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WEEK-END IN LONDON: UN FINE SETTIMANA DI “APPUNTAMENTI” MANCATI

Ecco l’atteso Diario di Londra, diario che nelle intenzioni doveva contenere tutte le belle sensazioni suscitate dalla nostra visita nella capitale britannica qualora avessimo visitato tutto ciò che avevamo proposto nell’anteprima di viaggio.

london

Ahimé non è andata così: spesso abbiamo dovuto modificare i nostri programmi, tagliando per cause di forza maggiore ciò che la pioggia ci avrebbe impedito di godere appieno (v. Camden Town) e vedendoci sfumare le due ragioni principali per cui siamo corsi a Londra: I Coniugi Arnolfini di Van Eyck, dipinto fiammingo fondamentale nella storia dell’arte europea, e il Brahma Museum of tea and coffee, una piccola chicca che desideravo fortemente visitare, data la mia passione forse esagerata per i té, e che invece non abbiamo trovato, nonostante avessimo l’indirizzo giusto e tutte le indicazioni stradali ci portassero lì dove doveva essere. Che sia imploso sotto il manto stradale? di certo gliel’ho augurato dopo che ho rinunciato definitavemente alla sua ricerca. Mi sono consolata con un sacco di té twinings, di quello che in Italia non viene importato, o non ancora, come il té verde al mango, o gli infusi particolari, o il té bianco alla melograna…

poteva andare meglio, non c’è dubbio. Comunque non credo che questo week-end alla fin fine sia tutto da buttare.

Ecco a voi il diario del nostro week-end a Londra!

PRIMO GIORNO primo tormento: ridateci I Coniugi Arnolfini!!!

DOMENICA DA DIMENTICARE: ridateci il Brahma Museum!

ULTIMO STEP: Westminster e gli scoiattoli del St. James’ Park

PRIMO GIORNO primo tormento: ridateci I Coniugi Arnolfini!!!

4/10/2008

Chi viaggia di solito lo fa con uno scopo: ha degli interessi, cerca e vuole vedere di persona dei luoghi precisi, che gli stimolano la curiosità, che gli ricordano qualcosa, che semplicemente sono fonte di ispirazione, o che sono strettamente legati ad un elemento importante della propria vita.

Sono stata a Londra già qualche anno fa. Era stato un week-end, avevo visto parecchio ma sentivo che mi mancava qualcosa, che la mia visita era stata incompleta. Così, quando Lorenzo mi ha proposto la possibilità di volare a Londra per i primi di ottobre non me lo sono fatta ripetere due volte e cosi nel giro di 24 ore avevamo già prenotato aereo e hotel per il primo finesettimana di ottobre.

E così siamo qui, all’aeroporto di Firenze, in attesa del volo Meridiana per London Gatewick.

L’aereo decolla, io me la ronfo serena (ci siamo alzati alle 5 stamattina!), e in un attimo giungiamo in UK, dove, ci informa la suadente voce dell’assistente di volo, la temperatura a terra è di 3°C. Cosa???? Siamo pazzi? 3°? E a gennaio quanti sono allora, mi chiedo? Odio il freddo, soprattutto quando non me lo aspetto. Vabbè, pazienza, me ne farò una ragione.

In due minuti il bagaglio è scaricato, e noi ci appropinquiamo al trenino che da Gatewick porta a Victoria Station, in pieno centro di Londra. Il trenino attraversa la bella campagna inglese, i suoi paesini con le casine in mattoni rossi e il tetto a forte spiovente che sembrano finte…molto bello il panorama, peccato il grigiore cui non potrò mai abituarmi, visto che ne vengo dal bel paese dove splende sempre il sole!

Arriviamo a Victoria Station e prendiamo la metro per Earl’s Court, carinissimo quartiere residenziale in cui già all’epoca del mio primo viaggio avevo trovato dimora: quella volta ero stata alloggiata al Wembar Hotel, un alberghetto senza troppe pretese tenuto da un iraniano molto simpatico e socievole. Questa volta siamo poco distanti, in una traversa di Earls Court road. Il quartiere è splendido, palazzine tutte uguali bianche o rosse con gli ingressi che si affacciano sulla strada circondati da colonnine eleganti e con i caratteristici seminterrati.

