Archivi

Natale: cosa regalare agli amanti dei viaggi?

Nelle passate edizioni natalizie, non in tutte, ma in qualche caso sì, ho dedicato qualche post ai regali di Natale. Mettendomi nei miei panni ho pensato “Cosa potrei mai regalarmi per Natale?” Siamo giunti così all’edizione 2015. Il web in effetti già impazza di post dedicati al tema, per cui mi sento in dovere di dire anch’io la mia.

Fermo restando che il regalo migliore è sempre un viaggio, ecco allora la mia wishlist per Natale 2015:

  • planner trip magnetico: ricordate quando su TripAdvisor potevate mettere le bandierine dei luoghi del mondo in cui eravate stati e quelle dei luoghi che avreste voluto visitare? Quella era un’app per facebook di qualche anno fa, mentre ora il planner trip, con l’indicazione di dove siete già stati e di dove vorreste andare, ve lo potete appendere in camera o nello studio, e aggiornarlo di volta in volta: a me l’idea di poter alzare lo sguardo e visualizzare dove sono già stata colma il cuore di gioia, e l’idea di poter aggiungere a piacimento le bandierine del “un giorno, forse” mi garba ancora di più. Il planner si trova in vendita nei negozi della catena Techiteasy a Roma, e il consiglio l’ho beccato in questo preziosissimo post di Viaggiare è sognare.
  • Il libro fotografico India raccoglie gli scatti più belli di Steve McCurry

    Se amate la fotografia non potete restare insensibili ai reportage fotografici di personaggi del calibro di Steve McCurry. Il suo libro fotografico India raccoglie i suoi meravigliosi scatti dedicati a questa terra così distante da noi e così affascinante. L’obiettivo di McCurry non risparmia la miseria e la bellezza, si perde negli occhi dei bambini e degli adulti, coglie i momenti del lavoro e del gioco, del riposo e dell’azione, costruisce poesie visive dipingendo la realtà. E non si può che restare incantati a sfogliarne ogni pagina.

  • Se siete in partenza per il vostro prossimo viaggio, la Moleskine ha realizzato per voi la Voyageur Traveller’s notebook, un diario nel quale annotare tutto, il racconto, i luoghi, gli hotel, secondo quanto vi piace fissare lì per lì la vostra esperienza su carta. Il Voyageur Travellers’ notebook si va ad aggiungere agli altri prodotti pensati per i viaggiatori, quali il Travel Journal, un carnet studiato apposta per annotare in modo ordinato tutto ciò che può servire durante l’organizzazione e lo svolgimento del viaggio, e alle City notebook, disponibili per Londra e per Parigi, comprensive di mappe e di spazi appositi per note, per indirizzi, per suggerimenti: un vero e proprio planner che vi autoproducete mentre progettate il viaggio e che consultate durante il suo svolgimento: se vi piace dedicarvi all’organizzazione al dettaglio, quest’agenda può tranquillamente sostituire la guida (che tanto avrete già mandato a memoria)!
  • La CrumpledCity di Palomar, la cartina che puoi stropicciare e non si rovina!

    La CrumpledCity di Palomar, la cartina che puoi stropicciare e non si rovina!

    Tutti noi quando viaggiamo abbiamo un incubo: consultare la cartina. O meglio, non consultarla, ma rimetterla a posto dopo averla consultata: è sempre un dramma cercare di ripiegarla seguendo le pieghe preimpostate, che ogni volta però non tornano; i casi allora son due: o ve ne fregate e la spiegazzate alla bell’e meglio oppure ci perdere mezz’ora e un po’ di buonumore. Ebbene, signore e signori, il problema è finito! È stata inventata la Crumpled City, la prima cartina fatta apposta per essere stropicciata, appallottolata, gettata alla rinfusa in borsa tra una consultazione e l’altra. In vendita su Palomarweb, è l’idea semplice, ed efficace, per chi ama ancora consultare la cartina invece che affidarsi alla comodità del navigatore.

  • E infine, amanti dei viaggi e del té come me, questa tazza è fatta per voi: un planisfero su cui cala la notte o risplende il giorno in funzione del calore del suo contenuto. La Day Night Mug (in vendita su Fab.com) fa fare il giro del mondo in tazza. Adatta a chi si ritiene un viaggiatore in pantofole 😉

    La Day Night Mug, con il pianeta terra che si rabbuia o si illumina col calore

    La Day Night Mug, con il pianeta terra che si rabbuia o si illumina col calore

Vi bastano come idee? E voi? Cosa regalerete a chi ama viaggiare?

