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Diario di viaggio lungo le strade della Spagna del Sud – Barcellona

1/06/2016

La Barcellona di Gaudì

La terrazza serpentiforme di Park Guell

La terrazza serpentiforme di Park Guell

Il nostro itinerario odierno abbandona il medioevo e gli splendori architettonici del gotico per saltare di parecchi secoli all’altra corrente architettonica che ha reso celebre Barcellona nel mondo: il Modernisme.

Cominciamo con un luogo simbolo: Park Güell. Arriviamo in cima dopo una lunga salita dalla fermata metro di Vallcarca, ma la vista sulla città ci ripaga della fatica (nessuna paura: gran tratto è coperto da scala mobile). Il parco, che ospita la Casa Museo Gaudì e che è famoso perché qui Gaudì ha dimostrato di essere anche un architetto del paesaggio, recentemente ha sottoposto a bigliettazione (quindi a pagamento) l’accesso alla parte più spettacolare del parco: la grande terrazza con la panchina decorata a mosaico di azulejos, la sala ipostila sottostante e il lucertolone. La coda per accedere al cuore di Park Güell è lunga, ma vi assicuro che è più lunga quella per entrare alla Sagrada Familia.

La bella struttura del Mercat de SantìAntoni, attualmente in restauro

La bella struttura del Mercat de SantìAntoni, attualmente in restauro

Prima, però, andiamo a pranzo da tutt’altra parte della città, al Mercat de Sant’Antoni. La bellissima struttura in ghisa del primo Novecento è in ristrutturazione. Il mercato è stato ricavato nella strada antistante, ed è qui che io mangio la piattata di frutti di mare più divertente degli ultimi anni.

Dopo pranzo torniamo sulla Ruta del Modernisme: sul Passeig de Gracia ci limitiamo a contemplare le facciate di Casa Amatller, Casa Batllò e della Pedrera, quindi, in una via limitrofa, quella di Casa Les Punxes; sono tutte capolavori del Modernismo, ognuna eccentrica a suo modo, ognuna assolutamente imperdibile. Di queste, Casa Les Punxes è forse la meno nota. Tuttavia si fa ricordare, con le sue torrette e le guglie, e le decorazioni a fiori di ghisa sul corrimano delle scale nell’ingresso.

Infine, all’ora prescritta dal biglietto, entriamo alla Sagrada Familia.

La Sagrada Familia vista dal parco retrostante

La Sagrada Familia vista dal parco retrostante

Tappa fissa di ogni viaggio a Barcellona, la Sagrada Familia non è mai identica a se stessa: procedono infatti i lavori di costruzione e di restauro dell’edificio. In effetti entrando al suo interno non colpisce tanto la sacralità del luogo, quanto piuttosto l’aspetto di eterno cantiere. Per la prima volta ho fatto caso ad una chiesa sottostante, effettivamente usata per le funzioni religiose. Per il resto, invece, la Sagrada Familia è il monumento di se stessa: la luce del suo interno, i colori delle sue vetrate, la selva di colonne che imitano davvero tronchi di alberi, il soffitto luminoso, le torri cui nel 2003 ancora si poteva accedere e oggi no, tutto ciò contribuisce ad accrescere il mito della chiesa e di Gaudì.

L’apparato scultoreo delle due facciate esterne, poi, è qualcosa di commovente per la cura dei dettagli e l’attenzione all’esattezza evangelica. Gli insetti sul portale della chiesa sono invece un esercizio di stile che ci ricorda quanto l’architettura di Gaudì derivi dall’osservazione della natura. All’estro e al genio di Gaudì si sommano le esperienze e l’apporto di altri artisti che in anni recenti si sono avvicendati alla realizzazione delle decorazioni esterne. Per questo gli stili delle due facciate sono così differenti, anche se entrambe molto aderenti al racconto dei Vangeli.