Senza por tempo in mezzo ci buttiamo di nuovo in metropolitana. Prima tappa: Notting Hill e Portobello Road. Il nostro piccolo sogno sarebbe vedere la mitica libreria di viaggi in cui lavorava Hugh Grant nel film che ha resto famosa questa zona di Londra, ma effettivamente non la cerchiamo con troppo impegno, e quindi rinunciamo presto alla ricerca, mentre ci buttiamo in quella bolgia che è Portobello road invasa dai turisti il sabato mattina. Tante botteghine, negozietti e bancarelle affollano quest’unica lunga via, bancarelle di tutti i tipi, non ultime quelle che ti cucinano qualunque cosa, la paella per esempio, o che ti vendono dolciumi di ogni forma e dimensione. E ad una di queste ci procuriamo il pranzo: un muffin gigantesco, io al cioccolato, Lorenzo ai frutti di bosco. Passiamo qui tutta la mattina, poi ci buttiamo in centro, dove a Trafalgar Square ci aspetta la visita alla National Gallery, per andare a rendere omaggio al dipinto che da sempre ci affascina, che adoriamo come il più grande capolavoro che mai sia stato dipinto: I coniugi Arnolfini di Van Eyck. Entriamo, risoluti alla ricerca della sala 55 dove il quadro è esposto. Per la cronaca, alla National Gallery, come anche al British Museum, non si paga l’ingresso. Attraversiamo tutta la sezione di pittura italiana del Duecento: bella, eh, ma tutto quest’oro, queste madonne e questi cristi in croce dopo un po’ stuccano. E poi noi abbiamo altro cui pensare. Ed eccoci, finalmente, a varcare la soglia della sala 55…

I Coniugi Arnolfini

I Coniugi Arnolfini

“Ehm, ma sei sicuro che sia qui? Qui non c’è!” “Cosa???” Esatto, I Coniugi Arnolfini si sono temporaneamente trasferiti: dal 15 ottobre sono in mostra altrove per cui non ci è possibile vederli. Da questo momento la nostra giornata non è più la stessa. L’umore ne risente, la borsa pesa sulle spalle, le gambe diventano pesanti e girare per la piancoteca più famosa d’Inghilterra diventa una sofferenza. Peccato, perché non mancano le opere di pregio, da Giovanni Bellini al Veronese, alla Vergine delle Rocce di Leonardo, a Caravaggio, e poi, cambiando epoca, a Turner, a Degas, a Van Gogh.

E vabbè. Dopo tre ore di giri sconsolati e non troppo motivati usciamo dalla National Gallery senza voltarci indietro e cominciamo a girovagare. Andiamo sullo Strand, il lungo viale che si diparte da Trafalgar Square, sul quale dovrebbe affacciarsi la storica rivendita della Twinings (perché si sappia fin da ora, io sono tornata a Londra essenzialmente per il té). Niente da fare, non lo troviamo, ma forse anche questa volta abbiamo guardato con scarsa attenzione, chissà! Comunque il negozio Twinings mi interessa relativamente ora, dato che il mio obiettivo è andare al  Brahma Museum of Tea and Coffe, che abbiamo in programma domani. I té Twinings alla fine qui si trovano un po’ dappertutto, mentre il museo del té è unico!

Girovaghiamo un po’, quasi senza meta mentre le ore del pomeriggio trascorrono veloci. Camminando camminando ci troviamo in Covent Garden, il mercatino coperto caratteristico che sembra provenire da un altro pianeta tanto è estraneo al resto della città circostante: colorato, accogliente, non ha niente a che vedere con i grigi palazzi intorno. Girando girando finiamo a ChinaTown, poi a Soho, ricco di ristorantini etnici di ogni sorta, menu, dimensioni e prezzi.

