Val di Non: le cose da sapere prima di partire

Avvertenze: questo è un articolo semiserio. O meglio, è un articolo serio che spero, però, sarà anche divertente. Nasce sulla scorta della mia recente esperienza in Val di Non, in Trentino, e vuole essere d’aiuto a chi sta programmando un viaggio da queste parti.

La Val di Non è una valle lunga e stretta. Non sono tanti km, tuttavia è davvero ricca di stimoli, di storie da ascoltare e di prodotti da provare. E i paesaggi sono la cosa migliore.

1- Mele, mele ovunque 🍎

Mi direte “E dove sta la notizia? Si sa che la Val di Non è il luogo in cui si producono le mele: hai presente Melinda?

Certo, ho presente e avevo presente il Consorzio Melinda anche prima di partire. Non avevo mai pensato, però, che tutte queste mele dovessero essere coltivate da qualche parte, e che in effetti fossero coltivate tutte insieme. I meleti si stendono a perdita d’occhio, per km e km, caratterizzano il paesaggio come i vigneti in Toscana, ma su estensioni a mio parere anche maggiori. Questo forse è amplificato dal fatto che la valle è lunga e stretta e che ogni appezzamento di terra – ogni orto di casa, quasi – è coltivato a mele.

Melo in fiore in Val di Non

I meleti si dispongono in filari. Le singole piante sono piccole, ma si allungano in altezza. Ho avuto la fortuna di capitare nel periodo della fioritura dei meli: i fiori bianchi, talvolta venati di rosa sull’esterno dei petali, sono davvero belli e invitano le api a suggere un po’ di nettare. Non è inconsueto trovare delle arnie disposte proprio presso i meleti: le api vanno dove il nettare attira. E il miele trentino ringrazia.

I meleti in fiore sono particolarmente fotogenici, sia per le geometrie che i filari compongono che per gli scorci che essi regalano: essendo tutto in altura (sul fondo il lago di Santa Giustina), sovente tra un filare e l’altro si scorge un piccolo borgo a mezza costa, col suo bel campanile e, manco a dirlo, i meleti tutti intorno.

Meleti in fiore sulle alture alle spalle di Brez, Val di Non

2 – Non solo mele, ma anche vino: il Groppello di Revò

Oggi tutto ciò che il nostro sguardo abbraccia, da qualunque punto panoramico sul Lago di Santa Giustina ci troviamo, è coltivato a meleti. Giustamente, l’economia di quest’angolo di Trentino si basa sulla grande produzione di mele la cui coltivazione, raccolta e vendita è gestita dal Consorzio Melinda, la cui sede è proprio all’ingresso della valle. Ma non è sempre stato così. Il Lago di Santa Giustina, infatti è artificiale, la sua realizzazione, con la diga che l’ha generato, risale agli anni Cinquanta del XX secolo.

Nella parte bassa della valle, oggi riempita dall’invaso, un tempo sorgevano vigneti. Vigneti di un vitigno autoctono della zona, il Groppello. Quei vigneti semplicemente scomparvero. Solo pochissimi appezzamenti si mantennero, al di sopra del Lago. Così nasce il Groppello di Revò, un vino rosso rude come la terra che lo produce, ma capace di regalare emozioni, attaccamento al territorio, voglia di riscatto. Il Groppello di Revò (Revò è uno dei paesini al di sopra del Lago di Santa Giustina) è un’eccellenza vinicola della Val di Non. Un vino del quale vale la pena approfondire la conoscenza.

A Revò è la cantina El Zeremia che porta avanti questa tradizione con caparbietà e impegno. La signora Anita, che ci ha accolto ben oltre l’orario di apertura al pubblico, ci ha raccontato una storia fatta di passione, di amore, di testardaggine. E di vitigni resistenti, antichi, rari, che danno vita a prodotti unici.

Il Groppello di Revò

3 – Val di Non in infrasettimanale fuori stagione: attenzione all’ora di cena!

Se decidete, come noi, di trascorrere qualche giorno in Val di Non fuori stagione, segnatevi questi appunti che vi lascio, presi sulla mia pelle:

I ristoranti sono aperti soltanto il venerdì-sabato-domenica. Quelli che eventualmente sono aperti anche nelle altre sere chiudono la cucina alle ore 20.