Fashion Museums in Florence 4): il Museo del Tessuto a Prato

museo tessuto prato

L’avete mai visto da vicino un telaio? Eccolo nella prima sezione del Museo del Tessuto di Prato

Lo so, lo so, Prato non è Firenze, anche se molto vicina geograficamente. E lo so, lo so, il Museo del Tessuto non è un museo di moda, ma permettetemi di dire che se non esistessero i tessuti, non esisterebbe neanche la moda. Così, in questo itinerario nato un po’ per caso, un po’ per curiosità, dei musei della moda di Firenze, e che mi ha portato dapprima nei musei dei due grandi marchi Ferragamo e Gucci e poi in quel museo di storia della moda che è la Galleria del Costume, non potevo non completare il cerchio con il museo del Tessuto. Museo molto didattico, il suo percorso si svolge su due livelli: un’introduzione teorica ai tessuti, con l’illustrazione delle materie prime e delle fibre naturali, artificiali e sintetiche, quindi dei processi di lavorazione, filatura, cardatura, tessitura e tintura; il secondo livello è dedicato invece alla storia di Prato come centro di produzione tessile. La storia della tessitura a Prato è in effetti lunga e avvincente: inizia nel Medioevo, agli inizi del XII secolo, lungo il corso del fiume Bisenzio, sul quale erano installate le gualchiere per follare i panni di lana. Se non sapete che vuol dire “follare” dovete tornare indietro nel percorso: la follatura è un processo di lavorazione della lana che consiste nel compattamento del tessuto anche per impermeabilizzare. E torniamo alla storia della produzione tessile a Prato. Per il processo della follatura era necessaria l’acqua, per cui le acque del Bisenzio vennero convogliate in un canale detto Gorone e poi divise in tre gore che attraversavano il contado e il centro abitato (e che solo nel Novecento sono state interrate).

Tra i personaggi che si impongono nella storia della produzione tessile di Prato va segnalata la figura dell’imprenditore Francesco di Marco Datini. Costui riuscì a costituire un’attività su scala internazionale che collegava gli opifici di tessitura di Prato a Genova, alla Catalogna e alle Baleari, con le quali commerciava i prodotti finiti, alla lontana Inghilterra nella quale si procurava anche la materia prima, e a Firenze dove aprì una banca: un’attività imprenditoriale che seguiva tutta la filiera di produzione, dal reperimento delle materie prime fino alla commercializzazione del prodotto finito.

museo del tessuto prato

Macchinari per la lavorazione dei cenci – Museo del Tessuto Prato

Un altro personaggio importante per la Prato legata alla produzione tessile è Giovan battista Mazzoni che introduce la meccanizzazione della filiera tessile, imprescindibile premessa per la produzione su scala industriale. Questa ha poi un grande grandissimo sviluppo con l’introduzione della tecnologia della lana rigenerata. Di che si tratta? E’ la fibra ottenuta dalla stracciatura dei “cenci”, abiti, tessuti e scarti di sartoria, destinata ad essere nuovamente filata. Questa tecnologia prende particolarmente piede a Prato, dove addirittura si forma la figura professionale del cenciaiolo, colui che al tatto riesce a classificare la qualità e le caratteristiche degli stracci in vista di un loro riutilizzo. In questa produzione, Prato diventa il centro più importante su scala internazionale e la sua fortuna come centro tessile è tuttora dovuta a questo tipo particolare di lavorazione.

Un video 3D a misura di bambino racconta l’importante ruolo della tessitura a Prato, mentre nella sala sono esposti, oltre ad alcuni abiti di collezione, anche i macchinari per la lavorazione dei cenci e i cenci stessi, raccolti e suddivisi a seconda del colore o della qualità del tessuto. Video e touch screen aiutano nella comprensione e completano il percorso espositivo.

Il museo riesce a rendere semplice un processo e una materia che semplice non è, ma soprattutto riesce a incuriosirci su un argomento che magari ci interessa poco e che però è fondamentale per noi: da dove vengono i vestiti che indossiamo? Lo diamo per scontato, eppure dietro il più semplice capo di abbigliamento, il più piccolo frammento di stoffa, c’è un lavoro e un saper fare sorprendenti, una storia che il Museo del tessuto di Prato oggi ci racconta.

