Cosa ho imparato sul barocco genovese visitando la mostra SuperBarocco alle Scuderie del Quirinale

Se io non vado a Genova è Genova che viene da me.

L’occasione è stata la mostra SuperBarocco. Un titolo che è un hashtag, un titolo potentissimo perché gioca con il titolo di Superba che Genova ha fin dal Trecento e con l’epoca artistica nella quale Genova più che mai era una potenza internazionale al punto da finanziare la Spagna e da intrattenere rapporti commerciali con Anversa e le Fiandre.

Peeter Paul Rubens a Genova

Ed è dalle Fiandre che tutto ha inizio. O meglio, da un pittore fiammingo, Peeter Paul Rubens, che per primo introduce lo stile barocco in pittura, influenzando a Genova sia i pittori suoi contemporanei che i successivi. Rubens a Genova realizza alcune opere. Tra queste uno è il ritratto di Giovan Carlo Doria, cavaliere della Repubblica di Genova, insignito della spada dell’Ordine di San Giorgio: Rubens lo ritrae a cavallo, un cavallo al galoppo con le nari dilatate che contrasta tantissimo con lo sguardo mite, dolce quasi, del giovane Giovan Carlo.

Peeter Paul Rubens, Giovan Carlo Doria. Dettaglio

Ma l’opera più importante che Rubens realizza è la pala d’altare per la Chiesa dei Gesuiti di Genova. La chiesa si trova alle spalle di Piazza de Ferrari, accanto al Palazzo Ducale, poco distante dalla Cattedrale di San Lorenzo e da Porta Soprana. Praticamente nel cuore pulsante di Genova.

L’opera di Rubens si intitola “I miracoli del Beato Ignazio di Loyola“. Ignazio, fondatore dell’Ordine dei Gesuiti, all’epoca non ancora santo, è ritratto mentre celebra la messa e tra le figure che partecipano alla funzione ci sono un’indemoniata, sul lato, immediatamente sotto la mano destra di Ignazio, e un bambino, palesemente morto nell’angolo opposto in basso. Costoro sono due figure legate a miracoli attribuiti a Ignazio. Ma decisamente scompaiono davanti alla sontuosa veste della dama in primo piano di spalle. La veste lucida, di raso, che riflette la luce, sembra quasi palpabile e attrae ogni sguardo. Io l’ho sempre trovata magnifica, tanto che mai avevo notato, fino ad oggi, l’indemoniata.

Peeter Paul Rubens, i miracoli del Beato Ignazio di Loyola, Chiesa dei Gesuiti, Genova

Non solo Rubens: Van Dick e i fiamminghi a Genova

Rubens non è un caso isolato. Già da tempo pittori fiamminghi lavorano a Genova o hanno commesse da facoltosi mercanti e signori genovesi, dato che la Repubblica di Genova intrattiene rapporti commerciali con Anversa e le Fiandre.

Così Anton Van Dick, uno dei più noti pittori fiamminghi di tutti i tempi, lavora a Genova dove realizza grandi ritratti di facoltosi committenti: Anton Giulio Brignole-Sale, anch’egli raffigurato a cavallo come il Doria ritratto da Rubens, e la moglie Paola Adorno Brignole-Sale, il cui ritratto contiene dei dettagli simbolici: la rosa rossa che sta appassendo e il pappagallo esotico parlano della giovinezza che sfugge e della nuova vita da moglie del giovane rampollo di una delle più nobili famiglie genovesi.

Anton Van Dyck, Paola Adorno Brignole-Sale

Barocco a Pieve di Teco: Giulio Benso e Anton Maria Maragliano

Pieve di Teco è un borgo di fondovalle nell’entroterra di Imperia e di Albenga. Di fatto si pone al bivio della strada che scende in Liguria dal Col di Nava dopo aver oltrepassato le Alpi Liguri. Qui infatti la via si biforca: da una parte scende lungo il fiume Arroscia fino ad Albenga, dall’altra scende fino a Imperia. Per la sua posizione strategica dal punto di vista delle viabilità, Pieve di Teco era sede di mercato fin dal tardomedioevo quando fu fondato dal marchese Antonio Clavesana, che possedeva queste terre. Passò sotto la Repubblica di Genova nel XIV secolo e fu eretta al rango di capitanato, proprio in virtù della sua posizione, alla frontiera col Piemonte. La sua importanza si fece sentire più volte, per via di scontri tra marchesi e la Repubblica di Genova per averne il controllo anche nel XVIII secolo.

