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Mercati coperti della Spagna del Sud: la vita vera è qui

Nel nostro viaggio in Spagna dell’estate 2016 non abbiamo lasciato nessuna città senza prima essere entrati, aver visitato e possibilmente aver mangiato nel suo mercato coperto.

bouqueria

Il banco delle caramelle e della frutta candita, Mercat de la Bouqueria

I mercati coperti sono posti affascinanti. In realtà li abbiamo anche in Italia: passo davanti al Mercato Centrale di Firenze quasi tutti i giorni, per dire; del mercato coperto, del pesce, di Imperia, mia città natale, non ne parliamo neanche: ci sono entrata per la prima voltà l’estate scorsa, sono da prendere a schiaffi.

Nei mercati all’estero invece entro più che volentieri. E sarà che il primo mercato in cui per forza di cose siamo entrati, per via del nostro itinerario, è stato il Mercat de la Bouqueria di Barcellona, l’entusiasmo è stato tale che da lì in poi siamo entrati e abbiamo vissuto tutti i mercati delle varie città che abbiamo attraversato.

Ecco allora, città per città, i mercati della Spagna del Sud che abbiamo esplorato.

  • mercat bouqueriaBarcellona

Colori, più che profumi e odori: il Mercat de la Bouqueria colpisce per i banconi zeppi di frutta, verdura varia e variopinta; per i peperoncini che pendono qua e là; per i formaggi e i salumi; per i pesci e i fritti. Ormai è diventato il punto di riferimento per lo streetfood e di conseguenza è diventato molto turistico rispetto anche solo a una decina di anni fa. Tuttavia non perde il suo fascino, complice l’architettura modernista nella quale è realizzato e la decorazione in ferro battuto sull’ingresso, anch’essa modernista. La struttura è comune ad altri mercati coperti spagnoli: il cuore del mercato è sotto una struttura in ferro che ospita la maggior parte dei banchi, organizzati in corridoi più o meno regolari; questo complesso si trova all’interno di una piazza porticata che è parte integrante del mercato e che ospita principalmente ristoranti. Il Mercat de la Bouqueria è centralissimo, lungo la Rambla.

Altro mercato di Barcellona è il Mercat di Sant’Antoni: una bellissima e grande struttura modernista, più defilata rispetto al centro, ma ugualmente molto apprezzato dai barcelloneti: è anzi un mercato meno turistico e ancora autentico, dedicato principalmente agli abitanti del quartiere. Nell’estate 2016 era in ristrutturazione, pertanto ahimè chiuso. Nelle vie limitrofe, però, era attivo un sostituto del mercato,costituito da due stand coperti, uno dedicato all’abbigliamento e uno al cibo. Abbiamo pranzato a base di pesce in un ristorante/tapas-bar proprio all’interno di questo mercato: un’esperienza molto valida!

  • pesce in vendita al mercato di Tarragona

    pesce in vendita al mercato di Tarragona

    Tarragona

Anche il mercato coperto di Tarragona era chiuso per restauri nell’estate 2016: si tratta anche in questo caso di un edificio risalente ai primi decenni del Novecento. E anche a Tarragona il mercato è stato montato lì accanto, in una tensostruttura nella quale dall’abbigliamento al cibo si trova tutto. Non è turistico: il mercato si trova fuori dal centro antico della città, anche se non dista poi molto dalla Rambla, la lunga arteria cittadina che giunge quasi al mare. Notevole la sezione di mercato dedicata al pesce. È stato, nel corso del nostro viaggio, il primo incontro con i mercati del pesce.

  • Valencia

A Valencia ci sono più mercati coperti. Noi siamo stati al Mercado Central, nel cuore del centro storico, a due passi dalla Lonja de la Seda (l’antica borsa del commercio di Valencia). Edificio davvero grande, con belle vetrate colorate che illuminano l’interno. Per la sua posizione, è decisamente turistico: prova ne è la disponibilità di wifi! Anche qui abbiamo pranzato, a base di pesce, in uno dei tapas-bar; abbiamo poi preso, non contenti, un assaggio di salumi, formaggi e olive in altri banchini all’interno.

