Nei dintorni di Pistoia: il borgo di Sammommè

Nell’immediato entroterra di Pistoia si trova un borgo dal nome all’apparenza molto buffo: Sammommè. Ed è proprio perché attirati dal nome che abbiamo deciso di andare a esplorarlo. Abbiamo scoperto una storia lunga e interessante.

Sammommè: il perché di questo nome

Sammommè – o San Mommè – deriva il suo nome da un santo di origine bizantina. Il nome originale del santo è Mamante, ma è conosciuto anche con altri nomi, come Mamas, Mamao, Mamete e, appunto, Mommè. Nell’agiografia bizantina Mamante è un giovanissimo pastore cristiano di Cesarea in Cappadocia che ha la capacità di ammansire anche le bestie feroci con la sua parola. Quando ben 400 soldati sono inviati ad arrestarlo lui prima li converte, poi si fa portare in carcere. Viene sottoposto a ogni sorta di torture e alla fine, dopo aver convertito gli altri in prigione con lui e aver predetto la morte dell’imperatore Aureliano, viene finalmente ucciso. E’ il 275 d.C.

Il culto di Mamante/Mommè si diffonde nell’Occidente cristiano già nei primi secoli del Cristianesimo. Mommè è patrono delle balie, per la sua attività di pastore e infatti il suo culto si diffonde principalmente nelle aree a vocazione pastorale. In Italia si diffonde in Brianza, in Emilia Romagna e in Toscana. E infatti il borgo di Sammommè sorge in Toscana, alle pendici della Montagna Pistoiese, lungo la via – anzi la ferrovia – di collegamento con l’Appennino Bolognese: la Ferrovia Porrettana.

I campi intorno a Sammommè

Sammommè – storia del borgo

Del borgo originario, molto antico, sopravvive ben poco. Le notizie più antiche risalgono al 1027 quando viene nominata una Ecclesia (chiesa) S. Mamme. Ma l’antichità della diffusione del culto in Italia fa pensare che la chiesa possa essere più antica, anche del VII secolo a.C. Questa primitiva chiesa viene sostituita nel XIII secolo da un nuovo edificio, mentre la titolazione a San Mommè viene sostituita da San Matteo nel XVI secolo. Ma Sammommè è ormai il toponimo che identifica il borgo.

La chiesa di San Matteo

In realtà un altro toponimo sembra essere più antico e corrispondere al borgo originario: Savaiana, a monte del paese, dove sorge il piccolo oratorio intitolato a Santa Maria di Ripalta o a Savaiana.

Sammommè è definita “stazione climatica”: questo da quando il passaggio della ferrovia Porrettana, che collega Pistoia con Bologna attraversando la Montagna Pistoiese e l’Appennino Bolognese e passando per Porretta Terme. Questo avviene nel 1864 e Sammommè è una delle stazioni lungo la tratta. Immediatamente viene costituita, nel 1865, una delle prime pro-loco d’Italia e il paese diviene luogo di villeggiatura estiva piuttosto rinomato. Nel 1891 apre il primo ristorante, Morelli, sulla piazza della chiesa, che è il vero cuore del centro. La sua notorietà come luogo di villeggiatura dura almeno fino alla metà del Novecento, con l’organizzazione di feste, manifestazioni sportive e musicali.

La ferrovia porrettana presso la stazione di Sammommè

Oggi Sammommè non è più la meta di villeggiatura rinomata dei primi del Novecento. Ma vi è ugualmente un hotel e un bar-pizzeria, che altro non è che il ristorante Morelli aperto dalla fine dell’Ottocento.

Visitare Sammommè

Si raggiunge Sammommè da Pistoia per due vie: una, più diretta, esce da Pistoia risalendo il corso del fiume Ombrone, supera il paese di fondovalle di Piteccio e risale la collina fino a passare sotto le arcate della ferrovia Porrettana e accanto alla stazione di Sammommè. Il paese è dietro un paio di curve. L’altra via è una deviazione dalla SS. Porrettana, la via Panoramica. E il panorama, in effetti c’è: sulla valle dell’Ombrone e sui boschi che la incorniciano.

In alto sorge il piccolo oratorio di Santa Maria a Savaiana, eretto nel Seicento, a navata unica con l’ingresso coperto da un portico sotto il quale i viandanti potevano trovare riparo lungo il cammino.

L’oratorio di Santa Maria di Ripalta

Il centro del paese gravita però intorno alla chiesa, ben più grande, di San Matteo. La chiesa, anch’essa seicentesca, almeno nella sua fase costruttiva finale, ha la facciata e uno dei lati percorsi da un portico. All’interno ha alcune opere che risalgono al XVII e al XVIII secolo.

Il borgo si sviluppa a partire dalla piazza su cui sorge la chiesa. E’ molto piccolo, ma regala qualche scorcio interessante oltre che, arrivati in fondo, una discreta panoramica sulla valle dell’Ombrone e sulle colline boscose che lo cingono.

Percorrendo le vie del paese di Sammommè

Per concludere il giro del paese non resta che entrare nello storico bar-ristorante Morelli, e gustarsi magari un generoso bicchiere di vino facendosi raccontare dal gestore, discendente di quel Morelli che fondò il ristorante, qualche storia del paese.

Sammommè – o San Mommè – è l’ultima scoperta che ho fatto. Oggi non è più una meta turistica di rilievo, per cui nessun blogger ne parla. Ma in virtù del suo passato di meta di villeggiatura e di stazione climatica, ho ritenuto interessante parlarne qui. Che ne dite, ho fatto bene? Conoscevate Sammommè? Vi ha incuriosito la sua storia?

4 risposte a "Nei dintorni di Pistoia: il borgo di Sammommè"

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  1. Praticamente mi ha condotto sulla via di casa, la mia casa Italiana è tra S. Felice e Piteccio e mi hai strappato una lacrima di commozione e nostalgia.

    1. Ma dai! Il mondo è davvero piccolo piccolo piccolo! ❤️ A Piteccio ci siamo fermati sulla via del ritorno. Abbiamo fatto compere nel piccolo alimentari sulla strada.

  2. Rispondo alla tua domanda: sì, hai fatto benissimo a parlarne e no, ovviamente non lo conoscevo anche se l’appennino tosco emiliano è spesso meta di gitarelle. Peccato che non sia più rinomato turisticamente perchè mi sembra davvero grazioso

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