Liguria romantica, Liguria letteraria: i luoghi de “Il dottor Antonio”

La Liguria è davvero una meta romantica? Letterariamente, intendo?

La risposta è sì. La Liguria ha saputo essere il degno sfondo di vicende romantiche e di romanzi strappalacrime. Il principe di questi romanzi è Il dottor Antonio” di Giovanni Ruffini. È un romanzo romantico sia per la trama che per lo stile. Il romanzo è scritto in pieno Risorgimento italiano da Giovanni Ruffini, intellettuale ligure che si distinse per le sue idee patriote che lo fecero avvicinare a Giuseppe Mazzini e che gli fecero vivere anche qualche disavventura giudiziaria. Ma quelli erano anni di grande fermento e quando nel 1848 il Regno di Sardegna approva lo Statuto Albertino, la prima costituzione – se così la si può definire – d’Italia, Ruffini è chiamato a svolgere un incarico politico a Taggia, borgo del Ponente Ligure. Per le alterne vicende di quegli anni di lotte e di eroismi, Ruffini anche grazie a Mazzini ripara in Gran Bretagna. Ed è questo legame con l’Inghilterra a fare la sua fortuna. Scrive infatti, lui letterato e romanziere, “Il dottor Antonio” che altro non è che la storia di un amore platonico tra un giovane medico esule e carbonaro nella Riviera di Ponente e una disgraziata fanciulla inglese di buona famiglia, Lucy Davenne.

“Il dottor Antonio”: il romanzo che descrive il Ponente Ligure nell’Ottocento

Il romanzo ruota intorno alla sempre crescente stima reciproca dei due, il medico e la giovane paziente, mentre intorno si agitano moti rivoluzionari, storie di povertà, accuse al perbenismo (e al razzismo) d’Oltremanica.

E intanto, tra una scena narrativa e l’altra, c’è sempre quel po’ di descrizione, che ci riporta nel Ponente Ligure di un secolo e mezzo fa. Ed è così che si apre il romanzo, e non potrebbe essere scritto meglio in una guida turistica:

Poche strade più belle di questa sono in Europa; — e poche certamente, come questa, riuniscono in sé tre condizioni di bellezza naturale: il Mediterraneo da un lato, dall’altro gli Appennini, e di sopra il puro cielo d’Italia. Per sovrappiù, l’industria dell’uomo ha fatto ogni sforzo, se non per superare, almeno per non rimanere inferiore alla natura. Un seguito di città e di paeselli, alcuni graziosamente stesi sulla riva, bagnati ai piedi dalle onde argentine; altri sparsi come una mandria di bianche agnelle sui fianchi della montagna, o pittorescamente elevati sulla cima di una catena di monti sublimi; qua e là qualche santuario sospeso in alto sopra uno scoglio bagnato dal mare, o mezzo perduto sulla collina fra il verde del bosco; palazzi marmorei, e ville dipinte sorgenti fra vigneti aprichi, giardini vagamente fioriti, e boschetti di aranci e di limoni; un’infinità di bianchi casini con gelosie verdi, sparsi per i clivi di quei colli, sterili un tempo, ora coperti di terrazzine, l’una sull’altra elevate a raccorre il poco terreno, e vestiti in cima di oliveti; tutto insomma quanto v’è, creazione della mano dell’uomo, mostra l’operosità e l’industria di una razza di popolo vigorosa e gentile.

Bordighera, la chiesina di Sant’Ampelio

Proprio su queste strade prende il via l’intreccio de “Il dottor Antonio”. Un calesse sta trasportando una giovane fanciulla inglese dalla salute cagionevole verso Nizza. La accompagna il padre. Il viaggio sonnolento della fanciulla Lucy viene interrotto dall’incidente in cui incappa il carro che la trasporta. E lei si rompe un piede. Passa di lì per caso il giovane medico condotto di Bordighera, il Dottor Antonio, il quale si affretta a soccorrere la fanciulla, ma che, valutata lei, animo puro e gentile, e valutato il padre, al contrario austero e snob, non dice la reale portata dell’incidente, ma consiglia il soggiorno prolungato a Bordighera, alla Locanda del Mattone.