  • Il mercado central di Valencia

    Il mercado central di Valencia

    Malaga

Nel cuore della città, a due passi dal centro storico, il mercato coperto di Malaga è un’elegante struttura in mattoni rossi. Tra frutta, verdura, pesce, carne e spezie varie, salumi e formaggi, anche questo mercato ha saputo attirare la nostra attenzione. Anche qui abbiamo pranzato, in effetti, tanto per non perdere l’abitudine. Anche questo mercato ha una sezione tapas-bar e risale ai primi decenni del Novecento.

  • Tarifa

Anche la piccola Tarifa ha il suo mercato coperto. Piccino, rimane nascosto tra le viuzze della città vecchia. È in due parti: uno spiazzo coperto sul quale affacciano poche svariate botteghine, di cibo e di abbigliamento, e a parte il mercato del pesce, con due bei banconi appositamente dedicati. A Tarifa e in generale in questa zona sull’Atlantico è molto praticata la pesca del tonno: un’attività davvero millenaria, come documentano gli scavi archeologici della vicina città romana di Baelo Claudia, sulla spiaggia di Bolonia.

  • Un tonno xxl sul banco del pesce nel mercato centrale di Cadice

    Un tonno xxl sul banco del pesce nel mercato centrale di Cadice

    Cadice

Concludiamo in bellezza: il mercato centrale di Cadice è una struttura coperta in muratura all’interno di una corte sulla quale si aprono piccole botteghine. L’interno è quasi tutto votato al pesce. Ma non pesce qualunque: i tonni più grossi del mondo, molluschi e crostacei mai visti (e mai mangiati) prima! Gli anemoni di mare, per esempio: lo sapevate che si possono mangiare fritti? Il merato di Cadice non è certo architettonicamente rilevante, niente a che vedere con gli edifici modernisti di Barcellona e Valencia, ma la sua bellezza sta nell’estrema varietà di pesci in vendita e in esposizione.

I mercati sono spesso i luoghi più autentici delle città: guardando la merce in vendita si capisce cosa si produce, cosa si mangia e cosa è tipico in ogni singola comunità. E se alcuni di questi ormai sono molto turistici, altri mantengono ancora la loro autenticità, e proprio per questo sono bellissimi. Osservare la merce, guardare com’è esposta, chiedere che cosa c’è sul banco e cercare di capire la risposta è parte integrante del viaggio. Viaggiare non è solo visitare monumenti e musei, ma è anche socialità. E cosa c’è di più sociale di un mercato?

Gamberoni in posa per una foto di gruppo al mercato del pesce di Cadice

Gamberoni in posa per una foto di gruppo al mercato del pesce di Cadice

Amo molto i mercati. E voi? Vi piacciono? Li inserite nei vostri itinerari? Parliamone nei commenti!

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Una mattina tra gli antiquari di St. Ouen

Dimenticate la Tour Eiffel. Dimenticate il Louvre e quei grandi palazzi monumentali, degni di secoli di grandeur francese. Dimenticate gli archi rampanti di Nôtre Dame. Lasciate da parte i grandi musei. Ma non mettete da parte l’arte, né il bello, né quell’atmosfera bohemienne che tanto ha contribuito al mito di Parigi.

marché aux puces saint ouen
Prendete la metro, scendete a Porte de Clignancourt. Qui, in un quartiere popolare di quasi periferia sarete dapprima assaltati da chiunque che vuole vendervi improbabili orologi di lusso e i-phone rubati chissà dove, quindi attraverserete un mercatino d’abbigliamento a basso costo, infine arriverete in una città nella città: siete nel Marché aux puces de St.Ouen.
flea market saint ouenUn vero quartiere, organizzato per strade e isolati. Tra mercatini dell’antiquariato e mercatini delle pulci, se vi piace rovistare in spaccati di vita altrui, siete nel posto giusto. Qui il tempo scorre e voi non ve ne accorgete, mentre guardate una vetrina qui, un vecchio orologio lì, un dipinto, una cineseria, un abat-jour, una poltrona o un tavolino. Ma andiamo con ordine.
Il primo mercatino che si incontra è il Vernaison, il più antico, formatosi negli anni ’20 del Novecento.  Questo mercatino storico è organizzato per viuzze che si incrociano, sulle quali affacciano le botteghine delle pulci. Qui mi diverto tanto: guardo oggetti improbabili, cerco teiere, la mia passione, o ciondoli bizzarri, indugio su vecchi ninnoli che ne arrivano da chissà quale parte del mondo. Oggetti minimi, che un tempo avevano avuto un significato nella vita di chi li aveva posseduti, e che ora sono in attesa di una nuova storia.

