altro luogo assolutamente meritevole di una visita nell’entroterra della costa slovena? Suggeritelo nei commenti!

Keep calm & visit Zagreb: visitare Zagabria in un giorno

Zagabria è una metropoli piuttosto grande. Tuttavia il centro storico, o meglio il nucleo fondamentale della città, si visita tranquillamente in un giorno, due se includiamo le visite ai musei.

In questo tour di un giorno alla scoperta di Zagabria tocchiamo i luoghi più significativi, percorrendo un itinerario che dalla stazione centrale nella città bassa, risale fino alla città alta, a partire dal Kaptol, la Cattedrale cinta di mura, e ancora più su, fino alla piazza di San Marco, sede dei palazzi del governo croato (e di una splendida chiesina).

Ma andiamo con ordine. Iniziamo la nostra passeggiata.

zagabria in un giorno

Donji Grad, la città bassa: il trionfo dell’architettura asburgica

Il nostro itinerario inizia dalla città bassa. Se abbiamo raggiunto la città in treno, il punto di partenza è senza dubbio la monumentale stazione dei treni, Glavni Kolodvor, realizzata nel 1892. La ferrovia in Croazia però esisteva già dal 1862: l’impero austroungarico, di cui la Croazia era parte integrante, era tecnologicamente avanzato.

Se arriviamo in macchina, possiamo parcheggiare nel parcheggio interrato al di sotto dell’Hotel Esplanade, un grande edificio in stile neoclassico che risale però al 1925 e che sorge praticamente davanti alla stazione ferroviaria. Di fatto era l’hotel per i passeggeri dell’Orient Express che da Parigi arrivava fino a Istambul (sull’Orient Express viaggiò anche Agatha Christie: in Viaggiare il mio peccato racconta la sua esperienza di viaggio). Da qui possiamo iniziare la nostra passeggiata nella città bassa.

hotel esplanade zagreb

L’Hotel Esplanade a Zagabria

Piazza Re Tomislav e il Padiglione Artistico

L’impronta austroungarica è ben evidente nelle imponenti architetture degli edifici e nelle ampie piazze e giardini ordinati e razionali. Il primo grande spazio verde è Piazza Re Tomislav. La statua equestre di questo grande re della storia croata campeggia in fondo al grande spiazzo coperto da aiuole. Re Tomislav (cui è dedicata anche una buonissima birra scura made in Croatia) fu il primo re croato, incoronato dal papa nel 925 d.C. L’altro lato della piazza è chiuso dal Padiglione Artistico.

padiglione artistico zagabria

Zagabria, piazza Re Tomislav: il Padiglione Artistico

La storia del Padiglione Artistico è curiosa: realizzato per l’Esposizione Millenaria di Budapest del 1896, fu costruito con materiali e tecniche tali da poterlo smontare pezzo per pezzo e rimontare a Zagabria, nella sua collocazione attuale. Praticamente un grande Lego in scala 1:1. Oggi ospita mostre temporanee ed è un polo culturale attivo della città.

Zrinjevac e il Museo Archeologico

Subito oltre incontriamo Zrinjevac, la piazza dedicata a Nikola Šubic Zrinski, l’eroe croato che nel 1566 morì difendendo la Croazia dai Turchi. La piazza, meglio, il parco, è un piacevole luogo alberato e ad aiuole che ospita nel mezzo un padiglione musicale in ferro battuto, la prima fontana della città e una stazione meteorologica davvero interessante, che risale al 1884. Sul lato della piazza, tra i vari bellissimi edifici neoclassici si distingue il palazzo che ospita il Museo Archeologico di Zagabria.