La relazione tra i due, medico e paziente, così diversi per estrazione sociale e provenienza, destinata a rimanere platonica, ha inizio proprio alla Locanda del Mattone, dove lei inizia a fidarsi di lui e lui a farsi sciogliere il cuore dai modi gentili e fanciulleschi di lei.

Non ti spoilero il finale della storia, non è questo il mio fine: se ti interessa te lo vai a leggere anche direttamente su wikisource (dove l’ho riletto io, dopo 30 anni dalla prima volta).

Qui mi interessa toccare i luoghi attraversati da Lucy e dal Dottor Antonio nel corso del romanzo.

Siamo nella Riviera Ligure di Ponente, tra Sanremo e Bordighera.

La descrizione di Sanremo che viene presentata, in effetti, è ben diversa dall’immagine che abbiamo oggi:

Se avesse sir John Davenne (il papà di Lucy, n.d.R.) tenuto un libro di Memorie, probabilmente ci scriveva una nota di questo genere: — «San Remo, paese di aspetto singolare, strade strette, mal selciate, case alte, irregolari, popolo cencioso, sciame di accattoni» — e via così per tutta una pagina. Fortunatamente per la fama di San Remo, sir John non teneva libro di Memorie.

E ringraziamo Sir Davenne, perché nei decenni immediatamente seguenti all’unità d’Italia Sanremo divenne meta favorita del turismo inglese che veniva in Riviera per svernare e per curare le malattie respiratorie così frequenti in madrepatria. Sanremo, Ospedaletti, Bordighera, Ventimiglia godettero del turismo d’élite degli Inglesi, ma non solo: ci guadagnarono in opere pubbliche e in sviluppo urbanistico: perché gli Inglesi che venivano a curarsi al clima mite del Mar Ligure erano cittadini abbienti, sia nobili che altoborghesi, ognuno con la precisa voglia di fare la sua parte. Un esempio per tutti: Villa Hanbury a Ventimiglia, orto botanico di Sir Thomas Hanbury, il quale, oltre a creare uno tra i giardini più belli d’Italia, fece la sua parte nella costruzione di scuole e asili a Ventimiglia, ponendosi come mecenate e evergete della società locale.

Ma torniamo a noi, al Dottor Antonio e a Lucy.

I borghi del Ponente Ligure nel romanzo “Il dottor Antonio”

Ancora ho detto poco dei borghi. Certo di Sanremo si potrebbe ben dire che quella di oggi è ben diversa da quella di allora. Sicuramente allora Sir Davenne, padre di Lucy, si sarà fermato nella Pigna, il centro storico che resta alle spalle di via Palazzo e ben distante dai riflettori del Teatro Ariston. Oppure è passato per San Siro, il piccolo quartiere che gravita intorno all’antica chiesa – addirittura paleocristiana – oggi in pieno centro di Sanremo.

(Per approfondire: Sanremo in estate)

Tornando al nostro romanzo, ecco che il fatto scatenante succede fuori Sanremo, già verso Bordighera. E infatti è qui che lady Lucy Davenne viene ricoverata, alla Locanda del Mattone.

Sanremo, la chiesa romanica di San Siro

Vale la pena ricordare che la fama del romanzo fu tale presso le generazioni di britannici venuti qui a svernare tra la seconda metà dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, che la Locanda del Mattone era quasi una meta di pellegrinaggio. Oggi la Locanda naturalmente non esiste più. Ed è un vero peccato.

Si badi bene però: non esiste più, ma è geolocalizzata su Google Maps!

E veniamo a Bordighera. Viene chiamata la “Riviera delle Palme” e c’è un motivo. Bordighera forniva nei secoli passati le foglie di palma per la Domenica delle Palme direttamente al Papa, ovvero allo Stato della Chiesa. Se si osservano certe mappe storiche e fotografie d’epoca, si vede che le palme ci sono, fanno parte del paesaggio agrario. Quando, nell’Ottocento, Lucy le nota, esse facevano parte del panorama bordigotto già da un po’. Ma leggiamo le parole di Lucy:

«Proprio così. Ma ditemi, di grazia, me le immaginai, o le vidi realmente alcune grandi palme sulla collina di Bordighera?

— «Le vedeste. Bordighera è famosa per le sue palme.»