flea marketPoco più avanti sullo stesso lato della strada si trova l’opposto del mercato delle pulci: è il Marché Byron, una via ordinata e razionale sulla quale affacciano botteghe antiquarie di un’eleganza da città. Qui statue, dipinti, orologi da tavolo barocchi come solo a Parigi si possono immaginare. No, non fa per me.
Più vicino al mio gusto, allora, un altro angolo antiquario, coperto, organizzato quasi come una showroom: stanze arredate, con mobili di pregio, scrivanie, librerie, lampade e poltrone; riesce difficile pensare a quali bellissime case signorili possano accogliere un arredamento così ricercato.
Un nuovo mercato accoglie un intero quartiere, si dipana per vie e stradine interne, ospita rigattieri, robivecchi e svuotacantine. È il Marché des Rues. L’atmosfera è quella sorniona del Sud della Francia, in realtà, o forse della Francia di provincia: tutto è molto blando, movimenti lenti, sedie e tavolini (sarà che si avvicina l’ora di pranzo).
flea marketIl mercato più dinamico di tutti, è il Marché Dauphine, coperto, su due piani, dedicato principalmente ai collezionisti. Il piano superiore infatti ospita, finalmente, libri, dischi e stampe di riviste d’epoca. Mancano i film, ma sono gli unici grandi assenti in questo posto dove puoi veramente trovare di tutto.
Se i mercati sono il vostro genere, quello di St.Ouen andrà oltre ogni vostra più alta aspettativa. Il tempo scorre, qui, e voi non ve ne accorgete. Impossibile, del resto, fare un giro veloce, non è proprio nello spirito dei mercatini delle pulci. Occorre invece prendere del tempo per osservare, curiosare e incuriosirsi, e credetemi: è tutto tempo guadagnato. Tornerete poi verso il centro con gli occhi pieni di tante meravigliose cianfrusaglie (ma non troppo) d’altri tempi.

I bouquinistes di Parigi

Bouquinistes lungo la Senna e, sullo sfondo, l'Ile de la Cité

Bouquinistes lungo la Senna e, sullo sfondo, l’Ile de la Cité

Parigi è talmente romantica che anche curiosare tra i banchini dei libri usati lungo la Senna ha un fascino evocativo. Bouquinistes, così si chiamano i banchini verdi addossati al parapetto del Lungosenna da un lato e dall’altro dell’Ile de la Cité, e sono una vera isituzione.

Bouquinistes ParisPasseggiando lungo la Senna, davanti all’Hotel de Ville, te li trovi davanti, aperti tutti in fila, ognuno con esposta la sua merce. Libri, libri e libri. Libri in francese, naturalmente, libri usati, che spaziano dalla narrativa ai manuali, dalla saggistica alla letteratura per bambini, dai cataloghi di mostre ai libri di filosofia, di storia, di biologia. Qualcuno vende qualche edizione antica, qualcuno stampe e vecchie pagine illustrate di giornali; qualcuno arrotonda con qualche souvenir.

bouquinistes parisImpossibile non essere colpiti da questo che è un contrasto tutto parigino: un’attività tutto sommato dimessa, intima, modesta come può essere un mercatino del libro usato, all’ombra della città simbolo della grandeur francese. L’imponente edificio dell’Hotel de Ville, il municipio, incombe da vicino, mentre sull’isola si stagliano le due torri campanarie di Nôtre Dame e le torri della Conciergerie.
È bello passare, curiosare, sfogliare distrattamente ora un libro ora l’altro, farsi tentare nell’acquisto e infine magari cedere, perché troviamo quel libro che in quel momento, in quel luogo, ci sembra il miglior modo di rendere omaggio alla città. Così ho comprato un libro fotografico: le foto di Parigi in guerra di Robert Doisneau, colui che meglio di altri ha saputo rendere immortale, una volta di più, il mito di questa città.

