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La Slovenia lungo il fiume Krka: Novo Mesto e Otočec

Ho scoperto una terra meravigliosa: è la campagna slovena adagiata lungo il fiume Krka.

Siamo a 70 km dalla capitale della Slovenia, Lubiana, in direzione di Zagabria. Siamo nella Dolenjska, una regione dell’interno, una campagna verde, ridente anche in autunno, tutta a villaggi piccoli e tranquilli: la chiesina col campanile, poche case, i fienili, le pecore. A vederlo è un luogo di assoluta pace.

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Capoluogo di questa regione è la cittadina di Novo Mesto. Adagiata su un’ansa del fiume Krka, vanta una storia piuttosto antica, così come tutta la regione, che è abitata fin dalla Preistoria e che soprattutto nell’età del Ferro vide alcune popolazioni piuttosto fiorenti. Poi arrivarono i Romani, quindi il medioevo delle chiese, dei monaci e dei signori che vivevano in splendidi castelli. Come il castello di Otočec.

Andiamo a vedere nel dettaglio queste due località.

Novo Mesto, la città delle situle

Adagiato su un’ansa del fiume Krka, il centro storico di Novo Mesto non è poi molto grande. La bella piazza del comune, con i portici, è attualmente in rifacimento, per cui è un po’ caotica. Per trovare la pace, però, basta salire verso la bella chiesa di San Niccolò, cattedrale di Novo Mesto solo dal 2006, ma di grande importanza fin dal XV secolo.

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Novo Mesto, adagiata su unansa del fiume Krka

La chiesa di San Niccolò

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L’interno della chiesa di San Niccolò a Novo Mesto

La chiesa ha un andamento particolare: non si sviluppa in lunghezza lungo un solo asse, ma entrando si nota che l’abside, la parte più antica, nonché cuore dell’edificio, ha un orientamento eccentrico rispetto al resto della chiesa, realizzato in tempi più recenti. Tutto l’edificio viene comunque costruito tra il XV e il XVI secolo, compreso il campanile, che poi nell’800 è stato restaurato in forme neogotiche. Dall’esterno la parte posteriore della chiesa, corrispondente all’abside, è in pietra a vista, mentre la parte davanti, corrispondente alla navata, è intonacata in bianco. Vista da dietro in effetti ha l’aspetto di una chiesa gotica, con gli ampi finestroni a sesto acuto e i contrafforti.

La chiesa si trova nel punto più alto della città, ed era circondata dalle mura che proteggevano la città. Ancora oggi accanto sorgono il palazzo vescovile, un grande granaio e i giardini capitolari che fungevano da orti per i monaci che amministravano la chiesa. All’interno, a decoro dell’altare principale si trova una pala raffigurante San Niccolò, dipinta dal pittore veneziano Tintoretto.

Il Museo archeologico di Novo Mesto – Dolenjski Muzej

Il Dolenjski Muzej è la grande attrazione di Novo Mesto. Un museo decisamente nuovo, realizzato in una serie di edifici a pochi passi dalla chiesa di San Niccolò. Si compone di alcune sezioni differenti, tra cui quella etnografica, dedicata alla civiltà contadina della regione. Ma la sezione più interessante è senz’altro quella archeologica.

Se Novo Mesto è considerata la Città delle Situle (così c’è scritto all’ingresso in città), un motivo c’è: gli scavi archeologici condotti in città e nei dintorni che hanno restituito tantissime testimonianze risalenti all’età del ferro, quando in quest’area vivevano genti che sapevano lavorare il bronzo e i metalli e che importavano materiali anche preziosi, come l’ambra proveniente dal mar Baltico, o vasi dipinti provenienti dalla Grecia, o armi in bronzo provenienti dal centro Europa. Il museo di Novo Mesto offre la possibilità di vedere oggetti meravigliosi appartenenti a quella cultura che viene chiamata Halstattiana e che si diffuse in Europa durante l’età del ferro, tra il X e il IV secolo a.C. (a seconda di dove si sviluppò prima).

Il Museo archeologico di Novo Mesto comunque ripercorre tutta la storia del territorio dalla preistoria fino all’età romana. Si concentra in particolare su alcune classi di materiali davvero notevoli: i gioielli in ambra, per esempio, gli spilloni in bronzo, i grandi vasi anche decorati che contenevano le ceneri dei defunti e poi le armi ripiegate ritualmente, le cinture in bronzo e, naturalmente, le situle.

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Una delle situle in bronzo del Museo archeologico di Novo Mesto

Ma cosa sono le situle? Sono dei contenitori alti e svasati o cilindrici in bronzo, spesso lavorati a sbalzo per ottenere figure umane o animali. In genere queste figure sono rappresentate come se partecipassero ad una processione, e in genere si dirigono sempre verso una stessa direzione. Alcune rappresentazioni sono piuttosto semplici, altre invece rivelano una grande complessità e fantasia nella realizzazione delle figure. Si tratta di oggetti rituali che venivano deposti nelle tombe principesche maschili insieme alle armi ripiegate, alle fibule, cioè gli spilloni, in bronzo e alle armature, quando presenti.

Per saperne di più sul museo di Novo Mesto puoi approfondire qui: Slovenia protostorica: il Museo archeologico di Novo Mesto

Mangiare e dormire a Novo Mesto e dintorni

Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, Novo Mesto non ha tantissimi ristoranti, o gostilna, come chiamano qui la trattoria. Un ristorante ben quotato, ma non economico, è Don Bobi, già fuori dal centro storico, sull’altro lato del fiume Krka. Noi invece abbiamo mangiato alla Oštarija Rudolfswerth, decisamente fuori dal centro storico: un locale i cui centrotavola richiamano la ceramica protostorica che è esposta in museo! Già questo aspetto mi rende il locale simpatico. Il proprietario parla italiano, piatto interessante è il maiale alle prugne con gli strückli, sorta di grossi cannelloni che possono essere serviti anche come contorno.

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Strückli e altri piatti tipici della cucina slovena – Gostilna Vovko

Per cena, e per dormire, ci siamo fermati alla Gostilna Vovko, in un piccolo paesino nella Dolenjska a pochi km da Novo Mesto in direzione di Otočec. Qui ci siamo trovati benissimo, sia a dormire – il luogo è immerso nel verde della campagna slovena, il proprietario parla bene l’italiano – sia soprattutto a cena: di nuovo gli strückli, poi dei dolci strabuoni, la grappa alle pere e un’ampia selezione di vini sloveni: la Dolenjska è anche una regione vinicola.

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Il panorama dalla camera della Gostlina Vovko, nel cuore della Dolenjska

Otočec

Il fiume Krka scorre placido e lento in questa parte della Dolenjska. Sulle sue rive sorge il piccolo villaggio di Otočec, da cui partono alcuni sentieri e percorsi naturalistici alla volta dell’entroterra. Uno di questi percorsi conduce con una passeggiata di 15 minuti circa ad un’isoletta sul fiume sulla quale sorge il Castello di Otočec.

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Il fiumbe Krka presso il castello di Otočec

Siamo immersi in un parco naturalistico e per famiglie, vicino ci sono i campi da golf e il castello stesso è un hotel di lusso con una particolare predilezione per i matrimoni.