Zrinjevac Zagreb

Zrinjevac, il parco verde dedicato all’eroe croato Nikola Subic Zrinski

Mummia di Zagabria

La Mummia di Zagabria esposta al Museo Archeologico di Zagabria

Visitare il Museo Archeologico di Zagabria vuol dire tuffarsi a capofitto nella storia più antica della Croazia: le collezioni spaziano infatti dalla preistoria al medioevo croato, con alcune incursioni esterne, come la piccola ma efficace collezione egizia. Il museo però è noto al pubblico degli appassionati per la cosiddetta Mummia di Zagabria: una mummia egizia avvolta in bende di lino sulle quali, incredibilmente, è riportata un lungo testo scritto in lingua etrusca. Un curioso grattacapo per tutti gli archeologi che l’hanno studiato, non c’è che dire: perché infatti una mummia egiziana dovrebbe essere avvolta in bende iscritte in etrusco? Cosa sfugge agli archeologi? Tante cose, di sicuro.

Risalendo ancora, si arriva in Piazza Bano Josip Jelacic. In questa grande piazza convergono alcuni tram, nel periodo pasquale si tiene il mercatino dei prodotti tradizionali, ma soprattutto, questa è la porta per la città alta. Da qui infatti, già si intravvede la cattedrale di Zagabria, il Kaptol.

Gornji Grad, la città alta

Il Kaptol

La cattedrale di Zagabria, il Kaptol, indubbiamente catalizza l’attenzione: è in stile neogotico, in quanto è stata ricostruita dopo il grande terremoto che colpì la città nel 1880. L’impianto originale, però, era gotico per davvero, ed ha subito dei rimaneggiamenti successivi, nel XIV, XV e XVII secolo. Del Kaptol colpiscono senz’altro le due grandi torri campanarie che sovrastano la facciata e che terminano a cuspide. L’altra cosa interessante, invece, non riguarda l’edificio della cattedrale in sé, quanto la cerchia di mura che le sorge intorno, con voluminose torri cilindriche col tetto a punta agli angoli. La fortificazione della cattedrale risale al XVI secolo, quando la Croazia e Zagabria furono assaltate dai Turchi. La difesa del tempio di Dio era fondamentale e la cinta muraria fu realizzata in modo da rispondere pienamente allo scopo.

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La Cattedrale di Zagabria e la cinta di mura che la circonda

Dolac, il mercato

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Il mercato Dolac e la cattedrale sullo sfondo

Da qui al grande mercato Dolac il passo è davvero breve. Dolac è il tradizionale mercato della frutta e verdura, all’aperto, che si tiene tutte le mattine. In contemporanea è aperto il mercato coperto, che si stende al di sotto della piazza di Dolac e che è il luogo migliore per scoprire i prodotti del territorio, dalle verdure ai formaggi ai salumi, al pane, persino alle erbe per infusi e tisane. Un luogo frequentato in primis dagli abitanti di Zagabria, il che non mi sembra scontato.

Risalendo lungo la strada chiamata Opatovina, si sviluppa il mercato delle pulci – piuttosto un mercato del vintage, con piccole baracchine che vendono capi d’abbigliamento, cappelli e simili. In fondo ad Opatovina si trova la chiesa di San Francesco e si apre un piccolo parco pubblico che ospita un bell’esempio di street art.

Se abbiamo sete, è giunto il momento di farsi una birra. Scendiamo lungo via Tkalciceva, sulla quale affacciano ristorantini, birrerie, pub e locali di vario tipo nei quali trovare ristoro. Bevuta la nostra birra (ho amato la Tomislav, come già dicevo sopra), possiamo procedere e risalendo lungo la via Radiceva raggiungiamo la Porta di Pietra.

street art zagreb

Un bell’esempio di street Art a Zagabria

Risalendo la città alta

La Porta di Pietra è un passaggio coperto che ospita una cappella dedicata alla Madonna, luogo di culto assai frequentato dalla gente del posto. Passandoci capiterà di trovarvi persone intente a pregare o ad accendere una candela: è commovente vedere dimostrazioni di culto così spontanee fuori da una chiesa.

