Sardegna in inverno: perché visitare l’isola fuori stagione e 7 cose da fare

Pensiamo sempre che la Sardegna sia una meta ideale per le vacanze estive. In effetti l’isola è nota principalmente per le sue spiagge e per il suo mare. Tuttavia, non è l’unico motivo per cui venire in Sardegna.

La Sardegna è infatti una meta adatta per tutte le stagioni. In questo post ti consiglio 7 cose che si possono fare in Sardegna in inverno che non ti faranno rimpiangere la vita in spiaggia dell’estate. Anzi, ti faranno scoprire un’isola più autentica, la sua natura più intima, le sue tradizioni più radicate.

Nelle mie vene scorre sangue sardo, mia nonna è sarda, mia madre, sarda a metà, mi ha sempre instillato l’amore per questa terra. Quand’ero piccola e fino ai 15 anni, le vacanze erano in Sardegna, non c’era alternativa. Sono tornata poi in Sardegna anche da grande, ma l’imprinting di quei viaggi da bambina non mi è mai passato.

Stimolata dai ricordi e con l’intenzione di raccontare una Sardegna diversa, io sono pronta a (ri)partire. E tu?

Sardegna in inverno: trascorrere una sera a Oristano

Oristano è perfetta d’inverno. In realtà è perfetta anche d’estate se si vuole rifuggire la ressa del mare. Già, perché Oristano si affaccia, oltre che sul mare e sul Golfo cui dà il nome, anche sullo Stagno di Cabras e sullo Stagno di Santa Giusta. Entrambi gli stagni sono riserva naturale. Cabras, poi, insieme all’area delle saline di Montelargius a Cagliari, è una delle mete preferite dai fenicotteri, a proposito di villeggiatura in Sardegna (i fenicotteri però arrivano a Cabras e a Montelargius a giugno, non in inverno).

Lo Stagno di Cabras

Oristano lega il suo nome al Giudicato di Arborea, di cui fu capoluogo durante il medioevo dal 900 al 1420 circa. Questo lungo periodo fu un continuo susseguirsi di guerre con le repubbliche marinare di Genova e Pisa, di lotte per la successione e di rapporti poco chiari con la Chiesa di Roma. Tra i vari personaggi che rivestirono il ruolo di Giudice, Eleonora d’Arborea è senz’altro il personaggio più noto di questo capitolo di storia della Sardegna, e non solo perché donna, ma perché governante capace.

A Oristano, in pieno centro storico, un monumento ricorda Eleonora d’Arborea: la Giudicessa è in piedi, stante, col braccio destro levato e il dito indice spiegato. Ricorda il gesto tipico dell’iconografia romana e dei condottieri in generale dell’ad locutio, o silentium manu facere: sarebbe a dire che leva il braccio per far tacere gli astanti e poter prendere la parola (e arringare le truppe).

Oristano, monumento in onore di Eleonora d’Arborea

Tra i monumenti degni di nota, la Cattedrale di Santa Maria Assunta è impressionante per le sue proporzioni. Essa sorge sui resti di un preesistente insediamento di epoca bizantina. La prima chiesa risale all’XI secolo. Fu dapprima un edificio romanico, poi gotico, ma l’attuale aspetto si deve a pesanti interventi di restauro – dato il grave stato di conservazione dell’edificio gotico – nel XVIII secolo. Nonostante la ricostruzione, all’interno della chiesa sono state preservate alcune cappelle gotiche del Trecento.

A Oristano si conserva ancora in parte la cinta muraria, lunga 2 km circa, rinforzata da 28 torri quadrate e da torrioni difensivi in corrispondenza delle porte: emerge forte e chiara l’esigenza medievale e successiva di volersi difendere da un nemico non sempre noto.

Oristano, Cattedrale di Santa Maria Assunta

Sardegna in inverno: vivere il carnevale a Mamoiada oppure incontrare le maschere al Museo etnografico di Nuoro

L’invito è quello di trovarsi a Mamoiada, nel centro della Sardegna, in provincia di Nuoro, durante il Carnevale. Il Carnevale di Mamoiada è uno di quegli eventi che risultano indimenticabili a chi li vive, soprattutto per la prima volta. Sfilano maschere ancestrali e spaventose, i Mamuthones che, vestiti nelle loro pelli scure, coperti da maschere e con i campanacci sulla schiena, si muovono ritmicamente, ossessivamente, al tempo stesso fanno paura e intontiscono. L’altra maschera che sfila, quella degli Issohadores, un tempo era temibile: vestiti di rosso, armati di lacci, gli issohadores catturavano le fanciulle, come segno di prosperità, oppure i proprietari terrieri come buon auspicio. E questi ultimi, non osando contraddire le maschere, offrivano, per sdebitarsi, vino e dolci. Una sorta di “dolcetto o scherzetto” in lingua sarda.