Il Castello di Otočec

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Il Castello di Otočec

Immerso nel verde, circondato dalla bellezza, soprattutto in autunno, quando le foglie dorate colorano l’atmosfera, si trova il Castello di Otočec.

Il castello ha avuto una vita piuttosto lunga, che inizia nel XIII secolo. Ha un primato, ovvero è l’unico castello sloveno che sorge sull’acqua, e già questo ne fa un monumento unico nel suo genere. Ha avuto diversi nobili proprietari nel corso dei secoli e varie storie. Nel 1942 il Castello viene incendiato, in piena II guerra mondiale, dai partigiani. Lungo il suo percorso, poi, nel 1957 sorse l’Autostrada della Fratellanza, costruita da 54mila giovani nel giro di appena un anno. Un’impresa titanica che è celebrata con una statua all’ingresso del castello. Oggi, dopo un grosso intervento di restauro, il castello ospita una residenza di lusso, ma è visitabile liberamente, sia fuori, lungo il perimetro dell’isoletta, che dentro, nella corte sulla quale affacciano la torre e il corpo principale dell’edificio. Anzi, si tratta di una visita gratuita che è piacevolissimo fare nelle belle giornate di primavera o di autunno.

Nel parco antistante si può fare picnic, prendere il sole, andare in bicicletta, giocare con i bambini. Il luogo ideale per una domenica di relax da passare in famiglia.

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Il Castello di Otocec. La corte interna

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Non solo Grotte: visitare Postojna e dintorni

Postojna è una piccola cittadina slovena che ha legato indissolubilmente il proprio nome a quello delle Grotte più grandi d’Europa, che attirano ogni anno centinaia di migliaia di turisti da tutto il mondo. Eppure le Grotte non sono l’unica attrazione del territorio. In questo post vi racconto cos’altro si può fare a Postojna e dintorni.

visit postojna

La cittadina di Postojna

La cittadina di Postojna è il luogo dell’ospitalità, dove trovare un hotel o B&B in cui pernottare e dove trovare il ristorante – Gostilna in sloveno – per cenare. Soluzioni non ne mancano. Noi abbiamo pernottato in un B&B subito dopo lo svincolo dell’autostrada, il Pod Orehi, comodo ed economico, ma altre soluzioni si trovano in centro a Postojna, come il centralissimo Hotel Kras.

Per cenare esistono alcune opzioni: da Storja Pod Sopnicami e Pizzerija Minutka, le più centrali, si corre il rischio di non trovare posto (com’è capitato a noi). Sempre in città, ma in posizione defilata c’è la Gostilna in pizzerija ČUK, un locale grande quanto le porzioni che serve ai clienti! Noi abbiamo mangiato qui e siamo usciti soddisfatti e a panza strapiena!

Un’altra opzione per la cena – o per il pranzo, naturalmente – è l’Avio Pub, già fuori città, andando in direzione di Pivka, oltre l’imbocco dell’autostrada.

Le Grotte di Postumia – Postojna Jama

Delle Grotte di Postumia ho parlato diffusamente in un altro post: sono l’attrazione principale della regione, km di gallerie nel ventre della montagna carsica. Scoperte nel 1818, 200 anni fa esatti, sono state da subito un’attrazione turistica dapprima del regno asburgico, poi italiano dopo la I Guerra Mondiale, e infine jugoslavo e sloveno. Visitarle è un’esperienza da non perdere: dopo i primi 2 km percorsi in trenino, la passeggiata a piedi nelle gallerie è un continuo “Wow” di meraviglia per le sculture di calcare che l’acqua in 2 milioni di anni è riuscita a plasmare, goccia dopo goccia.

grotte di Postumia -Postojna cave

Grotte di Postumia – Postojna Jama

Le grotte si trovano poco fuori dalla cittadina di Postojna. Un ampio parcheggio, un bel parco verde dove passare il tempo in attesa del proprio turno di visita – gli ingressi sono a orari fissi prestabiliti e sono contingentati.

Il Castello di Predjama

Volendo, si può fare un biglietto cumulativo che consente di visitare le Grotte e un’altra superba attrazione del territorio: lo splendido Castello di Predjama. Sembrerebbe uscito direttamente dalla fantasia di uno scrittore fantasy (e invece no): il castello infatti si inserisce dentro una grotta, sembra un nido d’aquila appoggiato sulla nuda roccia, sospeso a mezza altezza nella montagna. Un castello che è spettacolare dall’esterno e che ha una storia che, davvero, potrebbe ispirare leggende fantasy, se non fosse che è tutto vero: come quando si narra che il più noto tra i proprietari del Castello, Erasmo di Predjama, fu ucciso da una palla di cannone mentre era… in bagno.

Predjama castle

Il Castello di Predjama

Il Castello di Predjama è davvero unico nel suo genere. Straconsigliato. La strada per arrivarci, poi, attraversa la splendida e quieta campagna slovena, fatta di colline, prati, piccoli villaggi nei quali spicca sempre la chiesina bianca col campanile: mi sono davvero innamorata di questo paesaggio.

Park vojaške zgodovine – Military History Park

Un altro punto di interesse nei dintorni di Postojna è il Military History Park. Anch’esso nel cuore della campagna slovena, a Pivka – San Pietro del Carso – è un museo che racconta la storia militare della Slovenia dalle fortificazioni medievali fino ad oggi, ma soprattutto si concentra sulla storia più recente del Paese, ovvero la guerra d’indipendenza che nel 1991 portò la Slovenia a dichiararsi indipendente dalla Jugoslavia.

Park vojaške zgodovine

Un’auto schiacciata dal passaggio di un carro armato: simbolo dell’indipendenza slovena al Military History Park di Pivka

Avevo 10 anni quando ciò avvenne, per cui ho pochi ricordi e confusi. Visitare il museo, soprattutto gli hangar con i carri armati e i mig, gli aerei dell’aviazione, mi ha permesso di capire qualcosa di più di quel capitolo di storia così recente e così vicina a noi.

Se devo fare un appunto, e una riflessione, ho trovato il messaggio del museo più che prettamente storico ed educativo, decisamente nazionalistico e celebrativo, come se si celebrasse la guerra come unica soluzione per riuscire ad ottenere l’indipendenza. Non ho trovato infatti nessun messaggio di condanna della guerra – come mi aspetterei in tempi come i nostri da una nazione europea – quanto piuttosto un’esibizione anche eccessiva di carri armati. Interessante, giudizio mio personale a parte, la sezione in cui effettivamente si racconta la storia della guerra d’Indipendenza, attraverso immagini dell’epoca, ricostruzioni e narrazione. L’esibizione delle armi fine a se stessa, invece, piacerà ai maschietti, ma a me mette un po’ di inquietudine.

Detto questo, però, è interessante visitare il Military History Park di Pivka perché ci fa conoscere un capitolo di storia che altrimenti non conosceremmo. Il museo di fatto si rivolge principalmente ai cittadini sloveni, tuttavia non vedo perché negarsi la possibilità di conoscere meglio la Slovenia, e la sua storia, attraverso un museo come questo.