Fashion Museums in Florence – 3) Galleria del Costume a Palazzo Pitti

In un itinerario che tocchi i musei della moda di Firenze (abbiamo già visto il Museo Ferragamo e il Museo Gucci), non può mancare una visita alla Galleria del Costume di Palazzo Pitti. La Palazzina della Meridiana di Palazzo Pitti ospita infatti uno spazio museale dedicato alla storia della moda e dell’abbigliamento. Concepito per esposizioni temporanee che si alternano volta volta, per permettere a parti sempre diverse dell’imponente collezione di uscire ogni tanto dal “guardaroba” fa sì che attraverso vestiti e accessori si possano raccontare aspetti diversi della storia del Costume italiano e non solo. E’ un museo dinamico, in questo senso, e oltre ad essere l’unico museo di storia della moda in Italia è anche uno dei più importanti al mondo.

galleria del costume

Dettagli di stile nell’eclettica collezione di Cecilia Matteucci Gavarini, una delle “Donne protagoniste” alla Galleria del Costume di Palazzo Pitti

In questo momento, la sua esposizione è dedicata a “Donne protagoniste”: modaiole, collezioniste di abiti, stiliste, fashion victims di altri tempi, donne che col loro gusto hanno fatto tendenza e in qualche caso sono diventate vere e proprie icone.

Tanti i nomi, più noti e meno noti: Eleonora Duse; la stilista di primo Novecento Rosa Genoni, che per prima incoraggiò il Made in Italy nella storia della moda, prendendo come spunto l’arte italiana del Rinascimento; la giornalista di moda Anna Piaggi, una Miranda da “Il diavolo veste Prada” ante litteram, che inventò il vintage prima ancora che ne venisse coniato il termine; Susan Nevelson, partner di Ken Scott, stilista e artista eccentrica; Lietta Cavalli, artista più che stilista, grande innovatrice; Cecilia Matteucci Lavarini, una vera fashion victim, collezionista eclettica di haute couture e costumi orientali.

Queste esposizioni temporanee, se da un lato faranno sbadigliare il vostro accompagnatore, a voi donnine che mi leggete manderanno sempre in visibilio: abiti sontuosi, di ogni tempo e luogo, realizzati per una qualche occasione, indossati da qualche illustre personaggio… Vedere questi abiti su un manichino, trasformati in opere d’arte o documenti del passato conferisce loro un senso quasi di profonda reverenza. Quello della moda è davvero un ambito artistico di cui è bello approfondire la conoscenza: nulla ci è più familiare e quotidiano dei vestiti che indossiamo, e ho scoperto che scoprirne l’origine, la storia, le curiosità è un modo ulteriore per sapere qualcosa in più sulla nostra società e sulla nostra cultura.

Non solo abbigliamento nelle creazioni artistiche di Lietta

Non solo abbigliamento nelle creazioni artistiche di Lietta Cavalli

Una mostra temporanea è attualmente dedicata a Piero Tosi, costumista originario di Sesto Fiorentino che recentemente ha vinto un oscar alla carriera per i suoi lunghi anni di lavoro accanto a grandi registi e per la realizzazione di numerosi film. Realizza gli abiti della Medea di Pasolini, della Locadiera di Visconti, lavora con Franco Zeffirelli, Federico Fellini, Liliana Cavani, Mario Monicelli, Vittorio De Sica. I suoi costumi sono sempre caratterizzati da una grande attenzione al modello storico di riferimento, al contesto, senza tralasciare ovviamente la personalità e la psicologia del personaggio per cui è disegnato.

galleria del costume

costumi di scena per la Medea di Pasolini

Ma la parte più interessante del percorso espositivo della Galleria del Costume, quella per cui davvero si può parlare di storia della moda, è l’esposizione degli abiti con i quali furono seppelliti Cosimo I Medici, Eleonora di Toledo e il loro figlio Garcia. Gli abiti, recuperati dalle loro salme molti anni fa, e variamente conservati fino al loro restauro in anni relativamente recenti, erano ormai per molta parte consunti e scomparsi. Il restauro ha permesso di ricostituire alcuni capi del loro abbigliamento, come il panciotto di Garcia (con un’imbottitura sulla pancia a simulare la pancetta!), e il busto di Eleonora di Toledo.

il busto di Eleonora di Toledo, risalente alla metà del Cinquecento

il busto di Eleonora di Toledo, risalente alla metà del Cinquecento

Le stanze nelle quali questi autentici documenti dell’abbigliamento signorile di metà Cinquecento sono conservati sono molto buie, per preservare il più possibile i tessuti da un’ulteriore degrado dovuto alla luce. Scordatevi comunque di vedere sontuose gonne e preziosi mantelli: lo stato di conservazione non è dei migliori perché veramente poco si è preservato; ma è quel tanto che basta per rendersi conto di come vestivano, un documento che va ad aggiungersi a ciò che i dipinti dell’epoca ci mostrano. E sembrerà strano, ma vedere i loro abiti li rende molto più vicini a noi di quanto non si creda, non semplicemente personaggi storici, ma persone vere e vive: così posso immaginarmi davvero Cosimo I o Eleonora di Toledo aggirarsi con indosso quegli abiti per i loro appartamenti di Palazzo Vecchio.

Se riuscite a staccare gli occhi dagli abiti esposti, date un’occhiata agli arredi e ai soffitti affrescati: la Palazzina della Meridiana è un corpo annesso al complesso di Palazzo Pitti, cui si accede anche dal Giardino di Boboli, voluto dal Granduca Pietro Leopoldo e realizzato tra fine Settecento e inizio Ottocento; fu scelta da Re Vittorio Emanuele II come dimora durante gli anni di Firenze Capitale d’Italia, e a seguire fu abitata da altri rappresentanti della casata Savoia. Le decorazioni, così come gli arredi, riflettono lo stile e i temi cari alla casa regnante italiana a fine Ottocento. Solo nel 1993 è diventata sede della Galleria del Costume, ma l’aria da residenza signorile, anzi principesca non l’ha mai perduta.

Fashion Museums in Florence – 2): Gucci Museo

Ecco, il Museo Gucci è il classico luogo che fa tendenza anche solo a nominarlo. Innanzitutto perché Gucci è Gucci, poi perché a Firenze non occupa uno spazio qualunque, ma addirittura il Palazzo della Mercanzia, in Piazza della Signoria, palazzo storico, edificato nel Trecento, che dal Trecento dunque è testimone della storia della città, così vicino com’è al palazzo del potere, Palazzo Vecchio.
Il museo si sviluppa su tre piani, distinti per temi, ma secondo un percorso in qualche misura anche cronologico, che inizia con Guccio Gucci, che di mestiere faceva il liftboy (il facchino addetto all’ascensore!) nel prestigioso Hotel Savoy di Londra agli inizi del Novecento. A Guccio Gucci di certo non mancava la creatività, né tantomeno lo spirito di iniziativa. Studiò molto a lungo quei ricchi signori e quelle signore ben vestite che accompagnava in ascensore. Ne studiò l’abbigliamento, gli accessori, i bagagli, le necessità, i vizi e i vezzi. Poi tornò in Italia, a Firenze, e trasformò in pelle quello che aveva imparato. Nacque il marchio Gucci, dedicato fin dall’inizio proprio ad una clientela di un certo livello, con un’attenzione tutta particolare al lifestyle inglese.
image
Valigie da viaggio, bauli, beauty cases; coccodrillo, cinghiale, canapa: ecco cosa usciva dalla pelletteria Gucci nei primi decenni della sua esistenza (continuando anche dopo); e si impone da subito come marchio talmente elitario che nel 1979 viene realizzata in tiratura limitata addirittura una Cadillac Gucci, con i cerchioni col logo GG e gli interni a GG e striscia verde e rossa che contraddistingue il marchio: la si può ammirare in museo, al piano terra, e ci si può avvicinare tantissimo, e farsi una foto accanto, proprio come spesso si vede fare con le Ferrari o le Lamborghini a Montecarlo (sì, ehm, lo confesso: l’ho fatto anch’io. Ma ero giovane…).
image
Al piano superiore il museo ospita uno spazio dedicato all’arte contemporanea e un salotto cinema dove sono mostrati stralci di pellicole che la Gucci ha finanziato nell’ambito di The Film Foundation, fondata da Martin Scorsese per il restauro, la tutela e la conservazione di vecchie pellicole che andrebbero altrimenti irrimediabilmente perdute.
Poi si prosegue nel percorso museale: Gucci ci parla di Flora, una particolare linea della collezione, nata da un foulard floreale che fu donato a Grace di Monaco nel 1966 e che da lì ha avuto un’incredibile fortuna, andando a imporsi su borse, abiti, persino su una produzione di ceramiche fatta in collaborazione con la Richard-Ginori. Da ultimo, Flora è anche un profumo (un profumo, tra l’altro, che uso: e scoprire che il suo nome non è casuale ma ha una storia è stata davvero una sorpresa!).
Si prosegue poi con l’antro delle meraviglie per noi donne che sbaviamo sulle vetrine delle belle boutiques: una piccola collezione di abiti da sera e da gala disegnati per le dive del cinema: è la linea Gucci Prémière, lanciata da Frida Giannini nel 2010, e io sono letteralmente impazzita per l’abito disegnato per Salma Hayek!
Al secondo piano ci dedichiamo più all’uomo, al lifestyle, al logo GG (che compare negli anni ’60) e al mondo dell’ippica da cui spesso Gucci trae ispirazione, mentre l’ultima sala è dedicata alla linea di borse Bamboo, così chiamate perché caratterizzate dal manico in bambù: anch’essa una produzione che si rinnova di anno in anno, collezione dopo collezione, assolutamente identificativa del marchio Gucci.
Prima di abbandonare il museo, non si può non sostare almeno per un caffè al Gucci Museo Caffè: un locale elegante, che fa anche ristorante, affacciato su Piazza della Signoria e che accoglie come avventori non necessariamente i visitatori del museo.
image
Dal 1921, quando Gucci aprì il primo negozio a Firenze, ne è passata di acqua sotto i ponti. Oggi Gucci è sinonimo di Made in Italy in tutto il mondo. E la sua storia merita di essere raccontata. Presentare questa storia in forma di museo è un modo per consacrare ulteriormente il marchio, per raccontare un altro volto del made in Italy e della Moda, insieme a Ferragamo. E forse non è casuale che sia stata e sia tuttora Firenze la loro città madre.