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La maschera dei Mammuthones, Museo Etnografico di Nuoro

Mamoiada è un piccolo borgo che sorge non lontano da Nuoro. Proprio a Nuoro, al Museo etnografico, si possono vedere le maschere del carnevale di Mamoiada, e dunque i famosi mamuthones e gli issohadores, insieme ad altre maschere che caratterizzano il carnevale in altri borghi della Sardegna interna. Tra l’altro, mentre la sfilata dei Mamuthones a Mamoiada la si può vedere solo nel periodo di Carnevale (lungo, invero, da metà gennaio fino al mercoledì delle Ceneri) per tutto il resto dell’inverno e dell’anno si possono ammirare i costumi al Museo Etnografico di Nuoro. Il quale oltre alle maschere di Mamoiada espone ben altra tipologia di oggetti: come gli abiti cerimoniali tipici dei vari paesi del centro della Sardegna, i gioielli, il pane delle feste. Un museo che merita davvero di essere visitato, non importa che sia estate o inverno.

Sardegna in inverno: assistere a un concerto di canti popolari e a un’esibizione di “su ballittu cadenzadu”

Su ballittu cadenzadu” è un canto tra i più popolari della tradizione sarda. Il tenore canta, mentre le coppie, uomini e donne, danzano al ritmo forsennato delle percussioni. Il ballo cadenzato, ritmato, è alla base dei balli e dei canti tipici della Sardegna.

Ricordo, quand’ero bambina, che i miei genitori inseguivano sempre spettacolini nelle piazze in cui vi fossero esibizioni di canti e balli tradizionali sardi. Mi ricordo ancora oggi certe melodie, certe espressioni delle voci dei bassi che cantavano una cosa tipo “birrambai” e i passi sempre uguali delle danze, quel venire avanti e tornare indietro sempre battendo i piedi, sempre in cerchio. Lo trovavo bellissimo e da bambina qual ero cercavo di imitarlo. E poi gli abiti tradizionali, bellissimi sia quelli femminili che quelli maschili.

In Sardegna sono numerosissime ancora oggi – e per fortuna – le compagnie di canto o di ballo, dal nord al sud dell’isola. Si dividono in due categorie, i canti (e balli) profani e il canto religioso. Nel campo del canto religioso va citata assolutamente Maria Carta, grandissima interprete, capace di dare nuova vita a melodie antiche. Certe esibizioni, come il suo Deus Ti Salvet Maria, sono rimaste impresse nella mente e nel cuore di tutti i Sardi, isolani e non.

Sardegna in inverno: scendere nel Pozzo Sacro di Santa Cristina

Innanzitutto una domanda: che cos’è un pozzo sacro? Il Pozzo sacro è un luogo di culto antichissimo, tipico della Sardegna e risalente alla civiltà nuragica. Siamo abituati a pensare che la civiltà nuragica abbia prodotto solo i nuraghe, ma in realtà le manifestazioni di questa civiltà così peculiare sono state anche altre e i pozzi sacri sono una di queste. Se il nuraghe, infatti, era il villaggio fortificato, sede della vita civile, il pozzo sacro era il santuario, il luogo sacro, il luogo in cui connettersi con il divino.

Il Pozzo Sacro di Santa Cristina

A Santa Cristina a Paulilatino (OR) questo incontro con il divino è palpabile. In un’area ampia in cui gli ulivi disegnano un paesaggio rurale davvero romantico, il pozzo sacro si apre come una ferita geometrica che scende nel ventre della terra. I conci di pietra delle pareti sono perfettamente squadrati: sembrerebbe un’opera moderna, e invece risale all’XI secolo a.C.

Si scende attraverso una scala, e non nego che un certo timore reverenziale mi assale mentre, gradino dopo gradino arrivo fino al livello in cui vi è l’acqua di falda che emerge cristallina. Mi sembra di violare un luogo sacro da migliaia di anni, mi sembra di non coglierne il senso.

Sardegna in inverno: incontrare i Guerrieri di Mont’e Prama al Museo Civico Giovanni Marongiu di Cabras

Sempre a proposito di emozioni, sempre a proposito di civiltà nuragica, i Guerrieri di Mont’e Prama sono la quintessenza della meraviglia anche perché, possiamo dirlo tranquillamente, non vi è un’ipotesi univoca sulla loro identità, né tantomeno sulla loro funzione.

Rinvenuti in pezzi a più riprese tra gli anni ’70 del Novecento e i primi anni Duemila, i Guerrieri, o Giganti, di Mont’e Prama suscitano grande meraviglia e curiosità. Sono curiose le iconografie, è curioso il luogo del rinvenimento e il fatto che queste statue furono distrutte – sembra – intenzionalmente. Rappresentano guerrieri, arcieri e pugili, dunque uomini armati. Uomini oppure eroi, perché non è dato sapere esattamente se fossero figure di antenati posti a protezione di sepolcreti oppure di divinità poste in luoghi sacri.

