Recensione a Sebastião Salgado, Amazonia, mostra fotografica al MAXXI

Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano.

Ho scoperto Sebastião Salgado anni fa, in occasione di una mostra Museo dell’Ara Pacis di Roma dedicata al suo progetto Genesis. Di lui mi colpì da subito il bianco e nero mai banale, ma sempre poetico, epico e al tempo stesso intimo sia nel narrare la natura e le sue sublimi manifestazioni che nel mostrare le società umane più distanti da noi.

Nel 2021 una nuova grande mostra dedicata a un grande progetto fotografico di Salgado, Amazonia, è ospitata al MAXXI Museo delle Arti del XXI secolo di Roma dove resterà fino al 13 febbraio 2022. Dopo anni, tornare a vedere Salgado è stata una boccata d’acqua fresca.

Amazonia, Sebastião Salgado, Il fiume Paranà (n. 34)

Chi è Sebastião Salgado

Brasiliano di nascita, Sebastião Salgado si laurea in Economia a Londra. Qui avvia la sua carriera, ma non è soddisfatto, mentre altro gli frulla per la testa: vuole viaggiare, scoprire, esplorare. Innanzitutto lo affascina il continente nel quale ha avuto origine l’Uomo, dal quale poi si è spostato nel giro di milioni di anni per andare a espandersi in tutti i continenti. Armato di macchina fotografica, parte e si reca nel Sahel. È il 1984, anno in cui da quella terra, colpita da grande siccità, si verifica il fenomeno della migrazione della popolazione verso le terre confinanti. Con tutti i disagi e i disastri che le migrazioni comportano – e lo vediamo bene anche ai nostri giorni, con le migrazioni attuali.

Sebastião Salgado con la sua Canon. Credits: GMPhotoAgency.com

Al centro della ricerca di Salgado vi sono due filoni fondamentali: la dignità dell’uomo e un certo interesse antropologico da una parte e dall’altra la potenza della natura, in tutte le sue manifestazioni, siano esse geologiche, meteorologiche, naturalistiche.

Salgado dedica sia all’uomo che alla natura diversi progetti fotografici nel corso della sua lunga carriera fotografica:

  • “Migrations” affronta proprio il tema delle migrazioni, partendo proprio dalla migrazione del Sahel;
  • “Genesis” guarda alla natura dei Cinque continenti con un punto di vista lirico;
  • “La mano dell’uomo” invece è totalmente dedicato alla dignità dell’uomo che lavora, nonostante si tratti di lavori in condizioni estreme, come i cavatori di zolfo nell’estremo Oriente, i minatori, e altri lavori condotti in condizioni di estrema precarietà e in quasi totale assenza di sicurezza, al limite dello schiavismo. Eppure le fotografie di Salgado sono liriche, epiche senza essere celebrative. Ritraggono i lavoratori, i loro sguardi e la loro fatica. Ma non giudicano. Siamo noi spettatori, casomai, a commuoverci o a indignarci.
Il documentario dedicato a Sebastião Salgado, Il sale della terra

A Sebastião Salgado e al suo lavoro è stato dedicato un bellissimo documentario che porta una firma di grande spessore: Wim Wenders. Insieme al figlio di Salgado, Wenders segue il grande fotografo nei suoi progetti fotografici e ne approfitta per raccontare la vita e la poetica di questo grande fotografo ancora vivente. Il film – consigliatissimo – si intitola “Il sale della Terra” ed è un racconto molto garbato, come garbato è lo stesso Salgado, scevro da ogni autoesaltazione. Così come l’opera di Salgado non mira a esaltare il fotografo, quanto il soggetto, ovvero la natura, la biodiversità, e l’uomo nelle sue espressioni più sincere.

Amazonia di Sebastião Salgado: un impegno civile e politico, prima ancora che artistico.

Salgado è brasiliano. Addirittura negli ultimi anni per contrastare in qualche modo il pesante diboscamento che sta subendo la foresta amazzonica, nei suoi possedimenti in Amazzonia ha realizzato un parco, nella Mata Atlantica, dunque nella parte di foresta più vicina all’Oceano Atlantico, nel quale ha piantumato milioni di piante, per riportare quella biodiversità che stava andando scomparendo.

Se nei progetti di Salgado in genere non è espressa la critica (essa rimane sempre velata, casomai, perché suscitata in chi guarda le fotografie) in questo caso invece l’intento della mostra ha un che di denuncia anche politica oltre che civile.

S. Salgado, Amazonia – Indiani Yawanawa in costume tradizionale

Conosciamo tutti il pensiero dell’attuale presidente del Brasile Bolsonaro, il quale ha attuato da quand’è al potere due linee politiche molto ben definite: la conquista dell’Amazzonia sia a fini minerari che per acquisire terre per l’industrializzazione del Paese e il confino sempre più netto delle popolazioni indigene.

Il progetto Amazonia, curato dalla moglie di Sebastião Salgado, Lelia Wanick, non viene per caso. Nasce in seno alla politica di Bolsonaro, come risposta e reazione a una politica imperialistica e anche un po’ cannibale nei confronti non solo delle risorse naturali, ma delle minoranze etniche e linguistiche del Paese. Inoltre emerge il tema del cambiamento climatico, mai così attuale, che chiaramente colpisce anche la foresta più grande del pianeta.

In mostra, infatti, accanto alle fotografie – sublimi – dei paesaggi sconfinati dell’Amazzonia, accanto alle foto-ritratto dei vari gruppi umani – i quali non sono semplicemente “indigeni”, ma hanno nomi precisi a seconda dell’etnia di appartenenza – vi sono vere e proprie video-testimonianze che raccontano, per bocca dei capi-clan, le nefandezze che le popolazioni dell’Amazzonia stanno subendo da che il governo Bolsonaro ha imposto la sua politica nazionalistica e antiminoranze.

Amazonia di Sebastião Salgado. La mostra al MAXXI

L’accompagnamento sonoro realizzato da un maestro della new age qual è Jean-Michel Jarre (se non lo conoscete andate subito ad ascoltarlo!) immerge subito in un’atmosfera fatta di rumori e suoni più o meno indistinti, di scorrere di acqua e di pioggia, di canti rituali e di versi di scimmie. L’atmosfera della foresta emerge in sottofondo, un sottofondo che ci accompagna, che non si fa notare, salvo in alcuni momenti in cui, presi dall’osservare una delle grandi fotografie esposte, ci accorgiamo che sono proprio quelli i suoni di cui abbiamo bisogno per completare l’esperienza della visione.

Amazonia, l’allestimento della mostra al MAXXI

La mostra di Sebastião Salgado è divisa in due macrosezioni all’interno delle quali si sviluppano sottosezioni. Le due macrosezioni sono individuate dai colori nero e rosso. Lo sfondo nero accompagna le fotografie naturalistiche, di grande formato, illuminate direttamente da faretti. Ci portano in un mondo di montagne e altipiani, di fiumi, di nuvole, ci portano dentro la foresta, tra cascate e mangrovie, in mezzo alla pioggia incessante e tra tronchi intricati che danno il senso della tridimensionalità. Paesaggi sublimi che Salgado coglie sia dall’alto, da voli aerei grazie ai quali abbraccia panorami di un’ampiezza disorientante, sia dal basso del fiume , dal quale coglie le rive, le piante che si riflettono in un’acqua a volte piatta, a volte increspata. Di tanto in tanto un uccello rompe l’atmosfera senza tempo, portandoci nel presente.

Amazonia, l’allestimento della mostra al MAXXI

La sezione rossa è invece dedicata alle popolazioni indigene che vivono nella foresta.

È importante aver ben chiaro sin dall’inizio che non esiste una sola popolazione indigena, ma sono diverse le culture che vivono lungo il Rio delle Amazzoni, ciascuna a un livello differente di “evoluzione”. Andiamo da popolazioni neolitiche, come i Xingu o i Yanomami, a popolazioni che conoscono l’uso del telaio, come gli Ashaninka.

In totale in mostra sono esposte 204 fotografie, 95 per il percorso naturalistico dedicato alla foresta e 109 per il percorso dedicato ai gruppi umani che la abitano. Le fotografie sono per la maggior parte scattate tra il 2018 e il 2019. Alcune foto però risalgono al 2009 e agli anni successivi.

Amazonia di Sebastião Salgado. Le fotografie più belle (secondo me)

Non è facile scegliere tra 204 fotografie tutte magnifiche, tuttavia provo a fare una selezione tra le foto che più mi hanno colpito.