Palme a Bordighera

Il Dottor Antonio decide, non si sa bene se per amor di professione, o perché si è infatuato fin da subito, di fare visita quotidianamente a Lucy e di insegnarle ogni volta qualcosa di nuovo. Un altro meraviglioso passaggio letterario, suscitato da una domanda di lei, è occasione per far pronunciare al giovane medico – ma meglio, all’autore del romanzo – un vero e proprio inno al Mar Ligure:

«il nostro mare avrà dunque per voi tutto l’incanto della novità. È una veduta sempre nuova, un libro che non stanca mai. Vi darà occupazione continua, e sarà materia di maraviglia la cangiante ricchezza dei suoi colori variati dal puro bianco di neve fino al nero-cupo dell’inchiostro. Poi domandategli il segreto dei suoi mille suoni, dal mormorio basso e lamentevole che somiglia tanto a un sospiro o ad un bacio, fino al rombo tonante che fa tremar la terra.»

Non vi sembra di sognare, di vederlo davanti ai vostri occhi, questo mare così fiero e romantico, il cui mormorio “somiglia tanto a un sospiro o a un bacio”?

Mar Ligure e agave: un’accoppiata vincente

Tra i luoghi che fanno da sfondo al racconto ce n’è uno che su di me ebbe all’epoca quando lessi il romanzo (avevo 13 anni) grande fascinazione. Ancora di più perché lo visitai durante gli anni dell’Università, e mi tornò alla mente “Il dottor Antonio”. Si tratta del Santuario della Madonna di Lampedusa che, a dispetto del nome, si trova poco oltre il borgo di altura di Castellaro che domina il colle più vicino al mare della Valle Argentina.

«E,» domandò Lucy, «quella Madonna di Lampedusa nominata nella lettera di Battista?»

— «È un santuario,» rispose Antonio, «tenuto in gran venerazione, e molto frequentato dal nostro semplice popolo. Vi è una immagine di Nostra Signora, la quale, secondo la storia, fu miracolosamente portata su queste rive da Lampedusa, isoletta a mezzodì della Sicilia. È un sito degno d’esser visitato: la cappella è costrutta sopra uno scoglio sporgente a mezza strada da una ripida montagna, e vi è una veduta magnifica.»

— «Amerei vederlo» disse Lucy.

Il ponte romano di Taggia. Sullo sfondo, sull’altura, oltre il cavalcavia dell’autostrada, quella costruzione che si vede è il Santuario di Lampedusa

La leggenda dietro al santuario non è romantica, ma certo è interessante: parla di un pescatore fatto prigioniero dai Saraceni a Lampedusa e riuscito a fuggire utilizzando un rudimentale tronco di legno come barca e una rudimentale tela con l’affresco della Madonna come vela. Giunto sulle coste di Taggia volle fondare il santuario sulla collina, nei dintorni della Valle Argentina, che meglio guarda il mare.

Santuari dedicati ai sopravvissuti del mare non ne mancano lungo la costa di questa parte del Mediterraneo: il Santuario di Lampedusa è uno, ma posso indicare anche il santuario di Cannes e il santuario di Nôtre-Dame-de-la-Garde di Marsiglia. Ciascuno è caratterizzato da ex-voto più o meno artistici presentati da marinai o pescatori che si erano salvati da mari in tempesta o da altre avversità che il mare comporta.

Ma ecco la leggenda raccontata direttamente dal Dottor Antonio:

Osservò Lucy; «mi piacerebbe udirne la leggenda; ché naturalmente v’ha ad esservi intorno qualche tradizione.»