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I Guerrieri di Mont’e Prama esposti al Museo Civico Giovanni Marongiu di Cabras

Le statue di Mont’e Prama più significative sono esposte al Museo Civico Giovanni Marongiu di Cabras. Ben sei sono le statue esposte, tra arcieri e pugilatori. Quella più iconica è la statua del pugilatore che si copre la testa con uno scudo ricurvo. Le statue sono massicce, gli occhi rotondi incavati sono fortemente espressivi, mentre la posa del corpo, ieratica, conferisce loro una staticità che incute rispetto. Le iconografie delle statue richiamano quelle di certi bronzetti sardi, ed è grazie a questi se si è potuto procedere a un’identificazione. Le statue erano alte in origine 2 m circa, le forme sono piuttosto geometriche e schematiche, non vi è ricerca realistica, ma l’intenzione di riprodurre i volumi e la monumentalità del personaggio e del gesto che sta compiendo.

Le statue di Mont’e Prama si collocano all’inizio del percorso espositivo del museo di Cabras. Tuttavia, consiglio di visitare l’intero museo, perché vi si trovano altri contesti decisamente degni di nota.

Alcuni Guerrieri di Mont’e Prama sono esposti anche al Museo archeologico nazionale di Cagliari. Qui infatti furono esposti per la prima volta nel 1974, subito dopo la scoperta delle prime statue. Nel percorso di visita del museo di Cagliari le statue dei Giganti sono poste accanto ai bronzetti sardi che ripetono la stessa iconografia, per far capire che tanto nel grande formato, quanto nel piccolo, certe figure, certi personaggi, fossero importanti nell’immaginario collettivo.

Sardegna in inverno: guidare lungo l’Orientale Sarda da Cagliari e scoprire paesaggi mozzafiato

Ho ancora in mente il mito dell’Orientale Sarda: ricordo ancora il nome di questa strada che percorremmo con la mia famiglia da Cagliari verso nord, lungo il versante orientale dell’isola.

La strada, S.S. 127, tra le più importanti viabilità della Sardegna, fu istituita nel 1928 proprio con l’intento di collegare il sud e il nord dell’isola, ricalcando in parte un tracciato di poco precedente, della seconda metà dell’Ottocento. Potremmo definirla, dunque, una viabilità storica e per l’epoca fu una rivoluzione, una sorta di “alta velocità”, di superstrada in una terra percorsa principalmente, ancora, da mulattiere.

Orientale Sarda: il percorso da Cagliari verso nord su Maps

Quel poco che ricordo dell’Orientale Sarda sono i paesaggi e l’entusiasmo di mia madre a notare ora la forma di una montagna, ora quel bosco particolarmente fitto, mentre mia nonna, l’unica sarda vera della famiglia, non diceva niente, ma guardava commossa fuori dal finestrino.

La strada viaggia sempre nell’interno, mai sulla costa: indubbiamente offre paesaggi inediti per chi conosce soltanto la Sardegna delle spiagge e del mare cristallino. Invece il verde cupo dei boschi, il grigio/bianco di certe rocce affioranti, l’ampiezza di certi panorami sono immagini che vanno gustate in un viaggio lento, esplorativo, proprio di chi non vuole correre ma, al contrario, vuole godersi il panorama.

Sardegna in inverno: riscaldarsi col mirto e gustare i dolci tipici

Da piccola ero un’appassionata di dolci sardi. I miei preferiti erano i sospiri, naturalmente: pasta di mandorle variamente rivestita di glassa o di cioccolato e aromatizzata. I miei preferiti erano – già all’epoca, ohibò – i sospiri al mirto. Ma al mirto ci arriviamo tra un attimo.

Ricordo ancora gli enormi vassoi di dolci con i quali riempivamo il pianale dell’automobile al ritorno dalle vacanze in Sardegna: facevamo scorte che duravano mesi in un’epoca in cui era impossibile acquistare online perché l’online non esisteva. Mi ricordo le tilicche, a base di sapa, una sorta di marmellata di uva, che dopo i sospiri erano le mie preferite. Ma c’erano poi i gueffos, palline di pasta di mandorle avvolte nello zucchero semolato, le aranzadas, ovvero bucce d’arancia e miele, le casadinas, a base di ricotta e uvetta.

Tra i più amati in casa mia sono ancora oggi le seadas, dei grossi tortelli ripieni di pecorino da servire accompagnati con miele amaro di corbezzolo, il che conferisce al dolce un certo contrasto strano sulle papille gustative, ma molto piacevole.

In casa mia, poi, c’è una tradizione particolare, che deriva da mia nonna e dalla sua famiglia che viveva a Macomer: la preparazione dei pabassini in occasione della Solennità dei Morti. I pabassini sono dolci di pasticceria secca il cui impasto è ripieno di uvetta, noci, mandorle, scorza di buccia d’arancia, semi di finocchio e chi più ne ha più ne metta, cotti in forno e rivestiti da glassa bianca e diavoletti di zucchero per decorazione. Questi dolci vengono offerti ai Morti su un tavolo predisposto sul quale sono apparecchiate pietanze che a costoro piaceva mangiare in vita. Sulla tavola dei Morti a casa mia, per esempio non mancava mai il caffè, né un piatto di ravioli al sugo (non so a chi dei miei bisnonni sardi piacesse).

Un pabassino, dolce tipico sardo

E arriviamo infine al mirto. Molto ben rappresentato nella grossa distribuzione ormai da diversi anni, in realtà il mirto in Sardegna è una vera e propria istituzione sia nella versione rossa che in quella bianca. La differenza tra i due? Il mirto rosso è ottenuto dall’infusione delle bacche nell’alcool, mentre il mirto bianco è ottenuto dall’infusione delle foglie. Io, che vado controcorrente, preferisco di gran lunga il mirto bianco.

E ora che ci siamo riscaldati col mirto, dopo tutto questo lungo viaggio nella Sardegna d’inverno, che ne dici di partire? Ti aspetto nei commenti!

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14 risposte a "Sardegna in inverno: perché visitare l’isola fuori stagione e 7 cose da fare"

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  1. Sardegna in inverno è perché no ! una regione talmente bella e ricca di fascino da visitare in ogni periodo dellanno e non solo in estate per godere del suo splendido mare

  2. Deve essere davvero interessante assistere a concerti tradizionali! 🙂 Ti dico la verità, non sono mai stata in Sardegna nemmeno in estate 😬 però un on the road che segua percorsi “alternativi” non mi dispiacerebbe!

    1. Ti consiglio di prendere in considerazione la Sardegna per un prossimo viaggio. Non ci sono solo le spiagge e sicuramente troverai luoghi, percorsi e paesaggi di tuo interesse.

  3. Cavolo, la Sardegna mi ha proprio stregato la prima volta che sono andata. Ci sono stata lì d’inverno una volta, ma per nessuna delle cose scritte da te…
    P.S. ho molti amici a Tempio e mi dicono che anche lì è molto bello il Carnevale

    1. Il Carnevale in Sardegna dev’essere bello e vissuto un po’ in tutta l’isola. Beh, il fatto che tu abbia fatto altre esperienze dà conto della grande varietà di cose che si possono fare in inverno in Sardegna senza sentire la nostalgia del mare!

  4. Un articolo molto utile e interessante; in effetti io ho sempre considerato la Sardegna come una meta estiva, da visitare per il suo splendido mare e per fare tanti bei bagni. Da quello che ho letto, invece, mi sbagliavo!

    1. Ti ringrazio! Sì, in genere la Sardegna viene considerata una meta estiva, tuttavia sta puntando molto sul turismo culturale ed esperenziale, per cui la consiglio anche nelle altre stagioni

  5. Che dire, intanto sono sempre fan di mete visitate in stagioni poco turistiche, in più la Sardegna mi manca proprio e non ci vedrei nulla di male a visitarla proprio in inverno! Mi attira moltissimo assistere al famoso carnevale, anche perché ormai queste maschere sono diventate famosissime e mi è venuta una certa curiosità per questo evento!

  6. Sono stata in Sardegna le ultime due estati e mi sono goduta il suo mare da sogno. Per il troppo caldo, però, non abbiamo visitato molto. L’inverno sembra proprio la stagione perfetta per visitare come si deve la Sardegna!

  7. La Sardegna è una delle regioni in cui vorrei tornare prossimamente, me ne sono innamorata. Noi stavamo proprio a Oristano, ospiti di un amico che è di quella città, abbiamo anche visto il pozzo di Santa Cristina, però mi devo segnare un pao dei musei che hai citato!

  8. Hai ragione sì pensa sempre alla Sardegna abbinata al mare ma ha davvero tanto da offrire, da conoscere sicuramente anche in altre stagioni. Assaggiare poi il cibo alla grande tutto l’anno

  9. Al momento ho visitato solo il sud della Sardegna ed esclusivamente in estate . Direi che di spunti per tornare nelle altre stagioni me ne hai dati parecchi

    1. Ti ringrazio! Lo scopo è proprio questo: dare degli spunti per invitare a visitare la Sardegna fuori stagione, oppure anche in estate, dimostrando però che non è necessario stare tutto il tempo in spiaggia!

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