Nel cuore della montagna: le Grotte di Postumia – Postojna Cave

Non si può andare in Slovenia senza visitare le Grotte di Postumia.

grotte di postumia

Visitare le grotte di Postumia – informazioni pratiche

In sloveno si chiamano Postojna Cave, e sono a poca distanza dall’uscita dell’autostrada Trieste-Lubiana di Postojna. Postojna è una cittadina sorta proprio ai piedi delle grotte che da quando furono scoperte, a metà dell’800, non hanno mai smesso di attirare visitatori, turisti, speleologi e curiosi.

Non si possono visitare le grotte liberamente. Gli ingressi sono contingentati, sia per far sì che nessuno si perda all’interno che per far sì che tutti con ordine e in totale sicurezza si possano addentrare nel ventre della montagna e ammirare stalagmiti e stalattiti vecchie di migliaia di anni.

Si entra perciò a orari specifici (sul sito web delle Grotte sono indicati gli orari che variano mese per mese, riducendosi drasticamente in inverno, quando le giornate sono più brevi). La visita dura 90 minuti, prende il via con una corsa sul trenino che si addentra nella caverna per 2 km, dopodiché prosegue a piedi per un lungo tratto e si conclude nuovamente in trenino. Un’esperienza che vale i 25.80 € del biglietto. I trenini sono organizzati sulla base dell’appartenenza linguistica, e ognuno di essi ha una guida che si rivolge ai visitatori nella lingua di riferimento.

grotte di Postumia -Postojna cave

Dopo il tragitto in treno inizia la camminata nella grotta. Grotte di Postumia – Postojna Cave

La visita alle grotte di Postumia – Postojna cave

Dopo le necessarie informazioni pratiche vi racconto davvero la visita alle grotte di Postumia.

La prima sensazione che si avverte è il fresco. La seconda è l’avventura. Sì, perché si sale sul trenino e si parte verso l’ignoto, si entra nella montagna come se fosse una miniera, mi sembra di essere nel film Indiana Jones e il tempio maledetto, per capirci. Il treno viaggia spedito, ma certo non ci fa fare corse sperticate su e giù per le grotte. Perché dobbiamo goderci questo straordinario paesaggio sotterraneo.

Nelle gallerie in cui il trenino si inoltra incontriamo stalattiti, stalagmiti, concrezioni calcaree che sembrano tende: l’acqua e soprattutto il carbonato di calcio in essa contenuto hanno costruito nel corso dei millenni incredibili architetture, veri e propri arredamenti d’interni. E il lento e incessante lavoro di costruzione continua, perché l’acqua continua a percolare e a depositarsi.

grotte di Postumia -Postojna cave

Grotte di Postumia -Postojna cave

Grotte di Postumia –  Postojna cave. Un po’ di storia

Le grotte di Postumia si sono formate circa 2 milioni di anni fa. Tutto è iniziato con il lento lavoro di un fiume il cui incessante scorrere all’interno della montagna ha creato una grande voragine cava. Siamo in territorio carsico, fenomeni di questo tipo nella regione, tra Friuli e Slovenia, sono piuttosto frequenti e noti. Ma a Postumia l’esito è senz’altro notevole e spettacolare.

grotte di Postumia -Postojna cave

Grotte di Postumia -Postojna jama

Dopo 2 km il treno si ferma e noi iniziamo il nostro itinerario a piedi. La guida fornisce alcune preliminari informazioni di tipo pratico (due tra tutte: no foto col flash e vietato toccare!), dopodiché si parte! Dapprima una lieve salita, circondati da grandi concrezioni calcaree, vere e proprie colonne che si innalzano e che sbrilluccicano per l’umidità. Dopo un po’ il percorso ridiscende. La guida fornisce alcune informazioni di tipo storico: le grotte furono aperte scoperte esattamente 200 anni fa, nel 1818. Da allora furono quasi subito aperte al pubblico. Inizialmente addirittura alcuni tratti si percorrevano in carrozza! Già nel 1872 invece si poté entrare con il trenino e infine nel 1884 le grotte furono illuminate con la corrente elettrica! Fino a quel momento infatti erano state illuminate con lampade a olio i cui fumi hanno macchiato alcune stalattiti: un occhio attento sicuramente potrà individuarle.

Fin dalla loro scoperta, dunque, le grotte sono state sfruttate come attrattiva turistica. Durante la I Guerra Mondiale, invece, furono utilizzate come riparo ed è in questo frangente che fu individuato un altro settore delle grotte, oggi parte integrante del percorso di visita.

Grotte di Postumia -Postojna jama. I punti di interesse

grotte di Postumia -Postojna cave

La stalagmite detta “Il Brillante”. Grotte di Postumia -Postojna jama

Le stalattiti, che dal soffitto della grotta scendono verticalmente verso il basso, e le stalagmiti che dal pavimento si innalzano come guglie e pinnacoli, si trovano anche in altre grotte. Ma le cosiddette tende, ovvero sottilissime stalattiti lunghe e sottili, che sembrano lenzuoli stesi e che come lenzuoli disegnano onde simili a pieghe nel tessuto, sono caratteristiche di Postojna; la cosiddetta Sala degli Spaghetti, invece, ha tantissime piccole e sottili stalattiti che pendono dal soffitto come lunghi aghi: davvero particolari. Tra le stalagmiti si distingue la cosiddetta Torre di Pisa, evidentemente un po’ pendente oltre che essere fatta a ripiani successivi concentrici che somigliano proprio alla Torre di Piazza dei Miracoli; vi è poi, quasi al termine della visita, il Brillante, una stalagmite particolarmente bianca e luminosa. Si incontrano poi anche stalattiti rosate, dovute agli ossidi di ferro percolati insieme al carbonato di calcio, e stalattiti coperte di verde: sono alghe che vivono grazie alla fotosintesi che si origina con la luce e l’umidità. Un mix vitale, che però altera l’ecosistema delle grotte.

Il proteo, il piccolo drago di Postumia

A proposito di ecosistema, nelle grotte vive un animalino che ne arriva direttamente dalla preistoria: è il proteo, che viene affettuosamente chiamato piccolo di drago; è totalmente cieco, incolore e vive nelle profondità della grotta. L’unico modo per poterlo vedere è in un terrario posto quasi alla fine del percorso di visita. Certo, fa un po’ tristezza doverlo vedere per forza così, prigioniero per sempre. Tanto più che ne veniamo da un percorso in cui l’ambiente naturale è protagonista e sovrano assoluto. E il povero piccolo draghetto perché dev’essere ridotto a schiavo? Perché deve subire i colpetti sul vetro del terrario da parte dei turisti disturbatori, perché deve sopportare i flash che non si dovrebbero scattare, ma che inevitabilmente qualcuno usa lo stesso, perché non può vivere liberamente, ma è ridotto a stare in cattività per soddisfare la curiosità del pubblico? Ecco, l’unica nota stonata delle grotte di Postumia è questa. E a proposito di nota, pochi metri dopo si apre la cosiddetta Sala da ballo, il punto di arrivo della visita nelle grotte.

grotte di Postumia -Postojna cave

Grotte di Postumia -Postojna cave

Le Grotte di Postumia – Postojna Cave sono l’attrazione maggiore della regione. Conosciute in tutta Europa, sono le più estese e quelle che maggiormente colpiscono l’immaginario. Nel territorio, però, non costituiscono l’unica attrazione. A pochi km, infatti, sorge il Castello di Predjama, che si erge come un nido d’aquila all’imbocco di una grotta nella montagna. Per le due attrazioni, grotte e castello, esiste un biglietto integrato. E vale assolutamente la pena di visitare entrambi. Inoltre, l’esplorazione dei dintorni di Postojna può riservare delle interessanti sorprese.