Questa l’esperienza che abbiamo vissuto noi: il mercoledì sera abbiamo individuato una trattoria che Google Maps identificava come aperta a Castelfondo, poco distante dal nostro agriturismo (il quale aveva la cucina soltanto il venerdì-sabato-domenica con chiusura della cucina ore 20). Ci rechiamo sul posto e scopriamo che sì, la trattoria è aperta, ma solo come bar: e infatti sono presenti gli immancabili avventori, l’uno con la birretta, l’altro col bicchiere di rosso, che se la chiacchierano col gestore. Ci scusiamo per aver disturbato, chiediamo dove eventualmente poter cenare (sono ormai le 20, e qui i supermercati chiudono alle 19 – altro appunto da segnare) e ci viene indicato un hotel a Fondo, un paese poco più avanti. Arriviamo all’hotel e ci viene detto che la cucina è chiusa (sono le 20.05), ma che c’è una pizzeria aperta poco più avanti. Concludiamo pertanto la nostra serata in pizzeria. In Trentino. Dal sogno dei canederli alla margherita è un attimo.

4 – Dove acquistare il TrentinGrana

Certo, se fin dal nostro arrivo ci fossimo fermati in uno spaccio caseario che fa capo al consorzio TrentinGrana forse non saremmo finiti a mangiare una pizza, ma avremmo potuto mangiare un prodotto locale assolutamente di livello ed espressione dell’economia del territorio accanto alla coltura intensiva delle mele. E non è un caso, forse, che la sede del Consorzio TrentinGrana sia adiacente alla sede del Consorzio Melinda.

Gli spacci di TrentinGrana si trovano lungo le vie di transito sia all’ingresso/uscita dei paesi (ne abbiamo individuato uno a Fondo, uno a Brez) che lungo la strada provinciale (come lo spaccio di Romeno, dove ci siamo fermati). Se le mele sono un prodotto stagionale, il formaggio no, non lo è. Troverete il TrentinGrana nelle versioni fresco oppure invecchiato più di 28 mesi; non solo, ma in questi spacci si trova il gorgonzola, la ricotta, la caciotta trentina. E poi lo yogurt e il gelato.

Resta da capire dove si trovino i pascoli per le mucche che producono il latte, visto che è tutto coltivato a meleti, ma sono certa che da qualche parte, nascosti dalle vie principali, i pascoli ci siano.

5 – Il caffè liscio

Devo dire che la storia del caffè liscio la sapevo già. Devo dire, anche, che siccome si capisce da metri di distanza che io sono forestiera, in qualunque bar o ristorante della Val di Non abbia chiesto il caffè, mi è stato subito chiesto di rimando “Caffè liscio?“. Che vuol dire caffè liscio? Beh, vuol dire non corretto. In Trentino il caffè che non ha bisogno di ulteriori specificazioni è il caffè corretto. Se voglio un caffè espresso normale allora devo specificare “caffè liscio“. La cosa più divertente, però, non riguarda i turisti in Trentino, ma riguarda, piuttosto, i Trentini in vacanza a sud di Trento: che chiedono un caffè liscio e ricevono di rimando un’espressione interdetta da parte del barista…

Nel corso della mia permanenza in Val di Non non ho provato il caffè “normale”. In compenso ho assaggiato certe grappe che ve le raccomando…

6 – La triste storia di Bruno, l’orso di San Romedio

L’eremo di San Romedio è uno dei luoghi più iconici della Val di Non: al termine di un canyon profondo si erge questa chiesa/monastero dedicata al culto di San Romedio, il santo eremita trentino che riuscì a cavalcare un orso dopo che questo aveva sbranato il suo cavallo. L’iconografia di San Romedio vede per l’appunto il santo accanto a un orso e forse è proprio per questo che alle pendici dell’eremo è stato ricavato un recinto che funge da area faunistica per l’accoglienza di orsi “digraziati”.

Bruno, l’orso in cattività ospite nell’area faunistica dell’Eremo di San Romedio

L’orso che è ospitato attualmente presso l’eremo si chiama Bruno (che fantasia!) ma proviene da una tragica situazione di cattività in cui era costretto a vivere, mal nutrito e in una gabbia angusta, a Palestrina. Un animale nato e cresciuto in cattività non è in grado di vivere libero in natura, di procacciarsi il cibo in autonomia né di difendersi da pericoli perché non ha avuto quell’educazione che solo gli orsi nati in libertà possono ricevere dalla madre. Il povero Bruno quindi è stato ricoverato in questa piccola area faunistica ai piedi dell’eremo di San Romedio, dov’è nutrito, curato e osservato. Dove, in qualche modo, gli è stata offerta una via di salvezza dalla condizione disgraziata in cui era stato ridotto dal suo padrone (che – credo – stia in galera perché aveva un vero e proprio zoo illegale a casa sua).