Fashion Museums in Florence – 1): Museo Ferragamo

Ve l’avevo detto che avrei iniziato l’anno alla grande, con tutta l’intenzione di approfondire la conoscenza di Firenze a partire dai musei (che non mi pare cosa da poco!). Allora, dopo essermi immersa nel Rinascimento di Palazzo Vecchio, ispirata dai Saldi appena iniziati, ho pensato bene di dedicarmi ai due musei di moda della città: il Museo Ferragamo e il Gucci Museo. Ognuno per il suo specifico, Ferragamo e Gucci sono due grandi firme, oggi dei brand, talmente conosciuti in tutto il mondo da dover essere celebrati con un museo. Un museo che sia certamente autocelebrativo, ma che, proprio in virtù dell’autocelebrazione, canta il Made in Italy e l’eccellenza italiana nel campo della moda, dell’artigianato e della creatività. Poi, nella terza puntata di questa miniserie di post, tornerò alla storia della moda, alla Galleria del Costume di Palazzo Pitti, sempre a Firenze.

Moda con la M maiuscola, dunque, che è la stessa M di Made in Italy. Cominciamo col Museo Ferragamo, che si trova nella stessa sede della splendida boutique di Ferragamo in Palazzo Spini Feroni, grande palazzo medievale che domina Piazza Santa Trinita, in fondo a via Tornabuoni, la via delle boutiques chic di Firenze. La prima domenica del mese il Museo Ferragamo è aperto gratuitamente. E così ne ho approfittato.

museo ferragamo

Un’intera parete di scarpe: il paradiso di ogni donna, e invece è il display delle creazioni di Ferragamo da fine anni ’30 a fine anni ’50 del Novecento

Non si tratta solo di un museo che racconta la storia di Ferragamo, del marchio, delle sue creazioni e dei suoi brevetti, ma ospita mostre temporanee, sempre in qualche modo volte a celebrare il genio di Ferragamo, per sviluppare però comunque un tema legato al camminare, ai piedi, alla posizione eretta. La mostra visitabile ora, Equilibrium, celebra proprio la posizione eretta dell’uomo, a partire dalle impronte di Australopithecus lasciate sulla cenere dell’esplosione di un vulcano in Africa centinaia di migliaia di anni fa, percorrendo in rassegna lo studio del piede, del camminare, del peso del corpo nella storia dell’arte, dall’arte romana a Giacometti, passando per Canova, Rodin e dedicando spazio anche alle performances, tra cui “The Lovers” di Marina Abramovich, lunghissimo, struggente cammino in Cina, condotto da due punti di partenza diverse da lei col suo compagno di allora, solo per congiungersi, abbracciarsi e dirsi definitivamente addio. E poi un focus sulla danza, disciplina, o pratica, nella quale l’equilibrio dato dal peso del corpo sui piedi è fondamentale! E allora si parte dalla danza classica per passare alle ballerine di Degas, alle innovazioni di Isadora Duncan e da quanto le innovazioni nella danza influenzarono gli artisti a lei contemporanei. Un bellissimo e interessante excursus e una riflessione su quanto i piedi siano importanti, e l’atto del camminare una delle cose fondamentali, se non la principale, del nostro essere uomini, prima ancora dell’intelligenza.