Danze macabre in Istria: Cristoglie e Beram

Questo periodo dell’anno è ideale per parlare di un argomento macabro e artistico allo stesso tempo: la danza macabra.

Per raccontarvi quest’iconografia ho scelto due chiese dell’Istria, la chiesa della SS. Trinità a Cristoglie, in Slovenia nell’entroterra di Capodistria, e S. Marija a Beram, nel cuore dell’Istria croata interna.

Danze macabre in Istria- Cristoglie e Beram

La danza macabra

Il tema della danza macabra si diffonde nel tardo medioevo: rappresenta una processione in cui si alternano personaggi viventi e scheletri danzanti. Quest’iconografia, piuttosto grottesca e apparentemente poco religiosa, in realtà ha una componente morale fortissima. Essa significa infatti che siamo tutti uguali davanti alla morte: ricchi, poveri, soldati, belle dame, contadini o uomini di chiesa, tutti saremo giudicati in base alla nostra condotta in vita. Le implicazioni religiose sono dunque fortissime: se in vita sei onesto, osservi i comandamenti, sei uomo retto e giusto allora non dovrai temere la morte; la morte, del resto colpisce tutti allo stesso modo, dal re all’umile servo, dal cavaliere all’artigiano.

cristoglie danza macabra

La danza macabra affrescata sulla parete della navata della chiesa di Cristoglie/Hrastovlje

La danza macabra è l’occasione per gli artisti di dare fondo a tutta la fantasia e all’ironia di cui sono capaci. Giocano con le figure, sono irriverenti nei confronti dei ricchi, più riguardosi nei confronti del ceto più basso; è a questo, principalmente, che le pitture si riferiscono: un popolo che quasi sicuramente non sa leggere e scrivere, ma sa capire molto bene ciò che viene dipinto sui muri delle chiese, e che riflette la predica del prete di turno: “siamo tutti uguali davanti alla morte” è la maggiore se non l’unica consolazione che possa avere il popolino, l’unica rivincita nei confronti di Signori, padroni e ricchi.

La danza macabra di Cristoglie, Slovenia

La chiesa fortificata di Cristoglie (Hrastovlje) nell’entroterra di Capodistria è dedicata alla SS. Trinità. Si trova sulla cima di una collinetta, isolata dal resto del piccolo paesino, aperta su una stretta valle che scende fino al mare Adriatico. Questa chiesa, piccola, cinta da mura, al suo interno è completamente affrescata. Storie della Bibbia, storie di Cristo e della Madonna, com’è normale nelle piccole chiese in cui alla rappresentazione figurata è lasciato il compito di educare la gran parte della popolazione analfabeta. E poi c’è la danza macabra, dipinta da Johannes de Castua intorno al 1490. La rappresentazione della danza macabra non è neanche preponderante nell’intero palinsesto figurativo della chiesa. Però ha una posizione importante: su una navata, all’altezza dello sguardo: non occorre neanche far fatica per guardarla, semplicemente ti volti e la processione di umani condotti per mano dagli scheletri è lì che scorre inesorabile davanti ai tuoi occhi. Dal cardinale al bambino, passando per il frate,  il mercante e il bottegaio, tutto il genere umano è raffigurato, con colori vividi ed espressioni forti: gli scheletri, manco a dirlo, sembrano ridere, mentre gli uomini sono preoccupati, o inconsapevoli, rassegnati, davanti al proprio destino.

Cristoglie

L’interno interamente affrescato della chiesa fortificata di Cristoglie

La danza macabra di Beram, Croazia

Nel cuore dell’Istria interna, a pochi km da Pazin sorge il piccolo villaggio di Beram. Poco fuori dal borgo, nel bosco, si trova la chiesetta di S. Marija, un piccolo edificio religioso totalmente affrescato al suo interno.

s. marija beram

Storie di santi (si riconosce San Martino)

Siamo nel 1474 e Vincenzo da Castua (parente di Johannes da Castua che dipinse la danza macabra di Cristoglie) dipinge sulla controfacciata della piccola chiesa una danza macabra. Qui le figure sono più affastellate, più grottesche ancora. Gli scheletri hanno un che di minaccioso, qualcuno imbraccia la falce, tra le figure è rappresentata anche una dama: siamo tutti uguali davanti alla morte, parità dei sessi ante litteram. Lo sfondo rosso enfatizza la grande drammaticità della scena. Come a Cristoglie, la Danza Macabra si inserisce nel ciclo pittorico della chiesa, in cui trovano spazio le storie della Madonna e di Cristo. La chiesa, poi, è divenuta famosa perché sulle sue pareti si trovano iscrizioni in glagolitico, l’antico alfabeto slavo, introdotto dai santi Cirillo e Metodio, e antenato del Cirillico. Un alfabeto diverso che risale alla cristianizzazione dei Balcani e che ebbe una lunga sopravvivenza.

La danza macabra nella chiesa di S. Marija a Beram

Per approfondire la conoscenza di questa chiesa leggi qui: https://generazionediarcheologi.com/2017/11/06/beram-croazia-la-chiesa-di-s-marija-e-il-docufilm-che-me-lha-fatta-scoprire/

La danza macabra è un’iconografia particolare ma piuttosto diffusa in Europa. Tu l’hai mai incontrata? In quale monumento? Ampliamo le nostre conoscenze, confrontiamoci!

Va’ dove ti porta il vento: un itinerario tra Tarifa, Baelo Claudia, Cadice

Non è certo uno degli itinerari più noti dell’Andalusia, ma l’itinerario di cui voglio parlare qui, tra Tarifa, Baelo Claudia e Cadice, è uno dei più intensi che ho percorso in Spagna. L’ho battezzato L’itinerario del vento, e ora ti spiego perché.

tarifa

L’itinerario del vento: l’Africa a tanto così

Si giunge a Tarifa lungo la N-340, strada che dalla città portuale di Algeciras percorre l’ultimo tratto di costa spagnola sul Mediterraneo. Eh sì, Tarifa, infatti, si trova proprio sullo stretto di Gibilterra, sorge nel punto più meridionale e più vicino all’Africa.

L’Africa appare ad un certo punto all’orizzonte, neanche troppo lontana. Lo capisci subito che è lei, e il cuore ti si riempie di gratitudine. Io mi sono commossa al suo apparire, lo giuro. È il Jebel Musa, la montagna più alta della costa marocchina, nonché l’altra sponda delle Colonne d’Ercole. Gratitudine, emozione e profondo rispetto.

Azulejos con la costa africana così come la si vede da Tarifa

Mentre dal porto di Algeciras partono i traghetti per Ceuta, città autonoma spagnola lungo la costa marocchina, da Tarifa partono i traghetti per Tangeri. Dista appena un’ora di navigazione, ma ha il fuso orario indietro di 2 ore rispetto alla Spagna: come cambiano le cose da una parte e dall’altra dello Stretto!