Ma se tutti vogliono vedere l’orso, io ho visto un animale triste, stressato, che cammina in tondo su se stesso, come un leone in gabbia, come un matto, se fosse umano. Il povero Bruno mi ha fatto tristezza. Non avevo mai visto un orso dal vivo. Non voglio più vederne, se deve vivere in queste condizioni.

7 – Altri orsi in Val di Non: gli abitanti di Tuenno (a detta degli stessi)

Quando siamo andati a fare l’escursione sul Lago di Tovel abbiamo visto avvisi su come comportarsi in caso di incontro a tu per tu con un orso. Abbiamo chiesto “Ma quindi qui ci sono gli orsi?” e la ragazza del bar-ristorante (Al Capriolo, vicino al Lago di Tovel) con molta leggerezza ha risposto “Beh, oggi che piove magari scendono fino al lago a fare il bagno“. Molto bene.

Probabilmente si leggeva il terrore nei miei occhi, perché due signori anziani che (alle 10.30 del mattino) stavano bevendo l’uno un bicchiere di bianco, l’altro un bicchiere di rosso mi hanno rassicurato “Ah guardi, qui gli orsi siamo noi che viviamo a Tuenno”. Mi sono messa a ridere, ma poi ho scoperto che davvero gli abitanti di Tuenno – ultimo centro abitato tra Cles e il Lago di Tovel – sono chiamati “orsi”.

Il Lago di Tovel. Niente orsi oggi…

Val di Non: cosa non mi aspettavo, cosa ho scoperto

Lo ammetto: è stato Salvatore, l’altra metà del blog, a insistere per andare in Val di Non. Io non ero particolarmente interessata, diciamolo pure. Invece mi sono dovuta ricredere. In pochi km quadrati ho trovato una valle con caratteristiche sue proprie, quasi un mondo a sé. Mi è venuta in mente Hobbiville, la Contea degli Hobbit de Il Signore degli Anelli: non perché gli abitanti abbiano i piedi pelosi (non ho potuto constatare), ma perché sembra davvero un mondo a sé, con le sue colline pettinate a meleti, il suo lago in fondo alla vallata, i castelli qua e là e le montagne incombenti delle Dolomiti di Brenta laggiù in fondo con le loro nevi perenni.

Meleti lungo le sponde del Lago di Santa Giustina

Ho scoperto che le persone qui, a dispetto del clima, sono empatiche e ben disposte alla chiacchiera e a dare informazioni. Una delle cose che più mi rimarrà nel cuore è il proprietario del ristorante “Al Capriolo” sul Lago di Tovel che intona “Tanti auguri a te” a Salvatore per festeggiarne il compleanno. E’ vero, io sono abituata all’ospitalità ligure, però questo trasporto mi ha commosso e mai me lo sarei aspettato tra le Alpi e all’ombra delle Dolomiti.

In questo post ho raccolto quelle cose che lì per lì mi hanno fatto dire “No, dai, non lo sapevo!No dai, ma veramente?“: tutte quelle cose, insomma, che mi sarebbe piaciuto sapere prima di partire e di gettarmi così alla ventura.

6 risposte a "Val di Non: le cose da sapere prima di partire"

Add yours

  1. I mitici orari della cena in Trentino-Alto Adige… Anche io un paio di volte mi sono ritrovata nella tua stessa situazione (anche se in valli differenti)! Stessa cosa anche per il caffè “liscio”.. Molto utile e molto divertente questo articolo, lo terrò presente per quando farò una bella gita in Val di Non 🙂

  2. Sono passata dalla Val di Non solo in inverno, ma mi sono sempre chiesta come fosse la fioritura di tutti i meleti della zona. Davvero incredibile! Quando hai parlato di vino, per un attimo ho pensato al sidro, di cui sono golosissima. Poi mi sono ricordata di quanto buono sia il vino della zona, come buono è il suo formaggio. Bellissima zona, soprattutto se si lasciano vivere in pace gli orsi.

  3. Ho trascorso le estati della mia infanzia in Val di Non, andavo sempre ad Andalo! Me la ricordo come piccola e graziosa come ricordo con molto affetto San Romedio e i suoi orsi! Ci tornerei ancora, chissà se questi luoghi sono cambiati!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Crea un sito o un blog gratuito su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: