Visitare il MEI – Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana a Genova

A Genova, e dove sennò? Il porto da cui si imbarcarono per decenni italiani da tutta Italia che andavano all’estero in cerca di un futuro migliore: non solo l’America del Nord e del Sud, ma anche l’Africa, l’Oceania, qualunque luogo in cui le condizioni di lavoro promettessero bene.

Il Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana sorge dunque a Genova, ed è allestito in un luogo che è ancora più significativo: la Commenda di Prè, di fronte al Porto, edificio medievale che svolgeva le funzioni di Ospitale, ovvero di albergo per i viandanti. Genova come luogo di passaggio, punto di arrivo e di partenza di pellegrini lungo la via Francigena e di viaggiatori lungo qualunque altro cammino.

Genova, questo murales fuori dal Galata Museo del Mare racconta che Genova fu uno dei porti italiani da cui partivano i migranti per l’America

Perché l’uomo si sposta da sempre.

Se l’uomo non si fosse spostato, oggi tutti i continenti eccetto l’Africa sarebbero disabitati. Invece quando ancora neanche esisteva l’Homo Sapiens, il genere cui noi tutti apparteniamo, l’uomo iniziò le prime migrazioni, espansioni, esplorazioni dei territori. Con conseguente adattamento a climi, ambienti, habitat ed ecosistemi. L’uomo, dopo la zanzara 😜, è l’essere vivente che si è spostato di più e che è riuscito a colonizzare pressoché tutto il pianeta. L’ha fatto in tempi lunghi, l’ha fatto spostandosi da un punto di partenza a un punto di arrivo. In una parola: migrando. Perché è migrato? Agli albori della nostra storia – anzi preistoria – c’erano motivazioni alla base di tipo ambientale e climatico, senza sottovalutare la ricerca di cibo per una comunità sempre crescente. Si tratta di fenomeni migratori che vanno calcolati nel lungo anzi lunghissimo periodo delle migliaia di anni che ci precedono. Insomma, il fenomeno della migrazione è insito nell’essere umano. E non è solo l’archeologia a dirlo, perché migrazioni di popoli e di gruppi umani accompagnano da sempre la storia dell’umanità. Anche nel mondo contemporaneo. Oggi il “problema” delle migrazioni è affrontato da un punto di vista sociologico ed eventualmente di welfare, nonché politico, con tutte le mistificazioni del caso (in un senso e nell’altro). Ma basta andare indietro nel tempo a pochi decenni fa per vederne la valenza storica. Una storia che sembra microstoria, ma che al contrario è una storia globale e globalizzata già alla fine dell’Ottocento, prima metà del Novecento.

Questa intro archeo-sociologica perché questa è la base di partenza su cui si fonda il MEI – Museo della Emigrazione Italiana di Genova.

Visitare il MEI – Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana

Il Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana è un museo decisamente giovane, anzi ancora neonato: è stato aperto al pubblico nel maggio 2022 in uno spazio espositivo straordinario qual è la Commenda di Prè, edificio medievale posto all’imbocco del vicolo più famigerato e più esotico di Genova: via Prè.

Il MEI offre al visitatore molte esperienze interattive, molti video e molte occasioni di approfondimento. C’è anche un gioco, il Labirinto, che giustamente mette angoscia, ma il cui finale è piuttosto liberatorio (lo vedremo dopo).