Lo stretto di Gibilterra, con le correnti contrastanti dell’Oceano esuberante che si scontrano con quelle più pacate del Mediterraneo, è un’area di forte vento. Talmente forte che non è infrequente che vi sia divieto di navigazione e che il porto di Tarifa resti chiuso. In compenso però, il vento fa sì che Tarifa e le sue lunghe spiagge siano la patria dei kite surf.

surfisti a Playa de los Lances, Tarifa

Tarifa: dove il Mediterraneo incontra l’Atlantico

Sarà che Tarifa mi ha accolto con il vento più forte che la storia ricordi, ma per me Tarifa è il luogo dove i venti si formano e hanno dimora. Non sono una grande amante del vento, anzi, mi fa venire mal di testa e lo detesto; ma a Tarifa l’ho accettato, ho accettato che mi spostasse letteralmente di peso, che mi accecasse con tutta la sabbia negli occhi, che mi ingarbugliasse tutti i capelli e che mi rendesse totalmente sorda: soltanto il suo fragore e quello delle onde era dato sentire.

Tarifa, piazza del Vento (un nome particolarmente adatto!)

Tarifa deriva il suo nome dal conquistatore arabo Tarif ibn Malik addirittura nell’VIII secolo d.C. Fu riconquistata dai Cristiani alla fine del XIII secolo. Si capisce subito che non si tratta solo di una località di mare, ma di un centro che vanta una lunga storia e un cospicuo patrimonio culturale e monumentale: per accedere al centro storico, e da qui al porto, bisogna varcare la Puerta de Jerez, aperta nelle mura e risalente all’epoca della Reconquista. Da qui in avanti, la strada scende e su di essa si aprono piccole viuzze che poi si diramano in piazzette. Tanti localini, negozietti, il mercato coperto, il cuore storico della cittadina: il punto di arrivo è un luogo incantevole della città vecchia, il Mirador del Estrecho, una terrazza panoramica sulle mura del castello, dalla quale, nuovamente, verrebbe voglia di raggiungere l’Africa a nuoto.

Il castello moresco di Guzman el Bueno è il vero monumento cittadino: costruito nel 960 per volere del califfo di Cordoba, fu poi ribattezzato in onore dell’eroe della Reconquista, Guzman el Bueno, per l’appunto. Tarifa è piccola, per cui vi accorgerete subito che alla base della rocca del castello si trova l’insenatura nella quale è ricavato il porto da cui partono i traghetti quotidiani per Tangeri.

Un po’ più avanti si giunge in dirittura del luogo più importante del Mediterraneo: il punto dove esso finisce e si incontra con l’Oceano Atlantico: una sottile lingua di terra che si allunga fino a raggiungere un’isoletta fortificata: è la Isla de las Palomas. Chiusa, sbarrata da un grande cancello, vi si arriva percorrendo a piedi uno stretto molo schiaffeggiato costantemente dalle onde da una parte e dall’altra e dal vento. Questo molo, come la Isla, fa da spartiacque: da una parte il Mediterraneo, dall’altra l’Atlantico. Sul lato del Mediterraneo c’è il porto, sul lato atlantico iniziano 10 km ininterrotti di spiagge, il paradiso di ogni surfista e di chi pratica kite surf.

Mangiare a Tarifa

Di tutti i posti in cui abbiamo mangiato a Tarifa, noi ne consigliamo uno che sulle guide non trovate, ma che è veramente il top, sia per il rapporto qualità-prezzo, che per il rapporto qualità-quantità: è il Bar Polideportivo, al quale entrando non daresti due lire, ma che ti serve la frittura di pesce migliore e più abbondante di tutti i mari (e qui ne abbiamo due, di mari) e una serie di manicaretti notevoli. L’unica nota negativa è che non è aperto sempre, ma quando lo è regala davvero gioie. A Tarifa abbiamo mangiato in altri ristoranti, ma nessuno ci è rimasto nel cuore come questo.

Spiagge: da Tarifa a Bolonia

Playa Tarifa, Los Lances, Valdevaqueros, Punta Paloma: 10 km di costa e di spiagge più o meno strette, più o meno frequentate dai surfisti. La carretera nacional N-340 scorre alle spalle, attraverso un paesaggio rurale fatto di campi, di pale eoliche, di piccoli villaggi. In corrispondenza di Punta Paloma la carretera si inoltra nell’entroterra, evitando il promontorio boscoso e carico di storia. Poi, una deviazione verso Bolonia ci fa fare per davvero un salto indietro nel tempo. Attraversiamo un paesaggio brullo e agreste, popolato da greggi di pecore e mandrie di vacche che pascolano quasi in cima alla strada. Quando arriviamo a Bolonia, una mucca pascola direttamente nell’aiuola della rotonda nel bel mezzo della strada.

Playa los lances, Tarifa

Baelo Claudia: la città romana sul mare

Sono archeologa e a mio tempo ho scavato in riva al mare. Quindi visitare Baelo Claudia, oggi Bolonia, è qualcosa di incredibile e di familiare allo stesso tempo. Come esistono oggi le città sul mare, così esistevano nell’antichità, ed erano belle, monumentali, avevano il porto, scambi commerciali con altre città di mare. Qui siamo oltre le Colonne d’Ercole. Baelo Claudia è la prima città romana che sorge sulla costa atlantica.

Baelo Claudia: città romana vista mare sulla spiaggia di Bolonia

La pesca dei tonni: un’attività millenaria

Baelo Claudia, città romana vista mare

La prima cosa che mi ha colpito nel visitare il museo introduttivo all’area archeologica di Baelo Claudia è stata l’immagine di un’archeologa che “scava” la lisca di un tonno. Un episodio di archeologia che a molti potrebbe far sorridere, ma che invece è importante se pensiamo che la pesca dei tonni in quest’area dell’Atlantico è praticata ancora oggi e che uno dei prodotti di punta del mercato dell’impero romano era il garum, una salsa di pesce di cui i Romani andavano molto ghiotti (il suo corrispettivo oggi potrebbe essere la colatura di alici).

Baelo Claudia era una città portuale sull’Atlantico, la prima oltre le Colonne d’Ercole, fondata dall’Imperatore Claudio (lo stesso che volle il grande porto di Roma, Portus, oggi a Fiumicino). L’area archeologica oggi sorge fronte mare, i resti più avanzati sono praticamente in spiaggia, ma il centro monumentale, con il foro, il macellum (cioè il mercato), il decumano e poi il capitolium (cioè il tempio più importante della città, dedicato a Giove, Giunone e Minerva), le terme e il teatro, sono lievemente arretrati rispetto alla linea di costa. Tuttavia, vedere le colonne che si stagliano contro il blu del mare ha sempre il suo fascino.

Cadice, la città bianca

La carretera N-340 prosegue la sua corsa nell’interno sino a Cadice. Il territorio che attraversa è campestre, agricolo, pastorale: tra le selve di pale eoliche si trovano i campi di girasole, i pascoli delle pecore, i prati per i cavalli, gli oliveti.

