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Gozo: è crollato l’Azure Window

La notizia è di quelle che lasciano sgomenti: un grande monumento naturale, un arco nella roccia scavato e plasmato dal mare che si allunga nel Mediterraneo sempre agitato è crollato, sotto il peso dei millenni e sotto i colpi incessanti delle onde, pochi giorni fa. Era l’Azure Window, una delle meraviglie della natura tra le più spettacolari d’Europa.

Azure Window

Azure Window

La notizia ha fatto giustamente il giro del mondo: per Malta non era semplicemente una roccia, ma un vero simbolo sia identitario dell’arcipelago, che di richiamo per le migliaia di turisti che ogni anno andavano a vederlo. Fino a pochi giorni fa.

L’Azure Window, lo dice il nome, era un ampio arco nella roccia plasmato dal lavoro millenario, incessante, delle onde di quest’angolo di Mediterraneo. Una vera finestra sul cielo e sul mare. Davanti a noi il mare aperto, qui una scogliera frastagliata che accoglie anche un altro monumento naturale, un grande faraglione noto come Fungus Rock. Il lavorio delle onde che qui si vengono a infrangere in continuo da migliaia di anni prima ha creato l’arco, e poi ne ha decretato la fine. La Natura dà, la Natura toglie.

Azure Window prima e dopo. Credits: TheGuardian

Sono state lamentate carenze da parte dello Stato maltese, che non avrebbe messo in sicurezza adeguatamente la roccia. Ma come si fa a contrastare una forza così grande? Ricordiamoci che sono le onde del mare che plasmano le nostre coste giorno dopo giorno, senza che noi ce ne accorgiamo. Poi un giorno, l’invisibile lavoro di secoli improvvisamente si fa notare con fragore: il fragore della roccia che crolla su se stessa e in acqua, per l’appunto. Lo stesso effetto di una frana per una montagna, se vogliamo. In questo caso però, a franare è stato un simbolo, tra i più amati dell’arcipelago di Malta.

Una spettacolare immagine dell’Azure Window. Credits: Meteoweb.eu

Curioso parlare al passato di una cosa che era e che non è più. Una notizia di attualità si inserisce nel mondo dei viaggi con una forza dirompente. Non posso far altro che andare indietro a cercare tra i miei post su Malta e correggerli. Perché i testi dei post restano qui, in archivio, indicizzati su google, e dio non voglia che qualcuno capiti su un post del 2012 senza accorgersi della data e pensi di poter andare là a cercarlo.

Mi piacerebbe sapere dagli altri blogger cui si pone questo problema come pensano di risolverlo: eliminando proprio Azure Window dai post? Oppure lasciandolo ma sottolineando che è crollato successivamente alla data della pubblicazione? Io penso che farò così. Mi dispiacerebbe cancellare dalla memoria un monumento naturale che, finché c’è stato, è stato una delle mete imperdibili per chi visita Malta e Gozo. Mi piacerebbe anche e soprattutto cancellarlo dalla memoria del mio viaggio a Malta, 9 anni fa: a Malta non c’era ancora l’Euro e c’era, bellissima, Azure Window.

 

 

Buon Natale da Viaggimarilore!

Quest’anno Viaggimarilore vi ha fatto e vi fa degli auguri un po’ particolari. Chi ci segue su twitter e su instagram in particolare lo sa: dal 9 dicembre fino ad oggi abbiamo pubblicato per ogni giorno una diversa cartolina di Natale, quasi un calendario dell’Avvento con le principali mete dei nostri viaggi inserite in una cornice natalizia sempre nuova. Sperando che il pensiero vi sia piaciuto, pubblichiamo qui di seguito questo nostro personalissimo calendario dell’Avvento, oggi che è Natale e che tutte le caselline sono state aperte e svelate…

calendario avvento viaggimarilore

Ancora Buon Natale da Viaggimarilore!

Incontri ravvicinati in Perù

Gli alpaca sono forse gli animali più buffi del Perù, e anche quelli che si possono incontrare più comunemente, sia perché, opportunamente agghindati, sono lasciati alla mercé del turista che li può fotografare nei vari mercatini che si incontrano nei tour lungo le Ande e la Valle Sacra, sia perché, soprattutto, sono allevati per la lana. La lana di alpaca è pregiata, e costituisce il prodotto artigianale più conosciuto del Perù (e il pueblo di Chinchero, nel Valle Sagrado, è il centro più importante per la produzione artigianale di tessuti). Purtroppo però, come sempre in questi casi, dove c’è una produzione di pregio, vi sono anche le mistificazioni, per cui è dura per il turista, se non è opportunamente guidato, acquistare vera lana di alpaca che, soprattutto sui mercatini per turisti, è davvero difficile trovare. I tessuti in lana di alpaca sono più pesanti rispetto a prodotti analoghi in fibra sintetica, e al tatto sembrano quasi umidi. Queste le due regole d’oro per distinguere un tessuto in alpaca da uno in lana di pecora o  in fibra sintetica. L’altro aspetto da non sottovalutare è, poi, il prezzo. La lavorazione artigianale dei tessuti è tutelata, in Perù, dall’UNESCO come bene immateriale di interesse universale. E’ un peccato, perciò, che si vada perdendo una tradizione consolidata e unica in favore dell’utilizzo di fibre sintetiche, meno costose ma assolutamente non artigianali.

alpaca

Alpaca a Sillustani

Gli alpaca, come i loro cugini lama, e i cugini selvatici vigogne, sono camelidi addomesticati ormai da migliaia di anni. Sono talmente docili, bianchi e lanosi, da poter essere considerati delle pecore dal collo lungo, anche se in comune con le pecore hanno solo la lana e la dieta: anch’essi mangiano erba, l’erba gialla delle Ande, e sopportano le altitudini elevate dei pianori andini, consentendo alle comunità locali di vivere di pastorizia. Oltre alla lana, gli alpaca sono macellati e la loro carne compare sui menù dei ristoranti accanto al maiale e all’agnello; è piuttosto comune.

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Alpaca a Sillustani

Per quanti alpaca si possano incontrare in giro per il Perù, nulla sarà mai d’impatto come trovarsi a camminare in mezzo ad un gregge: è quello che è successo a noi a Sillustani, poco distante da Puno, mentre dal pueblo salivamo lungo il pendio che porta al sito archeologico delle Chullpas.

sillustani

La piccola chiesetta del pueblo di Sillustani, alle pendici dell’omonimo sito archeologico

Qui, lungo il sentiero, ci è proprio venuto incontro un gregge di alpaca guidato da una ragazzina che ha naturalmente chiesto un sol per poter fare le foto: dubito che il gregge passasse di lì per caso, a questo punto, ma tant’è, per un sol si può fare…

Gli alpaca da vicino sono tenerissimi: non sono alti, davvero sembrano delle pecore col collo lungo; il muso è paffuto, gli occhietti danno loro un’espressione tra il tenero e il buffo; sono molto docili, la loro docilità si riflette nello sguardo. Brucano l’erba, camminano fianco a fianco, zompettano qua e là lungo il pendio.

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l’incontro con gli alpaca a Sillustani

Quello di Sillustani è stato per noi il primo incontro in assoluto, e l’unico così da vicino, con un gregge di alpaca. Sentirseli e vederseli passare accanto, poterli quasi accarezzare per sentire la morbidezza del loro vello è stata un’esperienza decisamente bucolica, di quelle che rimangono nel cuore.

Cartolina da Arequipa by night

Siamo arrivati ad Arequipa stasera. Già vedendola dall’aereo ci siamo innamorati: ormai nella penombra del crepuscolo, la città, che si stende alle pendici del vulcano El Misti, appare come una lingua arancione per le luci dei lampioni notturni già accesi, mentre ancora si stagliava bene la silhouette del vulcano con la cima innevata. Da favola.
Abbiamo fatto una passeggiata in centro prima di andare a cena, sbucando in Plaza de Armas, la piazza principale della città.

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A cena abbiamo provato la carne di alpaca. Inutile dire che abbiamo mangiato benissimo, tantissimo e spendendo pochissimo!
Alla prossima puntata, finché il wifi ce lo consente!

Cronaca di un week-end improvvisato ma riuscito… nel tufo!