  • Territorio indigeno Suruwahà, un’indigena modella un recipiente d’argilla per l’acqua. Lo sfondo neutro utilizzato da Salgado per dare risalto ai ritratti qui è riuscitissimo perché la donna Suruwahà, di nome Musy, emerge con forza, quasi tridimensionale. Al tempo stesso questa è un’immagine ancestrale, mi riporta davvero all’epoca neolitica, quando i nostri antenati plasmavano i primi vasi in argilla senza l’aiuto di tornio o strumenti diversi dalle dita e dalle mani.
Sebastião Salgado, Amazonia, foto n. 33
  • La Foresta – un igapò, ovvero la foresta pluviale, semisommersa dalle acque del fiume, popolata da palme. Le palme si riflettono nell’acqua piatta creando linee dritte e oblique senza soluzione di continuità. Sembra di essere dentro a un quadro di Escher. Mi sono incantata quasi in trance davanti a quest’immagine.
Sebastião Salgado, Amazonia, n. 79
  • Etnia Zo’é. Kurupàj è un cacciatore di scimmie, colto nell’atto di lanciarsi da un albero all’altro per andare a recuperare la preda ferita. Nella foto si coglie il movimento, il controluce, e Kurupàj non salta, ma danza tra gli alberi.
Sebastião Salgado, Amazonia, n. 22
  • L’elegante silhouette di un airone bianco si staglia nella foresta di igapò sulla quale è appollaiato. Un’immagine che dona una calma assoluta, eppure, conoscendo questi uccelli, sappiamo quanto siano veloci a librarsi in volo da un momento all’altro. Questa è un’immagine di calma apparente, così come in uno stato di calma apparente si vive nella foresta.
Sebastião Salgado, Amazonia, n. 76

Per me tornare a vedere una mostra di Sebastião Salgado ha significato immergermi di nuovo nella grande fotografia, nella fotografia d’autore, di reportage intorno al mondo. Mi ha fatto volare in Amazzonia con lui, mi ha fatto sorvolare fiumi e montagne, mi ha fatto avvicinare a persone che vivono in una dimensione così distante da noi. Il fotografo, con la sua macchina fotografica, diventa esploratore e antropologo, documenta e restituisce alla collettività la sua esperienza. Non esprime giudizi, ma attraverso i suoi scatti ci emoziona. Alla fine della mostra ci restano negli occhi a lungo quelle immagini in bianco e nero e siamo grati per l’immersione in un mondo lontano che ci è stata concessa durante quest’ora di visita.

Sebastião Salgado, Amazonia, Museo MAXXI – info pratiche

La mostra Amazonia è aperta al MAXXI fino al 13 febbraio 2022. L’ingresso è contingentato a orari, per cui il consiglio è di prenotare in anticipo, soprattutto se si intende di visitare la mostra nel weekend. È possibile visitare la mostra con un biglietto separato rispetto al biglietto del MAXXI, il che consente di visitare solo la mostra e non l’intera esposizione museale. Esiste anche un biglietto integrato, in ogni caso, se si vogliono visitare entrambi.

Tutte le info ulteriori sul sito web del MAXXI.

7 risposte a "Recensione a Sebastião Salgado, Amazonia, mostra fotografica al MAXXI"

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  1. Un progetto davvero emozionante che racconta non solo i paesaggi ma la storia di un popolo. Non conoscevo questo fotografo ma apprezzo molto il suo lavoro scoperto grazie alle tue informazioni e le foto incluse.

  2. Salgado è uno dei più grandi fotografi che esistano: io l’ho scoperto guardando un programma sulla fotografia e devo dire che mi ha molto colpito. Non sono un’amante del bianco e nero ma credo che il suo sia una vera e propria espressione d’arte. Hai fatto benissimo a visitare la mostra, fosse più vicina l’avrei fatto anche io.

  3. Non sapevo di questa mostra ! Salgado è uno tra i più grandi fotografi dei nostri tempi che attraverso i suoi viaggi ha voluto immortale angoli di Amazzonia che rischiano di scomparire !

    1. Credo che Salgado sia il mio fotografo preferito, più ancora di McCurry che usa il colore e che so che viene pagato per progetti fotografici dove – diciamo – non sempre le situazioni sono spontanee, ecco. Salgado ha un impegno civile ed ecologico notevole sia nella sua vita privata che nel suo lavoro. Amazonia è la prova del suo impegno.

  4. Ammetto la mia ignoranza.. non lo conoscevo. Nonostante sia brasiliana (come lui) ho poca cultura sul mondo della fotografia, anche se apprezzo e amo questo tipo di mostra.
    Ti ringrazio davvero di avermi fatto conoscere questo artista, peccato che il MAXXI sia a Roma, sennò correrei a vederlo!

    1. Ti consiglio, se vuoi approfondire questo fotografo, il documentario “Il sale della Terra” che è una sua videobiografia d’autore: da quel documentario davvero si capisce bene tutta la poetica, l’arte e la sensibilità di Salgado, oltre al fortissimo amore per la sua terra.

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