Veduta di Pieve di Teco

Nel Seicento Pieve di Teco dà i natali a un pittore, Giulio Benso. Il pittore lavora a Genova nella chiesa della SS. Annunziata, ma il suo stile è ritenuto troppo sperimentale dai suoi committenti: in pratica non viene capito ed è costretto, per guadagnarsi da vivere, a tornare nel Ponente. Qui realizza, nella natìa Pieve di Teco, la grande pala raffigurante le Tentazioni di Sant’Antonio Abate, per la chiesa di Santa Maria della Ripa. Giulio Benso rimane personalità semisconosciuta nel panorama della pittura barocca e ligure in generale. Tuttavia per i suoi caratteri di estrema complessità nella composizione delle sue opere è degno di essere conosciuto e rivalutato dalla critica contemporanea.

Veduta di Dolcedo

L’altra opera di Pieve di Teco che parla il linguaggio del Barocco è il gruppo scultoreo ligneo realizzato da Anton Maria Maragliano per l’Oratorio di San Giovanni Battista: non a caso raffigura il battesimo di Cristo.

Anton Maria Maragliano è una mia vecchia conoscenza. Porta la sua firma infatti il presepe cui è dedicato il Museo del Presepe di Imperia ed è autore di tantissime opere di scultura tra cui un Cristo per la processione di San Giovanni per la confraternità della SS. Trinità di Lavagna e di un gruppo scultoreo in terracotta e legno di piccole dimensioni, “San Francesco riceve le stimmate” che colpisce per l’espressività dei personaggi e per quel Cristo con le ali, iconografia assolutamente inconsueta, o che almeno io non avevo mai visto. Lo vediamo tra poco.

Tornando al gruppo scultoreo del Battesimo di Cristo, l’opera è concepita per essere fruita da tutti i lati, esattamente come dev’essere per le statue che vengono portate in processione il 24 giugno, per la festa di San Giovanni. Il lato principale ovviamente è con San Giovanni che versa da una ciotolina in maiolica l’acqua del battesimo. Il Battista porta a tracolla una zucca che funge da borraccia, secondo un uso antico che era comune anche presso i nostri bisnonni. Rispetto all’iconografia consueta, che lo vorrebbe vestito di pelli, San Giovanni indossa un elegante mantello rosso e oro. Sul retro sono raffigurati, per riempire la scena, due giovani che fanno il bagno nelle acque del fiume, il Giordano, ignari dell’importante gesto del Battista.

Anton Maria Maragliano, il Battesimo di Cristo, Pieve di Teco

L’altra opera di Maragliano esposta in mostra è il bozzetto per un altro carro processionale, questa volta commissionato dalla Confraternita di San Francesco a Genova, che raffigura San Francesco riceve le stigmate. La cosa che personalmente mi ha colpito è la raffigurazione di Cristo con le ali! Ho scoperto che è un’iconografia che si associa proprio alla raffigurazione di questo episodio della vita di San Francesco e viene chiamato “Cristo Serafino” perché ha le ali come un angelo.

Anton Maria Maragliano, San Francesco riceve le stimmate, Geona

Non si smette mai di imparare.

Gregorio De Ferrari, il pittore nativo di Porto Maurizio (Imperia)

Scopro che Imperia, la mia città natale, ha dato i natali a un pittore barocco di un certo livello. Per la precisione il luogo di nascita è Porto Maurizio, ma è a Genova che Gregorio De Ferrari si forma e si lega a un altro importante pittore barocco, Domenico Piola, di cui sposa la sorella. In mostra è presente con tre opere. Una è l’Allegoria di una giovinetta, o Allegoria delle Arti, l’altra, decisamente più monumentale, ovvero il Transito di Santa Scolastica: la santa, sorella di San Benedetto, in quest’opera è ormai defunta, grigia in volto, ma la sua anima sta letteralmente volando in cielo, accompagnata da uno stuolo di angeli.