Di solito lavoro tutti i sabati e alcune domeniche al mese. Così, l’improvvisa scoperta di un week-end libero del tutto casualmente piovuto dal cielo è stata l’occasione per sbizzarrirsi alla ricerca di un’avventura da organizzare per il fine settimana. L’evoluzione è stata la seguente: mercoledì sera realizziamo l’improvvisa possibilità di poter fuggire nel week-end e vagliamo tra le varie idee quella più fattibile; giovedì, scelta la meta, Lorenzo studia l’itinerario, mentre io prenoto l’hotel; venerdì continua lo studio dell’itinerario, si prepara il bagaglio e si mette in carica la fotocamera; sabato mattina, alle 7, si monta in macchina e si parte.

Abbiamo deciso di buttarci su un territorio per me completamente nuovo, e a mio parere fuori dai consueti percorsi turistici. Questo se da un lato è stato positivo perché non abbiamo trovato le orde di turisti che nei siti e nelle città d’arte fanno passare la voglia di viaggiare, dall’altro ci ha fatto riflettere su quante meraviglie sconosciute ai più il nostro territorio può offrire, a fronte di un’offerta turistica di massa che in proporzione è davvero limitata.

lago di bolsena

Il Lago di Bolsena visto da Montefiascone

Ma non ho ancora detto qual è la meta: è la Tuscia, il territorio dell’alto Lazio che gravita su Viterbo. Siamo in un territorio che anticamente era occupato dagli Etruschi ma che ha ricevuto la maggiore impronta dal suo fare parte dello Stato della Chiesa dal Medioevo fino all’unità d’Italia. E noi in quest’occasione ci concentriamo proprio su quest’aspetto: la presenza dei Papi che con le loro committenze architettoniche riuscirono a caratterizzare il territorio in un modo unico. Siamo in un territorio, poi, geologicamente e paesaggisticamente molto particolare: gli altipiani tufacei sono stati da sempre, fin da epoca etrusca, la sede preferita per gli insediamenti umani, perché garantivano il controllo sul territorio e la possibilità di difesa da eventuali nemici. Nel Medioevo questa scelta si è rivelata fondamentale e l’alto Lazio così si ritrova pieno di tanti borghi e paesi aggrappati alle formazioni tufacee, tanto che sembrano scaturire dalla roccia, e non essere costruiti al di sopra.

civita di bagnoregio

Civita di Bagnoregio, un borgo costruito sul tufo

Direi proprio che è il tufo il leit motif del nostro week-end, che si è concluso poi domenica, sotto una pioggia incessante, a Sorano e Pitigliano, borghi nel tufo nella bassa Toscana, in un’area geologicamente (e geograficamente) molto affine all’alto Lazio. In mezzo abbiamo infilato il pernottamento sul Lago di Bolsena, in una notte illuminata da una luna più grande del solito.

Ecco dunque il resoconto del nostro week-end:

sabato mattina: Caprarola e Viterbo

sabato pomeriggio: la Tuscia e il Lago di Bolsena

domenica: le città del tufo nella bassa Toscana

Peter Carey, Manga fast food & samurai

Un Giappone tutto sbagliato, recita il sottotitolo del libro. Resta da capire a cosa si riferisca questo tutto sbagliato, se al viaggio in Giappone dell’autore e del suo figliolo adolescente, oppure se al fatto che noi lettori, quando acquistiamo questo simpatico volumetto con un manga in copertina, ci aspettiamo di leggere tutt’altro. Scordatevi perciò le cerimonie del té, i Giardini di ciliegi, i bonsai e le tipiche case della tradizione giapponese. Scordatevi la gloriosa storia dell’Impero nipponico e la filosofia che sta dietro alla calligrafia giapponese. Scordatevi la religione e le Geishe. Scordatevi anche le metropolitane e la frenesia di Tokyo perché se c’è, è a mala pena accennata. Cosa c’è di giapponese allora, vi chiederete voi: momento centrale del racconto è l’incontro di padre e figlio con un disegnatore di manga, vero artista guardato con ammirazione da tutti. C’è qualche accenno alle katane, le spade dei samurai, e una serata a teatro a vedere un’opera, durante la quale i due protagonisti si addormentano (è successo anche a me, tra l’altro, l’unica volta che ho visto un’opera giapponese, a Higan…). Il problema è che si addormenterebbe anche il lettore, se non fosse che il libretto per fortuna è breve e quindi si legge tutto sommato in fretta.

manga fastfood e samurai

Dunque, un Giappone tutto sbagliato. O un modo tutto sbagliato di parlare del Giappone? Il dubbio effettivamente c’è…