londra

Andiamo ancora a Piccadilly Circus, quindi, dato che ormai si è fatto tardi, torniamo verso Earl’s Court, per rinfrescarci (o meglio, riscaldarci, visto il clima freddo e umido che c’è in giro) un attimo in hotel prima di andare a mangiare in un pub. In hotel, a dispetto delle nostre aspettative, troviamo una stanzetta freddissima ad accoglierci. Ancora più infreddoliti, e anche decisamente affamati, visto che a pranzo abbiamo mangiato un solo muffin, usciamo e andiamo a cercare il pub O’neills, nel quale ero già stata la volta scorsa a Londra, ma in cui non ero mai riuscita a mangiare, perché la cucina aveva chiuso troppo presto. Questa volta invece siamo in tempo. è prestissimo, ancora non è finita la partita del Manchester United, per cui il locale è pieno, ma riusciamo comunque a trovare un tavolo per sederci. Dopo mille traversie per capire come fare ad ordinare (viene un cameriere? Vado io? Non ci considera nessuno..no, ha detto che passa tra un attimo..ma in realtà no..vabbè, ho capito, vado!), Lorenzo prende la situazione in mano e va al bancone ad ordinare. Torna con due bei bicchieroni di Guinnes rossa (eh sì, proprio rossa!) e dopo una discreta attesa arrivano i nostri bei piatti: personalmente mi sbafo un cheeseburger gigante con contorno di patate fritte e una splendida e infinita jacked potato. Finire la cena è impegnativo, ma ce la facciamo con onore. E quando arriviamo in hotel, addormentarsi sul letto senza neanche mettersi il pigiama è un attimo.

DOMENICA DA DIMENTICARE: ridateci il Brahma Museum!

5/10/2008

È domenica mattina. Il British Museum apre alle 10, per cui noi ci alziamo con calma per essere poco dopo l’apertura pronti a scattare verso i marmi del Partenone.

Al British al momento è allestita una mostra che pare essere l’evento archeologico dell’anno: “Hadrian Empire and Conflict”, mostra sull’imperatore romano Adriano, quello che fece costruire il famoso Vallo in terra britannica e che soprattutto è noto per il suo amore omosessuale col bellissimo Antinoo. Vorrei tanto visitare la mostra, davvero, ma mi blocco davanti al prezzo: 12 sterline: alla faccia! Purtroppo il programma della giornata è talmente concentrato che siamo obbligati a tagliare qualcosa e quel qualcosa si rivela inevitabilmente la mostra. Pazienza, ne farò a meno. Ci buttiamo allora nella visita delle sale di uno dei musei più famosi del mondo. La prima sala avrebbe la stele di Rosetta. Dico “avrebbe”, perché in realtà non la si riesce a vedere, dato che già alle 10 una folla di affamati visitatori la assalta da tutti i lati. Incredibile come una pietra iscritta, per quanto importante, possa attirare su di sé tutta questa attenzione. Ma la spiegazione è semplice: è la prima opera in mostra. Poi la folla si disperde disordinatamente nelle sale, che ospitano dapprima la collezione egizia, poi quella babilonese-assira, poi quella greca e soprattutto la collezione dei cosiddetti Marmi Elgin, ovvero i marmi del Partenone, le statue dei frontoni e i rilievi del fregio e delle metope, realizzati sotto lo sguardo e la guida del più grande scultore di tutti i tempi, Fidia.

I marmi Elgin sono fonte periodicamente di contrasti col governo greco, che a più riprese ne ha preteso la restituzione da parte del British, il quale, ovviamente, fa orecchie da mercante: giustamente, perché i marmi all’epoca furono portati via da Atene legalmente, ma soprattutto, ciò che a mio parere più conta, la loro sistemazione attuale è frutto di un evento che è entrato ormai nella storia dell’archeologia. E questo è quanto.

marmi elgin british museum

I marmi del Partenone al British Museum

Continuiamo la visita nelle sale sumera, greca, magnogreca, etrusca e romana. Infine decidiamo di andare via, perché il nostro programma prevede, a questo punto, ora di pranzo inoltrata, di andare a pranzare a Camden town, dove si trova un simpatico e caratteristico mercatino all’aperto presso il quale è anche possibile mangiare cucina etnica. Ma piove, e il progetto del pranzo nel mercatino all’aperto salta miseramente. Optiamo allora per il pranzo a Soho, in uno dei ristorantini etnici visti ieri. Finiamo in un ristorante tailandese che ad una cifra modica fa mangiare a buffet. Accompagnando il tutto con un buon té verde al gelsomino mangiamo pietanze di cui a stento in qualche caso riusciamo a capire gli ingredienti: per certi aspetti ci sembra di essere tornati al Mongolian Barbecue di Malta, dove non sapevamo cosa stavamo mangiando.

Finito il pranzo, che ci ha rimesso al mondo, è il caso di dirlo, andiamo verso il London Bridge, sul Tamigi, all’estremità della City. Da qui, nonostante la nebbia, si gode la vista del Tower Bridge, il ponte di sicuro più caratteristico della città, che si collega alla Torre di Londra, dove sono custoditi i gioielli della corona. Attraversiamo dunque il Tamigi (inutile dirlo, abbiamo definitivamente rinunciato a Camden Town) e andiamo a caccia del Brahma Museum of tea and Coffe, nel qualeho riposto tutte le mie aspettative. L’indirizzo è Southwark Street, 40; e infatti mentre ci avviciniamo, in questa zona che sembra quasi una periferia malfamata tanto è degradata rispetto ai bei palazzi che si affacciano sul Tamigi, le indicazioni stradali ci dicono che ci stiamo avvicinando alla meta. Southwark Street 36, 38, ..42, 44, 46…fermi tutti, ma dov’è il 40? Dov’è il civico 40? Percorriamo questa strada 15 volte, le indicazioni da una parte e dall’altra ci mandano sempre nello stesso punto, ma il civico 40 non esiste, al suo posto, ammesso che sia il suo posto, c’è un anonimo negozio di vernici. Sembra un incubo. Il museo del té è palesemente imploso sotto il manto stradale per nascondersi alla nostra vista, non c’è dubbio! Dopo mezz’ora a girare intorno finalmente desistiamo dalla ricerca, e torniamo verso il Tamigi, mentre il mio umore diventa grigio come il cielo di questo pessimo pomeriggio e mi viene quasi da piangere dalla rabbia: una cosa sola desideravo tantissimo visitare, ed era questo piccolo museo e invece cosa succede? Non riesco a trovarlo! Roba da non credere. La giornata per quanto mi riguarda non sarà più la stessa. Tanto valeva restare al British a vedere la mostra su Adriano, almeno avrei speso da qualche parte le sterline che avevo tenuto da parte per il Brahma Museum. Che sfiga nera. Un’incazzatura così non mi era mai capitata quando sono in viaggio. E questa, unita alla delusione di ieri per esserci persi I Coniugi Arnolfini, sta compromettendo terribilmente le impressioni che riporteremo a casa di questo week-end di “appuntamentimancati.

Sul Tamigi vediamo da vicino il Globe Theatre, il teatro in cui si esibiva Shakespeare, rimasto nella stessa sede e restaurato mantenendo però l’impianto originale: molto carino tutto bianco circolare e con le assi di legno a vista. Una notevole chicca per questa città.

globe theatre

Il Globe Theatre

Poco prima della Tate Modern imbocchiamo un ponte con il quale attraversiamo il Tamigi alla volta di Saint Paul Cathedral, famosa nell’immaginario collettivo non per essere la chiesa principale di Londra dopo Westminster, ma perché il film Mary Poppins l’ha resa immortale: ricordate la vecchina che dà da mangiare ai piccioni? Stava seduta proprio lì, sulla scalinata della cattedrale: dona, dona due penny anche tu! Oggi non c’è traccia né di vecchine né di piccioni, entriamo in chiesa, che essendo domenica tiene chiusa ai visitatori la parte più importante, ovvero la cripta che accoglie tombe di personaggi famosi come Lawrence d’Arabia e un memoriale di Churchill. La cosa aberrante è che nel piano della cripta, visibile attraverso una grata nel pavimento della chiesa, è aperto un ristorante. Ora, da che mondo è mondo non si è mai visto che all’interno di una chiesa ci sia un ristorante! Personalmente lo trovo disgustoso e totalmente fuori luogo. Ma gli inglesi, si sa, alle volte sono proprio strani.