Museo Ferragamo

Mostra Equilibrium al Museo Ferragamo, Firenze

Quanto al Museo Ferragamo vero e proprio, attraverso video, immagini e forme per scarpe, trasmette il messaggio dell’artigiano con una marcia in più, che faceva di ogni singola scarpa un esemplare unico, fatto su misura.

museo ferragamo

Ad ogni piede (per esempio quello di Angelina Jolie) la sua scarpa, realizzata da Ferragamo

La sua storia inizia in America, ma poi è a Firenze che realizza le creazioni principali, veri e propri brevetti, invenzioni, come la zeppa. Eh già, care le mie lettrici: chi ha inventato la zeppa? Salvatore Ferragamo in persona, nella prima metà degli anni ’30 del Novecento, inventa la soluzione che permette alle donne di stare comode su scarpe alte. Perché diciamocelo, care mie, i tacchi son tanto belli, e più sono alti e più son belli, ma accidenti a loro, dopo un po’ sono scomodi! E invece no, pare che Ferragamo, in anni e anni di studio e sperimentazione, studio anche dell’anatomia umana, e sperimentazione di modelli e di materiali, abbia capito qual è il segreto del successo di una scarpa col tacco, di gran classe che sia anche comoda. Perché non deve essere sempre vera l’equazione tacco alto = dolore ai piedi per 10 giorni.

Tutto molto bello, peccato però che tocca fidarsi, perché ahimè non mi posso permettere un paio di Ferragamo originali… l’unica pecca di questo museo, infatti, è la mancanza di interattività: perché, mi chiedo, perché non posso toccare, provare, una di quelle scarpine in mostra? L’esperienza multisensoriale è tanto apprezzata nei musei… perché non applicarla qui? Naturalmente sto scherzando, eh? Io posso solo passare davanti alla vetrina, e sbavare davanti a certe creazioni, come questa, 2014, ultimo modello ma già musealizzato:

Ferragamo

Ferragamo, 2014 – Museo Ferragamo

Il Museo Ferragamo è un piccolo ma interessante spazio culturale. Perché è giusto che il Made in Italy, il saper fare da cui nascono eccellenze, siano raccontate agli altri. La forma più dirompente, per raggiungere e colpire l’immaginario collettivo, è l’esposizione in forma di museo: trasformare oggetti di culto oggetti che già di per sé sono un cult, svuotandoli del loro valore commerciale e ammantandoli di un valore che ormai è culturale. E tutto sommato è giusto che sia così.

La notte del 10 agosto

Ieri era il 10 agosto, San Lorenzo, giornata, anzi notte, che la tradizione lega alle stelle cadenti. È un classico: ovunque voi siate, al mare, in montagna, in città o in campagna, la tentazione di mettersi con il naso all’insù è troppo forte per resistere. Certo, più si è in condizioni di buio e meglio è: l’ideale è stare lontano dai centri abitati, perché così la volta stellata appare in tutto il suo splendore e c’è la possibilità di ammirare meglio il cielo e ciò che vi accade.

Ieri sera a complicare le cose c’era la #superluna, una luna gigantesca che oltre ad essere piena era molto più vicina del solito alla terra nel suo giro di rivoluzione intorno ad essa. Così è stato senz’altro più difficile vedere questo fenomeno naturale, che tutti noi però desideriamo voler catturare fortemente per via di quella storia dell'”esprimi un desiderio”…

Ma siamo sicuri di sapere a cosa siano dovute le stelle cadenti? Cosa nasconde in realtà questo nome così romantico e malinconico che ci fa stare tutte le estati con la testa per aria a guardare intensamente il cielo sperando di puntare il punto giusto dove la scia luminosa passerà?

Le stelle cadenti non sono altro che, scientificamente parlando, uno sciame meteorico. Per la precisione si chiama sciame meteorico delle Perseidi. Vi rendete subito conto che il nome non è proprio accattivante: lo seguireste voi qualcuno che vi proponesse “andiamo in spiaggia a vedere lo sciame meteorico delle Perseidi?” Solo se da piccoli volevate fare gli astronauti! Chiamarle stelle cadenti in effetti rende molto meglio l’idea, accende la fantasia, l’emozione, quel pizzico di romanticismo che è in ognuno di noi… Comunque, le stelle cadenti sono uno sciame di meteore che, scontrandosi con l’atmosfera terrestre, danno luogo a quelle scie luminose che ci fanno sognare. Non sono stelle, dunque, ma comunque corpi celesti, e tra l’altro molto più vicini di quanto si possa immaginare. Un fenomeno naturale che è particolarmente evidente in questo periodo dell’anno e del quale trovate tutte le spiegazioni scientifiche, storiche, culturali in questo interessante articolo che vi propongo qui.