Le torri della Conciergerie spuntano tra due banchini dei bouquinistes

Le torri della Conciergerie spuntano tra due banchini dei bouquinistes

I coloratissimi mercati del Perù

Frutta, patate, mais, carne, formaggi e stoffe, le variopinte stoffe che contraddistinguono l’artigianato peruviano. Sono i prodotti che si vendono sui mercati tradizionali peruviani, che io e Lorenzo abbiamo avuto modo di visitare durante il nostro viaggio in Perù.

mercado pisac

I mercati tradizionali hanno sempre il loro fascino, perché camminando in essi, guardando la merce esposta, magari anche comprandola, si impara qualcosa in più sulla gente del luogo, come e cosa mangia, come e cosa compra, come paga. I mercati tradizionali sono tutto sommato autentici anche nelle località turistiche, proprio perché sono luoghi frequentati innanzitutto dagli abitanti.

In Perù abbiamo visitato tre mercati tradizionali, tre diversi contesti nei quali però si può respirare e toccare con mano la quotidianità peruviana. Ognuno ha caratteristiche sue proprie: il mercado di san Pedro a Cusco è un mercato cittadino in una città delle Ande; il mercado di Pisac è un mercato popolare in un pueblo nelle Ande; il mercado di Puerto Maldonado è un mercato cittadino, ma in un ambiente totalmente diverso: la foresta amazzonica.

Il Mercado di San Pedro, a Cusco, è il grande mercato coperto cittadino. E’ enorme e incredibilmente poco frequentato dai turisti, per essere in centro, appena fuori dalla Porta di Santa Clara; al contrario è frequentato dagli abitanti di Cusco, che qui si recano per comprare verdura, frutta, carne, polli e  uova, e quant’altro possa loro servire nella vita di tutti i giorni. E’ aperto tutti i giorni, tutto il giorno. C’è sì una parte di abbigliamento e di artigianato per turisti, ma la fanno da padrone i banchi tradizionali di frutta, verdura e alimentari in genere. I banchi della frutta sono variopinti e incredibilmente carichi di merce, quelli della carne non si preoccupano di mostrare tagli anche un po’ inconsueti…

Mercado San Pedro Cusco

Un banco di frutta variopinta al Mercado di San Pedro

mercado san pedro cusco

musi di mucca in vendita al reparto carne del mercado di San Pedro. Per stomaci forti…

Il mercato di Pisac è forse il mercato tradizionale più noto ai turisti. Si svolge la domenica e purtroppo, proprio a causa del turismo decisamente troppo invasivo ha destinato la maggior parte dei banchi alla vendita di artigianato, abbigliamento per turisti e souvenirs. Tuttavia, la parte di piazza del mercato che è rimasta tradizionale offre la possibilità di vedere le donne negli abiti tradizionali che preparano la loro merce, spesso anche in terra: non necessariamente hanno il banco. Al mercato di Pisac si pratica ancora il baratto, come in buona parte delle Ande: velli di pecora in cambio di sacchi di papas, per esempio, come abbiamo visto fare da alcune donne sulla strada nel pueblo di Urcos, lungo la lunga via che da Puno porta a Cusco attraversando la Cordigliera.

mercado pisac

Una donna in abiti tradizionali vende la sua merce al Mercado di Pisac

mercado pisac

La frutta in vendita al Mercato di Pisac

Il mercato di Puerto Maldonado è il luogo in cui convergono i prodotti agricoli coltivati in Amazzonia: Puerto Maldonado è di fatto il capoluogo di un’ampia area della foresta amazzonica peruviana, dunque è il principale luogo di mercato per la gente della regione. Anche qui papas, mais e manioca, ma soprattutto i “medicinali naturali” prodotti ancora con metodi tradizionali sfruttando le piante della foresta e gli antichi saperi dei nativi.

mercado puerto maldonado

banane e manioca in vendita al mercato cittadino di Puerto Maldonado

Visitare i mercati è uno dei modi per  venire in contatto , senza disturbare, con la popolazione che ci ospita nei nostri viaggi. Si vede cosa mangiano, cosa bevono, con cosa si vestono gli abitanti. E poi sono posti ricchi di vita, di calore umano, sono luoghi di aggregazione. E sono colorati. Sono vivaci sia per le merci  che per le persone. Osservarli vuol dire conoscere qualcosa in più del luogo in cui viaggiamo.