Salendo ancora si arriva nel cuore politico non solo di Zagabria, ma della Croazia intera: Piazza Marko. In realtà, il motivo per cui questa piazza è famosa, però, non sono i palazzi del potere, ma la piccola chiesa di san Marco, con il suo tetto variopinto. Si tratta di una realizzazione piuttosto recente: gli stemmi colorati sul tetto sono stati realizzati a fine XIX secolo (la chiesa risale invece al XIII secolo), ma ciò non toglie valore a questa chiesina così minuta e con la personalità così spiccata!

San Marco Zagabria

Piazza Marko, la chiesa di San Marco e i palazzi del governo croato

Da Piazza Marko si può discendere verso piazza Katarina, dove sorge la chiesa di Santa Katarina. Qui, sull’angolo della strada si trova un museo assurdo: il Museo delle Relazioni Interrotte. Sì, avete capito bene: si tratta di un museo dedicato alle storie d’amore finite, e documentate tramite l’esposizione di oggetti, solitamente i doni fatti dagli ex, che raccontano una storia personale, ma che poi in fondo è universale: chi non ha mai sofferto per una relazione amorosa andata male?

Da piazza Katarina si raggiunge in un attimo il Viale Strossmayer, che offre una romantica passeggiata con vista panoramica sulla città bassa. Qui ci troviamo piuttosto in alto rispetto a Donji Grad, per cui possiamo decidere di scendere in due modi: o a piedi percorrendo le ripide scale che riconducono verso la zona di Dolac, oppure prendendo la funicolare che senza alcuno sforzo, in pochissimo tempo porta alla città bassa. Il dislivello in questo punto è di 30 m, che la funicolare percorre in meno di un minuto. Oggi è elettrica, ma quando fu installata, nel 1890, andava a vapore e fu il primo mezzo di trasporto pubblico di Zagabria, più antico ancora del tram a cavallo.

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Panorama sulla città bassa di Zagabria dal viale Strossmayer

Keep Calm & visit Zagreb

E ai piedi della città alta concludiamo il nostro tour di Zagabria in un giorno. Il centro di Zagabria si gira molto bene a piedi, e scoprirla piano piano, passo dopo passo, è il modo migliore per innamorarsene: raccomando l’attenzione ai dettagli architettonici nella città bassa, quella di matrice asburgica, e l’attenzione agli scorci nella città alta, dove svettano campanili e dove le abitazioni creano delle bellissime prospettive, tutte da ammirare.

 

Il Castello nella grotta: Castel Lueghi a Predjama

 

Sì, avete letto bene: il castello nella grotta. Il Castello di Predjama, o Castel Lueghi, è un castello medievale che potrebbe appartenere più al mondo delle fiabe che al mondo reale. E invece è vero, reale, un edificio storico che esiste dal 1200 e prima ancora, e che nel corso della sua storia ha vissuto alterne vicende, assedi, battaglie, ma oggi è qui, alla guardia della sua montagna nella Slovenia carsica.

Castel lueghi Predjama

Il castello nella roccia

Un nido d’aquila, ecco cos’è il castello di Predjama. Appollaiato a metà della parete rocciosa, è incredibile vederlo da lontano che si sporge, ma non troppo, dal suo antro.

 

castel lueghi predjama

Il castello di Predjama, un nido d’aquila nella montagna carsica slovena

La sua storia è piuttosto antica, risale ai dintorni dell’anno 1000, quand’era poco più di un recinto. Intorno al XIII secolo inizia la sua storia come castello, quindi come edificio fortificato, all’imboccatura della grotta.

La struttura costruita, che nel corso dei secoli è stata ampliata e resa un inespugnabile presidio di controllo del territorio sfrutta completamente la parete rocciosa cui si appoggia: il lato posteriore del castello, di fatto, non è altro che la roccia viva, pressoché verticale. Dove essa crea degli anfratti, essi vengono sfruttati ugualmente: come la camera delle torture, nient’altro che una piccola caverna buia, fredda e umida, dove i condannati subivano la pena e dove, si dice, che oggi si aggirino le anime di coloro che qui morirono di stenti.