Il paesaggio tra Tarifa e Cadice: pascoli, campi di girasole, eserciti di pale eoliche: un territorio rurale ordinato e bucolico

Infine si arriva in città, a Cadice. Ma per arrivarvi occorre attraversare la stretta e lunga linea di terra, artificiale, che oltrepassa la laguna per congiungersi al centro storico.

Cadice sarebbe di fatto un’isola. Chiusa da mura bianche, al suo interno si aprono tante stradine, viuzze, in una dedalo che porta in due direzioni: verso il porto, il mare, e la monumentale piazza in cui sorge il palazzo comunale; verso l’interno, ovvero l’esterno, o insomma verso il triangolo costituito da Cattedrale, mercato coperto e piazza prospiciente. Qui si concentra la maggior parte delle persone e delle attività.

Cadice: risalta la cupola d’oro della cattedrale, nella luce bianca del primo pomeriggio

Cadice fu fondata dai Fenici addirittura nell’XI secolo a.C.! Ebbe da sempre un ruolo importante nei commerci tra il Mediterraneo e l’Atlantico. Era il punto più lontano dell’Europa, e da qui iniziava l’Itinerarium Gaditanum, un’antica via che da Gades, Cadice in latino, giungeva a Roma toccando le principali città della Spagna, della Gallia e dell’Italia. Divenne municipio romano nel 45 a.C. con Giulio Cesare e fu una città di una certa importanza, organizzata com’era su un’isola.

Gamberoni in posa per una foto di gruppo al mercato del pesce di Cadice

Per me Cadice è la città bianca, la città caldissima dove tutto riverbera, la città delle spiagge lungo l’istmo e lungo il perimetro dell’isola, la città in cui berresti sangria e birrette tutto il tempo per rinfrescarti. La città il cui mercato del pesce ti propone il pesce più fresco, più grande, più abbondante che tu possa immaginare.

A proposito di mercato del pesce: davvero è grande e con una grandissima varietà di pesce. Lo puoi comprare e cucinare in appartamento, oppure puoi andare in uno dei ristoranti che affacciano sulla piazza e pranzare lì.

A proposito di spiaggia: lungo l’istmo si trova la lunga spiaggia libera di Cadice. Se non hai mai fatto il bagno nell’Oceano questo è il momento giusto.

Malta: 10 cose da sapere prima di partire

Quest’anno, 2018, La Valletta è Capitale Europea della Cultura. Un’investitura che rende giustizia all’importante ruolo di Malta come crocevia del Mediterraneo nel corso di almeno 6 millenni.

malta 10 cose da sapere

In questo post vi racconto 10 cose da sapere su Malta, sulla sua cultura e società, ma anche sulla vita quotidiana e pratica, con la speranza di convincervi a visitare quest’arcipelago proprio quest’anno.

1) L’arcipelago maltese

Malta

Malta dall’aereo

La prima cosa da sapere è proprio questa: quando parliamo di Malta non ci riferiamo mai ad un’isola, ma ad un arcipelago, di cui Malta è certo l’isola principale, ma non la sola: Gozo, l’altra grande isola, che sta immediatamente a Nord, è anch’essa ricca di storia e di paradisi naturalistici: è considerata l’isola della ninfa Calipso, ovvero l’isola in cui, secondo l’Odissea di Omero, Ulisse avrebbe passato ben sette anni prima di decidere di rientrare a Itaca. La terza isola è Comino. Piccina, si trova esattamente tra le due più grandi, ed è nota perché ospita la spiaggia in assoluto più bella dell’arcipelago: la Blue Lagoon, un paradiso naturalistico, acque trasparenti e la possibilità di fare immersioni e snorkeling.

2) Guidare a Malta (e Gozo)

In quanto ex protettorato inglese, Malta ha ereditato dalla Gran Bretagna anche la guida. Se sulle prime la cosa genera qualche difficoltà a noi che non siamo abituati, in realtà dopo un po’ ci si prende la mano. Bisogna solo stare molto attenti a due cose: all’immissione nelle rotonde (a Malta sono tantissime) e a prendere bene le misure a bordo-strada: non essendo abituati, si rischia di calcolare male gli spazi di manovra. Comunque, tranquilli, non è difficile e vi basterà semplicemente guardare come si comportano gli altri automobilisti alla guida.

[leggi anche: Usare la macchina a Malta]

Il modo migliore per visitare Malta (e Gozo), del resto, è proprio in macchina. Per questo consiglio di noleggiare un’auto che ritirerete al vostro arrivo in aeroporto e che riconsegnerete al momento della partenza. In questo modo sarete liberi di poter spendere tutto il tempo che volete in una città o un’altra, in una spiaggia o un’altra, in un sito archeologico o un altro. E sarete liberi di costruire i vostri itinerari in totale libertà, svincolati da orari di autobus e da itinerari predefiniti.

3) Archeologia a Malta

Tarxien

Il tempio di Tarxien

Visto che parliamo di cultura, è bene conoscere l’aspetto più peculiare della cultura maltese: i templi megalitici. 6000 anni fa circa, prima che gli Egizi costruissero le piramidi, in questo minuscolo arcipelago nel mezzo del Mediterraneo i maltesi dell’età del Rame realizzavano strutture megalitiche, monumentali, costituite da immensi blocchi di pietra, che adibivano a tempio. I templi maltesi non trovano confronti in nessun’altra regione del Mediterraneo. Hanno una pianta a trifoglio, ovvero con tre camere circolari che si aprono a destra, a sinistra e in fondo a un corridoio. Non esistono nel Mediterraneo, né altrove, altri edifici con una pianta simile per quel periodo. L’isolamento maltese fu alla base di questa loro peculiare architettura. Si pensa che questi templi fossero dedicati alla dea madre, ma non è sicuro. Quel che è certo è che l’arcipelago è disseminato di templi.

Tarxien, nel centro di Malta, è il complesso templare più grande dell’arcipelago, ma lungo la costa dell’isola si trovano numerosi complessi.  Tra i più noti quello di Mnajdra e Hagar Kim, sulla scogliera, in alto sulla falesia a controllo del mare. A Gozo, i due templi di Gigantija ricordano fin nel nome l’imponenza delle architetture.

Un monumento totalmente diverso, ma unico nel suo genere è l’ipogeo di Hal Saflieni: un luogo costruito nelle profondità della terra, poco distante da Tarxien, e che doveva essere deputato al culto dei morti e della grande madre. Un luogo davvero impressionante.

[Per approfondire leggi: I templi maltesi]

4) L’occhio dei luzzu

La barchetta tradizionale maltese, il luzzu, è coloratissima e con due occhi portafortuna

I Luzzu sono le variopinte barchette tradizionali dei pescatori. Blu, rosse e gialle, hanno sulla prua, da un lato e dall’altro gli occhi, che guardano il mare e proteggono il pescatore dai pericoli. Quest’usanza è piuttosto antica, addirittura si fa risalire ai tempi dei fenici e dei greci: gli occhi, come ulteriore protezione e salvaguardia oltre all’occhio dei naviganti, salvavano dai pericoli della navigazione. L’usanza è rimasta intatta per millenni e ancora oggi i luzzu sono le barchette tradizionali dei pescatori.

Il luzzu è uno dei simboli di Malta, forse addirittura il simbolo più rappresentativo: era rappresentato, per esempio, sulle lire maltesi, prima dell’avvento dell’euro. L’euro è stato adottato a Malta nel 2008, 10 anni fa.