La sera a cena restiamo in zona: La Paradeta, un posto nel quale scegli il pesce che vuoi e loro te lo cucinano. Roba da farci l’abbonamento.

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Diario di viaggio: lungo le strade della Spagna del Sud – Barcellona

Un dragone cinese, un ombrello e un lampione: bizzarre decorazioni moderniste su un palazzo de La Rambla di Barcellona

Un dragone cinese, un ombrello e un lampione: bizzarre decorazioni moderniste su un palazzo de La Rambla di Barcellona

31/05/2016

Ritorno a Barcellona

Né di Venere né di Marte ci si sposa o ci si parte. Ma noi, in sommo spregio dei luoghi comuni, partiamo proprio di martedì. Aereo da Pisa Aeroporto per Barcellona El Prat con Vueling.

Per la verità un imprevisto del martedì c’è stato: il Terravision delle 9 che avevamo prenotato è stato soppresso. Risultato: siamo corsi ai ripari acquistando all’ultimo minuto il biglietto della compagnia alternativa Autostradale. Comunque siamo arrivati in aeroporto e il viaggio è andato bene: alle 15.30 siamo sull’Aerobus da El Prat a Barcellona. L’Aerobus è wi-fi munito: un servizio non da poco.

La nostra camera, al Pension 45, è in una traversa della Rambla appena sotto Plaza de Catalunya: posizione comodissima che si fa perdonare il disagio di non avere il bagno in camera. Non possiamo aspettare, e ci buttiamo subito in strada.

Il Mercat de la Boqueria

Il Mercat de la Boqueria

La strada è la Rambla, ovviamente: la lunga via pedonale che da Plaza de Catalunya arriva fino al Port Vell. La prima tappa obbligata è il Mercat de la Boqueria. Rispetto alle altre occasioni in cui vi ero stata (l’ultima nel 2007), questa volta l’ho trovato troppo troppo turistico. Forse oggi ho più esperienza di mercati, non so, ma l’ho trovato privo di quella genuinità che ci si aspetterebbe da un posto del genere. Ci ributtiamo sulla Rambla, una deviazione verso Santa Maria del Pi, chiesa gotica forse meno nota, ma che non ha niente da invidiare alle altre chiese del Barri Gotic, fino a Plaça Reial, un’elegante piazza quadrangolare con portici, palme e caffé, quindi concludiamo la discesa della Rambla presso il Mirador di Cristobal Colon, la grande colonna sopra la quale Cristoforo Colombo ci indica col braccio puntato la via delle Indie per “buscar el Levante por el Poniente“.

omaggio a un trasportatore di pietre sul portone di Santa Maria del Mar

omaggio a un trasportatore di pietre sul portone di Santa Maria del Mar

Percorriamo il lungomare fin quasi a Barceloneta, dopodiché ci sorprende la pioggia e non possiamo far altro che ripararci nel quartiere della Ribera, nella chiesa di Santa Maria del Mar, forse il mio luogo preferito di Barcellona. La chiesa è stupenda: ogni pietra è il sudore di uomini che per voto e disperazione ogni giorno nel Medioevo salivano alla montagna del Montjuic e si caricavano un blocco di roccia sulle spalle, quindi lo portavano fino al mare, dove gli scalpellini lo riducevano in blocchi di pietra, che i muratori assemblavano, via via ad ottenere questo sobrio e commovente capolavoro del gotico. Proprio le figure di due di questi anonimi portatori di pietre animano il portone della chiesa. La storia della costruzione è ben narrata ne La Cattedrale del Mare di Ildefonso Falcones.