Visitare il castello di Predjama

Il castello è frutto di ampliamenti successivi, dal XIII al XV e poi fino al XIX secolo quando gli ultimi proprietari gli diedero l’attuale aspetto di castello da caccia. La visita quindi attraversa le sale senza tenere conto di un ordine cronologico, che sarebbe impossibile, ma mostrando volta per volta la funzione delle varie stanze. Così scopriamo che dall’alto della torre, dalle caditoie si poteva lanciare olio bollente e quant’altro contro i nemici assedianti; alcune stanze, come la sala da pranzo, la cucina, la cappella e il corpo di guardia degli armigeri sono arredate. In cucina il camino sfrutta come parete di fondo la nuda roccia. Nel corpo di guardia sono esposte armature e armi dei soldati che nel corso dei secoli difesero il castello. Nella cappella una statua in pietra della Pietà del XV secolo è l’unico oggetto artistico che troviamo nel palazzo; nell’adiacente sacrestia alloggiava il cappellano del castello, col suo lettino.

castel lueghi predjama

Il corpo di guardia del castello di Predjama con le armature degli armigeri

 

Il percorso a questo punto si insinua nel ventre della montagna: il castello infatti non solo si appoggiava alla parete rocciosa, ma sfruttava proprio l’ampia grotta retrostante e sovrastante. Non rimangono molti resti di costruito al suo interno, ma sono abbastanza per individuare una scansione degli spazi, un focolare e un pozzo, riserva d’acqua pulita, necessaria in caso di assalto. Da qua dentro, si può spiare fuori dalla montagna: il contrasto tra il buio della grotta e il paesaggio bianco per la neve è magico.

castel lueghi predjama

Spiare il mondo esterno dallantro della grotta, il luogo più nascosto del castello di Predjama

 

Le avventure di Erasmo di Predjama

Tra i vari proprietari che il castello ha avuto nel corso dei secoli, la figura che spicca di più è quella di Erasmo di Lueg. Costui è noto anche come il Robin Hood di Slovenia, per la sua avversione contro i più potenti di lui. Siamo nel XV secolo, ed Erasmo, signore del castello di Predjama, entra in conflitto con gli Asburgo, che pongono assedio al suo castello. Lui per un certo tempo tiene in scacco l’esercito asburgico, prendendolo proprio in giro: per dimostrare infatti che il castello non avrebbe mai patito la fame e la sete ogni tanto faceva recapitare alle truppe nemiche prodotti alimentari, addirittura un bue arrosto e, in tarda primavera, lo sfottò raggiunse il top quando fece giungere agli assedianti le ciliegie! Lui in realtà riusciva a procurarsi le cibarie percorrendo cunicoli della montagna che lo portavano ad un villaggio al di là dei monti, ma per i nemici sembrava una stegoneria.

castel lueghi predjama

Spiare lesercito nemico al riparo nel castello: così faceva Erasmo Lueg, il leggendario signore di Castel Lueghi

 

Ma la sua sorte alla fine fu beffarda. Durante quell’assedio fu colpito da una palla di pietra lanciata dalla catapulta. Morì nella latrina, tradito da uno dei auoi uomini. Il momento del bisogno gli fu fatale. La latrina è ancora lì, appena fuori dalla grotta. Una tragica storia, ma che per questi dettagli è difficile da dimenticare!

Le tre perle della costa slovena: Capodistria, Isola e Pirano

La Slovenia si affaccia sul mare per un brevissimo tratto. Si insinua per pochissimi km di costa, ma quei km ospitano almeno tre bei centri storici, che sono porti e cittadine dal passato storico interessante e davvero vissuto.

Vi porto a Capodistria, a Isola e a Pirano, le tre cittadine che sorgono sulla costa slovena: insieme ne scopriremo la storia, la bellezza e perché vale la pena visitarle, non solo come mete turistiche in estate, ma anzi fuori stagione, in inverno.