Personalmente, da buona imperiese di nascita, ho esultato nel vedere un pittore – e che pittore – nativo della stessa città mia, anche se all’epoca Imperia non esisteva, ma esistevano i due borghi separati di Porto Maurizio e Oneglia. In ogni caso mi ritengo concittadina di un pittore barocco importante e la cosa mi inorgoglisce e non poco. Poi possiamo riflettere sul fatto che ho appreso dell’esistenza di Gregorio De Ferrari in una mostra a Roma, mentre finché ho vissuto in Liguria – e decisamente non sono estranea all’ambito del patrimonio culturale – non ne avevo mai sentito parlare. Forse questa mostra è l’occasione per far uscire dall’anonimato figure meno note nel panorama artistico ligure ma ugualmente degne di importanza. E infatti apprendo da instagram che sabato 9 luglio 2022 si parlerà proprio di Gregorio De Ferrari nel borgo di Dolcedo, nell’entroterra di Porto Maurizio – Imperia.

Gregorio De Ferrari, Ritratto allegorico di giovinetta

Pozzi a cicogna nei giardini di Albaro

Per chi non mi conosce mi presento: sono Marina, laureata in archeologia postantica con una tesi sui pozzi a cicogna o bilanciere nel Ponente Ligure. I pozzi a cicogna sono pozzi che per captare l’acqua si avvalgono del sistema del bilanciere: nelle strutture più semplici abbiamo un palo di legno che termina in alto a forcella, nella quale è fissato un bilanciere che da una parte ha un contrappeso in pietra, dall’altro ha il secchio che si immerge nella vera del pozzo. Questo sistema funziona come una leva e fa sì che il contadino o chiunque debba attingere acqua dal pozzo ottenga il maggior risultato col minimo sforzo.

Per saperne di più ti lascio il link al thread che ho creato sul canale telegram Generazione di archeologi: Da shaduf a pozzo a cicogna e i post seguenti.

In Liguria il pozzo a bilanciere assume forme architettoniche: il palo di legno è sostituito da un vero e proprio pilastro in muratura con uno o addirittura due alloggiamenti per il bilanciere di legno. Si tratta di una struttura talmente significativa da essere registrata non solo nelle cartografie di tipo catastale, ma anche nei dipinti. Ed è così che arriviamo all’ultima opera di cui voglio parlare, nonché dell’ultimo dipinto esposto in mostra nell’ultima sala, dedicata interamente all’ultimo esponente del Barocco genovese, Alessandro Magnasco.

Alessandro Magnasco, Trattenimento in un giardino di Albaro

Magnasco dipinge il “Trattenimento in un giardino di Albaro”. Albaro era all’epoca una collina signorile e oggi il quartiere ha mantenuto un certo non so che di elitario. Quello che forse gli abitanti odierni non sanno è che dove oggi c’è un quartiere costruito un tempo c’era una valle tenuta a orti e giardini. L’opera di Magnasco rappresenta un trattenimento, ovvero un incontro tra i ricchi rampolli genovesi e di Albaro tenendo sullo sfondo la vastità e la fertilità dei giardini genovesi. E proprio osservando nel dettaglio, l’occhio attento (e allenato come il mio) può individuare testimonianza di questi pozzi a bilanciere.

Alessandro Magnasco, Trattenimento in un giardino di Albaro, dettaglio con pozzo a bilanciere (nel circoletto rosso)

Lo so, quest’ultimo discorso non è da travelblogger, ma io mi ci sono laureata su questa materia, sulla quale, permettetemi, sono la massima esperta vivente! Potrò bullarmene qui?

Il Barocco Genovese: un itinerario nel centro storico

A margine di questo post credo che sarà doveroso proporre un itinerario del barocco nel centro storico di Genova. Per ora è un work in progress, però più avanti lo svilupperò meglio. Vi metto qui intanto le tappe principali, che poi, se vorrete, potrete seguire e/o approfondire:

  • Via Balbi: Palazzo Reale
  • Piazza SS. Annunziata: Chiesa della Santissima Annunziata
  • Vicoli: chiesa di San Siro
  • Vicoli: chiesa di San Luca
  • Via Garibaldi, già Strada Nuova: Palazzi dei Rolli, in particolare:
  • Piazza Matteotti: Chiesa dei Gesuiti.
Soffitti affrescatissimi nella chiesa di San Luca

Se volete approfondire il centro storico di Genova, che è Patrimonio UNESCO, dal medioevo ai giorni nostri, trovate tutti i post a questo link: Il centro storico di Genova, il più grande d’Europa.

Se volete approfondire i miei itinerari genovesi, vi lascio qui altre suggestioni:

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