Smette di piovere poco dopo, e ci rimettiamo in marcia. Entriamo nel Barri Gotic, ma ad accoglierci sono i resti delle mura romane della città, talmente interate nel tessuto urbano stratificato che nessuno ci fa più caso. Un altro segno del passato più antico di Barcellona è nascosto sotto il pavimento della piccola chiesa dei Santi Martiri Giusto e Pastore: essa sorge infatti sui resti di un grande battistero paleocristiano di VI secolo d.C.

la cattedrale di Barcellona

la cattedrale di Barcellona

La cattedrale di Barcellona è poco distante. Anch’essa sorge vicino ai resti delle mura e dell’acquedotto romano. Dietro di essa, invece, l’archivio storico di Barcellona apre su un patio che ha un che di arabeggiante, un’oasi di pace con un bel terrazzo da cui si ammira il campanile.

La nostra giornata si conclude con una cena nel Barri Gotic, una passeggiata fino alla darsena e all’imbarco traghetti verso le Baleari, e infine la risalita lungo la Rambla fino alla nostra pensione. Per oggi è tutto, buonanotte.

La buca delle lettere dell'Archivio storico di Barcellona, vicino alla cattedrale

La buca delle lettere dell’Archivio storico di Barcellona, vicino alla cattedrale

Diario di viaggio lungo le strade della Spagna del Sud – Vilafranca del Penedes e Tarragona

Palau de la Musica Catalana, Barcellona

Palau de la Musica Catalana, Barcellona

2/06/2016

In Catalogna non c’è solo Barcellona.

Ultima mattina a Barcellona. Per colazione andiamo a procurarci frutta al Mercat de la Boqueria, poi ci inoltriamo nel Barri Gotic, facendoci guidare dai nostri piedi, tenendo come riferimento solo la direzione della Rambla. Passo dopo passo, soffermandoci di tanto in tanto a contemplare la facciata di qualche bel palazzo, arriviamo fin davanti al Palau della Musica Catalana, l’ultimo capolavoro modernista della città nel quale ci imbattiamo.

La mattinata scorre veloce, è già ora di pranzo, dopodiché dovremo tornare in aeroporto, dove ci aspetta la nostra auto a noleggio (presa con Hertz, tramite Rentalcar.com). Pranziamo al Mercat de la Boqueria, quindi recuperiamo le valigie e ci dirigiamo in Plaça de Catalunya per prendere l’Aerobus.

In aeroporto recuperiamo la macchina, una Opel Adam color cioccolato.

Il vero viaggio inizia ora!

La prima meta del nostro tour della Spagna è Tarragona. Prima però, ci concediamo una deviazione nell’interno, fra i vigneti che fanno capo alla piccola e assolata (e addormentata) Vilafranca del Penedès. La cittadina è nota anche per i Castellers, coloro che per le feste religiose costruiscono piramidi umane ai limiti della sicurezza e dell’incolumità fisica. Quella dei Castellers dev’essere una pratica diffusa nella regione: anche a Tarragona è praticata e ritenuta importante, tanto da essere ricordata da un monumento lungo la sua Rambla. Vilafranca non è all’altezza delle nostre aspettative: la siesta regna sovrana, tutto chiuso eccetto qualche bar che però non propone vino! I pochi rivenditori aprono alle 18, tra l’altro, così come le cantine del territorio (così ci informano al Tourist Office). Ci sarebbe il Vinseum, il museo del vino dirimpetto alla bella chiesa del borgo. A questo punto, però, preferiamo proseguire per il nostro itinerario.

L'anfiteatro romano di Tarragona

L’anfiteatro romano di Tarragona

E così nel pomeriggio inoltrato arriviamo in un’assolata Tarragona. Parcheggiamo nel centro della città (non lo fate: costa tantissimo!), ma puntiamo subito all’anfiteatro romano della città, vista mare e splendidamente conservato. L’anfiteatro, Patrimonio dell’Umanità UNESCO, è visitabile ed è uno dei siti archeologici più noti di Spagna. La sua storia millenaria vede la sua nascita nel II secolo d.C., il martirio di tre santi cristiani nel III secolo d.C., l’abbandono e il sorgere di una chiesa di epoca visigota nel VI secolo d.C. nel bel mezzo dell’arena, quindi la costruzione di una chiesa più grande e infine di un monastero. Queste pietre ne hanno di storie da raccontare, e il mio occhio da archeologa è a dir poco affascinato. Tarragona, anticamente Tarraco, ha conservato tantissime testimonianze del suo passato romano, ma l’anfiteatro è senza dubbio il più importante, perciò limitiamo la “quota archeologia” solo a questa visita.

Tarragona, in piazza della Cattedrale

Tarragona, in piazza della Cattedrale

Ma il centro storico di Tarragona ha molto altro da offrire: la cattedrale di Santa Tecla, la più grande della Catalogna, è imponente e bellissima da fuori. Affaccia su una piazzetta gradevolissima da cui scende una scalinata che porta alla viuzza sottostante. Un edificio porticato su un lato della via, sull’altro le murature a vista lasciano intravvedere antiche iscrizioni di cittadini tarraconensi che vivevano qui nei primi secoli della nostra era. Si potrebbe passare ore a cercare di leggere i nomi, di vedere come nulla è andato distrutto, ma solo abilmente reimpiegato. Da qui alla piazza del Foro romano è un attimo: piena di vita, di localini e di tapas bar. Noi però preferiamo un ristorantino tranquillo vicino alla cattedrale: il proprietario parla discretamente l’italiano, colleziona caffettiere e ci racconta parecchie cose sulle pietanze che mangiamo, un po’ come essere a cena da un ospite particolarmente affabile. E la serata non potrebbe concludersi meglio.

Diario di viaggio: lungo le strade della Spagna del Sud – Valencia

3/06/2016

Il nostro hotel, a Tarragona, è poco fuori dal centro storico, ma vicino alla Rambla Nueva, la lunga arteria cittadina che giunge fino al mare. Qui osserviamo un po’ di vita cittadina: il mercatino dell’antiquariato lungo la Rambla, il Mercado Central col suo pesce a poco prezzo.

un'istituzione valenciana, l'Horchateria de Santa Catalina, specializzata in Orchata, la bibita tipica della città

un’istituzione valenciana, l’Horchateria de Santa Catalina, specializzata in Orchata, la bibita tipica della città

Infine partiamo. La nostra prossima destinazione, Valencia, ci attende. È un viaggio piuttosto lungo, che si inoltra nell’interno della regione. Quando entriamo nell’Azahar il territorio si riempie di aranceti. Pranziamo in uno di quei ristoranti lungo la via frequentati dai camionisti, che sono universalmente i migliori per il rapporto qualità/prezzo. E infatti è con la panza piena e soddisfatta che arriviamo a Valencia. Il nostro hotel è lievemente fuori dal centro, ma ben fornito di autobus, ed è così che ci muoviamo, sia oggi che domani. Prima di uscire, però, mi assicuro di non fare code domani all’ingresso dell’Oceanografic, e acquisto online i biglietti per domattina alle 10, all’apertura.

L’autobus 62 ci porta direttamente in centro, in Plaza dell’Ajuntamiento, la grande e scenografica piazza su cui affacciano i due palazzi modernisti del Municipio e delle Poste. Poco oltre, la grande stazione ferroviaria è un altro superbo edificio modernista. Accanto si riconosce l’Arena. Puntiamo verso la Cattedrale, che è un po’ il cuore pulsante del centro storico. Ma prima una sosta è d’obbligo: al Café Santa Catalina, uno dei posti migliori, se non il migliore, per bere un bicchiere di orchata, magari pucciandoci dentro i fartons. L’orchata è una bevanda zuccherosa e densa ottenuta dai semi di chufa, in italiano cipero. È bianca e lattiginosa e si presta benissimo per inzupparvi i fartons che sono dei lunghi dolci di sfoglia, spruuzzati di zucchero a velo. La merenda è fatta, possiamo proseguire.

Porta de los Hierros, la facciata principale della cattedrale

Porta de los Hierros, la facciata principale della cattedrale

Girelliamo un po’ nei vicoli tra Santa Catalina e la Cattedrale. Quindi giriamo intorno alla Cattedrale, nella piazza dietro, la cui fontana rappresenta il fiume di Valencia, il Rio Turia, sottoforma di un giovane uomo nudo e disteso. Il rio Turia è stato deviato in passato dal suo corso all’interno della città. Al posto del letto del fiume oggi c’è un’ininterrotta successione di giardini e parchi pubblici, che ha il suo culmine nella Ciutat de Ciencias y artes di Valencia, un meraviglioso e futuristico complesso architettonico firmato Calatrava: una spettacolare impresa urbanistica, molto ben riuscita, nella quale trova posto tra gli altri, l’Oceanografic.

Dopo le 18.30 la cattedrale apre gratuitamente: approfittiamo dell’occasione e ci infiliamo subito nella cappella laterale che accoglie il Caliz: una coppa di agata rifinita in oro ritenuta il vero Santo Graal. A prescindere dal fatto che si tratti davvero di una reliquia, e dal fascino che l’idea del Graal in sé suscita, questa cappella è davvero suggestiva, e quasi mi disturbano quelle due/tre persone che continuano a scattare foto, quando in realtà ci vorrebbe solo contemplazione. Dal campanile della Cattedrale, il Miguelete, si vede tutto il panorama della città. Quando usciamo facciamo ancora un giro qui nei dintorni: il mercato circolare della Redonda, uno spazio recentemente restaurato e recuperato che ospita alcune botteghe accanto ai negozi di souvenir. Quindi ci allarghiamo all’area del Mercato centrale e della Lonja de la Seda, un tempo sede del mercato della seta, che visiteremo domani. Infine ceniamo in Calle dos Caballeros, una lunga via pedonale che conduce nuovamente dietro la cattedrale. Infine, in Plaza dell’Ajuntamiento, prendiamo al volo l’ultimo bus 62 della giornata.

Plaza de la Virgen, fontana del Rio Turia

Plaza de la Virgen, fontana del Rio Turia

Diario di viaggio lungo le strade della Spagna del Sud – Valencia

Il parco oceanografico di Valencia

Il parco oceanografico di Valencia

4/06/2017

Ci sorprende la pioggia mentre, alle 10, siamo in coda per entrare all’Oceanografic. L’acquario più grande d’Europa fa parte di quello spettacolare complesso urbanistico che è la Ciutat de Sciencias y arte progettato a Calatrava, che è valenciano e realizza per la sua città qualcosa di veramente bello. Nell’Oceanografic si alternano spazi chiusi interrati che ospitano le vasche dei pesci nei vari ecosistemi e spazi aperti nei quali stanno le foche, il coccodrillo, i pinguini. In una voliera a forma di sfera stanno dei coloratissimi ibis. C’è anche un delfinario che a orari prestabiliti fa spettacoli per il pubblico. Le parti più spettacolari sono ovviamente le gallerie, in particolare quella degli squali, dove ci siamo divertiti come bambini, ma a me è piaciuta particolarmente la vasca dei beluga, cetacei bianchi che vivono nell’Artico, che non avevo mai visto prima dal vivo.

Uno dei gargoiles che decorano la Lonja de la Seda

Uno dei gargoiles della Lonja de la Seda

Quando lasciamo l’acquario, decidiamo che dopo aver visto tutti quei pesci, occorre mangiarne! E allora andiamo in centro, al Mercato Central e qui ci fermiamo al Caffé Central, al suo interno. I calamari grigliati sono davvero gustosi, ma girando poi tra i banchi ci facciamo tentare dal formaggio di capra e completiamo così questo pranzo di sapori valenciani. Accanto al Mercato c’è la Lonja de la Seda, il mercato della seta e sede del Consiglio del Commercio cittadino della Valencia del Cinquecento: è un elegante palazzo civile gotico, tuttavia con molti legami con la religione, come la presenza di una cappella e dei gargoiles sulle pareti che qui, come nelle chiese, simboleggiano le varie forme del peccato che non possono stare in un luogo sacro: indicano il valore quasi sacrale dato al commercio e all’onestà degli scambi.

Un ultimo giretto per le vie del centro, poi puntiamo verso l’hotel, dove recuperiamo l’auto e ci rimettiamo in strada. Destinazione Alicante, passando però lungo la costa, la Costa Blanca.

La facciata di una casa di Xavia, con i vasi di fiori sulla porta

La facciata di una casa di Xavia, con i vasi di fiori sulla porta

La Costa Blanca è rinomata per le sue località turistiche. Decidiamo di perlustrarne una tra le tante: Xavìa. Non arriviamo alla spiaggia, però: ci fermiamo nel piacevole centro storico, dominato dalla chiesa-fortezza di San Bartolomeo. Le case hanno alle pareti esterne vasi di fiori che fanno tanto colore e allegria. Davvero un luogo tranquillo, ben distante dalla movida che si vive sulla costa.

Attraversiamo alcuni pueblos, poi l’elegante Altea, vediamo da lontano Benidorm mentre il paesaggio rurale si modifica e verso Alicante diventa brullo e abbandonato, potenziale preda della speculazione edilizia. Arriviamo ad Alicante in notturna. Rimandiamo a domattina l’esplorazione della città.

Diario di viaggio: lungo le strade della Spagna del Sud – Alicante e Cartagena

5/06/2016

Il lungomare di Alicante è una piacevole ed elegante passeggiata. Quando entriamo nella città, però, restiamo un po’ delusi: non c’è molto che meriti la nostra attenzione. In più è domenica, i negozi sono chiusi e i tapas bar non hanno ancora aperto. Ma la vera anima di Alicante la scoviamo più avanti, prendendo la salita che porta al Castillo del Santa Barbara: a mezza costa ci ritroviamo nel Barrio Santa Cruz, un quartierino di piccole casette bianche con i fiori alle pareti che non c’entra niente con la città sottostante, un paesino in cui il tempo sembra essersi fermato. Ci inoltriamo nel quartiere che si abbarbica all’altura sulla cui sommità sorge il Castillo, l’antica medina araba che fu poi conquistata dagli Spagnoli: ancora oggi orgogliosa svetta la bandiera spagnola. Ridiscendiamo la rocca dagli eleganti giardini del Parque de la Ereta, che ridisegnano il pendio in una serie di terrazze fiorite successive, dove regna il colore viola dei fiori di paulonia. Giungiamo alle pendici dell’altura, dove si trova la Cattedrale di Santa Maria e da qui alla bella piazza porticata dell’Ajuntamiento è un attimo. Sotto i portici si svolge un mercatino delle pulci. E noi, ovviamente, ci mettiamo a spulciare. Ma è giunto il momento di ripartire. E ci rimettiamo in marcia: ci attende il primo bagno della stagione.

Il Barrio Santa Cruz ad Alicante

Il Barrio Santa Cruz ad Alicante

Fuori da Alicante attraversiamo un territorio di saline: saline per km e km, paludi nelle quali sguazzano eleganti fenicotteri rosa. Per il resto i centri che incontriamo sono per lo più industriali o agglomerati cresciuti intorno alle spiagge della Costa Blanca. Tra le tante tra cui scegliere ci fermiamo poco dopo Torrevieja e qui, in una caletta sabbiosa, prendiamo il primo sole della stagione. L’acqua è calda e molto invitante per noi accaldati dal viaggio.

Ripartiamo nel tardo pomeriggio e decidiamo di raggiungere Cartagena, che non dista troppo.

Cartagena, il palazzo dell'Ajuntamiento rivolto verso il mare

Cartagena, il palazzo dell’Ajuntamiento rivolto verso il mare

Scegliamo un hotel nel centro storico, proprio davanti alla grande area archeologica Le Molinete. Cartagena, come Tarragona, è una città romana che ha continuato a vivere accanto o al di sopra dei suoi resti più antichi. Passeggiando per il centro, ci si imbatte spesso in rovine romane: l’ampia area del foro e il quartiere adiacente, e poi il grande teatro romano e, più discosto, l’anfiteatro. Cartagena va orgogliosa del suo passato più antico. Ma c’è un aspetto, bizzarro, che ci colpisce: tanti palazzi del centro sono stati abbattuti, creando delle voragini nel tessuto urbano. Però di ciascuno di questi palazzi è stata preservata la facciata! Una legge cittadina vuole che dei palazzi di interesso storico (in centro lo sono pressoché tutti) o che presentano caratteri di pregio, come finestre elaborate, eleganti balconi e balaustre decorate, vengono risparmiate dalla demolizione, mentre il resto dell’edificio è abbattuto. Così sembra di camminare in un set cinematografico. La plaza dell’Ajuntamiento, invece, è molto bella, così come la passeggiata lungomare e lungo le mura.

Restiamo a Cartagena solo stasera, domattina ripartiamo presto anche perché è lunedì e i siti archeologici sono chiusi.

Diario di viaggio: lungo le strade della Spagna del Sud – Almeria e Malaga

La fortezza dell'Alcazaba, Almeria

La fortezza dell’Alcazaba, Almeria

6/06/2016

Purtroppo è lunedì anche per i siti d’interesse di Almeria, la tappa seguente lungo il nostro tragitto. La raggiungiamo in tarda mattinata, dopo aver attraversato un paesaggio brullo e poco accogliente nel quale, nonostante tutto, l’uomo ha cercato di inserirsi. Una città è Lorca, nota per la sua bella fortezza che domina l’autostrada. Mentre scendiamo verso Almeria, invece, il territorio si riempie di serre che creano distese bianche che si spandono per kmq.

Ad Almeria ci accontentiamo di vedere solo da fuori l’Alcazaba, la fortezza araba che dalla sua posizione in altura domina la città e l’ampia base del porto. Pranziamo qui: tapas di pesce che ci rimettono al mondo. La cattedrale/fortezza è l’altro monumento di Almeria che merita la visita. Il giro in città invece è abbastanza veloce anche perché nei pressi dell’Alcazaba il lunedì è tutto chiuso, negozi e ristoranti compresi.

Ripartiamo, alla volta di Malaga.

Lungo il percorso, però, sentiamo il richiamo del mare. Scendiamo ad Almuñecar e ci tuffiamo nel mare di Playa de San Cristobal, una spiaggia di sassolini protetta dal promontorio di San Cristobal. Qui la costa è tutta a calette più o meno grandi e belle. C’è solo l’imbarazzo della scelta. Quando ripartiamo, puntiamo dritti alla prossima meta: Malaga.

Malaga by night

Malaga by night

Malaga ci accoglie in serata. Fa freschino, ma ciò non ci impedisce di fare una lunghissima passeggiata lungo il porto, dalla ruota panoramica alla bella passeggiata di Los Palmas de las sorpresas, uno spiazzo semicoperto sul quale si affacciano ristoranti e musei. In fondo si trova la banchina degli yacht, il Muelle 1, che è un piacevole susseguirsi di boutiques e ristoranti, fino al faro. Rientriamo in città e puntiamo diritti alla splendida cattedrale. Rimandiamo a domattina l’esplorazione del centro storico e dei suoi vicoli. Malaga, poi, è la città dei musei, come orgogliosamente si definisce: la città di Picasso non può non cogliere quest’eredità culturale e punta proprio allo sviluppo di un turismo che sia culturale oltre che semplicemente da spiaggia; in più è una città frequentata da tanti giovani, per cui la sfida dei musei si fa doppiamente interessante.