Civita, il borgo Arbresh nel cuore del Pollino

Incastonato tra le montagne, distante dal mare ma non troppo, isolato quanto basta per conservare le sue tradizioni, Civita è il borgo che non ti aspetti, nel cuore del Parco Nazionale del Pollino.

Siamo nel nord della Calabria, in provincia di Cosenza. Dalla costa Jonica, all’altezza di Villapiana ci inoltriamo nell’entroterra. Dopo pochi km il territorio da pianeggiante si innalza e subito le montagne brulle e magnifiche del massiccio del Pollino ci dicono che stiamo letteralmente abbandonando ogni cosa che avevamo conosciuto fino a lì.

Civita è il primo borgo in altura che si incontra dopo essersi lasciati la piana alle spalle e dopo aver intrapreso le curve che lambiscono le montagne, superano il torrente Raganello e procedono su, sempre più su.

Salendo verso Civita: la vista della valle del Raganello che scende fino al mare

Civita, la comunità Arbresh

Civita è un borgo calabrese abitato da una comunità Arbresh, ovvero italo-albanese. Più precisamente, discende da migranti albanesi che si installarono in Italia meridionale alcuni secoli fa.

Cosa vuol dire Arbresh?

Arbresh (o Arbereshe, o arbëreshë a seconda di come lo si scrive) vuol dire che nel XVI secolo migrarono nell’Italia meridionale – Puglia, Basilicata, ma soprattutto Calabria – genti provenienti dall’Albania. Questi migranti si insediarono in alcuni luoghi raccolti del sud Italia e svilupparono piccoli borghi, piccole énclaves che hanno mantenuto pressoché intatte le loro tradizioni: hanno mantenuto infatti il dialetto, la cucina e i prodotti tipici, il rito religioso. Perché le comunità arbresh in Italia sono cattoliche, ma praticano le funzioni religiose secondo il rito greco bizantino.

La migrazione verso l’Italia meridionale iniziò in seguito alla morte dell’eroe nazionale Giorgio Castriota Scandenberg e alla conquista dei territori da parte dei Turchi Ottomani. A Giorgio Castriota è dedicato un monumento non solo a Civita, ma anche a Cosenza, in Corso Plebiscito.

Civita, il Museo Etnico Arbresh

La prima cosa da fare per conoscere la comunità Arbresh di Civita è visitare il piccolo Museo Etnico sito nella piazza principale di Civita. Ingresso libero a offerta; mentre sullo schermo scorrono spezzoni di documentari e video che descrivono e raccontano le tradizioni della comunità cittadina – tradizioni che nelle feste popolari coinvolgono anche i bambini, cosa importantissima – si possono ammirare su manichini i costumi tradizionali delle feste, di uomini e donne. Sono bellissimi, colorati, variegatissimi. Ammirare gli abiti ai manichini mentre in video scorrono le immagini delle feste tradizionali in costume che si svolgono ancora oggi è davvero magnifico.

Si tratta di un museo etnografico, per cui oltre ai costumi si possono vedere strumenti di lavoro tradizionali, ma anche fotografie di case tipiche, e solo qui si può capire, prima di esplorare il borgo, l’importanza di certe architetture, come le case parlanti, chiamate Case Kodra, e i comignoli.

Le Case Kodra sono case dalle sembianze umane: le finestre al primo piano sono occhi, la porta d’ingresso è la bocca, l’eventuale canna fumaria esterna è il naso. Il nome deriva dall’artista albanese, amico di Picasso, Ibrahim Kodra. Da cui il nome.

Una casa parlante, o Casa Kodra, a Civita, con tanto di camino dalla forma bizzarra

I comignoli dalle forme bizzarre sono l’altra particolarità delle case di Civita. Non ne troverete uno uguale all’altro, di comignolo. Sembrerà di stare nella Contea degli Hobbit, per le strane forme di questi elementi così particolari presenti sui tetti delle case. I comignoli sono ciò che distingue le case di Civita da qualunque altro borgo, Arbresh o meno.

E poi ci sono le icone sacre. Tipiche del mondo ortodosso, ma anche del mondo cattolico greco-bizantino, sono le immagini sacre che la comunità Arbresh, di rito greco-bizantino, venera.

Uno scorcio del borgo di Civita

Civita, la chiesa di Santa Maria Assunta

La chiesa di Santa Maria Assunta è in tutto e per tutto una chiesa cattolica di rito bizantino. Ce ne accorgiamo immediatamente, entrando, perché davanti a noi, laddove ci aspettiamo il classico altare delle chiese cattoliche romane, troviamo invece una struttura in legno e oro che si chiama, con parola greca, iconostasi. Si tratta di una parete che di fatto divide le navate dal Presbiterio realizzata in legno con decorazioni in oro, ma soprattutto sulla quale campeggiano icone della Madonna col bambino, di Gesù e di santi.