Io ieri sera la mia stella cadente l’ho vista (o almeno ne sono convinta) nonostante la #superluna. Eravamo in collina, fuori Firenze, in una zona lontana dalle luci della città e che quindi ben si presta all’osservazione del cielo.

Altrimenti dove si può andare? Internet come ogni anno si è scatenato alla ricerca dei luoghi più adatti del pianeta (tanto avete tempo, le stelle cadenti non erano solo ieri sera, ma continueranno per qualche giorno). ecco qualche idea, hai visto mai che vogliate tentare di nuovo la fortuna… 😉

Il consiglio è sempre quello: abbandonare la città e recarsi in luoghi il più possibile isolati e naturalmente lasciati al buio: in montagna in Valle d’Aosta, ma anche sulle Alpi Marittime e nei dintorni di Sanremo e Imperia (si consiglia incredibilmente qui); altrimenti sulle isole, ben lontane dalla costa, come Giannutri, ad esempio, o comunque isolette e anche tratti di costa che non siano stati invasi e/o raggiunti dal turismo di massa e dalle sue conseguenze in termini di strutture antropiche e quindi di illuminazione. Bisogna cercare luoghi selvaggi, isolati e bui. Al resto ci penserà il cielo.

Questa è l’Italia illuminata. Cercate le zone buie: sono i luoghi più adatti per vedere le stelle 😉

Va detto che per ieri sera un po’ ovunque in Italia le stelle cadenti sono state l’occasione per fare un po’ di festa, tra spettacoli di musica, eventi negli osservatori astronomici, feste in città ecc. Certo, la presenza della luna non ha aiutato, ma forse ha reso ancora più particolare la serata, e sicuramente gli appassionati di fotografia. Volete mettere la possibilità di vedere la luna così vicina che sembra quasi di toccarla? Personalmente la preferisco ad una scia luminosa che si è già esaurita nel tempo in cui si realizza di averla vista.

Chissà se la #superluna ha “rovinato” la festa dall’altra parte del mondo, a Uluru: la montagna sacra degli Aborigeni che abitano il Red Centre dell’Australia si trova davvero in mezzo al nulla, in uno dei luoghi desertici meno adatti alla civiltà che ci possa essere. Se devo pensare ad un luogo veramente isolato io penso a quello. E vi assicuro che laggiù le stelle sono tantissime (oltre che diverse dalle nostre, visto che siamo in un altro emisfero). Che io sappia, laggiù la notte c’è il coprifuoco per gli umani che vogliano girare per il parco, più per motivi di sicurezza sia propri che degli animali, che per altro. Ma sicuramente (così si dice qui) guardare il cielo con una guida aborigena può davvero avere un grande fascino ed è senz’altro l’immersione completa in una cultura completamente diversa dalla nostra, con sue leggende, sue costellazioni, suoi miti.

uluru at the sunrise

E dopo la notte delle stelle cadenti sorge l’alba su Uluru…

Verona Amor: festeggiare l’amore non è mai stato più romantico e… divertente!

Romantico perché si svolge a Verona, divertente perché è un gioco: è Verona Amor, una guida di Verona che è anche e soprattutto un libro-game interattivo, un modo decisamente alternativo per conoscere e per vivere la città degli innamorati per eccellenza… ma andiamo con ordine.

Verona

Il 1 ottobre io e Lorenzo abbiamo festeggiato l’anniversario di matrimonio. Ci siamo concessi una giornata tutta per noi e, in perfetto stile Viaggimarilore, dell’organizzazione in tutta la sua interezza si è occupato Lorenzo che questa volta, però, mi ha tenuto totalmente all’oscuro del programma!

Così martedì mattina mi ha trascinato in stazione, sul binario, e solo quando l’altoparlante ha annunciato il FrecciArgento per Bolzano, ho capito che saremmo andati a Verona!

Verona_Arena

Già la meta, di per sé, ben si adatta ad una gita romantica da anniversario: la città degli innamorati per antonomasia, resa immortale da Shakespeare che vi ambientò la tragica storia degli sfortunati Romeo e Giulietta, è meta giorno dopo giorno di turisti da ogni parte del mondo che vengono apposta per vedere il balcone di Giulietta e per apporre la loro firma sul murales spontaneo che decora l’arco di accesso al cortile della casa di Giulietta, che si arricchisce ogni minuto che passa di una nuova firma o di nuove iniziali entro un cuore…

Il murales "spontaneo" della casa di Giulietta: non sembra un Jackson Pollock innamorato?

Il murales “spontaneo” della casa di Giulietta: non sembra un Jackson Pollock innamorato?

Certo, il balcone di Giulietta è un’icona, ma non c’è solo questo, né solo la storia dei due sfortunati amanti, a Verona, città che fu prima di tutto romana – e ce lo ricorda l’Arena, oltre che la porta dei Borsarii e, fuori dal centro storico, l’Arco romano dei Gavi – e poi medievale, quando divenne bella e fiorente con Cangrande della Scala.

"Oh Romeo Romeo perché sei tu Romeo!?" Par di vederla, Giulietta, mentre pronuncia le fatidiche parole rivolta al suo amato...

“Oh Romeo Romeo perché sei tu Romeo!?”
Par di vederla, Giulietta, mentre pronuncia le fatidiche parole rivolta al suo amato…

Si può percorrere il centro storico di Verona tranquillamente, seguendo i propri passi oppure la propria guida, se se ne ha una; oppure si può fare qualcosa di straordinario, di assolutamente diverso e innovativo. Ed è quello che abbiamo fatto noi!

Verona Amor

Verona Amor

Ancora in modalità sorpresa (cioè io all’oscuro di tutto) Lorenzo si è recato alla Feltrinelli di Verona ed ha acquistato un librino: Verona Amor, che da lì in avanti sarebbe diventata la nostra guida/gioco per il pomeriggio. Dopo pranzo (Trattoria Da Ugo, via Dietro Sant’Andrea, dove abbiamo mangiato benissimo) abbiamo dato il via a quella che è una vera caccia al tesoro che, trascinandoti da una parte all’altra del centro, costringendoti a osservare i dettagli, ti fa vivere in modo diverso la tua permanenza in città.

Noi abbiamo scelto la modalità di gioco di 3 ore. Innanzitutto abbiamo letto l’introduzione, necessaria per calarci nella parte: una storia d’amore, naturalmente, legata al dio Eros in persona, e alle sue armi, arco e freccia, che sono nascoste a Verona e che vanno ritrovate. La guida contiene un codice ed un numero di telefono al quale il codice va inviato insieme al proprio nome. Il gioco può cominciare subito, perché al nostro cellulare viene inviata la prima serie di indizi da scoprire insieme all’indovinello o alla prova da superare. E così si parte: e la nostra caccia ci trascina dapprima alle Arche Scaligere, di fronte alla quale si trova Santa Maria Antica, sulla cui facciata è posta la tomba di Cangrande della Scala, poi ci porta dall’altra parte dell’Adige, sull’altura su cui sorge Castel San Pietro, per poi ridiscendere e tornare in pieno centro, davanti alla cosiddetta Casa di Romeo; quindi si prosegue in Piazza delle Erbe, che è il fulcro del centro storico di Verona da sempre (fu la piazza del Foro in età romana, poi la piazza del mercato dal medioevo in avanti), e da qui si corre verso il Duomo e la Biblioteca Capitolare; da qui si fa presto ad arrivare alla Porta dei Borsarii, e poi tornare indietro fino a Piazza dei Signori.

La caccia al tesoro è divertente! Certo, non bisogna farsi prendere dalla smania e dalla fretta di risolvere in fretta gli enigmi e soprattutto di raggiungere velocemente le varie tappe, altrimenti si perde proprio il senso che questa guida così particolare vuole ispirare: osservare, non limitarsi ad una visione dei monumenti da turista mordi e fuggi, ma al contrario concedersi uno sguardo attento ai dettagli: e chi se lo scorda ora che sul muro della casa di Romeo c’è una formella che rappresenta Romeo che fugge da Verona?

La formella con Romeo che fugge da Verona, sul muro della "casa di Romeo"

La formella con Romeo che fugge da Verona, sul muro della “casa di Romeo”

Il nostro anniversario non poteva essere festeggiato in modo migliore! Perfetto stile Viaggimarilore, con una gita fuoriporta in una città romantica per vocazione, con quel pizzico di innovazione che fa di questa giornata qualcosa di indimenticabile. Cari innamorati, vi abbiamo dato un’idea? 😉