Visitare il Museo Piaggio a Pontedera

“Ma quant’è bello andare in giro per i colli bolognesi”

A 13 anni a un concorso di educazione stradale vinsi un casco da motorino. Non lo usai mai, perché i miei non volevano che io guidassi il motorino. Non sono vissuta col mito delle due ruote, né tantomeno della vespa, ma quando i Lunapop alla fine degli anni ’90 uscirono con 50 Special mi accorsi che raccontavano la mia adolescenza, anche se non avevo mai guidato un motorino (c’ero salita sopra, però, ma mia madre non lo sa). E ho un ricordo strepitoso: in gita a Praga, in discoteca la sera, 50 Special per tutti i ragazzi italiani che erano lì a ballare.

Poi ho un altro ricordo, questa volta non legato  al motorino, ma al tre ruote: l’Ape da me nel Ponente Ligure andava tantissimo e quando – ero adolescente – fu lanciata l’Ape Cross, tutti i ragazzi che vivevano nell’immediato entroterra del paese volevano assolutamente l’Ape Cross. Preferivano l’Ape al motorino, capite? Una roba che mi ha sempre affascinato, ma che col tempo ho capito: i ragazzi che vivevano nei paesi dell’entroterra, tra campagna e montagna, in borghi di poche case, trovavano il loro orgoglio nel distinguersi dai ragazzi di città (la città sarebbe stata Imperia, eh, o peggio ancora Diano Marina…) ed ecco che l’Ape diventava il segno distintivo, l’orgoglio dei montanari.

Benvenuti al Museo Piaggio di Pontedera

Perché vi ho raccontato queste storie sconclusionate? Per dire che anche se non avete mai guidato un motorino, men che meno una Vespa, questo non è un buon motivo per non visitare il Museo Piaggio di Pontedera.

Il Museo si trova nel quartiere industriale degli stabilimenti Piaggio ed espone una bella e variegata selezione di Vespa, ma anche di Ape e di Moto Gilera, Moto Guzzi e altre moto da collezione.

È un museo davvero per tutti, sia per gli appassionati di motori che per quelli come me, che non hanno mai guidato un motorino, ma che sono comunque curiosi di conoscere un pezzo di storia d’Italia: storia del made in Italy, storia del design, storia dell’ingegneria e del marketing, storia del costume e del boom economico.

La Vespa nasce infatti nel 1946 e accompagna gli Italiani nel primo dopoguerra traghettandoli negli anni ’60 del boom economico. Sono gli anni di Vacanze Romane, quando grazie a Gregory Peck e Audrey Hepburn la Vespa raggiunge Hollywood e la consacrazione mondiale.

Nel Museo Piaggio sono esposti tutti i modelli di Vespa realizzati, più quelli da collezione, come quello di Vacanze Romane, o i prototipi per progetti assurdi, come la Vespa con l’elica, come un piccolissimo elicottero. C’è poi una vespa gigante, la Vespa utilizzata per il giro del mondo, e infine una selezione di Vespa artistiche: come consacrazione del mito, la Vespa, opportunamente rivisitata, è stata esposta anche alla Biennale di Venezia.

Ma oltre alla Vespa c’è di più. Chi non ricorda il mitico Ciao? Un motorino scassatissimo e scarno nelle forme, la cui fisionomia così esile a mio parere contrastava col nome allegro. Eppure nonostante l’anima fragile ha trasportato gagliardamente generazioni di italiani ai quali non interessava il design, ma la funzionalità. E il Ciao non si fermava davanti a nulla.

E poi si arriva alla sezione dell’Ape. Tutte rigorosamente da collezione, dall’Ape carretto siciliano all’Ape riadattata per correre tra le strade di Mumbai: l’Ape è la via di mezzo tra il motorino e il furgoncino, un mix perfetto, una creazione geniale, forse ancora di più della Vespa stessa. Se la Vespa è il trionfo del Made in Italy, l’Ape è la rivincita dei lavoratori, di coloro che non hanno tempo per fare i fighetti, perché hanno bisogno di un mezzo di trasporto utile. E l’Ape, operosa come l’insetto di cui ha il nome, è la sintesi perfetta delle esigenze di chi, fino almeno alla metà degli anni ’90, aveva bisogno di un mezzo da lavoro più piccolo dell’automobile, ma con la possibilità di portare un carico.

E poi c’è la sezione delle moto da corsa, tra esemplari da collezione, come una moto di Valentino Rossi e una di Marco Simoncelli, tra i Gilera e le Moto Guzzi. In questa sezione ammetto che il mio interesse un po’ scema, ma in compenso quello del mio compagno si risveglia ancora di più. Questione di gusti, naturalmente, di interessi e di sensibilità. Esposte come in uno showroom sono oggettivamente tutti esemplari magnifici. E si può sognare di montare in sella e scendere in pista (anche qui un minimo di realtà immersiva non guasterebbe…)

La sala delle moto Gilera

Per concludere, il Museo Piaggio è un museo divertente, nel senso che al suo interno si trascorre del bel tempo in cui ci si distrae e si gioca a riconoscere ora questo ora quel modello, ci si emoziona davanti alle Vespa più belle, ci si lascia andare ai ricordi di gioventù. Per essere ancora più divertente dovrebbe puntare su qualche installazione di realtà immersiva o con qualche postazione interattiva, per rendere l’esperienza al museo ancora più coinvolgente. Il tema si presta. Fossi nei curatori ci farei un pensiero…

8 risposte a "Visitare il Museo Piaggio a Pontedera"

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  1. La visita di questo museo ha riportato indietro nel tempo anche me; come maschietto ero molto attratto da questo mezzo a due ruote, ma mi sono dovuto accontentare di un’altra tipologia affatto in voga ai mieti tempi. E così mi limitavo ad osservali nelle mani di amici e passanti. Poi, l’ubicazione del museo, posto non lontano dalla mia fanciullesca residenza, ha innescato emozioni ancora più forti

  2. Io invece scorrazzo in motorino da quando ho 14 anni e li adoro, soprattutto la mitica vespa, che non passa mai di moda. Mi piace la libertà che danno, l’aria e la pioggia sulla pelle e la possibilità di trovare sempre un posto dove parcheggiarli

    1. Sono tutte sensazioni che non posso provare! Anche perché quando avrei potuto avere la possibilità di andare in motorino a quel punto avevo la patente, tanto valeva guidare l’automobile. E trovare parcheggio, con l’automobile, in città come Firenze prima e come Roma adesso, è un incubo.

  3. La vespa rappresenta davvero qualcosa di più di un semplice mezzo di trasporto nell’immaginario del nostro Paese. Io penso ad esempio a quella di Vacanze Romane, un vero status symbol. Fu proprio Enrico Piaggio a convincere i produttori del film ad adoperare quel modello per le riprese.

    1. Vero, e fu così che la Vespa divenne un mito: il mezzo di trasporto usato in un film cult. E bisogna rendere merito al fatto che non fu un semplice exploit, ma la Piaggio da quel momento ha continuato a lavorare benissimo e non si è adagiata sugli allori, diversificando anche la produzione, seguendo le tendenze e diventando essa stessa tendenza.

  4. Salire su una Vespa è stato un sogno per anni finché mio marito a Malta si è impuntato e ne abbiamo affittata una per qualche giorno. Stupenda esperienza! Il museo sicuramente interesserebbe entrambi alla scoperta di pezzi d’antiquariato e da collezione.

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