L’iconostasi all’interno della Chiesa di Santa Maria Assunta, la chiesa di Civita di rito greco-bizantino

La chiesa ospita poi varie icone dislocate qua e là lungo la navata, ma le cappelle che chiudono le due navate laterali sono capolavori di pittura cristiana in stile bizantino: in una cappella ci sono storie dell’Arca di Noè, nell’altra storie della vita della Madonna. Per chi non conosce il rito greco-bizantino, la chiesa offre alcune importanti spiegazioni: piccoli pannelli che spiegano cosa sia un’icona, cosa sia l’iconostasi, cosa sia il presbiterio, come avvenga il rito. Un piccolo esempio di preziosa comunicazione fatta da una comunità locale che vuole raccontarsi e ama farlo.

Civita, la cucina tradizionale Arbresh

Se si viene a Civita non si può non mangiare in un ristorante/osteria di tradizione Arbresh. Dall’antipasto al dolce ogni piatto ha il tocco della tradizione, nelle erbe impiegate, nel taglio di carne utilizzato… Di fatto si tratta di una cucina povera che sfrutta i prodotti del territorio, anche e soprattutto spontanei, e li mixa per creare sapori importanti.

Tra i piatti forti la carne di capra o capretto – l’ho mangiata anch’io – o i primi a base di erbe spontanee locali. Per il vino, invece, basta scollinare: nella valle di Frascineto ci sono vigneti anche di pregio, i cui vini ben si prestano con la cucina di Civita.

Lo Strukul accompagnato da marmellata e liquore di limetta

Altro prodotto tipico è la limetta, o pireta, un agrume giallo la cui forma sembra una mammella (eh già) da cui si ricava un liquore e una marmellata utilizzata per arricchite il Krustul, dolce tipico di Civita.

Noi abbiamo mangiato al ristorante Kamastra, in pieno centro di Civita. Accoglienza superlativa, ottimo servizio e pranzo davvero eccellente!

Il Ponte del Diavolo sul torrente Raganello

Civita sorge su una piccola altura di rimpetto a un monte ben più alto, la Timpa del Demonio. A separare le due alture sta una gola profondissima, nella quale scorre il torrente Raganello.

Nel punto più basso della valle sorge il Ponte del Diavolo. Si tratta di un ponte a schiena d’asino, piuttosto stretto e breve, perché breve è il salto che deve superare sul torrente Raganello. Le origini del ponte sono medievali, anche se non si conosce l’esatto momento in cui fu costruito. Quel che è certo, è che esso è stato ricostruito in anni recenti, dopo il suo crollo, a seguito di un disastroso temporale, nel 1998. Dal 2005 il Ponte del Diavolo è tornato al suo posto anche se, certo, i puristi si accorgeranno che di antico non è rimasto nulla.

Il Ponte del Diavolo scavalca la Gola del Raganello

Guardare la Gola del Raganello dal Ponte del Diavolo è abbastanza inquietante. Il ponte infatti si trova piuttosto in alto rispetto al letto del torrente, dunque chi soffre di vertigini è bene che stia molto attento e non si faccia suggestionare. Oggettivamente però è uno spettacolo stare sull’arcata del ponte e godersi la maestosità di un ambiente naturale davvero magniloquente.

Raggiungere il Ponte del Diavolo in discesa è un percorso su strada bianca sterrata fattibile per chiunque non abbia problemi di mobilità con le scarpe giuste. Si tratta però di circa 1 km di discesa piuttosto ripida, il che significa che la salita è piuttosto dura. Per questo dalla piazza del paese parte ogni quarto d’ora una jeep pronta a riportare in paese i camminatori poco allenati. Ne ho usufruito anch’io, ovviamente. Il trasporto costa 5 euro a persona: esoso, sicuramente. D’altra parte, quando si viaggia bisogna conoscere i propri limiti.

La Gola del Raganello vista dal Ponte del Diavolo

Civita, Belvedere sul Pollino

Camminare per le vie in salita, cercare le Case Kodra; cercare il comignolo più bizzarro, mangiare uno dei piatti tipici di tradizione Arbresh, visitare il museo etnografico. Ma ancora manca una cosa da fare per abbracciare Civita a 360°.

Civita ha uno straordinario belvedere. Da qui, da questa piazzetta proiettata sul panorama circostante, la vista spazia dal borgo antico fino alla montagna, mentre sotto di noi, molte centinaia di metri sotto di noi, il torrente Raganello scorre nella sua stretta valle.

Il Belvedere di Civita è un punto panoramico davvero eccellente. Da qui ci si rende conto degli spazi, delle dimensioni, dell’altezza della montagna e della profondità della gola, della distanza dal mare e di quanto le case di Civita siano appese alla propria altura. Il Belvedere di Civita costringe gli occhi a osservare, a riconoscere. A riconoscere per esempio il Ponte del Diavolo, che da quassù è poco più di una lineetta curva a cavallo di una linea più scura e profonda.

Il borgo di Civita visto dal Belvedere

Civita offre un’esperienza di visita davvero completa. Vi si può passare tranquillamente una giornata intera: le ore scorreranno via prima che possiate rendervene conto. Rimarrà però la sensazione di aver visto qualcosa di davvero unico, qualcosa che vale la pena di raccontare.

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12 risposte a "Civita, il borgo Arbresh nel cuore del Pollino"

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  1. Oggi ho imparato una cosa nuova e ti devo ringraziare per questo. Non avevo mai sentito parlare delle comunità arbresh e nemmeno della migrazione di comunità albanesi in Italia già nel XVI secolo. E non riesco a smettere di guardare quelle case senza vedere dei volti!
    La cucina è una cosa che mi interessa tantissimo perché ho provato diverse volte a capire da un’amica albanese qualcosa in più sulla gastronomia di questo paese, ma non mi ha dato risposte soddisfacenti!

    1. Sono io che ringrazio te! Anche per me è stata una grande scoperta perché per quanto conoscessi l’esistenza delle comunità Arbrëche in Calabria ancora non mi era capitato di visitare uno dei loro borghi. L’ho trovata una visita davvero istruttiva!

  2. Molto interessante, in effetti anche io cerco sempre i volti nelle facciate delle case. È bellissimo andare alla scoperta di questi luoghi, grazie del consiglio

    1. Grazie a te del commento! Il bello è che lì per lì passeggiando per il borgo ho visto una facciata di casa e ho pensato “oh guarda, sembra proprio un volto!” Poi ho scoperto che era voluto!

  3. Quanta meraviglia scaturisce dalle contaminazioni? Qui, in questo piccolo borgo nel Parco del Pollino, due popoli si sono uniti in una pacifica convivenza, elaborando forme artistiche interessanti. Un tocco geniale d’artista (con le case Kodra) e la selvaggia meraviglia del territorio circostante, fanno il resto.

  4. Questo borgo è sulla mia lista da quando, circa un anno fa, vidi un documentario meravigliosa sulla comunità Arbresh. In particolare mi avevano incuriosito le case e vorrei poterle fotografare tutte!

  5. La cultura Arbresh l’ho conosciuta a Bologna, pensa . Prima una compagna di facoltà e poi un collega di lavoro originari di due paesi arbresh diversi (provincia di Crotone e provincia di Cosenza). Ho molto rispetto per le minoranze e credo sia giusto parlarne per far sì che non vengano dimenticate.

    1. La cosa bella di chi appartiene a queste comunità è che ha e dimostra un legame e un affetto verso le proprie tradizioni che è senza pari, tanto da portarle con sé anche se vivono lontano dal loro luogo di origine.

  6. Sapevo che in Italia ci fossero comunità greco-ortodosse (mi viene in mente l’Abbazia di San Nilo a Grottaferrata) ma non avevo idea che ci fosse una comunità come questa, così particolare e ricca di storia! Mi piacerebbe scoprirla!

  7. Civita è diventata per noi la tappa ‘rituale’ in cui fermarci rientrando dalla Calabria alla Puglia. Stanchi di non trovare ombra in autogrill ci siamo addentrati nel pollino e fermati qui per consumare il nostro panino. Beh, da allora ci torniamo sempre anche se non ci siamo mai ‘fermati’ per davvero a visitarla o per andare fino al ponte del diavolo, ma sicuramente un giorno lo faremo! Purtroppo il Raganello è collegato ad un tragico evento di qualche anno fa…

    1. Già, ricordo quel tragico evento, mi trovavo al mare poco lontano, a Villapiana, quando avvenne.
      A volte le scelte casuali sono le più interessanti: anche a me capita spesso di scoprire per caso dei luoghi di cui non avevo assolutamente idea. Ben vengano gli autogrill senza ombra se la conseguenza è scoprire luoghi come Civita!

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