Saint Paul

La cattedrale di Saint Paul

È in Saint Paul Cathedral che ci viene l’ispirazione per la nostra prossima tappa: Temple church, sul percorso che Dan Brown fa fare ai suoi protagonisti nel Codice Da Vinci in quel di Londra. Non abbiamo idea di dove sia, ma la fermata della metro, poco distante, che si chiama Temple, ci mostra senza alcun dubbio che siamo sulla pista giusta. Meraviglia delle meraviglie, ci troviamo alla fine dello Strand dove ieri cercavamo senza successo la Twinings. E, meraviglia delle meraviglie, troviamo la Twinings! La fortuna ha ripreso a sorriderci? Non più di tanto, perché il negozio è chiuso, dato che è domenica. Ma perlomeno sappiamo dove venire domani mattina presto a spendere le mie ultime sterline. La Twinings si trova di fronte al bellissimo complesso gotico della Court of Justice, imponente, maestoso e svettante di guglie. E poco più in là si trova, ben nascosto, il cancello che cela l’ingresso a Temple Church che è, udite udite, chiusa! Ma Temple Church è spesso chiusa, persino Dan Brown sottolinea che i suoi protagonisti se la fanno aprire appositamente. Sono da poco passate le 18. Che si fa? Proviamo ad andare da Harrods! Ma prima andiamo in Oxford street dove stamattina, passando, ho individuato un altro negozio di té, Whittard, che ha un sacco di cosine interessanti e un’atmosfera così familiare che è un piacere fare shopping! Poi metro, stazione di Knightsbridge ed eccoci davanti ad harrods, l’altra attrazione di Londra da non perdere. Ma, guarda un po’, la domenica chiude prima! Niente Harrods. Torniamo a Earls Court, va’, vediamo di non perdere almeno l’ora di cena.

Desolati, a Earls Court andiamo a mangiare in un pub bello e caratteristico, Le Trobadour, segnalato anche dalla Routard come uno dei posti da non perdere se si vuole mangiare bene. E così è: fish and chips for all e apple crumble per dessert. E almeno abbiamo affogato nel cibo i nostri dispiaceri.

ULTIMO STEP: Westminster e gli scoiattoli del St. James’ Park

6/10/2008

Ultimo giorno a Londra. Colazione in hotel, check out e via per le avventure di oggi. Cosa potrà succederci di terribile oggi? Il dubbio lo abbiamo, effettivamente.

La prima tappa è, dunque, il negozietto della Twinings, una lunga galleria che sta lì dal 1706 con gli scaffali alle pareti sui quali stanno le confezioni di té che io comincio a saccheggiare: la delusione per non aver trovato il Brahma Museum è ancora forte e siccome sono donna e quando sono triste ho bisogno di fare shopping, questa volta invece che buttarmi sui vestiti mi tuffo nel té.

twinings

Il negozio Twinings sullo Strand

Dopo questa bella e soddisfacente spesa ci dirigiamo verso Westminster. Usciamo dalla metropolitana e ci troviamo davanti il Big Ben e il Parlamento, che brillano al sole inspiegabile di questa giornata. È la prima volta che vediamo il sole dacché siamo arrivati a Londra.

big ben london

Che bisogno c'è di didascalie? Il Big Ben!

Ed ora Westminster! L’ingresso costa ben 12 sterline, ma ne vale la pena, in quanto all’interno viene fornita una fin troppo approfondita audioguida che spiega passo passo ogni singola cappella, statua, monumento, memoriale, tomba, altare… Westminster è semplicemente splendida, grande e strapiena di segni della grandezza dei re di cui era ed è l’espressione. Ovunque marmi colorati e non, oro e legno, decorazioni complesse, volte ardite, tombe di re e regine, ma anche di Shakespeare, di Walter Scott, di Dickens… chi offre di più? e poi i monumenti funebri…come rimanere insensibili di fronte alla tomba di Newton..se pensiamo a quante volte l’abbiamo maledetto e gli avremmo aver voluto tirare noi una mela in testa per quella storia della gravità, ed ora invece siamo davanti al suo sepolcro..che sensazione strana…