Finalità del Museo, che nasce da un progetto che vede il Ministero della cultura italiano partner di una serie di enti e istituzioni italiani e stranieri, è quella di raccontare la storia della migrazione italiana dalla metà dell’Ottocento a oggi. Distinguendo tra migrazione verso un altro continente e interna alla nazione, tra migrazione stagionale e migrazione definitiva, tra migrazione per necessità e migrazione per scelta. Lo sguardo del museo, molto sociologico e antropologico, mira infatti a mettere sullo stesso piano la partenza di Anna Sciacchitano, signora siciliana che attraversò l’Atlantico con i figli per raggiungere il marito già a New York, immortalata dalla celebre fotografia di Lewis Hine, e una giovane d’oggi che lascia l’Italia per un lavoro sicuro e stimolante all’estero. E, parliamoci chiaro, oggi non migrano solo i disgraziati sui barconi trasportati dagli scafisti. Migra anche chi lascia la terra natìa per andare a vivere e lavorare all’estero. Migra anche chi lascia la città natale per spostarsi all’interno del proprio Paese: prendi me: nata a Imperia, ho lavorato e vissuto 10 anni a Firenze e ora da 5 sono a Roma. Il mio curriculum rivela tutti i passaggi della mia migrazione interna. E in famiglia sia da parte di padre che da parte di madre ho casi di migrazione interna: mio padre dalla Sicilia andò prima a Catanzaro e poi giunse a Imperia; mia nonna con le sue 4 sorelle e i genitori alla fine della guerra lasciò la Sardegna e si trasferì nella Riviera di Ponente, in Liguria. Microstorie che concorrono alla costruzione della grande storia delle migrazioni interne italiane.

Scusate, ho dirazzato. Torno al Museo dell’Emigrazione Italiana.

Maraina al Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana di Genova

L’esposizione è concepita per essere il più interattiva possibile: fin dalla costituzione del passaporto col quale si attivano gli nfc che consentiranno di sbloccare i contenuti degli schermi e delle lavagne, si capisce che il visitatore non è un soggetto passivo, ma al contrario un soggetto attivo, che può decidere in qualunque momento di interrompere la fruizione di quel dato contenuto per passare oltre.

Io e Salvatore, l’altra metà del blog, abbiamo passato dentro il MEI, Museo dell’Emigrazione Italiana, tre ore, e non siamo riusciti a leggere e approfondire tutti i contenuti, tutte le storie raccolte nel museo. Se da un lato una cosa del genere può essere frustrante, dall’altra però fa rendere conto dell’immensa mole di dati che abbiamo, lettere, registri, resoconti, fotografie e video negli anni più recenti.

Visitare il MEI – gli highlights del percorso espositivo

Il percorso espositivo si sviluppa sui tre piani della Commenda di Prè. Il percorso è un po’ tortuoso, soprattutto al piano terra, perché tutti gli spazi dell’edificio medievale sono stati sfruttati a fini espositivi.

Non sto qui a spiegarvi sala per sala e installazione per installazione ciò che troverete. Vi dico però le cose più interessanti: al piano terra su una tavola apparecchiata vi scorrerà la spiegazione di cosa mangiavano i contadini di Mantova e – per estensione – della Val Padana, prima della rivoluzione industriale: un contesto di povertà anche alimentare, che era comune a molte parti d’Italia alla metà dell’Ottocento. Sullo sfondo, in loop, un uomo continua a versarsi da bere e beve, mentre la moglie con la cuffietta lo guarda perplessa.

Altra installazione interessante è un video, una breve fiction, in cui si mette in scena una situazione che poteva verificarsi nelle taverne sul fronte del porto: l’impresario che truffava i poveracci con la vendita di un biglietto per un viaggio oltreoceano con la speranza (venduta come sicurezza) di un bellissimo viaggio e di una favolosa prospettiva lavorativa. Molti furono frodati da queste lusinghe. E se pensiamo che le vittime erano già povere e disperate di per sé, ciò accentua il senso di indignazione in chi visita il museo.

Un intero piano della Commenda è dedicato a storie di migranti che sono arrivati in tutti i continenti e che hanno lasciato testimonianza delle loro vicende sotto forma di racconto, di lettera, di diario. In questo ambiente, poi, è stata ricavata una camera circolare che è una vera installazione artistica sulla quale scorrono in videomapping video di presidenti della repubblica italiana, citazioni dei loro discorsi, immagini storiche particolarmente significative, nelle quali si celebra il valore degli Italiani all’estero.