— «Quanto si riferisce all’immagine miracolosa,» rispose Antonio, «alla data e al modo della sua traslazione a Castellaro, ci è detto per disteso in due iscrizioni. Una è in latino, l’altra in cattivi versi italiani; e si possono vedere nell’interno della piccola cappella del Santuario. Andrea Anfosso, nativo di Castellaro, capitanando un bastimento in corsa, fu un giorno assalito e disfatto dai Turchi e portato all’isola di Lampedusa. Quivi gli riuscì fuggire e nascondersi, finché il bastimento turco che l’aveva catturato lasciasse l’isola. Anfosso, che era un uomo pieno di espedienti, si mise allora a costruire un battello. Ma trovandosi in grand’imbroglio per la vela, si arrischiò al passo ardito e originale di prendere dall’altare, di non so quale chiesa o cappella dell’isola, un quadro della Madonna per servirsene di vela. La cosa corrispose a maraviglia al suo intento, ché fece un viaggio singolarmente felice di ritorno alle sue rive natie: e in un accesso di generosità offrì quella santa tela all’adorazione de’ suoi concittadini. A ciò non si ferma il maraviglioso del fatto. Per universale acclamazione, scelto un posto a circa duecento passi dall’attual Santuario, vi fu eretta una cappella, ove con ogni debito onore venne riposto il dono. Ma la Madonna, a quel che pare, aveva un’insormontabile avversione per quel luogo, che ogni mattina da Dio creata in terra, il quadro era trovato nel luogo preciso dove sta ora la chiesa. Furono postate sentinelle alla porta della cappella, tutto il paese restò in piedi per notti intere, montando la guardia all’ingresso — tuttavia tutte queste precauzioni non valsero a nulla. A dispetto della più stretta guardia, l’effigie ora innegabilmente miracolosa, trovò modo di farsi strada per irsene al posto preferito. Alla fine i Castellaresi vennero a capire essere volontà espressa della Madonna che fosse il suo quartier generale collocato dove la sua effigie si trasferiva ogni notte. E benché le fosse piaciuto scegliersi la più scoscesa parte della montagna, che proprio era necessario farvi delle arcate per porre stabili fondamenta al suo Santuario, pure i Castellaresi si posero con amore a quell’impresa loro sì chiaramente rivelata; e questa cappella, nei dintorni tanto famosa, fu compita. Ciò accadde nel 1619. In decorso di tempo vi furono annesse alcune camere, per comodo dei visitanti e pellegrini, e costrutta una terrazza; e anche in oggi si stanno formando progetti, di molte aggiunte e abbellimenti che senza dubbio saranno eseguiti un giorno; perché, quantunque i Castellaresi abbiano piccola borsa, hanno però in lor favore la gran leva che può rimuovere ogni impedimento — quella che produsse le Crociate.»

Torniamo sulla costa. La giovane Lucy è attratta da una bella baia di pescatori. Interroga il suo mentore medico Antonio, il quale le descrive quella che oggi è Ospedaletti, piccolo borgo tra Sanremo e Bordighera:

La costa a levante si addentra nella terra in curva graziosa; poi con gentile sporto a mezzogiorno si perde nel mare lontano lontano. Tre capi sorgono da questa mezzaluna, che sì amabilmente riceve in seno l’ampio spazio delle lente acque; tre capi di diverso aspetto e colore giacenti l’un dietro l’altro. Il più prossimo è un nudo scoglio rossiccio, tanto abbagliante al sole che l’occhio vi si ferma a stento; il secondo, riccamente boschivo, porta quasi mural corona un lungo villaggio sulla sua cresta; il terzo pare in distanza nebbia azzurra con una bianca macchia. Due bianche vele girano intorno a questo capo. Tutto il complesso di coste, immerso nella luce, fuorchè dove un macigno sporgente projetta la sua grigia ombra trasparente, si vede riflesso capovolto con una grazia di tinte sbiadite nello specchio delle acque soggette. Terra, mare e cielo, mescolano i lor diversi colori; e dalle loro varietà, come dalle note di una ricca e piena arpa, sorge una grandiosa armonia. Atomi d’oro galleggiano nell’aria trasparente; e un’aureola color madreperla corona i taglienti contorni delle montagne.

«Vedete quel piccolo villaggio a piè di quella montagna dirupata? si chiama Spedaletti, e dà il nome al golfo.»

— «Qual nome singolare, Spedaletti! Significa piccolo spedale, n’è vero?»

— «Sì. Uno de’ miei amici, che pregiasi di essere un po’ antiquario, pretende di avere accertata l’origine del nome. Egli dice che una nave appartenente ai Cavalieri di Rodi, mentr’era in crociera nel Mediterraneo, non mi rammento in qual secolo, sbarcò parecchi uomini malati di contagio in questo luogo. Vi furono erette alcune baracche per ricoverarli; e quelli stessi edifizii, a quel che dice il mio amico, servirono di primo nucleo al paesetto attuale, il quale, secondo il suo asserto, ha ritenuto naturalmente il nome del suo primo officio. Per dar peso all’opinione del mio amico, a poca distanza da lì ci sono le ruine di una cappella chiamata la «Ruota,» che può forse essere corruzione di Rodi (Rhodes.)»

Perché leggere “Il dottor Antonio” oggi

La storia di Lucy e Antonio è tragica a dir poco. Non voglio spoilerare il finale, né lo sviluppo, tuttavia è interessante leggere le belle pagine che l’autore, Giovanni Ruffini, dedica a luoghi che conosce molto bene perché c’è nato, vissuto e cresciuto.

La lettura de Il Dottor Antonio non solo è importante per conoscere un capitolo del Risorgimento Italiano, ma anche per vedere la Riviera di Ponente con gli occhi della prima metà dell’Ottocento, prima che passasse la ferrovia, quando ancora ci si muoveva – e male – in calesse su mulattiere stentate, ma in mezzo a una natura selvaggia e a un clima solare che faceva innamorare gli stranieri di passaggio.

(Per approfondire: Quando da Genova a Ventimiglia un treno ci metteva sei ore)

Cartolina storica di Sanremo, 1904

Quante Lady Lucy Davenne, quanti Sir, quanti Lord sono passati da qui e si sono fermati – chi per qualche tempo, chi per tutta la vita – non solo per respirare aria buona e iodio, ma perché in Riviera c’era un modo di vivere che in madrepatria non poteva neanche minimamente essere sperato. Ecco perché, nella seconda metà dell’Ottocento, la Riviera fu la meta più ambita da Inglesi, da Russi, da chiunque volesse trascorrere mesi di cura in stazioni climatiche di un certo livello. Fu una stagione di grande sviluppo turistico d’élite, con la costruzione di grandi alberghi (chi non ha mai sentito nominare l’Hotel des Anglais di Sanremo?), di grandi vie e giardini (Corso Imperatrice, dedicato a Caterina II di Russia), ma anche di opere pubbliche per la popolazione locale, come scuole e chiese. Furono anni di grande sviluppo urbanistico e sociale, oltreché turistico, per le località di mare della Riviera. Mi piacerebbe scriverne un giorno anche su questo blog. Non è escluso che lo farò. Il tema è molto interessante perché all’epoca, nella seconda metà dell’Ottocento, c’erano stranieri, “furesti” li chiamiamo scherzando oggi in Liguria, presero a cuore il destino di questa costa e la urbanizzarono, e finanziarono la costruzione di scuole e di interi quartieri. Oggi purtroppo accade il contrario e viene tacciata come sviluppo la speculazione edilizia.

Ma non volevo chiudere così negativamente.

Spero con questo testo di averti invogliato a leggere Il dottor Antonio. La lingua è senz’altro un po’ desueta, ma i luoghi descritti sono reali e l’intreccio, per quanto semplice, è comunque reso complicato e drammatico dallo scorrere stesso degli eventi. Un romanzo romantico in tutti i sensi. Un romanzo che consiglio di leggere e dei luoghi che consiglio di visitare.

Liguria romantica: scoprila con gli articoli delle travelblogger liguri

Se seguite questo blog e il mio account instagram @Maraina81 sapete che ogni estate insieme ad altre blogger liguri lanciamo il contest #emozionidiliguria, con il quale premiamo la foto più bella dell’estate ligure regalando al vincitore un e-book a tema liguria. Quest’anno il tema scelto era “Liguria romantica”: da qui il tema di questo mio post, mentre qui di seguito aggiungo i post delle altre colleghe travelblogger che hanno partecipato all’e-book:

Qui di seguito invece vi lascio i link ai miei post legati al contest #emozionidiliguria degli anni scorsi:

Tema: Liguria insolita
Tema: Liguria outdoor
Tema: Liguria enogastronomica
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3 risposte a "Liguria romantica, Liguria letteraria: i luoghi de “Il dottor Antonio”"

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  1. Conosco bene la letteratura e la poesie del Levante Ligure, abitando tra l’altro nel Golfo dei Poeti, ora voglio conoscere anche la parte romantica del Ponente con questo libro che cerco subito e porto in vacanza con me!

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