Quando usciamo da Westminster è quasi l’ora del cambio della guardia a Backingham Palace, evento mondano cui assistono centinaia di persone, turisti ovviamente, che fremono nell’attesa di veder sfilare la banda con la sua caratteristica divisa e l’ancor più caratteristico elmo. Per arrivare a Backingham Palace costeggiamo St. James’ Park, e facciamo la conoscenza con gli abitanti più simpatici del parco, gli scoiattoli, che vengono letteralmente in mano ai passanti per cercare da mangiare. Che buffe ed eleganti bestiole!

Arriviamo nella piazza gremita antistante il palazzo reale proprio mentre stanno sfilando i soldati che danno il via al cambio della guardia. Il cambio della guardia è lo spettacolo di gran lunga più noioso e dispersivo cui abbia dovuto assistere negli ultimi tempi. Mi direte che non nasce per essere uno spettacolo per il pubblico, e avete ragione, ma tra la folla assiepata contro le cancellate, che non permette di vedere niente, e l’impossibilità di avere un punto di vista unitario in quella piazza ha svilito totalmente un momento importante com’è invece il cambio della guardia. O forse sono io che sono ipercritica perché ho ancora il dente avvelenato da ieri.

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Il cambio della guadia a Backingham Palace

Finita tutta la cerimonia ci inoltriamo in St. James’ Park, polmone verde paradisiaco all’interno della città, con il boschetto per gli scoiattoli e il fiumiciattolo per anatre di ogni specie. Sul ponte che attraversa il fiumiciatolo, se da un lato sullo sfondo si vede Backingham Palace, dall’altra parte si vede un palazzo bellissimo, quasi un castello delle fate. In realtà si tratta di un palazzo governativo non meglio identificato (da me), che però ha comunque un gran fascino. Milioni di foto agli scoiattoli, qualcuna alle oche e ad un buffo pellicano comodamente seduto su una panchina accanto ad esseri umani normali che leggono il giornale. Un bel momento. All’ora di pranzo decidiamo di mangiare direttamente nel parco; poi ci dirigiamo verso Harrods: oggi è aperto fino a tardi.

st. james park london

Un pellicano tra i turisti a St. James Park

Harrods è l’ultima meta del nostro week-end. Sei piani di negozio, gioielli, profumi, pelletteria, abbigliamento uomo donna e bambino, casa, giocattoli, cartoleria di lusso, gift shop e immancabile, e di classe, il reparto food and beverages, che dà delle grandi soddisfazioni a vedersi. E troppo tardi ci viene in mente che avremmo potuto pranzare qui, accidenti. Ma tanto per cambiare, questo è il viaggio delle occasioni mancate.

Torniamo in hotel a recuperare le valigie, da qui andiamo a Victoria Station dove il trenino ci porta a Gatewick, quindi arriviamo in aeroporto. Check-in, metal detector accuratissimo (ci fanno togliere anche le scarpe) e infine gli ultimi penny da spendere al duty free. Che ci compriamo? Ciò che sicuramente non ci deluderà e che ci terrà compagnia in aereo durante il viaggio di ritorno: due muffin belli e grossi, come piacciono a noi. L’aereo decolla, balla un po’ durante il volo, atterra a Firenze by night.

Finisce così il nostro viaggio a Londra.

Credo che sia la prima volta che non uso toni entusiasti per un diario di viaggio, ma effettivamente tutto ciò che desideravamo di più vedere e fare per un motivo o per l’altro non siamo riusciti ad ottenerlo, c’è sempre stato qualcosa che è andato storto. È un vero peccato, perché se è vero che in generale si identificano le città con il ricordo che se ne ha, allora Londra rischia di finire abbastanza in basso nella nostra classifica delle città europee. È un peccato, davvero.

Vabbè, pazienza, quello che è stato è stato. Dove andiamo la prossima volta? 🙂