Una delle installazioni del MEI – Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana

Il “Labirinto”, lo straniamento e lo sradicamento che la migrazione comporta

Infine, all’ultimo piano della Commenda di Prè si può giocare al “Labirinto”. Il gioco in sé è frustrante: noi assumiamo i panni del migrante giunto nello stato straniero e costretto a interagire di volta in volta col padrone di casa o col datore di lavoro. Ebbene, costoro parlano, giustamente, nella loro lingua originale, per cui emerge forte e chiaro il divario linguistico, tra noi e loro. E in effetti la non conoscenza della lingua del luogo in cui si emigrava era un forte fattore di handicap. I personaggi del Labirinto sono uno più antipatico dell’altro e a seconda della risposta che si dà diventano ancora più cattivi. Per fortuna è una finzione, ma quante nostre conterranee nel primo dopoguerra dovettero affrontare veri e propri interrogatori prima di essere accolte in una casa (per la quale avrebbero pagato l’affitto)? La scena in particolare cui mi riferisco si svolge virtualmente in Svizzera. Quella Svizzera in cui fino a pochi decenni fa migravano italiani ai quali era vietato di portare con sé a vivere in Svizzera i figli. Col risultato che molti, per poter continuare a lavorare, costringevano i figli a vivere nascosti in casa. Per me una storia (vera) allucinante.

Tornando al Labirinto, la sensazione che si ha, tappa dopo tappa, è un mix di frustrazione, di rabbia, di voglia di rivalsa, ma anche di rassegnazione. Ebbene, dobbiamo pensare che questi sentimenti, tutti o in parte, in tempi differenti o contemporaneamente, abbiano popolato il cuore e la mente di molti italiani emigrati all’estero.

Alla fine del percorso di visita del MEI – Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana

Molte sarebbero ancora le cose da raccontare su questo museo, tuttavia lascio a voi la sorpresa.

Per me si è trattato di una piacevole scoperta, di un museo concepito in chiave contemporanea, secondo le più recenti tecnologie in materia di inclusività e semplicità, ma realizzato in un edificio antico e con una forte connotazione legata al viaggio. La Commenda di Prè è il contenitore perfetto, sotto tutti i punti di vista, sia per l’architettura che per la sua posizione, vicinissima alla Stazione Principe e al Porto Antico, ma soprattutto alle porte di quel grande quartiere multietnico che è l’area dei vicoli di via Prè e di via del Campo.

Organizzare la visita al MEI – Museo Nazionale dell’Emigrazione italiana: info utili

Il MEI – Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana ha aperto i battenti a maggio 2022, da pochi mesi. Fa parte del circuito dei Musei di Genova. Lascio il link al sito web del Museo, dove trovare tutte le informazioni utili su biglietti, orari, agevolazioni ed eventi particolari.

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8 risposte a "Visitare il MEI – Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana a Genova"

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    1. Sai che credo che al Vittoriano non ci sia più? Comunque è un bene che ci siano musei dedicati a questo tema: raccontano tantissimo di noi e della società non solo italiana, ma anche estera

  1. Direi che è importantissimo ricordare sempre che anche noi italiani siamo stati un popolo di emigranti: forse questo ci farebbe avere un atteggiamento diverso verso i moderni migranti. Tra poche settimane visiterò il Museo dell’emigrazione irlandese e spero di visitare presto anche questo.

  2. Ma è interessantissimo questo museo! Non ho ancora visitato Genova, ma quando ci andrò sicuramente lo visiterò perché mi incuriosisce moltissimo la storia della migrazione. Grazie

  3. Non credevo ci fosse un museo simile in Italia e vorrei proprio visitarlo, l’anno prossimo se tutto va bene passeró qualche giorno in Liguria e spero di farci un salto!

    1. In realtà musei dell’emigrazione in Italia ci sono: che conosco io c’è La nave della Sila in Calabria (che ho visitato) e il museo dei Bellunesi nel mondo dedicato proprio al tema della migrazione dal Veneto al resto del mondo

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