Izola Koper Piran

Capodistria

In Sloveno il suo nome è Koper.

koper capodistria

Il porticciolo di Capodistria

 

Oggi prima di arrivare al suo centro storico si percorre un lungo quartiere industriale. Un tempo quest’area era una grande salina. Rimane il ricordo nella Strada delle Saline, infatti. E nella riserva naturale di Val Stagnon, la più grande palude salmastra della Slovenia che ospita tantissime specie di uccelli palustri e migratori e che è visitabile grazie al centro visite di Škocjanski Zatok.

L’ingresso al centro di Capodistria avviene da Porta Muda. E varcata quella, si entra in un altro mondo.

Un centro storico fatto di alti palazzi, di vie strette e di strade in salita. Capodistria era un’isola fortificata. Il passato veneziano (e non potrebbe essere altrimenti in quest’angolo di alto Adriatico) emerge nei palazzi, soprattutto in piazza del Duomo, dove le finestre degli edifici e i leoncini sugli scaloni sono davvero inequivocabili, così come i loro nomi.

koper capodistria

Piazza Tito a Koper: vi si affacciano il duomo e i palazzi più importanti della città in stile veneziano

 

Piazza Tito è indubbiamente la più bella, il vero centro della città. Su di essa gravitano il palazzo pretorio e il duomo: l’uno è tutto bianco, dall’architettura smaccatamente veneziana, l’altro ricorda il gotico, se non fosse per la facciata che è quadrata, priva del classico tetto a doppio spiovente delle chiese. Anche la facciata del duomo è bianca, mentre l’alto campanile, che spicca da lontano, è in pietra grigia a vista.

Ci si allontana pochissimo da piazza Tito e si arriva in vista del porto mercantile. Un po’ questa vista stride: il rumore, il bruttume (belli i grandi mercantili MSC carichi di conteiner non li sono) e il contrasto con l’arte e il bello del centro storico sono evidenti. Tuttavia è questo il presente di Koper e non possiamo non tenerne conto.

Per fortuna ben altro porto, più turistico e di pescatori, si sviluppa sul lato sud di Koper e passeggiarvi, tra i gabbiani che svolazzano sulle nostre teste, è molto piacevole (bora a parte).

 

Isola

Izola Slovenia

Izola vista dal porticciolo (in una giornata di quasi neve!)

A pochissimi km da Koper sorge Izola, Isola in italiano. Il centro storico si sviluppa sulla penisola che si addentra nel mare, mentre larga parte della baia è occupata dal porticciolo.

 

Sinceramente, Izola non è niente di eccezionale, in inverno. Un bel paesino sul mare che sonnecchia in letargo. Tanti ristoranti, e aperti, ma poca gente in giro fuori stagione. Però ammetto che vederla sotto una nevicata (anche se non ha attaccato) è stata una sorpresa. Inoltre, proprio il fatto che non ha particolari attrattive in inverno ne fa il luogo ideale in cui cercare alloggio in inverno se si sceglie di venire in viaggio da queste parti: noi abbiamo trovato un appartamento davvero conveniente su Airbnb nel centro storico di Izola, per esempio.

Con la Settimana Santa, e l’arrivo in contemporanea della primavera, però, Izola si trasforma: ed eccola animarsi, la passeggiata a mare si riempie di bambini e di famiglie, la baia antistante si popola di vele. Izola prende vita, e diventa piacevolissimo passeggiare oppure fermarsi ad uno dei locali sul fronte del porto, magari in pasticceria a gustare una fettona di Izolanka, il dolce tipico della città.

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Una barca lascia il porticciolo di Izola per unirsi alle altre vele in mare

 

Accanto a Izola, sulla Baia di San Simone un tempo si affacciava una grande villa marittima di epoca romana. Il territorio in età romana dipendeva dalla città romana di Aquileia. Oggi quell’area archeologica, con bei mosaici ben conservati, è visitabile nella bella stagione (dal 1 maggio). Poco oltre San Simon, iniziano i percorsi del parco naturalistico di Strugnano, che vanno a scollinare e a raggiungere la laguna di Chiusa e le saline: un’oasi naturalistico/paesaggistica di quiete e pace.

Pirano

Ed eccoci nell’ultima cittadina di questo tour della costa slovena: Pirano.

Pirano, Slovenia

Di Pirano ho già parlato in un altro post. È davvero una chicca, un gioiello lungo la costa slovena. Una lunga passeggiata costeggia dapprima il porto per poi giungere al borgo: una città in salita, fatta di vicoli stretti e bui fino a salire alla chiesa da cui si domina la cittadina dall’alto. Ma il biglietto da visita di Pirano è la sua bella piazza, ariosa, su cui affacciano eleganti palazzi veneziani.

Pirano, Slovenia

Città particolarmente dedita al mare, celebra il mare in tutte le sue forme, anche all’acquario, che racconta questa parte dell’Adriatico attraverso i suoi abitanti, i pesci. E così, Pirano è una meta adatta anche ai bambini, anche d’inverno.

Pirano resta nel cuore di chi la visita; è elegante, affascinante, ma al tempo stesso ha un che di misterioso, che non si riesce bene a definire: bisogna tornarci perché ci possa svelare la sua identità più intima.

Pola: un tour archeologico nel capoluogo dell’Istria

In Croazia numerose città raccontano ancora il loro passato più antico. Tra di esse una delle più significative è Pola, che ben si presta ad un tour archeologico.

Si arriva a Pola dal lato del mare, del porto, e la prima cosa, immensa, che ci si para dinanzi, appena parcheggiata la macchina, è il grande anfiteatro, ben conservato in tutta la sua altezza e in tutto il suo ellisse. È il punto di partenza perfetto per un tour archeologico della città.

Dell’anfiteatro, visitabile, rimane l’ellisse esterno della struttura, un grande anello alto e animato da tante aperture a volta attraverso le quali si intravvede il cielo, il mare, il porto, l’interno dell’arena. Un tempo quelle volte erano archi di scarico e sostegno delle scalinate di accesso alla cavea, la platea per il pubblico che assisteva agli spettacoli dei gladiatori. Stiamo parlando di un monumento che ha poco meno di 2000 anni.

La porta Gemina a Pola, uno degli ingressi alla città romana

Visitato l’anfiteatro e compiuto il giro intorno al suo perimetro, si procede verso il centro città. Qui incontriamo dapprima la Porta Gemina (?), una porta cittadina aperta nelle mura romane, costituita da una doppia arcata. Superata essa si incontra il grande palazzo che ospiterà, quando saranno terminati i lavori, il grande museo archeologico di Pola. Dietro si trova la grande struttura del teatro romano (visitabile liberamente, come vedremo).

Procedendo a risalire lungo il corso delle mura, di cui rimane l’antico tracciato, rimaneggiato nei secoli seguenti e fino a noi, si arriva all’ingresso vero e proprio in città: l’Arco dei Sergi. Questa porta aperta nelle mura aveva anche la funzione di celebrare la famiglia dei Sergi, una ricca e influente gens locale che aveva finanziato varie opere pubbliche e che si era autodedicata questo monumento, un arco onorario all’ingresso della città. L’arco mantiene la sua bella decorazione a bassorilievo di età augustea, molto elegante e raffinata: un bel biglietto da visita ancora oggi per chi entra in città. Tra coloro che lo ammirano notte e giorno c’è lo scrittore James Joyce: la sua statua in bronzo seduta al caffé appena superato l’arco è proprio rivolta in questa direzione.

L’arco dei Sergi a Pola è ancora oggi una porta cittadina ben integrata nel tessuto urbano

La strada principale del centro cittadino, quella che inizia dall’Arco dei Sergi, anche in epoca romana era la via principale. I palazzi che incontriamo, però non sono più quelli antichi: la città ha continuato a vivere su se stessa, accrescendosi, distruggendo il vecchio e costruendo il nuovo. Così avviene fino ad un certo punto, quando incrociamo la piazza dell’antico foro romano, che oggi ospita il palazzo del municipio e, accanto, il tempio di Roma e Augusto perfettamente conservato. Anche il municipio, per la verità, sorge sull’antico capitolium, il tempio principale della città romana. Accanto ad esso c’era poi un altro tempio, che è stato inglobato nella struttura dell’edificio del municipio.

La facciata del piccolo tempio di Roma e Augusto a Pola

Il piccolo tempio di Roma e Augusto, invece, trasformato in epoca cristiana in una chiesa, è sopravvissuto al tempo e agli uomini. Oggi il tempio ospita al suo interno una piccola esposizione archeologica di statue e iscrizioni. Il tempietto è un piccolo capolavoro di scultura per quanto riguarda le decorazioni architettoniche, ovvero i capitelli e i fregi orizzontali scolpiti a bassorilievo. Dal punto di vista prettamente archeologico, infatti, queste decorazioni sono di grandissimo pregio. La storia del tempietto in sé è stupefacente: è uno dei primi templi dedicati all’imperatore Augusto, e costruito quando ancora l’imperatore era in vita, intorno al 2 a.C.! E noi poi ci lamentiamo delle manie di grandezza di certi nostri personaggi politici… I Romani hanno inventato la propaganda politica, c’è poco da fare.

Ho parlato del tempio di Roma e Augusto e del foro di Pola, più ampiamente in questo post ad alto contenuto archeologico: https://generazionediarcheologi.com/2017/11/24/il-foro-romano-di-pola-il-tempio-di-roma-e-augusto/

Il foro romano di Pola col tempio di Roma e Augusto

Lungo il lato della piazza, nascosti dietro un edificio moderno, si trovano i resti di una ricca domus, una casa privata che è stata ribattezzata Domus di Agrippina, perché al suo interno è stata trovata una testa di statua in marmo ritratto di Agrippina Minore, moglie dell’imperatore Claudio.

Nominavo prima il teatro romano. Quando il grande museo archeologico sarà aperto al pubblico, immagino che sarà possibile con un unico biglietto e un ingresso adeguato visitare anche il teatro; oggi invece per raggiungerlo occorre varcare un cancello retrostante, seminascosto (abbiamo dovuto chiedere per trovarlo) che si trova lungo la via di mezzacosta che gira intorno al colle su cui sorge la grande fortezza che domina la città. Il teatro è ben conservato: la cavea, cioè gli spalti per il pubblico, è ricavata, almeno in parte, nel fianco della collina, dunque è scavata nella roccia. In questo è molto simile al teatro romano di Trieste e ai teatri greci, che sfruttavano i pendii per ricavare le gradinate per il pubblico. Nel mondo romano, invece, solitamente i teatri sono costruiti interamente, ed assumono quella forma semicircolare tutta particolare, ben riconoscibile, ad esempio, nel teatro romano di Ostia.

La cavea (gradinata per il pubblico) del teatro romano di Pola

Queste sono le più antiche vestigia (per dirla all’antica) della città romana di Pola. I resti antichi qui sono perfettamente integrati nel tessuto urbano attuale: non sono dei “mammozzoni” incomprensibili di cui non si capisce il senso, ma anzi, sono parte integrante e costituzione monumentale della città moderna. Senza di essi non ci sarebbe la Pola contemporanea e qui, in città, ne sono consapevoli. La città di Pola è debitrice dell’antica città romana sulla quale ha continuato ad accrescersi. E l’antico non è un fastidioso avanzo, ma un’onorevole testimonianza delle origini di questa splendida cittadina posta sul punto più a sud dell’Istria.

Il panorama di Pola visto dal teatro romano: l’ellisse dell’anfiteatro domina la vista, oggi come in età romana