Dintorni di Prato: quali borghi visitare

Prato sorge in valle, alle pendici della montagna della Calvana da una parte e il Monte Ferrato dall’altra; una valle stretta e lunga, la valle del Bisenzio, risale l’Appennino fino a scollinare e a raggiungere l’Appennino bolognese. Dalla parte opposta, invece, c’è il Montalbano e le terre amate dai Medici, territori vocati al vino, il Carmignano in particolare.

I dintorni di Prato sono ricchi di storia, di natura, di borghi. In questo post visitiamo i borghi più significativi, raggiungibili facilmente da Prato in – nei casi più distanti – al massimo mezz’ora di viaggio in auto. Visitare questi borghi vuol dire scoprire la storia lunga e variegata di questo distretto che vede da una parte, in Val Bisenzio, il legame con l’attività tessile e manifatturiera che ha caratterizzato l’economia di Prato fin dal medioevo, e la simbiosi con il bosco e con la natura; dall’altra parte, verso il Montalbano, il legame con la viticoltura e la forte impronta data dalla famiglia Medici con la costruzione di ville magnifiche tra il XVI e il XVII secolo.

Dintorni di Prato: Figline

Il primo borgo che incontriamo in realtà è una frazione di Prato: è Figline, piccolissimo borgo posto lungo la strada che risale la montagna verso Migliana, noto per due motivi: è il luogo di nascita di Curzio Malaparte, scrittore della metà del Novecento, ed è stato il luogo di un eccidio nazista durante la II Guerra Mondiale. Infine, ospita il Museo della Deportazione, preziosa testimonianza delle torture inflitte nei lager nazisti ai prigionieri e alle prigioniere, sia che fossero ebrei, zingari o altre minoranze.

Iniziamo da Curzio Malaparte. Nato da madre italiana e padre tedesco (un tintore, a riprova dell’importanza dell’industria tessile pratese ancora all’inizio del Novecento), fu dapprima un sostenitore del regime fascista, salvo poi allontanarsene gradualmente fino a passare, durante la II Guerra Mondiale, dalla parte degli Alleati. Giornalista e scrittore importante nel dopoguerra, ha scritto romanzi come Maledetti Toscani, La pelle, Kaputt. Orgogliosamente pratese, egli scrisse “Io son di Prato e se non fossi nato pratese non vorrei esser mai venuto al mondo“: questa frase è incisa sul suo mausoleo che si trova sulla cima del monte Spazzavento, alle spalle di Figline, raggiungibile con un sentiero CAI rinominato Sentiero Malaparte.

Curzio Malaparte nacque in realtà nella centralissima via Magnolfi a Prato: la via che dalla stazione di Porta al Serraglio conduce nella piazza del Duomo. Però a Figline, alle pendici del monte alle sue spalle, fin da ragazzo aveva scovato una grotta, una galleria tra Figline e il Monte Ferrato che lui ipotizzava potesse essere la porta dell’inferno.

Lungo il sentiero CAI di Monte Ferrato (PO)

Figline è tristemente nota per l’eccidio nazista che qui si consumò il 6 settembre del 1944. In quell’occasione furono uccisi 29 partigiani, soprannominati poi “i 29 martiri di Figline” presi in un’imboscata mentre dal loro rifugio marciavano verso Prato. L’impiccagione fu un’esecuzione in piena regola, nel centro del paesino, perché tutti potessero vedere. Oggi sul posto un monumento molto sobrio ricorda l’orrore e riporta i nomi dei 29 partigiani.

Il filo doppio che lega Figline con la II Guerra Mondiale è il motivo, probabilmente, per cui è qui che sorge un Museo della Deportazione. Museo didattico, giocato molto su video-testimonianze e su audio, pochi oggetti, ma molti racconti, tragici, drammatici, fatti da chi è sopravvissuto ma non è riuscito a cancellare le ferite. Un museo che va assolutamente visitato, perché è crudo ciò che racconta, ma proprio per questo è tanto più importante.

museo deportazione prato
Una di quelle immagini che restano impresse: un prigioniero dei campi di concentramento, ridotto pelle e ossa e costretto a stare nudo davanti alla macchina fotografica nazista

Per approfondire: 3 musei della Seconda Guerra Mondiale in Toscana

Dintorni di Prato: Montemurlo

A pochi km da Prato, in direzione di Pistoia, si trova Montemurlo.

Il territorio di Montemurlo è in valle, ed è principalmente a destinazione agricola. Il centro medievale è la Rocca di Montemurlo, che resta lievemente in altura, alle spalle della valle, e sotto l’imponente Monte Ferrato.

A poca distanza dalla Rocca si trova un laghetto popolato da papere e anatre: lo starnazzare continuo e il vederle muoversi in formazione compatta ogni volta che una di esse prende l’iniziativa è meraviglioso.

Il laghetto di Montemurlo, a poche centinaia di metri dalla Rocca

Ed è giunto il momento di parlare del Monte Ferrato.

Quest’altura di fatto separa – e congiunge – Prato con Montemurlo. Da Prato vi si accede dalla località Galceti, e la scalata fino al rifugio in cima è all’interno di una riserva naturalistica, lungo un sentiero CAI. La particolarità del Monte Ferrato sta nella roccia affiorante di cui è costituito, una pietra grigio-verde che dà il nome alla montagna, e che è la pietra utilizzata per la facciata del Duomo di Prato! Il Duomo di Prato, infatti, ha la caratteristica facciata del gotico toscano, ovvero a fasce bianche e scure. Ecco, le fasce scure sono realizzate in pietra del Monte Ferrato: e infatti hanno riflessi verdastri (la facciata del Duomo di Prato, tra l’altro, è una delle facciate di chiese più belle della Toscana, a mio onesto parere). In cima al monte si trova un piccolissimo rifugio completo di cucinino e di caffettiera. Io stessa vi ho trovato riparo, perché quando sono arrivata in cima al Monte Ferrato si è messo a piovere!

Sulla vetta del Monte Ferrato

Dintorni di Prato: Vaiano – Vernio

Risalendo l’alta Val Bisenzio, si incontrano i due paesi di Vaiano e di Vernio e tutte le piccole frazioni che si dispongono lungo la via. Siamo in quello che per tutto il Novecento è stato un importante distretto industriale nel campo del tessile. Si vedono, lungo la via, strutture industriali notevoli, dismesse e che oggi sono monumenti di archeologia industriale.

Risalendo la valle, lo sguardo viene attratto dal più classico dei castelli medievali: la Rocca di Cerbaia è in effetti diroccata, tuttavia sottoposta a manutenzione e valorizzazione. Un luogo del genere non poteva continuare a languire nell’anonimato. La Rocca di Cerbaia è raggiungibile percorrendo un sentiero a piedi. Il vero problema è, casomai, dove parcheggiare l’auto prima di partire per questa avventura into the wild, perché la strada principale non è provvista di aree parcheggio.

La Rocca di Cerbaia vista dalla via che sale da Vaiano a Vernio

Vaiano è il primo paese che si incontra. Le sue frazioni si stendono di qua e di là del fiume Bisenzio. Il paesaggio lungo la strada è davvero variegato: dopo Vaiano, in località Usella, si incontra la straordinaria Villa Guicciardini, villa di età medicea che col suo parco antistante si colloca proprio lungo la via e in concomitanza del bivio verso Migliana, patria dei biscotti di Prato.

Risalendo la via che da Vaiano porta verso Vernio, il paesaggio è senza dubbio degno di nota: da una parte e dall’altra sono montagne, mentre in mezzo scorre il fiume, il solito Bisenzio che abbiamo imparato a conoscere.

Salendo ulteriormente, già in territorio di Vernio, si diparte la via che porta fino a Luicciana.

Luicciana è un borgo piccolo anzi piccolissimo che però ha saputo sfruttare il suo stato di semiabbandono per portare nuovamente in vita questo territorio. Oggi è un museo all’aperto di arte contemporanea. L’unico bar del paese fa anche da pizzeria, purché su ordinazione (ma anche solo l’aperitivo qui è notevole, a base di schiacciata appena sfornata).

luicciana
Luicciana, una delle case che espongono le opere d’arte del museo diffuso di arte contemporanea

Da Luicciana in avanti la montagna pratese offre piccoli borghi e suggestivi paesaggi montani. Siamo nel territorio comunale di Cantagallo, immerso nei boschi di castagno e di faggio, dove l’autunno e l’inverno sono particolarmente brumosi, eppure poetici. La montagna pratese, quella nascosta, è davvero ricca di poesia. Siamo nei territori delle “Valli Nascoste”, un progetto di valorizzazione del territorio segnalato da pannellistica puntuale grazie alla quale capiamo dove ci troviamo e perché è importante ogni singolo luogo.

Per saperne di più: Hidden Tuscany

Dintorni di Prato: Montepiano

L’ultimo paese prima di scollinare e di entrare in Emilia Romagna è Montepiano. Ci siamo allontanati parecchio da Prato, dopo Vernio abbiamo abbandonato il Bisenzio, che qui è poco più di un ruscello e abbiamo risalito la montagna. Da Montepiano parte anche la via che scollina e scende nel Mugello all’altezza di Barberino, attraversando un territorio boschivo che è stato teatro di eventi bellici perché qui passava la Linea Gotica, ma nel quale si aprono anche valli nelle quali hanno sede allevamenti.

Montepiano è stata nella seconda metà del Novecento una rinomata località di villeggiatura estiva per i Fiorentini che qui venivano a prendere il fresco: siamo effettivamente sull’Appennino tosco-emiliano e d’estate l’afa della città qui non c’è. Oltre a questo aspetto, Montepiano è un posto godibile: c’è un laghetto artificiale, il Lago Fiorenzo, in mezzo al verde presso il quale rilassarsi o eventualmente pescare, e c’è, per chi ama le passeggiate e scoprire angoli nascosti di non trascurabile bellezza, il piccolissimo borghetto che gravita intorno alla Badia di Santa Maria.

Il piccolo borgo di Montepiano

Questa chiesa risale al 1090! Si tratta di una chiesa romanica piuttosto antica, dunque, alla quale era affiancato un hospitale, ovvero un ostello per pellegrini e viandanti che da Bologna scendevano verso Prato/Firenze lungo un’antica viabilità, la via Setta, che passava proprio da qui. La facciata della chiesa è romanica: a ricordarcelo è il bell’architrave a rilievo del portale sormontato da una lunetta, anch’essa scolpita con una figura femminile che prega a braccia levate. All’interno della chiesa, è il fenomenale affresco del XIV secolo raffigurante San Cristoforo, imponente, enorme, a catturare la nostra attenzione. Nell’iconografia cristiana San Cristoforo è sempre rappresentato più grande del vero, che porta in braccio Gesù: non a caso il nome Cristoforo significa “colui che porta Cristo”, dal verbo latino Fero, che significa portare.

Pieve di Montepiano, affresco con San Cristoforo

Dintorni di Prato: Poggio a Caiano

Da qui in avanti cambiamo decisamente fronte: ci lasciamo alle spalle l’Alta Val Bisenzio e scendiamo verso le propaggini del territorio di Carmignano e del Montalbano.

Poggio a Caiano è una cittadina tutto sommato di recente formazione, che sorge però intorno alla Villa Medicea di Poggio a Caiano: una villa progettata da nientemeno che Giuliano da Sangallo, importante architetto rinascimentale, per Lorenzo Magnifico e che doveva servire da residenza di campagna per il Signore di Firenze.

La villa medicea di Poggio a Caiano. Sullo sfondo si intravvede la cupola del Duomo di Firenze

Per approfondire: Poggio a Caiano: il Museo Ardengo Soffici e la Villa Medicea

La villa ha ospitato residenti illustri, come Francesco I de’ Medici e Bianca Cappello, morti in circostanze misteriose (avvelenati, pare, ma anche le più recenti indagini sui resti scheletrici non hanno chiarito se sia stato un duplice omicidio o un incidente). Prima dei due sfortunati amanti, la villa era stata residenza anche di Giovanni figlio del Magnifico, divenuto poi papa col nome di Leone X. A lui si deve la decorazione del bel salone al piano nobile, affrescato tra gli altri da pittori del calibro di Alessandro Allori, Andrea del Sarto e il Pontormo. L’ultima celebre inquilina della villa fu Elisa Baciocchi sorella di Napoleone Bonaparte; infine, durante i pochi anni in cui Firenze fu capitale d’Italia, Re Vittorio Emanuele II (che risiedeva nella Villa Medicea della Petraia, appena alle spalle di Firenze) la designò quale sua residenza di campagna.

La villa medicea di Poggio a Caiano

Durante la II Guerra Mondiale, la villa medicea di Poggio a Caiano divenne deposito delle opere scultoree di arte antica degli Uffizi e in generale dei musei fiorentini. Qui furono dunque nascoste opere quali la Chimera d’Arezzo, l’Arringatore e la Minerva d’Arezzo dal Museo archeologico Nazionale di Firenze, ma anche la Venere della Tribuna degli Uffizi e il celeberrimo gruppo scultoreo di Ercole e Caco, oggi agli Uffizi.

Al secondo piano della villa è ospitato il Museo della Natura Morta: un interessante percorso attraverso il gusto collezionistico dei Medici e a seguire dei Lorena che governarono Firenze, per comprendere un genere che non è solo studio di luce, non è solo esercizio di stile, ma in certi casi traduce sulla tela trattati botanici. Colpiscono ad esempio le tele dedicate agli agrumi, soprattutto se si pensa alla passione dei Medici per questa categoria di alberi da frutto, tanto che in quasi tutte le ville c’era un settore adibito a Limonaia. Sbaglia chi pensa che le nature morte siano noiose: in realtà, a guardarle bene, si scopre moltissimo sia sul gusto dei committenti che sulla bravura e competenza botanica degli artisti.

Limoni, limoni e ancora limoni. I Medici adoravano queste rappresentazioni “didascaliche” delle varietà dei frutti

Per saperne di più: Natura morta, viva la natura! Il museo della Natura Morta nella Villa medicea di Poggio a Caiano

La villa medicea di Poggio a Caiano si trova al centro di un bel parco curato e ordinato, che si può visitare quando si visita la Villa. Ma un altro parco, ben più ampio e che faceva parte dei possedimenti medicei e poi lorenesi, è l’adiacente Parco delle Cascine, un grandissimo parco pubblico, percorribile a piedi e in bicicletta, che si estende tra Poggio a Caiano e il limitrofo confine comunale di Prato.

Poggio a Caiano, passeggiando tra la villa Medicea e il Parco delle Cascine

Il Parco delle Cascine ha diversi ingressi, uno dei quali è proprio da Prato, un altro da Poggio a Caiano a pochi passi dalla villa Medicea, mentre un terzo è, sempre a Poggio a Caiano, dal Ponte Manetti. Il Ponte Manetti è un ponte in ferro battuto fatto costruire dal Granduca Leopoldo II nel 1833 sul fiume Ombrone, affluente del Bisenzio. Questo ponte, recentemente restaurato e restituito alla pubblica fruizione, nasce come ponte sospeso che collegava i possedimenti della villa medicea con le Cascine vere e proprie, un bel complesso edilizio che attende di essere recuperato con un elaborato intervento di restauro. Nel parco si può passeggiare e andare in bicicletta liberamente, si può restare sulla strada bianca principale o percorrere i sentieri interni meno battuti e più amati dai fagiani che qui vivono in totale libertà. Alcune architetture di epoca lorenese potranno suscitare interesse e curiosità: si tratta di ponti o pagode sospese sulle canalizzazioni e derivazioni dell’acqua. Acqua che in questo territorio è sempre stato importante tenere a bada, onde evitare il pericolo di alluvioni e di esondazioni.

Il Ponte Manetti by night

Per saperne di più: Passeggiate primaverili: tre parchi a Prato e dintorni

Carmignano

La collina che da Poggio a Caiano sale verso il Montalbano è vocata alla viticoltura. In particolare il Carmignano, ovvero il vino prodotto su queste colline, è stata la prima DOC mai conferita: fu conferita da Cosimo III, che in questo modo fissava il canone di un vino prodotto in un dato territorio e con date caratteristiche. Contro ogni sofisticazione – che anche all’epoca, evidentemente doveva essere pratica diffusa. Correva l’anno 1716: dunque il vino di Carmignano esiste con quelle specifiche caratteristiche, da poco più di 300 anni.

Per saperne di più: I 300 anni del vino di Carmignano

Il panorama sulle colline dalla Fattoria Ambra, produttrice di vino di Carmignano

Ancora oggi sono diverse le cantine che producono vino Carmignano. Una di queste è la Fattoria Ambra, che vende vino sfuso al dettaglio o in bag-in-box e produce uno straordinario vin santo. Altri produttori sono la Tenuta di Capezzana e la Cantina Fabrizio Pratesi.

Carmignano è oggi un piccolo borgo lungo la via che salendo dal fondovalle va nel Montalbano, altra terra vocata al vino e all’olio. Il borgo è piccolo e raccolto. La sua storia risale indietro nel tempo fino agli Etruschi (il tumulo di Montefortini a Comeana è molto vicino, così come il museo etrusco di Artimino), ma è nel medioevo che si sviluppa l’impianto urbano nelle forme che conosciamo oggi. Il borgo anticamente era governato e controllato da una rocca, il Castello di Carmignano, che col tempo si spopolò al punto di diventare, oggi, una rocca diroccata, ma pur sempre ricca di fascino.

Uno scorcio in notturna di Carmignano

La Pieve di San Michele è il vero gioiello di questo borgo. Costruita nel 1330 era inizialmente dedicata a San Francesco, perché narrava la leggenda che il santo di Assisi fosse giunto a Carmignano a predicare. La chiesa è nota per una celebre opera d’arte: la Visitazione del Pontormo, al secolo Iacopo Carucci, attivo nella Firenze e nel contado del XIV secolo.

Bacchereto

Bacchereto è uno dei borghi più piccoli d’Italia. Non scherzo. Lungo l’unica via che percorre il piccolissimo paese si dispongono poche case, una Casa del Popolo che funge da pizzeria, un forno e una piazzetta. Sull’altura retrostante, la chiesa romanica da secoli controlla il territorio. Ci troviamo nel Montalbano e anche qui il territorio è vocato al vino, alla produzione di Carmignano doc.

Il monumento più importante è senza dubbio la Pieve di Santa Maria Assunta, risalente al XII secolo. Dal poggio su cui sorge la chiesa si domina un bel panorama sul Montalbano. Il tutto è molto suggestivo.

Bacchereto in ogni caso non è famosa né per la sua urbanistica né i suoi monumenti di pregio, come la Pieve. Semplicemente, Bacchereto ospita due volte l’anno altrettante feste: la festa della ciliegia a maggio e la festa delle castagne a ottobre. Ogni volta questa manifestazione richiama pubblico da ogni parte, sia che si tratti dei borghi limitrofi che dell’intera provincia. La mia preferita è la festa delle castagne. In piazza si acquistano cuoppi di caldarroste insieme a un bicchiere di vino, ma lì accanto vi è chi prepara i necci, una sorta di crepe di farina di castagne avvoltolata e farcita con la ricotta. Il forno invece sforna a ciclo continuo schiacciata semplice e schiacciata coi ciccioli, ovvero riccioli di pancetta. ‘un v’è cosa più bona, direbbero da ‘ste parti. Ed è vero. La schiacciata coi ciccioli è unta al punto giusto, forse anche un pochino di più, e va giù bene solo col vino di Carmignano. Tutto torna, ed è magnifico.

Bacchereto durante la festa delle Castagne

Come avrai notato, i dintorni di Prato sono ricchissimi, non solo quanto a borghi, ma per storia, tradizioni, prodotti del territorio. Questo che ti propongo, chiaramente, è solo un assaggio e anzi, ti chiedo di aiutarmi a conoscere questo territorio portandomi la tua esperienza personale nei commenti o sulla pagina facebook Maraina in viaggio.

12 risposte a "Dintorni di Prato: quali borghi visitare"

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  1. Beh effettivamente questa è una zona che non abbiamo mai preso in considerazione sai? Mi hai incuriosito con i racconti di questi splendidi borghi limitrofi, e non vedo l’ora di fare un tour approfondito dal vivo.

  2. Ci sono così tante cose da vedere nei dintorni di Prato (a loro volta, alcuni, dintorni della stessa Firenze), che vale la pena trascorrerci un intero weekend! Mi appunto tutto per la prossima volta che torno in Toscana!

    Fra le varie località, fra quelle che qui hai descritto, mi intriga moltissimo la villa medicea di Poggio a Caiano! Vado a leggere anche l’approfondimento, visto che ci sono!

    1. La Villa Medicea di Poggio a Caiano regala una visita davvero molto interessante. Sai che prima di visitare il suo museo della Natura Morta non sopportavo questo stile pittorico? Dopo averlo visitato e aver colto lo studio che c’era dietro da parte dei pittori, ho decisamente rivalutato il genere!

  3. Avevo un’amica che abitava a Prato, ma non ho mai avuto l’occasione di andare a trovarla!
    Bellissimo scoprire questi luoghi e sapere quanta storia abbiamo nel nostro paese.

  4. Mi intrigano tantissimo il borgo Luicciana e la villa Medicea di Poggio a Caiano. Sarebbero perfetti da visitare per la mia rubrica di Italia all’insegna dell’arte e dell’insolito!! Grazie mille per gli spunti!!

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