In tutti i porti e porticcioli di Malta si incontrano i Luzzu. Ma nel borgo di pescatori di Marsaxlokk essi sono i veri protagonisti. Marsaxlokk è un tranquillo borgo adagiato sul mare: sul lungomare affaccia la bella chiesa dalle forme barocche, e in uno dei suoi ristorantini si può gustare un buon pranzo a base di pesce appena pescato.

5) Caravaggio e i Cavalieri di Malta

In una passeggiata nella Capitale di Malta, non si può non entrare in Cattedrale. La cattedrale de La Valletta è il cuore dell’Ordine dei Cavalieri di Malta, un ordine cavalleresco nato con finalità di ospitalità nell’XI secolo a Gerusalemme, durante la Prima Crociata. Dedito a San Giovanni, dopo alterne vicende quest’ordine scelse Malta come propria sede e qui, nella Cattedrale dedicata al loro santo protettore, chiamarono un artista del calibro di Caravaggio perché realizzasse due opere degne di lui. E Michelangelo Merisi, detto Caravaggio, non deluse le aspettative: la Decollazione del Battista è un’opera intensissima, piena di drammaticità; rappresenta il momento in cui Giovanni Battista viene ucciso, in una cella, tenuto a terra dal suo boia, che potrà così portare la testa a Salomè, che l’ha chiesta ad Erode per soddisfare un suo capriccio.

caravaggio malta

Caravaggio, Decollazione del Battista, Cocattedrale di San Giovanni, La Valletta, Malta (credits: arte.it)

L’altro dipinto, molto meno drammatico, è San Girolamo scrivente: nella penombra un vecchissimo Girolamo, mezzo nudo, con la pelle del petto cascante come quella dei vecchi, scrive, mentre sul tavolo un teschio mezzo rovesciato è un richiamo all’antica iconografia del santo; osservandolo bene, si osserva il volto abbronzato, mentre il resto del corpo è pallido.

6) Gozo da scoprire

Rabat Gozo

Le mura della cittadella di Rabat e la sua cattedrale

La seconda isola dell’arcipelago maltese non ha niente da invidiare alla sorella maggiore. Anche qui si trovano i grandi templi megalitici (Gigantija), anche qui si trova una città con un glorioso passato, Rabat, nel cui nome si respira la più remota dominazione araba. La cittadina, che sorge nell’interno, domina su una vista panoramica eccezionale: difficile non accorgersi di nemici in arrivo da qui.

Gozo è nota anche per le sue meraviglie naturalistiche, tra spiaggia e formazioni rocciose naturali. Una di esse nel nord dell’isola,a Dweira, the Azure Window, è crollato recentemente: era un arco scavato incessantemente dalle onde, in questo punto molto alte, del mare. Un bel momento, onda dopo onda, l’arco ha ceduto, per fortuna senza danni a persone. Rimane il dispiacere per un capolavoro della natura che è andato distrutto, ma d’altronde in natura nulla è fisso e immutabile e, per quanto al momento del crollo vi siano state grandi polemiche ambientaliste, non credo sia da imputare all’incuria dell’uomo il crollo, quanto piuttosto ai fenomeni erosivi di lungo periodo comportati dal mare.

7) Bere a Malta: birra e Kinnie

A Malta è piuttosto radicata la produzione di birre. Ad agosto ogni anno il centro dell’isola si trasforma in una grandiosa festa/sagra dove la birra è protagonista. La Cisk è l’azienda principale di produzione, mentre la Lacto è per intenditori. In quei giorni la birra scorre a fiumi e pare che tutta l’isola si riversi tra gli stand di birra e di cibo.

Se non amate la birra o siete astemi, la Kinnie è ciò che fa per voi: è una sorta di chinotto, dolce e frizzante che io, personalmente amo alla follia! Tant’è che mia sorella, in crociera nel Mediterraneo, quando ha fatto scalo a Malta, mi ha portato in dono una bottiglia!

8) Che si mangia a Malta?

Posto buffo, Malta: è un’isola, eppure il piatto tipico è il coniglio.

No, non è vero, non c’è solo questo. La cucina maltese ha varie influenze, dalla Sicilia, la terra che le è più vicina, al Regno Unito, la nazione che l’ha occupata per lungo tempo. In più ha ingredienti suoi specifici, per cui si distingue per alcuni particolari piatti, sia di terra che di mare. Il coniglio di cui sopra è uno dei piatti più tradizionali: col nome di fenek stuffat, è cucinato in umido. Tra i piatti di terra abbiamo poi i bragioli, che sono involtini di carne cotti nel vino rosso, e i pastizzi, triangoli di pasta sfoglia ripiena di ricotta e piselli. Non manca comunque la quota mare, ed ecco subito una zuppa di pesce, Aljotta, giungere in nostro soccorso: l’onore marinaresco dei pescatori di Marsaxlokk è salvo.

Marsaxlokk

I luzzu in rada a Marsaxlokk

9) Imparare l’inglese

Malta è una delle mete preferite dai giovani per vacanze studio per imparare l’inglese. Il motivo non è difficile da capire: impari l’inglese la mattina a lezione, il pomeriggio vai in spiaggia e la sera ti butti in discoteca a Paceville/St.Julian’s e Sliema dove di notte non si riesce a camminare dalla gente che c’è. Tantissime vacanze studio e tantissimi corsi di lingua vengono organizzati anno dopo anno e attirano giovani e giovanissimi.

Blue Lagoon, Comino

Comino, la Laguna Blu

10) Malta capitale europea della cultura 2018

Un ricco calendario di eventi è in programma quest’anno per far conoscere non solo la capitale La Valletta, ma tutta Malta  e tutto l’arcipelago. Il Cultural Programme è molto vasto e particolareggiato. Il consiglio? Andare a Malta, consultare il programma e lasciarsi ispirare dall’offerta culturale di questo splendido arcipelago, buttato là nel mezzo del Mediterraneo, apparentemente lontano da tutto e da tutti, e invece strategico, vicinissimo, importante.

Esplorare la Slovenia: i dintorni di Capodistria e Izola

Nell’ultimo post dedicato alla Slovenia siamo rimasti sulla costa, abbiamo visitato le cittadine di Capodistria/Koper, Izola e Pirano. Questa volta, invece, ci spingiamo nell’interno, alla scoperta dell’entroterra e di ciò che può offrire.

Abbiamo soggiornato per 10 giorni a Izola. In questi 10 giorni oltre a vivere la cittadina, passeggiare al porto, strafogarsi di Isolanka (il dolciumone tipico, pura goduria di panna e pan di spagna), abbiamo deciso di esplorare i dintorni, ciò che rimane subito dietro la costa. Ciò che abbiamo visto è stato molto interessante.

All’Ufficio turistico di Koper abbiamo preso informazioni: un bell’opuscolo molto dettagliato dava davvero l’imbarazzo della scelta su cosa decidere di visitare. Abbiamo distinto le nostre peregrinazioni in tre itinerari differenti.

Itinerario 1: la chiesa fortificata di Cristoglie

Nell’entroterra di Koper, raggiungibile anche via autostrada, si trova Cristoglie/Hrastovlje. Il paesino in sé non è particolarmente attraente, anche se ospita una collezione d’arte importante, ma il vero motivo per cui da più parti vengono qui è la bella chiesa della SS. Trinità. Si trova isolata, su una collinetta a se stante. Una piccola fortezza, alte mura in pietra, all’interno della quale si trova una chiesina minuscola, ma che vale davvero il viaggio.

Cristoglie

L’interno interamente affrescato della chiesa fortificata di Cristoglie

Nel Quattrocento questa chiesina fu infatti totalmente affrescata al suo interno: dall’abside alle navate laterali, tutto è dipinto con storie della Bibbia, del Vangelo e con una bella rappresentazione della danza macabra, la processione delle anime che sono tutte uguali davanti alla morte.

cristoglie danza macabra

La danza macabra affrescata sulla parete della navata della chiesa di Cristoglie/Hrastovlje

Tutti gli affreschi della chiesa costituiscono una Bibbia parlante, in modo che la popolazione potesse capire, conoscere, imparare le Sacre Scritture e gli insegnamenti religiosi e morali annessi.

Per visitare la chiesa di Cristoglie bisogna telefonare all’addetto. In 10 minuti il guardiano arriva, per 3 € fa entrare e un’audioguida in lingua racconta navata per navata tutti gli affreschi. A me personalmente queste rappresentazioni piacciono molto. Le pitture di Cristoglie mi hanno ricordato un’altra chiesina istriana, S.Marija a Beram, nell’interno dell’Istria croata, che ho visitato durante il mio tour dell’Istria. Ma se non fosse stato per questo post del blog Viaggiare con gli Occhiali non ne avrei mai saputo nulla e probabilmente non l’avrei neanche mai notata!

Cristoglie

La chiesa fortezza di Cristoglie

Se qualcuno pensa che i travelblog non siano utili, sbaglia davvero: i consigli migliori sono quelli dei blogger che raccontano le loro esperienze personali!

Itinerario 2: S. Marije e le colline dietro Capodistria e Izola

Abbandonando Izola per inoltrarsi nell’entroterra, la via di mezzacosta che conduce verso Šared offre alcuni splendidi punti panoramici sulla costa e sul porticciolo di Izola. Inoltrandosi ancora nell’interno si raggiunge Corte d’Isola, un borgo immerso nei vigneti. Da qui si possono prendere tre strade. Una ridiscende verso il mare, e arriva a Portorose, alle saline di Sicciole oppure prosegue verso Strugnano; una va verso il confine con la Croazia; un’altra ancora piega verso l’interno e la vallata di Capodistria e giunge a S.Marije/Monte di Capodistria.

panorama Izola

Una delle belle viste panoramiche su Izola che si incontrano inoltrandosi nell’entroterra

Abbiamo preso questa deviazione e S.Marije ci accoglie all’ora di pranzo con un bel ristorantino, Gostilna Trije Lovci sulla rotonda del paese dove, tra mari e monti, si può assaggiare la cucina di confine. Sì, perché il Friuli è davvero vicino, così come il mare e la montagna. Così non mi stupisco di mangiare i totani ripieni di prosciutto e formaggio!

Pomjan

Il borgo di Pomjan/Paugnano nell’entroterra di Capodistria

Il borgo di S. Marije si trova un po’ più avanti sulla strada, e gravita intorno alla chiesa di S.Marije cui fu annesso un convento. Oggi rimane la chiesa, il cui primo impianto è di epoca romanica, poi ristrutturata nel 1222 e ricostruita nel 1730. Il borgo di S.Marije si pone sulla cresta di una dolce collina coltivata a vitigni, così come ovunque all’intorno: la tenuta Santomas, per esempio, domina il panorama, ben visibile dalla strada. Il nome italiano, Monte di Capodistria, è dovuto al fatto che nei tempi più antichi il villaggio era noto come Sancta Maria in Monte ed era un insediamento fortificato che nel 1559 fu ulteriormente difeso dalle incursioni dei turchi.

s.marije

La chiesa di Santa Maria a S. Marije – Monte di Capodistria

Costabona

La pieve di Sant’Andrea a Costabona

Da S. Marije si prosegue verso il borgo di Pomjan/Paugnano oppure verso Costabona. Pomjan risalirebbe ad origini romane, e infatti sorge lungo il tracciato dell’antica via Flavia, via consolare di età imperiale, che collegava Trieste a Pola.

A Costabona la chiesa di Sant’Andrea, del XV secolo, è un bellissimo angolo di pace dalla cui spianata si domina il panorama sulla vallata circostante. Non è l’unica chiesa di Costabona: la pieve dei SS. Cosma e Damiano e quella del diacono Elia raccontano di un culto cristiano ben radicato nella zona. Costabona del resto pare essere un insediamento piuttosto antico. Sembra che sotto la chiesa dei SS: Cosma e Damiano, santi protettori della salute, sorgesse anticamente un tempio dedicato alla Bona dea, anch’essa divinità della salute. Se così fosse vi sarebbe una continuità di culto davvero interessante. L’insediamento è in effetti antico, anzi tardoantico: noto con il nome di Castrum Bonae o di Costa Bona, era proprietà del Patriarca di Aquileia. Si intrecciano storie di diocesi, di tardo impero e di avvento della cristianità in questo piccolissimo borgo dall’architettura in pietra davvero molto particolare.

Itinerario 3: le saline di Strugnano

Torniamo lungo la costa. Tra Izola e Pirano si incontrano nell’ordine un promontorio e una laguna. Il promontorio, impervio e scosceso, è attraversato da rari sentieri; la laguna è affiancata dalle saline. Siamo nel Parco Naturalistico di Strugnano, che ha due accessi: uno, via mare, a piedi, da chi ne arriva dal porto di Izola; l’altro dalla laguna di Strugnano. Questa laguna, Stijuza, che vuol dire Chiusa, è paradiso naturalistico per alcune specie di uccelli palustri, tra cui la garzetta. Una breve passeggiata sulla spiaggia e si arriva al piccolo porticciolo dei pescherecci, all’imbocco delle saline di Strugnano. Non sono particolarmente spettacolari, ma vi è la possibilità di percorrerne un tratto; inoltre un centro di documentazione consente di comprendere chi, come, quando, ha reso possibile la formazione e il mantenimento delle saline. Accanto, sotto il ponticino, un pescatore sta risistemando le reti. Un mestiere e un paesaggio antichi.

Strugnano

Le saline di Strugnano

L’ambiente della laguna e delle saline tra l’altro è abbastanza diffuso da queste parti: oltre a questa di Strugnano bisogna ricordare le grandi saline di Sicciole, alle spalle della patinata Portorose, e le saline di Val Stagnon, alle spalle di Capodistria. Il quartiere industriale di Capodistria, tra l’altro, sorge proprio su terre bonificate alle paludi che facevano da contorno alle saline. Oggi Val Stagnon accoglie molte specie di uccelli palustri, e qualche volta appare anche il fenicottero rosa.

Questi sono stati i nostri vagabondaggi nei dintorni di Capodistria e Izola. E voi? Conoscete qualche altro luogo assolutamente meritevole di una visita nell’entroterra della costa slovena? Suggeritelo nei commenti!